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		<title>Enciclopedia Bresciana - Contributi utente [it]</title>
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		<updated>2026-04-18T19:04:05Z</updated>
		<subtitle>Contributi utente</subtitle>
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		<title>Corti Serafino</title>
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				<updated>2016-06-25T07:34:31Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;PRIMO TRIVELLA: Creata pagina con &amp;quot;Mons. Corti Serafino                                   (Carcina Vt. 10.8.1934 – Brescia 7/3/2014)  di Paolo e  Roselli Maddalena con altri nove fratelli.  Ordinato a Brescia...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Mons. Corti Serafino                                 &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Carcina Vt. 10.8.1934 – Brescia 7/3/2014)  di Paolo e  Roselli Maddalena con altri nove fratelli. &lt;br /&gt;
Ordinato a Brescia il 3 marzo 1957&lt;br /&gt;
Il suo impegno e la sua visione della pastorale del mondo del lavoro hanno fatto scuola anche oltre la Diocesi di Brescia. Sempre presente e attento a tutte le vicende sulle quali interveniva in modo discreto ma de¬ciso applicando il criterio del discernimen¬to cristiano. Fedele alla Chiesa ma anche alla propria coscienza.&lt;br /&gt;
Aperto al dialogo ha sempre offerto a tutti opportunità “di incontri sempre illuminanti per la saggezza e lucidità delle riflessioni mai velate da assunti pregiudiziali o dog¬matici”.&lt;br /&gt;
  Ha dedicato la sua intera vita sacerdote alla Chiesa bresciana che ha servito con diversi incarichi: vicerettore del Seminario S. Cristo (1957-1958); curato festivo a S. Crocifissa Di Rosa, città (1959-1960); vice assistente provinciale delle Acli (1960-1967); cappellano Clinica S. Camillo, città (1966-1972); vice Rettore Seminario (1971-1974); insegnante in Seminario. (1959-1980); direttore dell'Ufficio di pastorale sociale (1974-1980); vice sup. Compagnia di S. Angela (1977-1980); parroco Mompiano, città (1980-1993); direttore Ufficio Pastorale sociale (1992-2005); parroco Cattedrale (1997-2006); canonico della Cattedrale dal 1997; dal 2006 era delegato vescovile per incarichi particolari. Mons. Corti, tra gli anni '80 e gli anni '90 del secolo scorso era stato chiamato ad occuparsi dei mezzi di comunicazione della diocesi, come amministratore di Radio Voce.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PRIMO TRIVELLA</name></author>	</entry>

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		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=CARCINA&amp;diff=15235</id>
		<title>CARCINA</title>
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				<updated>2016-06-24T07:25:39Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;PRIMO TRIVELLA: Carcina&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;                                                                              CARCINA&lt;br /&gt;
CARCINA (in dial. Carshina, in lat. Carcinae) &lt;br /&gt;
Paese alla sinistra del fiume Mella ai piedi del monte Palosso nella Bassa Valtrompia. Si trova a. m. 240 s.m. a 10 Km. da Brescia. Il nome ricorre nel Liber Potheris Brixiae nel 1226 come &amp;quot; Carshina &amp;quot;. Carcina deriverebbe perciò il suo nome da Carectina o caricectina ed indica una palude di giunchi, pianta palustre che i bresciani chiamano &amp;quot;caresa&amp;quot;, donde il nome di caresina contratto in carsina. Dove oggi sorge il paese vi era infatti una depressione provocata dal fiume Mella, aumentata dal displuvio della valle e formante una lama o palude di giunchi. Probabilmente di proprietà del demanio pubblico e poi del vescovo, il territorio passò in gran parte al monastero benedettino di S. Eufemia che vi operò una profonda bonifica. Nel maggio 1038 il nome di Carcina ricorre in una permuta di beni fra l'ab. Giselberto del monastero di S. Eufemia e il vescovo di Brescia Olderico. Il monastero sostenne poi contese col comune di Brescia per proprietà esistenti nel territorio di Carcina. Questo passò poi in feudo degli Avogadro.   &lt;br /&gt;
Nel 1493 Carcina è citata insieme con le altre frazioni di Villa, Cailina, Cogozzo e Pregno, nuclei abitativi alle porte della Valle Trompia, quindi risulta nel1’estimo della valle del 1557 e nello Statuto della Valtrompia del 1576.&lt;br /&gt;
Nel “Catastico Bresciano” deI 1609, il compi1atore Giovanni da Lezze così definì Carcina:“Commun ultimo et primo alla città”, sottolineandone in questo modo non solo la particolare  posizione strategica, ma anche l’importanza della località che all’epoca contava “400 abitanti riuniti in 90 fuochi”&lt;br /&gt;
Il 14 agosto 1850 ci fu una devastante  alluvione che procurò gravi disastri ambientali commovendo tutti gli italiani, che si mobilitarono in una generosa gara di solidarietà.&lt;br /&gt;
Fino alla metà del sec. XIX rimase un piccolo villaggio popolato da pastori o contadini. Vi esistette dal cinquecento in poi anche una piccola cartiera o follo situato in territorio di Pregno e Carcina in contrada de Bocha Rotha di proprietà Rivetta poi Spinazzari, De Sediis, Zucchi , rev. Zappetti Domenico, scomparsa poi nella seconda metà del sec. XIX.&lt;br /&gt;
Il paese rinacque a nuova vita dal settembre 1859 quando Francesco Glisenti vi aprì il grande stabilimento metallurgico che assunse sempre più vasta importanza.  &lt;br /&gt;
All’inizio del Novecento Carcina, come gran parte degli altri paesi della Bassa Valle, visse il processo di industrializzazione che portò, nei volgere di poco tempo, da un tipo di economia basata essenzialmente sull’agricoltura, l’allevamento del bestiame, il taglio di boschi e poche attività manifatturiere, ad un nuovo assetto socio-economico che rivoluzionò anche il volto urbanistico del territorio con un incremento demografico significativo (nel 1921 la popolazione di Carcina arriverà a quota 1296 unità).&lt;br /&gt;
La legge fascista del 1926 introdusse una magistratura unica, il podestà, che sostituì gli organi elettivi precedentemente in carica , nel 1927, i Comuni di Carcina e di Villa Cogozzo, vennero soppressi per costituire il nuovo  Comune di Villa Carcina, denominazione che mantiene tutt’ora. &lt;br /&gt;
Vi sorgeva un ospizio per pellegrini eretto dai Monaci di S. Eufemia in luogo e come trasformazione di un'antica stazione della strada romana detta della Pendesa, che metteva a Zanano e a Lumezzane. Dell'ospizio era titolare S. Giacomo, protettore dei pellegrini, che rimarrà patrono della parrocchia. Nel 1522 la parrocchia di Carcina ottenne la sua autonomia dalla parrocchia di Villa come da copia dell’atto conservato  nell’archivio parrocchiale  e che fa riferimento al rogito N° 164 del notaio Antonio Badili.  La primitiva chiesa sebbene consacrata era povera come gli abitanti. Nel 1580 Mons. Antonini , covisitatore di S. Carlo Borromeo, scrive che la casa del Signore risulta essere antica e senza volto, povero l’ovile, poverissimo il gregge. &lt;br /&gt;
Il 15 marzo 1739 il Gran Consiglio della Comunità di Carcina prese la decisione di fabbricare un nuovo tempio  e che  nel  1782 i parrocchiani  fanno apporre  sulla facciata l’iscrizione “Fede di Popolo eresse nell’anno MDCCLXXXII. A fianco della chiesa nel 1763 la ditta Lepreni e Gamba di Rezzato eresse  il nuovo campanile avente l’altezza di metri 34.5 e che ospita il concerto attuale in MI di 6 campane.                                                                                                                                                                                                     Il parroco  don Carlo Barcella sul registri dei battesimi scrive che il 9 aprile 1797 , domenica delle Palme, il paese venne devastato e saccheggiato e nello scontro fra i Valtrumplini e le truppe del Governo Provvisorio e si ritrovavano morti 27 tra i quali dodici parrocchiani.&lt;br /&gt;
