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		<title>Enciclopedia Bresciana - Contributi utente [it]</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: '''RIVADOSSI di Lumezzane'''&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''RIVADOSSI di Lumezzane:'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Della famiglia Rivadossi di Lumezzane si ha traccia dall’inizio del 700. In un elenco di capi famiglia datato 1764, abitanti nel Comune di Lumezzane S. Apollonio, pubblicato da Lino Lucchini, si leggono Pietro, Giovanni e Antonio Rivadossi. Da questi discendono le varie famiglie riconosciute in luogo dai soprannomi &amp;quot;Sesane&amp;quot;, &amp;quot;Gianoto&amp;quot;, “Fausti” e “Borei” tutte native nella frazione Premiano di Lumezzane S. Apollonio (v. Premiano, v. Lumezzane). Nel 1791 si evidenzia un Francesco Rivadossi di Lumezzane che brevetto' un nuovo metodo di fusione dei metalli. Già alla fine dell'Ottocento i Rivadossi monopolizzavano con i Bonomi, i Ghidini e i Pasotti le fonderie di Lumezzane (v. Rame, Ramai). Un ramo dei Rivadossi, quello dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;, si affermò, già dal 1860, nella lavorazione di ottone e bronzo, fondendo cascami e rottami. Si distinse particolarmente Faustino Rivadossi (1834-1912) che diede l'inizio ai &amp;quot;Faohte&amp;quot; e che aveva una fabbrica di ottonami in S. Apollonio. Il figlio Antonio (1860-1924) fu sindaco di Lumezzane S. Apollonio dal 1914 al 1919, Presidente della Congregazione di Carità e giudice conciliatore; egli, con il curato don Angelo Rovetta, nel 1901, fondò la banda musicale S. Cecilia di S. Apollonio. Il figlio di Antonio, anch'egli Faustino (1897-1954), cessò l'attività dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;. Altra importante azienda e' la RVD srl della famiglia Rivadossi nata nel 1878 (ma con tracce risalenti al 1750) a Lumezzane Premiano, come Fabbrica di ottonami di Rivadossi Angelo e proprietaria dell'antica ruota idraulica per azionare la fucina tuttora presente sulle rive del fiume Gobbia. Del ramo dei “Sesane” si ricorda Padre Bonaventura Rivadossi (1876-1937) (v. Rivadossi Bonaventura P.), carmelitano scalzo e missionario in Anatolia, tra gravi e continue difficoltà, angherie e vessazioni riuscì in otto anni a far funzionare le scuole e l'ospedale da lui aperti grazie all'aiuto delle Suore Zelatrici del S. Cuore. Fu disinvolto, intelligente, capace di sostenere degnamente ogni situazione, abile nel comando, legato alla sua origine, alle tradizioni familiari e alla valle natia lumezzanese. Padre Bonaventura ricevette dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia la massima onorificenza ellenica; del medesimo ramo &amp;quot;Sesane&amp;quot;, Giacinto Rivadossi (1895-1969), che nel 1922 emigrò da Lumezzane ad Agnosine e vi trapiantò la lavorazione di maniglierie, avviando una grande industria, la G.R.A. (v. Rivadossi Giacinto, v. Rivadossi Giacinto s.p.a.) e Francesco Rivadossi (m. l’1 ottobre 1983) (v. Inoxriv) imprenditore. Si rammenta inoltre il Sacerdote Francesco Rivadossi (1877-1937) morto presso la casa di cura Villa Bianca di Brescia e la maestra Caterina Rivadossi che a fine '800 si prodigo' per la scuola femminile di Lumezzane. Nel secondo dopoguerra, le varie famiglie Rivadossi di Lumezzane, hanno aperto attività importanti, ancora oggi attive, per la produzione di stampi, casalinghi, trapani radiali, filo per elettrofusione, ecc.&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''&lt;br /&gt;
 Rivadossi Fonderia (RVD s.r.l.):'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rivadossi Fonderia (RVD s.r.l.): È probabilmente l'attività con le radici industriali più profonde ancora attive a Lumezzane. Fu fondata nel 1878 da Angelo Rivadossi come &amp;quot;Fabbrica di ottonami&amp;quot;, ma già precedentemente svolgeva attività legate alla lavorazione dei metalli con tracce al 1750. Oggi è gestita dalla quinta generazione della famiglia e si occupa della produzione di lingotti in ottone e bronzo. Ha sede in Lumezzane via Madonnina 101.&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
 Rivadossi Fonderia (RVD s.r.l.):&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rivadossi Fonderia (RVD s.r.l.): È probabilmente l'attività con le radici industriali più profonde ancora attive a Lumezzane. Fu fondata nel 1878 da Angelo Rivadossi come &amp;quot;Fabbrica di ottonami&amp;quot;, ma già precedentemente svolgeva attività legate alla lavorazione dei metalli con tracce al 1750. Oggi è gestita dalla quinta generazione della famiglia e si occupa della produzione di lingotti in ottone e bronzo. Ha sede in Lumezzane via Madonnina 101.&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;div&gt;'''&lt;br /&gt;
'''== Rivadossi Fonderia (RVD s.r.l.):''''''&lt;br /&gt;
 ==&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Rivadossi Fonderia (RVD s.r.l.): È probabilmente l'attività con le radici industriali più profonde ancora attive a Lumezzane. Fu fondata nel 1878 da Angelo Rivadossi come &amp;quot;Fabbrica di ottonami&amp;quot;, ma già precedentemente svolgeva attività legate alla lavorazione dei metalli con tracce al 1750. Oggi è gestita dalla quinta generazione della famiglia e si occupa della produzione di lingotti in ottone e bronzo. Ha sede in Lumezzane via Madonnina 101.&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
'''RIVADOSSI di Lumezzane''': &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Della famiglia Rivadossi di Lumezzane si ha traccia dall’inizio del 700. In un elenco di capi famiglia datato 1764, abitanti nel Comune di Lumezzane S. Apollonio, pubblicato da Lino Lucchini, si leggono Pietro, Giovanni e Antonio Rivadossi. Da questi discendono le varie famiglie riconosciute in luogo dai soprannomi &amp;quot;Sesane&amp;quot;, &amp;quot;Gianoto&amp;quot;, “Fausti” e “Borei” tutte native nella frazione Premiano di Lumezzane S. Apollonio (v. Premiano, v. Lumezzane). Nel 1791 si evidenzia un Francesco Rivadossi di Lumezzane che brevetto' un nuovo metodo di fusione dei metalli. Già alla fine dell'Ottocento i Rivadossi monopolizzavano con i Bonomi, i Ghidini e i Pasotti le fonderie di Lumezzane (v. Rame, Ramai). Un ramo dei Rivadossi, quello dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;, si affermò, già dal 1860, nella lavorazione di ottone e bronzo, fondendo cascami e rottami. Si distinse particolarmente Faustino Rivadossi (1834-1912) che diede l'inizio ai &amp;quot;Faohte&amp;quot; e che aveva una fabbrica di ottonami in S. Apollonio. Il figlio Antonio (1860-1924) fu sindaco di Lumezzane S. Apollonio dal 1914 al 1919, Presidente della Congregazione di Carità e giudice conciliatore; egli, con il curato don Angelo Rovetta, nel 1901, fondò la banda musicale S. Cecilia di S. Apollonio. Il figlio di Antonio, anch'egli Faustino (1897-1954), cessò l'attività dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;. Altra importante azienda e' la RVD srl della famiglia Rivadossi nata nel 1878 (ma con tracce risalenti al 1750) a Lumezzane Premiano, come Fabbrica di ottonami di Rivadossi Angelo e proprietaria dell'antica ruota idraulica per azionare la fucina tuttora presente sulle rive del fiume Gobbia. Del ramo dei “Sesane” si ricorda Padre Bonaventura Rivadossi (1876-1937) (v. Rivadossi Bonaventura P.), carmelitano scalzo e missionario in Anatolia, tra gravi e continue difficoltà, angherie e vessazioni riuscì in otto anni a far funzionare le scuole e l'ospedale da lui aperti grazie all'aiuto delle Suore Zelatrici del S. Cuore. Fu disinvolto, intelligente, capace di sostenere degnamente ogni situazione, abile nel comando, legato alla sua origine, alle tradizioni familiari e alla valle natia lumezzanese. Padre Bonaventura ricevette dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia la massima onorificenza ellenica; del medesimo ramo &amp;quot;Sesane&amp;quot;, Giacinto Rivadossi (1895-1969), che nel 1922 emigrò da Lumezzane ad Agnosine e vi trapiantò la lavorazione di maniglierie, avviando una grande industria, la G.R.A.  (v. Rivadossi Giacinto, v. Rivadossi Giacinto s.p.a.) e Francesco Rivadossi (m. l’1 ottobre 1983) (v. Inoxriv) imprenditore. Si rammenta inoltre il Sacerdote Francesco Rivadossi (1877-1937) morto presso la casa di cura Villa Bianca di Brescia e la maestra Caterina Rivadossi che a fine '800 si prodigo' per la scuola femminile di Lumezzane. Nel secondo dopoguerra, le varie famiglie Rivadossi di Lumezzane, hanno aperto attività importanti, ancora oggi attive, per la produzione di stampi, casalinghi, trapani radiali, filo per elettrofusione, ecc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''RIVADOSSI di Vallecamonica:'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antica famiglia originaria di Borno, dove gli ultimi discendenti sono dediti prevalentemente ad attività nel settore dell'edilizia. Della famiglia ebbe rilievo Giovanni (detto Canöa) appaltatore di strade, negoziante di legname, proprietario di segherie a Berzo, Borno e Malegno. Della famiglia di Esine emersero soprattutto il maestro Antonio (detto Cana), antiquari e restauratori di mobili antichi come Giovanni e il figlio Antonio, capaci operai, falegnami, ottimi artigiani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_15]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_15 - Pagina_77]][[Categoria: Volume_15 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
'''RIVADOSSI di Lumezzane''': &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Della famiglia Rivadossi di Lumezzane si ha traccia dall’inizio del 700. In un elenco di capi famiglia datato 1764, abitanti nel Comune di Lumezzane S. Apollonio, pubblicato da Lino Lucchini, si leggono Pietro, Giovanni e Antonio Rivadossi. Da questi discendono le varie famiglie riconosciute in luogo dai soprannomi &amp;quot;Sesane&amp;quot;, &amp;quot;Gianoto&amp;quot;, “Fausti” e “Borei” tutte native nella frazione Premiano di Lumezzane S. Apollonio (v. Premiano, v. Lumezzane). Nel 1791 si evidenzia un Francesco Rivadossi di Lumezzane che brevetto' un nuovo metodo di fusione dei metalli. Già alla fine dell'Ottocento i Rivadossi monopolizzavano con i Bonomi, i Ghidini e i Pasotti le fonderie di Lumezzane (v. Rame, Ramai). Un ramo dei Rivadossi, quello dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;, si affermò, già dal 1860, nella lavorazione di ottone e bronzo, fondendo cascami e rottami. Si distinse particolarmente Faustino Rivadossi (1834-1912) che diede l'inizio ai &amp;quot;Faohte&amp;quot; e che aveva una fabbrica di ottonami in S. Apollonio. Il figlio Antonio (1860-1924) fu sindaco di Lumezzane S. Apollonio dal 1914 al 1919, Presidente della Congregazione di Carità e giudice conciliatore; egli, con il curato don Angelo Rovetta, nel 1901, fondò la banda musicale S. Cecilia di S. Apollonio. Il figlio di Antonio, anch'egli Faustino (1897-1954), cessò l'attività dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;. Del ramo dei “Sesane” si ricorda Padre Bonaventura Rivadossi (1876-1937) (v. Rivadossi Bonaventura P.), carmelitano scalzo e missionario in Anatolia, tra gravi e continue difficoltà, angherie e vessazioni riuscì in otto anni a far funzionare le scuole e l'ospedale da lui aperti grazie all'aiuto delle Suore Zelatrici del S. Cuore. Fu disinvolto, intelligente, capace di sostenere degnamente ogni situazione, abile nel comando, legato alla sua origine, alle tradizioni familiari e alla valle natia lumezzanese. Padre Bonaventura ricevette dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia la massima onorificenza ellenica; del medesimo ramo &amp;quot;Sesane&amp;quot;, Giacinto Rivadossi (1895-1969), che nel 1922 emigrò da Lumezzane ad Agnosine e vi trapiantò la lavorazione di maniglierie, avviando una grande industria, la G.R.A.  (v. Rivadossi Giacinto, v. Rivadossi Giacinto s.p.a.) e Francesco Rivadossi (m. l’1 ottobre 1983) (v. Inoxriv) imprenditore. Si rammenta inoltre il Sacerdote Francesco Rivadossi (1877-1937) morto presso la casa di cura Villa Bianca di Brescia e la maestra Caterina Rivadossi che a fine '800 si prodigo' per la scuola femminile di Lumezzane. Nel secondo dopoguerra, le varie famiglie Rivadossi di Lumezzane, hanno aperto attività importanti, ancora oggi attive, per la produzione di stampi, casalinghi, trapani radiali, filo per elettrofusione, ecc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''RIVADOSSI di Vallecamonica:'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antica famiglia originaria di Borno, dove gli ultimi discendenti sono dediti prevalentemente ad attività nel settore dell'edilizia. Della famiglia ebbe rilievo Giovanni (detto Canöa) appaltatore di strade, negoziante di legname, proprietario di segherie a Berzo, Borno e Malegno. Della famiglia di Esine emersero soprattutto il maestro Antonio (detto Cana), antiquari e restauratori di mobili antichi come Giovanni e il figlio Antonio, capaci operai, falegnami, ottimi artigiani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_15]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_15 - Pagina_77]][[Categoria: Volume_15 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''PLAZ''' (Plas)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Località e cascinali a S di Bagolino, ubicata dopo il ponte di Romanterra in valle della Berga, antica via di accesso a Bagolino dalla Vallesabbia.&lt;br /&gt;
Nella suddetta località e' presente l'eremo dedicato ai Santi Gervasio e Protasio (nominata negli archivi della parrocchia sin dal 1598).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_13]][[Categoria: Lettera_P]][[Categoria: Volume_13 - Pagina_190]][[Categoria: Volume_13 - Lettera_P]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;div&gt;'''PLAZ'''(Plas)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Località e cascinali a S di Bagolino, ubicata dopo il ponte di Romanterra in valle della Berga, antica via di accesso a Bagolino dalla Vallesabbia.&lt;br /&gt;
Nella suddetta località e' presente l'eremo dedicato ai Santi Gervasio e Protasio (nominata negli archivi della parrocchia sin dal 1598).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_13]][[Categoria: Lettera_P]][[Categoria: Volume_13 - Pagina_190]][[Categoria: Volume_13 - Lettera_P]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''PLAZ'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Località e cascinali a S di Bagolino, ubicata dopo il ponte di Romanterra in valle della Berga, antica via di accesso a Bagolino dalla Vallesabbia.&lt;br /&gt;
Nella suddetta località e' presente l'eremo dedicato ai Santi Gervasio e Protasio (nominata negli archivi della parrocchia sin dal 1598).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''RIVADOSSI Giacinto, s.p.a. Officine Metallurgiche e Fonderie'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Azienda di Agnosine per la produzione di maniglierie e coordinati fondata nel 1920 dal lumezzanese Giacinto Rivadossi (v.). Da un'iniziale attività a livello artigianale l'azienda acquistò soprattutto dopo il matrimonio di Rivadossi con Bianca Pilotelli, avvenuto nel 1936, un'impronta sempre più moderna e competitiva, grazie anche alle esperienze maturate in precedenza dalla moglie nel mondo imprenditoriale. È lei tuttora Presidente della Società. La piccola industria si sviluppa rapidamente, interessando sempre più l'intera valle con il proprio indotto. Nel 1961 si espande ulteriormente avviando la produzione di una nuova linea di grande serie in Zama cromata il cui marchio registrato Ziral garantisce la qualità del prodotto. L'espansione della Rivadossi Spa continua con l'acquisizione di importanti mercati all'estero nell'area UE, nel Medio ed Estremo Oriente, ma soprattutto negli U.S.A. dove opera con un distributore esclusivo in tutti gli States e Canada. All'avanguardia nei processi tecnologici, la Rivadossi Spa ha recentemente depositato negli Stati Uniti, in collaborazione con il proprio distributore Omnia, il marchio Max*Brass registrato anche per Italia ed Europa. Tale marchio contraddistingue il nuovo rivestimento PVD protettivo dell'ottone creato per resistere tutta la vita (lifetime!). Oltre alla qualità delle proprie linee, alla Rivadossi è unanimemente riconosciuta la capacità di seguire le particolari esigenze dei mercati.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_15]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_15 - Pagina_78]][[Categoria: Volume_15 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''PROMO (in dial. Próm)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frazione a circa 400 m. da Vestone, a 365 m. di altezza. Sorge, come scrive N. Bottazzi, in terrazzamento di fondo valle Chiese separato dalla valle del fiume Degnone da uno sperone roccioso del monte o coda di monte, il quale dal latino promineus ( = prominenza); o da promineo ( = sporgere in fuori), o da promontorium ( = promontorio), diede il nome alla località ed al villaggio. Contro questo sperone sono costruite le due antiche chiesette, quella di San Lorenzo già parrocchiale di Vestone ed ora circondata dal cimitero e quella di S. Sebastiano (in dial. S. Bastià), ora ridotta a fienile. Oltre il costone, ma ad una ventina di metri più in basso, si trova Vestone. Lo Gnaga avanza altre ipotesi come promus ( = dispensa, granaio, deposito di vettovaglie), o praón (= pratone). La posizione è soleggiata anche d'inverno, protetta dal vento e molto probabilmente come centro abitato doveva esistere prima di Vestone. A Promo, a Piane del Tone del Carèl, in effetti, nel 1964 il Gruppo archeologico di Gavardo trovò una tomba a cassetta di epoca barbarica che Otto von Hessen assegnerà ad epoca gota. Il borgo è registrato nel Liber Potheris come Preomo. Gli statuti bresciani citano nel 1440 e nel 1470 Vestonum e Pronum come due diversi comuni. Di Promo era Tebaldo Graziotti capitano nelle truppe valsabbine e valtrumpline nel 1438-1439. Nel sec. XV c'era una miniera di ferro in località Nogna che continuò fin oltre il 1797. Dal sec. XVI e ancora agli inizi del XX secolo, sei ditte fabbricavano, uniche in Italia, striglie che la ditta G.M. Zuaboni esportava direttamente. Ottorino Zuaboni, l'ultimo «strugì» (fabbricante artigianale di striglie), ha cessato l'attività nel 1952. Ma la località fu conosciuta per i bellissimi prati poi spariti e come località di caccia. Negli anni 2000 e' stata costruita una nuova e più ampia piazza con garage sottostanti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La chiesa di Promo, dedicata a S. Lorenzo, fu la prima chiesa parrocchiale di Vestone. Contiene un pregevole polittico cinquecentesco di Martino da Gavardo ed è adorna di bellissimi affreschi di cui uno datato 1533. Venne restaurata nel 1922 e ultimamente nel 1986. Il campanile porta le date 1630-1631. (v. Vestone). La ricorrenza del patrono (10 agosto) viene festeggiata dal 1991 in tre giorni. Oltre alle celebrazioni religiose si tengono tavolate di spiedo e &amp;quot;foiade&amp;quot; (pappardelle al burro e formaggio).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_14]][[Categoria: Lettera_P]][[Categoria: Volume_14 - Pagina_106]][[Categoria: Volume_14 - Lettera_P]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<title>PREMIANO</title>
