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		<title>RICCHINO - Cronologia</title>
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		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Pgibe: una versione importata: Import volume XV</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;una versione importata: Import volume XV&lt;/p&gt;
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				&lt;td colspan='1' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
				&lt;td colspan='1' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;Versione delle 16:12, 10 nov 2019&lt;/td&gt;
				&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2' style='text-align: center;' lang='it'&gt;&lt;div class=&quot;mw-diff-empty&quot;&gt;(Nessuna differenza)&lt;/div&gt;
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		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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		<title>Pgibe il 12:12, 10 nov 2019</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;'''RICCHINO (o Richino) Francesco'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Bione, 1520 c. - m. ante 1575). Pittore. Fu anche buon architetto e si dilettò di poesia. Di famiglia, secondo una tradizione raccolta dal Cozzando, di origine rovatese che A. Racheli vuole esule dal paese dopo la ribellione ai francesi nel 1509, nacque a Bione da Maestro Crescimbene e forse nipote del notaio Pecino. Verso il 1545 entrò, secondo il Vasari e la maggioranza dei critici, nella bottega del Moretto assieme a Galeazzi, Mombelli e Marone, mentre Camillo Boselli propende a ritenerlo allievo del Galeazzi. Ancora giovanetto offre il suo obolo allo sviluppo della Congrega Apostolica. Tra le prime opere sono considerate da qualche critico una Madonna col Bambino e S. Agata e una SS. Trinità nella chiesa parrocchiale di Lavone, quest'ultima datata 1539, firmata con il monogramma F.R. Sandro Guerini gli attribuirebbe, sia pure dubitativamente, una Pietà esistente nella parrocchiale di S. Vigilio, eseguita con Sebastiano Aragonese. Il pittore Galeazzi risulta tra i testimoni del primo testamento, che il Ricchino stende nel 1554, in procinto di recarsi a Dresda presso il duca Augusto di Sassonia, Elettore del S.R.I. A Dresda lavora con il fratello Benedetto, dedicandosi anche all'abbellimento esterno del cortile del castello. In Sassonia rimase pochi anni, eseguendo forse anche opere di architettura, come asserisce P.V. Begni Redona. Ottavio Rossi avalla le voci che &amp;quot;dubitando che gli si oscurasse lo splendore della cattolica religione, ch'era quasi del tutto sparita nella città dov'egli abitava, lasciò le ricchezze e le commodità di quelle e ritornò&amp;quot;. È tuttavia singolare l'esistenza di una incisione da lui firmata nel 1561 in un volume su Martin Lutero, profeta dei dottori tedeschi, stampata a Württemberg nel 1561. Secondo Camillo Boselli: «il Ricchino dovette partire ben presto per la Germania e noi possiamo porre in relazione questa sua chiamata alla corte di Sassonia colle relazioni che il Ricchino, valsabbino, dovette avere colla potente casa dei conti di Lodrone, signori di buona parte di quella vallata e grandi feudatari dell'impero». Gli storici tedeschi lo fanno attivo in Dresda assieme al fratello Benedetto alla decorazione del cortile del castello fino al 1555 e pure fino a quella data tenne cattedra di pittura ed architettura presso la università di Württemberg. Acuitasi la lotta religiosa (tale la spiegazione del Cocchetti che riprende il Rossi) preferì tornare in Italia. Ed il 1555 è una delle poche date certe, o meglio, meno incerte della vita del Ricchino. Un documento pubblicato dal Morelli nel suo articolo sul Moretto dice &amp;quot;essendo questi (il Moretto) sgraziatamente mancato il 22 dicembre 1554, il lavoro di una pala per S. Eufemia già allogatagli, vien passato al suo scolaro Ricchino&amp;quot;. Con questo documento e colla data stessa coincide anche la noticciuola vasariana del 1566 che dice: &amp;quot;ultimamente è tornato di Lamagna F.R., anch'egli pittore bresciano, il quale, oltre a molte altre pitture fatte in diversi luoghi, ha lavorato alcune cose di pittura ad olio nel detto S. Pietro in Oliveto in Brescia che son fatte con studio e molta diligenza&amp;quot;. &lt;br /&gt;
