PALLAMANO (2): differenze tra le versioni

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PALLAMANO (in dial. bala a mà), Palla elastica

È una delle tante varietà degli sport sferistici, (da "sfera"), giocati cioè con la palla, derivati da quelli analoghi dell'antichità. Venivano praticati soprattutto in luoghi di fortuna, strade, piazze, bastioni o negli sferisteri. Dove gli spazi si facevano più angusti, ecco ricorrere ad alcuni accorgimenti che ne costituiranno poi le varianti: il pallone ai tetti, lo "scaès", la pantalere, la lizza, lo schiaetto ("sgiaflet" in dialetto ligure e piemontese) ecc.


Simile al pallone elastico, che è giocato in Piemonte e Liguria con diverse regole tecniche e con l'adozione di un pallone in gomma di peso molto superiore (180-190 gr.), la pallamano ha le stesse origini secolari, popolari, tradizionali. È sport tipicamente e pressoché esclusivamente bresciano. Ad esso sono legate antiche e gloriose tradizioni della gente delle nostre contrade: gli incontri di pallamano erano soprattutto sagre popolari.


La piazza, una contrada, i sagrati delle chiese costituivano il campo di gioco. Proibizioni di giocare sulle piazze durante le funzioni si trovano nelle visite pastorali. Già Messer Antonio Scaino da Salò a pag. 139 del suo "Trattato del Giuoco della Palla" edito a Venezia nel 1555 dà una definizione del gioco della palla che corrisponde, nei tratti essenziali, alla pallamano giocata ancora nelle valli bresciane, con la pallina di pelle di animale (allora pelle di capra ripiena di lana) segnando le "cacce" o "cacciate" con un punteggio identico a quello ancora in uso e adottato anche dal tennis.


Verso la metà dell'Ottocento la pallamano era molto diffusa nel Bresciano, soprattutto in Valtrompia e Valcamonica (ove era in auge a Ono S. Pietro) e, nel Bergamasco, in Valseriana. Clusone era famosa per la fabbricazione delle palline, di pelle e crine, molto dure. Da tempo agonisticamente decaduta nel Bergamasco (anche se in questi ultimi anni c'è qualche cenno di ripresa), ha finito per essere praticata esclusivamente nel Bresciano.


Si gioca negli sferisteri, campi appositamente costruiti con parete d'appoggio in muratura posta a destra del battitore, o in campi di adattamento (piazze o vie che presentano sulla destra ampi muraglioni o facciate di abitazioni) o in campi alla lizza (piazze, vie, campi sportivi, spianate in terra battuta o asfaltate senza parete d'appoggio). Il campo di gioco è lungo 70 metri, largo 5 m, se con l'appoggio del muro, 7 m senza appoggio. La pallamano "storica" si gioca tra due opposte squadre di 6 giocatori ciascuna con una pallina battuta con le mani e ribattuta da un avversario al volo o dopo il primo rimbalzo. La progressione dei punti è ancora quella citata dallo Scaino e cioè: quindici, trenta, quarantacinque (diventato poi per brevità quaranta), gioco. Gli incontri vanno dai cinque agli undici giochi. Il "batidur" (battitore) presa la rincorsa, dà inizio al gioco battendo la palla su un tamburello ("cröèla", largo 40 cm e alto 30) posto a terra all'altezza della battuta e al primo rimbalzo la colpisce con un gran colpo con la mano aperta o chiusa a pugno, dal basso verso l'alto, lanciandola, sovente con il muro che fa da sponda, anche molto lontano, comunque al di là della "linea de fàlo" (mezzeria). La palla viene rimessa dal "rimandadur" (spalla) della squadra avversaria con la mano o l'avambraccio. Ci sono poi i "regatì" o "racatì" (terzini) incaricati della tenuta del centro campo, importanti nel fermare la palla radente terra. Se la palla muore in campo, si segna una caccia (caccia è il luogo dove una squadra, dopo aver fallito il colpo al volo o il colpo dopo il primo rimbalzo della pallina, è riuscita comunque a fermare la pallina prima che questa abbia passato la linea di fondo). Quando viene segnata la seconda caccia si ha un cambio di campo e quindi di battitore. Il gioco riprende mantenendo lo stesso sistema tennistico di punteggio, avendo però una linea di campo all'altezza della caccia (il campo in pratica si accorcia per gli uni e si allunga per gli altri a seconda della posizione della caccia).