 Sul sagrato della chiesa  una lapide  ricorda la visita del Re Ferdinando  I° ed un'altra ricorda  S. Ecc. Mons. Giovan Battista Bosio arcivescovo di Chieti e Vasto, sentinella coraggiosa della fede per tutta la Valletrompia.&lt;br /&gt;
La chiesa conserva buone tele. Sull'altare maggiore campeggia una pala (olio su tela 378 x 217) raffigurante la Madonna col Bambino e i S. S. Apostoli Giacomo e Giovanni, firmata &amp;quot;Stephanus Vivianus fecit 1621&amp;quot;. Sul primo altare di destra la Madonna del Rosario col Bambino, con i S. S. Domenico di Guzman e Caterina da Siena (olio su tela 310x176) firmata Palea Vito 1730, la tela era attorniata dai 15 misteri del Rosario (ovali, olio su tela 0,58x0,45) di ignoto del 1700 3 rubati nel 1983 e 12 nel 1987; sull'altare di sinistra una pala (olio su tela 265x162) raffigurante la Deposizione di Ottavio Ronchi firmato e datato 1846. Altre tele adornano la chiesa e più precisamente: sopra la porta laterale destra una &amp;quot;Ultima Cena&amp;quot; (olio su tela 220x150) di ottima fattura di Scuola bresciana del 1600 ed una &amp;quot;Madonna con il Bambino e S. Gaetano di Thiene&amp;quot; (olio su tela 128x190) di discreta fattura  firmata  Piet. Scalvini./F.A. 1756. Sulla porta che conduce alla sagrestia  una pala raffigurante la Madonna col Bambino, S. Vicenzo Ferreri e la comunione di S. Luigi Gonzaga (olio su tela 234x160) di Giorgio Anselmi. Sul lato destro del presbiterio si trova la tela  L’Eucarestia esaltata  dai Santi Pietro e Paolo (olio su tela 185x140)  di un maestro bresciano della seconda metà del cinquecento. . Sul lato sinistro del presbiterio una Madonna col Bambino e i S. S .Giacomo e Rocco (olio su tela 153x100)  attribuita a Giovan Battista Moroni. A sinistra sopra la porta della cappella laterale una Madonna col Bambino in gloria ed estasi di Santa Teresa d’Avila (olio su tela 240x140) di Domenico Vantini.  Sopra la porta laterale sinistra si trova la tela Deposizione (olio su tela 40x165) firmata &amp;quot;Petrus Scalvini civis brix. 1752&amp;quot;). Nella cappella laterale esiste una tela con S. Luigi Gonzaga e S. Angela Merici e S. Dorotea firmata &amp;quot;L.Campini Brescia 1853&amp;quot;. Sopra il battistero si trovava il &amp;quot;Battesimo di Cristo&amp;quot; di L. Campini (1842)  che è stato rubato nel 1987. Nel presbiterio si trovano i due dipinti di S. Pietro e di S. Paolo (olio su tela95x75), attribuiti a Francesco Paglia  ed le 14 Vie Crucis (olio su tela 54x72), di pittore ignoto. Parecchi i quadri della sagrestia fra cui notevoli una &amp;quot;Adorazione dei Magi&amp;quot; (olio su tela 135x100) di Pietro Liberi; una S. Rosa di Lima (olio su tela 110x90) di pittore ignoto del 1700, un S. Domenico di Guzman (olio su tela 113x90) pure di pittore ignoto del 1700  ed i ritratti degli arcipreti G. Pellizzari, Enrico Gatta, . Sono di marmo intarsiato gli altari tutti del 1600. Recenti invece le statue del S. Cuore, di S. Luigi, di S. Giuseppe ecc. Pregevoli alcune opere in legno (fra cui scranni e banchi) della fine 1600 o del 1700. Notevoli alcune suppellettili specie candelabri e calici, della stessa epoca. Fu una curazia mercenaria di proprietà dei comizi. Il curato era un tempo accordato dalla vicinia di Carcina per due, tre o quattro anni e poi licenziato o riconfermato. &lt;br /&gt;
Parroci: Aurelio Coffetti (1567 – 1580), Giovanni Retondo (1580 – 1606), Simone Zappetti (1606 – 1614), Gianbattista Avogadro (1614 – 1634), Ludovico Pilati (1634 – 1639),Giov.Maria Gottardi (1639-1656),Giovanni Rusconi (1656 – 1657), Carlo Vescovi (1657 - 1658), Stefano Salvoni (1659 - 1661), Gianbattista Sbettega (1661 - 1669), Francesco Coppino (1669 - 1672), Giovanni Battista Avogadro (1672 - 1679), Gian Maria Bertuzzi (1679 - 1689), Stefano Bonetti (1689 - 1691), Gianbattista Giacomelli (1692 - 1700), Bartolomeo Benaglia (1701 - 1703), Stefano Bianchi (1703 – 1719), Domenico Ricci (1719 - 1720), Antonio Rosini (1720 – 1765), Domenico Perotti di Sarezzo (1765 - 1771), Francesco Mascardi di Castrezzone (1771 -  1782) , Carlo Barcella di Caino (1783 – 1805) , Giuseppe Pellizzari (1805 – 1859) , Pietro Comini di Cimmo (1860 - 1893), Eugenio Lodrini di Calcinato (1893 - 1901), Enrico Gatta (1901 - 1907), Pietro Cerutti (1908 - 1960), Emilio Zanardelli (1960-1966), Emilio Magrinello (1966 - 1974), Giuseppe Cavesti (1974 - 1985), Francesco Bonazza (1985 – 2008), Oliviero Faustinoni (2009 – 2013), Cesare Verzini (2013).&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PRIMO TRIVELLA</name></author>	</entry>

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		<title>Bresciani Giacomo</title>
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				<updated>2016-06-23T15:07:45Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;PRIMO TRIVELLA: Creata pagina con &amp;quot;BRESCIANI  GIACOMO  Bresciani Giacomo nasce  a Carcina V. T, 13 novembre 1920 da Faustino  e Bonometti Maria. Fu operaio giovanissimo alla Glisenti. Pure giovanissimo, guidato...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;BRESCIANI  GIACOMO&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bresciani Giacomo nasce  a Carcina V. T, 13 novembre 1920 da Faustino  e Bonometti Maria. Fu operaio giovanissimo alla Glisenti. Pure giovanissimo, guidato da sacerdoti esem¬plari, entra nelle organizzazioni parrocchiali portandovi la naturale generosità di una visione idealistica della vita.&lt;br /&gt;
Nella seconda metà degli anni 20 fa parte dell’associazione dei fanciulli cattolici con la partecipazione agli incontri diocesani e mantiene il rapporto con l’associazione anche durante la guerra. Importante fu l’intenso rapporto con Mons. Bosio, Davide Cancarini, Zanetti Federico, Grazioli Augusto e Domenico Bosio, nel periodo conobbe altre persone come Chizzolini, Bernardelli, Gitti, Salvi,  Donati A. , don Catina e mons. Pavanelli che lasciarono un segno profondo nella vita di Giacomo.&lt;br /&gt;
La fine della guerra lo trova militare in Sicilia. Tornato a Carcina riprende il lavoro in fabbrica alla Bernocchi di Cogozzo e la presenza attiva nel movimento cattolico non solo parrocchiale ma anche provinciale divenendo dele¬gato giovanile delle ACLI e quindi membro della presidenza provinciale dal 1950 a 1955, mentre è presidente Roselli.&lt;br /&gt;
Dal 1950 fino al pensionamento lavora alla IDEAL STANDARD ( Radiatorì ).&lt;br /&gt;
Venuto a Brescia dopo il matrimonio con Battaglio Emma è attivo nel partito della DC, di cui diviene segretario cittadino e membro del Comitato provinciale, e nella FIM/GISL, di cui diventa membro del direttivo provinciale.&lt;br /&gt;
Nelle ACLI dal 1955 è membro del Consiglio Provinciale e dal 1959 fino al 1966 Presidente provinciale. Fu pure Consigliere nazionale dal 1957 al 1959 e Presidente Regionale dal 1961 al 1963. Il suo carattere aperto e combattivo, se gli procura talvolta qualche incomprensione, gli guadagna stima e amicizia larghissime.&lt;br /&gt;