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				<updated>2025-07-24T18:27:33Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''PREMIANO (in dial. Premià)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Frazione di Lumezzane S.A. a 596 m. s.l.m. al di sotto della contrada Mosniga. Le case si trovano su un marcato pianoro o dossone, come a Promo sopra Vestone. Per C. Battisti sarebbe un nome prediale e secondo l'Olivieri potrebbe derivare da un Priminus, nome di proprietario dell'epoca romana (nel senso di un fundus Primianus) mentre per lo Gnaga si riferirebbe al nome &amp;quot;Primio&amp;quot; che figura in varie lapidi trovate in territorio bresciano. Nel 1610 era detto Prignà il che mette in dubbio ogni altra interpretazione. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Oltre la chiesa vi sono alcune abitazioni. Settecentesca è la grande casa dei Pasotti (detti Burdighe), restaurata negli anni '90. Vi sono case ancor più antiche nel cortile dei &amp;quot;Pagio&amp;quot; e altrove con portici a volta, loggiati, ecc. Nomignoli: brognack (contadini) o anche &amp;quot;i cà&amp;quot;. Antiche le famiglie Pasotti (Burdighe) e Rivadossi. La frazione, diventata nel secondo dopoguerra quasi un &amp;quot;quartiere dormitorio&amp;quot;, conserva ancora una vera e propria zona di archeologia industriale. Lungo il corso del Gobbia infatti esistono ancora vecchie fucine, con ruote motrici. Accanto ad esse sono nate case moderne e nel 1984 un nuovo quartiere collegato da una nuova strada. Nel 1971 venne costruita una scuola materna, atta ad accogliere 150 bambini. La frazione venne dotata da tempo dell'edificio delle scuole elementari ampliato negli anni '80 mentre nell'ex scuola materna è stata collocata, nel 1996, la Scuola Bottega. Nel 1997 è iniziata la costruzione del nuovo oratorio giovanile, a lato della chiesa. L'insediamento di officine e il conseguente sviluppo edilizio ebbe una sua particolare consistenza sulla fine del '600 e gli inizi del '700. Nel 1730-1731, sembra per particolare iniziativa delle famiglie Frascio e Montini, venne costruita la bella chiesa dedicata alla Madonna della Neve o a S. Maria Maggiore. Elegante nella struttura edilizia la chiesa, benedetta dall'arciprete di Lumezzane S. Apollonio don G.B. Leali il 21 dicembre 1730, venne terminata nella facciata, come indica la data che vi spicca. Il campanile è del 1756. Particolarmente elegante nella struttura, la chiesa venne riccamente decorata con stucchi intorno agli affreschi della volta e attorno alle tele delle pareti, scandite da colonne che terminano con capitelli corinzi che sorreggono l'alto cornicione. Allo Scalvini è attribuita la pala dell'unico altare raffigurante la Madonna col Bambino (detta &amp;quot;Madonna della Cintura&amp;quot; proprio perchè porge una cintura), i S.S. Antonio Ab. e Martino Vescovo e una processione, forse diretta al luogo dove sorse a Roma la Basilica di S. Maria Maggiore. Altre tele raffigurano la morte di S. Andrea Avellino, S. Carlo B. in preghiera, una Sacra Famiglia. Allo Scalvini, Enrico M. Guzzo attribuisce anche l'affresco che sovrasta la navata raffigurante la Natività e, fra quattro affreschi raffiguranti gli altri Misteri gloriosi, i quattro Evangelisti. La chiesa è stata restaurata nel 1985-1986 da Angelo Lorenzini di Gussago, che restaurò anche la pala dello Scalvini. Solenne a Premiano la festa della Madonna della Neve (5 agosto).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_14]][[Categoria: Lettera_P]][[Categoria: Volume_14 - Pagina_46]][[Categoria: Volume_14 - Lettera_P]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<title>GERARDINI</title>
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				<updated>2024-09-29T07:19:27Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''GERARDINI'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Famiglia di Lavenone, possedette boschi, pascoli e fucine di ferro e godette per molto tempo l'uso esclusivo delle acque del Chiese. Costruirono nel '400 una casa poi sempre più ampliata e che nel '600 assunse l'imponente aspetto odierno. Il palazzo che il 15 e 16 agosto 1796 avrebbe ospitato Napoleone passò poi ai Brunori. Nel 600 possedevano una fucina che il Soldo dice meravigliosa a vedersi presso le Murache, ove ancora si vedono gli avanzi, con fuoco adatto per la fusione del ferro e tre magli. Altri due magli possedevano presso il ponte dell'Abbiocolo e due presso le case Secolari con sei chiodaroli. Nel '700 ebbero fonderie in Idro. Nel secolo scorso Gerardini Maffeo pose un maglio di tre quintali col quale otteneva lamiere per caldaia a vapore larghe 45 centimetri. Ma l'industria non resse alla concorrenza dei Glisenti (di Lavenone) e dovette spegnere i fuochi nel 1870.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_5]][[Categoria: Lettera_G]][[Categoria: Volume_5 - Pagina_218]][[Categoria: Volume_5 - Lettera_G]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<title>RIVADOSSI Giacinto</title>
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				<updated>2024-08-29T17:12:05Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''RIVADOSSI Giacinto'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Lumezzane, 26 maggio 1895 - Agnosine, 8 ottobre 1969). Figlio dei lumezzanesi Giovanni Rivadossi (ceppo dei Sesane) e Lucia Frascio, dopo aver iniziato l'attività imprenditoriale nel 1920 nel territorio di Caino, nel 1922 emigra da Lumezzane ad Agnosine e vi trapianta la lavorazione di maniglierie e cerniere, avviando a Trebbio, sul torrente Bondaglio, dove sorgeva un vecchio mulino, un'officina che, grazie anche all'esperienza e all'intraprendenza della moglie Bianca Pilotelli, trasforma in una grande industria, la G.R.A. (Giacinto Rivadossi Agnosine). Ad Agnosine porta il telefono, l'energia trifase, trasformando un paese a caratteristiche rurali in paese industriale. Sotto il suo impulso le Officine e Fonderie Giacinto Rivadossi (v. Rivadossi Giacinto, Spa) ebbero notevole sviluppo.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_15]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_15 - Pagina_78]][[Categoria: Volume_15 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=VIVENZI_Arturo&amp;diff=105468</id>
		<title>VIVENZI Arturo</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''VIVENZI Arturo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Bovegno, 2 giugno 1924) e FRANCESCO (Bovegno, 5 marzo 1921) - Deceduti a Bovegno in località Vezzale il 15 ottobre 1944. Fratelli, figli di Luigi e di Rosalia Tanghetti. Detti &amp;quot;i francesini&amp;quot; per aver soggiornato in Francia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già dall'ottobre 1943 Arturo viene a contatto in Valtrompia con la prima resistenza, costituendo una base di appoggio per l'espatrio di prigionieri inglesi. Nel febbraio 1944 accentua la sua attività nel territorio di Bovegno e con il fratello Francesco (Cecco), che diventa il suo braccio destro, è al comando di una formazione autonoma dell'Alta Valtrompia. Scrive Leonida Tedoldi (&amp;quot;Uomini di Brescia partigiana&amp;quot;, p. 110): «La virulenza di questi due elementi e la loro innegabile audacia disturba non poco il quieto vivere dei fascisti locali e, in breve, i loro nomi saranno nelle liste locali». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con il loro gruppo sono particolarmente attivi con audaci azioni nel giugno 1944 e il 29 dello stesso mese attaccano il distaccamento locale della Guardia Nazionale Repubblicana. Catturato Arturo il 10 giugno a Tavernole in uno scontro con autoblindo tedesca, viene rinchiuso a Canton Mombello. Nella notte del 13-14 luglio riesce a evadere con altri. Ricostituito il gruppo, ritorna sulle montagne di Bovegno. Nell'eccidio di Bovegno del 15 agosto perdono il padre (v. Vivenzi Luigi) e a niente pensano d'altro che a vendicarne la morte per cui rifiutano di entrare in altre formazioni pur collaborando con loro. Contribuisce all'isolamento l'esecuzione efferata che viene loro attribuita di un giovane milite fascista, Rivadossi Silvio (1920-1944) originario di Lumezzane, ma residente ad Agnosine (figlio dell'industriale lumezzanese Giacinto (v. Giacinto Rivadossi)). Ridotti i loro uomini di numero, passati ad altre formazioni, sempre più isolati, i Vivenzi vengono accusati di disturbo delle popolazioni civili e di illegalità nella requisizione di beni. Avvicinati dagli esponenti della 122ª Brigata Garibaldi, il 15 ottobre 1944 vengono abbattuti a colpi di mitra nella schiena durante un trasferimento. A quanto scrive il Tedoldi, vengono poi prodotti documenti apocrifi per giustificare l'uccisione.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_21]][[Categoria: Lettera_V]][[Categoria: Volume_21 - Pagina_280]][[Categoria: Volume_21 - Lettera_V]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<title>VIVENZI Arturo</title>
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				<updated>2024-08-28T21:34:57Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''VIVENZI Arturo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Bovegno, 2 giugno 1924) e FRANCESCO (Bovegno, 5 marzo 1921) - Deceduti a Bovegno in località Vezzale il 15 ottobre 1944. Fratelli, figli di Luigi e di Rosalia Tanghetti. Detti &amp;quot;i francesini&amp;quot; per aver soggiornato in Francia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Già dall'ottobre 1943 Arturo viene a contatto in Valtrompia con la prima resistenza, costituendo una base di appoggio per l'espatrio di prigionieri inglesi. Nel febbraio 1944 accentua la sua attività nel territorio di Bovegno e con il fratello Francesco (Cecco), che diventa il suo braccio destro, è al comando di una formazione autonoma dell'Alta Valtrompia. Scrive Leonida Tedoldi (&amp;quot;Uomini di Brescia partigiana&amp;quot;, p. 110): «La virulenza di questi due elementi e la loro innegabile audacia disturba non poco il quieto vivere dei fascisti locali e, in breve, i loro nomi saranno nelle liste locali». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con il loro gruppo sono particolarmente attivi con audaci azioni nel giugno 1944 e il 29 dello stesso mese attaccano il distaccamento locale della Guardia Nazionale Repubblicana. Catturato Arturo il 10 giugno a Tavernole in uno scontro con autoblindo tedesca, viene rinchiuso a Canton Mombello. Nella notte del 13-14 luglio riesce a evadere con altri. Ricostituito il gruppo, ritorna sulle montagne di Bovegno. Nell'eccidio di Bovegno del 15 agosto perdono il padre (v. Vivenzi Luigi) e a niente pensano d'altro che a vendicarne la morte per cui rifiutano di entrare in altre formazioni pur collaborando con loro. Contribuisce all'isolamento l'esecuzione efferata che viene loro attribuita di un giovane milite fascista, Rivadossi Silvio (1920-1944) originario di Lumezzane, ma residente ad Agnosine. Ridotti i loro uomini di numero, passati ad altre formazioni, sempre più isolati, i Vivenzi vengono accusati di disturbo delle popolazioni civili e di illegalità nella requisizione di beni. Avvicinati dagli esponenti della 122ª Brigata Garibaldi, il 15 ottobre 1944 vengono abbattuti a colpi di mitra nella schiena durante un trasferimento. A quanto scrive il Tedoldi, vengono poi prodotti documenti apocrifi per giustificare l'uccisione.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_21]][[Categoria: Lettera_V]][[Categoria: Volume_21 - Pagina_280]][[Categoria: Volume_21 - Lettera_V]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=BONTEMPELLI_Bartolomeo,_Bontempello_dal_Calice&amp;diff=105466</id>
		<title>BONTEMPELLI Bartolomeo, Bontempello dal Calice</title>
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				<updated>2024-08-11T05:22:04Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''BONTEMPELLI Bartolomeo, Bontempello dal Calice (Calese)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Lavenone, 1538 - Venezia, 8 novembre 1616). Di Battista. Tredicenne emigrò a Venezia, entrando nel 1562 nella bottega di mercerie all'insegna del Calice associato a Giacomo di Bernardo, figurando poi dal 1575 da solo, assumendo con altri soci altre botteghe, e allargando l'attività commerciale e accumulando un'enorme fortuna specie attraverso il commercio di panni pregiati, cinabro e mercurio, investimenti in titoli di debito pubblico. Nel 1576 gli fu concessa, con privilegio del Senato, la piena cittadinanza veneziana. Possedette un palazzo a Conegliano e vasti poderi. Fu mecenate e beneficientissimo. Fece erigere a sue spese la chiesa delle Convertite, 5 altari nella scuola di S.Rocco e a S.Salvatore sovvenendo a ospedali e altre opere. Anche Lavenone godette della sua beneficenza. Il fratello Grazioso continuò la sua attività.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_1]][[Categoria: Lettera_B]][[Categoria: Volume_1 - Pagina_221]][[Categoria: Volume_1 - Lettera_B]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=RIVADOSSI_Bonaventura,_p.&amp;diff=105463</id>
		<title>RIVADOSSI Bonaventura, p.</title>
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				<updated>2024-07-31T09:01:37Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''RIVADOSSI Bonaventura, p.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Lumezzane S.A., 13 maggio 1876 - Brescia, 29 gennaio 1937). Della famiglia Rivadossi (Sesane) di Lumezzane, entrato giovanissimo nell'ordine dei Carmelitani scalzi, assunse il nome di fra Bonaventura. Fece professione religiosa nel 1892 e fu poi missionario in Siria fra i musulmani. Ebbe centro missionario a Macri in Anatolia allora sotto il Protettorato Italiano. Disinvolto, intelligente, capace di sostenere degnamente ogni situazione, abile nel comando, legato alla sua origine, alle tradizioni familiari e alla valle natia, tra gravi e continue difficoltà, angherie e vessazioni riuscì in otto anni a far funzionare le scuole e l'ospedale da lui aperti grazie all'aiuto delle Suore Zelatrici del S. Cuore. Distrutta dal terremoto l'abitazione dei Missionari e delle Suore fu abbandonata e non essendo stato possibile procurarsene un'altra per gli intrighi e le persistenti minacce della Polizia ai proprietari degli stabili risparmiati dal terremoto, la Missione venne abbandonata. P. Rivadossi fu al centro di un'intensa attività per soccorrere i cristiani costretti ad abbandonare la Cilicia e rifugiarsi in Grecia. A lui vennero affidati capitali e gioielli che vennero poi recuperati. Per tale attività benefica, per l'&amp;quot;opera d'italianità&amp;quot; svolta nella sua Missione P. Bonaventura ebbe dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia ebbe la massima onorificenza ellenica. Durante la grande guerra P. Bonaventura tornò temporaneamente in Italia a prestar servizio come aiuto Cappellano degli avieri. Rimpatriato definitivamente, abitò per anni nel Convento di S. Pietro, dove lavorò molto come confessore apprezzato, specialmente di sacerdoti e di suore in parecchie Comunità religiose. Padre Bonaventura e' sepolto nella cappella dei Sacerdoti nel cimitero unico di Lumezzane. Il consiglio comunale lo ha ricordato intitolandogli una via stradale nella sua amata Lumezzane.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_15]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_15 - Pagina_77]][[Categoria: Volume_15 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

	<entry>
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		<title>AGNOSINE</title>
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				<updated>2024-05-24T16:14:58Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''AGNOSINE'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Centro industriale della Val Vendra, secondaria della Valsabbia, nella cosiddetta Conca d'Oro. A 26 Km. da Brescia, 470 mt.s.l.m., sup.com. 13.65 Kmq. Abitanti (agnosinesi): (1951) 1213; (1961) 1531; (1971) 1652 ;pop. attiva: agr. 50, altre attività: 607, totale 657. Centro abitato Agnosine, Binzago, S.Andrea, ecc. (Gnúsen). Un tempo il paese era costituito dalle frazioni di Trebbio, Renzana, Binzago e Monatio, ora l'abitato è sempre più unito. Il nome non ha etimologia sicura. Secondo alcuni deriva da noce, secondo altri dal latino &amp;quot;amnis&amp;quot; - torrente, fiume. Trebbio può derivare da &amp;quot;Trivium&amp;quot;' cioè incrocio di tre vie; Renzano da &amp;quot;Vicus Arentiani&amp;quot;, cioè da una proprietà. Nel medioevo parte del territorio fu del vescovo di Brescia che ne affidò l'amministrazione alla famiglia Guazoni. Questo territorio nel 1192 era feudo dall'abate di Leno, tale Uchicione Basaguerra. Entrato a far parte dei domini viscontei nel 1388, passò alla Quadra di Val Sabbia, con privilegi poi confermati dalla Repubblica veneta nel 1452. Era un territorio appetito, essendo amenissimo, ricco di acque e di prodotti, di pascoli e soprattutto di foreste e selvaggina. Sappiamo che ancora nel 1608 un tale Bernardino Soldo vi invitava i suoi illustri amici bresciani alla caccia della lepre. Nel 1440 fu assegnato da Venezia ad Aldrighino da Nozza. Già nel 1500 era diventato un importante centro industriale. Vi funzionavano ben 36 &amp;quot;folli&amp;quot; o folloni (per purgare panni, che venivano portati anche da Bione e d altrove). Poi l'aumento del dazio imposto dalla Repubblica di Venezia ne fece fallire parecchi. All'epoca del Catastico del 1609 ve n'erano in attività solo sei. A questi si erano aggiunti due mulini con quattro mole, di proprietà del Comune, ma avevano portato ben poco respiro economico nel rimontante squallore. Furono secoli tristi, di grande povertà. Spiraglio di speranze, fino al rifiorire industriale di questi ultimi anni, costituirono due fucine, dei Benini e del Cacagni.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Religiosamente, il centro dipendeva dalla pieve di Bione e fu affidato ad un Rettore fino alla metà del secolo scorso, quando fu eretto a Parrocchia. Aveva la sua chiesa ornata di affreschi quattrocenteschi e dedicata, come attesta il Faino, ai ss.Ippolito e Cassiano, piccola per contenere la popolazione, che già nel 1600 era di 1500 persone. Nel 1771 fu edificata perciò un'altra bella chiesa, ricca di stucchi e di altari, la cui facciata fu disegnata da R.Vantini. La chiesa fu consacrata un secolo fa da mons.Gerolamo Verzeri; abbellita continuamente in seguito con affreschi del Trainini, con un bel pavimento e con una efficiente illuminazione. - Ma per ogni dove vi è una chiesa: a Renzana (dedicata a Tutti i Santi), a Trebbio, la Madonna del Campello, a Binzago, pure parrocchia, e ancora s.Giorgio e la Madonna delle Calchere, singolare santuario, quest'ultimo, sviluppato nel '600 attorno ad una santella. Vi esiste un pregevole crocifisso. Una fontana di acqua freschissima ha fatto credere alla popolazione ad una apparizione. Agnosine è ora un paese industrializzato al massimo, grazie alla presenza degli stabilimenti Reguitti, G.R.A., dei Rivadossi (originari di Lumezzane), ed altri ancora.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_1]][[Categoria: Lettera_A]][[Categoria: Volume_1 - Pagina_11]][[Categoria: Volume_1 - Lettera_A]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

	<entry>
