CAFFE': differenze tra le versioni

[versione bozza][versione verificata]
 
m
 
(Una versione intermedia di un altro utente non mostrate)
Riga 1: Riga 1:
 
'''CAFFE''''
 
'''CAFFE''''
  
I primi caffè si aprirono anche a Brescia verso la seconda metà del 1600, sull'esempio di Venezia dove furono aperti verso il 1640. Ma si trattava più che altro di botteghe da caffè, o di osterie vere e proprie dove la preziosa bevanda veniva servita. Fra i primi caffè veri e propri aperti al pubblico è da indicare il Caffè dei Gobbi, edificato ed inaugurato il 26 dicembre 1727 per iniziativa di un bergamasco e che era frequentato specialmente dalle autorità e dagli impiegati municipali. Probabilmente assunse il nome di Gobbi dei Matti delle ore che venivano chiamati anche i "Gobbi delle ore" o semplicemente i "Gobbi". Più tardi venne trasferito vicino alla Loggia, nei pressi dell'Arco vecchio e venne chiamato "Caffè della Loggia" o anche "Caffè dei precc", perchè frequentato dagli stessi. Per molto tempo esso fu centro della vita politica e mondana di Brescia, fino a quando alla fine del settecento vennero aperti altri caffè fra cui la Bottega del caffè vicino al Teatro e il "Caffè du Jardin", aperto sotto i portici del centro e nel quale nel 1806 venne fondata una società di cultura, poi riconosciuta dal Governo napoleonico. Poco piu tardi vennero aperti i "Caffè del Gambero" e del "Bottegone" che furono particolarmente frequentati come il "caffè Bonalda" di fronte al Broletto, da ufficiali austriaci e perciò snobbati dai liberali bresciani che invece preferivano il "Caffè Frasnelli" di Via Mazzini che poi cambiò l'insegna in "caffè Moreschi".  Avvenuta l'unificazione italiana e sviluppatasi, sia pure lentamente, la vita sociale cittadina, i caffè andarono diffondendosi. Vennero aperti il "Caffè Guerini" (che forse sostituì il "Caffe du Jardin" e di cui rimane un singolare fotomontaggio dovuto alla collaborazione fra un fotografo e il pittore Luigi Campini; il "Caffè Biseo" che nel 1862 costituì il centro per l'emissione delle azioni della "Società del Tiro a segno". Più tardi furono popolari il "Caffè delle cogome" perchè il caffè veniva servito in cuccume di rame e di ottone. Sul corso, che venne chiamato proprio per questo il "salotto di Brescia", vennero aperti il "Gran Caffè Maffio" dal nome dal proprietario, e rimodernato negli anni Trenta, e che fu sede del primo fascismo bresciano, del "Brescia Foot-Ball Club", e quartiere generale delle Mille Miglia; il "Caffè Grande" divenuto poco prima della prima guerra mondiale "Caffè Roma" e gestito da Giulio Ferretti e chiuso nel 1949; e, infine, il "Nuova Borsa", centro di affari prima della costruzione, nel 1932, delle sale del Mercato e nei giorni non di mercato frequentato dagli impiegati. Era molto conosciuto certo sciroppo di amarene con le quali venivano arricchite le granite. All'inizio di Corso Palestro fu aperto fino al 1929 il "Caffè Ferrandi" (poi sostituito dal "Credito Italiano"). Più avanti era famoso il "Caffè della Rossa", cosi chiamato per l'arredamento di velluto rosso. Era frequentato specie da un elegante pubblico femminile che vi consumava di preferenza la "barbajada", un frappè di latte, zucchero e cacao. In piazzetta Paganora, gestito dai