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COCCAGLIO (in dial. Cocài, in lat. Cocalei)
Rilevante centro industriale ed agricolo della pianura bresciana occidentale. Sorge alle pendici meridionali del monte Orfano ed è attraversato dalla statale Padana Superiore, delimitato a S dalla ferrovia Brescia-Bergamo. Si trova 162 m.s.m. a 20 Km. da Brescia. Ha una superficie comunale di Kmq. 11,74. Il nome può derivare o da cocàl - guscio di lumaca o di conchiglie lacustri (e il terreno calcare del Montorfano ha rilevato moltissime lumache fluviali e fossili di antichissima formazione), còca - cima, dosso; cocàl - gabbiano; cocagium - diritto di estirpare il sottobosco. L'Olivieri propende per una derivazione da còca - dosso, cima; lo Gnaga invece preferisce farlo derivare da cocàl - gabbiano o guscio di conchiglie. Il nome è Cocaio nel sec. XII, Cocalio nel sec. XIII, Cochalio nel sec. XV, Cocaleo nel sec. XVII. Abitanti (coccagliesi): 2400 nel 1492, 3695 nel 1565, 2955 nel 1576, 1800 nel 1610, 1700 dopo la peste del 1630, 1523 nel 1792, 1631 nel 1820, 1850 nel 1849, 2391 nel 1861, 2353 nel 1871, 2307 nel 1881, 2698 nel 1901, 3037 nel 1911, 3171 nel 1921, 3188 nel 1931, 3662 nel 1936, 4119 nel 1951, 4157 nel 1961.
E' stato recentemente individuato al centro del paese un castelliere preistorico. Centinaia di recipienti di terracotta vennero trovati nell'ex brolo Tonelli, vennero assegnati dal prof. F.Rittatore alla fine dell'età del bronzo o agli inizi dell'età del ferro. Interessante anche la scoperta di una tomba gallica ad inumazione illustrata da O.Cornaggia Castiglioni nel 1954. Rilevante importanza ebbe il luogo nell'epoca romana quando fu al centro di un vasto pago. Una "limitatio" delle centuriationes romane è indicata sulla via Coccaglio-Pompiano (il romano Pompeianum), che sembra organizzata su una via militare che collegava il castrum di Coccaglio con Cremona, senza passare per Brescia. L'esistenza del Castrum è stata scoperta attraverso scavi compiuti in tre riprese nel 1955-1956, 1959 e 1961 dalla Sovraintendenza alle Antichità, su insistenza di C.Esposito. Essi hanno messo in luce nel novembre-dicembre 1956 nel lato orientale del castello la base di una gran torre a conci in conglomerato con m. 7,30 x 700 di lato che con altra trovata sul lato opposto ha confermato l'esistenza di un importante castrum delimitato dalle attuali via Luca Marenzio, via Serraglio e via G.Mameli. Nel 1957 in uno scavo eseguito da operai di un cantiere e diretto dal dott. Silvani, intorno alla torre detta del Castello è stato accertato che essa è romana e appartenente ad un castrum da riferire ai primi anni dell'occupazione romana. La torre è conservata per un massimo di 6 m. in altezza e m. 7,30 x 7,00 di lato. Romana è stata ritenuta anche un'altra che sorge dal lato opposto e, da alcuni anche la parte inferiore del troncone "pendente" della porta d'accesso al Castello. Vi furono altre scoperte contemporanee come quella di un'interessante tomba romana (11 agosto 1955). Il vasto pago poi si trasformò in pieve, comprendente gli attuali territori di Rovato, Cologne, Castrezzato e Chiari, confinante con i pagi e poi pievi di Erbusco a N, Palazzolo a O, Trenzano a S, e Bornato a E. Sull'impianto di quello romano, sorse nel medioevo un nuovo castrum di cui rimangono il basamento della torre principale e di quella occidentale, (messa in luce recentemente) che pure sono di materiale romano e nel lato N della cinta murata. L'ingresso, preceduto da un modesto e rustico rivellino, conserva tracce del ponte levatoio. Di vivo interesse sono i vicoli che suddividono con una certa regolarità l'abitato all'interno del castello e le cui case conservano segni delle antiche abitazioni. Il complesso ha fatto scrivere al Lechi che "è uno dei pochi borghi fortificati ancora esistenti in provincia che vanno conservati nella loro integrità, senza moderne alterazioni, sia per quanto riguarda la struttura sia per il colore del tempo". Dopo il mille l'importanza di Coccaglio s'accrebbe anche per la costruzione della strada che nella convenzione tra Brescia e Bergamo del 1218 viene detta "nuova".