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Una data certa è quella registrata dall'ab. Zaniboni nelle &amp;quot;Fabbriche di Brescia&amp;quot;, per cui il Ricchino nel 1560 avrebbe testimoniato assieme all'architetto comunale Berretta, in un contratto per un piedestallo della Loggia. Camillo Boselli anche solo per approssimazione, ne data la nascita nel secondo decennio del sec. XVI. A Brescia divenne subito uno degli esponenti più in vista dell'ambiente culturale cittadino e venne ammesso nell'Accademia degli Occulti con l'epiteto di &amp;quot;desioso&amp;quot; e &amp;quot;per indicare la fortezza dell'animo suo unita alla dolcezza d'indole soavissima e al candor di puri e semplici costumi&amp;quot; gli si decretò per emblema una colonna d'ordine storico circondata da candidi fiori con il motto &amp;quot;ut erigar&amp;quot; (che io m'innalzi), indicando, dice il Segretario Arnigio, come il Ricchino si sarebbe elevato sopra gli altri accademici. &lt;br /&gt;
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Come afferma Ottavio Rossi «scrisse alcuni piccoli poemetti nella lingua latina, e nella italiana, che o si sono perduti o si sono stati trafugati dalla indiscrezione di quelli che sono infami pizzacomorti (sic) delle virtù degli altri». Tuttavia il Peroni segnala del Ricchino tredici sonetti a p. 57 e sgg. nelle &amp;quot;Rime degli accademici Occulti con le loro imprese&amp;quot; (Brescia, per Vincenzo di Sabbio, 1568, in 4°). Cantò le vittorie di Margherita d'Austria, donna sì illustre nei Paesi Bassi, celebre per le sue disgrazie, per la fermezza del carattere e per la sua influenza sugli eventi politici del tempo suo. Più volte citato il sonetto scritto in memoria della figlia Angela, monaca agostiniana nel convento dei Ss. Pietro e Marcellino, morta in concetto di santità nel 1560. A lui dedicarono un carme l'umanista G.A. Taglietti, e un epigramma, riportato da O. Rossi e Cesare Ducco. Come sottolinea S. Guerrini: «in questo periodo bresciano dell'attività del Ricchino troviamo frequenti collegamenti con il Moroni, in compagnia del quale tra il 1565 ed il 1567 dipinge la cappella del SS. Sacramento di Romano di Lombardia, ed in generale con il mondo bergamasco: risale infatti al 1565-66 l'esecuzione delle due pale per la parrocchiale di Palosco». Smentito invece che appartenga al Ricchino una lettera del 1565 nella quale vengono date disposizioni a Tiziano per i quadri del salone della Loggia, lettera scritta invece dai Rettori della città. Del 1566 sono i quattro impegnativi teleri di S. Pietro in Oliveto a Brescia e del 1568 la decorazione del tabernacolo di Tavernole. Nel 1570 e nel 1571 l'artista, ormai da tempo residente a Brescia e qualificato come &amp;quot;pictor eccellentissimus&amp;quot;, detta due altri testamenti, nei quali si preoccupa che i suoi strumenti di lavoro e i disegni rimasti in bottega siano custoditi dalla moglie, in attesa che qualcuno dei nipoti dimostri la vena artistica. Nel 1573 firma un altro affresco nella chiesa di Lavone mentre gliene viene attribuito un altro. &lt;br /&gt;
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Scartata da Sandro Guerrini l'ipotesi che abbia progettato la chiesa di Bione, della quale venne posta la prima pietra nel 1595, da un atto del 12 luglio 1575, recentemente segnalato dal Volta, risulta invece che il pittore Vincenzo Luchini viene incaricato dai rappresentanti dell'Ospedale di Brescia di terminare la pala per l'altar maggiore della pieve di Erbusco iniziata dal &amp;quot;q. m.ro Francesco Richino Pittore&amp;quot;. È questa la data estrema della biografia dell'artista. Ma la tradizione rovatese vuole che «prima di morire ebbe la nobile compiacenza d'accompagnare nella sua patria il Santo Arcivescovo della lombarda metropoli Carlo Borromeo cui era famigliarissimo; assistette alla indimenticabile Visita Pastorale: indi lasciati gli studi e gli affari, non pensò che all'anima sua, nobile, eletta, sinceramente cristiana, resa al Creatore fra il compianto degli amici, fra le lagrime dell'intiera cittadinanza». L'Arnigio vuole che si sia dedicato anche alla scultura, nella quale divenne celeberrimo. Ma di ciò non si conosce nulla. Ritenuto dalla tradizione come il miglior scolaro del Moretto e del Galeazzi, subì poi influssi del manierismo tedesco, del Moroni, dei Campi. Il Morassi vede nelle sue tele «interessanti pitture a colori piuttosto chiari, di pretto sapore manieristico. Vi si notano appena influssi veneti, mentre appaiono piuttosto evidenti le relazioni stilistiche coll'Italia centrale derivate