Ferretti, rimase aperto dal 1900 al 1904 il ;Caffè Gambrinus" nel quale si esibirono perfino le ballerine delle "Folies Bergères". Poco distante, vi era il caffè-ristoro "La Büsa", perchè sotterraneo. Era frequentato da artisti e tecnici di teatro; venne poi trasformato in "Luoghi di decenza". Un mini-caffè consistente in un chiosco a vetri era nel rientro d'angolo della Chiesetta della Madonna del Lino in Piazza delle Erbe. Nella stessa piazza aprì un caffè oggi ancora funzionante, Mattia Heinz. Un caffè-birreria aprirono i Wührer in via Trieste (poi caserma dei vigili) prima e in corso Magenta (ove ora sono í giardini). Dove oggi è Piazza della Vittoria esisteva da molti anni il Caffè del Granarolo; sull'angolo di Via Dante oggi quadriportico il Bar Milano dai colori bianco panna e oro. Colla nuova Piazza Vittoria sorsero il Caffè Principe, (voluto dall'ing. Pavia direttore della Riunione Adriatica, progettato dagli arch. Berardi e Bega, realizzato dall'Ing. Alberti ed inaugurato il 30 gennaio 1932), il "Caffè Nazionale" tenuto dai Moreschi e poi chiamato "Caffè Impero" ma che i Bresciani chiamavano con un titolo azzardato riferentesi alle terga della statua del "Bigio", oggi finito nei magazzini del comune. Fra il 1936 e il 1937 seguì il periodo di fortuna dei caffè, specie per le orchestrine che allietavano i frequentatori. Del resto non solo nel periodo risorgimentale ma anche in seguito i caffè costituirono delle piccole centrali della vita politica e sportiva bresciana. Un discorso a sè meriterebbero i caffè della provincia. Ve ne fu almeno uno in ogni paese di certo riguardo ed ebbero anch'essi importanti ruoli nella vita sociale dei paesi stessi.
+
I primi caffè si aprirono anche a Brescia verso la seconda metà del 1600, sull'esempio di Venezia dove furono aperti verso il 1640. Ma si trattava più che altro di botteghe da caffè, o di osterie vere e proprie dove la preziosa bevanda veniva servita. Fra i primi caffè veri e propri aperti al pubblico è da indicare il Caffè dei Gobbi, edificato ed inaugurato il 26 dicembre 1727 per iniziativa di un bergamasco e che era frequentato specialmente dalle autorità e dagli impiegati municipali. Probabilmente assunse il nome di Gobbi dei Matti delle ore che venivano chiamati anche i "Gobbi delle ore" o semplicemente i "Gobbi". Più tardi venne trasferito vicino alla Loggia, nei pressi dell'Arco vecchio e venne chiamato "Caffè della Loggia" o anche "Caffè dei precc", perchè frequentato dagli stessi. Per molto tempo esso fu centro della vita politica e mondana di Brescia, fino a quando alla fine del settecento vennero aperti altri caffè fra cui la Bottega del caffè vicino al Teatro e il "Caffè du Jardin", aperto sotto i portici del centro e nel quale nel 1806 venne fondata una società di cultura, poi riconosciuta dal Governo napoleonico. Poco piu tardi vennero aperti i "Caffè del Gambero" e del "Bottegone" che furono particolarmente frequentati come il "caffè Bonalda" di fronte al Broletto, da ufficiali austriaci e perciò snobbati dai liberali bresciani che invece preferivano il "Caffè Frasnelli" di Via Mazzini che poi cambiò l'insegna in "caffè Moreschi".  