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		<title>MAIRANO (2) - Cronologia</title>
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		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Clotilde il 14:26, 2 nov 2021</title>
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Nel frattempo, con R.D. del 18 ottobre 1927, erano stati aggregati a Mairano i Comuni di Brandico e di Longhena; il primo si distaccherà poi nel 1946, il secondo nel 1948. Nel 1931, ancora su progetto del'arch. Vincenzo Guerrini, veniva restaurata la facciata della chiesa parrocchiale, completata con una scalinata e basamento in pietra e coronata di un nuovo attico, contemporaneamente alla costruzione della nuova canonica a lato della chiesa. Nel secondo dopoguerra veniva coperto il vaso Gattinardo e costruito un vasto edificio scolastico. Nel 1988 venne avviato il recupero del centro con la ricostruzione completa del municipio (inaugurato nel 1990) e la messa in programma di una serie notevole di opere pubbliche, la cui ultimazione è prevista nei prossimi anni. Mairano è presente nello sport calcistico provinciale con la U.S. Mairano, che nel 1976 si era fusa con la Trenzanese, formando la &amp;quot;Tre-Mairano&amp;quot;, unione non durata però a lungo. Nel 1983, infatti, si è ricostituita l'U.S. Mairano che nel 1990 militava nel campionato provinciale di seconda categoria. Una proficua collaborazione tra Comune e Parrocchia aveva creato nel 1981 il &amp;quot;Palio delle contrade&amp;quot; e l'&amp;quot;Autunno Mairanese&amp;quot; , manifestazioni ottimamente riuscite fino al 1985, poi azzoppate da eccessi di campanilismo e di polemiche a sfondo politico, che si sta cercando di rivitalizzare e rilanciare. Nel 1983 per iniziativa del maestro Dino Gregorio venne costituito un Museo della Civiltà contadina. ECCLESIASTICAMENTE il territorio mairanese fece dapprima parte della Pieve d'Izio, oggi Pievedizio. Forse per l'impraticabilità del terreno, dovuta alle paludi e alle lame, nei secoli IX-X Mairano e Pievedizio stesso passarono con Capriano nell'ambito della Pieve di S. Pietro di Azzano, alla quale Papa Alessandro III riconfermava, con bolla del 10 agosto 1175, fra i vari possedimenti, anche la chiesa di S. Geraldo &amp;quot;in castro Ma(i)rani&amp;quot;, oltre le cappelle di S. Andrea e dei SS. Gervasio e Protasio a Mairano e quelle di S. Martino de Guto e di S. Maria a Pievedizio. S. Andrea fu probabilmente la prima chiesa parrocchiale di Mairano e la dedicazione proviene quasi certamente dalla pescosità delle lame e delle rogge, numerose nel territorio. Questa chiesa però non sorgeva sul luogo dell'attuale parrocchiale, ma in aperta campagna; su tale luogo sorgeva invece un ospizio o xenodochio, dedicato probabilmente a S. Giacomo Apostolo e poi a S. Cristoforo, il cui culto ad un certo punto sostituì quelli precedenti. Nel catalogo dei beni ecclesiastici del 1410 è citata la chiesa di S. Gervasio, che possiede due benefici del rispettivo valore di una e due lire. Invece nel catalogo del 1532 viene registrata come chiesa parrocchiale quella di S. Andrea, la cui assegnazione veniva fatta dal Capitolo della Cattedrale. È opinione di Paolo Guerrini che poi, enucleandosi sempre di più l'abitato intorno al castello, il parroco abbia abbandonato l'antica cappella campestre di S. Andrea e sia andato a risiedere in paese, probabilmente presso il suddetto ospizio dedicato prima a S. Giacomo e poi a S. Cristoforo, dove però nel 1540 era già stata ricostruita &amp;quot;per comodità del popolo&amp;quot; la