CONSOLINI Giovanni: differenze tra le versioni
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| − | (Farfengo, 20 settembre 1818 - Savona, 30 maggio 1906). Apprese i primi rudimenti della musica a Brescia dal maestro Girardi e a Milano dal Colla, studiando poi da sè armonia e contrappunto. Fu organista a S.Faustino fino al 1866 (e la messa cantata in quella basilica era frequentata da quasi tutti i musicisti, attratti dalla sua bravura anche di improvvisatore). Fu poi maestro concertatore e direttore d'orchestra al Grande e dal 1872 maestro di cappella a Novara. Fino al 1872 fu anche critico musicale e teatrale nella "Sentinella bresciana". Dopo aver insegnato canto e composizione nei Conservatori di Milano e di Padova passò ad occupare il posto di maestro di cappella a Savona. Religiosissimo, nel 1864 riuscì a racimolare una buona somma per l'obolo di S.Pietro. Scrisse di lui Luigi Re che fu "un paria dell'arte, ma un paria dignitoso, taciturno e sapiente'.. Visse e morì in ristrettezze economiche; amareggiato dal motu proprio di Pio X sulla musica sacra in cui vide un'umiliazione per artisti come lui. Affetto da mania di persecuzione visse tristemente gli ultimi anni di vita sempre più menomato nelle facoltà mentali per cui tentò il suicidio. La sua produzione non è copiosa ma finemente elaborata. "Non si arrestò mai all'abbozzo, ma si spinse alle più delicate raffinatezze...". Tra i suoi migliori lavori eccellono fra le messe composte una solenne Messa da requiem che fu definita da qualcuno "dantesca", un "Dies irae" che gli fruttò ammirazione, alcuni "Salve Regina", "Tantum ergo". Fra i suoi allievi vi furono: Carlo Baresani, Giovanni Premoli, il Costa, Giuseppe Ducos, Giuseppe Ragnoli, Brelemi, Freschi, Franchi, Ferdinando Lega, le signore Ducos-Viani, Pia Gaggio Soldo, Giorgio Tosana, Paolo Feni. Fu in grande amicizia con Antonio Bazzini e tra i primi a scoprire il genio di Amilcare Ponchielli, adoperandosi senza riuscirvi a mettere in scena al Grande di Brescia la prima dei "Promessi Sposi". Predilezione speciali ebbe per Berlioz. Eccellente maestro di piano scrisse "Dodici studi per pianoforte" stampati prima dal Canti e poi ripubblicati dal Ricordi di Milano, e che vennero adottati nei principali Conservatori italiani: una "Sonata in quattro tempi per pianoforte" improntata al più puro classicismo, un' "Elegia per violino e pianoforte" piena di dolce mestizia e dedicata ad una nipotina morta in tenera età. Appassionato cultore di studi dei madrigalisti antichi, compose "La Vergine di Sunan" e "Un Pater noster" alla Palestrina. Con un "madrigale a quattro voci" vinse il primo premio in un concorso della Società del Quartetto di Milano, mentre una sua composizione, intitolata "Etudes", inclusa in uno dei grandiosi concerti del Conservatorio di Parigi, gli fruttò l'ammirazione entusiastica del maestro Berlioz. Scrisse anche opere serie e semiserie come gli "Aragonesi", "La finta pazza", rappresentata al Teatro Grande di Crema, durante la stagione del Carnevale del 1841, e ripresa poi al Grande il 16 giugno 1852; "Ser Gregorio", allestita al teatro Regio di Milano il 7 febbraio 1948; "Il Conte Salto" un atto di Francesco Mottino, rappresentato al teatro Chiabrera il 21 gennaio 1894. Fu inoltre autore di musica sinfonica e cameristica. Ha scritto ancora di lui Luigi Re: "Tutta la musica del Consolini è geniale e semplice e pur con parsimonia di mezzi. Essa, colle frasi chiare e limpide, colle melodie appassionate, colle armonie solenni che trasfondono nelle anime e rafforzano la fede, sa penetrare nel cuore ed accarezzarne i recessi più intimi". Traeva ispirazioni specialmente dai maestri stranieri dei quali era ammiratore fervido. Degli stranieri si rifaceva al | + | (Farfengo, 20 settembre 1818 - Savona, 30 maggio 1906). Apprese i primi