Avvenuta l'unificazione italiana e sviluppatasi, sia pure lentamente, la vita sociale cittadina, i caffè andarono diffondendosi. Vennero aperti il "Caffè Guerini" (che forse sostituì il "Caffe du Jardin" e di cui rimane un singolare fotomontaggio dovuto alla collaborazione fra un fotografo e il pittore Luigi Campini; il "Caffè Biseo" che nel 1862 costituì il centro per l'emissione delle azioni della "Società del Tiro a segno". Più tardi furono popolari il "Caffè delle cogome" perchè il caffè veniva servito in cuccume di rame e di ottone. Sul corso, che venne chiamato proprio per questo il "salotto di Brescia", vennero aperti il "Gran Caffè Maffio" dal nome dal proprietario, e rimodernato negli anni Trenta, e che fu sede del primo fascismo bresciano, del "Brescia Foot-Ball Club", e quartiere generale delle Mille Miglia; il "Caffè Grande" divenuto poco prima della prima guerra mondiale "Caffè Roma" e gestito da Giulio Ferretti e chiuso nel 1949; e, infine, il "Nuova Borsa", centro di affari prima della costruzione, nel 1932, delle sale del Mercato e nei giorni non di mercato frequentato dagli impiegati. Era molto conosciuto certo sciroppo di amarene con le quali venivano arricchite le granite. All'inizio di Corso Palestro fu aperto fino al 1929 il "Caffè Ferrandi" (poi sostituito dal "Credito Italiano"). Più avanti era famoso il "Caffè della Rossa", cosi chiamato per l'arredamento di velluto rosso. Era frequentato specie da un elegante pubblico femminile che vi consumava di preferenza la "barbajada", un frappè di latte, zucchero e cacao. In piazzetta Paganora, gestito dai Ferretti, rimase aperto dal 1900 al 1904 il ;Caffè Gambrinus" nel quale si esibirono perfino le ballerine delle "Folies Bergères". Poco distante, vi era il caffè-ristoro "La Büsa", perchè sotterraneo. Era frequentato da artisti e tecnici di teatro; venne poi trasformato in "Luoghi di decenza". Un mini-caffè consistente in un chiosco a vetri era nel rientro d'angolo della Chiesetta della Madonna del Lino in Piazza delle Erbe. Nella stessa piazza aprì un caffè oggi ancora funzionante, Mattia Heinz. Un caffè-birreria aprirono i Wührer in via Trieste (poi caserma dei vigili) prima e in corso Magenta (nel vecchio Casino Balucanti, a ridosso della Abside di san Barnaba ove ora sono í giardini). Dove oggi è Piazza della Vittoria esisteva da molti anni il Caffè del Granarolo; sull'angolo di Via Dante oggi quadriportico il Bar Milano dai colori bianco panna e oro. Colla nuova Piazza Vittoria sorsero il Caffè Principe, (voluto dall'ing. Pavia direttore della Riunione Adriatica, progettato dagli arch. Berardi e Bega, realizzato dall'Ing. Alberti ed inaugurato il 30 gennaio 1932), il "Caffè Nazionale" tenuto dai Moreschi e poi chiamato "Caffè Impero" ma che i Bresciani chiamavano con un titolo azzardato riferentesi alle terga della statua del "Bigio", oggi finito nei magazzini del comune. Fra il 1936 e il 1937 seguì il periodo di fortuna dei caffè, specie per le orchestrine che allietavano i frequentatori. Del resto non solo nel periodo risorgimentale ma anche in seguito i caffè costituirono delle piccole centrali della vita politica e sportiva bresciana. Un discorso a sè meriterebbero i caffè della provincia. Ve ne fu almeno uno in ogni paese di certo riguardo ed ebbero anch'essi importanti ruoli nella vita sociale dei paesi stessi.
 