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		<title>RIVADOSSI</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
'''RIVADOSSI di Lumezzane''': &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Della famiglia Rivadossi di Lumezzane si ha traccia dall’inizio del 700. In un elenco di capi famiglia datato 1764, abitanti da almeno 50 anni nel Comune di Lumezzane S. Apollonio, pubblicato da Lino Lucchini, si leggono Pietro, Giovanni e Antonio Rivadossi. Da questi discendono le varie famiglie riconosciute in luogo dai soprannomi &amp;quot;Sesane&amp;quot;, &amp;quot;Gianoto&amp;quot;, “Fausti” e “Borei” tutte native nella frazione Premiano di Lumezzane S. Apollonio (v. Premiano, v. Lumezzane). Nel 1791 si evidenzia un Francesco Rivadossi di Lumezzane che brevetto' un nuovo metodo di fusione dei metalli. Già alla fine dell'Ottocento i Rivadossi monopolizzavano con i Bonomi, i Ghidini e i Pasotti le fonderie di Lumezzane (v. Rame, Ramai). Un ramo dei Rivadossi, quello dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;, si affermò, già dal 1860, nella lavorazione di ottone e bronzo, fondendo cascami e rottami. Si distinse particolarmente Faustino Rivadossi (1834-1912) che diede l'inizio ai &amp;quot;Faohte&amp;quot; e che aveva una fabbrica di ottonami in S. Apollonio. Il figlio Antonio (1860-1924) fu sindaco di Lumezzane S. Apollonio dal 1914 al 1919, Presidente della Congregazione di Carità e giudice conciliatore; egli, con il curato don Angelo Rovetta, nel 1901, fondò la banda musicale S. Cecilia di S. Apollonio. Il figlio di Antonio, anch'egli Faustino (1897-1954), cessò l'attività dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;. Del ramo dei “Sesane” si ricorda Padre Bonaventura Rivadossi (1876-1937) (v. Rivadossi Bonaventura P.), carmelitano scalzo e missionario in Anatolia, tra gravi e continue difficoltà, angherie e vessazioni riuscì in otto anni a far funzionare le scuole e l'ospedale da lui aperti grazie all'aiuto delle Suore Zelatrici del S. Cuore. Fu disinvolto, intelligente, capace di sostenere degnamente ogni situazione, abile nel comando, legato alla sua origine, alle tradizioni familiari e alla valle natia lumezzanese. Padre Bonaventura ricevette dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia la massima onorificenza ellenica; del medesimo ramo &amp;quot;Sesane&amp;quot;, Giacinto Rivadossi (1895-1969), che nel 1922 emigrò da Lumezzane ad Agnosine e vi trapiantò la lavorazione di maniglierie, avviando una grande industria, la G.R.A.  (v. Rivadossi Giacinto, v. Rivadossi Giacinto s.p.a.) e Francesco Rivadossi (m. l’1 ottobre 1983) (v. Inoxriv) imprenditore. Si rammenta inoltre il Sacerdote Francesco Rivadossi (1877-1937) morto presso la casa di cura Villa Bianca di Brescia e la maestra Caterina Rivadossi che a fine '800 si prodigo' per la scuola femminile di Lumezzane. Nel secondo dopoguerra, le varie famiglie Rivadossi di Lumezzane, hanno aperto attività importanti, ancora oggi attive, per la produzione di stampi, casalinghi, trapani radiali, filo per elettrofusione, ecc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''RIVADOSSI di Vallecamonica:'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antica famiglia originaria di Borno, dove gli ultimi discendenti sono dediti prevalentemente ad attività nel settore dell'edilizia. Della famiglia ebbe rilievo Giovanni (detto Canöa) appaltatore di strade, negoziante di legname, proprietario di segherie a Berzo, Borno e Malegno. Della famiglia di Esine emersero soprattutto il maestro Antonio (detto Cana), antiquari e restauratori di mobili antichi come Giovanni e il figlio Antonio, capaci operai, falegnami, ottimi artigiani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_15]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_15 - Pagina_77]][[Categoria: Volume_15 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
'''RIVADOSSI di Lumezzane''': &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Della famiglia Rivadossi di Lumezzane si ha traccia dall’inizio del 700. In un elenco di capi famiglia datato 1764, abitanti da almeno 50 anni nel Comune di Lumezzane S. Apollonio, pubblicato da Lino Lucchini, si leggono Pietro, Giovanni e Antonio Rivadossi. Da questi discendono le varie famiglie riconosciute in luogo dai soprannomi &amp;quot;Sesane&amp;quot;, &amp;quot;Gianoto&amp;quot;, “Fausti” e “Borei” tutte native nella frazione Premiano di Lumezzane S. Apollonio (v. Premiano, v. Lumezzane). Nel 1791 si evidenzia un Francesco Rivadossi di Lumezzane che brevetto' un nuovo metodo di fusione dei metalli. Già alla fine dell'Ottocento i Rivadossi monopolizzavano con i Bonomi, i Ghidini e i Pasotti le fonderie di Lumezzane (v. Rame, Ramai). Un ramo dei Rivadossi, quello dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;, si affermò, già dal 1860, nella lavorazione di ottone e bronzo, fondendo cascami e rottami. Si distinse particolarmente Faustino Rivadossi (1834-1912) che diede l'inizio ai &amp;quot;Faohte&amp;quot; e che aveva una fabbrica di ottonami in S. Apollonio. Il figlio Antonio (1860-1924) fu sindaco di Lumezzane S. Apollonio dal 1914 al 1919, Presidente della Congregazione di Carità e giudice conciliatore; egli, con il curato don Angelo Rovetta, nel 1901, fondò la banda musicale S. Cecilia di S. Apollonio. Il figlio di Antonio, anch'egli Faustino (1897-1954), cessò l'attività dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;. Del ramo dei “Sesane” si ricorda Padre Bonaventura Rivadossi (1876-1937) (v. Rivadossi Bonaventura P.), carmelitano scalzo e missionario in Anatolia, ebbe dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia la massima onorificenza ellenica, Giacinto Rivadossi (1895-1969),  che nel 1922 emigrò da Lumezzane ad Agnosine e vi trapiantò la lavorazione di maniglierie, avviando una grande industria, la G.R.A.  (v. Rivadossi Giacinto, v. Rivadossi Giacinto s.p.a.) e Francesco Rivadossi (m. l’1 ottobre 1983) (v. Inoxriv) imprenditore. Si rammenta inoltre il Sacerdote Francesco Rivadossi (1877-1937) morto presso la casa di cura Villa Bianca di Brescia e la maestra Caterina Rivadossi che a fine '800 si prodigo' per la scuola femminile di Lumezzane. Nel secondo dopoguerra, le varie famiglie Rivadossi di Lumezzane, hanno aperto attività importanti, ancora oggi attive, per la produzione di stampi, casalinghi, trapani radiali, filo per elettrofusione, ecc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''RIVADOSSI di Vallecamonica:'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antica famiglia originaria di Borno, dove gli ultimi discendenti sono dediti prevalentemente ad attività nel settore dell'edilizia. Della famiglia ebbe rilievo Giovanni (detto Canöa) appaltatore di strade, negoziante di legname, proprietario di segherie a Berzo, Borno e Malegno. Della famiglia di Esine emersero soprattutto il maestro Antonio (detto Cana), antiquari e restauratori di mobili antichi come Giovanni e il figlio Antonio, capaci operai, falegnami, ottimi artigiani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''RIVADOSSI Bonaventura, p.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Lumezzane S.A., 13 maggio 1876 - Brescia, 29 gennaio 1937). Della famiglia Rivadossi (Sesane) di Lumezzane, entrato giovanissimo nell'ordine dei Carmelitani scalzi, assunse il nome di fra Bonaventura. Fece professione religiosa nel 1892 e fu poi missionario in Siria fra i musulmani. Ebbe centro missionario a Macri in Anatolia allora sotto il Protettorato Italiano. Disinvolto, intelligente, capace di sostenere degnamente ogni situazione, abile nel comando, legato alla sua origine, alle tradizioni familiari e alla valle natia, tra gravi e continue difficoltà, angherie e vessazioni riuscì in otto anni a far funzionare le scuole e l'ospedale da lui aperti grazie all'aiuto delle Suore Zelatrici del S. Cuore. Distrutta dal terremoto l'abitazione dei Missionari e delle Suore fu abbandonata e non essendo stato possibile procurarsene un'altra per gl'intrighi e le persistenti minacce della Polizia ai proprietari degli stabili risparmiati dal terremoto, la Missione venne abbandonata. P. Rivadossi fu al centro di un'intensa attività per soccorrere i cristiani costretti ad abbandonare la Cilicia e rifugiarsi in Grecia. A lui vennero affidati capitali e gioielli che vennero poi recuperati. Per tale attività benefica, per l'&amp;quot;opera d'italianità&amp;quot; svolta nella sua Missione P. Bonaventura ebbe dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia ebbe la massima onorificenza ellenica. Durante la grande guerra P. Bonaventura tornò temporaneamente in Italia a prestar servizio come aiuto Cappellano degli avieri. Rimpatriato definitivamente, abitò per anni nel Convento di S. Pietro, dove lavorò molto come confessore apprezzato, specialmente di sacerdoti e di suore in parecchie Comunità religiose. Padre Bonaventura e' sepolto nella cappella dei Sacerdoti nel cimitero unico di Lumezzane. Il consiglio comunale lo ha ricordato intitolandogli una via stradale nella sua amata Lumezzane.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_15]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_15 - Pagina_77]][[Categoria: Volume_15 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''RIVADOSSI Bonaventura, p.'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Lumezzane S.A., 13 maggio 1876 - Brescia, 29 gennaio 1937). Entrato giovanissimo nell'ordine dei Carmelitani scalzi, assunse il nome di fra Bonaventura. Fece professione religiosa nel 1892 e fu poi missionario in Siria fra i musulmani. Ebbe centro missionario a Macri in Anatolia allora sotto il Protettorato Italiano. Disinvolto, intelligente, capace di sostenere degnamente ogni situazione, abile nel comando, legato alla sua origine, alle tradizioni familiari e alla valle natia, tra gravi e continue difficoltà, angherie e vessazioni riuscì in otto anni a far funzionare le scuole e l'ospedale da lui aperti grazie all'aiuto delle Suore Zelatrici del S. Cuore. Distrutta dal terremoto l'abitazione dei Missionari e delle Suore fu abbandonata e non essendo stato possibile procurarsene un'altra per gl'intrighi e le persistenti minacce della Polizia ai proprietari degli stabili risparmiati dal terremoto, la Missione venne abbandonata. P. Rivadossi fu al centro di un'intensa attività per soccorrere i cristiani costretti ad abbandonare la Cilicia e rifugiarsi in Grecia. A lui vennero affidati capitali e gioielli che vennero poi recuperati. Per tale attività benefica, per l'&amp;quot;opera d'italianità&amp;quot; svolta nella sua Missione P. Bonaventura ebbe dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia ebbe la massima onorificenza ellenica. Durante la grande guerra P. Bonaventura tornò temporaneamente in Italia a prestar servizio come aiuto Cappellano degli avieri. Rimpatriato definitivamente, abitò per anni nel Convento di S. Pietro, dove lavorò molto come confessore apprezzato, specialmente di sacerdoti e di suore in parecchie Comunità religiose. Padre Bonaventura e' sepolto nella cappella dei Sacerdoti del cimitero unico di Lumezzane. Il consiglio comunale lo ha ricordato intitolandogli una via stradale nella sua amata Lumezzane.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''RIVADOSSI'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antica famiglia originaria di Borno, dove gli ultimi discendenti sono dediti prevalentemente ad attività nel settore dell'edilizia. Della famiglia ebbe rilievo Giovanni (detto Canöa) appaltatore di strade, negoziante di legname, proprietario di segherie a Berzo, Borno e Malegno. Della famiglia di Esine emersero soprattutto il maestro Antonio (detto Cana), antiquari e restauratori di mobili antichi come Giovanni e il figlio Antonio, capaci operai, falegnami, ottimi artigiani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''RIVADOSSI di Lumezzane''': della famiglia di Lumezzane si ha traccia dall’inizio del 700. In un elenco di capi famiglia datato 1764, abitanti da almeno 50 anni nel Comune di Lumezzane S. Apollonio, pubblicato da Lino Lucchini, si leggono Pietro, Giovanni e Antonio Rivadossi. Da questi discendono le varie famiglie riconosciute in luogo dai soprannomi &amp;quot;Sesane&amp;quot;, &amp;quot;Gianoto&amp;quot;, “Fausti” e “Borei” tutte native nella frazione Premiano di Lumezzane S. Apollonio (v. Premiano, v. Lumezzane). Nel 1791 si evidenzia un Francesco Rivadossi di Lumezzane che brevetto' un nuovo metodo di fusione dei metalli. Già alla fine dell'Ottocento i Rivadossi monopolizzavano con i Bonomi, i Ghidini e i Pasotti le fonderie di Lumezzane (v. Rame, Ramai). Un ramo dei Rivadossi, quello dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;, si affermò, già dal 1860, nella lavorazione di ottone e bronzo, fondendo cascami e rottami. Si distinse particolarmente Faustino Rivadossi (1834-1912) che diede l'inizio ai &amp;quot;Faohte&amp;quot; e che aveva una fabbrica di ottonami in S. Apollonio. Il figlio Antonio (1860-1924) fu sindaco di Lumezzane S. Apollonio dal 1914 al 1919, Presidente della Congregazione di Carità e giudice conciliatore; egli, con il curato don Angelo Rovetta, nel 1901, fondò la banda musicale S. Cecilia di S. Apollonio. Il figlio di Antonio, anch'egli Faustino (1897-1954), cessò l'attività dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;. Del ramo dei “Sesane” si ricorda Padre Bonaventura Rivadossi (1876-1937) (v. Rivadossi Bonaventura P.), carmelitano scalzo e missionario in Anatolia, ebbe dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia la massima onorificenza ellenica, Giacinto Rivadossi (1895-1969),  che nel 1922 emigrò da Lumezzane ad Agnosine e vi trapiantò la lavorazione di maniglierie, avviando una grande industria, la G.R.A.  (v. Rivadossi Giacinto, v. Rivadossi Giacinto s.p.a.) e Francesco Rivadossi (m. l’1 ottobre 1983) (v. Inoxriv) imprenditore. Si rammenta inoltre il Sacerdote Francesco Rivadossi (1877-1937) morto presso la casa di cura Villa Bianca di Brescia e la maestra Caterina Rivadossi che a fine '800 si prodigo' per la scuola femminile di Lumezzane. Nel secondo dopoguerra, le varie famiglie Rivadossi di Lumezzane, hanno aperto attività importanti, ancora oggi attive, per la produzione di stampi, casalinghi, trapani radiali, filo per elettrofusione, ecc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
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&lt;div&gt;'''RIVADOSSI'''&lt;br /&gt;
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Antica famiglia originaria di Borno, dove gli ultimi discendenti sono dediti prevalentemente ad attività nel settore dell'edilizia. Della famiglia ebbe rilievo Giovanni (detto Canöa) appaltatore di strade, negoziante di legname, proprietario di segherie a Berzo, Borno e Malegno. Della famiglia di Esine emersero soprattutto il maestro Antonio (detto Cana), antiquari e restauratori di mobili antichi come Giovanni e il figlio Antonio, capaci operai, falegnami, ottimi artigiani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''RIVADOSSI di Lumezzane''': della famiglia di Lumezzane si ha traccia dall’inizio del 700. In un elenco di capi famiglia datato 1764, abitanti da almeno 50 anni nel Comune di Lumezzane S. Apollonio, pubblicato da Lino Lucchini, si leggono Pietro, Giovanni e Antonio Rivadossi. Da questi discendono le varie famiglie riconosciute in luogo dai soprannomi &amp;quot;Sesane&amp;quot;, &amp;quot;Gianoto&amp;quot;, “Fausti” e “Borei” tutte native nella frazione Premiano di Lumezzane S. Apollonio (v. Premiano, v. Lumezzane). Nel 1791 si evidenzia un Francesco Rivadossi di Lumezzane che brevetto' un nuovo metodo di fusione dei metalli. Già alla fine dell'Ottocento i Rivadossi monopolizzavano con i Bonomi, i Ghidini e i Pasotti le fonderie di Lumezzane (v. Rame, Ramai). Un ramo dei Rivadossi, quello dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;, si affermò, già dal 1860, nella lavorazione di ottone e bronzo, fondendo cascami e rottami. Si distinse particolarmente Faustino Rivadossi (1834-1912) che diede l'inizio ai &amp;quot;Faohte&amp;quot; e che aveva una fabbrica di ottonami in S. Apollonio. Il figlio Antonio (1860-1924) fu sindaco di Lumezzane S. Apollonio dal 1914 al 1919 e Presidente della Congregazione di Carità; egli, con il curato don Angelo Rovetta, nel 1901, fondò la banda musicale S. Cecilia di S. Apollonio. Il figlio di Antonio, anch'egli Faustino (1897-1954), cessò l'attività dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;. Del ramo dei “Sesane” si ricorda Padre Bonaventura Rivadossi (1876-1937) (v. Rivadossi Bonaventura P.), carmelitano scalzo e missionario in Anatolia, ebbe dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia la massima onorificenza ellenica, Giacinto Rivadossi (1895-1969),  che nel 1922 emigrò da Lumezzane ad Agnosine e vi trapiantò la lavorazione di maniglierie, avviando una grande industria, la G.R.A.  (v. Rivadossi Giacinto, v. Rivadossi Giacinto s.p.a.) e Francesco Rivadossi (m. l’1 ottobre 1983) (v. Inoxriv) imprenditore. Si rammenta inoltre il Sacerdote Francesco Rivadossi (1877-1937) morto presso la casa di cura Villa Bianca di Brescia e la maestra Caterina Rivadossi che a fine '800 si prodigo' per la scuola femminile di Lumezzane. Nel secondo dopoguerra, le varie famiglie Rivadossi di Lumezzane, hanno aperto attività importanti, ancora oggi attive, per la produzione di stampi, casalinghi, trapani radiali, filo per elettrofusione, ecc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_15]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_15 - Pagina_77]][[Categoria: Volume_15 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''RIVADOSSI'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antica famiglia originaria di Borno, dove gli ultimi discendenti sono dediti prevalentemente ad attività nel settore dell'edilizia. Della famiglia ebbe rilievo Giovanni (detto Canöa) appaltatore di strade, negoziante di legname, proprietario di segherie a Berzo, Borno e Malegno. Della famiglia di Esine emersero soprattutto il maestro Antonio (detto Cana), antiquari e restauratori di mobili antichi come Giovanni e il figlio Antonio, capaci operai, falegnami, ottimi artigiani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
