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		<title>BOIFAVA Pietro (2) - Cronologia</title>
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		<subtitle>Cronologia della pagina su questo sito</subtitle>
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		<title>Pgibe il 01:33, 18 mag 2016</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;b&gt;Nuova pagina&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;div&gt;'''BOIFAVA Pietro'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Serle, 28 luglio 1794 - 23 ottobre 1879). Prete patriota. Di famiglia contadina alquanto benestante, divenuto sacerdote fu cappellano con funzioni di coadiutore nel, suo paese natale per conto del Comune. In seguito a disordini avvenuti in Serle a causa sua e del parroco don Amabile Mabellini dovette con lui rinunciare all'incarico ma non fu allontanato da Serle per timore di nuovi disordini. Gli fu imposto però di star lontano da Serle il sabato, la domenica a il lunedì. Don Boifava collaborò poi con il successore di don Mabellini, don Pietro Baronio, patriota ardente come lui. Ma soprattutto collaborò con il medico condotto Pietro Marinoni nel reclutare il 17 marzo 1848 parecchi serlesi, armati di schioppi e sciaboletti, coi quali scese da Serle su Rezzato per sorprendere e intercettare le truppe austriache in movimento da Verona a Brescia. Con altri infatti fece prigionieri 200 croati con 7 ufficiali e cariaggi di munizione. Dopo di aver scortato i prigionieri a Brescia il 29 marzo veniva affidata a don Boifava la difesa di Porta Torrelunga e gli spalti. Pochi giorni appresso il 25 marzo con pochi armati compì una sorpresa sugli austriaci accampati a Padenghe collaborando a far prigioniero il gen. Schònals con 500 soldati. Dopo essere stato a Salò, Gargnano e Desenzano per animare le popolazioni alla lotta contro gli austriaci, tornò a Serle dove raccolse nuovi armati che furono inclusi nei Corpi franchi. Con questi partì per il Tirolo, dopo aver perlustrato Bagolino, Idro e Storo. Passando per Condino si portò a Tione e poi a Banale dove ebbe uno scontro con gli austriaci. Il 13 aprile era a Castel Toblino dove impegnò per ore intere il nemico, tenendolo a bada anche il 14 aprile, dopo di che si ritirò su Stenico e per Tione a Brescia. Tornato a Serle continuò a reclutare per conto e con il denaro del Comitato segreto d'insurrezione, armati e ad addestrarli alla lotta percorrendo allo stesso scopo la Valtrompia e guadagnandosi grandi lodi da parte del dott. Gualla che lo disse &amp;quot;mille miglia al di sopra del teatrale gen. Garibaldi&amp;quot;. Poco più tardi lo stesso Gualla lo chiamò &amp;quot;eroe più reale, più giudizioso, più acuto, più assennato, il puntello massimo del nostro commercio&amp;quot; e cioè della preparazione rivoluzionaria, anche se lo descrisse: &amp;quot;rozzo nel parlare, piuttosto sporco nel vestito, che non ha più il carattere sacerdotale, ma cammina tre giorni senza mangiare e bere, ma invoca lo Spirito Santo prima di far scroccare lo stuzzen, ma ha giurato di non lasciar vivo un tedesco&amp;quot;. Infatti, fin dalla notte del 18 marzo 1849 al profilarsi della rivoluzione era già sui Ronchi di S.Fiorano, al S.Gottardo e ai Medaglioni con 3-400 uomini di Serle e della Valtrompia decisi a tutto. Scoppiata la rivolta che prese poi il nome dalla sua durata delle Dieci Giornate, diede ad essa tutto il suo appoggio. Il 23 marzo sui Ronchi riceveva i primi prigionieri fra cui il cap. Poma, usando verso di essi un atteggiamento leale e rispettoso. Il 26 marzo discese con i suoi a Torrelunga per presidiare la strada per S.Eufemia catturando tre o quattro carri austriaci, facendo prigioniera