   
 
   
 
  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_2]][[Categoria: Lettera_C]][[Categoria: Volume_2 - Pagina_9]][[Categoria: Volume_2 - Lettera_C]]
 
  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_2]][[Categoria: Lettera_C]][[Categoria: Volume_2 - Pagina_9]][[Categoria: Volume_2 - Lettera_C]]

Versione attuale delle 15:50, 26 gen 2022

CAFFE'

I primi caffè si aprirono anche a Brescia verso la seconda metà del 1600, sull'esempio di Venezia dove furono aperti verso il 1640. Ma si trattava più che altro di botteghe da caffè, o di osterie vere e proprie dove la preziosa bevanda veniva servita. Fra i primi caffè veri e propri aperti al pubblico è da indicare il Caffè dei Gobbi, edificato ed inaugurato il 26 dicembre 1727 per iniziativa di un bergamasco e che era frequentato specialmente dalle autorità e dagli impiegati municipali. Probabilmente assunse il nome di Gobbi dei Matti delle ore che venivano chiamati anche i "Gobbi delle ore" o semplicemente i "Gobbi". Più tardi venne trasferito vicino alla Loggia, nei pressi dell'Arco vecchio e venne chiamato "Caffè della Loggia" o anche "Caffè dei precc", perchè frequentato dagli stessi. Per molto tempo esso fu centro della vita politica e mondana di Brescia, fino a quando alla fine del settecento vennero aperti altri caffè fra cui la Bottega del caffè vicino al Teatro e il "Caffè du Jardin", aperto sotto i portici del centro e nel quale nel 1806 venne fondata una società di cultura, poi riconosciuta dal Governo napoleonico. Poco piu tardi vennero aperti i "Caffè del Gambero" e del "Bottegone" che furono particolarmente frequentati come il "caffè Bonalda" di fronte al Broletto, da ufficiali austriaci e perciò snobbati dai liberali bresciani che invece preferivano il "Caffè Frasnelli" di Via Mazzini che poi cambiò l'insegna in "caffè Moreschi". Avvenuta l'unificazione italiana e sviluppatasi, sia pure lentamente, la vita sociale cittadina, i caffè andarono diffondendosi. Vennero aperti il "Caffè Guerini" (che forse sostituì il "Caffe du Jardin" e di cui rimane un singolare fotomontaggio dovuto alla collaborazione fra un fotografo e il pittore Luigi Campini; il "Caffè Biseo" che nel 1862 costituì il centro per l'emissione delle azioni della "Società del Tiro a segno". Più tardi furono popolari il "Caffè delle cogome" perchè il caffè veniva servito in cuccume di rame e di ottone. Sul corso, che venne chiamato proprio per questo il "salotto di Brescia", vennero aperti il "Gran Caffè Maffio" dal nome dal proprietario, e rimodernato negli anni Trenta, e che fu sede del primo fascismo bresciano, del "Brescia Foot-Ball Club", e quartiere generale delle Mille Miglia; il "Caffè Grande" divenuto poco prima della prima guerra mondiale "Caffè Roma" e gestito da Giulio Ferretti e chiuso nel 1949; e, infine, il "Nuova Borsa", centro di affari prima della costruzione, nel 1932, delle sale del Mercato e nei giorni non di mercato frequentato dagli impiegati. Era molto conosciuto certo sciroppo di amarene con le quali venivano arricchite le granite. All'inizio di Corso Palestro fu aperto fino al 1929 il "Caffè Ferrandi" (poi sostituito dal "Credito Italiano"). Più avanti era famoso il "Caffè della Rossa", cosi chiamato per l'arredamento di velluto rosso. Era frequentato specie da un elegante pubblico femminile che vi consumava di preferenza la "barbajada", un frappè di latte, zucchero e cacao. In piazzetta Paganora, gestito dai Ferretti, rimase aperto dal 1900 al 1904 il ;Caffè Gambrinus" nel quale si esibirono perfino le ballerine delle "Folies Bergères". Poco distante, vi era il caffè-ristoro "La Büsa", perchè sotterraneo. Era frequentato da artisti e tecnici di teatro; venne poi trasformato in "Luoghi di decenza". Un mini-caffè consistente in un chiosco a vetri era nel rientro d'angolo della Chiesetta della Madonna del Lino in Piazza delle Erbe. Nella stessa piazza aprì un caffè oggi ancora funzionante, Mattia Heinz. Un caffè-birreria aprirono i Wührer in via Trieste (poi caserma dei vigili) prima e in corso Magenta (nel vecchio Casino Balucanti, a ridosso della Abside di san Barnaba ove ora sono í giardini). Dove oggi è Piazza della Vittoria esisteva da molti anni il Caffè del Granarolo; sull'angolo di Via Dante oggi quadriportico il Bar Milano dai colori bianco panna e oro. Colla nuova Piazza Vittoria sorsero il Caffè Principe, (voluto dall'ing. Pavia direttore della Riunione Adriatica, progettato dagli arch. Berardi e Bega, realizzato dall'Ing. Alberti ed inaugurato il 30 gennaio 1932), il "Caffè Nazionale" tenuto dai Moreschi e poi chiamato "Caffè Impero" ma che i Bresciani chiamavano con un titolo azzardato riferentesi alle terga della statua del "Bigio", oggi finito nei magazzini del comune. Fra il 1936 e il 1937 seguì il periodo di fortuna dei caffè, specie per le orchestrine che allietavano i frequentatori. Del resto non solo nel periodo risorgimentale ma anche in seguito i caffè costituirono delle piccole centrali della vita politica e sportiva bresciana. Un discorso a sè meriterebbero i caffè della provincia. Ve ne fu almeno uno in ogni paese di certo riguardo ed ebbero anch'essi importanti ruoli nella vita sociale dei paesi stessi.