Non abbiamo molte notizie sull'alto medioevo. Sappiamo che essendo di parte guelfa tra la primavera del 1272 e l'autunno del 1273 nel periodo di affermazione della signoria angioina gravi fatti di sangue coinvolsero anche Coccaglio. Nel giugno 1326 venne conquistato da Azzone Visconti e divenne uno dei caposaldi più muniti della seconda linea di difesa di Brescia. Verso il 1400 cadde in possesso del ghibellino Berardo Maggi alleato ai Boccacci di Castel Venzago, al quale nel 1405 lo tolse Pandolfo Malatesta. Il 6 ottobre 1426 Jacopo di Coccaglio era coi notabili bresciani che in S.Pietro de Dom giurarono fedeltà a Venezia. Fra i valvassori del borgo vi fu la famiglia che prese il nome del paese e che nel sec. XV sono già presenti in Brescia.
Il Comune di Coccaglio, oltre ai privilegi goduti perché compreso nella quadra di Rovato, in base alla Ducale del 28 luglio 1440, ebbe poi diritto ad altre esenzioni concesse con Ducale del 16 ottobre 1462 di nuovo confermate con altra del 4 giugno 1611. Nel 1509 vi pose il campo re Luigi XII durante l'avanzata su Brescia mentre nel 1521 vi si ritirarono i veneti. Pochi anni dopo nel 1528 vi seminarono terrore le truppe del duca di Brunswich. Ritornati tempi più pacifici il castello divenne uno dei quattro quartieri della pianura per le ordinanze del territorio. Marin Sanudo scrive: "Cochai è un castello di terren, con fosse et ponte levador, non vi è un castellan, ma è pieno di caneve de vin et de fien; et è una chiesa di S.Maria plebe di Cochaj". In una mappa dell'ottocento si notano ancora una cinquantina di celle, che in precedenza erano servite da ripostiglio specie nei pericoli di guerra. Esposto ai passaggi di truppe e di commerci il paese fu spesso colpito da pestilenze fra cui gravi furono quelle del 1505 e del 1630. Nel 1628 il vescovo dovette mobilitare tutti i teologi bresciani per esaminare il caso di fantasmi che vi facevano strepito.
Un vero risveglio si ebbe nel sec. XVIII. Dal 1718, infatti, venne costruita, la grandiosa e bella parrocchiale alla quale seguì l'erezione di palazzi e belle case con parchi e giardini, coi quali il paese prese quel festevole aspetto che ha fatto dire al popolino che "a Cocai l'è semper festa". Nel maggio del 1796 fu tra i primi paesi bresciani ad essere raggiunti dall'esercito francese e proprio a Coccaglio avvenne l'incontro tra il rappresentante di Venezia Mocenigo e il generale francese Rusca. Ma ancora a Coccaglio nell'aprile 1798 si ritiravano i francesi sotto l'incalzare dell'esercito austro-russo. I francesi poi ritornarono il 9 giugno 1800 con il gen. Lechi. Pochi decenni dopo, nel 1821 a Coccaglio si formò intorno ad Andrea Tonelli una cellula carbonara la cui scoperta portò il Tonelli stesso al carcere duro dello Spielberg, dal quale ritornò con il Pellico. Da Coccaglio, il 15 agosto 1848, il gen. austriaco d'Aspre preannunciava attraverso tre messaggeri il suo ritorno a Brescia. L'11 giugno 1859 finalmente dopo aver respinto un piccolo reparto garibaldino, gli austriaci si ritirarono per sempre, mentre il 12 vi entrava Garibaldi.
Oltre al contributo di vite dato alle guerre, viva fu la partecipazione di Coccaglio alla resistenza anche per merito del curato don Remo Tonoli che soffrì mesi di prigione.
