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		<title>DORICO Valerio e Luigi - Cronologia</title>
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		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Pgibe: una versione importata: Import volumi 3, 4 e 5</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;una versione importata: Import volumi 3, 4 e 5&lt;/p&gt;
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				&lt;td colspan='1' style=&quot;background-color: white; color:black; text-align: center;&quot;&gt;← Versione meno recente&lt;/td&gt;
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		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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		<title>Pgibe il 10:56, 31 mag 2017</title>
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&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;'''DORICO Valerio e Luigi'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Fratelli oriundi di Ghedi (&amp;quot;Valerius Dorich Gedensis&amp;quot; si legge in una edizione &amp;quot;Les merveilles de Rome&amp;quot; del 1536) i Dorici o Dorich o D'Orici compaiono come attivi a Roma nel 1531, successori al Mazzocchi come stampatori dell'Accademia Romna. Forse il cognome doveva essere D'Origgio (cioè da Origgio paese dal Varesotto) ed indica probabile origine camuna con gli Odorici. E' probabile che agli inizi i Dorico abbiano stampato solo musica, allargando poi la loro attività ad altri settori, forse spinti dalle difficoltà nel mantenersi a Roma con le sole edizioni musicali. Sembra abbiano utilizzato la tipografia di Andrea Antico quando questi abbandonò Roma. Pubblicano con la ragione Doric Valerio e Luigi fratelli Bressiani impressori del Popolo Romano. Un Valerio lavora anche come Valerio Doricho da Bressa.  Il fondatore della ditta può essere stato Valerio dato che è già attivo dal 1526 al 1527 in società con Giovan Giacomo Pasotti, con il quale ristampava i quattro libri dei Mottetti della Corona, del Petrucci e il I Libro delle Canzoni, frottole et capitoli della Croce, firmandosi come Dorich. Dal 1530 al 1540 le stamperie Dorico e di Antonio Blando di Asola sono le sole attive in Roma. Nel 1531 si stacca dal Pasotti e stampa a spese del libraio senese Gerolamo Menchini la ristampa del Lib. I della Croce, per stampare subito dopo in proprio il Lib. 2.o della Croce &amp;quot;opera arte et impensa Valerli Dorich Gedensis Brixiensis&amp;quot;. Al contempo continuano a pubblicare con altri come il fiorentino Giacomo Giunta, il senese Girolamo Manchini, il veneziano Nicolò Zoppino, Antonio Salamanca, Marco Amadori, ecc. e con privati. Nel 1532 aveva incominciato a stampare opere di vario genere, incominciando dalla &amp;quot;Homelia&amp;quot; dell'arcivescovo di Torres, Salvatore de Alepus e con la ristampa dell'&amp;quot;Antiquae Urbis Romae cum regionibus simulachrum&amp;quot;.  Valerio condusse da solo l'azienda fino al 1538 quando si mise poi in società con il fratello Luigi, con la ragione &amp;quot;Dorico Valerio e Luigi fratelli&amp;quot; per pubblicare nel settore musicale dal 1544 al 1555; il Lib. 1.o e 2.o di &amp;quot;Messe&amp;quot; del Morales (1544), di &amp;quot;Madrigali&amp;quot; del Barrè (1552) del De Monte (1554), dell'Animuccia (1554), le &amp;quot;Messe Lib. I&amp;quot; (1555) e &amp;quot;Madrigali lib. (1555) del Palestrine, e il &amp;quot;Trattato de Glosas di Diego Ortiz&amp;quot; (1553). Valerio rimane sempre la figura di maggior spicco anche culturalmente, tanto da dettare brevi prefazioni al lettore che dimostrano come fosse in grado di scrivere in latino e forse anche in greco. Fu anche &amp;quot;incisore di carattere famoso&amp;quot;. Nel 1533 intagliava su legno il Libro I della Serena la prima edizione a stampa di una antologia di Madrigali e il &amp;quot;Recanetum de musica sacra&amp;quot; del Vanneo. A lui apparterrebbero le tre xilografie che adornano le &amp;quot;Stanze sopra le statue di Laocoonte, di Venere et d'Apollo&amp;quot; di Eurialo d'Ascoli (1539.). Incisore lo fu anche Luigi che firmò con &amp;quot;Lovise Dorico fecit&amp;quot; alcune tavole incise di un abaco, due si trovano alla fine dell' &amp;quot;Essemplarii de scrittori&amp;quot; dell'Arrighi (1557).  Secondo ricerche di Francesco Barbieri mentre dei fratelli la personalità dominante è Valerio, Luigi deve essere comproprietario dell'azienda, se i successori, a partire dal 1566, si sottoscriveranno &amp;quot;eredi&amp;quot; di ambedue. Luigi Dorico scompare definitivamente dalle edizioni, e forse dalla scena del mondo, nel 1559; il fratello gli sopravvisse sei anni, chiudendo nel 1565 un quarantennio di attività romana. Dal 1566 al 1572 subentrano gli eredi, non identificabili in base alle edizioni; ma di essi è possibile individuare una Lucrezia Dorico, &amp;quot;stampatrice alli Coronati&amp;quot; che nel 1569 aiutò Paolo Manuzio nella laboriosa stampa del &amp;quot;Breviario&amp;quot;.  