CHIZZOLA Maffeo: differenze tra le versioni
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| − | '''CHIZZOLA Maffeo''' | + | '''CHIZZOLA Maffeo''' Ghibellino; Sec. XIII |
| − | + | Nato intorno all'anno 1260, morì sotto la spada nel 1318 a Brescia. Filio di un Giovanni e capostipite della famiglia fin oggi. Fu letterato e giurisperito, valoroso guerriero per il quale fu riacquistato il castello di San Pietro in Monte. È molto probabile che provenisse dalla famiglia Chizzola di Cremona, dove i membri della famiglia decuriale appartenevano da diverse generazioni fin dal 1160. Grazie a questa esperienza, fu provato in guerra ed ebbe un'educazione giuridica. Nei documenti viene nominato come "doctor et miles". Diversi documenti dell’Archivio vescovile testimoniano le origini influenti tramite oltre venti nominativi, i quali per la maggior parte evidenziano una parentela con Maffeo. I secoli XIII e il XIV furono caratterizzati molto fortemente dai conflitti tra guelfi e ghibellini. Maffeo ne era fortemente coinvolto. Nel 1292 divenne capo dei ghibellini, giudice e abate anziano a Brescia, e in base alla sua carriera e al suo grado di formazione, si può presumere che la sua famiglia, già prima del 1250 e Maffeo, avessero un’influente importanza, anche in assenza di documenti noti in merito. Nel 1292 “Mapheus de Chizolis iudice abbatis anz.” prepara un rinnovo degli Statuti dei Malesardi, che erano ghibellini, e questo venne sottoscritto da cento persone dei quartieri S. Alexandri, S.Iohannis, S.Faustini e S.Stephani di Brescia. Lo statuto è una opera di 188 fogli di bella perga¬mena. In un documento del 2 settembre 1291 si parla di una dote di 215 lire da parte della moglie Jacomina Trulli. Anche acquisti di immobili sotto il Castello di Erbusco ne1 1295, una casa grande situata nel castello di Erbusco nel 1296; nel 1301 una casa a Brescia per 9 lire imperiali. Negli anni 1299, 1304 e 1312 una casa con orto in Sant’Agata a Brescia. Negli anni 1295, 1308 e 1314 proprietà a Calino, Castegnato e Bagnolo ecc. Infine, un’eredità notevole del 1311 di Ghirardo Fredi con beni a Zeno, Bagnolo e Seniga ed una casa a Brescia. Nel 1314 Maffeo abitava a Brescia in contrada Sant’Agata. Da un documento si evince che il 14 maggio 1305 Maffeo firmò, come rappresentante della città, un’alleanza di amicizia e protezione fra Brescia, Verona e Mantova e le rispettive università, impegnandosi per un mandato comune ed un incontro mensile. Il 21 maggio 1305 il trattato di alleanza fu stipulato tra le città di Verona, Mantova e Brescia. Nel marzo/aprile del 1307 strette un’alleanza di difesa con Mantova, Brescia, Parma e Modena. Il 7 luglio 1308 firmò un accordo di pace fra Brescia e Cremona. Egli combatté per l’indipendenza politica di Brescia e fu sempre promotore della pace. La fama di Maffeo era così rilevante che egli nel 1317 fu nominato podestà di Genova. Nel 1318 Maffeo cercò di mediare negli scontri con gli scaligeri di Verona e, per amor della pace, di consegnare Brescia agli scaligeri, vale a dire ai sostenitori dell’Impero, ed inviò tramite sua sorella Stefanina, moglie di Fisogono q. Zilio Cataneo da Trenzano, in un barattolo di canditi una lettera segreta, diretta agli avversari della Chiesa, ed in particolare a Cangrande Mastino della Scala. Riporta a Cangrande la situazione politica della città, che non si lasciava sottomettere ma “piuttosto sceglieva di morire”. Cangrande doveva creare alleanze con Padova, Bologna