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LAINI Giovanni Antonio

(Angolo, 2 maggio 1842 -12 aprile 1903). Avvocato e professore di lettere. Di Pietro, impiegato come Ricevitore del Registro a Bergamo e dalla nobile Irene Dall'Ovo (1809-1905). La madre proveniva da blasonata famiglia orobica emergente ai tempi di Garibaldi e delle guerre del Risorgimento: era sorella di Luigi Enrico (1821-1897), che combattè a fianco di Garibaldi nella difesa di Roma e nella spedizione dei Mille e, dal 1866 aggregato all'Esercito regolare col grado di Generale. Ultimato a Bergamo il corso ginnasiale, potè frequentare il Liceo classico a Verona grazie all'ospitalità ricevuta dall'Istituto don L. Mazza di quella città. Ebbe compagno di convitto il Servo di Dio Giuseppe Tovini e tra i due fiori amicizia cordiale durata tutta la vita. Il Tovini sarà padrino di cresima a don Pietro, figlio del Laini, mentre il Laini, da quando ebbe aperto in Lovere Studio legale, venne spesso incaricato dal Tovini di rappresentarlo o sostituirlo nell'assistenza a cause pendenti presso il Tribunale di Breno o la Pretura di Pisogne. Conseguito brillantemente il diploma di Maturità classica, il Laini si iscrisse alla Facoltà di Legge presso l'Università di Pavia, ospite del Collegio Ghislieri, per il quale aveva vinto una borsa di studio. Negli anni 1866-67 a pieni voti conseguì tre lauree: in Legge, in Diritto Canonico, in Lettere classiche. Dopo di che passò subito al Ginnasio-Liceo di Lovere, del quale ben presto fu eletto Preside, incarico mantenuto per tutta la vita, circondato da viva stima. A Lovere fu amico del prevosto don Geremia Bonomelli. Esperto in lingua latina, nel 1888 il Comune gli richiese l'epigrafe per la campana delle ore rifusa e da collocarsi sulla Torre Civica. Eccone il testo: "Libertatem Victorii Garibaldique auspiciis partam clamoribus meis ad tuendam ciebo" = Con i miei squilli chiamerò il popolo a difender la libertà acquistata sotto gli auspici di Vittorio Emanuele e Garibaldi.


Di Lovere fu consigliere comunale, come fu consigliere e sindaco di Angolo. Alla fatica della scuola presto aggiunse il lavoro di avvocato in studio legale da lui aperto a Lovere ed ebbe di mira cause di giustizia e di pacificazione tra famiglie. Curò, con scrupolosa diligenza unita a singolare disinteresse, controversie di Enti in qualche modo legati alle proprie mansioni di amministratore fra cui sembra l'annosa questione tra la terra di Scalve e Borno per il monte Negrino. Pare che alla lite, chiusa con sentenza arbitrale del 15 marzo 1862, il Laini abbia procurato la sentenza definitiva e inappellabile nell'autunno del 1898-99. Contrasse matrimonio con Santina Grassi, di ricca famiglia civile di Schilpario e ne ebbe sette maschi e due figlie, che crebbe tutti con saldi principii di onestà e idee cristiane, e a tutti provvide una professione. A tutti elargì ricchezze d'affetto, e due furono i suoi prediletti: don Pietro (v.) e Irma che sposò lo scultore Timo Bortolotti (19 nov. 1909) e morì nel maggio 1910 in Brescia, dando alla luce la figlia Alba, sposa al gallerista E. Gian Ferrari. Sulla sua tomba, venne posta l'epigrafe: "Agli aviti fasti - Giovan Antonio Laini - Preferì l'apostolato della cattedra. - Professore per 40 anni nel Regio Ginnasio - il patrocinio dei miseri come Avvocato, - e l'esempio cristiano nelle alte cariche civili - nel santuario della famiglia - nella beneficenza illuminata" .