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		<title>LAINI - Cronologia</title>
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		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Pgibe il 12:31, 24 apr 2018</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;'''LAINI'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Commercianti e industriali del ferro di Angolo in Valcamonica. Mancano sicuri elementi storici che portino alla culla della famiglia e all'origine del cognome. Chi li vuole originari della zona bergamasca di Scalve; chi, invece, dal borgo comasco di Laino in Val di Intelvi. Ma ambedue le ipotesi non hanno barlume di prova: nelle anagrafi scalvine non s'incontra mai tal cognome, e nessun dato storico legittima, una matrice comasca. Altri addirittura li fanno venire da Firenze e diramatisi poi a Pisogne, Darfo, Angolo, Esine, Sellero ecc. Assai verosimile, invece, l'opinione di chi li indica come uno dei tanti rami staccatisi dal tronco Federici (a loro volta discesi dai Brusati e dai Morri) verso il 1300-1400. Tale è l'idea del Guadagnini e del Putelli; di più, non pochi particolari provano che per secoli è durata una stretta vicinanza tra le due famiglie. Il cognome don Putelli lo ritiene d'origine patronimica. Cioè: da un Nicolaus Federici, di Angolo o ivi giunto da altra terra, deriverebbe il cognome Laini, filtrato attraverso i seguenti anelli: Laus-De Lais-Lay-De Layni-Laynus e, finalmente, Laini. L'ipotesi, oltre che esser rispettabile per il favore manifestatole da stimati cultori di storia, giustificherebbe parzialmente la mancanza di parentela tra parecchie famiglie omonime. Nel Bresciano esistono un po' dovunque dei Laini (Lonato, Desenzano, Pedergnaga, Verolavecchia etc...), ed abbondano soprattutto nella zona tra Pisogne e Breno, senza alcun vincolo di parentela. Anzi: nella stessa Angolo da tempi remoti si trovano parecchi ceppi omonimi, tra i quali non consta esservi mai stata relazione alcuna di consanguineità. Durante la lotta tra Milano e Venezia per il dominio in Valle Camonica, compare il primo documento certo sulla presenza, sull'attività sociale e patriottica, sul valore e i meriti d'un Laini. Con diploma del 3  ottobre 1943 il doge Francesco Fòscari assegna feudo &amp;quot;nobile e gentile&amp;quot; (trasmissibile, quindi, ai legittimi eredi) a &amp;quot;Bartolo o Bartolomeo de Lay de Angulo&amp;quot;, feudo del valore di seicento fiorini, sui beni confiscati a Cristoforo o Mognino Federici di Gorzone. Il dono della Serenissima è compenso per la fedeltà e collaborazione militare del Laini a Venezia in guerra con i Visconti. Con altro Diploma, in pari data, vien premiato Comencino Federici, pure di Angolo, ma con feudo del valore di tremila fiorini per la entità diversa di aiuto e sacrifici prestata: il Federici, catturato dai Milanesi, aveva dovuto sborsare 1.200 fiorini per riavere la libertà. Il diploma d'investitura feudale, con le vicende che lo determinarono, se per un verso dimostra il ruolo distinto dei Laini nella valletta di Angolo e conferma l'esistenza di rapporti con i Federici, legittima d'altra parte l'ipotesi che con questi ultimi condividessero compiti civili e militari per sorvegliare e difendere Angolo, località strategica per le comunicazioni tra le Valli Camonica e di Scalve. La famiglia rapidamente si sviluppò nel numero e nella qualità de' suoi componenti, e nell'ampiezza di proprietà terriere. Copioso elenco di atti notarili testimonia che i Laini, nell'arco di circa tre secoli, acquistarono molti immobili nel comune di Angolo e nella zona limitrofa i fondo valle e di montagna: fondi in gran parte alienati dai Federici. Divennero in effetti agiati, anzi effettivamente ricchi, in possesso di terreni che dissodarono e sfruttarono con lavoro personale e con manodopera d'altri. Pergamene dal Museo Putelli di Breno precisano pure non pochi toponimi di proprietà campestri e montagne della famiglia, come la Sorlina, Capulago, Volane, Bedosco etc... nomi in gran parte rimasti. Del notevole livello di agiatezza raggiunto sono prove anche le finitezze d'arte introdotte nel palazzo (soffitti ben decorati, camini in marmi pregiati di squisita fattura e colore), e alcuni nomi di cappellani e maestri impegnati a servizio esclusivo della famiglia. A questo punto si deve tentar la soluzione di un quesito. Se non è sicura o almeno provata la nobiltà dei Laini, innegabile sono i ruoli sostenuti da alcuni di loro nella storia camuna. Tra gli altri si distinsero oltre al ricordato Bartolo Laini ricompensato nel 