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		<title>Enciclopedia Bresciana - Contributi utente [it]</title>
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		<subtitle>Contributi utente</subtitle>
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		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=Teresa_lucchini&amp;diff=105689</id>
		<title>Teresa lucchini</title>
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				<updated>2025-10-27T19:59:42Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Archivio AdC: Teresa Lucchini - Madre Vittoria&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Teresa Lucchini – Madre Vittoria&lt;br /&gt;
a)	Cenni Biografici&lt;br /&gt;
Teresa Lucchini nasce a Casto, in Val Sabbia il 21 febbraio 1890 da Giacinto e Margherita Giudici. Fa il suo ingresso nella nostra Famiglia religiosa il 7 giugno 1913, la Vestizione il 2 aprile 1914, la Prima Professione il 26 aprile 1917 – assumendo il nome di suor Vittoria della Divina Volontà – indi la Professione Perpetua il 21 novembre 1928.&lt;br /&gt;
Assistente all’Infanzia, viene destinata dapprima all’Istituto “Vittoria Razzetti” in Brescia, poi all’Asilo di Gratacasolo, indi di nuovo al “Razzetti”, poi all’Asilo di Albiate e il 27 settembre 1937 arriva come Superiora all’Ospedale di Bozzolo, dove rimane fino al 1971, quando – per motivi di salute – viene temporaneamente trasferita presso l’Infermeria della Casa Provincializia di Mantova, quindi tra le Sorelle Oranti di Cavalcaselle e qui muore il 1° gennaio 1982 alle ore 13.30.&lt;br /&gt;
b)	A Bozzolo &lt;br /&gt;
Nel settembre del 1939 scoppia la guerra, il 10 giugno 1940 Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania di Hitler. Il 25 luglio 1943 avviene la capitolazione del Fascismo, l’8 settembre il Gen. Badoglio firma l’armistizio con gli Alleati, il 23 settembre Mussolini proclama la nascita della Repubblica Sociale Italiana (più conosciuta come Repubblica di Salò). &lt;br /&gt;
Madre Giuseppina Pezzoli, allora Superiora Generale, il 2 settembre 1943 comunica con una lettera al Presidente dell’Ospedale e al Medico Direttore il trasferimento di Madre Vittoria, non può immaginare quanto sta per avvenire, né in Italia, né a Bozzolo. &lt;br /&gt;
Immediata è la reazione. Il Presidente, Cav. Giuseppe Dragoni, il 6 settembre scrive alla M. Generale: &lt;br /&gt;
con riferimento al colloquio telefonico odierno mi permetto di insistere perché alla nostra Madre Superiora venga concesso di rimanere a svolgere la propria missione presso questo Ospedale. &lt;br /&gt;
Il momento, per dei mutamenti, è il meno adatto, ed io penso che, senza voler per questo subordinare le regole della Casa a considerazioni strareligiose, una deroga ai principi basilari onde è fondato l’Ordine, sia quanto mai opportuna. &lt;br /&gt;
Viviamo in momenti drammatici. Gli Uffici, gli ospedali hanno, chi più chi meno il personale richiamato alle armi per difendere la Patria. Tutto ciò sconvolge i servizi i quali vanno a gravare sulle spalle di quelli che rimangono. &lt;br /&gt;
La sostituzione di questi ultimi finisce per compromettere l’esistenza e la funzionalità dei medesimi.&lt;br /&gt;
Il caso particolare di Bozzolo vieta in modo assoluto la sostituzione della Madre. &lt;br /&gt;
È lei, meglio di tutti, che conosce i bisogni dell’Ospedale. È lei che ne regola la vita quotidiana; è lei che regola l’andamento dei servizi, che dispone per le provviste, che detiene la registrazione degli ammalati che entrano e che escono. &lt;br /&gt;
Per ciò io prego V.S. Rev/ma affinché sia conservato a questo ospedale, almeno per tutto il periodo anormale dipendente dallo stato di guerra, la M.R. Madre Superiora in servizio soprassedendo così a tutte le decisioni che all’uopo fossero già state prese. &lt;br /&gt;
Conto oltre anche sulla Vostra ben nota generosità di animo e di cuore anche sul Vostro patriottismo che, come i fatti dimostrano, ha un posto non indifferente nel Vostro cuore di cristiana e di italiana. &lt;br /&gt;
Coi più devoti ossequi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stesso giorno scrive alla M. Generale anche il Parroco, il Servo di Dio Don Primo Mazzolari: &lt;br /&gt;
Rev.ma Madre Generale&lt;br /&gt;
non per desiderio di interferire in una Vostra disposizione, ma per dirVi una situazione difficile che verrebbe aggravata dal trasloco di Madre Vittoria.&lt;br /&gt;
	Corre voce da giorni, in seguito ai recenti avvenimenti, si avrà il cambio di Presidenza e di Segreteria del nostro Ospedale. Se proprio adesso viene traslocata anche la Madre, siamo completamente a terra.&lt;br /&gt;
	Non aggiungo nulla sulla stima e bontà della Madre medesima. &lt;br /&gt;
	Mi affido alla Vostra illuminata carità.&lt;br /&gt;
	Con profonda venerazione. &lt;br /&gt;
									Obll.mo &lt;br /&gt;
							            sac. Primo Mazzolari&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono i giorni immediatamente precedenti l’8 settembre: la guerra entra nella fase più cruenta. M. Pezzoli rivede la decisione e lo comunica al Direttore dell’Ospedale che con lettera dell’8 ottobre risponde: &lt;br /&gt;
	Ringrazio V.S. Rev. per la cortese comunicazione. &lt;br /&gt;
	Non ho parole per esprimerVi la mia gratitudine per l’adesione pronta e spontanea alla richiesta di questa Presidenza. &lt;br /&gt;
	La Rev. Madre Vittoria Lucchini che tanto apprezziamo e che è una delle colonne dell’Ospedale potrà così mercè Vostra continuare in silenzio e fedeltà il suo lavoro per il bene di questo Ente. &lt;br /&gt;
	Di ciò ve ne rendo grazie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Madre Giuseppina non può immaginare quanto stia accadendo là, tra le campagne mantovane: quel piccolo centro collocato sull’asse Cremona – Mantova e sede di un’antichissima comunità ebraica che affonda le sue radici nel ‘500, è diventato il paese dove vengono raccolti gli Ebrei provenienti dai territori limitrofi: Rivarolo, Sabbioneta, Pomponesco, Viadana. Una volta raccolti a Bozzolo i prigionieri – Ebrei, perseguitati politici o soldati disertori – vengono trasferiti a Mantova  e da lì proseguono su camion o carri merci per Verona, il Brennero, quindi i campi di concentramento in Austria e Germania. &lt;br /&gt;