e Venezia e lasciare in pace Brescia. Questa lettera cadde nelle mani del Consiglio e, successivamente, Maffeo, reo confesso, fu arrestato e condannato a morte sia dalla fazione dei guelfi sia dal Consiglio e come un ribelle decapitato nella piazza della città. In seguito, i suoi beni furono confiscati dallo Stato. Morto nel 1318, venne sepolto nel chiostro di S. Domenico in Brescia. Più tardi i figli di Maffeo si rivolsero sia al Papa che all’Imperatore e chiariti gli episodi, il 3 luglio 1327 dietro una delibera di Lodovico il Bavaro. Maffeo ebbe tre figli, Giorgio (ca 1300-1380) è il capostipite della linea Chiari, dottore in diritto e giudice. Giovanni (ca 1290-1370) anche citato giudice e giurisperito, il capostipite della linea Erbusco. Il figlio Pascavino non ha avuto discendenti. | |
| − | Sec. XIII | + | |
| − | [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_2]][[Categoria: Lettera_C]][[Categoria: Volume_2 - Pagina_216]][[Categoria: Volume_2 - Lettera_C]] | + | [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_2]][[Categoria: Lettera_C]][[Categoria: Volume_2 - Pagina_216]][[Categoria: Volume_2 - Lettera_C]] [[Raccolta di privilegi, ducali, giudizi e decreti pubblici ... di Giammaria Mazzuchelli, 1732]] [[Storia della famiglia Chizzola, novecento anni senza riposo, 2023 Brescia, Edizione San Faustino Brescia]] [[Rossi Ottavio, Elogi istorici, 1620, p.138]] [[Bighelli Vincenzo, Indice delle carte Martinengo – Chizzola, Bibl.Quer. H III.11.m.1.h.]] |
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| + | '''CHIZZOLA GIACOMO''' - MACLODIO 1399 | ||
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| + | Figlio di Giorgio, testamento 1430. Giacomo era sposato in prime nozze con Franceschina Maggi (“olim uxoris mee”) e nella seconda con Lucia, figlia di Giovanni q. Orsatinus Chizzola. Il 24 marzo 1399 Giacomo prese in enfiteusi dal monastero cluniacense di San Nicola a Verziano, vicino a Brescia, i beni a Maclodio, tra cui una terra paludosa. Il monastero concesse a Giacomo Chizzola in enfiteusi, o investitura perpetua, diversi beni che il deteneva a Maclodio, per un fitto di 90 lire ogni anno e ulteriori 200 lire. Il contratto di affitto venne approvato da Papa Bonifacio IX ed esaminato da un canonico di Milano. Giacomo fece ricostruire lì il castello che era ormai diroccato. Nell'ottobre 1427 si svolse la battaglia di Maclodio tra Milano e Venezia, con al centro il castello di Maclodio. I Chizzola non parteciparono alla battaglia, ma rimasero al fianco di Milano. Giacomo firmò il trattato di pace e la famiglia divenne fedele cittadina di Venezia dopo qualche esitazione iniziale. Giacomo, stando al testamento di 3 maggio 1430 “civis et habitator civitatis Brixie contrata S. Benedicti citadelle veteris Brixie” ebbe una figlia di nome Mabilia, sposa di Gasparo Ubaldini di Firenze, ma non poté ereditare Maclodio. Il contratto di enfiteusi prevedeva solo una successione in linea maschile. Un ulteriore testamento avente la stessa data, conservato nell’Archivio Ducco, regola l’eredità di sua figlia e di sua moglie: egli lasciò a sua figlia Mabilia, oltre alla di lei dote per un valore di 1.000 lire, anche i beni di Castrezzato, e a sua moglie Lucia, oltre alla di lei dote per un valore di 400 fiorini d’oro, anche l’usufrutto dei beni a Barbariga e ai tre fratelli di Lucia lascia lire 200 dei denari che risultano dal reddito di una parte della possessione di Maclodio. I Chizzola ne furono i padroni quasi esclusivi del villaggio fino alla metà del XIX secolo. | ||
