LODOIGA de la Lòsa: differenze tra le versioni
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Versione delle 12:31, 24 apr 2018
LODOIGA de la Lòsa
Statua di donna, grande quasi il doppio del naturale, di mediocre fattura, ma in dignitoso atteggiamento, vestita di un manto. Ben conservata, manca solo del mignolo della mano destra e del pollice di un piede. Sarebbe stata scolpita verso il 1572 quando per ornare il ballatoio esterno del palazzo della Loggia, il direttore della Fabbrica, architetto Piantavigna, ne commissionò un certo numero ad artisti nostrani. Secondo un anonimo avrebbe dovuto rappresentare la Giustizia ma oltre che mediocremente scolpita, non corrispondeva nemmeno alla convenzionale rappresentazione della stessa. Paolo Guerrini rifiuta, comunque, tale asserzione facendo osservare come fra le statue collocate sul ballatoio vennero in effetti poste le raffigurazioni della Fede e della Giustizia, in corrispondenza alla iscrizione dedicatoria del palazzo «Fidelis Brixia / Fidei et justitiae (dicavit)». Lo stesso Guerrini contesta anche che la statua rifiutata, sia rimasta in piazza perchè non ritirata dall'autore. Venne, comunque, posta sul pilastro SE del Palazzo della Loggia, verso il vicolo Prigioni (poi via A. Volta) fra la colonna e lo stipite dell'arcata prospiciente il porticato, poggiante su tre gradini. Il popolino la chiamò "La Lodoiga de la Lòsa", nome rimasto un enigma, anche se Paolo Guerrini ha voluto vedervi il riferimento ad una poetessa bresciana, e precisamente alla contessa Lodovica Fè d'Ostiani (1736-1814), nata dal conte Giambattista Ostiani e sposata nel 1753 al nobile Giambattista Fè. Bella, colta, geniale, si era distinta nella società del suo tempo anche come esperta verseggiatrice e le cui poesie - raccolte in numerose miscellanee - le procurarono al suo tempo larga fama. Ai piedi della statua venne posta una lastra di pietra lunga un uomo, sulla quale si mettevano, per dodici ore, i morti sconosciuti onde facilitarne il riconoscimento. Alla statua, come ad un Pasquino o ad un Marforio in gonnella, vennero appiccicate satire e manifesti, e fatta segno di prose e poesie satiriche e scherzose specie nel 1797, 1799 ecc. contro goghi (che rimpiangevano la Serenissima) e demagoghi (rivoluzionari). Nel 1832 venne tolta la lastra di pietra mortuaria e nel 1877 la statua venne trasferita sotto il portico detto della Pretura dietro il palazzo della Loggia e vi rimase fino agli inizi del sec. XX quando nel 1889 venne trasferita a fare da muta portinaia nel vestibolo del Museo dell'Età Cristiana, assieme allo sciancato Elia che un tempo faceva da guardaportone alla porta della chiesa del Carmine.