RIVADOSSI di Lumezzane: della famiglia di Lumezzane si ha traccia dall’inizio del 700. In un elenco di capi famiglia datato 1764, abitanti da almeno 50 anni nel Comune di Lumezzane S. Apollonio, pubblicato da Lino Lucchini, si leggono Pietro, Giovanni e Antonio Rivadossi. Da questi discendono le varie famiglie riconosciute in luogo dai soprannomi &amp;quot;Sesane&amp;quot;, &amp;quot;Gianoto&amp;quot;, “Fausti” e “Borei” tutte native nella frazione Premiano di Lumezzane S. Apollonio (v. Premiano, v. Lumezzane). Nel 1791 si evidenzia un Francesco Rivadossi di Lumezzane che brevetto' un nuovo metodo di fusione dei metalli. Già alla fine dell'Ottocento i Rivadossi monopolizzavano con i Bonomi, i Ghidini e i Pasotti le fonderie di Lumezzane (v. Rame, Ramai). Un ramo dei Rivadossi, quello dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;, si affermò, già dal 1860, nella lavorazione di ottone e bronzo, fondendo cascami e rottami. Si distinse particolarmente Faustino Rivadossi (1834-1912) che diede l'inizio ai &amp;quot;Faohte&amp;quot; e che aveva una fabbrica di ottonami in S. Apollonio. Il figlio Antonio (1860-1924) fu sindaco di Lumezzane S. Apollonio dal 1914 al 1919 e Presidente della Congregazione di Carità; egli, con il curato don Angelo Rovetta, nel 1901, fondò la banda musicale S. Cecilia di S. Apollonio. Il figlio di Antonio, anch'egli Faustino (1897-1954), cessò l'attività dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;. Del ramo dei “Sesane” si ricorda Padre Bonaventura Rivadossi (1876-1937) (v. Rivadossi Bonaventura P.), carmelitano scalzo e missionario in Anatolia, ebbe dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia la massima onorificenza ellenica, Giacinto Rivadossi (1895-1969),  che nel 1922 emigrò da Lumezzane ad Agnosine e vi trapiantò la lavorazione di maniglierie, avviando una grande industria, la G.R.A.  (v. Rivadossi Giacinto, v. Rivadossi Giacinto s.p.a.) e Francesco Rivadossi (m. l’1 ottobre 1983) (v. Inoxriv) imprenditore. Si rammenta inoltre il Sacerdote Francesco Rivadossi (1877-1937) morto presso la casa di cura Villa Bianca di Brescia e la maestra Caterina Rivadossi che a fine '800 si prodigo' per la scuola femminile di Lumezzane. Nel secondo dopoguerra, le varie famiglie Rivadossi di Lumezzane, hanno aperto attività importanti, ancora oggi attive, per la produzione di stampi, casalinghi, trapani radiali, filo per elettrofusione, ecc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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		<title>ZANETTI Giacomo (4)</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''ZANETTI Giacomo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Bagolino, 3 settembre 1882 - Gardone Val Trompia, 28 febbraio 1938). Della famiglia Zanetti del ramo Badosch Creschec di Bagolino (v. Bondaschi; v. Zanetti di Bagolino), figlio del possidente Giorgio (1839-1913) e Melzani Domenica (1841-1901). Sacerdote il 26 maggio 1907, fu fino al 1910 vicario cooperatore a Odolo. Nel 1910 entrò nella Congregazione degli Oblati e si dedicò soprattutto alla predicazione nelle Missioni al popolo. Nel 1913 si impegnò a diffondere l'Unione popolare. Nel maggio 1915 prestò servizio militare come soldato di sanità a Niguarda. Nel luglio si offri di andare al fronte in sostituzione di un compagno. Fu sergente e fu poi cappellano militare e reggente, dal luglio all'ottobre 1915, della parrocchia di Storo nel Trentino. In riconoscimento delle sue benemerenze patriottiche fu nominato Cavaliere della Corona d'Italia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Smobilitato nel gennaio 1919, nell'ottobre 1921 fu nominato prevosto a Gardone Val Trompia dall'Eccell.mo Vescovo Giacinto Gaggia. Il Prevosto Zanetti si dimostrò zelante e particolarmente attivo, a lui si devono il braccio sinistro del transetto nella prepositurale, la sua decorazione completa da parte degli artisti Eliodoro Coccoli ed Eligio Agriconi, tutti gli artistici banchi e il nuovo pulpito, il secondo piano della canonica di cui era stato sacrificato al transetto il piano terra e un paio di camere, l'abitazione (nel 1932) per un curato, con cappella e classi di catechismo, rimettendovi il gran fienile del legato Consoli a vantaggio del beneficio prepositurale. Promosse solenni funzioni e riuscite manifestazioni religiose. Fu anche appassionato e provetto cacciatore di alta montagna e con roccolo al Maniva. Nel 1938 beneficò con testamento la Congregazione di Carità dell'Ospedale Ricovero di Gardone Val Trompia. Il Consiglio Comunale di Gardone V.T. dedicò al sacerdote l'oratorio e la via adiacente che tutt'oggi portano il suo nome.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di lui esiste: &amp;quot;Zanetti D. Giacomo - a suoi parrocchiani nel giorno del suo ingresso in Gardone Valtrompia - 30 ottobre 1921. Discorso&amp;quot; (Brescia tip. dei Figli di Maria 1921, pp. 11 in 8° con ritratto).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''ZANETTI Giacomo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Bagolino, 3 settembre 1882 - Gardone Val Trompia, 28 febbraio 1938). Della famiglia Zanetti (v. Bondaschi; v. Zanetti di Bagolino) (del ramo: Badosch Creschec) di Bagolino, figlio del possidente Giorgio (1839-1913) e Melzani Domenica (1841-1901). Sacerdote il 26 maggio 1907, fu fino al 1910 vicario cooperatore a Odolo. Nel 1910 entrò nella Congregazione degli Oblati e si dedicò soprattutto alla predicazione nelle Missioni al popolo. Nel 1913 si impegnò a diffondere l'Unione popolare. Nel maggio 1915 prestò servizio militare come soldato di sanità a Niguarda. Nel luglio si offri di andare al fronte in sostituzione di un compagno. Fu sergente e fu poi cappellano militare e reggente, dal luglio all'ottobre 1915, della parrocchia di Storo nel Trentino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Smobilitato nel gennaio 1919, nell'ottobre 1921 fu nominato prevosto a Gardone Val Trompia. Zelante e particolarmente attivo, a lui si devono il braccio sinistro del transetto nella prepositurale, la sua decorazione completa da parte degli artisti Eliodoro Coccoli ed Eligio Agriconi, tutti gli artistici banchi e il nuovo pulpito, il secondo piano della canonica di cui era stato sacrificato al transetto il piano terra e un paio di camere, l'abitazione (nel 1932) per un curato, con cappella e classi di catechismo, rimettendovi il gran fienile del legato Consoli a vantaggio del beneficio prepositurale. Promosse solenni funzioni e riuscite manifestazioni religiose. Fu anche appassionato e provetto cacciatore di alta montagna e con roccolo al Maniva. Nel 1938 beneficò con testamento la Congregazione di Carità dell'Ospedale Ricovero di Gardone Val Trompia. Il Consiglio Comunale di Gardone V.T. dedicò al sacerdote l'oratorio e la via adiacente che tutt'oggi portano il suo nome.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di lui esiste: &amp;quot;Zanetti D. Giacomo - a suoi parrocchiani nel giorno del suo ingresso in Gardone Valtrompia - 30 ottobre 1921. Discorso&amp;quot; (Brescia tip. dei Figli di Maria 1921, pp. 11 in 8° con ritratto).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
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		<title>ZANETTI o de Zanettis</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''ZANETTI o de Zanettis'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Nassino afferma che gli Zanetti «veneno» a Brescia «da Iseo» e che il nome «vecchio era delli Ambrosi». Gli Zanetti abitanti nella Quadra quarta di S. Faustino di Brescia e a Mompiano sono citati rispettivamente tra le famiglie nobili e come Nobili Bressani, dotati di «entrada conveniente». Secondo pergamene dell'archivio Boroni il primo Zanetti che si incontra è un Mompiani alias Pezzani detto Pecino de Pezzanis (m. 1408) figlio di uno Zanetto de Bonaventuris di Mompiano. Figli del Mompiani sono Mompiano (morto già nel 1408), Comino detto Zanetti che dal 1430 al 1459 risulta abitante a Castrezzato e Cristoforo Comino detto Zanetti che ha cinque figli: Agnesina (che sposa un Venturino de Testis di Castrezzato), Giovanni, Giacomo, Pecino (già morto nel 1498) e Apollonio (1456). Giacomo ha cinque figli (Andrea, Francesco, Matteo, Giovanni Pietro e Marco). Da Pecino q. Comino detto Zanetti discendono Giorgio e Cristoforo (doc. nel 1517), dal quale nascono Gerolamo (doc. 1517-1529), Giovanni Pietro (doc. 1517, 1518), Lorenzo (doc. 1517). Compaiono poi nel libro d'oro della Città di Brescia. Sono figli di Gerolamo q. Pecino Gerolamo (docum. 1517-1529), Giovanni Pietro (doc. 1517, 1518), Lorenzo (doc. 1517). Da Giorgio q. Pecino q. Comino detto Zanetti discende Pietro Giacomo, pittore (v.). Questi ha Giorgio, Giovanni Battista e Giovanni Francesco. Un altro ramo discende da Cristoforo (già morto nel 1440) q. Mompiani detto Pecino de Pezani con Bartolomeo (che testa il 28 ottobre 1482) e con Mompiano (doc. nel 1457). Da Bartolomeo q. Cristoforo discendono: Cristoforo, Mattia Fabiano, Mompiano, Bernardino. Un Giacomo è tra i firmatari nel 1426 dell'atto di unione di Brescia con Venezia. Un Giannantonio nel 1475 era capitano di Udine. Gerolamo è nel 1515 vicario e luogotenente nel capitanato di Valcamonica a surroga di F.G. Duchi, chiamato all'assedio di Brescia. Gli Zanetti si imparentarono con distinte famiglie della nobiltà bresciana. Coni Poncarale e gli Stella furono tra i più fedeli aggregati della Compagnia del Divino Amore nella gestione dell'Ospedale degli Incurabili e tra i primi nel promuovere la Compagnia a Brescia. Un Pietro Zanetti è segnalato come autore di una viola da gamba datata 1540. Con Giulia Zanetti (1585-1650), sposa a Francesco Lodroni, gli Zanetti si imparentarono con quella celebre famiglia. Una tomba in S. Maria del Carmine ricorda il nob. Ercole figlio di Andrea q. Girolamo Zanetti e di Giulia. Martinengo; ebbe in moglie la nob. Angela Nassini, dalla quale nacquero i figli Giov. Andrea, Ippolita e Giov. Maria. Il primo sposò la nob. Lelia Cucchi ed ebbe discendenza, Ippolita andò sposa al conte Antonio Lana, e Giov. Maria non ebbe prole. Giovanni Andrea Zanetti, figlio del dott. Gian Antonio e fratello del dott. Girolamo partecipò alla congiura di Luigi Avogadro (1512). Il nobile bresciano Giovanni Antonio Zanetti nel 1568 era podestà di Asola. Nel sec. XVI sono proprietari alla Vidosa di Pontevico. Agli Zanetti appartenne a Mompiano il palazzo di via Villasca, poi dei Klobus. Avevano anche casa e cappella in via S. Antonio. Nel 1634 Giovanni Battista Zanetti e i suoi nipoti Giambattista e Orazio Trivelli della Torre avevano la tomba in S. Faustino maggiore. Nel 1785 Giacomo Antonio era notaio. Nel 1796 risultava presente nel Consiglio Generale il nobile Fausto q. Ettore. Giovanni Battista fu tra coloro che il 18 marzo 1797 giurarono di vivere liberi o morire dando vita alla rivoluzione giacobina. Pietro il 24 marzo 1797 veniva nominato segretario del Comitato militare del Governo provvisorio. Pietro ed Ettore Zanetti furono confermati nell'&amp;quot;antica nobiltà&amp;quot; dall'imperatore d'Austria (1815-1828). Stemma: «scudo d'argento con tre Zanette o sargentine di nero poste in palo». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI ADRO. Una famiglia Zanetti ha preso rilievo ad Adro, particolarmente con Francesco (1809-1888) (v. Zanetti, o Zannetti,Francesco ), ragioniere e commerciante, e il figlio Giovanni Enrico (1851 - 15 maggio 1914), ingegnere. Cugini del conte Ignazio Lana, si dedicano anche all'agricoltura e all'allevamento di bachi da seta. Figlia di Giovanni Enrico e di Ida Comini (1862-1944), Chiara Zanetti sposa il dott. Luigi Peroni, la cui figlia (1915-1994), Ida Peroni, porta in casa Peroni la bella casa Zanetti di Adro detta Colombera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI &amp;quot;CASTREZAGUM&amp;quot;. Ramo degli Zanetti, citato nell'Estimo generale della città di Brescia del 1588, cioè Annibale fu Gian Pietro Zanetti e Gian Battista fu Gian Antonio. Gli Zanetti avevano in Castrezzato casa signorile e molti poderi nel territorio: nei secoli XV e XVI si elevarono in fortuna, tanto da essere ammessi nel numero dei nobili cittadini di Brescia, ma i figli di Cristoforo Zanetti &amp;quot;cittadini de Bressa&amp;quot; erano bensì proprietari ma piccoli e poveri. Comino, il maggiore, faceva il sarto a Castrezzato, Battista imparava lo stesso mestiere a Brescia, Francesco era famiglio a Venezia. Più importante è un Bartolomeo di Castrezzato che compare nelle polizze di estimo presentate nel 1534 da Lucrezia, moglie del q. Bartolomeo de Castrezago. Nel 1488, in una polizza d'estimo, il notaio Mattia Zanetti di Castrezzato dichiara di avere un figlio chiamato Bartolomeo di 10 anni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI BAGOLINO. Gli Zanetti sono diffusi in Valsabbia e specialmente a Bagolino dove la famiglia detta dei Carenècc ebbe casa in via S. Giorgio 117. Furono notai, medici ecc. Furono interessati al forno di Bagolino, che poi nel 1812 Giovanni Zanetti prendeva in affitto. Ebbero come stemma: «d'azzurro alla stella verde». Storicamente ebbe cognome Bondaschi-Zanetti (v. Bondaschi). Niccolò Bondaschi-Zanetti nel 1780 si rese benemerito verso i suoi conterranei, provvedendo a sue spese alla ricostruzione della Casa comunale di Bagolino, distrutta da un incendio improvviso. Stefano Bondaschi-Zanetti di Bagolino (1786-1846), laureato in medicina a Pavia il 14 luglio 1807 a pieni voti, grazie alle fervide idee liberali della rivoluzione francese rinunciò al cognome Bondaschi. Verso la metà del sec. XIX si segnalò il medico Giovanni Zanetti. Stemma: «Bandato di nove pezzi di verde, d'oro, di rosso, di verde, d'oro, di verde, d'oro, di verde, di rosso, col capo dell'Impero». Della medesima famiglia Bondaschi-Zanetti di Bagolino, ma ramo diverso (Badosch Creschec), si ricorda il compianto Prevosto Giacomo Zanetti (1882-1938) (v. Zanetti Giacomo (4)).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI VALTROMPIA. Da un Ferrari (per indicare un fabbro) Zanetto, con la caduta del cognome Ferrari e l'assunzione del nome quale cognome, sarebbero derivati, secondo Fausto Balestrini, gli Zanetti di Gardone o quantomeno della Valtrompia i quali continuarono l'attività antica. Da uno Zanetti già Ferrari soprannominato Beretta sarebbe derivato, secondo Fausto Balestrini, il cognome Beretta nel cui marchio appaiono le tre lancette dette Zanette, proprie dello stemma degli Zanetti. Nel 1622 Antonio Zanetti aveva costruito una fucina da «tirar ferro» presso l'acqua del &amp;quot;Beato&amp;quot; in Lumezzane. Nel 1649 Claudio di Ottaviano Zanetti di Lumezzane Pieve era «maestro di far rote, azzalini ed altre cose necessarie intorno alli archibuggj». Gli Zanetti il 2 febbraio 1670 risultano sindaci della Pieve di Lumezzane. Francesco e Bernardino sono scelti per recarsi a Venezia per ottenere l'autonomia di Lumezzane dopo la morte della contessa Emilia Avogadro, feudataria della zona. A Lumezzane Piatucco gli Zanetti sono proprietari nel 1681 di un molino; il 28 febbraio 1711 Nicola Zanetti e Gian Maria Polotti prendono in affitto per dieci anni una fucina di proprietà dei conti Mazzola-Avogadro a Lumezzane Valle, in località &amp;quot;li Fanghi&amp;quot;, fucina dove si fabbricavano &amp;quot;quadri&amp;quot; (verghe di ferro); il 14 settembre 1718 i fratelli Carlo e Angelo di Bernardino acquistano da Innocenzo Bucelleni e dal figlio Gian Maria un fucinale in Piatucco; un Piero nel 1792 è proprietario di una fucina. Contemporaneamente sono presenti in Lumezzane notai quali Leonardo dal 1681 al 1728 e che il 9 gennaio 1707 risulta «andadore», cioè rappresentante per la pieve; Salvatore dal 1721 al 1779; Rizzardo dal 1736 al 1754; Pietro Giacomo dal 1756 al 1760; Domenico il 20 dicembre 1747 è citato come uno dei sindaci del comune di Lumezzane Pieve. Tra i sacerdoti si distinguono don Bernardino Zanetti (1673-1720, v.), don Clemente (1688-1746, v.), don Francesco (1723-1799, v.), don Pietro (1876-1948, v.), don Giacomo (1882-1938, v.). Nei primi anni del 1800 Clemente aveva in Valtrompia tre fucine con maglio, Bartolomeo sempre nello stesso tempo possedeva otto fucine ed era comproprietario di due altre. Per iniziativa di Giovanni prese particolarmente rilievo poi la fucina aperta a Inzino in antico fabbricato presso la scuola, che si distingueva per la fabbricazione di lame, mazze e chiodi; quei chiodi erano chiamati &amp;quot;caece&amp;quot;, termine che spiega l'antico soprannome di &amp;quot;caicì&amp;quot; dato agli abitanti di Inzino dove i tipici lavori di chioderia trovavano largo sviluppo, favorito, come sembra, anche dal nutrito impiego di tali manufatti nei cantieri navali della Repubblica veneta. La fucina si trasformò in industria specie per iniziativa di Angelo Zanetti (morto il 19 luglio 1934) (v.). Sopravvisse ad altre, fino agli anni '70 del sec. XX. Nel primo decennio del Novecento Giacomo è tra i fondatori del Circolo giovanile socialista di Villa. Nel dopoguerra, fino all'avvento del fascismo, è membro del comitato esecutivo della sezione socialista. In Valtrompia gli Zanetti si distinsero anche a Bovezzo. Un Antonio Zanetti q. Giuseppe a metà del sec. XIX era proprietario di una cartiera con pile ad acqua in località Folletto nella valle del Garza. Di Soprazocco sono originari sul finire del sec. XVI gli stampatori Giovanni Maria e il nipote Bartolomeo (v. Zanetti Domenico, Giovanni Maria e Bartolomeo). Gli Zanetti sono presenti anche sul Garda. Un Alberto di Toscolano nel 1595 è cancelliere capo della Magnifica Patria e nel 1599 nunzio della Riviera a Venezia. Luigi fu Domenico era, a metà del sec. XIX, proprietario di una cartiera in località Crosetta di Toscolano. A Salò nel '700 gli Zanetti erano proprietari della bella casa poi Tracagni alle Cure di Salò in via Fantoni, 78. A Salò si segnalarono Battista e Domenico figlio di Battista, i quali nel 1848 fecero parte della colonna Arcioni nell'impresa nel Trentino. Tra gli altri Zanetti si ricorda don Giovanni Battista, parroco di Toline, morto nel 1817 &amp;quot;in concetto di santità&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1880 uno Zanetti, con Griffi, Gnaga e altri, fu attivo nel C.A.I. nel preparare carte geografiche e disegni di itinerari. Degli Zanetti di Rezzato erano presenti all'Esposizione di Brescia del 1904 come allevatori di cani. Nel 1891 Giuseppe era presidente dell'ospedale-ricovero &amp;quot;Richiedei&amp;quot; di Gussago. Nel XX secolo Domenico, di Castenedolo, morto nel 1929, lasciò buona parte dei suoi beni patrimoniali all'E.C.A., allora Congregazione di carità, per beneficare i poveri del paese; Bernardo, di Serle, fu decorato in guerra di medaglia d'argento al V.M. Pietro per oltre 40 anni spese fatiche per salvare e custodire fino ad anni recenti i resti di S. Pietro in monte di Serle. Barbara (Brescia, 1906-1997) detta &amp;quot;Tita&amp;quot; è nota per aver debuttato in teatro a 76 anni in commedie dialettali. Il cognome Zanetti è molto diffuso nella provincia di Brescia ed ha alla base il nome Zanni, che deriva a sua volta da Giovanni. Nel Bresciano attualmente si contano 820 famiglie Zanetti, diffuse in 112 comuni, in particolare a Lumezzane (109), Brescia (93), Bagolino, Serle e Sarezzo.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_22]][[Categoria: Lettera_Z]][[Categoria: Volume_22 - Pagina_98]][[Categoria: Volume_22 - Lettera_Z]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<title>ZANETTI o de Zanettis</title>
