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		<title>REDOLFI Fortunato - Cronologia</title>
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		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Pgibe il 07:42, 28 ago 2019</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;'''REDOLFI Fortunato'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Zanano, 8 novembre 1777 - Monza, 8 aprile 1850). Del dott. in legge Giuseppe e di Angela Tonni-Bazza di Preseglie. Trascorsa la fanciullezza nel paese natale, a dieci anni per consiglio dello zio don Ludovico Redolfi, già appartenente alla Compagnia di Gesù da poco soppressa, viene inviato a studiare per sette anni nel Collegio di S. Maria degli Angeli in Monza gestito da ex Gesuiti, ove si distingue nelle lingue greca e latina e nel disegno. Ritornato in patria nel 1794, manifesta al padre il suo desiderio di votarsi alla vita religiosa ottenendone diniego. Si dedica ad istruire i compagni nella religione, divertendoli coll'improvvisarsi capocomico e impresario di un teatrino domestico cui fa partecipare i suoi coetanei. Nel settembre 1797 viene aggregato all'arma scelta dei «Veliti» della Repubblica Cisalpina e destinato al seguito di Buonaparte con residenza a Monza, prima, poi a Milano; in ambedue le città egli frequenta i Barnabiti guidato spiritualmente dal padre Carnevali. Il 30 settembre 1799 entra nella Congregazione dei Barnabiti del noviziato di s. Maria di Carrobiolo di Monza e passando attraverso le tappe intermedie (voti privati 31 ottobre 1800, quelli solenni il 22 dicembre 1801; 13 febbraio 1803 suddiaconato, 4 giugno diaconato) viene ordinato sacerdote il 24 agosto 1803 ed inviato, di lì a pochi mesi, a Cremona nel loro collegio ginnasio «SS. Pietro e Marcellino» per insegnare umanità. Poiché soffre per il clima, nell'ottobre 1805 viene trasferito al noviziato di Monza dove predica e assiste alle scuole. Approvato per le confessioni il 7 gennaio 1807, viene inviato a Bologna (ottobre 1807) come professore di lettere al Convitto di s. Luigi e anche a quello di s. Luca; verso la fine del 1809, viene trasferito a Lodi incaricato della predicazione domenicale. Il 25 aprile 1810 Napoleone sopprime anche la Congregazione dei Barnabiti e il Redolfi da Lodi ritorna a Monza come insegnante nel Collegio di S. Maria degli Angeli: morto il suo amico P. Caccialupi abbandona il Convento alla fine del 1810 per ritornare in terra bresciana presso lo zio Ludovico, arciprete di Adro. Lo zio gli lascia ampia libertà di azione per cui pur continuando a vivere secondo la Regola religiosa sviluppa il suo apostolato spaziando liberamente in molteplici direzioni. E difatti egli si adopera per la riapertura del già soppresso Monastero delle Cappuccine di Capriolo e per diffondere nel bresciano l'istituzione degli Oratori. Nel monastero di Capriolo dal 1812 pensa di fondare una &amp;quot;Congregazione delle povere di Maria&amp;quot; per l'educazione delle ragazze, della quale stende un abbozzo di regolamenti dedicandosi alla raccolta di denaro per il restauro della chiesa e del monastero. Ma l'azione più incisiva e appassionata la dedica agli oratori. Acquista e restaura in Adro la chiesetta di S. Anna (ancora oggi cappella dell'Oratorio) vi apre il primo Oratorio (1813), scrivendo anche le &amp;quot;Regole per il retto ordinamento della Pia Società&amp;quot; che poi affida a don Francesco Masneri. Visti gli ottimi risultati, apre un altro luogo di ritrovo per le ragazze che affida a donne di buoni costumi, o a persone consacrate ed ex religiose. Dopo questi primi oratori ne avvia altri: a Gardone V.T. (Oratorio maschile frequentato da 150 giovanetti e Oratorio femminile con 300 iscritte); quello di Sarezzo, assistito dal falegname-sagrista Gerolamo Archetti, e che ha come alunni Vincenzo Avogadro, prete filippino e Giacomo Avogadro, prevosto di Rovato; l'oratorio di Zanano dal quale uscirà don Lorenzo Pintozzi, il celebre direttore dell'oratorio di S. Zanino in Brescia. Affrontando gravi fatiche fonda l'oratorio di Bagolino. Pur se colpito da sordità e portato a vita solitaria (che vive nel convento di S. Giacomo a Cologne sul monte Orfano presso la Cappella dei Ss. Emilio e Tirso di Capriolo), si dedica durante la terribile carestia e l'epidemia di tifo petecchiale ai poveri e agli ammalati. Per alcuni mesi nel 1817 si ritira a meditare nel santuario di Conche, dipingendone anche le pareti. Nel 1821 ripristinata la sua Congregazione (ricostituita ufficialmente però solo nel 1825) fa subito ritorno a Monza nonostante le pressioni di autorevoli persone affinché rimanga ad Adro. Là si dedica alla predicazione nel convento del Carrobbiolo