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KLOBUS (o Clobus) Eugenio
(Brescia, 22 agosto 1832 - 18 gennaio 1910). Figlio di Francesco, delegato del governo austriaco e di Angela Scaramoce. Allievo in Pavia della scuola del Bordoni, celebre per rigorosità di metodo, gareggiò in quella con i compagni Brioschi, Cremona e Casorati, saliti poi in grande fama non gli mancarono fama e offerte di cattedre universitarie. Da Sondrio nel 1855 si trasferì a Brescia per insegnare scienze matematiche nel Liceo. Patriota, negli anni seguenti cospirò contro l'Austria, collaborando col Chinca, col Maffezzoli, col Guerini, col Grana, con Flaminio Monti, col Morando, col Damioli ed altri, si raccolse segretamente in casa Glisenti per concretare un rapporto, relatore lo Zanardelli, sulla situazione bresciana e sul proposito dei liberali, rapporto diretto al Visconti Venosta, ma consegnato al La Farina. Nel 1860 si adoperò ad organizzare il battaglione dei Bersaglieri della Guardia Nazionale di cui fu capitano. La sua compagnia venne il 1° settembre di quell'anno mobilizzata per servizio di guerra e mandata nella media Italia contro il brigantaggio; dopo una sosta a Firenze andò a Rieti e di là a Napoli scortando i prigionieri. Di orientamento repubblicano fu tra i fondatori della "Provincia di Brescia". Nel 1866 incominciò ad insegnare fisica e matematica nell'Istituto Tecnico Nicolò Tartaglia, fondato nel 1861. Nel 1866 fu nel Corpo dei Carabinieri Lombardi e combattè sui declivi di Vezza d'Oglio, ove i proiettili, incrociantisi tra Val Paghera e Val Grande, hanno mietuto, con quella del Castellini, tante vite preziose. Nel giugno 1859 nella casa di via della Fratellanza ospitò sei feriti di guerra. Il 20 febbraio 1859 venne nominato socio dell'Ateneo di Brescia. Dal 1864 al 1883 fu consigliere e dal 1865 al 1867 assessore del Comune di Brescia e membro di Associazioni patriottiche. Nel dicembre 1882 perdeva il figlioletto Guido. Al nostro Ateneo Eugenio Klobus appartenne fino dal 1859; aveva nell'anno precedente steso, col prof. Camillo Guerini e con Domenico Chinca, un rapporto sullo scandaglio elettrico di Pietro Alberto Balestrini, partito da casa negli anni giovanili per vedere e conoscere lontano cose nuove e che, mentre l'Europa e l'America guardavano all'ammirabil canape che si andava stendendo sotto i flutti dello sterminato Atlantico, immaginò di rendere con nuovo ordigno la corrente elettrica, fida esploratrice delle arcane profondità, e mandò da Parigi, quale affettuoso saluto alla patria, il suo strumento all'Esposizione bresciana del 1857. Nel 1875 fu tra i sostenitori di una scuola di viticolture. Nel novembre 1886, dietro sua domanda venne collocato a riposo dall'insegnamento al Liceo dove aveva insegnato matematica per 20 anni, conservando la cattedra all'Istituto Tecnico nel biennio superiore dove era dal 1861.