rudimenti della musica a Brescia dal maestro Girardi e a Milano dal Colla, studiando poi da sè armonia e contrappunto. Fu organista a S.Faustino fino al 1866 (e la messa cantata in quella basilica era frequentata da quasi tutti i musicisti, attratti dalla sua bravura anche di improvvisatore). Fu poi maestro concertatore e direttore d'orchestra al Grande e dal 1872 maestro di cappella a Novara. Fino al 1872 fu anche critico musicale e teatrale nella "Sentinella bresciana". Dopo aver insegnato canto e composizione nei Conservatori di Milano e di Padova passò ad occupare il posto di maestro di cappella a Savona. Religiosissimo, nel 1864 riuscì a racimolare una buona somma per l'obolo di S.Pietro. Scrisse di lui Luigi Re che fu "un paria dell'arte, ma un paria dignitoso, taciturno e sapiente'.. Visse e morì in ristrettezze economiche; amareggiato dal motu proprio di Pio X sulla musica sacra in cui vide un'umiliazione per artisti come lui. Affetto da mania di persecuzione visse tristemente gli ultimi anni di vita sempre più menomato nelle facoltà mentali per cui tentò il suicidio. La sua produzione non è copiosa ma finemente elaborata. "Non si arrestò mai all'abbozzo, ma si spinse alle più delicate raffinatezze...". Tra i suoi migliori lavori eccellono fra le messe composte una solenne Messa da requiem che fu definita da qualcuno "dantesca", un "Dies irae" che gli fruttò ammirazione, alcuni "Salve Regina", "Tantum ergo". Fra i suoi allievi vi furono: Carlo Baresani, Giovanni Premoli, il Costa, Giuseppe Ducos, Giuseppe Ragnoli, Brelemi, Freschi, Franchi, Ferdinando Lega, le signore Ducos-Viani, Pia Gaggio Soldo, Giorgio Tosana, Paolo Feni. Fu in grande amicizia con Antonio Bazzini e tra i primi a scoprire il genio di Amilcare Ponchielli, adoperandosi senza riuscirvi a mettere in scena al Grande di Brescia la prima dei "Promessi Sposi". Predilezione speciali ebbe per Berlioz. Eccellente maestro di piano scrisse "Dodici studi per pianoforte" stampati prima dal Canti e poi ripubblicati dal Ricordi di Milano, e che vennero adottati nei principali Conservatori italiani: una "Sonata in quattro tempi per pianoforte" improntata al più puro classicismo, un' "Elegia per violino e pianoforte" piena di dolce mestizia e dedicata ad una nipotina morta in tenera età. Appassionato cultore di studi dei madrigalisti antichi, compose "La Vergine di Sunan" e "Un Pater noster" alla Palestrina. Con un "madrigale a quattro voci" vinse il primo premio in un concorso della Società del Quartetto di Milano, mentre una sua composizione, intitolata "Etudes", inclusa in uno dei grandiosi concerti del Conservatorio di Parigi, gli fruttò l'ammirazione entusiastica del maestro Berlioz. Scrisse anche opere serie e semiserie come gli "Aragonesi", "La finta pazza", rappresentata al Teatro Grande di Crema, durante la stagione del Carnevale del 1841, e ripresa poi al Grande il 16 giugno 1852; "Ser Gregorio", allestita al teatro Regio di Milano il 7 febbraio 1948; "Il Conte Salto" un atto di Francesco Mottino, rappresentato al teatro Chiabrera il 21 gennaio 1894. Fu inoltre autore di musica sinfonica e cameristica. Ha scritto ancora di lui Luigi Re: "Tutta la musica del Consolini è geniale e semplice e pur con parsimonia di mezzi. Essa, colle frasi chiare e limpide, colle melodie appassionate, colle armonie solenni che trasfondono nelle anime e rafforzano la fede, sa penetrare nel cuore ed accarezzarne i recessi più intimi". Traeva ispirazioni specialmente dai maestri stranieri dei quali era ammiratore fervido. Degli stranieri si rifaceva al Meyerbeer e amò moltissimo la musica di Berlioz. Tuttavia non seppe uscire dalle secche della tradizione e aprirsi alle novità, per cui la sua musica è discontinua. |
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Versione attuale delle 17:13, 23 dic 2023