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| + | [[Conforti Lorenzo, Europa Moresca, Storia degli europei dal I al XVI secolo. p.197]] [[Storia della famiglia Chizzola, novecento anni senza riposo, 2023 Brescia, Edizione San Faustino Brescia]] | ||
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CHIZZOLA Maffeo Ghibellino; Sec. XIII Nato intorno all'anno 1260, morì sotto la spada nel 1318 a Brescia. Filio di un Giovanni e capostipite della famiglia fin oggi. Fu letterato e giurisperito, valoroso guerriero per il quale fu riacquistato il castello di San Pietro in Monte. È molto probabile che provenisse dalla famiglia Chizzola di Cremona, dove i membri della famiglia decuriale appartenevano da diverse generazioni fin dal 1160. Grazie a questa esperienza, fu provato in guerra ed ebbe un'educazione giuridica. Nei documenti viene nominato come "doctor et miles". Diversi documenti dell’Archivio vescovile testimoniano le origini influenti tramite oltre venti nominativi, i quali per la maggior parte evidenziano una parentela con Maffeo. I secoli XIII e il XIV furono caratterizzati molto fortemente dai conflitti tra guelfi e ghibellini. Maffeo ne era fortemente coinvolto. Nel 1292 divenne capo dei ghibellini, giudice e abate anziano a Brescia, e in base alla sua carriera e al suo grado di formazione, si può presumere che la sua famiglia, già prima del 1250 e Maffeo, avessero un’influente importanza, anche in assenza di documenti noti in merito. Nel 1292 “Mapheus de Chizolis iudice abbatis anz.” prepara un rinnovo degli Statuti dei Malesardi, che erano ghibellini, e questo venne sottoscritto da cento persone dei quartieri S. Alexandri, S.Iohannis, S.Faustini e S.Stephani di Brescia. Lo statuto è una opera di 188 fogli di bella perga¬mena. In un documento del 2 settembre 1291 si parla di una dote di 215 lire da parte della moglie Jacomina Trulli. Anche acquisti di immobili sotto il Castello di Erbusco ne1 1295, una casa grande situata nel castello di Erbusco nel 1296; nel 1301 una casa a Brescia per 9 lire imperiali. Negli anni 1299, 1304 e 1312 una casa con orto in Sant’Agata a Brescia. Negli anni 1295, 1308 e 1314 proprietà a Calino, Castegnato e Bagnolo ecc. Infine, un’eredità notevole del 1311 di Ghirardo Fredi con beni a Zeno, Bagnolo e Seniga ed una casa a Brescia. Nel 1314 Maffeo abitava a Brescia in contrada Sant’Agata. Da un documento si evince che il 14 maggio 1305 Maffeo firmò, come rappresentante della città, un’alleanza di amicizia e protezione fra Brescia, Verona e Mantova e le rispettive università, impegnandosi per un mandato comune ed un incontro mensile. Il 21 maggio 1305 il trattato di alleanza fu stipulato tra le città di Verona, Mantova e Brescia. Nel marzo/aprile del 1307 strette un’alleanza di difesa con Mantova, Brescia, Parma e Modena. Il 7 luglio 1308 firmò un accordo di pace fra Brescia e Cremona. Egli combatté per l’indipendenza politica di Brescia e fu sempre promotore della pace. La fama di Maffeo era così rilevante che egli nel 1317 fu nominato podestà di Genova. Nel 1318 Maffeo cercò di mediare negli scontri con gli scaligeri di Verona e, per amor della pace, di consegnare Brescia agli scaligeri, vale a dire ai sostenitori dell’Impero, ed inviò tramite sua sorella Stefanina, moglie di Fisogono q. Zilio Cataneo da Trenzano, in un barattolo di canditi una lettera segreta, diretta agli avversari della