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		<title>OLDOFREDI - Cronologia</title>
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		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Pgibe: una versione importata: Import volume 10</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;una versione importata: Import volume 10&lt;/p&gt;
&lt;table class='diff diff-contentalign-left'&gt;
				&lt;tr style='vertical-align: top;' lang='it'&gt;
				&lt;td colspan='1' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
				&lt;td colspan='1' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;Versione delle 08:50, 1 ott 2018&lt;/td&gt;
				&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2' style='text-align: center;' lang='it'&gt;&lt;div class=&quot;mw-diff-empty&quot;&gt;(Nessuna differenza)&lt;/div&gt;
&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/table&gt;</summary>
		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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		<title>Pgibe il 03:50, 1 ott 2018</title>
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				<updated>2018-10-01T03:50:05Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;'''OLDOFREDI'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antichissima stirpe ghibellina, già detta «degli Isei» che ebbe comune origine con i «della Corte d'Iseo» e si fregiò &amp;quot;ab immemorabili&amp;quot; del titolo di conte. Gli Oldofredi furono signori d'Iseo e capitani della rocca di Montisola fino al secolo XII ed ebbero altri feudi in Lombardia e in Piemonte. Non è certo attendibile Francesco Sansovino che nella sua opera «Origine e fatti delle famiglie illustri d'Italia» (1670) ne attribuisce la discendenza da un principe longobardo. Assolutamente inattendibile è il Faino che attribuisce agli Oldofredi due santi: Jacobino e Jovita, che sostiene sepolti in S. Afra sotto l'altare di S. Apollonio nel 122 d.C. E ancora spurio l'Uldufredus de Iseo (1106), uomo d'armi, registrato dal Biemmi nella sua apocrifa «Breve recordationis de Ardiccio de Aimonibus». Altri sono ricorsi, come capostipiti, a Lanfranco e a Giacomo di Iseo che nel 1152 si presentarono all'imperatore per ricomporre i contrasti fra bresciani e bergamaschi. Giacomo, poi, il 7 maggio 1167, partecipò alle trattative, per la Lega Lombarda, e nel 1192 veniva chiamato a far da paciere fra Brescia e Bergamo nelle controversie su Volpino. Probabilmente ancora questi il 5 dicembre 1200, era fra i promotori di un atto di concordia firmato a Robecco fra Brescia e Cremona. Partecipò in seguito alla spedizione dei bresciani contro i cremonesi che finì ad Albuzago con la cattura del carroccio cremonese. Sembra sia stato ucciso il 1212 in uno scontro con i Masperoni, presso Cazzago di Franciacorta. Nel 1208 Uberto da Iseo è podestà di Cremona. Paolo Guerrini è dell'opinione che gli Oldofredi, i Della Corte, i Lantieri di Paratico e forse anche i conti di Caleppio, siano tutti rami della celebre e potente famiglia dei Federici, schiatta germanica che ebbe infeudazioni imperiali, vescovili e monastiche in tutta la Valle Camonica e che si ramificò prodigiosamente nel Bresciano, nel Trentino, perfino a Venezia e in Dalmazia. Di questa supposta derivazione non si possono dare le prove documentarie. In una «Genealogia nobilium de Ridanis della Curte de Iseo» descritta sui documenti di famiglia del secolo XVI, si mette come primo capostipite conosciuto un Graziadio (1285) che probabilmente è un pronipote di quel Graziadio d'Iseo che nel 1237 fu spedito dal comune di Brescia come ambasciatore al cardinale Ostiense. Rinaldi afferma che lo stemma antico di Casa Oldofredi era «solo il Leone di propria natura in Campo Rosso», come è rimasto ai signori Della Corte di Iseo, e come si vede sul monumento sepolcrale di Giacomo il vecchio alla pieve di Iseo. Ma poi a significare l'adesione della stirpe all'impero e al partito ghibellino, gli Oldofredi cambiarono lo stemma e accanto al Leone primitivo accamparono l'Aquila nera imperiale, «poscia col tempo o per altre occasioni in qualche parte alterata o accresciuta, massime di tre Aquile nere in campo d'oro coronate». Sembra a qualcuno che ai primi del sec. XIII vi fossero due famiglie degli Isei o Oldofredi, una guelfa, l'altra ghibellina. Alla prima sarebbero appartenute Tiburga ed Imazza o Imelda (v. Oldofredi Tiburga e Imelda) distintesi nel 1228 (secondo altri nel 1248) nell'assalto al castello di Montecchio, per vendicare gli oltraggi ricevuti da un certo Tizzone o Cizzone. Alla fazione ghibellina sarebbe appartenuto Graziadio da Iseo che compare nel 1238 nella delegazione che fece atto di sottomissione dei bresciani a Federico II. Cesare Cantù sostiene che, nel 1258, gli Oldofredi avrebbero parteggiato per Ezzelino da Romano. Da questi nomi e fatti pare di evincere che gli Oldofredi aderivano alla fazione ghibellina.&lt;br /&gt;