Nel 1962 mentre Bresciani era contemporaneamente Membro dei Direttivo della FIM e presidente provinciale delle ACLI, fu tra i protagonisti delle polemiche e dei fatti che portarono alla rottura tra le ACLI e FIM BRESCIANE, che coinvolgerà anche i vertici sindacali e aclisti nazionali. La SAS aziendale della Radiatori sollecita infatti la FIM bresciana a stipulare il contratto aziendale, sganciando la lotta della Radiatori da quella per il rinnovo del contratto nazionale. Bresciani sostiene la SAS aziendale contro la FIM la polemica degenera fino alla rottura.&lt;br /&gt;
Dal 1969 non ricoprirà più cariche nelle ACLI. &lt;br /&gt;
Ormai pensionato non rinuncia a collaborare alle istituzioni di ispirazione cattolica divenendo membro del Consiglio di Amministrazione della Editrice La Scuola e del Centro Pastorale        Paolo VI. La sua inesauribile curiosità intellettuale ne fa un lettore instancabile, appassionato, soprattutto negli ultimi anni, ai problemi religiosi. Ma ama anche la musica e talvolta con gli amici, sui sentieri di montagna o in un rifugio, si mette a cantare vecchie canzoni religiose popolari divertendosi e riempiendo di stupore gli occasionali ascoltatori.&lt;br /&gt;
Giacomo Bresciani muore a Brescia il 21 giugno 1994.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PRIMO TRIVELLA</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=CANCARINI_Davide&amp;diff=15228</id>
		<title>CANCARINI Davide</title>
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				<updated>2016-06-21T06:52:09Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;PRIMO TRIVELLA: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''Cancarini Davide'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide Cancarini nasce a Carcina in Valtrompia il 16 agosto l905 da Giovanni Cancarini e da Teresa Pelizzari, quarto di otto fratelli. Vive la fanciullezza in una famiglia di fervente religiosità e partecipazione alla vita delta Chiesa e della comunità locali.   Davide inizia a lavorare come fornaio con il padre e viene educato fin da piccolo al lavoro duro, in una prospettiva di realizzazione personale.  Dopo aver frequentato le scuole elementari a Carcina, negli anni 1916-17 e 18 studia presso il collegio di Celana, nel bergamasco, ottenendo la licenza tecnica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni dell’adolescenza entra attivamente a far parte delle associazioni cattoliche valtrumpline guidato anzitutto, in ambito parrocchiale, da don Battista Bosio futuro arcivescovo di Chietì. Una traccia indelebile che segna la sua formazione in questa stagione di maturazione e crescita. Tante scelte future affondano proprio in questi anni le loro radici. Si afferma nel giovane Davide il desiderio di diffondere e promuovere le idealità dell’Àzione Cattolica, rendendosi disponibile nella fondamentale opera di radicamento ed organizzazione dell’associazione. Nel 1919, appena quattordicenne. tiene la sua prima conferenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E soprattutto nell’ambito dell’esperienza dei cosiddetti propagandisti che il giovane Cancarini inizia a prendere dimestichezza con la platea e con l’impegno di promozione dei valori vissuti e professati dall’Azione Cattolica Italiana. Promossa da don Bosio, don Zanetti e don Beretta nel luglio 1919, la Scuola dei propagandisti cattolici di Valtrompia, che ebbe sede prima a Gardone ed in seguito a Carcina, aveva come obiettivo quello di preparare, attraverso dei corsi opportunamente strutturali, giovani capaci, in grado di promuovere l’Azione Cattolica lungo tutta la vallata bresciana. Da quest’iniziativa sorgerà, nell’aprile del 1920, il Circolo giovanile «Fidelis», vero crogiuolo di educazione cristiana nella comunità carcinese. Anche per rendere conto delle attività di queste iniziative associative, Cancarini collabora attivamente con la redazione del «Bollettino della Federazione Leone XIII» di Brescia, firmando i suoi contributi con l’emblematico pseudonimo l’uomo che ride.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel periodo del servizio di leva militare (1925-1926), i legami con la parrocchia d’origine e l’ambiente ecclesiale bresciano non si sciolgono. Giunto a Roma, dopo l’addestramento a Parma, membro dell’aviazione militare italiana, collabora alle attività del Circolo San Sebastiano, con sede presso i Padri Scolopi, di cui diverrà presidente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1935, il 2 maggio, Davide Cancarini sposa Ippolita Bonomi,  e nei successivi 16 anni nascono otto figli, tre maschi e cinque femmine .&lt;br /&gt;
A partire da questa fase di prima maturazione, all’interno delle proposte formative dell’Azione Cattolica bresciana, il giovane Cancarini matura convinzioni e fonda le proprie idealità ¬riferendosi anzitutto alla gran tradizione dei movimento cattolico bresciano, affermatosi a partire dalla metà del secolo XIX. Nel 1921, a soli sedici anni, Davide Cancarini tiene una conferenza ad un gruppo di giovani della Valtrompia, avendo come scopo quello di promuovere le attività associative e di accrescere la sensibilità ecclesiale dei suoi interlocutori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questi stessi primi anni Novanta del XIX secolo, Brescia era già all’avanguardia nel rispondere alle sfide di questa incalzante questione sociale, sulla scia del pensiero e dell’opera dell’avvocato Giuseppe Tovini, e dei suoi successori alla testa delle differenti espressioni del cattolicesimo sociale bresciano. Davide Cancarini ha piena consapevolezza della ricchezza di questa tradizione, eredità feconda e vincolante, con la quale confrontarsi costantemente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La formazione nell’ambito dell’Azione Cattolica diocesana, il costante richiamo degli ambienti frequentati alla tradizione del cattolicesimo sociale bresciano, stimolano nel giovane Davide una sempre più intensa vocazione all’impegno in campo associativo ecclesiale. Il 27 gennaio 1936, a 31 anni, riceve dal segretario della Giunta diocesana, don Giuseppe Almici, la comunicazione di cooptazione all’interno del Consiglio diocesano del Gruppo Uomini Cattolici dell’Azione Cattolica Italiana, sezione di Brescia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un prezioso diario, tenuto per il periodo gennaio 1936 - luglio 1937, consente di ricostruire questi mesi d’impegno indefesso nella promozione dell’Azione Cattolica tra gli uomini della Valtrompia. L’attività consisteva nella promozione di iniziative formative culturali periodiche nei diversi paesi della vallata. Conferenze serali e giornate assembleari erano i momenti chiave dell’azione sviluppata dal Gruppo Uomini Cattolici nella vallata. Per questa, Davide Cancarini si muove in stretto contatto con la sede centrale cittadina, e don Almici in particolare. I temi ricorrenti delle conferenze, sempre tenute personalmente dallo stesso Cancarini, erano legati alla famiglia, all’educazione cristiana dei figli, al matrimonio, alla santificazione della festa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Del 14 giugno 1936 è una grande «giornata di plaga» per tutta la Val¬trompia, tenuta a Lumezzane, guidata spiritualmente da don Almici, ed arricchita da una riflessione tenuta dall’avvocato Lodovico Montini sul terna «I motivi che ci spingono all’Azione Cattolica».  &lt;br /&gt;
