ZANANO (2)

ZANANO (in dial. Zenà o Zanà, in latino Zanani)

Frazione (m. 289 s.l.m.) a N di Sarezzo. È a 17 Km. da Brescia, a m. 900 dal centro di Sarezzo.




ABITANTI (Zananesi): 1950 nel 1939; 2700 nel 1949; 2220 nel 1963; 2134 nel 1971; 3018 nel 1981; 2780 nel 1991; 3006 nel 1997.




La parrocchia "Regina Pacis" fa parte della zona XXI bassa Valtrompia. Il nome è Zenat nel 1250, Zenà nel 1443, Zenano nel 1470, 1590, 1610, Zanano nel sec. XVIII. Il toponimo ha avuto diverse interpretazioni. Dante Olivieri lo fa derivare da un personaggio di epoca gallo-romana stabilitosi in luogo, chiamato "Acenna" o Sennus, donde il nome di "Acennanus", da cui Zanano. A. Gnaga è ricorso al nome di Gennanates che compare in epigrafi. Come ha sottolineato A. Albertini ("Brixiana", p. 56), «nell'iscrizione sembra che Gennanati (dat.) sia un cognome, ma è più probabile che sia un nome d'origine etnica o tribale, il quale toponimo potrebbe derivare più direttamente da "Ingenanum: castellum Ingenanor (um)"?, che sembra poter avere la stessa base e la stessa formante di "Gennanati: (In)gen(n)-an-" contro "Gen(n)-an-", solo che nel primo il suffisso è il latino "-anus", mentre nel secondo è "-ate", suffisso paleoligure (e gallico e greco, e più tardi caratteristico di nomi d genti retiche)». Decisamente per una derivazione da Gennanates si è pronunciato Fausto Balestrini che ha sottolineato come, più volte, nei documenti si trovi Zenà e non Zanà, auspicando anzi la mutazione del nome da Zanano in Zenano, avvertendo che in luogo Zenà subisce un accentuato fenomeno di dentizzazione donde Denà. Altri sono ricorsi al prefisso di origine orientale Zen, "principio", donde per Zenà il significato di "luogo al principio della valle", dato che da Ponte Zanano si dischiude la valle, mentre storicamente il territorio fino a Cogozzo era ritenuto appartenente a Brescia (R. Simoni, "Per le contrade di Sarezzo", p. 28). Ma secondo altri Zanano deriverebbe da "dhüno". La "Z" è una lettera latina e germanica, che s'insinuò dopo il sec. VIII d.C., forgiando la parola "Zaun". Il dialetto lumezzanese conserva, comunque, l'originale pronuncia. "Dhüno" significa "recinto pastorale", per cui risulterebbe che Zanano (da "dhüno") e Lumezzane (da "Lüm" = prateria e "dhüno" = recinto pastorale) sarebbero stati "recinti" pregallici risalenti al sec. X a.C., alla fine dell'età del bronzo.


Comunque glottologi come Carlo Battisti non hanno dubbi nell'individuare "-ano", un suffisso tipicamente prediale. Il territorio ha ospitato, secondo l'opinione di studiosi accreditati, i più antichi abitanti della valle finora conosciuti, come sembrano indicare le punte di selce trovate nel 1935 nel Büs del Töff in località Noboli da C. Allegretti e M. Pavan, delle quali tre a forma di foglie di lauro e le altre più allargate alla base. Si suppone abbiano costituito un'armatura litica ad apice d'asta, e sono attualmente depositate: una presso il Museo di storia naturale di Brescia, le altre presso Mario Pavan a Pavia. Attribuibili, secondo il Cornaggia Castiglioni, alla "facies" campignana (neolitico 4-3000 a.C.), i ritrovamenti in luogo, si può pensare che (come sottolinea Clara Stella) la località dove vennero trovati fosse usata, pur se saltuariamente, come vedetta tra l'epoca paleolitica e la neolitica. Un segno della presenza celtica è stato individuato nel manico di casseruola, trovato sempre a Noboli, dai margini modanati e perlinati; sul lato superiore si nota il bollo a punzone ANSI con la S lunata. «Seguito da altre lettere, come scrive Clara Stella, non si capisce se esso sia da completarsi con Diodori o Epaphroditi, marchio quest'ultimo di una fabbrica i cui prodotti si ritrovano fin in Danimarca (ad Annesholm) e nell'Italia settentrionale (a Cividate Camuno). Insieme a tanti altri bronzi di diverse fabbriche suditaliche, anche il nostro fu esportato al nord dove venne offerto da un tale Firmus a Brassennus come si legge nella dedica incisa e punteggiata sulla faccia opposta: Brassenno P. Firmus v(otum) s(olvit) l(ibens) m(erito). A Brassenno P.P. Firmus sciolse il voto, grato per il beneficio ricevuto». Come sottolinea ancora la Stella: «La supposta presenza a Noboli pure di una lapide votiva a Brassennus, già reimpiegata nel fusto di una colonna di casa colonica, permette di pensare alla particolare venerazione che i Triumplini dovevano avere per una tale divinità celtica o piuttosto romanizzata».


