LIPSANOTECA: differenze tra le versioni
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Versione delle 12:31, 24 apr 2018
LIPSANOTECA
Preziosa cassetta in avorio, adorna di bassorilievi di proprietà del monastero di S. Giulia. Ritenendo che forse era destinata a conservare reliquie venne chiamata Lipsanoteca (in greco: custodia di reliquie). Per le ragguardevoli proporzioni, la ricchezza iconografica e la qualità di stile è ritenuta uno dei più eccezionali esempi d'arte paleocristiana del sec. IV. Come ha scritto il Panazza «La straordinaria varietà dei temi iconografici, tratti dall'Antico e dal Nuovo Testamento, si salda in un insieme di rispondenze legate da una concezione rigorosamente unitaria. Il coperchio, diviso in tre fasce orizzontali, reca nella superiore sei colombe, affrontate, in coppia ed un velo disposto a festone; nella centrale, Cristo nell'orto degli Ulivi, la Cattura di Gesù e la negazione di Pietro; nell'inferiore: Gesù davanti a Caifa e a Pilato. Infine, nel bordo, i diciassette medaglioni contengono la testa di Gesù, degli Apostoli e degli Evangelisti. Nel lato anteriore, munito di serratura altomedievale, sono raffigurati i due episodi con Giona e la Balena, nella fascia superiore; la guarigione dell'Emorroissa, Cristo fra i dottori, il Buon Pastore, nella centrale; in quella inferiore: Susanna fra i vecchioni, Susanna davanti a Daniele, Daniele fra i leoni; sulle lesene, il pesce e il gallo. Il fianco destro, partendo dall'altro, mostra Mosè che si slaccia il sandalo, i sette giovani nella fornace ardente, Mosè che riceve la legge; nella parte centrale, Gesù che risana il cieco e la Resurrezione di Lazzaro, nell'inferiore, Giacobbe e Rachele al pozzo; Giacobbe e l'Angelo ;un albero e la stadera, una stele con albero, nei pilastrini laterali. La facciata posteriore reca Susanna orante, Giona sotto la zucca, Daniele e il serpente, nella parte alta; la Trasfigurazione, Anania e Safira, nella centrale; Mosè salvato dalle acque, Mosè che uccide l'egiziano, gli Ebrei sfamati nel deserto (?), nella inferiore; una torre e un albero a cui è impigliato Assalonne, nei pilastrini. Il lato di sinistra raffigura in alto, David e Golia, il cattivo profeta ucciso dal leone e vegliato dall'asino, la punizione di Geroboamo; al centro: la resurrezione della figlia di Giairo; in basso. gli ebrei e il vitello d'oro; nei pilastrini, la croce ed un candelabro. Lo stesso Panazza dimostra come le scene sono ridotte all'essenziale. Il delicatissimo modellato, la scioltezza compositiva nulla tolgono alla precisione dei contorni, al netto distacco dei piani: figure ed episodi acquistano così forte senso plastico ed una tale grandiosità che la teca sembra di proporzioni maggiori. Un ritmo libero e sciolto è nella regia dell'insieme e lo squisito tono dell'avorio rende ancor più fragile, più «virgineo» lo stupendo pezzo. Ritenuta dapprima lavoro orientale e perfino antiocheno, viene ora quasi concordemente definita opera del sec. IV, creata nell'Italia settentrionale, se non addirittura in Lombardia. Il Delbruck la assegna al 320 d.C., il Kollwitz, lo Stern e il Panazza stesso con altri la assegnano al 370 circa d.C. Soppresso il monastero di S. Giulia il prezioso cimelio passò alla Biblioteca Queriniana, quindi al Museo Cristiano, ridotta a placchetta cruciforme. Le condizioni in cui er ridotta non consentivano se non a fatica la ricostruzione ideale della forma primitiva, la conoscenza delle reali dimensioni dell'oggetto e degli accostamenti delle lamine tra loro; nè facilitavano la soluzione di alcuni quesiti relativi allo stato di conservazione del cimelio. Per questo nel 1928, per iniziativa di Ettore Modigliani, e a spese della Sovraintendenza dell'Arte Medievale e del Comune di Brescia la lipsanoteca venne affidata all'ebanista Luigi Alberizzi, addetto ai lavori della Certosa di Pavia, che già aveva eseguito i restauri di vari oggetti del Tesoro di Monza: Rimosse le tavolette dal loro piano, liberatele da orrendi chiodacci di ferro, visibili e non visibili, che ancora ne martoriavano la sostanza, distaccatele l'una dall'altra togliendo la colla con la quale erano state saldate. Riuscì a costruire il cofanetto nelle dimensioni originarie che risultano: Larghezza: ciascuna fronte m. 0,318; ciascuna lato m. 0,223. Altezza (compreso il peduccio e il bordo del coperchio): m. 0,250. Peduccio: m. 0,036. Bordo del coperchio: m. 0,04. Piano del coperchio: m. 0,325 per 0,220. (Le dimensioni sono medie, variano di qualche millimetro da una faccia all'altra). Il diligente restauro rese possibile annunciare il prezioso cimelio in tutta la sua originaria bellezza e ricchezza d'arte. Esso fu tra l'altro una delle più vive attrazioni della Mostra degli avori altomedievali a Ravenna nell'ottobre 1965. Un nuovo restauro venne compiuto nel 1973 dall'Istituto centrale del restauro di Roma.