Nel 1938 Davide Cancarini s’impegna per la promozione dei lavori di erezione dell’oratorio di Carcina, sbocco naturale di una visione educativa cristiana che affianca, allo sforzo pedagogico formativo, una sensibilità per le strutture di accoglienza locali. Dal punto di vista professionale, con il 1939, in prossimità dello scoppio del secondo conflitto mondiale, coraggiosamente Cancarini abbandona l’attività di famiglia ed entra alle dipendenze della Banca San Paolo di Brescia, divenendo in seguito, dai 1942, procuratore di un’impresa meccanica del Milanese. Un anno prima, nei 1941, la famiglia si trasferisce da Carcina nel vicino capoluogo, in via Carlo Pisacane.&lt;br /&gt;
Nel 1943 fonda la conferenza di S. Vincenzo  aziendale presso la Telemeccanica  Elettrica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal 1943 al 1945 partecipa attivamente alla Resistenza assumendo rischiosi incarichi di collegamento fra il CLN di Milano e talune formazioni bresciane, quale componente delle fiamme Verdi con il soprannome di «Borgia». In  tale periodo clandestinamente si sposta fra Milano, Brescia e Sarezzo, dove la famiglia è sfollata in casa di Don Angelo Pozzi.&lt;br /&gt;
Ricercato, trova rifugio nella casa di cura «Poliambulanza» di Brescia, delle Suore Ancelle, con l’aiuto di Suor Giovanna, e poi a Bergamo, presso il cugino Carlo Buizza.&lt;br /&gt;
L’insicurezza di tale rifugio lo costringe a trasferirsj a Quinzanello presso il Cav. Costanzo Dordoni, l’amico del cuore, dove trova Agostino Dordoni, Vittorio Zamboni, Ugo Pozzi, Ludovico Montini e altri.&lt;br /&gt;
I repubblichini emettono mandato di cattura a sua nome e la famiglia viene in più circostanze piantonata a Sarezzo; l’unico contatto avviene attraverso Ruggero Leati e Aurelio Colombo, essendo stato arrestato anche Don Pozzi.&lt;br /&gt;
Aprile 1945  	All’indomani della Liberazione, viene nominato Segretario provinciale della Democrazia Cristiana di Brescia. Dopo il referendum istituzionale e le elezioni per la 1a legislatura lascia l’attività politica a Brescia per riprendere il lavoro a Milano ove tuttavia collabora, fino al 1953, alle attività della Democrazia Cristiana in sede regionale. Mantiene sempre vivo il contatto con i parlamentari bresciani, in modo particolare con il sen. Lodovico Montini, il sen. Fabiano De Zan, l’on. Mario Pedini e l’on. Egidio Chiarini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Settembre 1949	Si trasferisce definitivamente con la famiglia a Milano dove, oltre al lavoro presso la Telemeccanica, prosegue il suo impegno in molteplici attività e associazioni, sia nel mondo cattolico che nella sfera sociale e politica.&lt;br /&gt;
Collabora quale Presidente della Giunta Parrocchiale e della Azione Cattolica (1950-1975) nella Parrocchia di S. Protaso, prima con don Anselmo Turconi, e poi con don Antonio Bossi. In  aprile 1953   viene nominato consigliere della Banca S. Paolo di Brescia e rimane in carica fino al maggio 1983.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su sua proposta e interessamento la Telemeccanica Elettrica decide di costruire un nuovo stabilimento in terra bresciana e precisamente nel Comune di Rovato, ove verrà inaugurato il  5 ottobre 1957 da Mons. Zenucchini.&lt;br /&gt;
Nel gennaio 1968 lascia la Telemeccanica Elettrica ed è nominato Presidente della Soc. Terme &amp;amp; Boario,  &lt;br /&gt;
Dal 1971 al 1985 prosegue la sua attività professionale come consigliere di amministrazione e sindaco di diverse società, tra cui la Terme e Grandi Alberghi Sirmione S.p.A.&lt;br /&gt;
Gli ultimi anni , segnati dalla malattia e dalla sofferenza, accrescono l’intensità della ricerca interiore, spirituale, nell consapevole abbandono alla volontà del Signore.&lt;br /&gt;
Davide Cancarini muore ad Edolo in Vallecamonica, il 14 luglio 1985 a seguito di una caduta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta di Mons. Lorenzo Pavanelli, assistente della Federazione Leone XIII di Brescia, ebbe la «Croce di benemerenza della Chiesa Bresciana», per venti anni di insegnamento catechistico ai ragazzi e ai giovani di Carcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta di Mons. Giuseppe Almici, assistente degli Uomini Cattolici Bresciani e deIl’Avv. Lodovico Montini, che ne era presidente, fu nominato «Cavaliere di San Silvestro Papa» essendo Vescovo di Brescia Mons. Giacinto Tredici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta dell’Arcivescovo di Milano Mons. Giovan Battista Montini, del senatore Lodovico Montini e di Mons. Giuseppe Almici, fu nominato «Commendatore di San Silvestro Papa» (24 ottobre 1957).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta degli onorevoli Montini, Roselli e Pedini, del senatore Albino Donati e di altri parlamentari bresciani fu nominato «Cavaliere Ufficiale della Repubblica».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria: Revisioni_Manuali]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PRIMO TRIVELLA</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=CANCARINI_Davide&amp;diff=15225</id>
		<title>CANCARINI Davide</title>
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				<updated>2016-06-20T13:08:04Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;PRIMO TRIVELLA: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''Cancarini Davide'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide Cancarini nasce a Carcina in Valtrompia il 16 agosto l905 da Giovanni Cancarini e da Teresa Pelizzari, quarto di otto fratelli. Vive la fanciullezza in una famiglia di fervente religiosità e partecipazione alla vita delta Chiesa e della comunità locali.   Davide inizia a lavorare come fornaio con il padre e viene educato fin da piccolo al lavoro duro, in una prospettiva di realizzazione personale.  Dopo aver frequentato le scuole elementari a Carcina, negli anni 1916-17 e 18 studia presso il collegio di Celana, nel bergamasco, ottenendo la licenza tecnica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Negli anni dell’adolescenza entra attivamente a far parte delle associazioni cattoliche valtrumpline guidato anzitutto, in ambito parrocchiale, da don Battista Bosio futuro arcivescovo di Chietì. Una traccia indelebile che segna la sua formazione in questa stagione di maturazione e crescita. Tante scelte future affondano proprio in questi anni le loro radici. Si afferma nel giovane Davide il desiderio di diffondere e promuovere le idealità dell’Àzione Cattolica, rendendosi disponibile nella fondamentale opera di radicamento ed organizzazione dell’associazione. Nel 1919, appena quattordicenne. tiene la sua prima conferenza.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E soprattutto nell’ambito dell’esperienza dei cosiddetti propagandisti che il giovane Cancarini inizia a prendere dimestichezza con la platea e con l’impegno di promozione dei valori vissuti e professati dall’Azione Cattolica Italiana. Promossa da don Bosio, don Zanetti e don Beretta nel luglio 1919, la Scuola dei propagandisti cattolici di Valtrompia, che ebbe sede prima a Gardone ed in seguito a Carcina, aveva come obiettivo quello di preparare, attraverso dei corsi opportunamente strutturali, giovani capaci, in grado di promuovere l’Azione Cattolica lungo tutta la vallata bresciana. Da quest’iniziativa sorgerà, nell’aprile del 1920, il Circolo giovanile «Fidelis», vero crogiuolo di educazione cristiana nella comunità carcinese. Anche per rendere conto delle attività di queste iniziative associative, Cancarini collabora attivamente con la redazione del «Bollettino della Federazione Leone XIII» di Brescia, firmando i suoi contributi con l’emblematico pseudonimo l’uomo che ride.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel periodo del servizio di leva militare (1925-1926), i legami con la parrocchia d’origine e l’ambiente ecclesiale bresciano non si sciolgono. Giunto a Roma, dopo l’addestramento a Parma, membro dell’aviazione militare italiana, collabora alle attività del Circolo San Sebastiano, con sede presso i Padri Scolopi, di cui diverrà presidente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1935, il 2 maggio, Davide Cancarini sposa Ippolita Bonomi,  e nei successivi 16 anni nascono otto figli, tre maschi e cinque femmine .&lt;br /&gt;