Probanti i documenti che indicano la romanità del luogo. In una stele funeraria del I sec. d.C. ritrovata nel fiume Mella presso Zanano, un tempo collocata davanti alla porta del Palazzo Avogadro e finita alla fine ai Musei cittadini, compare un Caio Mestrio veterano della. XX legione, cittadino romano assieme alla moglie Esdroni Canginai, dal nome celtico, probabilmente del luogo. In altri due cippi sepolcrali infissi ai lati del cancello di palazzo Avogadro compaiono: in quello di sinistra Negro, figlio di Salvo, cittadino romano e sua moglie Esdro, figlia di Teudo; in quello di destra i coniugi Velia, dal nome tipicamente romano, e Cariassi, figlio di Bitio con i figli Clado e Bitio. È in una di queste iscrizioni che si fa menzione dei Gennanates i quali, con quella dei Vobenenses rilevabile in altre iscrizioni, dovrebbero essere nomi dati a due diversi stanziamenti dei Triumplini nella bassa ed alta Valtrompia e dai quali deriverebbero, come segnala Clara Stella ("Atlante Valtrumplino", p. 43), provenire rispettivamente gli odierni Zanano e Bovegno. Infine una quarta lapide in epoca più avanzata (I-II sec. d.C.), infissa in terra nella piazzetta di fronte a palazzo Avogadro, è dedicata da Publio Valerio Myrino all'amico Caio Valerio, figlio di Secondino, e a Valeria Festa. Sia pure molto discusse dagli studiosi, sono assurte a grande importanza quattro laminette di bronzo chiamate "tavole di patronato", oggi nel Museo del Castello Sforzesco di Milano e riferentesi a quattro città dell'Africa romana che scelsero a proprio patrono Silio Aviola, ex tribuno, militare della terza legione Augusta, colà di stanza e al quale venne riconosciuta nel 25 d.C. la dignità di "prefetto dei fabbri" e come tale provveditore dell'esercito, oltre che protettore di una qualche popolazione del luogo. Caio Silio Aviola appartiene alla tribù Fabia, legata a Zanano. Tombe romane di tipologia imprecisata sono anche emerse in scavi occasionali. Del resto lo stesso suffisso in "-ano" indica di per sé l'esistenza di proprietà fondiarie (massae) ed anche di ville esistenti fin dai tempi di Roma. Senza dire che la posizione geografica dove la valle si restringe costituì un passaggio obbligato, facendo di Zanano e del suo ponte un punto chiave e di controllo del territorio della valle di Gombio, che vi ha inizio e che mette in comunicazione diretta con il lago d'Iseo e con la Vallecamonica.


Materiali ceramici di epoca tardo-romana e altomedievale della raccolta Cotelli, trovati in località Paer, lungo la strada per S. Emiliano, fanno intravedere una continuità abitativa anche oltre i tempi indicati dalle lapidi e dagli oggetti accennati; il toponimo Breda, dato ad una vasta piana agricola a sud di Zanano, sembra indicare una presenza longobarda. E fu, forse, un re o un principe longobardo che fece dono, al monastero di S. Salvatore o S. Giulia, di una vasta estensione di territorio sul quale, secondo alcuni studiosi, si sarebbe insediata la corte Grignano (che altri invece individuano in un territori tra Brescia e il lago d'Iseo, altri presso Gussago). Roberto Simoni (Ib., p. 46) ha fatto rilevare l'esistenza del toponimo "Grigna" che compare nelle mappe napoleoniche, trascritto come Grigna in numerosi documenti e dal quale sarebbe derivato Grignano e che, ora indicante una località nei pressi di Ponte Zanano, nei secoli scorsi designava il fondovalle da Ponte Zanano a Gombio. Sempre secondo R. Simoni «Zanano, con tutta la parte riservata del possedimento di S. Giulia e dominico, tra il XII e XIII secolo passa nelle mani dei nobili Avogadro mentre buona parte della "pars massaricia", posta in Valle di Gombio, finisce stabilmente nelle mani dei coloni che la lavoravano».