Nei disegni della Provvidenza avviene che proprio lì si incontrino il Parroco, don Primo Mazzolari, il Podestà, Giovanni Rosa, e dal mese di novembre anche il Maresciallo dei Carabinieri, Antonio Sartori, oltre a una rete di famiglie che – nel silenzio delle campagne – nascondono e aiutano a fuggire gli Ebrei, tra questi le famiglie Benycar e Tänzer . Il 30 novembre 1943 viene diramato dal Ministro dell’Interno Buffarini-Guidi  l’ordine di polizia n. 5 in forza del quale tutti gli ebrei residenti sul territorio nazionale dovevano essere reclusi in campi di concentramento. Il Podestà Rosa  si mette in malattia per tre giorni, per dare tempo agli Ebrei presenti nel territorio di Bozzolo – con la complicità del Parroco e del Maresciallo dei Carabinieri – di scappare o di nascondersi. &lt;br /&gt;
La fantasia della carità in questi frangenti non conosce limiti. Don Primo salva dai tedeschi alcuni ebrei favorendo la possibilità di falsificare i loro documenti o facendoli ricoverare in ospedale. Un esempio è la signora Allegra Segrè, che viene accolta in ospedale sebbene non ammalata. Per la copertura di tali operazioni Mazzolari si serve della preziosa collaborazione del signor Dragoni, presidente dell’ospedale, del medico dottor Magnani, di marescialli dei carabinieri Canzi e Sartori, delle suore e del segretario comunale Antonio Arnoldi .&lt;br /&gt;
Come abbiamo letto poco sopra, nella lettera del Presidente Dragoni a M. Pezzoli, è M. Vittoria a tenere la registrazione degli ammalati che entravano e uscivano dall’ospedale, quindi una figura chiave all’interno di questa organizzazione di salvataggio di vite umane. Madre Vittoria sa tutto, tace, aiuta, diviene mano della Provvidenza divina per questi infelici. &lt;br /&gt;
Purtroppo non mancano i controlli, i nemici e i traditori. Don Primo viene sorvegliato dai nazisti, poi arrestato, liberato e costretto alla clandestinità fino al 25 aprile 1945 ; il Maresciallo Sartori  viene arrestato dai tedeschi il 5 agosto 1944, trasferito nel carcere di Verona e poi deportato nel campo di concentramento di Warnemunde, nei pressi di Rostock, sul mar Baltico. Viene liberato il 30 aprile 1945.&lt;br /&gt;
Dai dati conservati in Casa Madre sappiamo che non solo M. Vittoria è rimasta a Bozzolo fino al termine della guerra, ma molto di più: fino al 1971.&lt;br /&gt;
c)	Personalità e profilo spirituale&lt;br /&gt;
Dalle lettere del Direttore dell’Ospedale e del Parroco, emergono alcuni tratti salienti di M. Vittoria: donna concreta, silenziosa, fedele nel servizio, una donna buona, punto di riferimento tanto da essere definita “una delle colonne dell’ospedale”.&lt;br /&gt;
In comunità: Madre Vittoria fu destinata dall’obbedienza alla nostra comunità di Bozzolo nel 1937, dove rimase, solerte guida, per ben trentatré anni. Varcò la soglia dell’Ospedale con trepidazione, poiché fin allora aveva svolto il suo apostolato tra i piccoli e la gioventù, che tanto amava. Si inserì nel nuovo campo con prudenza e in breve tempo si guadagnò la stima di tutti. &lt;br /&gt;
Le sue prime attenzioni furono per la Comunità, che allora contava quattordici membri. Era forte e materna, ci voleva religiose tutte di un pezzo, come le prime Ancelle. Nello spirito di sacrificio e nelle virtù proprie della vita religiosa era sempre la prima, in modo che la Comunità camminava condotta dal suo esempio.&lt;br /&gt;
Nel suo fervore avrebbe voluto portare tutti al Signore. Era ligia nell’osservanza della Regola e ci insegnava a tener conto anche dei desideri dei Superiori.&lt;br /&gt;
Amava di preferenza i poveri; molti di essi le venivano segnalati dal Parroco, Don Primo Mazzolari, il quale si raccomandava alle sue preghiere, perché lo seguisse nella sua missione apostolica, specialmente nei momenti bui. Ai degenti in ospedale portava ogni giorno la sua parola di conforto; quando fu colpita da cecità, si faceva accompagnare dai più gravi e si mostrava contenta quando riusciva a consegnare un’anima a Dio. Spesso, al microfono della chiesa, faceva giungere la sua parola in tutti i reparti, esortando gli ammalati ad avere fiducia nella bontà del Signore. &lt;br /&gt;
Quanta preghiera e quale abbandono al volere divino! Madre Vittoria seppe accettare e aderire con serenità a quanto il Signore le andava chiedendo. Quando qualche Sorella si lamentava perché, in cambio del bene compiuto, la Madre aveva soltanto croci e sofferenze, ella, con tono severo diceva: «Non sono della divina Volontà? Devo accettare tutto dalle sue mani» . Sopportò la croce della cecità per vent’anni.&lt;br /&gt;
Alla morte del Parroco, M. Pezzoli le scrive: so che l’aiuto che il defunto Rev.mo Sig. Parroco vi dava e puoi immaginare come comprendo e condivido il vostro dolore. Già dal giornale avevo appreso la triste notizia e mi ero unita a voi nella preghiera di suffragio; ora lo ricorderò ancora nella S. Messa e nella Comunione implorandoGli l’eterna pace in cambio del bene che ha sempre voluto alle Ancelle. Dal Cielo Egli continui a proteggere le nostre Opere e ci ottenga buone e numerose vocazioni di codesta Parrocchia. Non mi dilungo: avrò presto la gioia di rivederti per i Ss. Esercizi e potremo a voce parlare di codesta Comunità e dei suoi bisogni spirituali. A te e Sorelle la mia benedizione .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tema di vocazioni, ecco una testimonianza: Prima di entrare nell’Istituto delle Ancelle della Carità ebbi la fortuna di prestare il mio servizio all’Ospedale di Bozzolo, sotto la guida illuminata della buona Madre Vittoria. Con noi ragazze era materna e forte, sapeva leggere nei nostri cuori e ci aiutava con tatto e discrezione a superare le difficoltà che ogni giovane incontra, specie quando decide di donarsi totalmente al Signore. &lt;br /&gt;
Il giorno che mi accompagnò in Casa provincializia a Mantova, mentre affidava me e la mia compagna alla Rev. Madre Provinciale ci disse: “So che la vocazione l’avete… però, se non vi sentite di vivere da vere Ancelle, vi dico di ritornare indietro con me… La vita dell’Ancella è bella se vissuta con amore e dedizione continua”. Dopo il primo passo si è sempre interessata di noi e ci ha seguite con la preghiera. &lt;br /&gt;