A partire da questa fase di prima maturazione, all’interno delle proposte formative dell’Azione Cattolica bresciana, il giovane Cancarini matura convinzioni e fonda le proprie idealità ¬riferendosi anzitutto alla gran tradizione dei movimento cattolico bresciano, affermatosi a partire dalla metà del secolo XIX. Nel 1921, a soli sedici anni, Davide Cancarini tiene una conferenza ad un gruppo di giovani della Valtrompia, avendo come scopo quello di promuovere le attività associative e di accrescere la sensibilità ecclesiale dei suoi interlocutori.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In questi stessi primi anni Novanta del XIX secolo, Brescia era già all’avanguardia nel rispondere alle sfide di questa incalzante questione sociale, sulla scia del pensiero e dell’opera dell’avvocato Giuseppe Tovini, e dei suoi successori alla testa delle differenti espressioni del cattolicesimo sociale bresciano. Davide Cancarini ha piena consapevolezza della ricchezza di questa tradizione, eredità feconda e vincolante, con la quale confrontarsi costantemente.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La formazione nell’ambito dell’Azione Cattolica diocesana, il costante richiamo degli ambienti frequentati alla tradizione del cattolicesimo sociale bresciano, stimolano nel giovane Davide una sempre più intensa vocazione all’impegno in campo associativo ecclesiale. Il 27 gennaio 1936, a 31 anni, riceve dal segretario della Giunta diocesana, don Giuseppe Almici, la comunicazione di cooptazione all’interno del Consiglio diocesano del Gruppo Uomini Cattolici dell’Azione Cattolica Italiana, sezione di Brescia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Un prezioso diario, tenuto per il periodo gennaio 1936 - luglio 1937, consente di ricostruire questi mesi d’impegno indefesso nella promozione dell’Azione Cattolica tra gli uomini della Valtrompia. L’attività consisteva nella promozione di iniziative formative culturali periodiche nei diversi paesi della vallata. Conferenze serali e giornate assembleari erano i momenti chiave dell’azione sviluppata dal Gruppo Uomini Cattolici nella vallata. Per questa, Davide Cancarini si muove in stretto contatto con la sede centrale cittadina, e don Almici in particolare. I temi ricorrenti delle conferenze, sempre tenute personalmente dallo stesso Cancarini, erano legati alla famiglia, all’educazione cristiana dei figli, al matrimonio, alla santificazione della festa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Del 14 giugno 1936 è una grande «giornata di plaga» per tutta la Val¬trompia, tenuta a Lumezzane, guidata spiritualmente da don Almici, ed arricchita da una riflessione tenuta dall’avvocato Lodovico Montini sul terna «I motivi che ci spingono all’Azione Cattolica».  &lt;br /&gt;
Nel 1938 Davide Cancarini s’impegna per la promozione dei lavori di erezione dell’oratorio di Carcina, sbocco naturale di una visione educativa cristiana che affianca, allo sforzo pedagogico formativo, una sensibilità per le strutture di accoglienza locali. Dal punto di vista professionale, con il 1939, in prossimità dello scoppio del secondo conflitto mondiale, coraggiosamente Cancarini abbandona l’attività di famiglia ed entra alle dipendenze della Banca San Paolo di Brescia, divenendo in seguito, dai 1942, procuratore di un’impresa meccanica del Milanese. Un anno prima, nei 1941, la famiglia si trasferisce da Carcina nel vicino capoluogo, in via Carlo Pisacane.&lt;br /&gt;
Nel 1943 fonda la conferenza di S. Vincenzo  aziendale presso la Telemeccanica  Elettrica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal 1943 al 1945 partecipa attivamente alla Resistenza assumendo ri¬schiosi incarichi di collegamento fra il CLN di Milano e talune formazioni bresciane, quale componente delle fiamme Verdi con il soprannome di «Borgia». In  tale periodo clandestinamente si sposta fra Milano, Brescia e Sarezzo, dove la famiglia è sfollata in casa di Don Angelo Pozzi.&lt;br /&gt;
Ricercato, trova rifugio nella casa di cura «Poliambu¬lanza» di Brescia, delle Suore Ancelle, con l’aiuto di Suor Giovanna, e poi a Bergamo, presso il cugino Car¬lo Buizza.&lt;br /&gt;
L’insicurezza di tale rifugio lo costringe a trasferirsj a Quinzanello presso il Cav. Costanzo Dordoni, l’amico del cuore, dove trova Agostino Dordoni, Vittorio Zam¬boni, Ugo Pozzi, Ludovico Montini e altri.&lt;br /&gt;
I repubblichini emettono mandato di cattura a sua no¬me e la famiglia viene in più circostanze piantonata a Sarezzo; l’unico contatto avviene attraverso Ruggero Leati e Aurelio Colombo, essendo stato arrestato an¬che Don Pozzi.&lt;br /&gt;
Aprile 1945  	All’indomani della Liberazione, viene nominato Segre¬tario provinciale della Democrazia Cristiana di Brescia. Dopo il referendum istituzionale e le elezioni per la 1a legislatura lascia l’attività politica a Brescia per ripren-dere il lavoro a Milano ove tuttavia collabora, fino al 1953, alle attività della Democrazia Cristiana in sede regionale. Mantiene sempre vivo il contatto con i par¬lamentari bresciani, in modo particolare con il sen. Lo-dovico Montini, il sen. Fabiano De Zan, l’on. Mario Pedini e l’on. Egidio Chiarini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Settembre 1949	Si trasferisce definitivamente con la famiglia a Milano dove, oltre al lavoro presso la Telemeccanica, prosegue il suo impegno in molteplici attività e associazioni, sia nel mondo cattolico che nella sfera sociale e politica.&lt;br /&gt;
Collabora quale Presidente della Giunta Parrocchiale e della Azione Cattolica (1950-1975) nella Parrocchia di S. Protaso, prima con don Anselmo Turconi, e poi con don Antonio Bossi. In  aprile 1953   viene nominato consigliere della Banca S. Paolo di Brescia e rimane in carica fino al maggio 1983.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su sua proposta e interessamento la Telemeccanica E¬lettrica decide di costruire un nuovo stabilimento in terra bresciana e precisamente nel Comune di Rovato, ove verrà inaugurato il  5 ottobre 1957 da Mons. Ze-nucchini.&lt;br /&gt;
Nel gennaio 1968 lascia la Telemeccanica Elettrica ed è nominato Presidente della Soc. Terme &amp;amp; Boario,  &lt;br /&gt;
Dal 1971 al 1985 prosegue la sua attività professionale come consigliere di amministrazione e sindaco di diverse società, tra cui la Terme e Grandi Alberghi Sirmione S.p.A.&lt;br /&gt;
Gli ultimi anni , segnati dalla malattia e dalla sofferenza, accrescono l’intensità della ricerca interiore, spirituale, nell consapevole abbandono alla volontà del Signore.&lt;br /&gt;