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				<updated>2024-03-11T15:51:38Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''ZANETTI o de Zanettis'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Nassino afferma che gli Zanetti «veneno» a Brescia «da Iseo» e che il nome «vecchio era delli Ambrosi». Gli Zanetti abitanti nella Quadra quarta di S. Faustino di Brescia e a Mompiano sono citati rispettivamente tra le famiglie nobili e come Nobili Bressani, dotati di «entrada conveniente». Secondo pergamene dell'archivio Boroni il primo Zanetti che si incontra è un Mompiani alias Pezzani detto Pecino de Pezzanis (m. 1408) figlio di uno Zanetto de Bonaventuris di Mompiano. Figli del Mompiani sono Mompiano (morto già nel 1408), Comino detto Zanetti che dal 1430 al 1459 risulta abitante a Castrezzato e Cristoforo Comino detto Zanetti che ha cinque figli: Agnesina (che sposa un Venturino de Testis di Castrezzato), Giovanni, Giacomo, Pecino (già morto nel 1498) e Apollonio (1456). Giacomo ha cinque figli (Andrea, Francesco, Matteo, Giovanni Pietro e Marco). Da Pecino q. Comino detto Zanetti discendono Giorgio e Cristoforo (doc. nel 1517), dal quale nascono Gerolamo (doc. 1517-1529), Giovanni Pietro (doc. 1517, 1518), Lorenzo (doc. 1517). Compaiono poi nel libro d'oro della Città di Brescia. Sono figli di Gerolamo q. Pecino Gerolamo (docum. 1517-1529), Giovanni Pietro (doc. 1517, 1518), Lorenzo (doc. 1517). Da Giorgio q. Pecino q. Comino detto Zanetti discende Pietro Giacomo, pittore (v.). Questi ha Giorgio, Giovanni Battista e Giovanni Francesco. Un altro ramo discende da Cristoforo (già morto nel 1440) q. Mompiani detto Pecino de Pezani con Bartolomeo (che testa il 28 ottobre 1482) e con Mompiano (doc. nel 1457). Da Bartolomeo q. Cristoforo discendono: Cristoforo, Mattia Fabiano, Mompiano, Bernardino. Un Giacomo è tra i firmatari nel 1426 dell'atto di unione di Brescia con Venezia. Un Giannantonio nel 1475 era capitano di Udine. Gerolamo è nel 1515 vicario e luogotenente nel capitanato di Valcamonica a surroga di F.G. Duchi, chiamato all'assedio di Brescia. Gli Zanetti si imparentarono con distinte famiglie della nobiltà bresciana. Coni Poncarale e gli Stella furono tra i più fedeli aggregati della Compagnia del Divino Amore nella gestione dell'Ospedale degli Incurabili e tra i primi nel promuovere la Compagnia a Brescia. Un Pietro Zanetti è segnalato come autore di una viola da gamba datata 1540. Con Giulia Zanetti (1585-1650), sposa a Francesco Lodroni, gli Zanetti si imparentarono con quella celebre famiglia. Una tomba in S. Maria del Carmine ricorda il nob. Ercole figlio di Andrea q. Girolamo Zanetti e di Giulia. Martinengo; ebbe in moglie la nob. Angela Nassini, dalla quale nacquero i figli Giov. Andrea, Ippolita e Giov. Maria. Il primo sposò la nob. Lelia Cucchi ed ebbe discendenza, Ippolita andò sposa al conte Antonio Lana, e Giov. Maria non ebbe prole. Giovanni Andrea Zanetti, figlio del dott. Gian Antonio e fratello del dott. Girolamo partecipò alla congiura di Luigi Avogadro (1512). Il nobile bresciano Giovanni Antonio Zanetti nel 1568 era podestà di Asola. Nel sec. XVI sono proprietari alla Vidosa di Pontevico. Agli Zanetti appartenne a Mompiano il palazzo di via Villasca, poi dei Klobus. Avevano anche casa e cappella in via S. Antonio. Nel 1634 Giovanni Battista Zanetti e i suoi nipoti Giambattista e Orazio Trivelli della Torre avevano la tomba in S. Faustino maggiore. Nel 1785 Giacomo Antonio era notaio. Nel 1796 risultava presente nel Consiglio Generale il nobile Fausto q. Ettore. Giovanni Battista fu tra coloro che il 18 marzo 1797 giurarono di vivere liberi o morire dando vita alla rivoluzione giacobina. Pietro il 24 marzo 1797 veniva nominato segretario del Comitato militare del Governo provvisorio. Pietro ed Ettore Zanetti furono confermati nell'&amp;quot;antica nobiltà&amp;quot; dall'imperatore d'Austria (1815-1828). Stemma: «scudo d'argento con tre Zanette o sargentine di nero poste in palo». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI ADRO. Una famiglia Zanetti ha preso rilievo ad Adro, particolarmente con Francesco (1809-1888) (v. Zanetti, o Zannetti,Francesco ), ragioniere e commerciante, e il figlio Giovanni Enrico (1851 - 15 maggio 1914), ingegnere. Cugini del conte Ignazio Lana, si dedicano anche all'agricoltura e all'allevamento di bachi da seta. Figlia di Giovanni Enrico e di Ida Comini (1862-1944), Chiara Zanetti sposa il dott. Luigi Peroni, la cui figlia (1915-1994), Ida Peroni, porta in casa Peroni la bella casa Zanetti di Adro detta Colombera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI &amp;quot;CASTREZAGUM&amp;quot;. Ramo degli Zanetti, citato nell'Estimo generale della città di Brescia del 1588, cioè Annibale fu Gian Pietro Zanetti e Gian Battista fu Gian Antonio. Gli Zanetti avevano in Castrezzato casa signorile e molti poderi nel territorio: nei secoli XV e XVI si elevarono in fortuna, tanto da essere ammessi nel numero dei nobili cittadini di Brescia, ma i figli di Cristoforo Zanetti &amp;quot;cittadini de Bressa&amp;quot; erano bensì proprietari ma piccoli e poveri. Comino, il maggiore, faceva il sarto a Castrezzato, Battista imparava lo stesso mestiere a Brescia, Francesco era famiglio a Venezia. Più importante è un Bartolomeo di Castrezzato che compare nelle polizze di estimo presentate nel 1534 da Lucrezia, moglie del q. Bartolomeo de Castrezago. Nel 1488, in una polizza d'estimo, il notaio Mattia Zanetti di Castrezzato dichiara di avere un figlio chiamato Bartolomeo di 10 anni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI BAGOLINO. Gli Zanetti sono diffusi in Valsabbia e specialmente a Bagolino dove la famiglia detta dei Carenècc ebbe casa in via S. Giorgio 117. Furono notai, medici ecc. Furono interessati al forno di Bagolino, che poi nel 1812 Giovanni Zanetti prendeva in affitto. Ebbero come stemma: «d'azzurro alla stella verde». Storicamente ebbe cognome Bondaschi-Zanetti (v. Bondaschi). Niccolò Bondaschi-Zanetti nel 1780 si rese benemerito verso i suoi conterranei, provvedendo a sue spese alla ricostruzione della Casa comunale di Bagolino, distrutta da un incendio improvviso. Stefano Bondaschi-Zanetti di Bagolino (1786-1846), laureato in medicina a Pavia il 14 luglio 1807 a pieni voti, grazie alle fervide idee liberali della rivoluzione francese rinunciò al cognome Bondaschi. Verso la metà del sec. XIX si segnalò il medico Giovanni Zanetti. Stemma: «Bandato di nove pezzi di verde, d'oro, di rosso, di verde, d'oro, di verde, d'oro, di verde, di rosso, col capo dell'Impero». Della medesima famiglia Bondaschi-Zanetti di Bagolino, ma ramo diverso (Badosch Creschec) si ricorda il compianto Prevosto Giacomo Zanetti (1882-1938) (v. Zanetti Giacomo (4)).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI VALTROMPIA. Da un Ferrari (per indicare un fabbro) Zanetto, con la caduta del cognome Ferrari e l'assunzione del nome quale cognome, sarebbero derivati, secondo Fausto Balestrini, gli Zanetti di Gardone o quantomeno della Valtrompia i quali continuarono l'attività antica. Da uno Zanetti già Ferrari soprannominato Beretta sarebbe derivato, secondo Fausto Balestrini, il cognome Beretta nel cui marchio appaiono le tre lancette dette Zanette, proprie dello stemma degli Zanetti. Nel 1622 Antonio Zanetti aveva costruito una fucina da «tirar ferro» presso l'acqua del &amp;quot;Beato&amp;quot; in Lumezzane. Nel 1649 Claudio di Ottaviano Zanetti di Lumezzane Pieve era «maestro di far rote, azzalini ed altre cose necessarie intorno alli archibuggj». Gli Zanetti il 2 febbraio 1670 risultano sindaci della Pieve di Lumezzane. Francesco e Bernardino sono scelti per recarsi a Venezia per ottenere l'autonomia di Lumezzane dopo la morte della contessa Emilia Avogadro, feudataria della zona. A Lumezzane Piatucco gli Zanetti sono proprietari nel 1681 di un molino; il 28 febbraio 1711 Nicola Zanetti e Gian Maria Polotti prendono in affitto per dieci anni una fucina di proprietà dei conti Mazzola-Avogadro a Lumezzane Valle, in località &amp;quot;li Fanghi&amp;quot;, fucina dove si fabbricavano &amp;quot;quadri&amp;quot; (verghe di ferro); il 14 settembre 1718 i fratelli Carlo e Angelo di Bernardino acquistano da Innocenzo Bucelleni e dal figlio Gian Maria un fucinale in Piatucco; un Piero nel 1792 è proprietario di una fucina. Contemporaneamente sono presenti in Lumezzane notai quali Leonardo dal 1681 al 1728 e che il 9 gennaio 1707 risulta «andadore», cioè rappresentante per la pieve; Salvatore dal 1721 al 1779; Rizzardo dal 1736 al 1754; Pietro Giacomo dal 1756 al 1760; Domenico il 20 dicembre 1747 è citato come uno dei sindaci del comune di Lumezzane Pieve. Tra i sacerdoti si distinguono don Bernardino Zanetti (1673-1720, v.), don Clemente (1688-1746, v.), don Francesco (1723-1799, v.), don Pietro (1876-1948, v.), don Giacomo (1882-1938, v.). Nei primi anni del 1800 Clemente aveva in Valtrompia tre fucine con maglio, Bartolomeo sempre nello stesso tempo possedeva otto fucine ed era comproprietario di due altre. Per iniziativa di Giovanni prese particolarmente rilievo poi la fucina aperta a Inzino in antico fabbricato presso la scuola, che si distingueva per la fabbricazione di lame, mazze e chiodi; quei chiodi erano chiamati &amp;quot;caece&amp;quot;, termine che spiega l'antico soprannome di &amp;quot;caicì&amp;quot; dato agli abitanti di Inzino dove i tipici lavori di chioderia trovavano largo sviluppo, favorito, come sembra, anche dal nutrito impiego di tali manufatti nei cantieri navali della Repubblica veneta. La fucina si trasformò in industria specie per iniziativa di Angelo Zanetti (morto il 19 luglio 1934) (v.). Sopravvisse ad altre, fino agli anni '70 del sec. XX. Nel primo decennio del Novecento Giacomo è tra i fondatori del Circolo giovanile socialista di Villa. Nel dopoguerra, fino all'avvento del fascismo, è membro del comitato esecutivo della sezione socialista. In Valtrompia gli Zanetti si distinsero anche a Bovezzo. Un Antonio Zanetti q. Giuseppe a metà del sec. XIX era proprietario di una cartiera con pile ad acqua in località Folletto nella valle del Garza. Di Soprazocco sono originari sul finire del sec. XVI gli stampatori Giovanni Maria e il nipote Bartolomeo (v. Zanetti Domenico, Giovanni Maria e Bartolomeo). Gli Zanetti sono presenti anche sul Garda. Un Alberto di Toscolano nel 1595 è cancelliere capo della Magnifica Patria e nel 1599 nunzio della Riviera a Venezia. Luigi fu Domenico era, a metà del sec. XIX, proprietario di una cartiera in località Crosetta di Toscolano. A Salò nel '700 gli Zanetti erano proprietari della bella casa poi Tracagni alle Cure di Salò in via Fantoni, 78. A Salò si segnalarono Battista e Domenico figlio di Battista, i quali nel 1848 fecero parte della colonna Arcioni nell'impresa nel Trentino. Tra gli altri Zanetti si ricorda don Giovanni Battista, parroco di Toline, morto nel 1817 &amp;quot;in concetto di santità&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1880 uno Zanetti, con Griffi, Gnaga e altri, fu attivo nel C.A.I. nel preparare carte geografiche e disegni di itinerari. Degli Zanetti di Rezzato erano presenti all'Esposizione di Brescia del 1904 come allevatori di cani. Nel 1891 Giuseppe era presidente dell'ospedale-ricovero &amp;quot;Richiedei&amp;quot; di Gussago. Nel XX secolo Domenico, di Castenedolo, morto nel 1929, lasciò buona parte dei suoi beni patrimoniali all'E.C.A., allora Congregazione di carità, per beneficare i poveri del paese; Bernardo, di Serle, fu decorato in guerra di medaglia d'argento al V.M. Pietro per oltre 40 anni spese fatiche per salvare e custodire fino ad anni recenti i resti di S. Pietro in monte di Serle. Barbara (Brescia, 1906-1997) detta &amp;quot;Tita&amp;quot; è nota per aver debuttato in teatro a 76 anni in commedie dialettali. Il cognome Zanetti è molto diffuso nella provincia di Brescia ed ha alla base il nome Zanni, che deriva a sua volta da Giovanni. Nel Bresciano attualmente si contano 820 famiglie Zanetti, diffuse in 112 comuni, in particolare a Lumezzane (109), Brescia (93), Bagolino, Serle e Sarezzo.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_22]][[Categoria: Lettera_Z]][[Categoria: Volume_22 - Pagina_98]][[Categoria: Volume_22 - Lettera_Z]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=ZANETTI_o_de_Zanettis&amp;diff=105433</id>
		<title>ZANETTI o de Zanettis</title>
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				<updated>2024-03-05T13:29:51Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''ZANETTI o de Zanettis'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Nassino afferma che gli Zanetti «veneno» a Brescia «da Iseo» e che il nome «vecchio era delli Ambrosi». Gli Zanetti abitanti nella Quadra quarta di S. Faustino di Brescia e a Mompiano sono citati rispettivamente tra le famiglie nobili e come Nobili Bressani, dotati di «entrada conveniente». Secondo pergamene dell'archivio Boroni il primo Zanetti che si incontra è un Mompiani alias Pezzani detto Pecino de Pezzanis (m. 1408) figlio di uno Zanetto de Bonaventuris di Mompiano. Figli del Mompiani sono Mompiano (morto già nel 1408), Comino detto Zanetti che dal 1430 al 1459 risulta abitante a Castrezzato e Cristoforo Comino detto Zanetti che ha cinque figli: Agnesina (che sposa un Venturino de Testis di Castrezzato), Giovanni, Giacomo, Pecino (già morto nel 1498) e Apollonio (1456). Giacomo ha cinque figli (Andrea, Francesco, Matteo, Giovanni Pietro e Marco). Da Pecino q. Comino detto Zanetti discendono Giorgio e Cristoforo (doc. nel 1517), dal quale nascono Gerolamo (doc. 1517-1529), Giovanni Pietro (doc. 1517, 1518), Lorenzo (doc. 1517). Compaiono poi nel libro d'oro della Città di Brescia. Sono figli di Gerolamo q. Pecino Gerolamo (docum. 1517-1529), Giovanni Pietro (doc. 1517, 1518), Lorenzo (doc. 1517). Da Giorgio q. Pecino q. Comino detto Zanetti discende Pietro Giacomo, pittore (v.). Questi ha Giorgio, Giovanni Battista e Giovanni Francesco. Un altro ramo discende da Cristoforo (già morto nel 1440) q. Mompiani detto Pecino de Pezani con Bartolomeo (che testa il 28 ottobre 1482) e con Mompiano (doc. nel 1457). Da Bartolomeo q. Cristoforo discendono: Cristoforo, Mattia Fabiano, Mompiano, Bernardino. Un Giacomo è tra i firmatari nel 1426 dell'atto di unione di Brescia con Venezia. Un Giannantonio nel 1475 era capitano di Udine. Gerolamo è nel 1515 vicario e luogotenente nel capitanato di Valcamonica a surroga di F.G. Duchi, chiamato all'assedio di Brescia. Gli Zanetti si imparentarono con distinte famiglie della nobiltà bresciana. Coni Poncarale e gli Stella furono tra i più fedeli aggregati della Compagnia del Divino Amore nella gestione dell'Ospedale degli Incurabili e tra i primi nel promuovere la Compagnia a Brescia. Un Pietro Zanetti è segnalato come autore di una viola da gamba datata 1540. Con Giulia Zanetti (1585-1650), sposa a Francesco Lodroni, gli Zanetti si imparentarono con quella celebre famiglia. Una tomba in S. Maria del Carmine ricorda il nob. Ercole figlio di Andrea q. Girolamo Zanetti e di Giulia. Martinengo; ebbe in moglie la nob. Angela Nassini, dalla quale nacquero i figli Giov. Andrea, Ippolita e Giov. Maria. Il primo sposò la nob. Lelia Cucchi ed ebbe discendenza, Ippolita andò sposa al conte Antonio Lana, e Giov. Maria non ebbe prole. Giovanni Andrea Zanetti, figlio del dott. Gian Antonio e fratello del dott. Girolamo partecipò alla congiura di Luigi Avogadro (1512). Il nobile bresciano Giovanni Antonio Zanetti nel 1568 era podestà di Asola. Nel sec. XVI sono proprietari alla Vidosa di Pontevico. Agli Zanetti appartenne a Mompiano il palazzo di via Villasca, poi dei Klobus. Avevano anche casa e cappella in via S. Antonio. Nel 1634 Giovanni Battista Zanetti e i suoi nipoti Giambattista e Orazio Trivelli della Torre avevano la tomba in S. Faustino maggiore. Nel 1785 Giacomo Antonio era notaio. Nel 1796 risultava presente nel Consiglio Generale il nobile Fausto q. Ettore. Giovanni Battista fu tra coloro che il 18 marzo 1797 giurarono di vivere liberi o morire dando vita alla rivoluzione giacobina. Pietro il 24 marzo 1797 veniva nominato segretario del Comitato militare del Governo provvisorio. Pietro ed Ettore Zanetti furono confermati nell'&amp;quot;antica nobiltà&amp;quot; dall'imperatore d'Austria (1815-1828). Stemma: «scudo d'argento con tre Zanette o sargentine di nero poste in palo». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI ADRO. Una famiglia Zanetti ha preso rilievo ad Adro, particolarmente con Francesco (1809-1888) (v. Zanetti, o Zannetti,Francesco ), ragioniere e commerciante, e il figlio Giovanni Enrico (1851 - 15 maggio 1914), ingegnere. Cugini del conte Ignazio Lana, si dedicano anche all'agricoltura e all'allevamento di bachi da seta. Figlia di Giovanni Enrico e di Ida Comini (1862-1944), Chiara Zanetti sposa il dott. Luigi Peroni, la cui figlia (1915-1994), Ida Peroni, porta in casa Peroni la bella casa Zanetti di Adro detta Colombera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI &amp;quot;CASTREZAGUM&amp;quot;. Ramo degli Zanetti, citato nell'Estimo generale della città di Brescia del 1588, cioè Annibale fu Gian Pietro Zanetti e Gian Battista fu Gian Antonio. Gli Zanetti avevano in Castrezzato casa signorile e molti poderi nel territorio: nei secoli XV e XVI si elevarono in fortuna, tanto da essere ammessi nel numero dei nobili cittadini di Brescia, ma i figli di Cristoforo Zanetti &amp;quot;cittadini de Bressa&amp;quot; erano bensì proprietari ma piccoli e poveri. Comino, il maggiore, faceva il sarto a Castrezzato, Battista imparava lo stesso mestiere a Brescia, Francesco era famiglio a Venezia. Più importante è un Bartolomeo di Castrezzato che compare nelle polizze di estimo presentate nel 1534 da Lucrezia, moglie del q. Bartolomeo de Castrezago. Nel 1488, in una polizza d'estimo, il notaio Mattia Zanetti di Castrezzato dichiara di avere un figlio chiamato Bartolomeo di 10 anni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI BAGOLINO. Gli Zanetti sono diffusi in Valsabbia e specialmente a Bagolino dove la famiglia detta dei Carenècc ebbe casa in via S. Giorgio 117. Furono notai, medici ecc. Furono interessati al forno di Bagolino, che poi nel 1812 Giovanni Zanetti prendeva in affitto. Ebbero come stemma: «d'azzurro alla stella verde». Storicamente ebbe cognome Bondaschi-Zanetti (v. Bondaschi). Niccolò Bondaschi-Zanetti nel 1780 si rese benemerito verso i suoi conterranei, provvedendo a sue spese alla ricostruzione della Casa comunale di Bagolino, distrutta da un incendio improvviso. Stefano Bondaschi-Zanetti di Bagolino (1786-1846), laureato in medicina a Pavia il 14 luglio 1807 a pieni voti, grazie alle fervide idee liberali della rivoluzione francese rinunciò al cognome Bondaschi. Verso la metà del sec. XIX si segnalò il medico Giovanni Zanetti. Stemma: «Bandato di nove pezzi di verde, d'oro, di rosso, di verde, d'oro, di verde, d'oro, di verde, di rosso, col capo dell'Impero». Della medesima famiglia di Bagolino, ma ramo diverso (Badosch Creschec) si ricorda il compianto Prevosto Giacomo Zanetti (1882-1938) (v. Zanetti Giacomo (4)).