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		<title>IPPOLITI - Cronologia</title>
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		<title>Pgibe: una versione importata: Import volume 6</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;una versione importata: Import volume 6&lt;/p&gt;
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				&lt;tr style='vertical-align: top;' lang='it'&gt;
				&lt;td colspan='1' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
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				&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td colspan='2' style='text-align: center;' lang='it'&gt;&lt;div class=&quot;mw-diff-empty&quot;&gt;(Nessuna differenza)&lt;/div&gt;
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		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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		<title>Pgibe il 07:55, 14 gen 2018</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;'''IPPOLITI'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Hyppolitis de Mantua. Famiglia nobile di conti rurali proveniente dal Mantovano, emigrata forse per ragioni politiche, che compare a Brescia sulla fine del sec. XV in una casa presso S. Alessandro, nell'attuale corso Magenta, &amp;quot;che se va, scrive il Nassimo, per una tresanda piccola andando alla porta sua de detti Ippoliti&amp;quot;. Il Lechi nota che qui abitava il nodaro Francesco (n. 1455) vedovo nel 1517, col figlio Ippolito (n. 1475) e la moglie con figli, nonchè altri fratelli. Tra questi alcuni ebbero famiglia, ma soltanto Faustino (n. 1493) continuerà con Francesco (n. 1543). Questi dalla moglie Lodovica ebbe ben undici figli, ma per fortuna i suoi zii lasciarono ad essi parte della sostanza. Il Nassimo ricorda Francesco, notaio del collegio di Brescia, come &amp;quot;homo costumatissimo&amp;quot;, Ippolito &amp;quot;homo come si suol dire, de quelli cari homini da bene&amp;quot; e un altro che fu maestro di scuola. Questi Ippoliti vennero accolti nel Consiglio della Nobiltà e nella &amp;quot;Reformatio Consilii Generalis&amp;quot; del 1610 figuravano con tre consiglieri. Un'altra famiglia, certamente dello stesso ceppo, ma più illustre e ricca, proveniente da Gazzoldo, ebbe proprietà nel bresciano e vi abitò anche saltuariamente lungo il secolo XVII. A Brescia abitavano in contrada S. Cristoforo (poi via C. Arici) in una casa d'affitto. Si sa che Ippolito (n. 1601) co. di Gazoldo era figlio di Polissena Avogadro q. Rizzardo e sorella di Paolo (del ramo di Bagnolo). A questa infelice donna è legato il ricordo di un feroce delitto, uno dei tanti di quel tempo, e di un celebre processo. Essa, che era vedova di Francesco degli Ippoliti ed era nata nel 1575, fu uccisa in Gazzoldo da un'archibugiata nell'agosto del 1618 forse da alcuni parenti del marito, ma con la connivenza, sembra, del conte Francesco Martinengo Colleoni (il futuro mar chese di Pianezza) il quale, arrestato e chiuso a Venezia nei «camerotti» in attesa di giudizio, riuscì ad evadere e fu bandito in perpetuo. Ippolito sposò Ginevra Calini che portò in dote parecchi terreni e una casa in Rovato ma poi ereditò dagli Avogadro sicchè i figli suoi, i marchesi Annibale (n. 1620) e Rizzardo, potevano denunciare nel 1687 di aver beni a Gussago, Scarpizzolo e Visano, dove possedevano il «palazzo» (poi Bettoni) con circa 150 piò. L'8 gennaio 1816 il conte Francesco, figlio postumo ed unico del co. Francesco e della N.D. Polissena Avogadro, chiedeva al Cons. Gen. di Brescia la cittadinanza. Successivamente il 19 giugno 1623 venne condannato dai Rettori di Brescia a 15 anni di relegazione a Corfù. Il Cons. dei X il 22 gennaio 1624 mutò la relegazione di Corfù, ove l'Ippoliti si trovava, in quella di Treviso. Il 15 maggio 1625 gli venne concesso salvacondotto per tre anni, purchè militasse, concessione rinnovata: venne poi liberato dai sette delegati il 7 febbraio 1629 m.v. Questa famiglia, come quella degli Arrivabene e forse anche altre di origine mantovana, a Brescia si chiamavano De Mantova o più semplicemente Mantova. Nel Settecento, però, questa famiglia dei marchesi non appare più a Brescia. Vivevano invece ancora e sempre in questa casa i discendenti di Francesco e Lodovica e di suo figlio Vincenzo (n. 1583) e Livia. Erano questi Gerolamo (n. 1633) e Apollonio. Gerolamo dalla moglie Leonella ebbe vari figli dei quali Francesco e Agenore furono sacerdoti, mentre il primogenito Vincenzo (n. 1653), sposò, forse in seconde nozze, Marta Foresti e ne ebbe Gerolamo (n. 1689), Ippolito (n. 1699) e Leonello (n. 1703) coi quali dovette estinguersi la famiglia. Avevano la casa di corso Magenta e cento piò a Fero. Gli Ippoliti fecero costruire in corso Magenta l'attuale casa Schreiber al n. 26 e anche l'attuale casa Ruggenenti di Visano, che venne acquistata poi nel 1709 dai conti Bettoni, unitamente a cascine (Fenil lungo, Gadalda, Cazzaga) e a circa 600 piò. Un dott. Girolamo Ippoliti di Mantova era arciprete di Oriano al tempo della visita di S. Carlo che lo fece richiamare all'obbligo della residenza. Stemma: «Di rosso, alla banda d'oro». Nel primitivo palazzo della famiglia (passato poi ai Rodengo), in via Moretto, resta sia pur rovinatissimo uno dei più antichi soffitti dipinti della città. Il Monti della Corte lo suppone un ramo della famiglia Glissenti, stabilito in Vestone. Di questa casa sono ricordati i tre fratelli Giuseppe, Fabio e Battista che nel 1764 capeggiarono l'assalto di una banda di Sabbini al mercato di Desenzano, in occasione dei contrasti sorti per motivi fiscali ed annonari. Stemma «D'argento, ad un martello posto in palo, al naturale».&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_6]][[Categoria: Lettera_I]][[Categoria: Volume_6 - Pagina_254]][[Categoria: Volume_6 - Lettera_I]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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