MAGGI o Maggio Lorenzo: differenze tra le versioni

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MAGGI o Maggio Lorenzo

(Brescia, 10 agosto 1531 - Roma, 26 ottobre 1605). Del nob. Bartolomeo e della contessa Giovanna Martinengo, abitanti in via Cossere. Compì anni di studio a Brescia e con frutto come dimostra il bel latino che lo portò a fungere da segretario in Congregazioni generali della Compagnia di Gesù. Nel 1544 ebbe modo di sentire predicare in Duomo p. Lainez, futuro Preposito generale. Adolescente fu a Vienna presso lo zio Gerolamo Martinengo che vi era nunzio apostolico e venne introdotto alla Corte imperiale. Portatosi poi a Roma (sotto Giulio III) conobbe S. Ignazio e nel 1555, a 24 anni, frequentando un corso di Esercizi spirituali predicati dallo stesso fondatore della Compagnia di Gesù nella quale era già entrato il 7 marzo di quell'anno, decise di farsi gesuita. Soltanto un anno dopo l'entrata nella Compagnia venne ordinato sacerdote salutato da p. Polanco come "egregiamente dotato nell'anima e nel, corpo e come giovane completo". Nel 1557 fu nominato rettore del Collegio Germanico a Roma, incarico che ricoprì fino al 1561. Alla fine del 1558, ammalato e molestato da gravi questioni ed interessi familiari, data la "grande rapacità da lupi" dei parenti, portatosi a Brescia, si interessò con p. Paradisi e il suo gruppo, coi quali era legato in precedenza, alla fondazione di un collegio tenuto da Gesuiti e da sistemare nell'ex convento di S. Antonio, un tempo tenuto dai monaci Antoniani e poi da alcuni sacerdoti che non godevano buona fama. P. Maggi scrisse il 7 ottobre 1558 al generale dell'ordine p. Lainez. Nacquero probabilmente in questa circostanza le voci che Lorenzo fosse nato spurio o peggio "ex adulterio et sacrilegio" che fatte proprie da p. Paradisi vennero poi da lui pienamente ritrattate. Sono di lui segnalati i seguenti scritti: "Adhortationes ad fratres viennenses in Regulas quas generales dicimus videlicet, Sapientia Summa" (in "Archivium Romanum Societatis Iesu" Inst. 108, ff. 113-133); "Exhortationes de ratione vocationis nostrae Viennae habitae" (Roma, Archiv. dell'Università Gregoriana F.C.1480, ff. 1-76); "Exhortationes in Regulas communes Viennae habitae" (Ibidem, F.C. 353, ff. 1-256); "De naevis Societatis et remediis in Archivium Romanum Societatis Jesu" (Inst. 107, ff. 1-38); "De animorum unione" (Ibidem, Inst. 178, ff. 154-161); "Explicatio aliquorum capitum circa reddendi rationem conscientiae" (Praga, 1594 - Roma, Archivio dell'Università Gregoriana, F.C. 105 ff. 4); "De tentationibus et aliis rebus" (Ibidem); "Tractatus de conversatione" (Ibidem). Mentre reggeva il Collegio Germanico frequentava al Collegio Romano i corsi di filosofia (1555-1558) e di teologia (1558-1561). Concluso il corso di teologia nel settembre 1561 veniva inviato a dirigere il Collegio di Napoli che aveva bisogno di particolari cure. Costretto dalla salute malferma nell'ottobre 1562 tornava a Roma, per riprendere poi la via per Brescia, dove in un soggiorno di sei mesi, liquidò le pendenze familiari. Fu poi a Trento e infine venne nominato rettore del Collegio di Vienna e dal 9 agosto 1563 professore di filosofia. Il 10 agosto Maggi emetteva i quattro voti e il 22 promosso dottore in teologia. Oltre a contrasti provocati dal suo predecessore P. Hoffaeus, suo denigratore accanito, dovette affrontare gravi difficoltà sia per il diffondersi di una grave pestilenza (per cui p. Maggi dovette provvedere all'isolamento degli appestati, e , per evitare il panico, fece seppellire i defunti la notte), sia perchè dovette affrontare l'irritazione di Ferdinando I contro i gesuiti, attribuendo loro la mancata concessione nel Concilio di Trento del calice eucaristico. Uguale avversione nutrì per qualche tempo il successore di Ferdinando 1°, Massimiliano 2° ma p. Maggi, divenuto Provinciale d'Austria (1566-1578), riuscì ad accaparrarsi la sua amicizia e l'appoggio. Vivo apprezzamento gli riservò anche il predecessore, Rodolfo 