e l'8 settembre 1822 fonda l'Oratorio dei ragazzi usando per l'istruzione religiosa la casa di Carrobbiolo e per la ricreazione l'abbandonato convento francescano delle Grazie Vecchie: il 25 febbraio unifica al Carrobbiolo l'Oratorio maschile che si sviluppa nonostante aspre contrarietà e difficoltà. Apre anche un Oratorio femminile intitolato alla B.V. Addolorata, affidandolo alla nobil donna Maria Luigia Naudet, sostituita poi dalla signora Francesca Sirtori. Nel 1826 il card. Carlo Gaetano Gaisruck nomina P. Redolfi «Moderatore della Congregazione maschile e femminile di Monza». Approfittando di predicazioni, ritiri e tridui sprona sacerdoti a promuovere oratori maschili e femminili che, per sua opera si estendono a Legnano (1833) e nel periodo 1838-1844 a Crema, Usmate, Arcore, La Santa, Lissone, Desio, Brugherio, Vedaro, Lesino, Vailate. Infaticabile, ritorna in questi centri di educazione cristiana per sostenere sacerdoti e laici con consigli ed incoraggiamenti. Per gli oratori scrive commedie e drammi. Estroso e geniale lascia in essi statue specie della Madonna Addolorata da lui stesso scolpite e scenari e tele con paesaggi da lui dipinti. Anche don Bosco arriverà al Carrobiolo di Monza per osservarne il funzionamento e trarre valide idee per le sue opere educative. Assieme si dedica con amore all'assistenza degli infermi. Morto in concetto di santità, i suoi funerali sono un trionfo; alla sua intercessione vengono attribuiti vari prodigi. Nel 1888 la sua salma viene trasferita alla chiesa del Carrobiolo e viene introdotta la causa di beatificazione. Vivo rimane il suo ricordo anche in Valtrompia e nel bresciano tanto che un suo cronista contemporaneo, Marco Cominazzi di Gardone V.T. scriverà: «Questo fu luomo (sic.) più santo che io abbia conosciutto (sic)». Nel 1919 venne avviato il processo apostolico e il 14 giugno 1966 vennero discusse le virtù eroiche. Di lui rimangono a stampa: &amp;quot;Luigi Gonzaga - Dramma&amp;quot; (Monza, Tip. Corbetta, 1827, in 12° di pp. 60 con varie inc. in i.f.t. che sarebbero dello stesso Redolfi e che uscì anonimo; e poi Milano, Tip. d. Lega Lombarda di M. Sanfelice, 1891, in 16°, pp. 76 con ritr. nel t., inc. 1); &amp;quot;Esercizio della Via Crucis&amp;quot; (Monza, Tip. Corbetta, 1851, in 12°, pp. 32 con fig.). È rimasta inedita una &amp;quot;Versione poetica, del libro di Isaia e dei Salmi&amp;quot; per la quale ebbe l'approvazione generalizia di stampare l'1 settembre 1847. Come ha scritto G. Boffito nella &amp;quot;Biblioteca barnabitica&amp;quot; vol. III: «Ci restano di lui diverse accademie poetiche; la più antica composta l'an. 1811 nel collegio di Monza, per celebrare la memoria dell'ab. Carlo Antonio Caccialupi, ed è una serie di componimenti poetici italiani e latini in lode del defunto: le altre scrisse tutte pe' suoi Oratorii, e ce ne rimangono quattro. Consistono in dialoghi tra pastori ed in poesie di temi e metri diversi, tutte però sacre e morali, nelle due lingue italiana e latina: le faceva recitare nelle feste del santo Natale o nelle ferie del carnevale, da' chierici e dai giovinetti che frequentavano le scuole. Oltre a queste accademie, adattò pel medesimo fine alcuni drammi del Metastasio. Due egli stesso ne compose: l'uno ha per titolo Volfero o Wolpher re di Mercia in Inghilterra, che condusse il suo regno al cristianesimo verso la metà del settimo secolo: l'altro San Luigi Gonzaga, e questa è la sola composizione che abbia veduto la luce; venne stampata in Monza, ma senza il nome dell'autore, l'anno 1827, e fu più volte con molto gradimento rappresentata non solamente nell'Oratorio di Monza, ma eziandio in altri Oratori di Milano e d'altre città. Tradusse anche in versi molti inni della Chiesa, e compose divotissime canzoni da cantarsi prima e dopo la Comunione ed in altre circostanze. Ma l'opera sua di maggior lena è la traduzione poetica di tutti i Salmi e dell'intero volume di Isaia». Non sono invece suoi ma dello zio Ludovico Redolfi, arciprete di Adro, i grossi volumi di prediche non esenti di mende teologiche a lui erroneamente attribuiti.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_14]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_14 - Pagina_325]][[Categoria: Volume_14 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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		<title>Pgibe: una versione importata: Import Volume XIV</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;una versione importata: Import Volume XIV&lt;/p&gt;
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		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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