BENEDETTO, S.: differenze tra le versioni

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BENEDETTO, S.

Fondatore e legislatore del monachesimo occidentale, prima a Subiaco poi a Montecassino ebbe culto particolare anche se non esteso in diocesi di Brescia grazie, soprattutto, ai monasteri retti sotto la regola del santo o da essa promananti. A S.Benedetto sono dedicate chiese a Brescia (parrocchiale del Quartiere I Maggio) a Leno, a Limone s/G (parrocchiale), a Pavone (parrocchiale), a Salò (fraz. Muro), a Toscolano, a Vobarno (fraz. Pompegnino). Prezioso regalo per Brescia fu la reliquia del braccio destro del santo. Tale reliquia, ha una sua storia particolare. Donata alla badia leonese al tempo della sua fondazione dall'abate bresciano Petronace, ricostruttore dell'abbazia di Montecassino (prima metà del secolo VIII) per ricambiare l'omaggio del braccio di San Faustino che Brescia aveva fatto alla celebre abbazia, fu successivamente posta in venerazione nel Duomo vecchio (Rotonda) di Brescia, e da qui trasferita alla chiesa di S.Benedetto (oggi trasformata in galleria d'arte), costruita, probabilmente prima del 958. La chiesa di S.Benedetto in città, che aveva la funzione di recapito della badia di Leno, avrebbe custodito la reliquia in questione fino al secolo XVIII, epoca in cui, essendo stato costruito il duomo nuovo, venne in esso traslata. Risalente forse al sec. IX della costruzione della chiesa di S.Benedetto di Brescia esiste traccia nel Diploma dei re d'Italia Berengario II e Adalberto (anno 958) ov'è indicata con le seguenti parole: "Solarium in Brixia cum brolio usque in viam Orientis", mentre in quello di Ottone I (962), è aggiunto: "... cum ecclesia S.Benedicti". Infine in un diploma di Arrigo II del 1019 la frase è completata precisando: "... et casis ibidem pertinentibus". A testimonianza della sua qualità di chiesa benedettina resta, nella millenaria facciata, una porta di legno, al livello della strada, nei cui riquadri superiori sono intagliati due bassorilievi raffiguranti S.Benedetto e la sorella S.Scolastica. Di essi, dice il Guerrini: "...sembrano versare lacrime sulla irreparabile profanazione". Sebbene donata al Capito della Cattedrale, essa sarebbe dovuta essere trasferita a San Faustino Maggiore (Monasterium magnum Brixiae Ordinis S.Benedicti) nel 1646 quando il benedettino Orazio Barbisoni, matematico e idrologo, amico di Galileo e del Castelli, fece erigervi, a proprie spese, un superbo altare marmoreo sovrastato dalla statua di San Benedetto. "Per questioni di etichetta e di protocollo" scrive ancora il Guerrini, allora di somma importanza, la traslazione non ebbe luogo, e sebbene alla Cattedrale la reliquia non sia oggetto di particolare culto, tranne il 21 marzo, giorno in cui viene esposta sull'altare maggiore. Nel secolo scorso intorno al 1875 la preziosa teca che conteneva il braccio fu venduta da chi non ne conosceva il valore per pagare i debiti del Duomo, mentre la reliquia fu oggetto di un dotto carteggio fra P.Claudio Buzzoni, don Antonio Lodrini, P.Nicola D'Orgemont, don Gaetano Ponzetti, don Giuseppe Quandel, pubblicato da Paolo Guerrini nel 1942. Dalla prima traslazione della reliquia a Brescia sarebbe nata la festa del Patrocinio di S.Benedetto (5 luglio).