La pallamano richiede agilità, colpo d'occhio, prontezza di riflessi, potenza, resistenza ma soprattutto mani indistruttibili. La pallina, di crine animale coperta da triangolini di pelle era così dura da costringere alcuni a indossare la "coramèla", protezione in cuoio per il palmo della mano. In uso fino al 1954, fu poi sostituita dalla pallina di gomma piena del diametro di 30 millimetri e del peso di circa 30 grammi, e infine dalla palla da tennis "scorticata", cioè senza feltro, tuttora utilizzata negli sferisteri della provincia. Anche la "cröèla", che era di pelle d'asino lasciata per ore a "stirarsi" sotto il sole o tenuta in precedenza sopra un mucchietto di brace per mantenere la pelle ben tesa affinchè la pallina rimbalzasse a dovere, scomparve nel 1976 sostituita da un'area di battuta. Le squadre sono ora composte da quattro giocatori ciascuna. Una regolamentazione del gioco, le cui norme vigevano solo in forza della tradizione orale, ha avuto luogo solo nel 1961 con un Regolamento tecnico di 77 articoli.


Sviluppatasi in pieno nel XX secolo, la pallamano, la mitica "bala", veniva giocata in ogni paese della media e bassa Valtrompia, in Franciacorta e Valsabbia, aveva un seguito di migliaia di appassionati e, oltre che fenomeno agonistico, era anche una forma di aggregazione, un modo per trovarsi insieme. La grande passione e l'orgoglio campanilistico trasformavano le partite in autentiche battaglie.


Risalgono al 1880 le prime notizie di valide squadre soprattutto a Lumezzane, Gardone V.T. e Sarezzo. I nomi che andavano per la maggiore erano quelli dei battitori Giacomo Polotti di Lumezzane Pieve, Gnutti "Mocel" di Lumezzane S. Sebastiano, Francesco Fantinelli di Sarezzo e Francesco Bertarini di Gardone V.T. La prima vera gara si svolse, tra una folla festante, ad Iseo, in piazza Garibaldi, l'8 settembre 1908, patrocinata dal comm. Cittadini che mise in palio una magnifica coppa biennale. Numerose le squadre partecipanti: vinse il Lumezzane Pieve con Ambrogio e Giuseppe (Piciù) Polotti, davanti al Bovezzo, con il grande "Vico", e al Sarezzo con i fratelli Giovanni (poi maestro di musica) e Vincenzo Ravelli. Buone anche le squadre di Iseo, con capitan Lagorio, genovese, ottimo giocatore di pallone elastico, e quella di Pisogne. L'anno successivo si ripetè la stessa classifica e la coppa Cittadini fu quindi vinta dal Lumezzane Pieve. Nel 1911 a Sarezzo (la cui piazza, vero tempio della pallamano, fu definita dal giornalista Giovanni Corvi "la Scala della bala") vinse per due anni consecutivi la squadra locale grazie alle prodezze dei fratelli Ravelli, aggiudicandosi la coppa biennale messa in palio dall'industriale cotoniero Mylius. Grandi battitori di quel periodo furono anche Battista Felter di Salò e Giovanni Tagliaferri di Roè Volciano. Dopo la pausa forzata della prima guerra mondiale, dal 1920 al 1930 inizia il periodo d'oro della pallamano. Numerosissime le gare organizzate nelle piazze della nostra provincia, seguite sempre da una folla di appassionati. E proprio negli anni Venti furono costruiti i primi sferisteri, ma le vere arene erano le strade della Valtrompia, della Franciacorta, della Valsabbia e del lago di Garda.


