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		<title>SPERI Giovanni Battista - Cronologia</title>
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		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Pgibe: una versione importata: Import volume XVIII</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;una versione importata: Import volume XVIII&lt;/p&gt;
&lt;table class='diff diff-contentalign-left'&gt;
				&lt;tr style='vertical-align: top;' lang='it'&gt;
				&lt;td colspan='1' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
				&lt;td colspan='1' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;Versione delle 20:12, 2 gen 2021&lt;/td&gt;
				&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2' style='text-align: center;' lang='it'&gt;&lt;div class=&quot;mw-diff-empty&quot;&gt;(Nessuna differenza)&lt;/div&gt;
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		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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		<title>Pgibe il 08:56, 2 gen 2021</title>
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				<updated>2021-01-02T08:56:59Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;'''SPERI Giovanni Battista'''&lt;br /&gt;
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(Montirone, 1787 - Brescia, 14 maggio 1844). Di Paolo. Di mestiere sarto, come si dichiarava nell'atto di matrimonio, fu poi, come si legge nell'atto di morte, &amp;quot;riattatore di quadri&amp;quot; e pittore. Giustamente Paolo Guerrini pensa che nel cambio di mestiere sia intervenuto l'interessamento del conte Teodoro Lechi. Fu soldato sotto Napoleone e molto legato alla famiglia Lechi che a Montirone aveva un palazzo. A 37 anni, il 31 gennaio 1824, sposava nel Duomo di Brescia Angela Tortima di Brescia di anni 24, &amp;quot;cucitrice&amp;quot; cioè sarta a domicilio. Dal matrimonio nacquero quattro figli: Tito (v.) (n. il 2 agosto 1825), Teodoro Paolo (n. il 22 dicembre 1827), Attilio Paolo (n. il 22 luglio 1829) e Santina. Mentre Teodoro Paolo e Attilio Paolo morirono in Chiari il primo il 19 giugno 1829 e il secondo il 6 gennaio 1834, il primo figlio e l'ultima sopravvissero.&lt;br /&gt;
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L'attività di &amp;quot;riattatore&amp;quot; dello Speri è segnalata dai &amp;quot;Commentari dell'Ateneo di Brescia&amp;quot; del 1829 (p. 209) riguardo al trasporto sopra tela &amp;quot;con nuovo metodo&amp;quot; dell'affresco di Lattanzio Gambara il &amp;quot;serpente di Mosè&amp;quot;. Negli stessi &amp;quot;Commentari&amp;quot;, dopo la descrizione del metodo con cui il veneto patrizio Filippo Baldi riusciva a ridurre in tela gli affreschi, si legge: &amp;quot;Con metodo, forse non molto dissimigliante, procedette il nostro Speri levando dai Chiostri mal guardati di Santa Eufemia l'emblematica figura del Salvatore&amp;quot;. Anche a Lodi, come si legge nei &amp;quot;Commentari dell'Ateneo&amp;quot; di Brescia del 1834, potè &amp;quot;dare effetto lodevolissimamente col togliere dal muro un affresco del celebrato Callisto Piazza&amp;quot;. Nei &amp;quot;Commentari&amp;quot; stessi si legge che lo Speri &amp;quot;ristauratore di quadri dalla casa Crivelli, che vuolsi essere quella abitata dal nostro Lattanzio Gambara, levò con bella maniera una rappresentazione di due puttini, e che ridotta in sulla tela donò all'Ateneo, come prova e caparra d'altre consimili operazioni&amp;quot;. Per questa sua attività e per questi donativi, lo Speri veniva &amp;quot;onorato&amp;quot; del secondo premio dell'Ateneo. Nell'esposizione di belle arti e mestieri, indetta nel 1841 dall'Ateneo di Brescia lo Speri si produceva con due ritratti ad olio. I &amp;quot;Commentari dell'Ateneo&amp;quot; del 1841 notano: &amp;quot;Piacque anche al nostro pubblico, al quale è noto lo Speri per espertissimo ristoratore di quadri, vederlo altresì presentarsi come autore, e riconoscere quest'altra sua abilità negli esposti due saggi&amp;quot;, forse i due ritratti, probabilmente raffiguranti i figli Tito e Santina, che verranno poi esposti all'Ateneo nel 1878. Sempre i &amp;quot;Commentari dell'Ateneo di Brescia&amp;quot; nel 1843, esaltavano la sua perizia e rilevavano come felice esperimento di tale arte, premiato dall'ateneo, lo stacco dal palazzo Orsini in Ghedi, di affreschi attribuiti a Girolamo Romani. Tra tali affreschi una &amp;quot;testa&amp;quot; di Nicolò Orsini, duca di Pitigliano che il figlio Tito donò o vendette alla Pinacoteca Tosio-Martinengo, con un'elegante dedica in latino.&lt;br /&gt;
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Nel 1842 restaurò alcuni dipinti del Moretto nella chiesa di S. Clemente. Presentandolo alla fabbriceria di tale chiesa, nel febbraio 1837, Luigi Basiletti esprimeva il suo parere cioè che fosse &amp;quot;in Brescia l'artista più atto a tale lavoro avendo in molte altre opere di simil genere dato prova di somma diligenza e capacità nell'arte&amp;quot;. Nella &amp;quot;Gazzetta Privilegiata&amp;quot; di Milano del 10 aprile 1843 certo Lambertini segnalava la &amp;quot;prodigiosa operazione&amp;quot; di riporto da parte dello Speri di Pippi Giulio (sic) e di affreschi di Bernardino Luini strappati dai muri di casa Silva in Milano. Tali dipinti finirono a Berlino &amp;quot;con gran soddisfazione&amp;quot; del re di Prussia e del direttore dei musei prussiani Voager. Inoltre prove dell'abilità dello Speri erano gli strappi di un affresco di Giulio Romano e di dipinti tolti da una sala di palazzo Nonio di Mantova. Negli stessi &amp;quot;Commentari&amp;quot; del 1844 si legge ancora: &amp;quot;Non è la prima volta che ci fa, lo Speri, conoscere la sua perizia nell'artifizio utilissimo di riportar sulla tela gli affreschi, salvandoli dai deperimenti a cui si trovano esposti nelle pareti, o per inclemenza degli elementi o per incuria dei possessori o per altre naturali ed eventuali cagioni&amp;quot;. E ancora si legge: &amp;quot;Dei due dipinti che a queste copie l'artista aggiunge di proprio (un ritratto di donna, un altro di giovanetto, dipinti a olio) il ritratto virile per la verità e pel rilievo, meritò specialmente gli encomi degli intelligenti&amp;quot;. Come ha scritto mons. Martini nel &amp;quot;Confortatorio di Mantova&amp;quot; (p. 44) su notizie con tutta probabilità avute dal figlio Tito, negli ultimi giorni di vita lo Speri &amp;quot;restaurò gli affreschi dipinti sulla facciata del palazzo del conte di Cles e ne ebbe molta lode&amp;quot;. È anche autore di un'Addolorata, tela ad olio collocata nella sagrestia della chiesa di S. Maria Assunta di Pisogne, firmata sul retro G.B. Speri P. 1844, che il Panazza definisce &amp;quot;lavoro accurato di gusto accademico&amp;quot;.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_18]][[Categoria: Lettera_S]][[Categoria: Volume_18 - Pagina_60]][[Categoria: Volume_18 - Lettera_S]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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