Segni di progresso furono la fondazione il I ottobre 1901 della Società Operaia di Mutuo Soccorso promossa dal prof. Adelchi Negri e la costruzione del grandioso edificio scolastico costruito su progetto dell'ing. Alessandro Almici inaugurato il 24 aprile 1910 e per altro verso la costituzione nel febbraio 1923 per merito del maestro Gabriele Zocchi della Società Sportiva Unitas. Alla gioventù offrì luoghi di ritrovo e di istruzione anche il parroco mons. Antonio Dossena che aprì i due oratori maschile e femminile e soprattutto per iniziativa di mons. Remo Tonoli che oltre ad altre opere ha costruito un magnifico centro culturale e di ritrovo significativamente chiamato "Il Focolare" progettato dall'arch. Cesare Pea ed inaugurato nel dicembre 1972. Intensissimo lo sviluppo edilizio e urbanistico come dimostrano tra l'altro, il villaggio S.Pietro, costruito dalla cooperativa "La Famiglia" (costituitasi per impulso di mons. Tonoli il 25 febbraio 1959), le case del piano Fanfani (inaugurate nel luglio 1951), e del piano Tupini. Fra le persone più illustri sono da ricordare il grande musicista Luca Marenzio, il fratello suo Marenzio Marenzio, il pittore Antonio da Coccaglio, l'erudito Andrea Manenti, i due famosi fratelli cappuccini Bonaventura e Viatore Bianchi, teologi, predicatori, polemisti, il medico Gabriele Mazzocchi, il patriota Andrea Tonelli, il viaggiatore Pompeo Mazzocchi ecc. A ricordare Luca Marenzio che vi nacque nel 1553 nel quarto centenario della nascita i coniugi Cesare ed Eva Mazzocchi vollero che venisse eretta nel centro della borgata una colonna sormontata da una cetra.
Come si è accennato Coccaglio fu importante anche sotto l'aspetto ecclesiastico. La pieve venne governata da una collegiata con un arciprete, due canonici e due mansionari. Nel 1531 con Bolla di Clemente VII concedeva "comuni et hominibus de Cocayo" il privilegio di eleggersi il proprio parroco a libera scelta. I primi tre arcipreti eletti dai Comizi appartennero alla famiglia Da Como (de Comis) che doveva essere la più ricca e distinta del paese: quindi clientele locali. Poi vennero le sagge disposizioni del Concilio di Trento che imposero il concorso e il relativo esame, in modo che i Comizi dovevano eleggere fra i candidati approvati e presentati dal vescovo. Era già un buon correttivo agli arbitrii delle clientele locali. Nella prima metà del Cinquecento il ricco beneficio parrocchiale che aveva assorbito tutti gli altri benefici e chiericati della pieve, passò in dominio della famiglia De Comis o da Como. Al posto di una primitiva cappella sorse probabilmente nel sec. XII-XIII la pieve di S.Maria e poi S.Giovanni che venne ricostruita verso la metà del sec. XV e consacrata il 24 giugno 1488. Con bolla pontificia del 7 luglio 1507 vennero istituite le due prime cappellanie mansionarie mentre le altre due vennero istituite nel 1542 dall'arciprete Alessandro Da Como. Cessò di funzionare, come parrocchiale, il 9 dicembre 1759, quando venne inaugurata la nuova chiesa. La costruzione della nuova parrocchiale venne decisa dal consiglio comunale il 27 giugno 1717 e costruita dal maggio 1718 al 1737 su disegno di Antonio Corbellini secondo contratto stipulato il 21 febbraio 1718. La prima messa vi venne celebrata il I maggio 1737, ma le opere di rifinitura durarono a lungo sotto la guida dal 1748 del figlio di Antonio e di altri Corbellini quali Giacomo, Giuseppe, Antonio, Domenico, Gaetano e Bortolo. Soltanto il 9 dicembre 1759 vi veniva trasferita la parrocchia. La facciata venne progettata nel 1782 da Giovanni Donegani, mentre Stefano Salterio di Laglio (Como) eseguì (secondo contratto del 7-10-1782) i due angeli che reggono la croce sul fastigio della facciata. Architettonicamente si tratta della prima opera documentata del Corbellini. Ha una facciata leggermente ondulata divisa in due piani da una grossa cornice e ornata di coppie di lesene, che le conferiscono particolare eleganza. All'estremità si fa profondamente convessa. Il portale venne disegnato da Bernardino Carboni ed eseguito da Angelo Orlandi nel 1760. Lo stesso ritmo, nota il Cappelletto, si nota all'interno: i fianchi ondulati rientrano ad ogni aprirsi di cappella laterale: le cappelle sono sei, tre per lato. L'interno è grandioso e ricco d'arte. Dal 15 settembre 1745 al 30 maggio 1746 venne affrescato dal bolognese Francesco Monti, secondo un contratto stipulato il 15 agosto 1747. Gli altari quasi tutti preziosi hanno pale molto belle. Sull'altare maggiore domina la Madonna del Patrocinio di Francesco Savanni (1757), lodata da G.B.Tiepolo durante un suo viaggio di ritorno a Venezia dalla Spagna. Suggestiva è anche la tela raffigurante l'Ultima Cena, di Santo Cattaneo (1786). La pala dell'Immacolata Concezione è firmata da Antonio Zadei 1758, quella dei Santi Martiri è attribuita a Gabriele Rottini. Trasferita poi sul terzo altare di sinistra, venne al suo posto sostituita da un gruppo ligneo della Valgardena raffigurante la Madonna e Santi. In sagrestia si conserva una bella Adorazione dei Magi di Agostino Galeazzi. Notevoli anche le sculture. Il disegno dell'altare maggiore e del tabernacolo sono di Domenico Carboni; sono di Antonio Calegari (secondo un contratto firmato il 16 aprile 1757) i quattro puttini della custodia del SS. Sacramento. L'ancona e dovuta a Vincenzo Baroncino di Rezzato che ha usato marmi di Botticino, Carrara, Saravezza africana, giallo di Verona e verde antico. Si devono a Domenico Carboni e al fratello Bernardino le bellissime cantorie (1758) marmorizzate e indorate da Giuseppe Soatti e da Orazio Bresciani. Domenico, Bernardino e Giovan Battista Carboni collaborarono all'erezione dell'altare dei Santi Martiri protettori (il disegno è di Domenico, Bernardino ne curò la costruzione e Giov. Battista lo completò e scolpì le due statue. L'esecuzione dell'opera è dovuta al tagliapietre Angelo Orlandi, contratto del 10 aprile 1758). L'opera veramente singolare venne completata con le statue nel 1781. L'altare del SS.Sacramento venne disegnato dai fratelli Corbellini nel 1787, ma vi pose poi mano nel 1795 Pietro Giuseppe Possenti, bergamasco ma anche designato come "scultore del Duomo di Brescia". Il S.Giovanni Battista del Battistero è opera del coccagliese Angelo Rubagotti. Recentissima è la torre che ha sostituito quella molto bella di stile rinascimentale della vecchia pieve pericolante e pendente. La nuova torre venne costruita nel 1955 su progetto dell'architetto rovatese Nino Curti. La vecchia pieve venne allungata e ampliata a tre navate intorno al 1530 con sei altari (S.Caterina, Corpus Christi, S.Giuseppe, S.Antonio, S. Luca, S.Bernardo) mentre al contempo venne costruito il campanile. Venne poi risistemata nel 1650 e affrescata nella volta e restaurata nel 1940. Dopo il crollo di una campata del tetto avvenuta l'11 maggio 1974 venne nel giro di soli tre mesi ricostruita e restaurata nelle sue linee originali. La chiesa contiene tra l'altro due opere del Civerchio ("S.Antonio" e "S.Orsola") e una statua lignea di Cristo alla colonna. Antica e situata sulla strada vecchia per Cologne è la chiesa di S.Pietro un tempo in aperta campagna ma che negli ultimi vent'anni è stata fagocitata da un vero e proprio quartiere residenziale che si chiama "Villaggio S.Pietro". La chiesa offre affreschi della fine del Quattrocento e degli inizi del Cinquecento alcuni dei quali di scuola foppesca. E' stata restaurata almeno nelle strutture architettoniche dalla popolazione nel 1968. Nei primi decenni del Cinquecento vennero costruite per iniziativa del comune le chiese di S.Rocco e quella campestre di S. Vito che pur essendo territorio di Coccaglio era soggetta alla parrocchia di Rovato. Nel 1575 esistevano anche le chiese S.Maria sulla via di Pontoglio, S.Fiorano, S.Zenone, S.Maria del Conicchio che scomparvero, mentre nel sec. XVII sorsero la chiesetta della Madonna di Loreto sul colle, S.Giovanni Battista, S.Emiliano. Oggi esistono oltre la pieve vecchia e la parrocchiale, le chiese cappelle della Addolorata (al cimitero), dell'Immacolata (di proprietà Tonelli), della B.V. Incoronata (sul monte), del Purissimo Cuore di Maria (presso le Canossiane), di S.Girolamo (in fraz. Ingussano, di propri Guzzi), S.Giuseppe (ricovero), S.Luigi, S.Pietro.