Di richiamo i tornei di Gussago dal 1920 al 1923, animatore il rag. Angelo Venturelli, quello di Salò dal 1920 al 1922 e poi Sarezzo, S. Felice, Roè Volciano, Concesio, Gardone V.T., ove si giocava in via Zanardelli e in piazza Garibaldi, la cui pendenza naturale veniva corretta con una pedana, le diverse squadre di Lumezzane tra cui lo squadrone di Lumezzane Pieve con "Maffeo" Mori e "Armide" Gnutti, e "Tilio" (Attilio Pozzi), Sabbio Chiese, Bovezzo, S. Vigilio, col battitore Giuseppe Morandini (Morandi), Collebeato ecc., tornei cui partecipavano fino a 40 squadre. In evidenza la squadra di Odolo, con Giovanni Oliva, detto "il conte", e Guido Mascadri, più volte vincitrice del campionato provinciale; ma soprattutto quella di Gardone V.T. con i "diavoli neri" gardonesi di "Frio" (Giuseppe Franzini) e "Magher" (Giuseppe Parth) che dominano i tornei fino al 1928, anno in cui cedono il passo al sestetto di Bovezzo di "Pelo", potentissimo battitore e di "Sgarzì" , un mancino specialista in imprendibili schiacciate. Pittoreschi i soprannomi dei giocatori: "Gioeta" (Giovanni Ghidini), Gandì e Nosent di Lumezzane, Negher di S. Vigilio, Zulù e Signori di Salò, Lesandrì e Frerì di Concesio, "Berto" Prandini di Sarezzo, che ha giocato per circa 30 anni, Marsalì di Collebeato, "Gambina" Gozio, Angilì e "Sic e meza" (Maffessoli Paolo) di Gussago, Nino di Sarezzo e tanti altri.


Nel 1933 c'erano ben 20 squadre iscritte al campionato provinciale disputato nello sferisterio di Gussago appositamente costruito per questo sport nel 1930. In pratica tutte le formazioni erano sponsorizzate dalle grandi aziende spesso attraverso la via del dopolavoro. I giocatori non erano professionisti, ma i campionati venivano disputati dalle aziende con l'offerta di posti di lavoro. Inizia quindi l'era dei dopolavoro: quello della Beretta di Gardone V.T. forma un sestetto formidabile con i più forti rappresentanti delle squadre più in vista, con Santo Bonfadelli battitore di S. Vigilio e con Nino Riga, unico gardonese.


Solo il sestetto del Gussago, con Lino Gozio, Frau, ottimo "regatì", Ciso ecc. riesce a contrastare la supremazia della squadra gardonese vincendo il campionato provinciale del 1940. Dal 1942 al 1945 cessa l'attività agonistica della pallamano. Nel 1945 si riprende con avvincenti competizioni a S. Felice del Benaco, Bovezzo e Gardone V.T. che vedono trionfare Gussago e Dopolavoro Beretta. Nel 1946 vengono organizzate numerose dispute entusiasmanti (ben 27 domeniche di gare), con sferisteri e piazze gremiti di pubblico. Molte le squadre partecipanti della Valtenesi (S. Felice, Puegnago, dove fu costruito uno sferisterio, Volciano), della Valsabbia (Odolo e Sabbio Chiese), della Valcamonica (Darfo, Provaglio, Pisogne) e poi di Cellatica, Collebeato, Caino. Il campionato provinciale 1946 è vinto dal Sarezzo di capitan "Berto" Pansera, un quarantacinquenne mancino battitore di grande potenza, Nino Baroni, Pino Facchini, "Mucia", «regatì» abilissimo e Mario Prandini, davanti al sestetto di Gussago di capitan "Merlo", (Pietro Dolzanelli, per circa 25 anni battitore formidabile), seguito dal Lumezzane di "Merlino" e di "Pacì", guidato dal dr. Vittorio Bonomi, per anni presidente della Federazione provinciale di pallamano.