È opinione di Paolo Guerrini che Zanano, con Sarezzo e Carcina, abbia fatto parte poi nel medioevo della "Castellantia de Villa", una specie di organizzazione militare della bassa e media Valtrompia. Divenuto il vescovo di Brescia, signore di gran parte del Bresciano, e specificatamente investito dall'imperatore Corrado II, il 15 luglio 1037, del "territorium civitatis" e delle rive dei fiumi Oglio e Mella nella persona del vescovo Olderico I, il territorio di Zanano venne, non sappiamo quando, infeudato dal vescovo signore alla famiglia dei suoi avvocati, ossia degli Avogadro, anche se Ottavio Rossi sostiene che a Zanano essi fossero già arrivati per sfuggire alle incursioni dei barbari. Ma è più che probabile che uno dei motivi per i quali il vescovo di Brescia puntò sugli Avogadro fu quello «di salvaguardare, come sottolinea Monica Bazzana, efficacemente la valle, dove il vescovo contava tanti beni, contro le brame ghibelline. Fu allora, forse all'inizio del sec. XII, che sorse il "castrum", il baluardo difensivo della Valle Trompia in prossimità del ponte di Zanano, allo sbocco della valle di Gombio, che era la strada più breve dalla Vallecamonica a Brescia e da cui potevano venire le incursioni dei Camuni e di Bergamo, città ghibellina». Il castrum chiamato di Testaforte ospitò, come documentano ricevute notarili del 1323, 1324, 1326, 1327, 1330 emesse dal comune di Bovegno, il capitano della Valtrompia ed i suoi soldati mentre gli Avogadro risiedettero di preferenza a Zanano.


Come ha documentato R. Simoni (Ib., p. 53), con tutta probabilità gli Avogadro devono essere stati presenti a Zanano fin dal sec. XIII. Infatti in un documento datato 5 maggio 1274, rogato da Oprando da Gratacasolo, si legge che a Zanano abitavano i "Retulfi", che dovevano essere un ramo collaterale degli Avogadro. Dice il documento: «Le monache di S. Chiara Vecchia in Brescia, per mezzo di frate Guglielmo loro Sindico, investono Boninsegna, figlio di Retulfo da Zanano, di un sedume (terreno) con case et edificii sito in Gussago in contrada de Casali per l'annuo livello di soldi tredici imperiali e due capponi». Se questo Retulfo è il capostipite dei Redolfi significa che gli Avogadro avevano stabilito la loro dimora a Zanano già da molto tempo. È accertato, infatti, che nella prima metà del Duecento ad essi era affidato il compito della riscossione delle decime, non solo a Zanano, ma anche in altre località dove il vescovo contava possedimenti fondiari, come a Concesio, Cailina, Bovezzo. Anche altre famiglie di Zanano fra le più importanti oltre i Redolfi, gli Odolini, i Milioli (o Miglioli) risiedono nelle case "murate", "cilterate" (provviste di soffitto) e "cuppate" (con la copertura di coppi). Facilmente a loro è aperta la via, oltre che al commercio e alle arti, alle professioni liberali come il notariato, la medicina, l'avvocatura ecc. In tale secolo gli Avogadro eressero a Zanano una casatorre di pietra alla quale aggiunsero a sud una casa signorile che ancora esiste. Da qui allargarono sempre più un vero dominio guadagnando benemerenze verso i potenti del tempo, specialmente attraverso il ramo di Pietro Avogadro, una delle figure centrali del quattrocento bresciano, e ottenendo nel 1409 da Pandolfo Malatesta il feudo di Polaveno, e nel 1427 da Venezia, da parte del doge Francesco Foscari, il feudo di Lumezzane, diventando in effetti padroni della bassa e media Valtrompia rinsaldando attraverso i diversi rami in tal modo un vero dominio su una considerevole fascia della media Valtrompia. Padroni di fucine, di mulini, di vasti possedimenti, furono anche benefattori.