L’ultima volta che la vidi a Cavalcaselle, manifestò tutta la sua gioia; mi invitò ad approfondire e ad assimilare sempre più le Costituzioni e a donarmi al Signore senza riserva: “Solo in questo modo – mi disse – si trova conforto e consolazione nei momenti bui”. &lt;br /&gt;
Ringrazio il Signore di avermi dato per prima guida e sostegno Madre Vittoria, vera donna di Dio, esempio di bontà per quanti l’hanno avvicinata .&lt;br /&gt;
La sintesi della sua vita: Superiora esemplare per spirito di preghiera e di sacrificio, per carità e prudenza. La croce della cecità completa, sopportata nel silenzio, mise in evidenza la sua virtù e il suo abbandono al divino volere .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
d)	Conclusione&lt;br /&gt;
La splendida figura di Madre Vittoria meriterebbe molto più spazio di queste poche pagine, lei – che è stata una luce di speranza tra le tenebre della guerra – aiuto, sostegno, rifugio per quanti ne hanno avuto bisogno, attraverso la preghiera, l’ascolto, l’accoglienza, il servizio silenzioso e discreto. &lt;br /&gt;
Donna fedele alla Volontà di Dio, innamorata dell’Istituto in cui ha donato la sua vita, è stata – a sua insaputa – l’incarnazione di quanto il Papa ci raccomanda a conclusione della Spes non confundit: Lasciamoci fin d’ora attrarre dalla speranza e permettiamo che attraverso di noi diventi contagiosa per quanti la desiderano. Possa la nostra vita dire loro: «Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore» (Sal 27,14). Possa la forza della speranza riempire il nostro presente, nell’attesa fiduciosa del ritorno del Signore Gesù Cristo, al quale va la lode e la gloria ora e per i secoli futuri.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Archivio AdC</name></author>	</entry>

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		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=Utente:Archivio_AdC&amp;diff=105688</id>
		<title>Utente:Archivio AdC</title>
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		<summary type="html">&lt;p&gt;Archivio AdC: Teresa Lucchini - Madre Vittoria&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;a)	Cenni Biografici&lt;br /&gt;
Teresa Lucchini nasce a Casto, in Val Sabbia il 21 febbraio 1890 da Giacinto e Margherita Giudici. Fa il suo ingresso nella nostra Famiglia religiosa il 7 giugno 1913, la Vestizione il 2 aprile 1914, la Prima Professione il 26 aprile 1917 – assumendo il nome di suor Vittoria della Divina Volontà – indi la Professione Perpetua il 21 novembre 1928.&lt;br /&gt;
Assistente all’Infanzia, viene destinata dapprima all’Istituto “Vittoria Razzetti” in Brescia, poi all’Asilo di Gratacasolo, indi di nuovo al “Razzetti”, poi all’Asilo di Albiate e il 27 settembre 1937 arriva come Superiora all’Ospedale di Bozzolo, dove rimane fino al 1971, quando – per motivi di salute – viene temporaneamente trasferita presso l’Infermeria della Casa Provincializia di Mantova, quindi tra le Sorelle Oranti di Cavalcaselle e qui muore il 1° gennaio 1982 alle ore 13.30.&lt;br /&gt;
b)	A Bozzolo &lt;br /&gt;
Nel settembre del 1939 scoppia la guerra, il 10 giugno 1940 Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania di Hitler. Il 25 luglio 1943 avviene la capitolazione del Fascismo, l’8 settembre il Gen. Badoglio firma l’armistizio con gli Alleati, il 23 settembre Mussolini proclama la nascita della Repubblica Sociale Italiana (più conosciuta come Repubblica di Salò). &lt;br /&gt;
Madre Giuseppina Pezzoli, allora Superiora Generale, il 2 settembre 1943 comunica con una lettera al Presidente dell’Ospedale e al Medico Direttore il trasferimento di Madre Vittoria, non può immaginare quanto sta per avvenire, né in Italia, né a Bozzolo. &lt;br /&gt;
Immediata è la reazione. Il Presidente, Cav. Giuseppe Dragoni, il 6 settembre scrive alla M. Generale: &lt;br /&gt;
con riferimento al colloquio telefonico odierno mi permetto di insistere perché alla nostra Madre Superiora venga concesso di rimanere a svolgere la propria missione presso questo Ospedale. &lt;br /&gt;
Il momento, per dei mutamenti, è il meno adatto, ed io penso che, senza voler per questo subordinare le regole della Casa a considerazioni strareligiose, una deroga ai principi basilari onde è fondato l’Ordine, sia quanto mai opportuna. &lt;br /&gt;
Viviamo in momenti drammatici. Gli Uffici, gli ospedali hanno, chi più chi meno il personale richiamato alle armi per difendere la Patria. Tutto ciò sconvolge i servizi i quali vanno a gravare sulle spalle di quelli che rimangono. &lt;br /&gt;
La sostituzione di questi ultimi finisce per compromettere l’esistenza e la funzionalità dei medesimi.&lt;br /&gt;
Il caso particolare di Bozzolo vieta in modo assoluto la sostituzione della Madre. &lt;br /&gt;
È lei, meglio di tutti, che conosce i bisogni dell’Ospedale. È lei che ne regola la vita quotidiana; è lei che regola l’andamento dei servizi, che dispone per le provviste, che detiene la registrazione degli ammalati che entrano e che escono. &lt;br /&gt;
Per ciò io prego V.S. Rev/ma affinché sia conservato a questo ospedale, almeno per tutto il periodo anormale dipendente dallo stato di guerra, la M.R. Madre Superiora in servizio soprassedendo così a tutte le decisioni che all’uopo fossero già state prese. &lt;br /&gt;
Conto oltre anche sulla Vostra ben nota generosità di animo e di cuore anche sul Vostro patriottismo che, come i fatti dimostrano, ha un posto non indifferente nel Vostro cuore di cristiana e di italiana. &lt;br /&gt;
Coi più devoti ossequi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lo stesso giorno scrive alla M. Generale anche il Parroco, il Servo di Dio Don Primo Mazzolari: &lt;br /&gt;
Rev.ma Madre Generale&lt;br /&gt;
non per desiderio di interferire in una Vostra disposizione, ma per dirVi una situazione difficile che verrebbe aggravata dal trasloco di Madre Vittoria.&lt;br /&gt;