1433 per la sua fedeltà a Venezia, Lelio Laini che comandò le cernide del distretto di Breno durante la guerra di Trent'anni. Guadagnini e Putelli, hanno sottolineato che alcuni furono &amp;quot;milites&amp;quot; e perciò gentiluomini ascritti alla milizia. Si è parlato anche, però di una nobiltà conferita da Napoleone. In effetti sempre più rilevante fu il ruolo assunto dalla famiglia dalla seconda metà del '500 nell'economia camuna, specie nella escavazione e lavorazione del ferro. Aveva forse a che fare con miniere nella bergamasca quel Carlo Laini che il 2 luglio 1654 è testimoni con il suo scudiero dell'apparizione della Madonna e della guarigione del pastore di Borno Bart. Burat avvenuta a Còlere. Sembra però che si possa escludere che siano stati proprietari di miniere, mentre furono commercianti e industriali del ferro. Da documenti degli inizi dell'800 risultano acquirenti di legna nel Comune o Vicinia di Grevo, sui monti di Mazzunno. Erano inoltre comproprietari di forni a Dezzo; proprietari del forno di Allione, di uno stabilimento a &amp;quot;I Forni&amp;quot; di Darfo, dei forni di Lermia sopra Dezzo, di ferriere o fucine a Bienno, Angolo, Schilpario, Edolo, Fresine. Dal 1810 al 1813 nei larghi cortili del loro palazzo di Angolo, si pulivano bombe, palle e altri oggetti di guerra che venivano spediti a città della Lombardia e del Veneto. Una grande fonderia i Laini costruirono a Corna di Darfo, vicino alla confluenza del fiume Dezzo nell'Oglio, che fu però una delle cause della loro decadenza per i costi di impianto e gli enormi dispendi di gestione, e la crisi economica. Lo stabilimento venne acquistato dai Damioli di Pisogne che poi nel 1889 lo cedettero ad Agostino Bonara. Nei decenni che contornano la vicenda napoleonica, alcuni Laini si resero benemeriti della Chiesa e della società civile. Provvidero ad aumentare lo splendore del santuario di san Silvestro, per il quale Angelo nutriva sentita devozione. Verso la metà del Settecento, davanti alla sua porta maggiore, costruirono a proprie spese un portico ad archi, con colonnette &amp;quot;in vivo&amp;quot;, d'ordine toscano. L'opera meritò elogi nella visita (1809) del vescovo Nava, il quale compì per la famiglia due gesti di stima e deferenza: invitò a colazione, solo borghese tra una ventina di preti, &amp;quot;il signor Carlo Giovanni Lavini (morto a Corna nel 1833) principale del paese e benemerito della Chiesa&amp;quot;; e prima di lasciar la parrocchia, il Nava &amp;quot;fece visita alla Famiglia dei signori Lavini come benemerita della Chiesa e del Parroco&amp;quot;. Trent'anni prima, cioè nel 1775-76, Carlo Laini, capoccia della famiglia, aveva provveduto il nuovo baldacchino ed aveva gratuitamente fatto condurre da Brescia e fatto installare sul campanile due nuove campane. Sensibilità religiosa quindi, e munificenza da parte della famiglia di cui citiamo alcuni esponenti. 1 - CARLO (1739-1787). Di Carlo. Guidò l'azienda commerciale in tempi di crisi incipiente dovuta alla carestia di legname e alla concorrenza dell'industria austriaca. Sposò Anna Maria Bresadola di Cevo (1745-1837) la quale, insieme alle fucine ed ai negozi di Fresine in Valsaviore, gli regalò ben dodici figli. Nell'atto di morte l'arciprete di Angolo la definì di &amp;quot;esemplare sua condotta, per le varie sue virtù, ed in particolare per essere stata grande limosiniera e madre comune dei poveri&amp;quot;. Alla parrocchia donò le campane. 2 - LORENZO. Di Carlo e di A.M. Bresadola. Diresse l'attività Laini nel distaccamento di Cevo-Frésine e, pur mancandoci di lui dati anagrafici, è documentato un episodio della vita che ne dimostra l'abilità e il prestigio. Lo segnala il Guerrini trascrivendo dal manoscritto del darfense G.A. Pellegrinelli (soprannominato &amp;quot;Moretto&amp;quot;). &amp;quot;Il 25 maggio 1809, tra i briganti tirolesi (Austriaci) e i Francesi di Napoleone, vi furono in Val Camonica molte piccole battaglie, una delle quali a Berzo Demo, sopra Cedegolo. Tra gli altri venne arrestato don G. Maria Pezzucchi parroco di Berzo e si deve all'intervento d'un Laini Lorenzo di Angolo se egli non venne fucilato&amp;quot;. 3 - GIUSEPPE (1843-1912). Figlio di Carlo e di Laura Griffi, portò definitivamente a Breno il ramo di Angolo che diede origine ai Laini di Breno, famiglia sin d'ora emergente nel capoluogo camuno, ed ancora in cammino di promozione un po' a tutti i livelli: commerciale, industriale, amministrativo, professionale. In essa non vanno scordati due benemeriti della Patria: Carlo di Giuseppe (Breno, 1874-1950), decorato di medaglia al valore nella Campagna d'Africa 1895-96; e il figlio suo Giuseppe (Breno, 1902-960), che meritò la Croce di Guerra al Valore Militare &amp;quot;per aver dimostrato sprezzo del pericolo e fermezza d'animo&amp;quot; il 27 febbraio 1936, in uno scontro presso l'Amba UORK durante la guerra per la conquista dell'Africa Orientale. 