Nel 1947 e 1948 è il Gussago di Merlo, Callisto e Ciso (Narciso Tomasini) a vincere il titolo di campione provinciale. Nel 1949 inizia la supremazia del Lumezzane (che proprio in quell'anno ha costruito un bellissimo sferisterio) con "Merlino" (Dino Merli) di S. Vigilio, "Callisto" che proviene dal Gussago, "Pacì" (Venanzio Saleri), Tullio Saleri. Nel 1950 è il Lumezzane campione provinciale ma il gioco scade di tono, scarse le competizioni, soppiantate dal calcio. Nel 1951 vince a sorpresa il campionato provinciale il sestetto di Collebeato; a Sabbio Chiese si disputa un torneo riservato alle squadre valsabbine. Nel 1952 e 1953 campioni provinciali sono i "fonditori" della Glisenti di Villa Carcina, con i quattro fratelli Guerra, Antonio Filippini ed Ettore Pedretti.


Si cerca di rilanciare la pallamano con competizioni di grande richiamo dotate di premi eccezionali, come quella organizzata nel 1954 a Lumezzane Piatucco in località Chiesa. In quegli anni, avvincenti sono i duelli fra il Lumezzane S. Sebastiano e i fonditori della Glisenti che vedono prevalere il Lumezzane, campione provinciale anche nel 1955.


Nuovi giocatori vengono alla ribalta: Paolino, "Mato", "Ele" nel Gussago, Prati della Garibaldina di Gussago, Mussa di Cellatica, Bilina di Padergnone, il saretino Cavagnì, Giovanni Spada di Cogozzo. Nel 1955 la caratteristica pallina di pelle viene sostituita con la pallina di gomma, più maneggevole, innovazione dovuta al cav. Battista Polotti e al dr. Vittorio Bonomi di Lumezzane. Nel 1956 il campionato provinciale è vinto dal Gussago del maestro Vincenzo Frau (Meazza) con Ele Spini, Mato Stofler, Angelo Dolzanelli, Berto Andreoli e Menec (Domenico Zanotti).


Nel 1957 e nel 1958 il Lumezzane, come "Metallurgica Bonomi", vince tutti i tornei con Pierì, Tom, Tulio, Puina, Calisto e Pacì, ma non il campionato provinciale vinto dal Gussago in entrambi gli anni. Nel 1959 finalmente, dopo tutti i tornei il Lumezzane, rafforzato dall'arrivo di "Cavagnì", vince anche il campionato provinciale. Nel 1960 alla ribalta sempre l'appassionante duello Lumezzane-Gussago. A seguito di una disputa sull'interpretazione del regolamento il Lumezzane non si presenta in campo nella finale ed è campione provinciale a tavolino la Gussaghese. Nel 1961, dopo la defezione della Metallurgica Bonomi di Lumezzane, vince il campionato provinciale il "Liquori Mombelli" di Gussago, grazie al grandissimo battitore Tom (Bonometti Luigi). Il dr. Carlo Corcione, che subentra al dr. Vittorio Bonomi, è il nuovo presidente della Federazione provinciale di pallamano.


Gli ammirevoli sforzi di appassionati dirigenti non riescono a frenare il declino della pallamano, nonostante la consacrazione ufficiale avuta nel corso dell'Esposizione di Torino del 1961 organizzata in occasione del centenario dell'unità d'Italia: due formazioni bresciane si esibiscono in un incontro di pallamano nello sferisterio De Amicis di Torino davanti ad un pubblico attento e numeroso.