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI VALTROMPIA. Da un Ferrari (per indicare un fabbro) Zanetto, con la caduta del cognome Ferrari e l'assunzione del nome quale cognome, sarebbero derivati, secondo Fausto Balestrini, gli Zanetti di Gardone o quantomeno della Valtrompia i quali continuarono l'attività antica. Da uno Zanetti già Ferrari soprannominato Beretta sarebbe derivato, secondo Fausto Balestrini, il cognome Beretta nel cui marchio appaiono le tre lancette dette Zanette, proprie dello stemma degli Zanetti. Nel 1622 Antonio Zanetti aveva costruito una fucina da «tirar ferro» presso l'acqua del &amp;quot;Beato&amp;quot; in Lumezzane. Nel 1649 Claudio di Ottaviano Zanetti di Lumezzane Pieve era «maestro di far rote, azzalini ed altre cose necessarie intorno alli archibuggj». Gli Zanetti il 2 febbraio 1670 risultano sindaci della Pieve di Lumezzane. Francesco e Bernardino sono scelti per recarsi a Venezia per ottenere l'autonomia di Lumezzane dopo la morte della contessa Emilia Avogadro, feudataria della zona. A Lumezzane Piatucco gli Zanetti sono proprietari nel 1681 di un molino; il 28 febbraio 1711 Nicola Zanetti e Gian Maria Polotti prendono in affitto per dieci anni una fucina di proprietà dei conti Mazzola-Avogadro a Lumezzane Valle, in località &amp;quot;li Fanghi&amp;quot;, fucina dove si fabbricavano &amp;quot;quadri&amp;quot; (verghe di ferro); il 14 settembre 1718 i fratelli Carlo e Angelo di Bernardino acquistano da Innocenzo Bucelleni e dal figlio Gian Maria un fucinale in Piatucco; un Piero nel 1792 è proprietario di una fucina. Contemporaneamente sono presenti in Lumezzane notai quali Leonardo dal 1681 al 1728 e che il 9 gennaio 1707 risulta «andadore», cioè rappresentante per la pieve; Salvatore dal 1721 al 1779; Rizzardo dal 1736 al 1754; Pietro Giacomo dal 1756 al 1760; Domenico il 20 dicembre 1747 è citato come uno dei sindaci del comune di Lumezzane Pieve. Tra i sacerdoti si distinguono don Bernardino Zanetti (1673-1720, v.), don Clemente (1688-1746, v.), don Francesco (1723-1799, v.), don Pietro (1876-1948, v.), don Giacomo (1882-1938, v.). Nei primi anni del 1800 Clemente aveva in Valtrompia tre fucine con maglio, Bartolomeo sempre nello stesso tempo possedeva otto fucine ed era comproprietario di due altre. Per iniziativa di Giovanni prese particolarmente rilievo poi la fucina aperta a Inzino in antico fabbricato presso la scuola, che si distingueva per la fabbricazione di lame, mazze e chiodi; quei chiodi erano chiamati &amp;quot;caece&amp;quot;, termine che spiega l'antico soprannome di &amp;quot;caicì&amp;quot; dato agli abitanti di Inzino dove i tipici lavori di chioderia trovavano largo sviluppo, favorito, come sembra, anche dal nutrito impiego di tali manufatti nei cantieri navali della Repubblica veneta. La fucina si trasformò in industria specie per iniziativa di Angelo Zanetti (morto il 19 luglio 1934) (v.). Sopravvisse ad altre, fino agli anni '70 del sec. XX. Nel primo decennio del Novecento Giacomo è tra i fondatori del Circolo giovanile socialista di Villa. Nel dopoguerra, fino all'avvento del fascismo, è membro del comitato esecutivo della sezione socialista. In Valtrompia gli Zanetti si distinsero anche a Bovezzo. Un Antonio Zanetti q. Giuseppe a metà del sec. XIX era proprietario di una cartiera con pile ad acqua in località Folletto nella valle del Garza. Di Soprazocco sono originari sul finire del sec. XVI gli stampatori Giovanni Maria e il nipote Bartolomeo (v. Zanetti Domenico, Giovanni Maria e Bartolomeo). Gli Zanetti sono presenti anche sul Garda. Un Alberto di Toscolano nel 1595 è cancelliere capo della Magnifica Patria e nel 1599 nunzio della Riviera a Venezia. Luigi fu Domenico era, a metà del sec. XIX, proprietario di una cartiera in località Crosetta di Toscolano. A Salò nel '700 gli Zanetti erano proprietari della bella casa poi Tracagni alle Cure di Salò in via Fantoni, 78. A Salò si segnalarono Battista e Domenico figlio di Battista, i quali nel 1848 fecero parte della colonna Arcioni nell'impresa nel Trentino. Tra gli altri Zanetti si ricorda don Giovanni Battista, parroco di Toline, morto nel 1817 &amp;quot;in concetto di santità&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1880 uno Zanetti, con Griffi, Gnaga e altri, fu attivo nel C.A.I. nel preparare carte geografiche e disegni di itinerari. Degli Zanetti di Rezzato erano presenti all'Esposizione di Brescia del 1904 come allevatori di cani. Nel 1891 Giuseppe era presidente dell'ospedale-ricovero &amp;quot;Richiedei&amp;quot; di Gussago. Nel XX secolo Domenico, di Castenedolo, morto nel 1929, lasciò buona parte dei suoi beni patrimoniali all'E.C.A., allora Congregazione di carità, per beneficare i poveri del paese; Bernardo, di Serle, fu decorato in guerra di medaglia d'argento al V.M. Pietro per oltre 40 anni spese fatiche per salvare e custodire fino ad anni recenti i resti di S. Pietro in monte di Serle. Barbara (Brescia, 1906-1997) detta &amp;quot;Tita&amp;quot; è nota per aver debuttato in teatro a 76 anni in commedie dialettali. Il cognome Zanetti è molto diffuso nella provincia di Brescia ed ha alla base il nome Zanni, che deriva a sua volta da Giovanni. Nel Bresciano attualmente si contano 820 famiglie Zanetti, diffuse in 112 comuni, in particolare a Lumezzane (109), Brescia (93), Bagolino, Serle e Sarezzo.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_22]][[Categoria: Lettera_Z]][[Categoria: Volume_22 - Pagina_98]][[Categoria: Volume_22 - Lettera_Z]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<title>ZANETTI Giacomo (4)</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''ZANETTI Giacomo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Bagolino, 3 settembre 1882 - Gardone Val Trompia, 28 febbraio 1938). Della famiglia Zanetti (del ramo: Badosch Creschec) di Bagolino, figlio del possidente Giorgio (1839-1913) e Melzani Domenica (1841-1901). Sacerdote il 26 maggio 1907, fu fino al 1910 vicario cooperatore a Odolo. Nel 1910 entrò nella Congregazione degli Oblati e si dedicò soprattutto alla predicazione nelle Missioni al popolo. Nel 1913 si impegnò a diffondere l'Unione popolare. Nel maggio 1915 prestò servizio militare come soldato di sanità a Niguarda. Nel luglio si offri di andare al fronte in sostituzione di un compagno. Fu sergente e fu poi cappellano militare e reggente, dal luglio all'ottobre 1915, della parrocchia di Storo nel Trentino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Smobilitato nel gennaio 1919, nell'ottobre 1921 fu nominato prevosto a Gardone Val Trompia. Zelante e particolarmente attivo, a lui si devono il braccio sinistro del transetto nella prepositurale, la sua decorazione completa da parte degli artisti Eliodoro Coccoli ed Eligio Agriconi, tutti gli artistici banchi e il nuovo pulpito, il secondo piano della canonica di cui era stato sacrificato al transetto il piano terra e un paio di camere, l'abitazione (nel 1932) per un curato, con cappella e classi di catechismo, rimettendovi il gran fienile del legato Consoli a vantaggio del beneficio prepositurale. Promosse solenni funzioni e riuscite manifestazioni religiose. Fu anche appassionato e provetto cacciatore di alta montagna e con roccolo al Maniva. Nel 1938 beneficò con testamento la Congregazione di Carità dell'Ospedale Ricovero di Gardone Val Trompia. Il Consiglio Comunale di Gardone V.T. dedicò al sacerdote l'oratorio e la via adiacente che tutt'oggi portano il suo nome.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di lui esiste: &amp;quot;Zanetti D. Giacomo - a suoi parrocchiani nel giorno del suo ingresso in Gardone Valtrompia - 30 ottobre 1921. Discorso&amp;quot; (Brescia tip. dei Figli di Maria 1921, pp. 11 in 8° con ritratto).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_22]][[Categoria: Lettera_Z]][[Categoria: Volume_22 - Pagina_105]][[Categoria: Volume_22 - Lettera_Z]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<title>Bondaschi</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
'''BONDASCHI (ZANETTI) DI BAGOLINO'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Famiglia di Bagolino, appartenente alla ristretta rosa (una cinquantina) delle antiche famiglie «originarie» componenti la Vicinia di Bagolino di cui gli attuali discendenti portano il solo cognome Zanetti. &lt;br /&gt;
I monaci di S. Pietro in Oliveto di Brescia, impossibilitati a continuare l'opera di bonifica del Pian d’Oneda (attuale Ponte Caffaro), l'11 settembre 1451 contrattarono la completa cessione al comune di Bagolino, che nel settembre dello stesso anno barattò, a mezzo del proprio procuratore speciale Domenico Bondaschi, con il suddetto monastero, una propria casa sita nella cittadella di Brescia, ricevendone in cambio appezzamento di terreno prativo e boschivo, fatta eccezione della chiesa di S. Giacomo e di sei braccia di terra ad essa adiacente. Tale scambio veniva riconosciuto da una &amp;quot;ducale&amp;quot; del 3 agosto 1478. Secondo particolari accordi con i benedettini, il comune di Bagolino doveva provvedere al funzionamento della chiesa e allo stipendio del curato, che spesso la domenica si recava a S.Giacomo a celebrare la messa. Negli atti delle visite pastorali del '600 e in quelli ancora del 1708, la chiesa è sempre considerata come &amp;quot;soggetta al priorato di S. Pietro in Brescia&amp;quot; (v. San Giacomo in Caselle).&lt;br /&gt;
Si ricordano inoltre Niccolò Bondaschi-Zanetti che nel 1780 si rese benemerito verso i suoi conterranei, provvedendo a sue spese alla ricostruzione della Casa comunale di Bagolino, distrutta dal famoso incendio del 30 e 31 ottobre 1779; Stefano Bondaschi-Zanetti di Bagolino (1786-1846), laureato in medicina a Pavia il 14 luglio 1807 a pieni voti, grazie alle fervide idee liberali della rivoluzione francese, rinunciò al cognome Bondaschi. Stemma: «Bandato di nove pezzi di verde, d'oro, di rosso, di verde, d'oro, di verde, d'oro, di verde, di rosso, col capo dell'Impero» (v. Zanetti di Bagolino). Apparteneva alla medesima famiglia Bondaschi Zanetti, ma ramo diverso (Badosch Creschec), il compianto Prevosto Giacomo Zanetti (1882-1938) (v. Zanetti Giacomo (4)).&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<title>ZANETTI Giacomo (4)</title>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''ZANETTI Giacomo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Bagolino, 3 settembre 1882 - Gardone Val Trompia, 28 febbraio 1938). Della famiglia Zanetti (Badosch Creschec) figlio del possidente Giorgio (1839-1913) e Melzani Domenica (1841-1901). Sacerdote il 26 maggio 1907, fu fino al 1910 vicario cooperatore a Odolo. Nel 1910 entrò nella Congregazione degli Oblati e si dedicò soprattutto alla predicazione nelle Missioni al popolo. Nel 1913 si impegnò a diffondere l'Unione popolare. Nel maggio 1915 prestò servizio militare come soldato di sanità a Niguarda. Nel luglio si offri di andare al fronte in sostituzione di un compagno. Fu sergente e fu poi cappellano militare e reggente, dal luglio all'ottobre 1915, della parrocchia di Storo nel Trentino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Smobilitato nel gennaio 1919, nell'ottobre 1921 fu nominato prevosto a Gardone Val Trompia. Zelante e particolarmente attivo, a lui si devono il braccio sinistro del transetto nella prepositurale, la sua decorazione completa da parte degli artisti Eliodoro Coccoli ed Eligio Agriconi, tutti gli artistici banchi e il nuovo pulpito, il secondo piano della canonica di cui era stato sacrificato al transetto il piano terra e un paio di camere, l'abitazione (nel 1932) per un curato, con cappella e classi di catechismo, rimettendovi il gran fienile del legato Consoli a vantaggio del beneficio prepositurale. Promosse solenni funzioni e riuscite manifestazioni religiose. Fu anche appassionato e provetto cacciatore di alta montagna e con roccolo al Maniva. Nel 1938 beneficò con testamento la Congregazione di Carità dell'Ospedale Ricovero di Gardone Val Trompia. Il Consiglio Comunale di Gardone V.T. dedicò al sacerdote l'oratorio e la via adiacente che tutt'oggi portano il suo nome.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di lui esiste: &amp;quot;Zanetti D. Giacomo - a suoi parrocchiani nel giorno del suo ingresso in Gardone Valtrompia - 30 ottobre 1921. Discorso&amp;quot; (Brescia tip. dei Figli di Maria 1921, pp. 11 in 8° con ritratto).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_22]][[Categoria: Lettera_Z]][[Categoria: Volume_22 - Pagina_105]][[Categoria: Volume_22 - Lettera_Z]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
'''BONDASCHI (ZANETTI) DI BAGOLINO'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Famiglia di Bagolino, appartenente alla ristretta rosa (una cinquantina) delle antiche famiglie «originarie» componenti la Vicinia di Bagolino di cui gli attuali discendenti portano il solo cognome Zanetti. &lt;br /&gt;
I monaci di S. Pietro in Oliveto di Brescia, impossibilitati a continuare l'opera di bonifica del Pian d’Oneda (attuale Ponte Caffaro), l'11 settembre 1451 contrattarono la completa cessione al comune di Bagolino, che nel settembre dello stesso anno barattò, a mezzo del proprio procuratore speciale Domenico Bondaschi, con il suddetto monastero, una propria casa sita nella cittadella di Brescia, ricevendone in cambio appezzamento di terreno prativo e boschivo, fatta eccezione della chiesa di S. Giacomo e di sei braccia di terra ad essa adiacente. Tale scambio veniva riconosciuto da una &amp;quot;ducale&amp;quot; del 3 agosto 1478. Secondo particolari accordi con i benedettini, il comune di Bagolino doveva provvedere al funzionamento della chiesa e allo stipendio del curato, che spesso la domenica si recava a S.Giacomo a celebrare la messa. Negli atti delle visite pastorali del '600 e in quelli ancora del 1708, la chiesa è sempre considerata come &amp;quot;soggetta al priorato di S. Pietro in Brescia&amp;quot; (v. San Giacomo in Caselle).&lt;br /&gt;
Si ricordano inoltre Niccolò Bondaschi-Zanetti che nel 1780 si rese benemerito verso i suoi conterranei, provvedendo a sue spese alla ricostruzione della Casa comunale di Bagolino, distrutta dal famoso incendio del 30 e 31 ottobre 1779; Stefano Bondaschi-Zanetti di Bagolino (1786-1846), laureato in medicina a Pavia il 14 luglio 1807 a pieni voti, grazie alle fervide idee liberali della rivoluzione francese, rinunciò al cognome Bondaschi. Stemma: «Bandato di nove pezzi di verde, d'oro, di rosso, di verde, d'oro, di verde, d'oro, di verde, di rosso, col capo dell'Impero» (v. Zanetti di Bagolino). Della medesima famiglia, ma ramo diverso (Badosch Creschec) si ricorda il compianto Prevosto Giacomo Zanetti (1882-1938) (v. Zanetti Giacomo (4)).&lt;/div&gt;</summary>
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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
'''== BONDASCHI (ZANETTI) DI BAGOLINO =='''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Famiglia di Bagolino, appartenente alla ristretta rosa (una cinquantina) delle antiche famiglie «originarie» componenti la Vicinia di Bagolino di cui gli attuali discendenti portano il solo cognome Zanetti. &lt;br /&gt;
I monaci di S. Pietro in Oliveto di Brescia, impossibilitati a continuare l'opera di bonifica del Pian d’Oneda (attuale Ponte Caffaro), l'11 settembre 1451 contrattarono la completa cessione al comune di Bagolino, che nel settembre dello stesso anno barattò, a mezzo del proprio procuratore speciale Domenico Bondaschi, con il suddetto monastero, una propria casa sita nella cittadella di Brescia, ricevendone in cambio appezzamento di terreno prativo e boschivo, fatta eccezione della chiesa di S. Giacomo e di sei braccia di terra ad essa adiacente. Tale scambio veniva riconosciuto da una &amp;quot;ducale&amp;quot; del 3 agosto 1478. Secondo particolari accordi con i benedettini, il comune di Bagolino doveva provvedere al funzionamento della chiesa e allo stipendio del curato, che spesso la domenica si recava a S.Giacomo a celebrare la messa. Negli atti delle visite pastorali del '600 e in quelli ancora del 1708, la chiesa è sempre considerata come &amp;quot;soggetta al priorato di S. Pietro in Brescia&amp;quot; (v. San Giacomo in Caselle).&lt;br /&gt;
Si ricordano inoltre Niccolò Bondaschi-Zanetti che nel 1780 si rese benemerito verso i suoi conterranei, provvedendo a sue spese alla ricostruzione della Casa comunale di Bagolino, distrutta dal famoso incendio del 30 e 31 ottobre 1779; Stefano Bondaschi-Zanetti di Bagolino (1786-1846), laureato in medicina a Pavia il 14 luglio 1807 a pieni voti, grazie alle fervide idee liberali della rivoluzione francese, rinunciò al cognome Bondaschi. Stemma: «Bandato di nove pezzi di verde, d'oro, di rosso, di verde, d'oro, di verde, d'oro, di verde, di rosso, col capo dell'Impero» (v. Zanetti di Bagolino). Della medesima famiglia, ma ramo diverso (Badosch Creschec) si ricorda il compianto Prevosto Giacomo Zanetti (1882-1938) (v. Zanetti Giacomo (4)).&lt;/div&gt;</summary>
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		<title>ZANETTI o de Zanettis</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''ZANETTI o de Zanettis'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Nassino afferma che gli Zanetti «veneno» a Brescia «da Iseo» e che il nome «vecchio era delli Ambrosi». Gli Zanetti abitanti nella Quadra quarta di S. Faustino di Brescia e a Mompiano sono citati rispettivamente tra le famiglie nobili e come Nobili Bressani, dotati di «entrada conveniente». Secondo pergamene dell'archivio Boroni il primo Zanetti che si incontra è un Mompiani alias Pezzani detto Pecino de Pezzanis (m. 1408) figlio di uno Zanetto de Bonaventuris di Mompiano. Figli del Mompiani sono Mompiano (morto già nel 1408), Comino detto Zanetti che dal 1430 al 1459 risulta abitante a Castrezzato e Cristoforo Comino detto Zanetti che ha cinque figli: Agnesina (che sposa un Venturino de Testis di Castrezzato), Giovanni, Giacomo, Pecino (già morto nel 1498) e Apollonio (1456). Giacomo ha cinque figli (Andrea, Francesco, Matteo, Giovanni Pietro e Marco). Da Pecino q. Comino detto Zanetti discendono Giorgio e Cristoforo (doc. nel 1517), dal quale nascono Gerolamo (doc. 1517-1529), Giovanni Pietro (doc. 1517, 1518), Lorenzo (doc. 1517). Compaiono poi nel libro d'oro della Città di Brescia. Sono figli di Gerolamo q. Pecino Gerolamo (docum. 1517-1529), Giovanni Pietro (doc. 1517, 1518), Lorenzo (doc. 1517). Da Giorgio q. Pecino q. Comino detto Zanetti discende Pietro Giacomo, pittore (v.). Questi ha Giorgio, Giovanni Battista e Giovanni Francesco. Un altro ramo discende da Cristoforo (già morto nel 1440) q. Mompiani detto Pecino de Pezani con Bartolomeo (che testa il 28 ottobre 1482) e con Mompiano (doc. nel 1457). Da Bartolomeo q. Cristoforo discendono: Cristoforo, Mattia Fabiano, Mompiano, Bernardino. Un Giacomo è tra i firmatari nel 1426 dell'atto di unione di Brescia con Venezia. Un Giannantonio nel 1475 era capitano di Udine. Gerolamo è nel 1515 vicario e luogotenente nel capitanato di Valcamonica a surroga di F.G. Duchi, chiamato all'assedio di Brescia. Gli Zanetti si imparentarono con distinte famiglie della nobiltà bresciana. Coni Poncarale e gli Stella furono tra i più fedeli aggregati della Compagnia del Divino Amore nella gestione dell'Ospedale degli Incurabili e tra i primi nel promuovere la Compagnia a Brescia. Un Pietro Zanetti è segnalato come autore di una viola da gamba datata 1540. Con Giulia Zanetti (1585-1650), sposa a Francesco Lodroni, gli Zanetti si imparentarono con quella celebre famiglia. Una tomba in S. Maria del Carmine ricorda il nob. Ercole figlio di Andrea q. Girolamo Zanetti e di Giulia. Martinengo; ebbe in moglie la nob. Angela Nassini, dalla quale nacquero i figli Giov. Andrea, Ippolita e Giov. Maria. Il primo sposò la nob. Lelia Cucchi ed ebbe discendenza, Ippolita andò sposa al conte Antonio Lana, e Giov. Maria non ebbe prole. Giovanni Andrea Zanetti, figlio del dott. Gian Antonio e fratello del dott. Girolamo partecipò alla congiura di Luigi Avogadro (1512). Il nobile bresciano Giovanni Antonio Zanetti nel 1568 era podestà di Asola. Nel sec. XVI sono proprietari alla Vidosa di Pontevico. Agli Zanetti appartenne a Mompiano il palazzo di via Villasca, poi dei Klobus. Avevano anche casa e cappella in via S. Antonio. Nel 1634 Giovanni Battista Zanetti e i suoi nipoti Giambattista e Orazio Trivelli della Torre avevano la tomba in S. Faustino maggiore. Nel 1785 Giacomo Antonio era notaio. Nel 1796 risultava presente nel Consiglio Generale il nobile Fausto q. Ettore. Giovanni Battista fu tra coloro che il 18 marzo 1797 giurarono di vivere liberi o morire dando vita alla rivoluzione giacobina. Pietro il 24 marzo 1797 veniva nominato segretario del Comitato militare del Governo provvisorio. Pietro ed Ettore Zanetti furono confermati nell'&amp;quot;antica nobiltà&amp;quot; dall'imperatore d'Austria (1815-1828). Stemma: «scudo d'argento con tre Zanette o sargentine di nero poste in palo». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI ADRO. Una famiglia Zanetti ha preso rilievo ad Adro, particolarmente con Francesco (1809-1888) (v. Zanetti, o Zannetti,Francesco ), ragioniere e commerciante, e il figlio Giovanni Enrico (1851 - 15 maggio 1914), ingegnere. Cugini del conte Ignazio Lana, si dedicano anche all'agricoltura e all'allevamento di bachi da seta. Figlia di Giovanni Enrico e di Ida Comini (1862-1944), Chiara Zanetti sposa il dott. Luigi Peroni, la cui figlia (1915-1994), Ida Peroni, porta in casa Peroni la bella casa Zanetti di Adro detta Colombera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI &amp;quot;CASTREZAGUM&amp;quot;. Ramo degli Zanetti, citato nell'Estimo generale della città di Brescia del 1588, cioè Annibale fu Gian Pietro Zanetti e Gian Battista fu Gian Antonio. Gli Zanetti avevano in Castrezzato casa signorile e molti poderi nel territorio: nei secoli XV e XVI si elevarono in fortuna, tanto da essere ammessi nel numero dei nobili cittadini di Brescia, ma i figli di Cristoforo Zanetti &amp;quot;cittadini de Bressa&amp;quot; erano bensì proprietari ma piccoli e poveri. Comino, il maggiore, faceva il sarto a Castrezzato, Battista imparava lo stesso mestiere a Brescia, Francesco era famiglio a Venezia. Più importante è un Bartolomeo di Castrezzato che compare nelle polizze di estimo presentate nel 1534 da Lucrezia, moglie del q. Bartolomeo de Castrezago. Nel 1488, in una polizza d'estimo, il notaio Mattia Zanetti di Castrezzato dichiara di avere un figlio chiamato Bartolomeo di 10 anni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI BAGOLINO. Gli Zanetti sono diffusi in Valsabbia e specialmente a Bagolino dove la famiglia detta dei Carenècc ebbe casa in via S. Giorgio 117. Furono notai, medici ecc. Furono interessati al forno di Bagolino, che poi nel 1812 Giovanni Zanetti prendeva in affitto. Ebbero come stemma: «d'azzurro alla stella verde». Storicamente ebbe cognome Bondaschi-Zanetti (v. Bondaschi). Niccolò Bondaschi-Zanetti nel 1780 si rese benemerito verso i suoi conterranei, provvedendo a sue spese alla ricostruzione della Casa comunale di Bagolino, distrutta da un incendio improvviso. Stefano Bondaschi-Zanetti di Bagolino (1786-1846), laureato in medicina a Pavia il 14 luglio 1807 a pieni voti, grazie alle fervide idee liberali della rivoluzione francese rinunciò al cognome Bondaschi. Verso la metà del sec. XIX si segnalò il medico Giovanni Zanetti. Stemma: «Bandato di nove pezzi di verde, d'oro, di rosso, di verde, d'oro, di verde, d'oro, di verde, di rosso, col capo dell'Impero». Della medesima famiglia, ma ramo diverso (Badosch Creschec) si ricorda il compianto Prevosto Giacomo Zanetti (1882-1938) (v. Zanetti Giacomo (4)).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI VALTROMPIA. Da un Ferrari (per indicare un fabbro) Zanetto, con la caduta del cognome Ferrari e l'assunzione del nome quale cognome, sarebbero derivati, secondo Fausto Balestrini, gli Zanetti di Gardone o quantomeno della Valtrompia i quali continuarono l'attività antica. Da uno Zanetti già Ferrari soprannominato Beretta sarebbe derivato, secondo Fausto Balestrini, il cognome Beretta nel cui marchio appaiono le tre lancette dette Zanette, proprie dello stemma degli Zanetti. Nel 1622 Antonio Zanetti aveva costruito una fucina da «tirar ferro» presso l'acqua del &amp;quot;Beato&amp;quot; in Lumezzane. Nel 1649 Claudio di Ottaviano Zanetti di Lumezzane Pieve era «maestro di far rote, azzalini ed altre cose necessarie intorno alli archibuggj». Gli Zanetti il 2 febbraio 1670 risultano sindaci della Pieve di Lumezzane. Francesco e Bernardino sono scelti per recarsi a Venezia per ottenere l'autonomia di Lumezzane dopo la morte della contessa Emilia Avogadro, feudataria della zona. A Lumezzane Piatucco gli Zanetti sono proprietari nel 1681 di un molino; il 28 febbraio 1711 Nicola Zanetti e Gian Maria Polotti prendono in affitto per dieci anni una fucina di proprietà dei conti Mazzola-Avogadro a Lumezzane Valle, in località &amp;quot;li Fanghi&amp;quot;, fucina dove si fabbricavano &amp;quot;quadri&amp;quot; (verghe di ferro); il 14 settembre 1718 i fratelli Carlo e Angelo di Bernardino acquistano da Innocenzo Bucelleni e dal figlio Gian Maria un fucinale in Piatucco; un Piero nel 1792 è proprietario di una fucina. Contemporaneamente sono presenti in Lumezzane notai quali Leonardo dal 1681 al 1728 e che il 9 gennaio 1707 risulta «andadore», cioè rappresentante per la pieve; Salvatore dal 1721 al 1779; Rizzardo dal 1736 al 1754; Pietro Giacomo dal 1756 al 1760; Domenico il 20 dicembre 1747 è citato come uno dei sindaci del comune di Lumezzane Pieve. Tra i sacerdoti si distinguono don Bernardino Zanetti (1673-1720, v.), don Clemente (1688-1746, v.), don Francesco (1723-1799, v.), don Pietro (1876-1948, v.), don Giacomo (1882-1938, v.). Nei primi anni del 1800 Clemente aveva in Valtrompia tre fucine con maglio, Bartolomeo sempre nello stesso tempo possedeva otto fucine ed era comproprietario di due altre. Per iniziativa di Giovanni prese particolarmente rilievo poi la fucina aperta a Inzino in antico fabbricato presso la scuola, che si distingueva per la fabbricazione di lame, mazze e chiodi; quei chiodi erano chiamati &amp;quot;caece&amp;quot;, termine che spiega l'antico soprannome di &amp;quot;caicì&amp;quot; dato agli abitanti di Inzino dove i tipici lavori di chioderia trovavano largo sviluppo, favorito, come sembra, anche dal nutrito impiego di tali manufatti nei cantieri navali della Repubblica veneta. La fucina si trasformò in industria specie per iniziativa di Angelo Zanetti (morto il 19 luglio 1934) (v.). Sopravvisse ad altre, fino agli anni '70 del sec. XX. Nel primo decennio del Novecento Giacomo è tra i fondatori del Circolo giovanile socialista di Villa. Nel dopoguerra, fino all'avvento del fascismo, è membro del comitato esecutivo della sezione socialista. In Valtrompia gli Zanetti si distinsero anche a Bovezzo. Un Antonio Zanetti q. Giuseppe a metà del sec. XIX era proprietario di una cartiera con pile ad acqua in località Folletto nella valle del Garza. Di Soprazocco sono originari sul finire del sec. XVI gli stampatori Giovanni Maria e il nipote Bartolomeo (v. Zanetti Domenico, Giovanni Maria e Bartolomeo). Gli Zanetti sono presenti anche sul Garda. Un Alberto di Toscolano nel 1595 è cancelliere capo della Magnifica Patria e nel 1599 nunzio della Riviera a Venezia. Luigi fu Domenico era, a metà del sec. XIX, proprietario di una cartiera in località Crosetta di Toscolano. A Salò nel '700 gli Zanetti erano proprietari della bella casa poi Tracagni alle Cure di Salò in via Fantoni, 78. A Salò si segnalarono Battista e Domenico figlio di Battista, i quali nel 1848 fecero parte della colonna Arcioni nell'impresa nel Trentino. Tra gli altri Zanetti si ricorda don Giovanni Battista, parroco di Toline, morto nel 1817 &amp;quot;in concetto di santità&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1880 uno Zanetti, con Griffi, Gnaga e altri, fu attivo nel C.A.I. nel preparare carte geografiche e disegni di itinerari. Degli Zanetti di Rezzato erano presenti all'Esposizione di Brescia del 1904 come allevatori di cani. Nel 1891 Giuseppe era presidente dell'ospedale-ricovero &amp;quot;Richiedei&amp;quot; di Gussago. Nel XX secolo Domenico, di Castenedolo, morto nel 1929, lasciò buona parte dei suoi beni patrimoniali all'E.C.A., allora Congregazione di carità, per beneficare i poveri del paese; Bernardo, di Serle, fu decorato in guerra di medaglia d'argento al V.M. Pietro per oltre 40 anni spese fatiche per salvare e custodire fino ad anni recenti i resti di S. Pietro in monte di Serle. Barbara (Brescia, 1906-1997) detta &amp;quot;Tita&amp;quot; è nota per aver debuttato in teatro a 76 anni in commedie dialettali. Il cognome Zanetti è molto diffuso nella provincia di Brescia ed ha alla base il nome Zanni, che deriva a sua volta da Giovanni. Nel Bresciano attualmente si contano 820 famiglie Zanetti, diffuse in 112 comuni, in particolare a Lumezzane (109), Brescia (93), Bagolino, Serle e Sarezzo.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_22]][[Categoria: Lettera_Z]][[Categoria: Volume_22 - Pagina_98]][[Categoria: Volume_22 - Lettera_Z]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<title>ZANETTI Giacomo (4)</title>
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				<updated>2024-03-03T21:17:52Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''ZANETTI Giacomo'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Bagolino, 3 settembre 1882 - Gardone Val Trompia, 28 febbraio 1938). Della famiglia Zanetti (Badosch Creschec) figlio del possidente Giorgio (1839-1913) e Melzani Domenica (1841-1901). Sacerdote il 26 maggio 1907, fu fino al 1910 vicario cooperatore a Odolo. Nel 1910 entrò nella Congregazione degli Oblati e si dedicò soprattutto alla predicazione nelle Missioni al popolo. Nel 1913 si impegnò a diffondere l'Unione popolare. Nel maggio 1915 prestò servizio militare come soldato di sanità a Niguarda. Nel luglio si offri di andare al fronte in sostituzione di un compagno. Fu sergente e fu poi cappellano militare e reggente, dal luglio all'ottobre 1915, della parrocchia di Storo nel Trentino. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Smobilitato nel gennaio 1919, nell'ottobre 1921 fu nominato prevosto a Gardone Val Trompia. Zelante e particolarmente attivo, a lui si devono il braccio sinistro del transetto nella prepositurale, la sua decorazione completa da parte degli artisti Eliodoro Coccoli ed Eligio Agriconi, tutti gli artistici banchi e il nuovo pulpito, il secondo piano della canonica di cui era stato sacrificato al transetto il piano terra e un paio di camere, l'abitazione (nel 1932) per un curato, con cappella e classi di catechismo, rimettendovi il gran fienile del legato Consoli a vantaggio del beneficio prepositurale. Promosse solenni funzioni e riuscite manifestazioni religiose. Fu anche appassionato e provetto cacciatore di alta montagna e con roccolo al Maniva. Nel 1938 beneficò con testamento la Congregazione di Carità dell'Ospedale Ricovero di Gardone Val Trompia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di lui esiste: &amp;quot;Zanetti D. Giacomo - a suoi parrocchiani nel giorno del suo ingresso in Gardone Valtrompia - 30 ottobre 1921. Discorso&amp;quot; (Brescia tip. dei Figli di Maria 1921, pp. 11 in 8° con ritratto).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_22]][[Categoria: Lettera_Z]][[Categoria: Volume_22 - Pagina_105]][[Categoria: Volume_22 - Lettera_Z]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=Bondaschi&amp;diff=105425</id>
		<title>Bondaschi</title>
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				<updated>2024-03-03T21:08:08Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
'''== BONDASCHI (ZANETTI) DI BAGOLINO =='''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Famiglia di Bagolino, appartenente alla ristretta rosa (una cinquantina) delle antiche famiglie «originarie» componenti la Vicinia di Bagolino di cui gli attuali discendenti portano il solo cognome Zanetti. &lt;br /&gt;
I monaci di S. Pietro in Oliveto di Brescia, impossibilitati a continuare l'opera di bonifica del Pian d’Oneda (attuale Ponte Caffaro), l'11 settembre 1451 contrattarono la completa cessione al comune di Bagolino, che nel settembre dello stesso anno barattò, a mezzo del proprio procuratore speciale Domenico Bondaschi, con il suddetto monastero, una propria casa sita nella cittadella di Brescia, ricevendone in cambio appezzamento di terreno prativo e boschivo, fatta eccezione della chiesa di S. Giacomo e di sei braccia di terra ad essa adiacente. Tale scambio veniva riconosciuto da una &amp;quot;ducale&amp;quot; del 3 agosto 1478. Secondo particolari accordi con i benedettini, il comune di Bagolino doveva provvedere al funzionamento della chiesa e allo stipendio del curato, che spesso la domenica si recava a S.Giacomo a celebrare la messa. Negli atti delle visite pastorali del '600 e in quelli ancora del 1708, la chiesa è sempre considerata come &amp;quot;soggetta al priorato di S. Pietro in Brescia&amp;quot; (v. San Giacomo in Caselle).&lt;br /&gt;
Si ricordano inoltre Niccolò Bondaschi-Zanetti che nel 1780 si rese benemerito verso i suoi conterranei, provvedendo a sue spese alla ricostruzione della Casa comunale di Bagolino, distrutta dal famoso incendio del 30 e 31 ottobre 1779; Stefano Bondaschi-Zanetti di Bagolino (1786-1846), laureato in medicina a Pavia il 14 luglio 1807 a pieni voti, grazie alle fervide idee liberali della rivoluzione francese, rinunciò al cognome Bondaschi. Stemma: «Bandato di nove pezzi di verde, d'oro, di rosso, di verde, d'oro, di verde, d'oro, di verde, di rosso, col capo dell'Impero» (v. Zanetti di Valsabbia) (v. Vicende Storiche della Valsabbia di Ugo Vaglia). Della medesima famiglia, ma ramo diverso (Badosch Creschec) si ricorda il compianto Prevosto Giacomo Zanetti (1882-1938) (v. Zanetti Giacomo (4)).&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<title>SESANE</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''SESANE (in dial. Sesane)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Località e caseggiato a S di Lumezzane S. A., sul fianco destro di val Faidana, a m. 536 s.l.m. È sotto il Dosso Tagliate. Il nome forse viene dal basso lat. &amp;quot;caesa&amp;quot; = bosco tagliato, o da shés = siepe. Soprannome di un ramo della famiglia Rivadossi di Lumezzane, antica proprietaria della suddetta località (v. Rivadossi di Lumezzane).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_17]][[Categoria: Lettera_S]][[Categoria: Volume_17 - Pagina_200]][[Categoria: Volume_17 - Lettera_S]]&lt;/div&gt;</summary>
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		<title>ZANETTI o de Zanettis</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''ZANETTI o de Zanettis'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il Nassino afferma che gli Zanetti «veneno» a Brescia «da Iseo» e che il nome «vecchio era delli Ambrosi». Gli Zanetti abitanti nella Quadra quarta di S. Faustino di Brescia e a Mompiano sono citati rispettivamente tra le famiglie nobili e come Nobili Bressani, dotati di «entrada conveniente». Secondo pergamene dell'archivio Boroni il primo Zanetti che si incontra è un Mompiani alias Pezzani detto Pecino de Pezzanis (m. 1408) figlio di uno Zanetto de Bonaventuris di Mompiano. Figli del Mompiani sono Mompiano (morto già nel 1408), Comino detto Zanetti che dal 1430 al 1459 risulta abitante a Castrezzato e Cristoforo Comino detto Zanetti che ha cinque figli: Agnesina (che sposa un Venturino de Testis di Castrezzato), Giovanni, Giacomo, Pecino (già morto nel 1498) e Apollonio (1456). Giacomo ha cinque figli (Andrea, Francesco, Matteo, Giovanni Pietro e Marco). Da Pecino q. Comino detto Zanetti discendono Giorgio e Cristoforo (doc. nel 1517), dal quale nascono Gerolamo (doc. 1517-1529), Giovanni Pietro (doc. 1517, 1518), Lorenzo (doc. 1517). Compaiono poi nel libro d'oro della Città di Brescia. Sono figli di Gerolamo q. Pecino Gerolamo (docum. 1517-1529), Giovanni Pietro (doc. 1517, 1518), Lorenzo (doc. 1517). Da Giorgio q. Pecino q. Comino detto Zanetti discende Pietro Giacomo, pittore (v.). Questi ha Giorgio, Giovanni Battista e Giovanni Francesco. Un altro ramo discende da Cristoforo (già morto nel 1440) q. Mompiani detto Pecino de Pezani con Bartolomeo (che testa il 28 ottobre 1482) e con Mompiano (doc. nel 1457). Da Bartolomeo q. Cristoforo discendono: Cristoforo, Mattia Fabiano, Mompiano, Bernardino. Un Giacomo è tra i firmatari nel 1426 dell'atto di unione di Brescia con Venezia. Un Giannantonio nel 1475 era capitano di Udine. Gerolamo è nel 1515 vicario e luogotenente nel capitanato di Valcamonica a surroga di F.G. Duchi, chiamato all'assedio di Brescia. Gli Zanetti si imparentarono con distinte famiglie della nobiltà bresciana. Coni Poncarale e gli Stella furono tra i più fedeli aggregati della Compagnia del Divino Amore nella gestione dell'Ospedale degli Incurabili e tra i primi nel promuovere la Compagnia a Brescia. Un Pietro Zanetti è segnalato come autore di una viola da gamba datata 1540. Con Giulia Zanetti (1585-1650), sposa a Francesco Lodroni, gli Zanetti si imparentarono con quella celebre famiglia. Una tomba in S. Maria del Carmine ricorda il nob. Ercole figlio di Andrea q. Girolamo Zanetti e di Giulia. Martinengo; ebbe in moglie la nob. Angela Nassini, dalla quale nacquero i figli Giov. Andrea, Ippolita e Giov. Maria. Il primo sposò la nob. Lelia Cucchi ed ebbe discendenza, Ippolita andò sposa al conte Antonio Lana, e Giov. Maria non ebbe prole. Giovanni Andrea Zanetti, figlio del dott. Gian Antonio e fratello del dott. Girolamo partecipò alla congiura di Luigi Avogadro (1512). Il nobile bresciano Giovanni Antonio Zanetti nel 1568 era podestà di Asola. Nel sec. XVI sono proprietari alla Vidosa di Pontevico. Agli Zanetti appartenne a Mompiano il palazzo di via Villasca, poi dei Klobus. Avevano anche casa e cappella in via S. Antonio. Nel 1634 Giovanni Battista Zanetti e i suoi nipoti Giambattista e Orazio Trivelli della Torre avevano la tomba in S. Faustino maggiore. Nel 1785 Giacomo Antonio era notaio. Nel 1796 risultava presente nel Consiglio Generale il nobile Fausto q. Ettore. Giovanni Battista fu tra coloro che il 18 marzo 1797 giurarono di vivere liberi o morire dando vita alla rivoluzione giacobina. Pietro il 24 marzo 1797 veniva nominato segretario del Comitato militare del Governo provvisorio. Pietro ed Ettore Zanetti furono confermati nell'&amp;quot;antica nobiltà&amp;quot; dall'imperatore d'Austria (1815-1828). Stemma: «scudo d'argento con tre Zanette o sargentine di nero poste in palo». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI ADRO. Una famiglia Zanetti ha preso rilievo ad Adro, particolarmente con Francesco (1809-1888) (v. Zanetti, o Zannetti,Francesco ), ragioniere e commerciante, e il figlio Giovanni Enrico (1851 - 15 maggio 1914), ingegnere. Cugini del conte Ignazio Lana, si dedicano anche all'agricoltura e all'allevamento di bachi da seta. Figlia di Giovanni Enrico e di Ida Comini (1862-1944), Chiara Zanetti sposa il dott. Luigi Peroni, la cui figlia (1915-1994), Ida Peroni, porta in casa Peroni la bella casa Zanetti di Adro detta Colombera. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI &amp;quot;CASTREZAGUM&amp;quot;. Ramo degli Zanetti, citato nell'Estimo generale della città di Brescia del 1588, cioè Annibale fu Gian Pietro Zanetti e Gian Battista fu Gian Antonio. Gli Zanetti avevano in Castrezzato casa signorile e molti poderi nel territorio: nei secoli XV e XVI si elevarono in fortuna, tanto da essere ammessi nel numero dei nobili cittadini di Brescia, ma i figli di Cristoforo Zanetti &amp;quot;cittadini de Bressa&amp;quot; erano bensì proprietari ma piccoli e poveri. Comino, il maggiore, faceva il sarto a Castrezzato, Battista imparava lo stesso mestiere a Brescia, Francesco era famiglio a Venezia. Più importante è un Bartolomeo di Castrezzato che compare nelle polizze di estimo presentate nel 1534 da Lucrezia, moglie del q. Bartolomeo de Castrezago. Nel 1488, in una polizza d'estimo, il notaio Mattia Zanetti di Castrezzato dichiara di avere un figlio chiamato Bartolomeo di 10 anni. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI BAGOLINO. Gli Zanetti sono diffusi in Valsabbia e specialmente a Bagolino dove la famiglia detta dei Carenècc ebbe casa in via S. Giorgio 117. Furono notai, medici ecc. Furono interessati al forno di Bagolino, che poi nel 1812 Giovanni Zanetti prendeva in affitto. Ebbero come stemma: «d'azzurro alla stella verde». Un ramo ebbe cognome Bondaschi-Zanetti (v. Bondaschi). Niccolò Bondaschi-Zanetti nel 1780 si rese benemerito verso i suoi conterranei, provvedendo a sue spese alla ricostruzione della Casa comunale di Bagolino, distrutta da un incendio improvviso. Stefano Bondaschi-Zanetti di Bagolino (1786-1846), laureato in medicina a Pavia il 14 luglio 1807 a pieni voti, grazie alle fervide idee liberali della rivoluzione francese rinunciò al cognome Bondaschi. Verso la metà del sec. XIX si segnalò il medico Giovanni Zanetti. Stemma: «Bandato di nove pezzi di verde, d'oro, di rosso, di verde, d'oro, di verde, d'oro, di verde, di rosso, col capo dell'Impero». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