L'officina dei Dorico ebbe sede fino al 1555 a Campo de' fiori; in quell'anno incomincia a comparire nelle edizioni l'indirizzo &amp;quot;alla chiavica di S.Luigi&amp;quot;, benché in una del 1577 si trovi l'indicazione &amp;quot;in vico Peregrini&amp;quot;. Lucrezia, come s'è visto, si portò più tardi in via dei Coronari. Nella &amp;quot;Urbis Romae topographia&amp;quot; di Bartolomeo Marliani (1544) i fratelli si sottoscrivono &amp;quot;Academiae Romanae impressores&amp;quot;, come già si era dichiarato il Mazzocchi; in due edizioni del 1554 (&amp;quot;Madrigali a cinque voci&amp;quot; di Giovanni Animuccia e &amp;quot;La Davidica&amp;quot; di Lorenzo Davidico) &amp;quot;impressori del Popolo Romano&amp;quot;: il che sta forse a indicare che per conto, rispettivamente, dello studio e del Comune stamparono quelle poche opere.  A volte i Dorico usano dei caratteri già usati da altri, altre volte rimettono in circolazione opere già stampate cambiando il frontespizio. Così interferenze tipografiche del genere esistono fra i Dorico e l'Arrighi, fra i Dorico e Francesco Minizio Calvo, fra gli stessi e Vincenzo Luchio. Ma essi producono pubblicazioni ufficiali, danno prevalenza al settore musicale, ma non disdegnano le opere di ogni genere dalla religione alla poesia, alla commedia, dalla medicina alla calligrafia, dall'antiquaria all'astrologia. Fra i loro autori sono: Andrea Bacci, Francesco Belo, Lorenzo Davidico, Ambrogio Novidio Fracco, Luca Gaurico, Bartolomeo Georgevic, Antonio Massa, Giambattista Palatino, Basilio Zanchi e altri. Tra l'altro essi cedettero a sollecitazioni o si sentirono in dovere di pubblicare opere di più o meno illustri concittadini: Lorenzo Gambara, Fausto Sabeo, custode della Biblioteca Vaticana, il vescovo Domenico De Dominicis, Giovanni Braccesco.  Si fanno assommare a 280 le loro edizioni dal 1526 al 1572, una produzione non giudicata eccessiva e nemmeno guidata da una concezione ampia e organica come quella dei Blando, dei Giunta di Firenze e di Venezia, ecc.  La letteratura propriamente detta rappresenta il più folto gruppo con oltre sessanta edizioni, tra cui una dozzina di commediole, numerose brevi raccolte di componimenti poetici, religiosi e profani, di contemporanei, oltre qualche traduzione. Fra i più illustri letterati che compaiono nelle loro edizioni sono il Bembo il Trissino. Un piccolo numero di edizioni è costituito da trattatelli su vari aspetti del costume della vita sociale o familiare. Una cinquantina di opere a cominciare dal 1456 sono di carattere religioso, poche le opere di filosofia. Abbastanza rappresentate le opere mediche, astrologiche e scientifiche. Piccole ma valide tipograficamente le opere di topografia, di antiquaria e di architettura, cinque i libri e modelli di calligrafia. Di grande importanza sono due edizioni in lingua etiopiche (il &amp;quot;Novum Testamentum&amp;quot; e le &amp;quot;Chaldeae seu ethiopicae linguae institutiones&amp;quot;). I Dorico furono in strette relazioni con il circolo letterario che faceva capo alla corte e alla famiglia Farnese. Ma dalla curia romana ebbero pochi privilegi concessi ad alcune piccole opere di devozione. Iniziata con edizioni musicali (valutate da Claudio Sartori sulla quarantina) la produzione dei Dorico finì con le stesse. Forse in seguito alla morte di Luigi, Valerio riprende dal 1557 a stampare da solo, con l'antologia  Canzoni alla napolitana lib. I.o, e continuando fino al 1568 con musiche quasi tutte sacre del Conforti, Martelat, Rodio, Ghibellini, Lasso, Rossello e Animuccia. Tuttavia già fin dal 1566 compaiono le edizioni degli &amp;quot;Eredi di Valerio e Luigi Dorico&amp;quot; per le quali escono fino al 1572 musiche sacre del Rossetto, dell'Animuccia, del Palestrina. Nel 1572 poi il &amp;quot;Missarum liber I.o&amp;quot; del Palestrina è firmato &amp;quot;Apud Heredes Aloysii Dorici&amp;quot;. Fra gli eredi dovette essere quel Francesco Coattino che continuerà poi da solo l'attività. I Dorici ebbero come marca tipografica un Pegaso che sale la costa di un monte coperto di alloro o Febo su un carro tirato da cavalli alati col nome &amp;quot;Nulla est via invia virtudi&amp;quot;.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_3]][[Categoria: Lettera_D]][[Categoria: Volume_3 - Pagina_198]][[Categoria: Volume_3 - Lettera_D]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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