Con l'avvento della motorizzazione di massa, l'impossibilità di formare nuove leve nelle contrade per l'intensissimo movimento sulle strade, la "bala" si riduce a disciplina di pochi appassionati. Nel febbraio 1960 la pallamano bresciana entra a far parte della U.I.P.E. (Unione Italiana Pallone Elastico). Si continua a giocare fino al 1964.


Poi c'è una lunga pausa fino all'agosto 1975 quando gli "Amici della pallamano", un club improvvisato nato a Faidana organizza il trofeo "Armide Gnutti" sul sagrato della chiesa di Lumezzane Pieve: la pallamano ritrova il pubblico e l'entusiasmo di un tempo. Per iniziativa di gruppi spontanei vengono organizzati altri tornei a livello locale in qualche zona della Valtrompia e della Franciacorta. Nel 1976 questi gruppi, con l'appoggio dell'ENAL provinciale, decidono di riorganizzarsi costituendosi in società sportive specializzate, affidando la regolamentazione organizzativa alla Federazione Italiana Pallone Elastico (F.I.P.E.) della quale entrano a far parte per il settore pallamano. Nasce anche il direttivo provinciale e vengono organizzati undici tornei e il campionato provinciale, con la partecipazione di 320 atleti. Ora si gioca con una pallina da tennis senza feltro, scendono in campo squadre non più a sei o a cinque giocatori, ma a quattro e poiché i campioni che tengono ancora banco con le loro prodezze sono pressoché gli stessi degli anni Sessanta (Angelo, Menec, Tom ecc.), per procurarsi solidi rincalzi e attuare l'indispensabile ricambio generazionale si organizza, sempre nel 1976, il campionato provinciale ragazzi riservato a giocatori sotto i 18 anni. Nel 1977, 20 erano le società affiliate all'ENAL-FIPE per il settore pallamano; l'attività si articolava in vari tornei, tra cui il prestigioso Torneo degli assi, e nel campionato provinciale. Nel 1978 la sede della FIPE provinciale sezione pallamano era a Brescia, in via Musei 25, presso l'osteria "Al Frate" (ora è in via Carrebbio 17 a Gussago). Fino al 1985 ne fu presidente Franco Torchio, con segretario dapprima Angelo Svanera, poi Francesco (Franco) Dolzanelli, che ricopre tuttora (1995) l'incarico. Dal 1986 al giugno 1993, data in cui è improvvisamente deceduto, è stato presidente del Direttivo provinciale Gian Mario Bertolina, che faceva anche parte del Direttivo nazionale. Gli è succeduto Pier Severo Antonini, tuttora (1995) in carica. Sorgono intanto campi da gioco specifici a Polaveno, Cellatica, Brione, Monticelli Brusati, Pian delle Viti, minuscola contrada a monte di Provaglio d'Iseo, Zanano (1978) e Soprazocco di Gavardo (1981) che si aggiungono al "mitico" sferisterio di Gussago. Nel 1981 fu costruito uno sferisterio "ad imitazione bresciana" nel Bergamasco, in località Abbazia Vall'Alta, presso Albino, ove c'era un quartetto che giocava dal 1978. Nel 1979 si costituisce una Confederazione internazionale dei giochi sferistici tra Belgio, Italia, Francia e Olanda; la pallamano bresciana il 4-5 settembre 1981 è invitata in Belgio per la giornata internazionale organizzata a Bruxelles dalla Federazione belga con l'intento di divulgare questo sport.