ZANETTI DI VALTROMPIA. Da un Ferrari (per indicare un fabbro) Zanetto, con la caduta del cognome Ferrari e l'assunzione del nome quale cognome, sarebbero derivati, secondo Fausto Balestrini, gli Zanetti di Gardone o quantomeno della Valtrompia i quali continuarono l'attività antica. Da uno Zanetti già Ferrari soprannominato Beretta sarebbe derivato, secondo Fausto Balestrini, il cognome Beretta nel cui marchio appaiono le tre lancette dette Zanette, proprie dello stemma degli Zanetti. Nel 1622 Antonio Zanetti aveva costruito una fucina da «tirar ferro» presso l'acqua del &amp;quot;Beato&amp;quot; in Lumezzane. Nel 1649 Claudio di Ottaviano Zanetti di Lumezzane Pieve era «maestro di far rote, azzalini ed altre cose necessarie intorno alli archibuggj». Gli Zanetti il 2 febbraio 1670 risultano sindaci della Pieve di Lumezzane. Francesco e Bernardino sono scelti per recarsi a Venezia per ottenere l'autonomia di Lumezzane dopo la morte della contessa Emilia Avogadro, feudataria della zona. A Lumezzane Piatucco gli Zanetti sono proprietari nel 1681 di un molino; il 28 febbraio 1711 Nicola Zanetti e Gian Maria Polotti prendono in affitto per dieci anni una fucina di proprietà dei conti Mazzola-Avogadro a Lumezzane Valle, in località &amp;quot;li Fanghi&amp;quot;, fucina dove si fabbricavano &amp;quot;quadri&amp;quot; (verghe di ferro); il 14 settembre 1718 i fratelli Carlo e Angelo di Bernardino acquistano da Innocenzo Bucelleni e dal figlio Gian Maria un fucinale in Piatucco; un Piero nel 1792 è proprietario di una fucina. Contemporaneamente sono presenti in Lumezzane notai quali Leonardo dal 1681 al 1728 e che il 9 gennaio 1707 risulta «andadore», cioè rappresentante per la pieve; Salvatore dal 1721 al 1779; Rizzardo dal 1736 al 1754; Pietro Giacomo dal 1756 al 1760; Domenico il 20 dicembre 1747 è citato come uno dei sindaci del comune di Lumezzane Pieve. Tra i sacerdoti si distinguono don Bernardino Zanetti (1673-1720, v.), don Clemente (1688-1746, v.), don Francesco (1723-1799, v.), don Pietro (1876-1948, v.), don Giacomo (1882-1938, v.). Nei primi anni del 1800 Clemente aveva in Valtrompia tre fucine con maglio, Bartolomeo sempre nello stesso tempo possedeva otto fucine ed era comproprietario di due altre. Per iniziativa di Giovanni prese particolarmente rilievo poi la fucina aperta a Inzino in antico fabbricato presso la scuola, che si distingueva per la fabbricazione di lame, mazze e chiodi; quei chiodi erano chiamati &amp;quot;caece&amp;quot;, termine che spiega l'antico soprannome di &amp;quot;caicì&amp;quot; dato agli abitanti di Inzino dove i tipici lavori di chioderia trovavano largo sviluppo, favorito, come sembra, anche dal nutrito impiego di tali manufatti nei cantieri navali della Repubblica veneta. La fucina si trasformò in industria specie per iniziativa di Angelo Zanetti (morto il 19 luglio 1934) (v.). Sopravvisse ad altre, fino agli anni '70 del sec. XX. Nel primo decennio del Novecento Giacomo è tra i fondatori del Circolo giovanile socialista di Villa. Nel dopoguerra, fino all'avvento del fascismo, è membro del comitato esecutivo della sezione socialista. In Valtrompia gli Zanetti si distinsero anche a Bovezzo. Un Antonio Zanetti q. Giuseppe a metà del sec. XIX era proprietario di una cartiera con pile ad acqua in località Folletto nella valle del Garza. Di Soprazocco sono originari sul finire del sec. XVI gli stampatori Giovanni Maria e il nipote Bartolomeo (v. Zanetti Domenico, Giovanni Maria e Bartolomeo). Gli Zanetti sono presenti anche sul Garda. Un Alberto di Toscolano nel 1595 è cancelliere capo della Magnifica Patria e nel 1599 nunzio della Riviera a Venezia. Luigi fu Domenico era, a metà del sec. XIX, proprietario di una cartiera in località Crosetta di Toscolano. A Salò nel '700 gli Zanetti erano proprietari della bella casa poi Tracagni alle Cure di Salò in via Fantoni, 78. A Salò si segnalarono Battista e Domenico figlio di Battista, i quali nel 1848 fecero parte della colonna Arcioni nell'impresa nel Trentino. Tra gli altri Zanetti si ricorda don Giovanni Battista, parroco di Toline, morto nel 1817 &amp;quot;in concetto di santità&amp;quot;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1880 uno Zanetti, con Griffi, Gnaga e altri, fu attivo nel C.A.I. nel preparare carte geografiche e disegni di itinerari. Degli Zanetti di Rezzato erano presenti all'Esposizione di Brescia del 1904 come allevatori di cani. Nel 1891 Giuseppe era presidente dell'ospedale-ricovero &amp;quot;Richiedei&amp;quot; di Gussago. Nel XX secolo Domenico, di Castenedolo, morto nel 1929, lasciò buona parte dei suoi beni patrimoniali all'E.C.A., allora Congregazione di carità, per beneficare i poveri del paese; Bernardo, di Serle, fu decorato in guerra di medaglia d'argento al V.M. Pietro per oltre 40 anni spese fatiche per salvare e custodire fino ad anni recenti i resti di S. Pietro in monte di Serle. Barbara (Brescia, 1906-1997) detta &amp;quot;Tita&amp;quot; è nota per aver debuttato in teatro a 76 anni in commedie dialettali. Il cognome Zanetti è molto diffuso nella provincia di Brescia ed ha alla base il nome Zanni, che deriva a sua volta da Giovanni. Nel Bresciano attualmente si contano 820 famiglie Zanetti, diffuse in 112 comuni, in particolare a Lumezzane (109), Brescia (93), Bagolino, Serle e Sarezzo.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_22]][[Categoria: Lettera_Z]][[Categoria: Volume_22 - Pagina_98]][[Categoria: Volume_22 - Lettera_Z]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
'''== BONDASCHI (ZANETTI) DI BAGOLINO =='''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Famiglia di Bagolino, appartenente alla ristretta rosa (una cinquantina) delle antiche famiglie «originarie» componenti la Vicinia di Bagolino di cui gli attuali discendenti portano il solo cognome Zanetti. &lt;br /&gt;
I monaci di S. Pietro in Oliveto di Brescia, impossibilitati a continuare l'opera di bonifica del Pian d’Oneda (attuale Ponte Caffaro), l'11 settembre 1451 contrattarono la completa cessione al comune di Bagolino, che nel settembre dello stesso anno barattò, a mezzo del proprio procuratore speciale Domenico Bondaschi, con il suddetto monastero, una propria casa sita nella cittadella di Brescia, ricevendone in cambio appezzamento di terreno prativo e boschivo, fatta eccezione della chiesa di S. Giacomo e di sei braccia di terra ad essa adiacente. Tale scambio veniva riconosciuto da una &amp;quot;ducale&amp;quot; del 3 agosto 1478. Secondo particolari accordi con i benedettini, il comune di Bagolino doveva provvedere al funzionamento della chiesa e allo stipendio del curato, che spesso la domenica si recava a S.Giacomo a celebrare la messa. Negli atti delle visite pastorali del '600 e in quelli ancora del 1708, la chiesa è sempre considerata come &amp;quot;soggetta al priorato di S. Pietro in Brescia&amp;quot; (v. San Giacomo in Caselle).&lt;br /&gt;
Si ricordano inoltre Niccolò Bondaschi-Zanetti che nel 1780 si rese benemerito verso i suoi conterranei, provvedendo a sue spese alla ricostruzione della Casa comunale di Bagolino, distrutta dal famoso incendio del 30 e 31 ottobre 1779; Stefano Bondaschi-Zanetti di Bagolino (1786-1846), laureato in medicina a Pavia il 14 luglio 1807 a pieni voti, grazie alle fervide idee liberali della rivoluzione francese, rinunciò al cognome Bondaschi. Stemma: «Bandato di nove pezzi di verde, d'oro, di rosso, di verde, d'oro, di verde, d'oro, di verde, di rosso, col capo dell'Impero» (v. Zanetti di Valsabbia) (v. Vicende Storiche della Valsabbia di Ugo Vaglia).&lt;/div&gt;</summary>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''SESANE (in dial. Sesane)'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Località e caseggiato a S di Lumezzane S. A., sul fianco destro di val Faidana, a m. 536 s.l.m. È sotto il Dosso Tagliate. Il nome forse viene dal basso lat. &amp;quot;caesa&amp;quot; = bosco tagliato, o da shés = siepe. Soprannome di un ramo della Famiglia Rivadossi di Lumezzane, antica proprietaria della suddetta località (v. Rivadossi di Lumezzane).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_17]][[Categoria: Lettera_S]][[Categoria: Volume_17 - Pagina_200]][[Categoria: Volume_17 - Lettera_S]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=RIVADOSSI&amp;diff=105412</id>
		<title>RIVADOSSI</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''RIVADOSSI'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antica famiglia originaria di Borno, dove gli ultimi discendenti sono dediti prevalentemente ad attività nel settore dell'edilizia. Della famiglia ebbe rilievo Giovanni (detto Canöa) appaltatore di strade, negoziante di legname, proprietario di segherie a Berzo, Borno e Malegno. Della famiglia di Esine emersero soprattutto il maestro Antonio (detto Cana), antiquari e restauratori di mobili antichi come Giovanni e il figlio Antonio, capaci operai, falegnami, ottimi artigiani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
RIVADOSSI di Lumezzane: della famiglia di Lumezzane si ha traccia dall’inizio del 700. In un elenco di capi famiglia datato 1764, abitanti da almeno 50 anni nel Comune di Lumezzane S. Apollonio, pubblicato da Lino Lucchini, si leggono Pietro, Giovanni e Antonio Rivadossi. Da questi discendono le varie famiglie riconosciute in luogo dai soprannomi &amp;quot;Sesane&amp;quot;, &amp;quot;Gianoto&amp;quot;, “Fausti” e “Borei” tutte native nella frazione Premiano di Lumezzane S. Apollonio (v. Premiano, v. Lumezzane). Già alla fine dell'Ottocento monopolizzavano con i Bonomi, i Ghidini e i Pasotti le fonderie di Lumezzane (v. Rame, Ramai). Un ramo dei Rivadossi, quello dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;, si affermò, già dal 1860, nella lavorazione di ottone e bronzo, fondendo cascami e rottami. Si distinse particolarmente Faustino Rivadossi (1834-1912) che diede l'inizio ai &amp;quot;Faohte&amp;quot; e che aveva una fabbrica di ottonami in S. Apollonio. Il figlio Antonio (1860-1924) fu sindaco di Lumezzane S. Apollonio dal 1914 al 1919. Egli, con il curato don Angelo Rovetta, nel 1901, fondò la banda musicale S. Cecilia di S. Apollonio. Il figlio di Antonio, anch'egli Faustino (1897-1954), cessò l'attività dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;. Del ramo dei “Sesane” si ricorda Padre Bonaventura Rivadossi (1876-1937) (v. Rivadossi Bonaventura P.), carmelitano scalzo e missionario in Anatolia, ebbe dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia la massima onorificenza ellenica, Giacinto Rivadossi (1895-1969),  che nel 1922 emigrò da Lumezzane ad Agnosine e vi trapiantò la lavorazione di maniglierie, avviando una grande industria, la G.R.A.  (v. Rivadossi Giacinto, v. Rivadossi Giacinto s.p.a.) e Francesco Rivadossi (m. l’1 ottobre 1983) (v. Inoxriv) imprenditore. Nel secondo dopoguerra, le varie famiglie Rivadossi di Lumezzane, hanno aperto attività importanti, ancora oggi attive, per la produzione di stampi, casalinghi, trapani radiali, filo per elettrofusione, ecc.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_15]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_15 - Pagina_77]][[Categoria: Volume_15 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Sesane</name></author>	</entry>

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		<title>RIVADOSSI</title>
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				<updated>2024-01-30T21:32:05Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Sesane: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''RIVADOSSI'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Antica famiglia originaria di Borno, dove gli ultimi discendenti sono dediti prevalentemente ad attività nel settore dell'edilizia. Della famiglia ebbe rilievo Giovanni (detto Canöa) appaltatore di strade, negoziante di legname, proprietario di segherie a Berzo, Borno e Malegno. Della famiglia di Esine emersero soprattutto il maestro Antonio (detto Cana), antiquari e restauratori di mobili antichi come Giovanni e il figlio Antonio, capaci operai, falegnami, ottimi artigiani. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
RIVADOSSI di Lumezzane: della famiglia Rivadossi di Lumezzane si ha traccia dall’inizio del 700. In un elenco di capi famiglia datato 1764, abitanti da almeno 50 anni nel Comune di Lumezzane S. Apollonio, pubblicato da Lino Lucchini, si leggono Pietro, Giovanni e Antonio Rivadossi. Da questi discendono le varie famiglie riconosciute in luogo dai soprannomi &amp;quot;Sesane&amp;quot;, &amp;quot;Gianoto&amp;quot;, “Fausti” e “Borei” tutte native nella frazione di Premiano di Lumezzane S. Apollonio (v. Premiano, v. Lumezzane). Già alla fine dell'Ottocento monopolizzavano con i Bonomi, i Ghidini e i Pasotti le fonderie di Lumezzane (v. Rame, Ramai). Un ramo dei Rivadossi, quello dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;, si affermò, già dal 1860, nella lavorazione di ottone e bronzo, fondendo cascami e rottami. Si distinse particolarmente Faustino Rivadossi (1834-1912) che diede l'inizio ai &amp;quot;Faohte&amp;quot; e che aveva una fabbrica di ottonami in S. Apollonio. Il figlio Antonio (1860-1924) fu sindaco di Lumezzane S. Apollonio dal 1914 al 1919. Egli, con il curato don Angelo Rovetta, nel 1901, fondò la banda musicale S. Cecilia di S. Apollonio. Il figlio di Antonio, anch'egli Faustino (1897-1954), cessò l'attività dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;. Del ramo dei “Sesane” si ricorda Padre Bonaventura Rivadossi (1876-1937) (v. Rivadossi Bonaventura P.), carmelitano scalzo e missionario in Anatolia, ebbe dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia la massima onorificenza ellenica, Giacinto Rivadossi (1895-1969),  che nel 1922 emigrò da Lumezzane ad Agnosine e vi trapiantò la lavorazione di maniglierie, avviando una grande industria, la G.R.A.  (v. Rivadossi Giacinto, v. Rivadossi Giacinto s.p.a.) e Francesco Rivadossi (m. l’1 ottobre 1983) (v. Inoxriv) imprenditore. Nel secondo dopoguerra, le varie famiglie Rivadossi di Lumezzane, hanno aperto attività importanti, ancora oggi attive, per la produzione di stampi, casalinghi, trapani radiali, filo per elettrofusione, ecc.&lt;br /&gt;
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	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_15]][[Categoria: Lettera_R]][[Categoria: Volume_15 - Pagina_77]][[Categoria: Volume_15 - Lettera_R]]&lt;/div&gt;</summary>
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				<updated>2024-01-30T21:18:27Z</updated>
		
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Antica famiglia originaria di Borno, dove gli ultimi discendenti sono dediti prevalentemente ad attività nel settore dell'edilizia. Della famiglia ebbe rilievo Giovanni (detto Canöa) appaltatore di strade, negoziante di legname, proprietario di segherie a Berzo, Borno e Malegno. Della famiglia di Esine emersero soprattutto il maestro Antonio (detto Cana), antiquari e restauratori di mobili antichi come Giovanni e il figlio Antonio, capaci operai, falegnami, ottimi artigiani. RIVADOSSI di Lumezzane: della famiglia Rivadossi di Lumezzane si ha traccia dall’inizio del 700. In un elenco di capi famiglia datato 1764, abitanti da almeno 50 anni nel Comune di Lumezzane S. Apollonio, pubblicato da Lino Lucchini, si leggono Pietro, Giovanni e Antonio Rivadossi. Da questi discendono le varie famiglie riconosciute in luogo dai soprannomi &amp;quot;Sesane&amp;quot;, &amp;quot;Gianoto&amp;quot;, “Fausti” e “Borei” tutte native nella frazione di Premiano di Lumezzane S. Apollonio (v. Premiano, v. Lumezzane). Già alla fine dell'Ottocento monopolizzavano con i Bonomi, i Ghidini e i Pasotti le fonderie di Lumezzane (v. Rame, Ramai). Un ramo dei Rivadossi, quello dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;, si affermò, già dal 1860, nella lavorazione di ottone e bronzo, fondendo cascami e rottami. Si distinse particolarmente Faustino Rivadossi (1834-1912) che diede l'inizio ai &amp;quot;Faohte&amp;quot; e che aveva una fabbrica di ottonami in S. Apollonio. Il figlio Antonio (1860-1924) fu sindaco di Lumezzane S. Apollonio dal 1914 al 1919. Egli, con il curato don Angelo Rovetta, nel 1901, fondò la banda musicale S. Cecilia di S. Apollonio. Il figlio di Antonio, anch'egli Faustino (1897-1954), cessò l'attività dei &amp;quot;Faohte&amp;quot;. Del ramo dei “Sesane” si ricorda Padre Bonaventura Rivadossi (1876-1937) (v. Rivadossi Bonaventura P.), carmelitano scalzo e missionario in Anatolia, ebbe dal Governo del Re l'onorificenza della Croce di Cavaliere della Corona d'Italia e dal Governo della Grecia la massima onorificenza ellenica, Giacinto Rivadossi (1895-1969),  che nel 1922 emigrò da Lumezzane ad Agnosine e vi trapiantò la lavorazione di maniglierie, avviando una grande industria, la G.R.A.  (v. Rivadossi Giacinto, v. Rivadossi Giacinto s.p.a.) e Francesco Rivadossi (m. l’1 ottobre 1983) (v. Inoxriv) imprenditore. Nel secondo dopoguerra, le varie famiglie Rivadossi di Lumezzane, hanno aperto attività importanti, ancora oggi attive, per la produzione di stampi, casalinghi, trapani radiali, filo per elettrofusione, ecc.&lt;br /&gt;
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