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Sembra che gli Oldofredi abbiano avuto parentele illustri con i Suardi di Bergamo e con gli stessi Visconti. Lo stesso Guerrini sostiene che il primo degli Oldofredi che si presenta nella storia con decisa e sicura importanza e rilevante prestigio è il milite Giacomo o Giacobino il vecchio qd. Oldofredo (m. nel 1325), del quale si ammira il mausoleo sulla facciata della Pieve di Iseo. Egli era già presente in Brescia con abitazione alla Pallata. Ebbe probabilmente numerosi figli tra i quali emerse il figlio Oldofredo (v.) nobile, podestà di Vicenza, acceso ghibellino e visconteo, costruttore del Canale Fusia. Morto nel giugno 1348, egli lasciò i figli Giacomo II, detto Novello, Giovanni I, Antoniolo, Michele e Tedoldo o Teobaldo avuti da Imperatrice che seguirono fedelmente la politica del padre militando nell'esercito visconteo e legando le loro fortune al governo e alle sorti dei Visconti e dell'impero. Antoniolo comunque era già morto prima del 1402, mentre Michele risulta già morto nel 1371 e nello stesso anno la nonna Imperatrice fa da tutrice al nipote Robalaco, figlio del fu Michele. Giovanni I ebbe tre figli: Cristoforo, Giacomino III e Giovanni II; e due figlie: Bartolomea, andate sposa a Scipione di Mazzolo Suardi, e Dorotea, moglie di Federico di Maffeo Gambara. Cristoforo seguì ben presto le orme paterne, partecipò con i vari de Yseo alle lotte contro i guelfi e batté presso l'Oglio i Calini e gli Avogadro di Brescia: si ricorda una sua partecipazione con mille armati, effettuata il 9-10-1393 contro Adrara, dove furono bruciate molte case e tutto il raccolto. Secondo il Lonati, Cristoforo de Yseo morì in combattimento ad Iseo il 10 dicembre 1393. La discendenza di questo Cristoforo visse in Palazzolo. Narra il Rinaldi che Giacomo II detto il «Novello» ebbe nel 1380 da Bernabò Visconti, signore di Milano e vicario imperiale, il titolo e la giurisdizione di «Conte di Iseo», tramutato nel 1415 dall'imperatore Sigismondo in quello di Marchesi di Iseo con piena giurisdizione sulla Quadra di Iseo e sulle terre di Adro, Erbusco e Verolavecchia. Centro di questa contea o marchesato fu il paese di Iseo. Qui oltre alla rocca o castello che ancora porta il loro nome, gli Oldofredi tenevano, come ha scritto il Rinaldi, l'«erario» e l'arsenale che Giuseppe Vitali ha individuato nel casamento di via Sombrico, poi passato ai Rampinelli. Da Oldofredo qd. Giacomo qd. Oldofredo derivarono due rami, quello di Giovanni I (v.), milite come il padre e dal quale discesero Giacomino III, Pietro e Francesco. Quello di Antoniolo, milite dal quale nacquero Michino (che ebbe Antoniolo), Arrighino, milite (che ebbe Marco, Cristoforo, Giacomo e Giovanni), e Oldofredo. Questi separatosi dai fratelli ebbe Tonino, Arrighino e Tedoldo. I quattro fratelli compaiono nel Codice necrologico-liturgico del monastero di S. Giulia, il che fa pensare che ebbero rapporti economici e feudali con il celebre monastero. Anche durante la prima metà del sec. XV gli Oldofredi rimasero accesi ghibellini e strettamente legati ai Visconti che seguirono anche nei rovesci di fortuna, affrontando l'esilio, la confisca dei beni e il bando piuttosto che mancare alla parola data. Per essi a Iseo e nei dintorni si batterono anzi, con ogni forza e con ogni mezzo, Giacomino III (v. Oldofredi o Isei Giacomino) e Giovanni II (v.), buscandosi il 30 giugno 1411 dal Malatesta una condanna alla pena capitale. La condanna trovò gli Oldofredi emigrati a Milano e diede un colpo fatale alla loro potenza politica ed economica a Iseo. La scossa si accentuò successivamente nella lotta tra Milano e Venezia e con l'avvento (1426) del governo della