	Corre voce da giorni, in seguito ai recenti avvenimenti, si avrà il cambio di Presidenza e di Segreteria del nostro Ospedale. Se proprio adesso viene traslocata anche la Madre, siamo completamente a terra.&lt;br /&gt;
	Non aggiungo nulla sulla stima e bontà della Madre medesima. &lt;br /&gt;
	Mi affido alla Vostra illuminata carità.&lt;br /&gt;
	Con profonda venerazione. &lt;br /&gt;
									Obll.mo &lt;br /&gt;
							            sac. Primo Mazzolari&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sono i giorni immediatamente precedenti l’8 settembre: la guerra entra nella fase più cruenta. M. Pezzoli rivede la decisione e lo comunica al Direttore dell’Ospedale che con lettera dell’8 ottobre risponde: &lt;br /&gt;
	Ringrazio V.S. Rev. per la cortese comunicazione. &lt;br /&gt;
	Non ho parole per esprimerVi la mia gratitudine per l’adesione pronta e spontanea alla richiesta di questa Presidenza. &lt;br /&gt;
	La Rev. Madre Vittoria Lucchini che tanto apprezziamo e che è una delle colonne dell’Ospedale potrà così mercè Vostra continuare in silenzio e fedeltà il suo lavoro per il bene di questo Ente. &lt;br /&gt;
	Di ciò ve ne rendo grazie. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Madre Giuseppina non può immaginare quanto stia accadendo là, tra le campagne mantovane: quel piccolo centro collocato sull’asse Cremona – Mantova e sede di un’antichissima comunità ebraica che affonda le sue radici nel ‘500, è diventato il paese dove vengono raccolti gli Ebrei provenienti dai territori limitrofi: Rivarolo, Sabbioneta, Pomponesco, Viadana. Una volta raccolti a Bozzolo i prigionieri – Ebrei, perseguitati politici o soldati disertori – vengono trasferiti a Mantova  e da lì proseguono su camion o carri merci per Verona, il Brennero, quindi i campi di concentramento in Austria e Germania. &lt;br /&gt;
Nei disegni della Provvidenza avviene che proprio lì si incontrino il Parroco, don Primo Mazzolari, il Podestà, Giovanni Rosa, e dal mese di novembre anche il Maresciallo dei Carabinieri, Antonio Sartori, oltre a una rete di famiglie che – nel silenzio delle campagne – nascondono e aiutano a fuggire gli Ebrei, tra questi le famiglie Benycar e Tänzer . Il 30 novembre 1943 viene diramato dal Ministro dell’Interno Buffarini-Guidi  l’ordine di polizia n. 5 in forza del quale tutti gli ebrei residenti sul territorio nazionale dovevano essere reclusi in campi di concentramento. Il Podestà Rosa  si mette in malattia per tre giorni, per dare tempo agli Ebrei presenti nel territorio di Bozzolo – con la complicità del Parroco e del Maresciallo dei Carabinieri – di scappare o di nascondersi. &lt;br /&gt;
La fantasia della carità in questi frangenti non conosce limiti. Don Primo salva dai tedeschi alcuni ebrei favorendo la possibilità di falsificare i loro documenti o facendoli ricoverare in ospedale. Un esempio è la signora Allegra Segrè, che viene accolta in ospedale sebbene non ammalata. Per la copertura di tali operazioni Mazzolari si serve della preziosa collaborazione del signor Dragoni, presidente dell’ospedale, del medico dottor Magnani, di marescialli dei carabinieri Canzi e Sartori, delle suore e del segretario comunale Antonio Arnoldi .&lt;br /&gt;
Come abbiamo letto poco sopra, nella lettera del Presidente Dragoni a M. Pezzoli, è M. Vittoria a tenere la registrazione degli ammalati che entravano e uscivano dall’ospedale, quindi una figura chiave all’interno di questa organizzazione di salvataggio di vite umane. Madre Vittoria sa tutto, tace, aiuta, diviene mano della Provvidenza divina per questi infelici. &lt;br /&gt;
Purtroppo non mancano i controlli, i nemici e i traditori. Don Primo viene sorvegliato dai nazisti, poi arrestato, liberato e costretto alla clandestinità fino al 25 aprile 1945 ; il Maresciallo Sartori  viene arrestato dai tedeschi il 5 agosto 1944, trasferito nel carcere di Verona e poi deportato nel campo di concentramento di Warnemunde, nei pressi di Rostock, sul mar Baltico. Viene liberato il 30 aprile 1945.&lt;br /&gt;
Dai dati conservati in Casa Madre sappiamo che non solo M. Vittoria è rimasta a Bozzolo fino al termine della guerra, ma molto di più: fino al 1971.&lt;br /&gt;
c)	Personalità e profilo spirituale&lt;br /&gt;
Dalle lettere del Direttore dell’Ospedale e del Parroco, emergono alcuni tratti salienti di M. Vittoria: donna concreta, silenziosa, fedele nel servizio, una donna buona, punto di riferimento tanto da essere definita “una delle colonne dell’ospedale”.&lt;br /&gt;
In comunità: Madre Vittoria fu destinata dall’obbedienza alla nostra comunità di Bozzolo nel 1937, dove rimase, solerte guida, per ben trentatré anni. Varcò la soglia dell’Ospedale con trepidazione, poiché fin allora aveva svolto il suo apostolato tra i piccoli e la gioventù, che tanto amava. Si inserì nel nuovo campo con prudenza e in breve tempo si guadagnò la stima di tutti. &lt;br /&gt;
Le sue prime attenzioni furono per la Comunità, che allora contava quattordici membri. Era forte e materna, ci voleva religiose tutte di un pezzo, come le prime Ancelle. Nello spirito di sacrificio e nelle virtù proprie della vita religiosa era sempre la prima, in modo che la Comunità camminava condotta dal suo esempio.&lt;br /&gt;
Nel suo fervore avrebbe voluto portare tutti al Signore. Era ligia nell’osservanza della Regola e ci insegnava a tener conto anche dei desideri dei Superiori.&lt;br /&gt;
Amava di preferenza i poveri; molti di essi le venivano segnalati dal Parroco, Don Primo Mazzolari, il quale si raccomandava alle sue preghiere, perché lo seguisse nella sua missione apostolica, specialmente nei momenti bui. Ai degenti in ospedale portava ogni giorno la sua parola di conforto; quando fu colpita da cecità, si faceva accompagnare dai più gravi e si mostrava contenta quando riusciva a consegnare un’anima a Dio. Spesso, al microfono della chiesa, faceva giungere la sua parola in tutti i reparti, esortando gli ammalati ad avere fiducia nella bontà del Signore. &lt;br /&gt;
Quanta preghiera e quale abbandono al volere divino! Madre Vittoria seppe accettare e aderire con serenità a quanto il Signore le andava chiedendo. Quando qualche Sorella si lamentava perché, in cambio del bene compiuto, la Madre aveva soltanto croci e sofferenze, ella, con tono severo diceva: «Non sono della divina Volontà? Devo accettare tutto dalle sue mani» . Sopportò la croce della cecità per vent’anni.&lt;br /&gt;