La pallamano fa la sua comparsa anche nelle scuole; nel maggio 1981 i ragazzi bresciani si classificano al secondo posto alla finale nazionale dei giochi della gioventù di pallone elastico. Nel 1983 la FIPE entra a far parte del C.O.N.I. e la pallamano bresciana, l'antica "bala a mà" affiliata alla FIPE, per motivi di coesione federale deve cambiare nome in palla elastica. Nel 1984 il G.S. Cerete Basso, bergamasco, organizza un torneo interprovinciale Bergamo-Brescia vinto dal Pian delle Viti di Provaglio. Il 6-7 luglio 1985 si disputa ad Hautmont in Francia il 1° confronto quadrangolare Francia, Belgio, Italia e Olanda, un vero e proprio campionato europeo dei giochi sferistici diviso in due tornei: uno giocato con la palla elastica nella quale gli italiani dominano, l'altro di "jeu de paume" (gioco della palla), sostituito nel 1986 dalla "balle pelote", specialità in auge nei Paesi Bassi, giocata su un campo per metà rettangolare e per l'altra metà triangolare in cui i giocatori devono rimandarsi una palla in cuoio di 80 gr. con le stesse regole vigenti per il pallone elastico. I giocatori dell'Italia sono tutti della palla elastica bresciana che, per la prima volta nella sua storia, è stata chiamata a rappresentare l'Italia all'estero in un confronto vero. I componenti la squadra sono: Alberto Bino (Pian delle Viti), Franco Boventi e Pierangelo Palini (Polaveno), Sergio Braghini, Luigi Inverardi (che funge anche da direttore tecnico) e Walter Scolari (Cellatica), Giuliano Reculiani (Navezze), Massimo e Tiziano Cinelli (Brione), Giuliano Delbono e Gianluigi Manessi (Monticelli), Pietro Ragni (Zanano), selezionati dai tecnici Franco Dolzanelli e Pietro Svanera. Da allora molti sono i bresciani (come Tiziano Gozio, Roberto Turotti, Ezio Zanotti (figlio di Menec) considerato il miglior giocatore bresciano in assoluto, Damiano Mingardi, Diego Palini, Silvano Simonini ecc.) selezionati a rappresentare l'Italia nel quadrangolare che si disputa annualmente.


Dal 1990 si organizza anche un torneo interregionale con squadre dell'entroterra ligure (zona di Imperia) che praticano un gioco simile al nostro.


Per rivitalizzare questo sport, che rientra ora nelle tradizioni da salvaguardare e che è attualmente praticato in Valtrompia, Franciacorta e in qualche zona della Valsabbia (Sabbio Chiese, che può contare su dirigenti molto attivi e appassionati), l'Associazione Veterani Sportivi e il C.O.N.I. di Brescia hanno organizzato, nell'ottobre 1993, una partita dimostrativa di pallamano nel nuovo sferisterio realizzato a Gussago nel 1990 nel centro polivalente di via Caporalino; in Valtrompia per iniziativa delle insegnanti di educazione fisica Roberta Colleruoli e Marisa Tognoli, in collaborazione con il C.S.I. di zona, è stata avviata dal 1990 un'esperienza di insegnamento della palla elastica presso le scuole medie di Polaveno e Sarezzo, con la formazione di squadre maschili e femminili di "pallone leggero", variante, per ragazzi fino a 15 anni, della pallamano e propedeutica ad essa, e con la partecipazione ai giochi della gioventù. La pallamano-pallone elastico ha buone prospettive di diventare sport europeo con un nuovo gioco sintesi dei giochi tradizionali praticati in varie nazioni, provincia di Brescia compresa.


Nel 1992 facevano parte della FIPE, ora associata alla F.I.G.H. (Federazione Italiana Gioco Handball), sei società bresciane (Brione, Civine, Polisport Navezze, Polaveno, Pian delle Viti, Zanano) con 91 praticanti e 56 dirigenti. Dal 1976, anno in cui fu ripresa l'attività agonistica, il campionato provinciale è stato vinto da: Ronco Gussago (1976 e 1977); Cellatica (1978); Pian delle Viti (1979); S. Giovanni di Polaveno (1980); Brione (1981-19821983); Monticelli Brusati (1984); Brione (1985 e 1986); Polisport Navezze (1987-1988-1989-1990-1991-19921993); Gombio di Polaveno (1994). Il Torneo degli assi è stato quasi sempre vinto dalla Polisport Navezze di Gussago.