Repubblica di Venezia nei territori di Brescia e di Bergamo. Gli accaniti viscontei scontarono la loro tenace fedeltà con l'esilio e la perdita di molte rendite, emigrarono, decaddero in bassa fortuna, furono dispersi, schiantati ma non domati. A Palazzolo invece fiorì la discendenza di Cristoforo, da cui discesero Giacomino IV (morto giovanissimo prima del 1426), Leone e Antonio che compaiono negli estimi sotto la voce Palazzolo nel 1426, nei seguenti fino al 1442, rifiutandosi però, come i loro discendenti, di pagare le tasse a Palazzolo giungendo poi a transazioni con la corresponsione di un versamento di 8 soldi a forfait al mese. Tuttavia non nella posizione preminente di un tempo, agli inizi del Cinquecento si trovano alcuni Oldofredi ammessi al patriziato e cioè, Gerolamo padre di Soardino (n. 1492) e di Antonio (n. 1496), membri del primo ramo venuto a stare a Brescia, in contrada del Novarino, dalla natia Iseo, dove avevano sempre avuto abitazione. Da Antonio e Gerolama nacquero Gerolamo, Vincenzo (n. 1543) e Giulio. Da Vincenzo un altro Vincenzo (n. 1587) la cui proprietà confinava da una parte con Alessandro Ugoni e a S col nuovo proprietario Martinengo. Vincenzo da Veronica non ebbe che una figlia, Gerolama, e il ramo si spense. Forse questa Veronica, rimasta vedova di Vincenzo Oldofredi, sposò Lorenzo Masperoni, notaio, che abitava alle Cossere; alla sua morte lasciò quanto aveva ereditato dal primo marito Oldofredi alla Casa di Dio, dalla quale Cesare III Martinengo comperò la casa, che aveva la fronte maggiore su via Musei, il 19 maggio 1663. Altro ramo degli Oldofredi di Iseo emigrò a Manerbio dove venne soprannominato Conti che a qualche ramo rimase come cognome o de' Micheli e che nel 1565 diede alla borgata un arciprete.&lt;br /&gt;
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Sul Sebino invece e in Franciacorta abitarono i discendenti di Tedoldo o Teobaldo (qd. Michelino, qd. Oldofredo, qd. Antoniolo, qd. Oldofredo, qd. Giacomo) i quali vendute o perdute le loro possidenze di Franciacorta, si ritirarono a Peschiera di Montisola, dove avevano edificato la famosa Rocca Oldofredi. Quivi ottennero per eredità dei nob. Foresti il giuspatronato sulla chiesa parrocchiale di S. Michele Arcangelo e lo esercitarono fino a tempi recenti, sebbene la famiglia abbia da molto tempo abbandonato quella residenza. A Peschiera, con proprietà a Sulzano ed Erbusco, vissero secondo Fausto Lechi, cinque o sei rami, fra i quali quelli di Bernardino col figlio Salvatore (n. 1497), quello di Tedoldo (che si qualifica «cittadino di Brescia» quindi rappacificato) coi figli M. Angelo (n. 1462), Oldofredo (n. 1472) e Tommaso (n. 1464); questo, che è il ramo sopravvissuto, aveva a Peschiera casa con giardino e orto in castello. Questi Oldofredi non ebbero parentele illustri. Un altro ramo emigrò in Austria. Da Tedoldo discese Tommaso che, dalla nob. Decia Coradelli qd. Gianfranco, ebbe tre figli: Achille, Ercole ed Ettore. Mentre Achille non ebbe prole e quella di Ettore si estinse intorno al 1655, Ercole ebbe Tommaso. Dalle nozze di Tommaso con la nob. Paola Secco d'Aragona, nacque Achille il quale a sua volta dalla nob. Livia Coradelli ebbe Ercole. Questi sposò Vittoria figlia del conte Gerolamo Tadini di Crema, dalla quale ebbe nel 1722 Tomaso Giuseppe ed Orazio (n. nel 1736). Questi dallo zio conte Gabriele qd. Girolamo Tadini di Crema con testamento del 13 giugno 1751, otteneva la facoltà di unire al suo cognome quello dei Tadini e fece riconoscere il titolo di cavaliere dei S.S. Maurizio e Lazzaro a lui concesso dal re di Sardegna con diploma emesso a Torino il 6 luglio 1771. Continuò la discendenza, Tomaso Giuseppe sposando Mariana Ferremi, dalla quale ebbe Gerolamo (1774-1839) e Giacomo. Il primo si sposò due volte: in prime nozze con la nob. Lucia Arici che non gli diede figli, in seconde con la nob. Taddea Longhena qd. Pietro che gli diede Ercole (v. Oldofredi Tadini Ercole) senatore del regno, Paolina (sposa al conte Premoli di Cremona) e Pietro che sposò Elisabetta Hutchinson di Charlestown che assunsero assieme a quello di Oldofredi il cognome Tadini. Da Ercole e dalla marchesa Maria Terzi qd. Carlo nacquero Gerolamo (n. nel 1840, gentiluomo della regina Margherita di Savoia) e Teobaldo (n. nel 1844) il quale da Lina