CONSOLINI Giovanni
(Farfengo, 20 settembre 1818 - Savona, 30 maggio 1906). Apprese i primi rudimenti della musica a Brescia dal maestro Girardi e a Milano dal Colla, studiando poi da sè armonia e contrappunto. Fu organista a S.Faustino fino al 1866 (e la messa cantata in quella basilica era frequentata da quasi tutti i musicisti, attratti dalla sua bravura anche di improvvisatore). Fu poi maestro concertatore e direttore d'orchestra al Grande e dal 1872 maestro di cappella a Novara. Fino al 1872 fu anche critico musicale e teatrale nella "Sentinella bresciana". Dopo aver insegnato canto e composizione nei Conservatori di Milano e di Padova passò ad occupare il posto di maestro di cappella a Savona. Religiosissimo, nel 1864 riuscì a racimolare una buona somma per l'obolo di S.Pietro. Scrisse di lui Luigi Re che fu "un paria dell'arte, ma un paria dignitoso, taciturno e sapiente'.. Visse e morì in ristrettezze economiche; amareggiato dal motu proprio di Pio X sulla musica sacra in cui vide un'umiliazione per artisti come lui. Affetto da mania di persecuzione visse tristemente gli ultimi anni di vita sempre più menomato nelle facoltà mentali per cui tentò il suicidio. La sua produzione non è copiosa ma finemente elaborata. "Non si arrestò mai all'abbozzo, ma si spinse alle più delicate raffinatezze...". Tra i suoi migliori lavori eccellono fra le messe composte una solenne Messa da requiem che fu definita da qualcuno "dantesca", un "Dies irae" che gli fruttò ammirazione, alcuni "Salve Regina", "Tantum ergo". Fra i suoi allievi vi furono: Carlo Baresani, Giovanni Premoli, il Costa, Giuseppe Ducos, Giuseppe Ragnoli, Brelemi, Freschi, Franchi, Ferdinando Lega, le signore Ducos-Viani, Pia Gaggio Soldo, Giorgio Tosana, Paolo Feni. Fu in grande amicizia con Antonio Bazzini e tra i primi a scoprire il genio di Amilcare Ponchielli, adoperandosi senza riuscirvi a mettere in scena al Grande di Brescia la prima dei "Promessi Sposi". Predilezione speciali ebbe per Berlioz. Eccellente maestro di piano scrisse "Dodici studi per pianoforte" stampati prima dal Canti e poi ripubblicati dal Ricordi di Milano, e che vennero adottati nei principali Conservatori italiani: una "Sonata in quattro tempi per pianoforte" improntata al più puro classicismo, un' "Elegia per violino e pianoforte" piena di dolce mestizia e dedicata ad una nipotina morta in tenera età. Appassionato cultore di studi dei madrigalisti antichi, compose "La Vergine di Sunan" e "Un Pater noster" alla Palestrina. Con un "madrigale a quattro voci" vinse il primo premio in un concorso della Società del Quartetto di Milano, mentre una sua composizione, intitolata "Etudes", inclusa in uno dei grandiosi concerti del Conservatorio di Parigi, gli fruttò l'ammirazione entusiastica del maestro Berlioz. Scrisse anche opere serie e semiserie come gli "Aragonesi", "La finta pazza", rappresentata al Teatro Grande di Crema, durante la stagione del Carnevale del 1841, e ripresa poi al Grande il 16 giugno 1852; "Ser Gregorio", allestita al teatro Regio di Milano il 7 febbraio 1948; "Il Conte Salto" un atto di Francesco Mottino, rappresentato al teatro Chiabrera il 21 gennaio 1894. Fu inoltre autore di musica sinfonica e cameristica. Ha scritto ancora di lui Luigi Re: "Tutta la musica del Consolini è geniale e semplice e pur con parsimonia di mezzi. Essa, colle frasi chiare e limpide, colle melodie appassionate, colle armonie solenni che trasfondono nelle anime e rafforzano la fede, sa penetrare nel cuore ed accarezzarne i recessi più intimi". Traeva ispirazioni specialmente dai maestri stranieri dei quali era ammiratore fervido. Degli stranieri si rifaceva al Meyerbeer e amò moltissimo la musica di Berlioz. Tuttavia non seppe uscire dalle secche della tradizione e aprirsi alle novità, per cui la sua musica è discontinua.