Alla morte del Parroco, M. Pezzoli le scrive: so che l’aiuto che il defunto Rev.mo Sig. Parroco vi dava e puoi immaginare come comprendo e condivido il vostro dolore. Già dal giornale avevo appreso la triste notizia e mi ero unita a voi nella preghiera di suffragio; ora lo ricorderò ancora nella S. Messa e nella Comunione implorandoGli l’eterna pace in cambio del bene che ha sempre voluto alle Ancelle. Dal Cielo Egli continui a proteggere le nostre Opere e ci ottenga buone e numerose vocazioni di codesta Parrocchia. Non mi dilungo: avrò presto la gioia di rivederti per i Ss. Esercizi e potremo a voce parlare di codesta Comunità e dei suoi bisogni spirituali. A te e Sorelle la mia benedizione .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
In tema di vocazioni, ecco una testimonianza: Prima di entrare nell’Istituto delle Ancelle della Carità ebbi la fortuna di prestare il mio servizio all’Ospedale di Bozzolo, sotto la guida illuminata della buona Madre Vittoria. Con noi ragazze era materna e forte, sapeva leggere nei nostri cuori e ci aiutava con tatto e discrezione a superare le difficoltà che ogni giovane incontra, specie quando decide di donarsi totalmente al Signore. &lt;br /&gt;
Il giorno che mi accompagnò in Casa provincializia a Mantova, mentre affidava me e la mia compagna alla Rev. Madre Provinciale ci disse: “So che la vocazione l’avete… però, se non vi sentite di vivere da vere Ancelle, vi dico di ritornare indietro con me… La vita dell’Ancella è bella se vissuta con amore e dedizione continua”. Dopo il primo passo si è sempre interessata di noi e ci ha seguite con la preghiera. &lt;br /&gt;
L’ultima volta che la vidi a Cavalcaselle, manifestò tutta la sua gioia; mi invitò ad approfondire e ad assimilare sempre più le Costituzioni e a donarmi al Signore senza riserva: “Solo in questo modo – mi disse – si trova conforto e consolazione nei momenti bui”. &lt;br /&gt;
Ringrazio il Signore di avermi dato per prima guida e sostegno Madre Vittoria, vera donna di Dio, esempio di bontà per quanti l’hanno avvicinata .&lt;br /&gt;
La sintesi della sua vita: Superiora esemplare per spirito di preghiera e di sacrificio, per carità e prudenza. La croce della cecità completa, sopportata nel silenzio, mise in evidenza la sua virtù e il suo abbandono al divino volere .&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
d)	Conclusione&lt;br /&gt;
La splendida figura di Madre Vittoria meriterebbe molto più spazio di queste poche pagine, lei – che è stata una luce di speranza tra le tenebre della guerra – aiuto, sostegno, rifugio per quanti ne hanno avuto bisogno, attraverso la preghiera, l’ascolto, l’accoglienza, il servizio silenzioso e discreto. &lt;br /&gt;
Donna fedele alla Volontà di Dio, innamorata dell’Istituto in cui ha donato la sua vita, è stata – a sua insaputa – l’incarnazione di quanto il Papa ci raccomanda a conclusione della Spes non confundit: Lasciamoci fin d’ora attrarre dalla speranza e permettiamo che attraverso di noi diventi contagiosa per quanti la desiderano. Possa la nostra vita dire loro: «Spera nel Signore, sii forte, si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore» (Sal 27,14). Possa la forza della speranza riempire il nostro presente, nell’attesa fiduciosa del ritorno del Signore Gesù Cristo, al quale va la lode e la gloria ora e per i secoli futuri.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Archivio AdC</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=Teresa_camplani&amp;diff=105687</id>
		<title>Teresa camplani</title>
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				<updated>2025-10-26T14:13:03Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Archivio AdC: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Nasce a Brescia il 16 settembre 1806 da Giulio Pietro Vincenzo detto “Germano” e Margherita Sassella in Contrada del Palazzo Vecchio, corrispondente alla zona dell’attuale via Dante, parrocchia di S. Agata dove viene battezzata il giorno stesso giorno dal Rev. Don Marco Tirandi. &lt;br /&gt;
E’ la terza dei cinque figli di Germano avuti dalla prima moglie, morta a soli 28 anni il 21 marzo 1811, un mese dopo aver dato alla luce l’ultimo dei suoi 5 bambini; ne seguiranno altri cinque dalla seconda: Teresa Zamboni. Il padre è un benestante commerciante di tessuti. &lt;br /&gt;
Tra il 1820 e il 1824 è allieva al Monastero della Visitazione di Salò. &lt;br /&gt;
Il 20 maggio 1840 entra nella Pia Unione delle Ancelle della Carità, fondata da Paola Di Rosa.&lt;br /&gt;
Il 30 agosto 1841, insieme alle prime 22 compagne, è accompagnata dalla stessa Di Rosa e da Mons. Pinzoni a Cremona, per fondare la prima casa filiale dell’Istituto e dove rimane come superiora locale per 12 anni.&lt;br /&gt;
Il 21 giugno 1852 è nel primo gruppo di Ancelle della Carità ad emettere i Voti religiosi con il nome di suor Teresa Saveria. &lt;br /&gt;
Alla fine di novembre del 1853 viene inviata a Dubrovnik per la fondazione della prima casa in quella città, poi all’inizio del 1855 a Salò. &lt;br /&gt;
Il 15 dicembre 1855 muore la Fondatrice, suor Maria Crocifissa Di Rosa. Al Capitolo generale che si tiene nel febbraio 1856 viene eletta come prima Superiora Generale suor Paola Luigia Tedeschi e nominata Vicaria Generale suor Teresa Saveria Camplani. &lt;br /&gt;
Dal 1859 fino alla sua morte, avvenuta il 18 novembre 1868 è superiora locale presso la comunità dell’ospedale “S. Orsola” di Mantova. &lt;br /&gt;
“Figlia dilettissima” della Fondatrice, le è fedele compagna, dotata di coraggio, capacità organizzative, passione e dedizione alla missione dell’Ancella sia tra i malati, sia in favore dell’educazione delle giovani e dell’apostolato parrocchiale. Non si risparmia di fronte ai sacrifici che le tre Guerre di Indipendenza e le leggi di soppressione del 1866/67 impongono, anzi si mantiene fedele con coraggio e dedizione, diventando esempio di virtù cristiane e di attaccamento alla Congregazione anche per le giovani che la accostano. &lt;br /&gt;