Cecconi ebbe Gerolamo, con abitazione a Cuneo. Gli Oldofredi-Tadini vissero quasi sempre lontani pur non troncando con Brescia i rapporti. Oltre al cognome essi assunsero dei Tadini già infeudati della signoria di Urago d'Oglio, anche lo stemma. Conservarono il solo cognome Oldofredi i discendenti di Giacomo qd. Tomaso Giuseppe, qd. Ercole, ecc. Dalla nob. Elena qd. Giulio Baitelli, Giacomo ebbe Luigi, Costanzo (v.) e Tomaso. Mentre questi due rimasero senza figli, Luigi (n. nel 1780) ebbe dalla nob. Lucia Monti Orazio (v.) (1805-1883), Giulio (1806-1820), Carlo e Gerolamo. Carlo e Giulio non ebbero discendenze, Gerolamo ebbe Leonzio che si trasferì a Verona mentre suo figlio Gerolamo passò in Germania. Continuò la discendenza degli Oldofredi Orazio (1805-1883) qd. Luigi che sposò in prime nozze Maria Formenti dalla quale ebbe Emilio (1833-1898) notaio e Luigi (morto nel 1926), colonnello dell'esercito italiano morto senza discendenti. Sposò poi in seconde nozze Martina Avanzi dalla quale nacque Bernardo (1851-1915) morto celibe. Emilio sposò la contessa Marzia del&lt;br /&gt;
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Mentre andò in disuso e perduto il titolo di marchese concesso nel 1415 dall'imperatore Sigismondo, restò sempre agli Oldofredi, per uso costante e riconoscimenti governativi, il titolo di conte, ma senza il predicato di Iseo sebbene fosse sottinteso. Il cognome Oldofredi fu certo fra quelli più noti fra i nobili bresciani tanto che un lestofante qualificatosi come conte Oldofredi degli Isei intorno al 1938 riuscì a piazzare numerosi colpi rivelandosi oltre che spia internazionale abile ladro di gioielli. A Iseo gli Oldofredi possedettero il castello di via Mirolte che porta ancora il loro nome, la rocca di Bosine, una bella casa in via 25 aprile. Ebbero proprietà anche in Rovato, Pontoglio, Provaglio ecc. Celebre la rocca di Sensole a Montisola detta anche Rocca Oldofreda, una casa e torre a Siviano e a Provaglio d'Iseo. Ad Erbusco ebbero probabilmente la cascina e torre «La Rotonda». A Paderno possedettero il palazzo, già Baitelli, oggi sede delle Scuole Medie. Una casa con cappella dedicata a S. Francesco ebbero a Cazzago S. Martino. Già il Rinaldi dava particolare rilievo ai rami degli Oldofredi o Isei trasferitisi in Romagna (Cesena, Rimini ecc.) con Rodolengo qd. Antonio. Questi, ribellatosi a Pandolfo Malatesta che aveva privato lui e i suoi fratelli del feudo di Iseo, si rifugiò con il figlio Gotifredo presso Giovanni Maria Visconti. Caduto il Malatesta nel 1421, tornava a Iseo e chiedeva a Filippo Maria Visconti, succeduto al fratello nella signoria milanese, la restituzione di Iseo. Avutone un diniego, si ribellò al Visconti, prendendo la via dell'esilio e rifugiandosi a Cesena, presso il suo nemico Malatesta che lo colmò di dignità e cariche; Gotifredo ebbe nel 1443 da Sigismondo Pandolfo Malatesta i feudi di S. Mauro e nel 1440 quelli di Gambettola e Bosco. Come ha documentato G. L. Masetti-Zannini, la signoria degli Isei si protrasse per quasi un secolo e mezzo finché sotto Gregorio XIII non soggiacque alla sorte di molte altre in Romagna in esecuzione della bolla di san Pio V che vietava le infeudazioni nello Stato ed imponeva ai suoi successori di incamerare i luoghi, città e terre, qualora si estinguesse la linea maschile o, come anche per il passato, i vassalli non avessero pagato i canoni dovuti. Come scrive il Ranke nella sua storia dei papi trattando del Boncompagni, «nelle montagne di Romagna egli tolse Castelnuovo agli Isei di Cesena». Dagli Isei (Oldofredi) di Cesena provenne mons. Giuseppe Isei, canonico di S. Pietro in Roma che nel 1581 pubblicò un «Discorso sopra il poema di Torquato Tosso» e più tardi i «Commenti alle opere di Lucio Celio Lattanzio Firmiano». Un Sigismondo Isei divenne, invece, nel 1655, vescovo di Comacchio, dove pose la prima pietra della Cattedrale. Il ramo di Cesena si estinse nel 1720. Del ramo di Parma si segnalò Alfonso Isei, matematico e monaco benedettino nel monastero di S. Giovanni Evangelista.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_10]][[Categoria: Lettera_O]][[Categoria: Volume_10 - Pagina_360]][[Categoria: Volume_10 - Lettera_O]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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