attraverso i Campi». G. Panazza e C. Boselli scrivono: «Circa l'arte sua noi possiamo dire ch'essa si conosce solo dopo il suo ritorno dalla Germania e per un numero esiguo di opere con caratteri ben diversi, quasi opposti. Se infatti i noti teleri di S. Pietro (1566) appaiono opera fredda, miscuglio caotico di motivi tedeschi, cremonesi, morettiani, tutti uniti da grandi fughe prospettiche d'edifici ed il tabernacoletto di Tavernole (1568) appare tutto preso da reminiscenze morettesche sì da riuscire fra le più convincenti opere degli epigoni del Bonvicino, le tele di Palosco appaiono già chiaramente avviate sulle strade cremonesi d'un Campi o di un Malosso». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A Francesco Ricchino fu intitolata la Scuola professionale di disegno fondata nel 1876 dalla Società Operaia Industriale e Agricola di Rovato. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opere firmate o attribuite: BORGO PONCARALE - parrocchiale: ritratto di Agostino Gallo nella pala di S. Rocco (attribuzione di Sandro Guerrini). BOVEGNO - canonica: Madonna col Bambino proveniente dal Santuario della Madonna della Misericordia (attribuita da Sandro Guerrini, mentre il Boselli la attribuì al Galeazzi; dal Panazza avvicinata a Marone il giovane). BRESCIA, S. Pietro in Oliveto - abside: a) Mosè salvato dalle acque, b) Mosè che spezza le tavole della legge, c) Mosè fa scaturire l'acqua dalla rupe, d) Mosè scaccia i pastori di Madian (olio su tela cm. 380 x 280 firm. &amp;quot;Franciscus Ricchinus Brix. Fac. 1566&amp;quot;), dipinti restaurati da Scalvini e Casella (1971). Vi è chi ritiene che in S. Pietro in Oliveto abbia dipinto fra i giudici il filosofo Vincenzo Maggi; due profeti (perduto). Chiesa di S. Giuseppe: Natività di S. Giovanni B. (perduto). Museo Cristiano: tabernacolo coi Ss. Pietro, Nicola, Filastrio, Rocco, firm. e datato: &amp;quot;Franciscus Ricchini / de Bione / pinxit / et deauravit / Anno pubblice salutis / MDLXVIII&amp;quot; (proveniente dalla chiesa di S. Filastrio di Tavernole). Nella QUADRERIA di Paolo Brognoli esistevano: S. Margherita, siglato S.R.F. e perciò a lui attribuito e un ritratto di Bartolomeo Arnigio da lui firmato. ERBUSCO- parrocchiale: pala dell'altare maggiore (iniziata dal &amp;quot;q. m.ro Francesco Ricchino&amp;quot; finita nel 1575 da Vincenzo Lucchino). FLERO - parrocchiale: Ultima Cena (1540 attrib. da E.M. Guzzo). GAZZANE DI ODOLO - parrocchiale: Madonna col Bambino fra i Ss. Rocco e Michele arcangelo (attribuita). GORZONE - parrocchiale: B.V. col Bambino fra i Ss. Rocco e l'Arcangelo Michele (attribuzione di Giacomelli registrata da U. Vaglia). GRATICELLE DI BOVEGNO - parrocchiale: S. Antonio di P. (attribuita sia pure dubitativamente al Ricchino o al suo ambito da Sandro Guerrini). LAVONE - parrocchiale: affreschi riscoperti nel 1963 a lui attribuiti. Ma gli unici possibilmente suoi potrebbero essere una SS. Trinità del 1537 e forse altri posteriori. Inoltre gli è stato attribuito un tabernacolo, che si trova all'altare dei Ss. Rocco e Carlo, che S. Guerini colloca fra il 1570-1575, porta le figure di S. Nicola e di S. Maria Maddalena. PALOSCO - parrocchiale: Incoronazione della B.V. (un tempo attribuita al Moroni), Melchisedech ed Abramo (a olio). ROMANO DI LOMBARDIA - parrocchiale: cappella del SS. (affreschi con il Moroni). SENIGA - collezione privata: ritratto di Agostino Gallo. SALE MARASINO - chiesa Disciplina: Madonna col Bambino e i Ss. Rocco, Pietro, Paolo e Sebastiano, firmata con Sebastiano Aragonese con le sigle F.R./S.A. TAVERNOLE - chiesa di S. Filastrio: tabernacolo ora nel Museo Cristiano di Brescia.&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
In GERMANIA rimangono secondo il Thieme Becker le seguenti opere: DRESDA- cortile del castello: decorazione a graffito (1551-55); GOTHA - Landes-Bibliotek: ritratto di Augusto di Sassonia (incisione colorata dal libro &amp;quot;Die Propheten deutsches Doktors Martin Luther&amp;quot; nell'edizione di Württemberg 1561, incisione firmata &amp;quot;Frac. Ric.&amp;quot;). Di lui abbiamo pubblicati epigrammi in risposta a quelli a lui mandati da F. Spinola (Epigr. lib. I p. 10 sgg.).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_15]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_15 - Pagina_17]][[Categoria: Volume_15 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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