la scorta di un ufficiale e di 25-30 soldati. Il 28 marzo con Tito Speri, cercò di ostacolare la marcia su Brescia del gen. Nugent che voleva dar mano forte alle truppe austriache asserragliate in Castello. Costretto dalla superiorità numerica del nemico a ritirarsi sulle balze della Maddalena, appena potè organizzare le sue forze tornò su S.Francesco di Paola e su Rebuffone per molestare il nemico ed impegnalo in cruenti e duri combattimenti. Il I aprile, quando ogni speranza di resistenza fu perduta, si oppose con tutta la forza possibile perchè i suoi seguaci non massacrassero i prigionieri che tenevano rinchiusi sulla Maddalena. Si portò poi a Urago Mella nel tentativo di coprire la ritirata della compagnia Camozzi ritirandosi poi alla Stella di Cellatica dove sciolse il suo corpo armato. Con alcuni dei suol riparò in Svizzera mentre la maggior parte si diede al malandrinaggio per cui 12 furono impiccati a Canton Mombello e 12 fucilati alla Rocchetta. Don Boifava rimase in Svizzera fino all'amnistia. In un primo tempo sembrò che ne fosse escluso, invece il Poma, per riconoscenza, insistette perchè fosse amnistiato. Don Boifava esitò prima di tornare, poi rassicurato si portò a Serle. Qui venne convocato dal gen. Appel ed egli credendo di esser braccato per un nuovo arresto fuggì per la montagna. Presentatosi per consiglio di amici si sentì dire dall'Appel dopo ogni sorta di intimidazioni: &amp;quot;Andate: ringraziate Poma e la vostra buona ispirazione di aver salvato la vita ai nostri! &amp;quot;. Rimase sempre in seguito buon sacerdote e fu, per anni, sindaco di Serle, profondendo il suo patrimonio a beneficio dei suoi cittadini. Ebbe dopo la morte riconoscimenti ed onoranze anche da accesi anticlericali. L'8 ottobre 1882 per iniziativa dei Reduci delle patrie battaglie e veterani gli fu dedicata sotto il loggiato del comune di Serie la seguente lapide dettata dal Capuzzi: PIETRO BOIFAVA/ SACERDOTE E SOLDATO/ NEGLI ANNI MDCCCCXLXIII E MDCCCCXLIX/ CON UN MANIPOLO DI FORTI/ CONTESE ALLE FALANGI AUSTRIACHE/ IL SUOLO DELLA PATRIA// I REDUCI DELLE PATRIE BATTAGLIE E VETERANI/ DI BRESCIA/ QUESTO RICORDO POSERO/ 8 OTTOBRE 1882. Nello stesso giorno sulla porta della sua casa fu posta un'altra lapide con le seguenti parole: DI QUI/ LA NOTTE 19 MARZO 1849/ DON PIETRO BOIFAVA/ MOSSE COGLI ARDITI COMPAGNI/ A SOCCORSO DI BRESCIA. Un'altra lapide venne posta il 20 settembre 1894 sulle scuole comunali a Rebuffone, dettata dal prof. Teodoro Pertusati che suonava: QUI DOVE/ PIETRO BOIFAVA DI SERLE/ NELL'ANNO 1849/ DA SACERDOTE TRAMUTATO IN ARDITO CAPITANO/ DI ALPIGIANI VALOROSISSIMI/ OPPOSE ALLE SOLDATESCHE FEROCI DELLO STRANIERO/ IL PETTO SUO E DE' SUOI/ CONVINTO CHE IL DIRITTO DEI POPOLI/ E' GIUSTIZIA DI DIO/ BRESCIA INCIDE IL SUO NOME/ RAMMENTANDO INSIEME IL SUO GRANDE ANIMO/ LA PIETA' SINCERA DI LUI LA CARITA' ONDE FU LARGO AI POVERI/ DELL'ESIGUO CENSO// QUANTO SONO EFFICACI GLI AFFETTI// DELLA RELIGIONE, DELLA PATRIA/ E DELL'UMANITA'/ SE LI GOVERNA SUBLIME/ ARMONIA.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_1]][[Categoria: Lettera_B]][[Categoria: Volume_1 - Pagina_187]][[Categoria: Volume_1 - Lettera_B]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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		<title>Pgibe: una versione importata: Import volumi 01-02</title>
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				<updated>2016-05-18T00:17:20Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;una versione importata: Import volumi 01-02&lt;/p&gt;
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		<author><name>Pgibe</name></author>	</entry>

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