chiesa dei SS. Gervasio e Protasio, titolo che poi diventò &amp;quot;di S. Andrea e dei SS. Gervasio e Protasio&amp;quot;. Gli atti e relazioni delle visite pastorali dei vescovi di Brescia che hanno inizio nel 1540, ci offrono molti dati interessanti. La prima visita fu compiuta da Mons. Annibale Grisonio il 6 ottobre 1540; il visitatore annota che la parrocchia porta il titolo dei SS. Gervasio e Protasio Martiri e che le anime di Mairano erano 450. Il vescovo Domenico Bollani, nel 1565, dice che la chiesa di S. Andrea è ancora diroccata; mentre nel 1573 Mons. Cristoforo Pilati parla di una chiesa campestre col titolo di S. Andrea che sembra far capire sia stata, almeno in parte, restaurata. Nel 1573, oltre all'altar maggiore, ve n'era un altro dedicato alla Madonna. Il 1580 registra la celebre &amp;quot;visita di S. Carlo&amp;quot;, che però non venne personalmente a Mairano, ma vi mandò Mons. Girolamo Arabia, il quale constatò che in chiesa vi erano quattro altari e inoltre vi era una sagrestia e la casa parrocchiale annessa. Nel 1594 venne a Mairano Mons. Giandomenico Diedo, vescovo di Crema, il quale lasciò una nota piuttosto singolare: &amp;quot;Da tempi remoti la chiesa di Mairano ha due campane, ma vi è una lite tra la parrocchia ed il comune circa le spese da farsi per queste due campane&amp;quot;. Si può però pensare che il diverbio sia stato presto superato, in quanto nel 1601 il vescovo Mons. Marino Giorgi scriveva che tutte le spese per la manutenzione - ordinaria e straordinaria - della chiesa venivano ripartite tra il parroco, i nobili del paese ed il Comune, un terzo per ciascuno. Gli atti di questa visita elencano gli altari: il maggiore, l'altare del SS. Sacramento, l'altare dell'Immacolata Concezione; non viene menzionato il quarto. Nel 1630, per voto fatto durante la peste, il Comune fa erigere un altro altare in onore dei Santi Rocco e Cristoforo. Lo stesso vescovo M. Giorgi, nel 1601, ordinava anche di ampliare di quattro cubiti la cappella dell'altar maggiore. Nel 1672 l'unica chiesa che risulta esistente nel territorio della parrocchia di Mairano è quella di S. Andrea, in mezzo al paese. Risultando però questa chiesa troppo piccola e cadente, verso la fine del sec. XVII e agli inizi del secolo XVIII si impose il problema di edificare una nuova chiesa. Un disegno a penna acquarellata del coro della parrocchiale, con la licenza di edificazione, datati 5 maggio 1695 e giacenti presso la Biblioteca di Breno, potrebbe indicare la data d'inizio della costruzione o ampliamento della chiesa esistente. L'impulso decisivo alla costruzione venne dal parroco don Paolo Mazzola (1693-1721) e si può pensare che l'opera fosse terminata nel 1735, quando venne dato il via alla costruzione della torre, terminata nel 1747. Queste date sono apparse con chiarezza nel 1968, durante i lavori di restauro, all'interno del cupolino. Altre date (1743-1744), oltre che confermare i tempi della costruzione, hanno permesso, con la loro ubicazione, di puntualizzare negli anni menzionati l'altezza raggiunta. È stata trovata anche un'altra iscrizione all'esterno, su uno dei riquadri sottostanti la cella campanaria, ma nessuno è riuscito a decifrarla perchè ormai del tutto illeggibile. Tutte queste date sono però rozzamente incise nell'intonaco, per cui sono fatalmente destinate a scomparire. Le misure della torre sono le seguenti: altezza dalla base alla cella campanaria: m. 40; dalla base della cella campanaria al cupolino: m. 14,90; altezza cupolino: m. 5,20; basamento Croce: m. 1; Croce: m. 