Davide Cancarini muore ad Edolo in Vallecamonica, il 14 luglio 1985 a seguito di una caduta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta di Mons. Lorenzo Pavanelli, assistente della Federazione Leone XIII di Brescia, ebbe la «Croce di benemerenza della Chiesa Bresciana», per venti anni di insegnamento catechistico ai ragazzi e ai giovani di Carcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta di Mons. Giuseppe Almici, assistente degli Uomini Cattolici Bresciani e deIl’Avv. Lodovico Montini, che ne era presidente, fu nominato «Cavaliere di San Silvestro Papa» essendo Vescovo di Brescia Mons. Giacinto Tredici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta dell’Arcivescovo di Milano Mons. Giovan Battista Montini, del senatore Lodovico Montini e di Mons. Giuseppe Almici, fu nominato «Commendatore di San Silvestro Papa» (24 ottobre 1957).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta degli onorevoli Montini, Roselli e Pedini, del senatore Albino Donati e di altri parlamentari bresciani fu nominato «Cavaliere Ufficiale della Repubblica».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[[Categoria: Revisioni_Manuali]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PRIMO TRIVELLA</name></author>	</entry>

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		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=CANCARINI_Davide&amp;diff=15221</id>
		<title>CANCARINI Davide</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;PRIMO TRIVELLA: Creata pagina con &amp;quot;Cancarini Davide   Davide Cancarini nasce a Carcina in Valtrompia il 16 agosto l905 da Giovanni Cancarini e da Teresa Pelizzari, quarto di otto fratelli. Vive la fanciullezza...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Cancarini Davide &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide Cancarini nasce a Carcina in Valtrompia il 16 agosto l905 da Giovanni Cancarini e da Teresa Pelizzari, quarto di otto fratelli. Vive la fanciullezza in una famiglia di fervente religiosità e partecipazione alla vita delta Chiesa e della comunità locali.   Davide inizia a lavorare come fornaio con il padre r viene educato fin da piccolo al lavoro duro, in una prospettiva di realizzazione personale.  Dopo aver frequentato le scuole elementari a Carcina, negli anni 1916-17 e 18 studia presso il collegio di Celana, nel bergamasco, ottenendo la licenza tecnica.  &lt;br /&gt;
Negli anni dell’adolescenza entra attivamente a far parte delle associazioni cattoliche valtrumpline guidato anzitutto, in ambito parrocchiale, da don Battista Bosio futuro arcivescovo di Chietì. Una traccia indelebile che segna la sua formazione in questa stagione di maturazione e crescita. Tante scelte future affondano proprio in questi anni le loro radici. Si afferma nel giovane Davide il desiderio di diffondere e promuovere le idealità dell’Àzione Cattolica, rendendosi disponibile nella fondamentale opera di radicamento ed organizzazione dell’associazione. Nel 1919, appena quattordicenne. tiene la sua prima confèrenza.&lt;br /&gt;
E soprattutto nell’ambito dell’esperienza dei cosiddetti propagandisti che il giovane Cancarini inizia a prendere dimestichezza con la platea e con l’impegno di promozione dei valori vissuti e professati dall’Azione Cattolica Italiana. Promossa da don Bosio, don Zanetti e don Beretta nel luglio 1919, la Scuola dei propagandisti cattolici di Valtrompia, che ebbe sede prima a Gardone ed in seguito a Carcina, aveva come obiettivo quello di preparare, attraverso dei corsi opportunamente strutturali, giovani capaci, in grado di promuovere l’Azione Cattolica lungo tutta la vallata bresciana. Da quest’iniziativa sorgerà, nell’aprile del 1920, il Circolo giovanile «Fidelis», vero crogiuolo di educazione cristiana nella comunità carcinese. Anche per rendere conto delle attività di queste iniziative associative, Cancarini collabora attivamente con la redazione del «Bollettino della Federazione Leone XIII» di Brescia, firmando i suoi contributi con l’emblematico pseudonimo l’uomo che ride.&lt;br /&gt;
Nel periodo del servizio di leva militare (1925-1926), i legami con la parrocchia d’origine e l’ambiente ecclesiale bresciano non si sciolgono. Giunto a Roma, dopo l’addestramento a Parma, membro dell’aviazione militare italiana, collabora alle attività del Circolo San Sebastiano, con sede presso i Padri Scolopi, di cui diverrà presidente.   &lt;br /&gt;
Nel 1935, il 2 maggio, Davide Cancarini sposa Ippolita Bonomi,  e nei successivi 16 anni nascono otto figli, tre maschi e cinque femmine .&lt;br /&gt;
A partire da questa fase di prima maturazione, all’interno delle proposte formative dell’Azione Cattolica bresciana, il giovane Cancarini matura convinzioni e fonda le proprie idealità ¬riferendosi anzitutto alla gran tradizione dei movimento cattolico bresciano, affermatosi a partire dalla metà del secolo XIX. Nel 1921, a soli sedici anni, Davide Cancarini tiene una conferenza ad un gruppo di giovani della Valtrompia, avendo come scopo quello di promuovere le attività associative e di accrescere la sensibilità ecclesiale dei suoi interlocuto¬ri.  . &lt;br /&gt;
In questi stessi primi anni Novanta del XIX secolo, Brescia era già all’avanguardia nel rispondere alle sfide di questa incalzante questione sociale, sulla scia del pensiero e dell’opera dell’avvocato Giuseppe Tovini, e dei suoi successori alla testa delle differenti espressioni del cattolicesimo sociale bresciano. Davide Cancarini ha piena consapevolezza della ricchezza di questa tradizione, eredità feconda e vincolante, con la quale confrontarsi costantemente.  &lt;br /&gt;
 La formazione nell’ambito dell’Azione Cattolica diocesana, il costante richiamo degli ambienti frequentati alla tradizione del cattolicesimo sociale bresciano, stimolano nel giovane Davide una sempre più intensa vocazione all’impegno in campo associativo ecclesiale. Il 27 gennaio 1936, a 31 anni, riceve dal segretario della Giunta diocesana, don Giuseppe Almici, la comunicazione di cooptazione all’interno del Consiglio diocesano del Gruppo Uomini Cattolici dell’Azione Cattolica Italiana, sezione di Brescia.  &lt;br /&gt;
 Un prezioso diario, tenuto per il periodo gennaio 1936 - luglio 1937, consente di ricostruire questi mesi d’impegno indefesso nella promozione dell’Azione Cattolica tra gli uomini della Valtrompia. L’attività consisteva nella promozione di iniziative formative culturali periodiche nei diversi paesi della vallata. Conferenze serali e giornate assembleari erano i momenti chiave dell’azione sviluppata dal Gruppo Uomini Cattolici nella vallata. Per questa, Davide Cancarini si muove in stretto contatto con la sede centrale cittadina, e don Almici in particolare. I temi ricorrenti delle conferenze, sempre tenute personalmente dallo stesso Cancarini, erano legati alla famiglia, all’educazione cristiana dei figli, al matrimonio, alla santificazione della festa.  &lt;br /&gt;
    Del 14 giugno 1936 è una grande «giornata di plaga» per tutta la Val¬trompia, tenuta a Lumezzane, guidata spiritualmente da don Almici, ed arricchita da una riflessione tenuta dall’avvocato Lodovico Montini sul terna «I motivi che ci spingono all’Azione Cattolica».  &lt;br /&gt;
Nel 1938 Davide Cancarini s’impegna per la promozione dei lavori di erezione dell’oratorio di Carcina, sbocco naturale di una visione educativa cristiana che affianca, allo sforzo pedagogico formativo, una sensibilità per le strutture di accoglienza locali. Dal punto di vista professionale, con il 1939, in prossimità dello scoppio del secondo conflitto mondiale, coraggiosamente Cancarini abbandona l’attività di famiglia ed entra alle dipendenze della Banca San Paolo di Brescia, divenendo in seguito, dai 1942, procuratore di un’impresa meccanica del Milanese. Un anno prima, nei 1941, la famiglia si trasferisce da Carcina nel vicino capoluogo, in via Carlo Pisacane,  &lt;br /&gt;