Morta per apoplessia, viene tumulata nel cimitero di Mantova il 20 novembre 1868.&lt;br /&gt;
Grazie a Teresa Camplani, che ha conservato le lettere della S. Fondatrice – anche quando questa le scriveva di bruciarle – possediamo 269 scritti della Santa, patrimonio inestimabile per la Chiesa e per ogni Ancella della Carità.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Archivio AdC</name></author>	</entry>

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		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=Teresa_camplani&amp;diff=105686</id>
		<title>Teresa camplani</title>
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				<updated>2025-10-26T14:11:02Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Archivio AdC: Teresa Camplani&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Teresa Camplani&lt;br /&gt;
Nasce a Brescia il 16 settembre 1806 da Giulio Pietro Vincenzo detto “Germano” e Margherita Sassella in Contrada del Palazzo Vecchio, corrispondente alla zona dell’attuale via Dante, parrocchia di S. Agata dove viene battezzata il giorno stesso giorno dal Rev. Don Marco Tirandi. &lt;br /&gt;
E’ la terza dei cinque figli di Germano avuti dalla prima moglie, morta a soli 28 anni il 21 marzo 1811, un mese dopo aver dato alla luce l’ultimo dei suoi 5 bambini; ne seguiranno altri cinque dalla seconda: Teresa Zamboni. Il padre è un benestante commerciante di tessuti. &lt;br /&gt;
Tra il 1820 e il 1824 è allieva al Monastero della Visitazione di Salò. &lt;br /&gt;
Il 20 maggio 1840 entra nella Pia Unione delle Ancelle della Carità, fondata da Paola Di Rosa.&lt;br /&gt;
Il 30 agosto 1841, insieme alle prime 22 compagne, è accompagnata dalla stessa Di Rosa e da Mons. Pinzoni a Cremona, per fondare la prima casa filiale dell’Istituto e dove rimane come superiora locale per 12 anni.&lt;br /&gt;
Il 21 giugno 1852 è nel primo gruppo di Ancelle della Carità ad emettere i Voti religiosi con il nome di suor Teresa Saveria. &lt;br /&gt;
Alla fine di novembre del 1853 viene inviata a Dubrovnik per la fondazione della prima casa in quella città, poi all’inizio del 1855 a Salò. &lt;br /&gt;
Il 15 dicembre 1855 muore la Fondatrice, suor Maria Crocifissa Di Rosa. Al Capitolo generale che si tiene nel febbraio 1856 viene eletta come prima Superiora Generale suor Paola Luigia Tedeschi e nominata Vicaria Generale suor Teresa Saveria Camplani. &lt;br /&gt;
Dal 1859 fino alla sua morte, avvenuta il 18 novembre 1868 è superiora locale presso la comunità dell’ospedale “S. Orsola” di Mantova. &lt;br /&gt;
“Figlia dilettissima” della Fondatrice, le è fedele compagna, dotata di coraggio, capacità organizzative, passione e dedizione alla missione dell’Ancella sia tra i malati, sia in favore dell’educazione delle giovani e dell’apostolato parrocchiale. Non si risparmia di fronte ai sacrifici che le tre Guerre di Indipendenza e le leggi di soppressione del 1866/67 impongono, anzi si mantiene fedele con coraggio e dedizione, diventando esempio di virtù cristiane e di attaccamento alla Congregazione anche per le giovani che la accostano. &lt;br /&gt;
Morta per apoplessia, viene tumulata nel cimitero di Mantova il 20 novembre 1868.&lt;br /&gt;
Grazie a Teresa Camplani, che ha conservato le lettere della S. Fondatrice – anche quando questa le scriveva di bruciarle – possediamo 269 scritti della Santa, patrimonio inestimabile per la Chiesa e per ogni Ancella della Carità.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Archivio AdC</name></author>	</entry>

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		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=File:Teresa_Camplani.jpg&amp;diff=105685</id>
		<title>File:Teresa Camplani.jpg</title>
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				<updated>2025-10-26T09:23:07Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Archivio AdC: sintesi biografica Teresa Camplani&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;sintesi biografica Teresa Camplani&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Archivio AdC</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=OBULJEN_Maria_Agnese&amp;diff=105482</id>
		<title>OBULJEN Maria Agnese</title>
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				<updated>2024-11-05T12:56:56Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Archivio AdC: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''OBULJEN Maria Agnese'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Spalato, 21 dicembre 1881 - Roma, 6 ottobre 1935). Guidata da madre Salesia Affini, superiora dell'educandato delle Ancelle della Carità di Spalato, fu ancora giovanetta a Brescia alunna delle Scuole Normali e convittrice di S. Zita, dove fu compagna di Ester Pochetti (poi M. Teresa, V Superiora Generale delle Ancelle della Carità). Entrata nella Congregazione, prese il nome di Alfonsa. Piissima ed esemplare, fu attivissima nel sostenere l'Azione Cattolica. Educatrice per vocazione, fu superiora venerata per molti anni del convitto S. Zita.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_10]][[Categoria: Lettera_O]][[Categoria: Volume_10 - Pagina_312]][[Categoria: Volume_10 - Lettera_O]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Archivio AdC</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=POCHETTI_Teresa&amp;diff=105481</id>
		<title>POCHETTI Teresa</title>