Il borgo di Zanano deve avere preso forma e consistenza verso il sec. XIII-XIV. Oltre che la casa-torre fortificata, Gaetano Panazza indica, di tali secoli, resti ancora evidenti di abitazioni e Fausto Lechi ("Le dimore Bresciane", pp. 351-354) elenca e illustra una serie di abitazioni quattrocentesche nelle attuali via Avogadro, via Redolfi e specialmente in via S. Martino, ricche di portici, logge, loggette, finestre, colonne quante non si trovano facilmente altrove. Del resto il Liber Potheris di Brescia ricorda che già nel 1251 un Ventura de Zenat è presente ad un patto di pace fra bresciani e bergamaschi, il che farebbe pensare che Zanano fosse un piccolo comune. Fece comunque parte presto del comune di Sarezzo del quale nel 1232 sono nominati i consoli. Conservò sempre una sua fisionomia comunitaria. Infatti oltre agli Avogadro, proprietari di numerose case, di mulini, di fucine, sono nel sec. XVI presenti un'osteria, una macelleria e vi sono barbieri e calzolai, un tessitore ecc. Vi sono notai, uno dei quali stende gli atti nella caminata del palazzo Avogadro; sono inoltre attivi altri due notai, Giovanni e Gasparino Ferrandi. Costui ha una sua apoteca, cioè lo studio notarile assieme ad una bottega. Nel sec. XIV, sia pure piccola, la comunità di Zanano è attiva e composita. Zananesi come Osberto Osberti, Gio vanni Venturini, Gerardo Zignaghe e altri sono interessati ad affitti od altro nel territorio di Bovegno e di Zanano. Il paese si raggruppa, oltre che presso il palazzo Avogadro, intorno alle contrade Colombare, della "Fontana morta" o "della Levata", della "Fucina rotta", di "Irle" (Irlis) e soprattutto sull'altura di Gremone. A presidiare il borgo sono gli Avogadro e i molti loro epigoni dai nomi più vari. Per rendersene conto basta scorrere l'estimo generale della città di Brescia del 1588. In "Noboli con Sarezzo e Zanano" (Nebule cum Saretio et Zenano) si trovano estimati: Antonio fu Simone de Advocattis (Avogadro) detto de Ridolphis (Redolfi o Ridolfi), limator; Bonifacio, figlio emancipato di Marc'Antonio Avogadro; Francesco fu Simone Avogadro; Antonio fu Giuseppe Avogadro detto de Redulfis; i fratelli Matteo e Gianmaria fu Vincenzo Avogadro detti de Ognibeni, qualificati come limatores; Nicolino fu Matteo Avogadro; i fratelli Camillo e Francesco fu Gian Francesco Avogadro detti de Redolphis; Margherita fu Vincenzo; i fratelli Floravantus (Fioravante) e Simone fu Bertolino Avogadro; Advocatus fu Simonino Avogadro; Salvatore Redolfi Avogadro, "sutor"; Annunciata fu Secondo Avogadro e Giovanni fu Antonmaria Avogadro Redolfi. A Zanano si crea anzi una situazione singolare: nobili e cittadini bresciani, quali, oltre gli Avogadro, i Redolfi, i Milioli, gli Odolini ecc. presenti anche in località vicine (Sarezzo, Carcina ecc.), conservando anche la cittadinanza di Brescia, costituiscono una singolare enclave o una particolare comunità con rilevanti caratteristiche, anche nell'amministrazione della carità e nella gestione della vita religiosa, entrando anche in rapporti conflittuali con il Comune. Nell'agosto del 1504, riuniti sotto il portico della casa di Giovanni Danderi nella piazza di Sarezzo, mastro Bernardo Caligario, Corsino Barboi, Bombello de Bocardellis, Innocenzo de Danderis, Antonio del fu Bonomo de Betis, Bonfadino detto Bocalino de Betis, «tutti del comune di Sarezzo abitatori della terra di Zanano» eleggono Ascanio de Madiis «cittadino e abitatore di Brescia» a proprio rappresentante e procuratore in ogni singola loro lite, questione e causa civile e criminale presente e futura che avessero avuto «con qualunque persona, collegio e università» e soprattutto «contro i cittadini di Zanano per una lite che hanno detti uomini del comune di Sarezzo con detti cittadini di Zanano».


Economicamente il territorio di Zanano si avvantaggia di un antico vaso d'acqua denominato "Seriola" o "Avogadra" che, da una travata sul Mella posta al di sopra del ponte di Zanano, attraverso un condotto a fianco del ponte stesso, scende a mattina del fiume attraverso la località Levata e alimenta nella contrada Greole fucine e mulini, per poi dividersi in due rami, ricongiungersi con quello di destra al Mella e inoltrarsi con quello di sinistra nel territorio di Sarezzo, servendo la grande fucina Bailo detta "le Bombe". Il vaso alimenta fucine e un antico mulino che gli uomini della vicinia e gli uomini del Comune chiedono ad Angelo Avogadro di acquistare per un utilizzo da parte di tutti gli abitanti, concludendo l'acquisto il 9 febbraio 1517. A questi si aggiungono nel tempo altri mulini e altre fucine.


Il ruolo economico di Ponte Zanano deve avere colpito anche Leonardo da Vinci il quale, verso il 1505, registra nei suoi itinerari, assieme a Sarezzo, il «Ponte de Zenàn». L'importanza di Zanano va sempre più aumentando con l'espandersi della lavorazione del ferro, la quale, forse già presente da secoli, si sviluppa specialmente nei sec. XV-XVI. Tra le prime notizie che abbiamo è che nel 1517 Giovanni Bailo acquista da Decio Avogadro una «pezzola di terra ortiva» in località Gremone per costruirvi una fucina vicino alla seriola del mulino di Zanano. Il 27 marzo 1521 compera una pezza di terra «in contrada Poffe ovvero Levata» per fare un vaso nuovo della seriola, la cui acqua servirà ad alimentare la sottostante fucina. Presenti anche alcune calchere, mentre si sviluppa il commercio della legna e del carbone vegetale, venduto sul mercato di Brescia. Giovanni da Lezze nel suo Catastico (1609-1610) scrive: «Sarezzo, con Zenano et Nobele. Ha un forno de ferro al ponte di Zenano, nel qual luoco per eser passo anticamente, vi era una rocca, ove la Valle manteneva un pressidio contra li Gebellini». Fra gli eventi più ricordati fu la peste del 1630 «portata», come registra un cronista, «a causa di una bastardina che fu condotta da Brescia in casa del sig. Fioravante Avogadro, et così a poco a poco andò serpendosi tutta la terra indi la Valtrompia». Su 280 abitanti si contarono 125 morti.