3,90; altezza complessiva: m. 65. È ritenuta una delle più belle della Bassa Bresciana. Una tradizione locale vuole che per costruirla sia stata aperta una apposita fornace e che nei giorni festivi la popolazione facesse una catena per il trasporto dei mattoni. Un fulmine il 7 maggio 1968 danneggiò seriamente la torre, ma non fu che il colpo di grazia, giacché si trovava in condizioni disastrose. I lavori di restauro subito ordinati con solerzia dal parroco don Luigi Bonomini (1950-1979), vennero affidati in un primo tempo all'ing. dott. Co. Antonio Lechi di Brescia; in seguito alla sua rinuncia per motivi non dipendenti dalla sua volontà, passarono poi all'ing. Gino Zappa di Ghedi. I lavori furono eseguiti dalla ditta Ubaldo Panizza di Trenzano nello stesso anno 1968. Restauri alla chiesa vennero progettati nel 1873-76 dall'arch. Antonio Tagliaferri ed eseguiti nel 1881. Nel 1919, per lo zelo di don Girolamo Pavanelli, venne eseguita la decorazione dai pittori Giuseppe e Vittorio Trainini, cui seguì finalmente la consacrazione della chiesa, effettuata il 16 ottobre 1920 da mons. Giuseppe Rovetta, ex-abate di Montichiari e vescovo di Cassano Jonio. Un'iscrizione posta sulla controfacciata della chiesa, sopra la bussola, ne consacra la memoria: &amp;quot;Templum hoc - anno 1881 restauratum - nunc digne exornatum - Jos. Rovetta - Ep. Cassanen. - die 16 octobris 1920 - consacravit&amp;quot;. Nel 1930-31, su disegno dell'architetto Vincenzo Guerrini di Bagnolo Mella, venne rinnovata completamente la facciata, che, conservata nelle sue linee primitive, venne completata con una scalinata e basamenti di pietra e coronata con un nuovo attico. Nel 1953, per opera del parroco don Luigi Bonomini, la chiesa venne finalmente dotata di uno splendido pavimento marmoreo. Radicali lavori di restauro vennero infine compiuti per iniziativa del parroco don Amatore Guerrini, sostenuto da un gruppo di validi collaboratori, dal 1982 al 1990 così scanditi: 1982-83: restauro completo del tetto della chiesa; 1983: restauro delle vetrate (n. 12) e dei lampadari in legno (ditta Poisa); 1984: nuova porta centrale della chiesa, nuova grande vetrata sulla facciata, raffigurante la vocazione di S. Andrea, su disegno di don Luigi Salvetti; 1985 restauro facciata della chiesa; 1986: rifacimento completo della sagrestia, sistemazione delle cantorie (con nuovi lavori in legno scolpito e dorato sugli specchi della ditta Poisa di Brescia); 1987: rifacimento integrale intonaci e tinteggiatura dei lati nord e ovest della parrocchiale, restauro confessionali; 1988: costruzione della cappella invernale-feriale; 1989: restauro lato sud (rifacimento integrale intonaci e tinteggiatura); 1990: restauro degli affreschi dei Trainini, ad opera del pittore Albino Ranesi di Gavardo, nuovo affresco nella cappella del battistero. Con il parrocchiato di don Girolamo Pavanelli si ebbe una rivitalizzazione della vita cristiana in termini più aggiornati. Il 27 novembre 1921 venne eretta regolarmente la Congregazione del Terz'Ordine Francescano, riattivata poi nel 1941, riorganizzata nel 1947, quando venne eretta anche la Congregazione Maschile. Accanto si sviluppò l'Azione Cattolica, fiorirono gli oratori. Nel 1982, col parroco don Guerini, venne ricostruito dalle fondamenta il teatro parrocchiale. Negli anni '80, anche la canonica subiva radicali interventi di restauro. L'interno della chiesa. Molto bello è l'altare maggiore, opera - secondo Sandro Guerini - di artisti rezzatesi. Il paliotto, forse di Vincenzo Baronzini, presenta una ricca