Fra le belle abitazioni coccagliesi è da segnalare la villa Maffei Erizzo Lechi che pur risultando frutto di diverse sovrapposizioni, non è turbata nella sua elegante armonia. Perogalli-Sandri la assegnano alla prima metà del Settecento. La parte signorile è disposta a L, con una parte centrale "perfettamente conclusa e simmetrica" aperta al pianterreno su un porticato delimitato da tre archi poggianti su colonnine binate e lesene. A Ingussano di Coccaglio sorge una villa già dei Calini, probabilmente costruita tra il Sei-Settecento. In essa il complesso signorile si innesta su due rustici (poi trasformati) e si avvicina ad esempi veneti o cremonesi, più che all'ambiente culturale bresciano, per la loggia, molto sporgente, il porticato aperto in tre fornici, collegato con la campagna da una scalinata rastremata verso l'alto. In località Lumetti sorge la villa Lumetti e poi Porro, costruita intorno alla metà del Settecento come appare dalle caratteristiche della facciata verso la strada, conclusa dalla cappella. La pianta è a V, il porticato si svolge sul corpo centrale e vi si alternano coppie di colonne a coppie isolate, secondo un ritmo ripetuto dalle lesene del piano superiore.
Impulso decisivo al progresso economico-sociale del paese venne nel 1854 attraverso la ferrovia Coccaglio - Rovato - Brescia, nel 1857 dal percorso Coccaglio - Palazzolo - Bergamo- Treviglio, rettificato venticinque anni dopo con il tronco Coccaglio -Treviglio approvato il 21 ottobre 1873 che tagliava fuori Bergamo. Lo sviluppo ferroviario e il miglioramento stradale porta al fiorire dell'industria, dalla Filanda Cesare Guzzi ad aziende per la lavorazione di bottoni di metalli e di materie plastiche, di articoli di bachelite, per la costruzione di pompe irroratrici, la cromatura di arredi e cucine, la fabbricazione di macchine per maglieria. Scomparsa invece è la produzione di fruste che da Coccaglio finivano nelle mani di "manegari" di tutto il mondo. Gli ultimi a tenere in vita tale monopolio artigianale sono stati Tortelli e Chilovi. Nel 1940 vi si trasferiva da Lumezzane l' "Impera", ditta per lo stampaggio di materie plastiche di Cipriano e Basilio Saleri. Un'altra industria di circa 30 operai trasferì pure da Lumezzane Giacinto Saleri. In campo agricolo sono rimaste come principali coltivazioni quelle dei cereali e della vite che dà un ottimo vino, il "Franciacorta", e altri vini squisiti e forti. Patroni: S. Maurizio e S. Giacinto (22 novembre), festa solenne è quella del lunedì dell'Angelo. Il mercato è fissato al mercoledì. Lo stemma è rappresentato da tre anfore di vino (boccali) che ricordano il vino di Montorfano.
Parroci: Francesco Da Como (1500 - 1532), Alessandro da Como (1532 - 1542), Giovanni Da Como (1542 - 7 dicembre 1589), Tommaso Zucchi (21 gennaio 1590 - 1595), Andrea Massetti (1595 - 5 maggio 1625), Bernardo Melini di Coccaglio (16 maggio 1625 - 8 giugno 1656), Francesco Malgarotti (1656 - 3 gennaio 1675), Tommaso Rodolfi (15 gennaio 1675 - 6 gennaio 1690), Faustino Montini (1690 - 8 aprile 1708), Carlo Cozzoli di Sale M. (1708 - 31 maggio 1709), Giovanni Martino Testolini di Brescia (20 giugno 1709 - 7 maggio 1727), Stefano Foresti di Coccaglio (21 giugno 1727 - 13 settembre 1761), Giuseppe Bersini di Coccaglio (6 ottobre 1761 - 25 gennaio 1770), Stefano Vigilio Guerrini di Marone (6 marzo 1770 - 22 febbraio 1790), Giuseppe Cropelli di Pontoglio (1790 - 15 agosto 1800), Francesco Antonio Marcarini di Lovere (26 ottobre 1802 - 13 ottobre 1812), Luigi Bertuzzi di Duomo di Rovato (12 febbraio 1813 - 1848), Andrea Capuccini di Maderno (28 ottobre 1850 - 1889), Alessandro Zucchi di Coccaglio (1889 - 28 gennaio 1919), Antonio Dossena di Brescia (21 settembre 1919 - 19 febbraio 1956), Remo Tonoli di Cellatica (22 aprile 1959 - 8 gennaio 1975), Tarcisio Festa (entrato il 29 giugno 1975).