TODESCHINI VITTORIA

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TODESCHINI VITTORIA


Brescia

Melomane

Nell'ambito della lirica bresciana merita un particolare interessamento un personaggio popolarissimo tra i melomani: "Vittoria la Terribile". Abbiamo desunto notizie particolareggiate dal radiocorriere TV del 4 novembre 1973, che ha riservato alla Todeschini alcune pagine a firma di Giancarlo Santalmassi. Ma non tradisca la data annotata in quanto la "Vittoria" non ha perso la sua "verve" e, sempre fedelissima al grande, ancor oggi esprime la sua passione con inalterata efficacia e capacità critica. Di seguito riportiamo alcune tra le più interessanti considerazioni apparse sulla pubblicazione citata. " Sì che la claque al Grande non fa più paura a nessuno. Chi fa veramente paura, adesso, è Vittoria. " Vittoria, e poi? ", domando. "Vittoria e basta". "Perchè la chiamano la Terribile?". "Perchè vado all'opera". Una risposta che sintetizza tutto lo "sprezzo" per la cultura lirica fatta escusivamente sui testi o sulle collezioni discografiche. Quello che conta è andare e sentire dal vivo. Vittoria Todeschini ha 32 anni, fa l'infermiera da 14 e va all'opera da quando aveva 5 anni. A 17 anni panino nella borsa, andava in bicicletta da Brescia a Verona con in tasca le 500 lire giuste che costava il posto in gradinata all'Arena. Per i cantanti nessuna riverenza, proprio come quando all'Albergo Vittoria era chiamata in fretta per fare iniezioni o per tirare su la voce o mandare giù la paura. Porta con sé centinaia di foto che la ritraggoni con i "grandi" della lirica a tavola o all'uscita del teatro o al momento del brindisi. Ma non si è mai fatta offrire una cena o pagare un biglietto. Lei, gli inseparabili Giulia e Giuseppe Gandini e altri pochi fanno la fila dalle dieci di sera alle dieci del mattino per prendere il biglietto, scambiano con amici all'estero notizie e registrazioni. Il sindaco stesso le cede spesso il suo palco, quello riservato al comune, perchè faccia entrare chi desidera. E Vittoria porta le vecchiette, quelle che non si possono permettere un biglietto per il loggione, per altro irrangiungibile per via dei 150 gradini che lo separano dall'atrio. Dicono che anche lei diriga una sua claque personale. Alza sulla fronte gli occhiali che fanno apparire il viso ancor più magro ed affilato e sbotta: "La claque è immorale. A teatro non si fischia; al massimo non si applaude. Una volta feci a botte con uno che aveva gridato "cane" a un celebre tenore. Non si può dire così a uno che è stato grande cantante. E non si fischia una stecca come fanno invece nei teatri emiliani. La stecca è uno sbaglio, e tutto può succedere. Ma come non si fischia così non si deve applaudire troppo facilmente". Alla Scala Vittoria e i suoi zittirono clamorosamente una claque smaccatamente a favore di Katia Ricciarelli. Ma a poco a poco i cantanti hanno compreso che non bisogna aver paura della Vittoria e di quelli come lei. La gente che va all'opera finisce con l'essere l'autentica forza della lirica. Finisce così che il tarlo prende anche gli altri, il contagio si diffonde. Vittoria ha contaminato don Federico, per esempio, un prete di Lumezzane, un paese della provincia. La zona è tipicamente occupata a lavoro domiciliare. Nelle case si montano rubinetti, si lucidano posate. E dove attecchisce il lavoro a domicilio gli economisti dicono che la situazione non è florida. Con tutto ciò, don Federico e i suoi parrocchiani appassionati di lirica vanno spesso al Grande di Brescia o altrove, organizzati in carovane con tanto di pullman. E' stato così che in una zona apparentemente negata alla lirica, come ammette Piergiuseppe Beretta, perchè Brescia e il Bresciano sono tesi a fabbricar soldi, l'OM, la Fiat, la Radaelli, la Rinascente, le acciaierie, le fabbriche di servosterzi e pentoleria hanno incrementato le facilitazioni aziendali per i dipendenti appassionati di lirica.". Ci fa piacere segnalare anche che sulla rivista già citata sono apparse fotografie della "Terribile Vittoria" con eminenti personaggi pubblici e della lirica italiana quali il tenore Carlo Bergonzi ed il baritono Anselmo Colzani.