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				<updated>2024-11-05T12:55:13Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Archivio AdC: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''POCHETTI Teresa'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Verolanuova, 7 aprile 1881 - Brescia, 8 luglio 1942). Di Angelo, maestro elementare e di Teresa Donadoni, levatrice. Sestogenita di dodici figli. Al secolo Ester. Educata nel convitto di S. Zita a Brescia, nel 1899 ottenne il diploma magistrale. Supplente a Verolanuova (dove ebbe tra i suoi primi scolari Primo Mazzolari, da poco trasferitosi lì con la famiglia) e altrove fu poi insegnante a Cignano, impegnandosi nell'Azione Cattolica. Fu molto appassionata della musica. Nell'ottobre 1907 entrò fra le Ancelle della Carità, emise i voti il 18 novembre 1911 e nell'ottobre 1913 venne nominata superiora a Cignano dove animò l'oratorio, la scuola di lavoro e l'apostolato femminile. Nel gennaio 1917 venne nominata maestra delle novizie nel primo Noviziato &amp;quot;canonico&amp;quot; collocato al &amp;quot;Ronco&amp;quot;. Il 17 dicembre 1930 il Capitolo la eleggeva Superiora Generale e dopo sei anni, il 9 dicembre 1936, la riconfermava, a voti unanimi, nella sua carica. Dedicò le sue prime cure a rafforzare la Congregazione in Jugoslavia e in Albania. Nei 12 anni del suo Generalato aprì 50 nuove case fra le quali quelle di Crema e di Lodi, fondò la Scuola professionale per infermiere Paola Di Rosa (1933), la Villa S. Maria di Barbarano (1933), la villa S. Cuore a Cavalcaselle (1934), l'ospedalino ricovero di Capriano (1935), ampliò con nuove ali la casa del Ronco compresa la chiesa, ristrutturò la Casa Madre, costruì la cappella del convitto S. Zita e la nuova chiesa di via del Cavalletto ricca di opere d'arte, riassettò la Poliambulanza, portò a termine la revisione delle Costituzioni (1937) e delle Istruzioni disciplinari (1939). Determinante fu la sua azione che portò alla beatificazione la fondatrice Maria Crocifissa di Rosa, curandone le solenni celebrazioni assieme a quelle del centenario dell'Istituto (1940). Le furono riconosciuti vivo ingegno, soda cultura, non comuni capacità pedagogiche, doti di amministratrice e abilità eminenti di organizzazione. Appassionata intenditrice d'arte e di musica, di cui diede ampie prove nell'aggiornamento di tutto il vasto complesso edilizio dell'Istituto, si adoperò nel perfezionamento di tutta la tecnica amministrativa, conquistando la stima di operatori sanitari e di amministratori pubblici. Morì a Brescia, in via Benacense - sede del Noviziato, l'8 luglio del 1942; alla sua morte Don Primo Mazzolari pubblicò, in suo onore, &amp;quot;Memorie di un vecchio scolaro&amp;quot;. &lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_13]][[Categoria: Lettera_P]][[Categoria: Volume_13 - Pagina_200]][[Categoria: Volume_13 - Lettera_P]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Archivio AdC</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=POCHETTI_Teresa&amp;diff=105480</id>
		<title>POCHETTI Teresa</title>
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				<updated>2024-11-05T12:53:44Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Archivio AdC: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''POCHETTI Teresa'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Verolanuova, 7 aprile 1881 - Brescia, 8 luglio 1942). Di Angelo, maestro elementare e di Teresa Donadoni, levatrice. Sestogenita di dodici figli. Al secolo Ester. Educata nel convitto di S. Zita a Brescia, nel 1899 ottenne il diploma magistrale. Supplente a Verolanuova (dove ebbe tra i suoi primi scolari Primo Mazzolari, da poco trasferitosi lì con la famiglia) e altrove fu poi insegnante a Cignano, impegnandosi nell'Azione Cattolica. Fu molto appassionata della musica. Nell'ottobre 1907 entrò fra le Ancelle della Carità, emise i voti il 18 novembre 1911 e nell'ottobre 1913 venne nominata superiora a Cignano dove animò l'oratorio, la scuola di lavoro e l'apostolato femminile. Nel gennaio 1917 venne nominata maestra delle novizie nel primo Noviziato &amp;quot;canonico&amp;quot; collocato al &amp;quot;Ronco&amp;quot;. Il 17 dicembre 1930 il Capitolo la eleggeva Superiora Generale e dopo sei anni, il 9 dicembre 1936, la riconfermava, a voti unanimi, nella sua carica. Dedicò le sue prime cure a rafforzare la Congregazione in Jugoslavia e in Albania. Nei 12 anni del suo Generalato aprì 50 nuove case fra le quali quelle di Crema e di Lodi, fondò la Scuola professionale per infermiere Paola Di Rosa (1933), la Villa S. Maria di Barbarano (1933), la villa S. Cuore a Cavalcaselle (1934), l'ospedalino ricovero di Capriano (1935), ampliò con nuove ali la casa del Ronco compresa la chiesa, ristrutturò la Casa Madre, costruì la cappella del convitto S. Zita e la nuova chiesa di via del Cavalletto ricca di opere d'arte, riassettò la Poliambulanza, portò a termine la revisione delle Costituzioni (1937) e delle Istruzioni disciplinari (1939). Determinante fu la sua azione che portò alla beatificazione la fondatrice Maria Crocifissa di Rosa, curandone le solenni celebrazioni assieme a quelle del centenario dell'Istituto (1940). Le furono riconosciuti vivo ingegno, soda cultura, non comuni capacità pedagogiche, doti di amministratrice e abilità eminenti di organizzazione. Appassionata intenditrice d'arte e di musica, di cui diede ampie prove nell'aggiornamento di tutto il vasto complesso edilizio dell'Istituto, si adoperò nel perfezionamento di tutta la tecnica amministrativa, conquistando la stima di operatori sanitari e di amministratori pubblici. Morì a Brescia, in via Benacense, l'8 luglio del 1942; alla sua morte Don Primo Mazzolari pubblicò, in suo onore, &amp;quot;Memorie di un vecchio scolaro&amp;quot;. &lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_13]][[Categoria: Lettera_P]][[Categoria: Volume_13 - Pagina_200]][[Categoria: Volume_13 - Lettera_P]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Archivio AdC</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=PASSI_Felice,_madre&amp;diff=105479</id>
		<title>PASSI Felice, madre</title>
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				<updated>2024-11-05T12:49:02Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Archivio AdC: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''PASSI Felice, madre'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