Nel 1943 fonda la conferenza di S. Vincenzo  aziendale presso la Telemeccanica  Elettrica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal 1943 al 1945 partecipa attivamente alla Resistenza assumendo ri¬schiosi incarichi di&lt;br /&gt;
 collegamento fra il CLN di Milano e talune formazioni bresciane, quale componente delle fiamme Verdi con il soprannome di «Borgia». In  tale periodo clandestinamente si sposta fra Milano, Brescia e Sarezzo, dove la famiglia è sfollata in casa di Don Angelo Pozzi.&lt;br /&gt;
     Ricercato, trova rifugio nella casa di cura «Poliambu¬lanza» di Brescia, delle Suore Ancelle, con l’aiuto di Suor Giovanna, e poi a Bergamo, presso il cugino Car¬lo Buizza.&lt;br /&gt;
     L’insicurezza di tale rifugio lo costringe a trasferirsj a Quinzanello presso il Cav. Costanzo Dordoni, l’amico del cuore, dove trova Agostino Dordoni, Vittorio Zam¬boni, Ugo Pozzi, Ludovico Montini e altri.&lt;br /&gt;
     I repubblichini emettono mandato di cattura a sua no¬me e la famiglia viene in più circostanze piantonata a Sarezzo; l’unico contatto avviene attraverso Ruggero Leati e Aurelio Colombo, essendo stato arrestato an¬che Don Pozzi.&lt;br /&gt;
Aprile 1945  	All’indomani della Liberazione, viene nominato Segre¬tario provinciale della Democrazia Cristiana di Brescia. Dopo il referendum istituzionale e le elezioni per la 1a legislatura lascia l’attività politica a Brescia per ripren-dere il lavoro a Milano ove tuttavia collabora, fino al 1953, alle attività della Democrazia Cristiana in sede regionale. Mantiene sempre vivo il contatto con i par¬lamentari bresciani, in modo particolare con il sen. Lo-dovico Montini, il sen. Fabiano De Zan, l’on. Mario Pedini e l’on. Egidio Chiarini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Settembre 1949	Si trasferisce definitivamente con la famiglia a Milano dove, oltre al lavoro presso la Telemeccanica, prosegue il suo impegno in molteplici attività e associazioni, sia nel mondo cattolico che nella sfera sociale e politica.&lt;br /&gt;
     Collabora quale Presidente della Giunta Parrocchiale e della Azione Cattolica (1950-1975) nella Parrocchia di S. Protaso, prima con don Anselmo Turconi, e poi con don Antonio Bossi. In  aprile 1953   viene nominato consigliere della Banca S. Paolo di Brescia e rimane in carica fino al maggio 1983.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 Su sua proposta e interessamento la Telemeccanica E¬lettrica decide di costruire un nuovo stabilimento in terra bresciana e precisamente nel Comune di Rovato, ove verrà inaugurato il  5 ottobre 1957 da Mons. Ze-nucchini.&lt;br /&gt;
 Nel gennaio 1968 lascia la Telemeccanica Elettrica ed è nominato Presidente della Soc. Terme &amp;amp; Boario,  &lt;br /&gt;
Dal 1971 al 1985 prosegue la sua attività professionale come consigliere di amministrazione e sindaco di diverse società, tra cui la Terme e Grandi Alberghi Sirmione S.p.A.&lt;br /&gt;
Gli ultimi anni , segnati dalla malattia e dalla sofferenza, accrescono l’intensità della ricerca interiore, spirituale, nell consapevole abbandono alla volontà del Signore.&lt;br /&gt;
Davide Cancarini muore ad Edolo in Vallecamonica, il 14 luglio 1985 a seguito di una caduta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta di Mons. Lorenzo Pavanelli, assistente della Federazione Leone XIII di Brescia, ebbe la «Croce di benemerenza della Chiesa Bresciana», per venti anni di insegnamento catechistico ai ragazzi e ai giovani di Carcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta di Mons. Giuseppe Almici, assistente degli Uomini Cattolici Bresciani e deIl’Avv. Lodovico Montini, che ne era presidente, fu nominato «Cavaliere di San Silvestro Papa» essendo Vescovo di Brescia Mons. Giacinto Tredici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta dell’Arcivescovo di Milano Mons. Giovan Battista Montini, del senatore Lodovico Montini e di Mons. Giuseppe Almici, fu nominato «Commendatore di San Silvestro Papa» (24 ottobre 1957).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta degli onorevoli Montini, Roselli e Pedini, del senatore Albino Donati e di altri parlamentari bresciani fu nominato «Cavaliere Ufficiale della Repubblica».&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PRIMO TRIVELLA</name></author>	</entry>

	<entry>
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		<title>Categoria:Volume 2</title>
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				<updated>2016-06-17T16:03:45Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;PRIMO TRIVELLA: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Volume II&lt;br /&gt;
Cancarini Davide &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Davide Cancarini nasce a Carcina in Valtrompia il 16 agosto l905 da Giovanni Cancarini e da Teresa Pelizzari, quarto di otto fratelli. Vive la fanciullezza in una famiglia di fervente religiosità e partecipazione alla vita delta Chiesa e della comunità locali.   Davide inizia a lavorare come fornaio con il padre r viene educato fin da piccolo al lavoro duro, in una prospettiva di realizzazione personale.  Dopo aver frequentato le scuole elementari a Carcina, negli anni 1916-17 e 18 studia presso il collegio di Celana, nel bergamasco, ottenendo la licenza tecnica.  &lt;br /&gt;
Negli anni dell’adolescenza entra attivamente a far parte delle associazioni cattoliche valtrumpline guidato anzitutto, in ambito parrocchiale, da don Battista Bosio futuro arcivescovo di Chietì. Una traccia indelebile che segna la sua formazione in questa stagione di maturazione e crescita. Tante scelte future affondano proprio in questi anni le loro radici. Si afferma nel giovane Davide il desiderio di diffondere e promuovere le idealità dell’Àzione Cattolica, rendendosi disponibile nella fondamentale opera di radicamento ed organizzazione dell’associazione. Nel 1919, appena quattordicenne. tiene la sua prima confèrenza.&lt;br /&gt;
E soprattutto nell’ambito dell’esperienza dei cosiddetti propagandisti che il giovane Cancarini inizia a prendere dimestichezza con la platea e con l’impegno di promozione dei valori vissuti e professati dall’Azione Cattolica Italiana. Promossa da don Bosio, don Zanetti e don Beretta nel luglio 1919, la Scuola dei propagandisti cattolici di Valtrompia, che ebbe sede prima a Gardone ed in seguito a Carcina, aveva come obiettivo quello di preparare, attraverso dei corsi opportunamente strutturali, giovani capaci, in grado di promuovere l’Azione Cattolica lungo tutta la vallata bresciana. Da quest’iniziativa sorgerà, nell’aprile del 1920, il Circolo giovanile «Fidelis», vero crogiuolo di educazione cristiana nella comunità carcinese. Anche per rendere conto delle attività di queste iniziative associative, Cancarini collabora attivamente con la redazione del «Bollettino della Federazione Leone XIII» di Brescia, firmando i suoi contributi con l’emblematico pseudonimo l’uomo che ride.&lt;br /&gt;
Nel periodo del servizio di leva militare (1925-1926), i legami con la parrocchia d’origine e l’ambiente ecclesiale bresciano non si sciolgono. Giunto a Roma, dopo l’addestramento a Parma, membro dell’aviazione militare italiana, collabora alle attività del Circolo San Sebastiano, con sede presso i Padri Scolopi, di cui diverrà presidente.   &lt;br /&gt;
Nel 1935, il 2 maggio, Davide Cancarini sposa Ippolita Bonomi,  e nei successivi 16 anni nascono otto figli, tre maschi e cinque femmine .&lt;br /&gt;