Non mancarono lunghi anni difficili nella crisi generale che accompagnò il declino della Repubblica Veneta nei sec. XVII-XVIII. Minacce di nuove pestilenze, inondazioni del Mella, specialmente nel 1738, nel 1757 e nel 1772 e poi carestie e malattie e, assieme, una grande povertà. Verso la fine del '700 il mulino di Zanano, come scrive Roberto Simoni (Ib., p. 125), funziona ancora, ma la travata che c'è al ponte di Zanano e reca l'acqua al mulino e a due fucine deve essere riparata e il comune non può affrontare la spesa. Il forno fusorio è ridotto ad un cumulo di macerie. Le passate alluvioni hanno recato danni immensi in tutto il territorio comunale. Le strade sono intransitabili.


Nel sec. XVIII prendeva consistenza anche la frazione di Ponte Zanano. Durante la rivoluzione giacobina del 1797 il territorio è terreno di passaggi di truppe e di piccoli scontri. In località Codeiole, fra Ponte Zanano e Zanano, si svolge, nella notte fra il 14 e il 15 febbraio 1814, uno scontro fra truppe austriache e francesi. All'alba del 15 febbraio sul terreno giacciono 20 cadaveri (sepolti qui in una fossa comune) e 200 feriti ricoverati nelle case delle contrade circostanti.


Il sec. XIX si sviluppa tra difficoltà economiche, disagi sociali, rivoluzioni e feste. Il 12 luglio 1825 un arco trionfale accoglie a Zanano l'arciduca Francesco Carlo e la consorte Sofia. Il 13 giugno 1834 l'arciduca Giovanni; negli stessi anni petizioni e rimostranze pongono il problema delle strade, delle condotte mediche, dell'approvvigionamento di condotte d'acqua, dell'igiene. Per iniziativa del delegato provinciale conte Giuseppe Brebbia viene costruito un ponte. E poi epidemie, fra le quali veramente pesante il colera del 1836 (che miete più di 80 vittime e spinge ad un voto sentito alla Madonna del Carmine) e del 1855. Ma non manca la buona amministrazione, specialmente quella della scuola. Affidata dalla fine del '600 al curato, diventa nel 1802 un'istituzione comunale. Nel 1822, accogliendo le richieste degli abitanti, funziona una scuola femminile.


La povertà è generale: nel 1819 viene messo all'incanto il mulino, nel 1823 l'osteria. Tra tanta povertà ed epidemie si distingue il dott. Orazio Avogadro, il quale, nei primi decenni dell'800, apre le porte del suo palazzo ai poveri e agli orfani e dal 1820 adatta un'ala del palazzo a "Casa di Dio" dipendente dall'omonima istituzione di Brescia, con anche la denominazione "Ospitale dei Mendicanti, o Orfanotrofio", e che accoglie mendicanti e un gruppo di orfani. A quanto registrano cronisti del tempo si aggiunsero, oltre alle acque del Mella (alluvione disastrosa del 1850), quelle del torrente Gremone che «venne a disfogare l'ultime sue ire nelle fucine Paroli-Pedretti», travolgendo un'altra fucina, producendo danni enormi lungo la via Lusnato (poi Avogadro) e danneggiando il mulino comunale che restò inoperoso per lungo tempo.


Molto diffusa la caccia alla lepre, e lo sarà fino ai primi decenni del Novecento. Nel 1852 l'economia è in ripresa, e a Zanano funzionano tre fucine di Luigi Pandiniglia, Angelo Paroli, Lorenzo Pedretti, provviste di un maglio ciascuna. Nel 1883 la fucina Paroli, a N della piazza, e la fucina Redolfi, in località Colombaro, sono diventate officine Glisenti, provviste di otto magli idraulici e relativi forni a riverbero per la forgiatura di prodotti di ferro e di acciaio, ed in grado di produrre circa 7000 tonnellate l'anno, occupando 90 operai. Gli impianti vengono azionati con forza idraulica di 150 cavalli din. Verso la fine dell'800 vengono soppresse le fucine per essere accorpate negli stabilimenti di Villa Carcina. Altri segni importanti di sviluppo sono offerti dalla costruzione, nel 1882, della linea tranviaria Brescia-Gardone Val Trompia e, nel 1893, dalla costruzione, a nord di Ponte Zanano, del grande stabilimento per la lavorazione dei cascami di seta di Fermo Coduri. Poche le opere di miglioramento delle strade e delle abitazioni, come quella decisa nel giugno 1899 dalla provincia di Brescia che interviene a riparare «a periodici guasti a cui è soggetta la strada provinciale della Valtrompia in causa del torrente Lusnato», il quale la deve sottopassare per scaricarsi nel Mella, e perciò viene costruito un nuovo tronco stradale con spostamento dei binari del tram.