2°. Durante questi anni Maggi si adoperò per dare stabilità ed efficacia pedagogica all'opera dei gesuiti con ordinamenti che riguardano la vita nei collegi, gli studi, le vacanze. Si conservano manoscritte le sue istruzioni ai confratelli di Vienna, che commentano dottrinalmente e asceticamente le costituzioni e le regole della Compagnia. Sulla sua attività come provinciale della Compagnia in Austria per dodici anni, un testimonio p. Socher scrisse che "è impossibile dire quanto si sia reso accetto a tutti, con che zelo abbia promosso gli interessi della Compagnia, che fiere e spesso incombenti procelle abbia felicemente sormontato". E aggiunge ancora che "a lui il Collegio viennese e l'intera provincia devono forza e stabilità". P. Maggi preparò anche gli inizi della Provincia polacca (1576) e ne divenne Visitatore e Provinciale (1580-1581). In Polonia ebbe i primi contatti con il giovanetto Stanislao Kostka. Per incarico di Papa Pio IV egli fu ambasciatore presso Sigismondo II, re di Polonia, per distoglierlo dal proposito di ripudiare la regina Caterina d'Austria. Nel 1581 tuttavia il Maggi veniva inviato a Roma come delegato della Provincia d'Austria alla Congregazione Generale, nella quale venne nominato Assistente d'Italia (1581-1594). Si conserva manoscritta una relazione di Maggi circa i difetti della Compagnia, le loro cause e i rimedi opportuni consegnata nel 1586 al Preposito Generale Acquaviva, su sua stessa richiesta. Mentre era assistente, nel 1587 veniva inviato in Francia come visitatore e presso il re Enrico III per risolvere la situazione dei gesuiti accusati di sostenere la Lega cattolica appoggiata dal duca di Guisa e che era ritenuta contraria al re. Anche perchè cittadino veneto e per la sua capacità diplomatica p. Maggi fu accolto favorevolmente dal re e riuscì ad appianare grosse difficoltà, ottenendo le dimissioni dalla corte di p. Edmondo Auger, carissimo al re, ma contestato da parecchi. P. Maggi ordinò ai confratelli la massima prudenza e ordinò di evitare ogni ingerenza, anche a parole. Da parte sua ottenne la reintegrazione di superiori allontanati dai loro compiti. Pochi mesi dopo M. fu inviato a Milano (1588), particolarmente per svolgere un'inchiesta sugli scritti spirituali di Isabella Berinzaga, dama dedita alla contemplazione, diretta dal P. Achille Gagliardi, e circa alcune accuse fatte contro di loro, che risultarono infondate. Nel 1590 i quattro Assistenti del Preposito Generale, interrogati circa la misura di orazione e di penitenza da tenere nella Compagnia secondo lo spirito della Costituzione, si divisero; Maggi e Garcias Alarcon propendevano per una misura più abbondante; ma il Preposito Acquaviva con lettera dell'8 maggio 1590 fissò una misura più discreta. Nel giugno 1588 p. Maggi lasciò la Francia e per la Savoia ritornò in Italia. Successivamente fu visitatore in Austria (1594-1596), Provinciale della Provincia Veneta (1596-1598). Il riaggravarsi della situazione della Compagnia di Gesù che culminò con l'espulsione nel dicembre 1594, convinse il Preposito generale Acquaviva con il pieno consenso di Clemente VIII di rinviare di nuovo in Francia p. Maggi che nell'ottobre 1598 partì per raggiungere la corte francese. Le trattative subirono alti e bassi per la resistenza del Parlamento e di potenti personaggi e vivacissime polemiche di avversari della Compagnia. Nonostante ciò p. Maggi collaborò con altri alla riammissione della Compagnia in Francia con l'editto di Roma del 1603. Durante il soggiorno francese, nonostante gravi malanni, p. Maggi potè rinsaldare la vita della Compagnia. Nel 1602 aveva dettato un corso di Esercizi spirituali a Pierre de Bèrulle che segnò fortemente la vita del futuro cardinale. Tornato in Italia, visse fra malanni e ritiratezza gli ultimi anni di vita. Con la sua morte scomparve per l'opera svolta in varie regioni d'Europa, per una solida organizzazione della Compagnia e per sostenerne lo spirito, una delle figure più importanti del primo secolo di vita dell'Ordine.