4 - GIOVAN ANTONIO (1778-1834), fratello del precedente. Probabilmente costui dirigeva il settore scalvino dell'azienda Laini, e sposò Lucia Grassi di ricca famiglia di Schilpario, proprietaria della tenuta Grumello e attiva nella coltivazione di miniere. Ebbe quattro figli, maschi il primo e l'ultimo. Questi, Pietro (18161882), diplomato o laureato, lavorò sempre come Ricevitore del Registro a Bergamo dove si unì in matrimonio con la nob. Irene Dall'Ovo (1809-1905), di famiglia distintasi all'epoca di Garibaldi e dei moti risorgimentali. Il primogenito Carlo (1803-1868), invece, sposò la maestra di Braone Laura Griffi (n. Braone 1802, morta Ang. 1879) e col suo matrimonio preannuncia l'ingresso dei Laini nel ceto nobiliare e borghese della media Valle Camonica. Del ramo di Breno sono anche Ettore che fu candidato alle elezioni politiche nel collegio di Breno nel 1900, ed Evangelista musicista, che ricostituì il corpo musicale di Breno. Ancor prima che comode strade collegassero i due paesi, i Laini di Angolo ebbero rapporti con Darfo: per commercio, industria ed anche per gesti concreti della loro munificenza. Scrive la memorialista: &amp;quot;L'acquedotto di Darfo fu costruito a spese della fam. Laini che lo donò alla borgata. É tutto di pietra, ben conservata ed efficiente anche oggi&amp;quot;. Informa la medesima fonte che &amp;quot;L'attuale complesso dell'abitazione Cemmi fu proprietà Laini venduta ai sig.ri Casari di Castro&amp;quot;. Verso il 1905, per il matrimonio tra Anita Casari di Angelo e il dott. G. Battista Cemmi di Pietro, tale casa diventò il palazzo Casari-Cemmi, di cui una minuscola porzione è tutt'ora dei discendenti Laini. La famiglia di Angolo, per circa 25 anni, ebbe anche la proprietà del Monastero delle Visitandine in Darfo che le leggi napoleoniche avevano indemaniato nella primavera del 1810, ed i Laini avevano acquistato per quarantamila lire austriache. Rispettando la chiesa e quasi tutti i locali civili, ne utilizzarono l'area rustica per il deposito di legna e come stalla per i cavalli. Da essi il Monastero passò poi, con rogito 25 nov. 1834, all'Ist. delle &amp;quot;Figlie del S. Cuore&amp;quot;, di fresco fondate dalla Beata Verzeri. Circa le modalità di cessione alle Suore, permangono pareri discordi. Laura Laini, basandosi su voci di famiglia, afferma che il Convento non fu venduto, bensì donato alle Suore di Bergamo che, in ricambio, si accollarono l'onere di ospitare gratuitamente nei propri collegi, durante gli studi, le giovanette Laini. Diversamente farebbe credere una lettera dell'arciprete di Angolo don Mercanti, il quale sollecita caldamente la compravendita anche come parziale sollievo alla povertà di cui soffrono i Laini. Sembra, pertanto, da ipotizzare un formale atto di vendita, ma a prezzo notevolmente agevolato. È anche doveroso il ricordo di: 5 - GIUSEPPE ANGELO (1786, Angolo, 1830): ultimo dei dodici figli di Carlo e della Bresadola. Il Pellegrinelli Moretto lo qualifica &amp;quot;separato&amp;quot;, ossia diviso dai fratelli quanto a casa ed affari. Lo dice anche &amp;quot;Possidente la metà del Pal. ex Federici - ora Cemmi - e gravato dell'onere Federici&amp;quot;, di cui si dirà. Costui alternò la dimora tra Darfo ed Angolo: nella primavera 1815 sposò Maria Lucia Lorenzi (n. Pian Borno 1791, m. Bergamo 1859), ventitreenne vedova senza prole di Pier Angelo Federici, nel quale si estinse il ramo darfense del nobile casato. La coppia Laini-Lorenzi ebbe due figli maschi e tre figlie. Dei primi conseguì una certa notorietà Carlo Achille (n. 1823 ad Angolo, m. celibe a Darfo nel 1907) per aver partecipato all'Impresa Garibaldina e per esser stato lunghi anni sindaco di Darfo. Elisabetta, la primogenita (1815-1884), passò sposa nel 1852 al nob. Ignazio Glazel (grafia del tempo: Glàssel) di Pian Borno e morì senza prole. Maria Lorenzi sposando il Laini portò con sè beni ereditati dal primo marito. (Collab. Domenico Garatti).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_7]][[Categoria: Lettera_L]][[Categoria: Volume_7 - Pagina_31]][[Categoria: Volume_7 - Lettera_L]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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