In parallelo alla industrializzazione si aggravarono le condizioni sociali e igieniche dell'abitato. Come ha rilevato Roberto Simoni, agli inizi del nuovo secolo il paese «non aveva acquedotto né fognatura, le case erano poverissime e insufficienti». Anche per questo nel giro di pochi anni il clima politico-sociale cambia. Zanano, dove gli abitanti sono nella stragrande maggioranza operai che lavorano alla Redaelli, all'Arsenale di Gardone e alla Coduri, e dove la mancanza dei più elementari servizi inasprisce gli animi verso l'amministrazione comunale liberale, diventa nel primo decennio del secolo centro del socialismo. Fra i più attivi propagatori è Abele Giuliano Cinelli (1885-1955). L'1 maggio 1909 nasce la Società di mutuo soccorso denominata "La Fratellanza". Da Zanano partono propagandisti per Sarezzo e Ponte Zanano mentre l'associazione raccoglie, in poco tempo, un centinaio di soci, fonda una scuola serale, crea in casa Lucchini una biblioteca popolare. A ruota nascono una lega "mista" costituita dalla Camera del lavoro, con 120 iscritti, che nel 1911 dà vita ad una numerosa banda musicale, "La Garibaldi", detta la "Banda del podèt", fra le più numerose ed attive della valle. Attivo anche un circolo giovanile socialista, al quale se ne aggiunge un secondo nel 1913. La guerra mondiale porta allo scioglimento dei circoli giovanili socialisti, ma vengono riaperti nel dopoguerra. Ad essi si aggiunge un circolo socialista femminile.


Si risveglia anche l'ambiente cattolico con la formazione di un circolo giovanile, di una banda musicale cattolica, "la San Martino", ma il socialismo locale tiene saldamente banco per alcuni anni grazie anche all'attivismo di personalità come quelle di Lorenzo Belleri di Ponte Zanano, di Virgilio Salvinelli di Zanano e, più tardi, di Antonio Forini, sindaco nel dopoguerra. Nel 1919 nasce "L'Alleanza Cooperativa" e ritorna in vita il Circolo Giovanile mentre la sezione locale del P.S.I. è fra le più continue ed efficienti. Solo divisioni interne e le violenze del nascente fascismo rendono sempre più incerta l'attività politica e sindacale degli esponenti, per cui il 10 gennaio 1923 un'incursione della squadra d'azione di Mario Sorlini, "La Disperata", provoca devastazione del circolo socialista di Zanano ed il ferimento dell'attivista socialista Virgilio Salvinelli, morto pochi giorni dopo. I funerali imponenti sono una delle ultime manifestazioni socialiste. Pochi giorni dopo viene liquidata la cooperativa e vengono chiusi il circolo e lo spaccio alimentare. Il processo, tenutosi il 6 agosto 1923, condanna Sorlini ed i suoi a 7 mesi di reclusione. Essendo quattro mesi già scontati, amnistiati degli altri tre, i colpevoli vengono messi in libertà, accolti a Brescia da una manifestazione imponente. Uno degli ultimi scontri ha luogo in un'osteria tra il geometra Giacomo Prunali, del direttorio del fascio di Sarezzo, e i fratelli Pietro e Firmo Pozzi e Antonio Forini, scontro nel quale rimane ferito il Prunali. Sopravvive una cellula comunista, mentre prende piede l'attività dei cattolici. La popolazione infatti si raggruppa sempre più intorno alla parrocchia che viene istituita il 26 settembre 1931 e affidata a don Mansueto Contessa (presente fin dal 1899) e, dal 1933, al curato don Felice Bonomi. È nella parrocchia che si svolge un'intensa attività giovanile nella filodrammatica e nello sport. Con la guerra si risveglia un più diffuso spirito di resistenza al fascismo e di aspirazioni democratiche che vedono anche a Zanano la nascita di un gruppo partigiano.