Chiesa, ed in particolare a Cangrande Mastino della Scala. Riporta a Cangrande la situazione politica della città, che non si lasciava sottomettere ma “piuttosto sceglieva di morire”. Cangrande doveva creare alleanze con Padova, Bologna e Venezia e lasciare in pace Brescia. Questa lettera cadde nelle mani del Consiglio e, successivamente, Maffeo, reo confesso, fu arrestato e condannato a morte sia dalla fazione dei guelfi sia dal Consiglio e come un ribelle decapitato nella piazza della città. In seguito, i suoi beni furono confiscati dallo Stato. Morto nel 1318, venne sepolto nel chiostro di S. Domenico in Brescia. Più tardi i figli di Maffeo si rivolsero sia al Papa che all’Imperatore e chiariti gli episodi, il 3 luglio 1327 dietro una delibera di Lodovico il Bavaro. Maffeo ebbe tre figli, Giorgio (ca 1300-1380) è il capostipite della linea Chiari, dottore in diritto e giudice. Giovanni (ca 1290-1370) anche citato giudice e giurisperito, il capostipite della linea Erbusco. Il figlio Pascavino non ha avuto discendenti. Raccolta di privilegi, ducali, giudizi e decreti pubblici ... di Giammaria Mazzuchelli, 1732 Storia della famiglia Chizzola, novecento anni senza riposo, 2023 Brescia, Edizione San Faustino Brescia Rossi Ottavio, Elogi istorici, 1620, p.138 Bighelli Vincenzo, Indice delle carte Martinengo – Chizzola, Bibl.Quer. H III.11.m.1.h.
CHIZZOLA GIACOMO - MACLODIO 1399
Figlio di Giorgio, testamento 1430. Giacomo era sposato in prime nozze con Franceschina Maggi (“olim uxoris mee”) e nella seconda con Lucia, figlia di Giovanni q. Orsatinus Chizzola. Il 24 marzo 1399 Giacomo prese in enfiteusi dal monastero cluniacense di San Nicola a Verziano, vicino a Brescia, i beni a Maclodio, tra cui una terra paludosa. Il monastero concesse a Giacomo Chizzola in enfiteusi, o investitura perpetua, diversi beni che il deteneva a Maclodio, per un fitto di 90 lire ogni anno e ulteriori 200 lire. Il contratto di affitto venne approvato da Papa Bonifacio IX ed esaminato da un canonico di Milano. Giacomo fece ricostruire lì il castello che era ormai diroccato. Nell'ottobre 1427 si svolse la battaglia di Maclodio tra Milano e Venezia, con al centro il castello di Maclodio. I Chizzola non parteciparono alla battaglia, ma rimasero al fianco di Milano. Giacomo firmò il trattato di pace e la famiglia divenne fedele cittadina di Venezia dopo qualche esitazione iniziale. Giacomo, stando al testamento di 3 maggio 1430 “civis et habitator civitatis Brixie contrata S. Benedicti citadelle veteris Brixie” ebbe una figlia di nome Mabilia, sposa di Gasparo Ubaldini di Firenze, ma non poté ereditare Maclodio. Il contratto di enfiteusi prevedeva solo una successione in linea maschile. Un ulteriore testamento avente la stessa data, conservato nell’Archivio Ducco, regola l’eredità di sua figlia e di sua moglie: egli lasciò a sua figlia Mabilia, oltre alla di lei dote per un valore di 1.000 lire, anche i beni di Castrezzato, e a sua moglie Lucia, oltre alla di lei dote per un valore di 400 fiorini d’oro, anche l’usufrutto dei beni a Barbariga e ai tre fratelli di Lucia lascia lire 200 dei denari che risultano dal reddito di una parte della possessione di Maclodio. I Chizzola ne furono i padroni quasi esclusivi del villaggio fino alla metà del XIX secolo.
Conforti Lorenzo, Europa Moresca, Storia degli europei dal I al XVI secolo. p.197 Storia della famiglia Chizzola, novecento anni senza riposo, 2023 Brescia, Edizione San Faustino Brescia