decorazione a commesso, composta da foglie e fiori policromi ed è quasi identico a quello della chiesa di S. Gaetano a Brescia. La parte migliore della decorazione sono però il medaglione marmoreo, con la rappresentazione del martirio di S. Andrea Ap., e due statuette in botticino, sopra il tabernacolo, raffiguranti gli apostoli Pietro e Paolo, opera di Antonio Callegari. Le piccole statue fremono di vita e hanno l'immediatezza dei modelletti conservati nella Pinacoteca Tosio Martinengo. La datazione del complesso è assegnata al 1742 dall'epigrafe dietro il tabernacolo, che suona &amp;quot;D.O.M. Pietas Co: Vincentii Buccelleni - MDCCXXXXII&amp;quot;. L'opera pittorica più significativa della chiesa è la pala, di Angelo Paglia, ascrivibile - sempre secondo Sandro Guerini - al 1725-30. È ad olio su tela, di cm. 200 x 165, con tela centinata, firmata in basso a sinistra (Angelus Palea/F). Il dipinto raffigura il martirio di S. Andrea ed è costruito sui due grossi pali della Croce del martirio che si intersecano sullo sfondo. La bianca figura del Santo domina il punto focale della tela e spicca sullo scuro del fondale, innalzandosi anche illuministicamente sugli altri personaggi. La luce scende dall'alto, a destra dell'osservatore, al modo dei dipinti di Francesco Paglia - del quale qui è vivissimo il ricordo - ma pure alle spalle si trova una sorgente luminosa contro la quale si stagliano alcune figure che sembrano strettamente imparentate con i pitocchi del Ceruti. Sul secondo altare a destra c'è una significativa pala di Enrico Albricci raffigurante la morte di S. Giuseppe (olio su tela, cm. 278 x 227). Il panneggiare ricco e mosso, ma anche 'cartaceo' nelle figure di Giuseppe e di Gesù, fa da contrasto - secondo un modo di fare tipico dell'Albricci, che alterna nello stesso quadro episodi di grande compiutezza formale a momenti di estrema semplicità e di pressapochismo - con il vestito della Madonna, realizzato con schematici piani. Evidenti richiami al Pittoni nella figura di S. Giuseppe, vicina a quella di S. Andrea Avellino morente, e al Pollazzo nel quadro di S. Nazaro a Brescia (nell'immagine del Cristo che alza l'indice al cielo) offrono indicazioni per la datazione di questo dipinto, che si potrebbe porre intorno al 1750. L'organo è stato costruito dalla ditta Serassi di Bergamo nel 1844. Dal 1982 al 1986, sempre per iniziativa del parroco don A. Guerrini, vennero acquisite alla chiesa varie statue in legno, opera della Ditta Demetz figlio, della Val Gardena, come quelle dell'Immacolata, dei 4 Evangelisti, di S. Giuseppe, del S. Cuore, della Pietà. Sono tutte alte cm. 150.&lt;/del&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;td class='diff-marker'&gt;+&lt;/td&gt;&lt;td style=&quot;color:black; font-size: 88%; border-style: solid; border-width: 1px 1px 1px 4px; border-radius: 0.33em; border-color: #a3d3ff; vertical-align: top; white-space: pre-wrap;&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;ins class=&quot;diffchange diffchange-inline&quot;&gt;Verso la fine dell'800 Mairano visse anni difficili e di grande povertà: la popolazione fu provata dalla fame e dalla pellagra. In soccorso dei pellagrosi, nel 1897 venne aperta una cucina economica, che ospitò in un solo anno 32 pellagrosi. Una certa ripresa si registrò nel primo dopoguerra. 