Passato quasi indenne attraverso gli anni di guerra, il paese riprende con difficoltà a svilupparsi. Viene costruito il ponte tra Noboli e Zanano, vengono riparate le strade e realizzate le prime case popolari. Ha anche il suo monumento ai caduti, opera dello scultore Mario Gatti. Nel 1963, in alcuni ambienti del palazzo Avogadro in via di ristrutturazione sotto la direzione dell'ing. Vittorio Montini, venne sistemata la scuola media. Un deciso risveglio si verifica negli anni Settanta-Ottanta. Il 9 settembre 1971 viene inaugurata la strada da Zanano alla Passata, nel 1972 viene aperta una farmacia. Nel 1978 la Bosca, un tratto di terra fra Zanano e Noboli lungo il fiume Mella, diviene, per iniziativa della parrocchia, un frequentato parco giochi. Nel 1982 si intensifica lo sviluppo edilizio nel quale si inseriscono cooperative del luogo. Nel 1988, su progetto dello studio dell'architetto Luigi Fontana di Verolanuova, con la collaborazione dell'arch. Dezio Paoletti, viene avviata la sistemazione della piazza che si concluderà nel 2004. Si intensifica anche l'attività sportiva con la fondazione, nel 1976, del gruppo sportivo di pallamano. Nel 1989 viene promossa la festa dello sport. Nel frattempo Zanano diventa uno dei più qualificati centri della "bala" (palla elastica, palla a mano) con uno sferisterio e un'organizzazione a livello provinciale. La Comisport Zanano, nata nel 1991, coordina una intensa attività. Assieme alla pallamano prendono piede la bocciofila, il tiro al piattello, ecc. Di notevole significato negli ultimi decenni l'attività assistenziale, che ha uno dei suoi fulcri nella Comunità terapeutica per ragazzi fondata da don Redento Tignonsini nel 1984 e guidata da Mari Fornari. Attività che si allarga anche al sostegno ad opere sociali realizzate in Albania, animate da Guido Sandrini, ed alla progettazione, attraverso la Caritas zonale della media Valtrompia e la cooperativa Karibù, di un centro d'accoglienza per l'immigrato, aperto nel 1999. Realizzato nel 1998 il progetto proposto dal comune "Una città per tutti" per sensibilizzare gli alunni delle scuole ai problemi dell'handicap. A Zanano poi ha posto la sede zonale il Movimento per la vita. Nel settembre 1993 anche Zanano vara, per iniziativa dell'oratorio locale, il suo palio dal titolo "Colorando settembre", al quale partecipano quattro contrade: Zanano nord, Zanano alta, Noboli e Zanano sud per i colori giallo, rosso, azzurro e verde. Adattando nel 1994-1995 la vecchia centrale idroelettrica, il gruppo alpini offre al proprio gruppo ed alla cittadinanza un luogo di ritrovo, inaugurato il 20 gennaio 1996. In campo educativo nel 1995 Zanano si arricchisce di una scuola media privata, intitolata a Vittorino Chizzolini, con sede a palazzo Avogadro e che incontra subito un significativo successo. Prendono respiro anche i servizi pubblici. Nel novembre 1996 apre un suo sportello (il 18°) la Banca Valsabbina; contemporaneamente vi si stabilisce una sede I.N.P.S. Nel frattempo Zanano ha cambiato completamente aspetto. Una bretella fra via Galilei e via Repubblica ha aperto un più diretto collegamento dell'abitato con la statale. Nel 1999 è stato realizzato un nuovo ponte sul Mella per il collegamento con la zona industriale di Noboli, mentre nel 2001 una variante al Piano Regolatore Generale ha ridisegnato la viabilità e parte dell'assetto urbanistico. Nel 2004 nell'ex sede dell'Enel viene realizzato il centro civico per ospitare le associazioni locali e una palestra; mentre col recupero di immobili viene sistemato il centro storico, nel quale assume particolare rilievo la piazza.




ECCLESIASTICAMENTE Zanano, unito alla parrocchia di Sarezzo fino al 1931, appartenne alla pieve di Concesio, anche se allo sviluppo religioso ebbe influenza il monastero di S. Giulia, fondatore, con tutta probabilità, della cappella di S. Martino. Il 31 luglio 1496, riuniti sulla piazza di Zanano davanti a testimoni di Noboli e di Sarezzo e al notaio Ambrogio Ferando, poco più di una trentina di abitanti convengono e promettono di ampliare e fabbricare la chiesa di S. Martino di Zanano e «gli stessi sunnominati si impegnano a pagare ai sindaci e deputati per detta fabbrica ognuno di essi per la propria rata, ossia della parte ad essi spettante per la detta fabbrica, cioè pagheranno o lavoreranno ognuno per la sua rata e di attenersi ad ogni mercato ed ogni patto che faranno essi deputati». Visitando la chiesa il 30 agosto 1567, mons. Bollani la trova disadorna, sprovveduta di suppellettili necessarie, obbliga che sia ridotta «in forma decente», che vengano tolti gli altari vicino alla porta maggiore, che venga provvista di una campana e che rimanga chiusa la notte. Negli atti della sua visita dell'1 settembre 1573 mons. Cristoforo Pilati la trova consacrata, vi si celebra due volte la settimana da parte dei sacerdoti, due volte la settimana e la domenica da un frate. Vi è un legato per distribuire il sale.


