BELARDI VITTORIO

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BELARDI VITTORIO


Chitarrista

Ha iniziato lo studio del violino presso l'Istituto Musicale "Venturi" in giovane età per poi passare alla chitarra sotto la guida del M.° Acchiappati. A ridosso della seconda guerra mondiale debutta in parecchi complessi nei vari caffè di Brescia (Roma, Principe, ecc.) col clarinettista Giampiero Merlo (che allora suonava l'ocarina ed un po' anche la chitarra) ed altri giovani studenti. E' stato Presidente per quattro anni (dal '45 al '49) della sezione bresciana del Radio Club Italiano con facoltà di concedere licenza di trasmissione alle radio dilettantistiche che, obbligatoriamente, dovevano farne domanda. Questa presidenza gli consentì (e siamo nel 1946), con il permesso del Comando Alleato, di condurre un programma di musica jazz per Brescia, su onde corte, ponendo all'ascolto i dischi che riceveva in regalo dagli americani della Military Police. La sede della stazione trasmittente era al n° 1 della via Beccaria, dietro l'orologio di Piazza Loggia. La sigla della radio era I1SL (Santiago Londra) e trasmetteva dalle 21 alle 23 iniziando con la canzone hawaiana "Aloha-Hoé" che i non più giovani bresciani sicuramente ricorderanno. Ora veniamo all'evento più interessante nato durante gli studi di ingegneria e del quale ne scrisse l' "Unità" del 7 maggio 1947 in un intervista a Vittorio Belardi con fotografia e titolo in neretto a tre colonne: "A colloquio con un inventore". Ancor più interessante è però quanto riporta il "Brescia Lunedi Settimanale Indipendente" sulla manifestazione tenuta all'albergo Vittoria il 28 aprile 1947 : "....E' stata presentata per la prima volta la "chitarra elettrica" un nuovo strumento di amplificazione elettrica inventato e brevettato da due giovani studenti bresciani Vittorio Belardi e Piero Ghelfi. Lo strumento ha ottenuto per la dolcezza del suono e per la gamma delle vibrazioni un successo meritato. Sono state eseguite musiche sullo stile ..... molto applaudito il pezzo Hawaiano eseguito da uno degli inventori (il Belardi, n.d.r.) che ha dimostrato come la chitarra può essere usata nelle due forme......". Innanzitutto è doveroso precisare che si deve parlare di chitarra elettrificata perchè lo strumento non viene manomesso ma, all'altezza del ponticello, viene posto un congegno che sfruttando la vibrazione delle corde necessariamente ferro-magnetiche messe in azione, crea una variazione del flusso del campo generato da un magnete permanente; essendo la bobina avvolta da migliaia di spire di filo di rame attraversata dal flusso variabile si genera in essa una forza elettromotrice indotta che riproduce il suono della corda stessa: il debole segnale deve essere portato ad un amplificatore (a quei tempi valvolare ed alquanto pesante) in grado di riprodurlo. Nel 1950 il giovane chitarrista Virginio Cattaneo contattò il Belardi (che in seguito si laureò brillantemente in ingegneria) nella sua abitazione di Brescia, per poter usufruire di questa invenzione, ma non se ne fece nulla e dovette arrangiarsi a suonare in pubblico con la chitarra posta davanti ad un microfono qualunque. Ora, a distanza di oltre mezzo secolo, il prototipo di questa rivoluzionaria "invenzione" è stato donato dall'ing. Vittorio Belardi al Museo Musicale di Brescia, dove lo si può ammirare nella sua unicità.