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L'impulso decisivo alla costruzione venne dal parroco don Paolo Mazzola (1693-1721) e si può pensare che l'opera fosse terminata nel 1735, quando venne dato il via alla costruzione della torre, terminata nel 1747. Queste date sono apparse con chiarezza nel 1968, durante i lavori di restauro, all'interno del cupolino. Altre date (1743-1744), oltre che confermare i tempi della costruzione, hanno permesso, con la loro ubicazione, di puntualizzare negli anni menzionati l'altezza raggiunta. È stata trovata anche un'altra iscrizione all'esterno, su uno dei riquadri sottostanti la cella campanaria, ma nessuno è riuscito a decifrarla perchè ormai del tutto illeggibile. Tutte queste date sono però rozzamente incise nell'intonaco, per cui sono fatalmente destinate a scomparire. Le misure della torre sono le seguenti: altezza dalla base alla cella campanaria: m. 40; dalla base della cella campanaria al cupolino: m. 14,90; altezza cupolino: m. 5,20; basamento Croce: m. 1; Croce: m. 3,90; altezza complessiva: m. 65. È ritenuta una delle più belle della Bassa Bresciana. Una tradizione locale vuole che per costruirla sia stata aperta una apposita fornace e che nei giorni festivi la popolazione facesse una catena per il trasporto dei mattoni. Un fulmine il 7 maggio 1968 danneggiò seriamente la torre, ma non fu che il colpo di grazia, giacché si trovava in condizioni disastrose. I lavori di restauro subito ordinati con solerzia dal parroco don Luigi Bonomini (1950-1979), vennero affidati in un primo tempo all'ing. dott. Co. Antonio Lechi di Brescia; in seguito alla sua rinuncia per motivi non dipendenti dalla sua volontà, passarono poi all'ing. Gino Zappa di Ghedi. I lavori furono eseguiti dalla ditta Ubaldo Panizza di Trenzano nello stesso anno 1968. Restauri alla chiesa vennero progettati nel 1873-76 dall'arch. Antonio Tagliaferri ed eseguiti nel 1881. Nel 1919, per lo zelo di don Girolamo Pavanelli, venne eseguita la decorazione dai pittori Giuseppe e Vittorio Trainini, cui seguì finalmente la consacrazione della chiesa, effettuata il 16 ottobre 1920 da mons. Giuseppe Rovetta, ex-abate di Montichiari e vescovo di Cassano Jonio. Un'iscrizione posta sulla controfacciata della chiesa, sopra la bussola, ne consacra la memoria: &amp;quot;Templum hoc - anno 1881 restauratum - nunc digne exornatum - Jos. Rovetta - Ep. Cassanen. - die 16 octobris 1920 - consacravit&amp;quot;. Nel 1930-31, su disegno dell'architetto Vincenzo Guerrini di Bagnolo Mella, venne rinnovata completamente la facciata, che, conservata nelle sue linee primitive, venne completata con una scalinata e basamenti di pietra e coronata con un nuovo attico. Nel 1953, per opera del parroco don Luigi Bonomini, la chiesa venne finalmente dotata di uno splendido pavimento marmoreo. Radicali lavori di restauro vennero infine compiuti per iniziativa del parroco don Amatore Guerrini, sostenuto da un gruppo di validi collaboratori, dal 1982 al 1990 così scanditi: 1982-83: restauro completo del tetto della chiesa; 1983: restauro delle vetrate (n. 12) e dei lampadari in legno (ditta Poisa); 1984: nuova porta centrale della chiesa, nuova grande vetrata sulla facciata, raffigurante la vocazione di S. Andrea, su disegno di don Luigi Salvetti; 1985 restauro facciata della chiesa; 1986: rifacimento completo della sagrestia, sistemazione delle cantorie (con nuovi lavori in legno scolpito e dorato sugli specchi della ditta Poisa di Brescia); 1987: rifacimento integrale intonaci e tinteggiatura dei lati nord e ovest della parrocchiale, restauro confessionali; 1988: costruzione della cappella invernale-feriale; 1989: restauro lato sud (rifacimento integrale intonaci e tinteggiatura); 1990: restauro degli affreschi dei Trainini, ad opera