(Calcinate, Bergamo, novembre 1829 - Brescia, 30 aprile 1906). Al secolo Angela. Figlia del conte Fermo Passi e della contessa Elisabetta Zineroni. Intelligente, vivace, fin dall'età di 10 anni concepì il desiderio di farsi religiosa. Venne educata dal 1839 al 1842 nel Collegio delle Suore della Visitazione in Brescia e a 20 anni entrò nella Congregazione delle Ancelle della Carità accolta da S. Maria Crocifissa di Rosa. Vestì l'abito religioso il 18 giugno 1852, e pronunciò i voti per la professione religiosa, sotto il nome di Maria Felice, il 2 giugno 1853. Ancora novizia fu superiora nella casa prima di Montichiari, poi di Travagliato per poi ritornare a Brescia a reggere l'Istituto di Zitelle che resse con grande saggezza e amabilità fino al 1879. Nel 1859 le fu assegnata la medaglia d'onore per l'assistenza ai feriti di guerra. Dopo 14 anni, soppresso l'Istituto, passò a Cremona e nel 1881 venne eletta vicaria del Collegio di Crema, aperto a giovani delle famiglie agiate e civili. Nel 1893 passò vicaria alla Casa Madre e nel 1895, nel capitolo generale, fu chiamata a succedere come Superiora Generale a madre Paola Luigia Tedeschi. Pur colpita nel 1896 da grave malattia che la costrinse ad una crescente immobilità, resse per dieci anni assistita da madre Salesia Affini, che poi le sarebbe succeduta,  con mano ferma ma con grande zelo e bontà la Congregazione, aprendo 38 nuove case religiose.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_12]][[Categoria: Lettera_P]][[Categoria: Volume_12 - Pagina_192]][[Categoria: Volume_12 - Lettera_P]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Archivio AdC</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=TEDESCHI&amp;diff=105478</id>
		<title>TEDESCHI</title>
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				<updated>2024-11-05T12:45:06Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Archivio AdC: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''TEDESCHI'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il cognome Tedeschi, Todeschi, Todeschini e simili si trova già frequentemente in Brescia nel '400, assieme a quelli de Alemania (Alemani) e de Teutonicis e indicava soprattutto commercianti e impresari. &amp;quot;Roba todesca&amp;quot;, &amp;quot;mercancia todesca&amp;quot; servivano a denominare fustagni, tele gregge, aghi, occhiali, il cui commercio era esercitato da tedeschi emigrati in Italia. Erano inoltre presenti numerosi commercianti che importavano in Germania e al Nord in genere ferro delle miniere, armi delle fucine, carta prodotta a Toscolano o a Nave. Presenti anche in Brescia botteghe di librai ed anche, come a Collio, tipografi tedeschi. Molto diffusi i Tedeschi in Franciacorta e sulla riviera sebina. Ad Adro sono, con la vecchia denominazione Todesco o Todeschi, già elencati nell'estimo del 1641. Nel 1712 Bartolomeo Tedeschi qd. Orazio erigeva per sé e gli eredi un sepolcro nella chiesa parrocchiale di Adro. Il ceppo di Adro diede numerosissimi sacerdoti; fra gli ultimi sono particolarmente nominati don Girolamo Tedeschi (1793-1830) che in una lapide è detto &amp;quot;amante degli studi, ammirato per la cultura e per la morigeratezza dei costumi&amp;quot;; don Faustino Tedeschi (1824-1893) benemerito amministratore del comune e delle opere di assistenza. Di Adro fu suor Barbara Tedeschi, agostiniana del convento di S. Croce in Brescia (1762-1844). Ottavia Tedeschi (Sarnico 12/05/1821 - Brescia 22/07/1895), suor Paola Luigia, Ancella della Carità, segretaria della Fondatrice, le succede alla morte nel governo dell'Istituto; è la Prima Superiora Generale. Un Tedeschi Francesco compare negli elenchi della Massoneria a Brescia fino al 1821. L'agente comunale Cesare Tedeschi partecipò alle Dieci Giornate di Brescia. Sorpreso con le armi in mano fu dagli austriaci fucilato nel Castello di Brescia l'1 aprile 1849. Altre famiglie Tedeschi si distinsero a Salò, a Darfo (impresari edili), ecc. L. Tedeschi con G. Zelasco nell'agosto 1935 compiva salite al Corno Panina nel Sottogruppo del Baitone.&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_18]][[Categoria: Lettera_T]][[Categoria: Volume_18 - Pagina_350]][[Categoria: Volume_18 - Lettera_T]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Archivio AdC</name></author>	</entry>

	<entry>
		<id>https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=ANCELLE_della_Carit%C3%A0&amp;diff=105477</id>
		<title>ANCELLE della Carità</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="https://www.enciclopediabresciana.it/enciclopedia/index.php?title=ANCELLE_della_Carit%C3%A0&amp;diff=105477"/>
				<updated>2024-11-05T09:56:28Z</updated>
		
		<summary type="html">&lt;p&gt;Archivio AdC: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''ANCELLE della Carità'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Congregazione religiosa fondata nel 1840 da S.Maria Crocifissa di Rosa, con particolare aiuto da parte del confessore mons. Faustino Pinzoni, quando il 18 maggio le prime Ancelle entrarono in servizio all'Ospedale, dove dimostrarono particolare coraggio nel 1848 e 1849, allargando la loro attività ai campi di battaglia. Durante la repressione austriaca dopo le Dieci Giornate, S.Di Rosa e le Ancelle difesero l'Ospedale dagli assalti di facinorosi. L'Istituto eretto canonicamente nel 1840, venne approvato dalla Santa Sede il 23 dicembre 1847. L' 8 aprile 1850 Pio IX lo confermò con una sua Lettera Apostolica. Alla morte di S.Di Rosa la Congregazione contava 24 Case, e cento anni dopo erano più di trecento. Nel 1929 la Congregazione fu divisa in Province: Brescia (con sede a Mompiano), Cremona, Mantova, Udine, Jugoslavia (con sede a Dubrovnik), Roma, Milano (con sede a Desio), Albania (con sede a Tirana). La Casa generalizia rimase a Brescia. Furono superiore generali: Tedeschi Paola Luigia (1855-1895); Passi Maria Felice (1895-1905); Affini Salesia (1905-1919); Antonini Eustella (1919-1930); Pochetti Teresa (1930-1942); Pezzoli Giuseppina (1942-1963); Fadini Luigia (1963-1969); Ferragni Giuditta (1969-1981); Menni Eugenia (1981-1999); Zaninoni Carmela (1999-2011); Tettamanzi Gabriella (2011-2023); Bufano Maria Oliva (dal 2023).&lt;br /&gt;
	  &lt;br /&gt;
	  [[Categoria: Volumi_Enciclopedia_Bresciana]][[Categoria: Volume_1]][[Categoria: Lettera_A]][[Categoria: Volume_1 - Pagina_25]][[Categoria: Volume_1 - Lettera_A]]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Archivio AdC</name></author>	</entry>

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