A partire da questa fase di prima maturazione, all’interno delle proposte formative dell’Azione Cattolica bresciana, il giovane Cancarini matura convinzioni e fonda le proprie idealità ¬riferendosi anzitutto alla gran tradizione dei movimento cattolico bresciano, affermatosi a partire dalla metà del secolo XIX. Nel 1921, a soli sedici anni, Davide Cancarini tiene una conferenza ad un gruppo di giovani della Valtrompia, avendo come scopo quello di promuovere le attività associative e di accrescere la sensibilità ecclesiale dei suoi interlocuto¬ri.  . &lt;br /&gt;
In questi stessi primi anni Novanta del XIX secolo, Brescia era già all’avanguardia nel rispondere alle sfide di questa incalzante questione sociale, sulla scia del pensiero e dell’opera dell’avvocato Giuseppe Tovini, e dei suoi successori alla testa delle differenti espressioni del cattolicesimo sociale bresciano. Davide Cancarini ha piena consapevolezza della ricchezza di questa tradizione, eredità feconda e vincolante, con la quale confrontarsi costantemente.  &lt;br /&gt;
 La formazione nell’ambito dell’Azione Cattolica diocesana, il costante richiamo degli ambienti frequentati alla tradizione del cattolicesimo sociale bresciano, stimolano nel giovane Davide una sempre più intensa vocazione all’impegno in campo associativo ecclesiale. Il 27 gennaio 1936, a 31 anni, riceve dal segretario della Giunta diocesana, don Giuseppe Almici, la comunicazione di cooptazione all’interno del Consiglio diocesano del Gruppo Uomini Cattolici dell’Azione Cattolica Italiana, sezione di Brescia.  &lt;br /&gt;
 Un prezioso diario, tenuto per il periodo gennaio 1936 - luglio 1937, consente di ricostruire questi mesi d’impegno indefesso nella promozione dell’Azione Cattolica tra gli uomini della Valtrompia. L’attività consisteva nella promozione di iniziative formative culturali periodiche nei diversi paesi della vallata. Conferenze serali e giornate assembleari erano i momenti chiave dell’azione sviluppata dal Gruppo Uomini Cattolici nella vallata. Per questa, Davide Cancarini si muove in stretto contatto con la sede centrale cittadina, e don Almici in particolare. I temi ricorrenti delle conferenze, sempre tenute personalmente dallo stesso Cancarini, erano legati alla famiglia, all’educazione cristiana dei figli, al matrimonio, alla santificazione della festa.  &lt;br /&gt;
    Del 14 giugno 1936 è una grande «giornata di plaga» per tutta la Val¬trompia, tenuta a Lumezzane, guidata spiritualmente da don Almici, ed arricchita da una riflessione tenuta dall’avvocato Lodovico Montini sul terna «I motivi che ci spingono all’Azione Cattolica».  &lt;br /&gt;
Nel 1938 Davide Cancarini s’impegna per la promozione dei lavori di erezione dell’oratorio di Carcina, sbocco naturale di una visione educativa cristiana che affianca, allo sforzo pedagogico formativo, una sensibilità per le strutture di accoglienza locali. Dal punto di vista professionale, con il 1939, in prossimità dello scoppio del secondo conflitto mondiale, coraggiosamente Cancarini abbandona l’attività di famiglia ed entra alle dipendenze della Banca San Paolo di Brescia, divenendo in seguito, dai 1942, procuratore di un’impresa meccanica del Milanese. Un anno prima, nei 1941, la famiglia si trasferisce da Carcina nel vicino capoluogo, in via Carlo Pisacane,  &lt;br /&gt;
Nel 1943 fonda la conferenza di S. Vincenzo  aziendale presso la Telemeccanica  Elettrica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal 1943 al 1945 partecipa attivamente alla Resistenza assumendo ri¬schiosi incarichi di&lt;br /&gt;
 collegamento fra il CLN di Milano e talune formazioni bresciane, quale componente delle fiamme Verdi con il soprannome di «Borgia». In  tale periodo clandestinamente si sposta fra Milano, Brescia e Sarezzo, dove la famiglia è sfollata in casa di Don Angelo Pozzi.&lt;br /&gt;
     Ricercato, trova rifugio nella casa di cura «Poliambu¬lanza» di Brescia, delle Suore Ancelle, con l’aiuto di Suor Giovanna, e poi a Bergamo, presso il cugino Car¬lo Buizza.&lt;br /&gt;
     L’insicurezza di tale rifugio lo costringe a trasferirsj a Quinzanello presso il Cav. Costanzo Dordoni, l’amico del cuore, dove trova Agostino Dordoni, Vittorio Zam¬boni, Ugo Pozzi, Ludovico Montini e altri.&lt;br /&gt;
     I repubblichini emettono mandato di cattura a sua no¬me e la famiglia viene in più circostanze piantonata a Sarezzo; l’unico contatto avviene attraverso Ruggero Leati e Aurelio Colombo, essendo stato arrestato an¬che Don Pozzi.&lt;br /&gt;
Aprile 1945  	All’indomani della Liberazione, viene nominato Segre¬tario provinciale della Democrazia Cristiana di Brescia. Dopo il referendum istituzionale e le elezioni per la 1a legislatura lascia l’attività politica a Brescia per ripren-dere il lavoro a Milano ove tuttavia collabora, fino al 1953, alle attività della Democrazia Cristiana in sede regionale. Mantiene sempre vivo il contatto con i par¬lamentari bresciani, in modo particolare con il sen. Lo-dovico Montini, il sen. Fabiano De Zan, l’on. Mario Pedini e l’on. Egidio Chiarini.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Settembre 1949	Si trasferisce definitivamente con la famiglia a Milano dove, oltre al lavoro presso la Telemeccanica, prosegue il suo impegno in molteplici attività e associazioni, sia nel mondo cattolico che nella sfera sociale e politica.&lt;br /&gt;
     Collabora quale Presidente della Giunta Parrocchiale e della Azione Cattolica (1950-1975) nella Parrocchia di S. Protaso, prima con don Anselmo Turconi, e poi con don Antonio Bossi. In  aprile 1953   viene nominato consigliere della Banca S. Paolo di Brescia e rimane in carica fino al maggio 1983.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 Su sua proposta e interessamento la Telemeccanica E¬lettrica decide di costruire un nuovo stabilimento in terra bresciana e precisamente nel Comune di Rovato, ove verrà inaugurato il  5 ottobre 1957 da Mons. Ze-nucchini.&lt;br /&gt;
 Nel gennaio 1968 lascia la Telemeccanica Elettrica ed è nominato Presidente della Soc. Terme &amp;amp; Boario,  &lt;br /&gt;
Dal 1971 al 1985 prosegue la sua attività professionale come consigliere di amministrazione e sindaco di diverse società, tra cui la Terme e Grandi Alberghi Sirmione S.p.A.&lt;br /&gt;
Gli ultimi anni , segnati dalla malattia e dalla sofferenza, accrescono l’intensità della ricerca interiore, spirituale, nell consapevole abbandono alla volontà del Signore.&lt;br /&gt;
Davide Cancarini muore ad Edolo in Vallecamonica, il 14 luglio 1985 a seguito di una caduta.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta di Mons. Lorenzo Pavanelli, assistente della Federazione Leone XIII di Brescia, ebbe la «Croce di benemerenza della Chiesa Bresciana», per venti anni di insegnamento catechistico ai ragazzi e ai giovani di Carcina.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta di Mons. Giuseppe Almici, assistente degli Uomini Cattolici Bresciani e deIl’Avv. Lodovico Montini, che ne era presidente, fu nominato «Cavaliere di San Silvestro Papa» essendo Vescovo di Brescia Mons. Giacinto Tredici.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta dell’Arcivescovo di Milano Mons. Giovan Battista Montini, del senatore Lodovico Montini e di Mons. Giuseppe Almici, fu nominato «Commendatore di San Silvestro Papa» (24 ottobre 1957).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Su proposta degli onorevoli Montini, Roselli e Pedini, del senatore Albino Donati e di altri parlamentari bresciani fu nominato «Cavaliere Ufficiale della Repubblica».&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>PRIMO TRIVELLA</name></author>	</entry>

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