del pittore Albino Ranesi di Gavardo, nuovo affresco nella cappella del battistero. Con il parrocchiato di don Girolamo Pavanelli si ebbe una rivitalizzazione della vita cristiana in termini più aggiornati. Il 27 novembre 1921 venne eretta regolarmente la Congregazione del Terz'Ordine Francescano, riattivata poi nel 1941, riorganizzata nel 1947, quando venne eretta anche la Congregazione Maschile. Accanto si sviluppò l'Azione Cattolica, fiorirono gli oratori. Nel 1982, col parroco don Guerini, venne ricostruito dalle fondamenta il teatro parrocchiale. Negli anni '80, anche la canonica subiva radicali interventi di restauro. L'interno della chiesa. Molto bello è l'altare maggiore, opera - secondo Sandro Guerini - di artisti rezzatesi. Il paliotto, forse di Vincenzo Baronzini, presenta una ricca decorazione a commesso, composta da foglie e fiori policromi ed è quasi identico a quello della chiesa di S. Gaetano a Brescia. La parte migliore della decorazione sono però il medaglione marmoreo, con la rappresentazione del martirio di S. Andrea Ap., e due statuette in botticino, sopra il tabernacolo, raffiguranti gli apostoli Pietro e Paolo, opera di Antonio Callegari. Le piccole statue fremono di vita e hanno l'immediatezza dei modelletti conservati nella Pinacoteca Tosio Martinengo. La datazione del complesso è assegnata al 1742 dall'epigrafe dietro il tabernacolo, che suona &amp;quot;D.O.M. Pietas Co: Vincentii Buccelleni - MDCCXXXXII&amp;quot;. L'opera pittorica più significativa della chiesa è la pala, di Angelo Paglia, ascrivibile - sempre secondo Sandro Guerini - al 1725-30. È ad olio su tela, di cm. 200 x 165, con tela centinata, firmata in basso a sinistra (Angelus Palea/F). Il dipinto raffigura il martirio di S. Andrea ed è costruito sui due grossi pali della Croce del martirio che si intersecano sullo sfondo. La bianca figura del Santo domina il punto focale della tela e spicca sullo scuro del fondale, innalzandosi anche illuministicamente sugli altri personaggi. La luce scende dall'alto, a destra dell'osservatore, al modo dei dipinti di Francesco Paglia - del quale qui è vivissimo il ricordo - ma pure alle spalle si trova una sorgente luminosa contro la quale si stagliano alcune figure che sembrano strettamente imparentate con i pitocchi del Ceruti. Sul secondo altare a destra c'è una significativa pala di Enrico Albricci raffigurante la morte di S. Giuseppe (olio su tela, cm. 278 x 227). Il panneggiare ricco e mosso, ma anche 'cartaceo' nelle figure di Giuseppe e di Gesù, fa da contrasto - secondo un modo di fare tipico dell'Albricci, che alterna nello stesso quadro episodi di grande compiutezza formale a momenti di estrema semplicità e di pressapochismo - con il vestito della Madonna, realizzato con schematici piani. Evidenti richiami al Pittoni nella figura di S. Giuseppe, vicina a quella di S. Andrea Avellino morente, e al Pollazzo nel quadro di S. Nazaro a Brescia (nell'immagine del Cristo che alza l'indice al cielo) offrono indicazioni per la datazione di questo dipinto, che si potrebbe porre intorno al 1750. L'organo è stato costruito dalla ditta Serassi di Bergamo nel 1844. Dal 1982 al 1986, sempre per iniziativa del parroco don A. Guerrini, vennero acquisite alla chiesa varie statue in legno, opera della Ditta Demetz figlio, della Val Gardena, come quelle dell'Immacolata, dei 4 Evangelisti, di S. Giuseppe, del S. Cuore, della Pietà. Sono tutte alte cm. 150.&lt;/ins&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;
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