Nel 1580 il visitatore incaricato da S. Carlo Borromeo la trova «antica», senza soffitte, con tre altari, senza legati e doti, anche se vi è chi sostiene che il parroco di Sarezzo è tenuto a celebrare nella chiesa due volte la settimana per comodità dei fedeli. Vi esiste una piccola sacrestia con alcuni paramenti; il campanile ha una campana, davanti alla chiesa vi è un piccolo cimitero convenientemente chiuso, e con un altare addossato alla chiesa. Il visitatore apostolico ordina che sia reso regolare l'altare maggiore, provvisto di pietra sacra e chiuso da una cancellata, si restauri e si decori con pitture il presbiterio, siano rimossi entro tre giorni gli altri altari, e sia rimosso entro 10 giorni il sepolcreto degli Avogadro.


Nel sec. XVI all'assistenza religiosa provvedono gli Avogadro con un legato disposto dalla contessa Violante per la messa celebrata da un cappellano che viene da Sarezzo. In tempi più pacifici e di espansione urbanistica e demografica cresce sempre più il desiderio di una autonomia dalla chiesa di Sarezzo.


Nel 1590 il nob. Fioravante Avogadro ed i capi famiglia di Zanano chiedono al parroco di Sarezzo un cappellano che celebri ogni giorno, come era avvenuto qualche volta in passato. Il 25 gennaio 1615 trentatré capifamiglia riuniti in vicinia con il supporto determinante degli Avogadro dichiarano alla curia di Brescia di aver deciso di autotassarsi per provvedere Zanano di una cappellania in luogo. Da parte sua il conte Scipione Avogadro fu Faustino mette a disposizione per la bisogna tre pezze di terra, riservandosi il diritto di approvare o meno la scelta. L'anno dopo il vescovo concede al cappellano di Zanano di celebrare liberamente, all'ora comoda per gli abitanti, la S. Messa ed i divini offici, eccettuati i Mattutini della Settimana Santa; concede, inoltre, di amministrare i Sacramenti della Penitenza ed Eucaristia, di tenere la Dottrina cristiana e sermoni, di conservare il SS. Sacramento nelle prime e terze domeniche del mese e in tutte le feste solenni e della Madonna. Il cappellano è obbligato, il sabato santo e nel giorno di S. Faustino, a recarsi a Sarezzo in aiuto del parroco, mentre i fedeli non impediti da legittimo motivo sono tenuti a ricevere la comunione pasquale nella parrocchia di Sarezzo.


La concessione incoraggia la vicinia a chiedere, subito dopo, l'erezione di una curazia con fonte battesimale proprio. Nonostante l'opposizione dell'arciprete di Sarezzo, il 7 novembre 1616 la curia viene incontro alla nuova domanda e da ora in poi, come dichiara don Camillo Zini nel 1646, i cappellani mercenari di S. Martino sono tenuti a celebrarvi «i giorni festivi di precetto a confessare, e comunicare l'Eucarestia la prima e terza domenica di ogni mese ed in altri giorni più solenni eccetto il tempo pasquale ed a ricevere dagli uomini di detto luogo in un anno, stipendio di 80 scudi di moneta bresciana». Il cappellano, oltre alla celebrazione della messa, fa scuola ai bambini della frazione e tiene anche la dottrina alle donne.


Si susseguono donazioni e lasciti: il 17 agosto 1627 Mattia Redolfi impone alla "Carità" di Brescia, alla quale destina tutti i suoi beni, l'obbligo di mantenere nella chiesa di Zanano un sacerdote officiante; nel 1638 Domenica Odolini nomina la chiesa di S. Martino di Zanano erede universale di tutti i suoi beni, con l'obbligo di mantenere un sacerdote per celebrare in essa la messa e i divini uffici in perpetuo. Il 30 giugno 1640 la stessa cosa dispone, con suo testamento, la signora Cattarina Rodenghi. Nel 1648 «il nobile Signore conte Scipione Avogadro di Brescia, che nel tener (territorio) di Zanano ha buona parte della sua entrata», dona alla chiesa di S. Martino «una pezza di terra allora affittata per annue lire 112». A sua imitazione «un gruppo di cittadini ivi abitanti assume l'obbligo di una tassa volontaria annua suddivisa fra molti contribuenti, così che viene assicurato un ricavato di lire 162 che in tutto facevano lire 274 all'anno che, unite all'offerta della popolazione, ponevano la chiesa in grado di avere un curato per la celebrazione quotidiana della S. Messa e di permettere le spese del Sacro Altare». Altri legati, «comprovati dai testamenti che ci sono nella filza presentata dal Sig. Redolfi», dotano di beni mobili e stabili la chiesa che poteva contare anche su un capitale di 220 scudi, denaro proveniente da altri piccoli legati. Nel 1713 Francesco Bagosso istituisce erede universale la chiesa di Zanano. Contemporaneamente si apre un periodo di grave crisi. Causa la cattiva amministrazione di Giacomo Avogadro (1758), il vescovo Giovanni Molin trovò la chiesa talmente rovinata, priva di beni e capitali, disadorna e mancante di arredi, da sentirsi in dovere di sospendere le funzioni sacre. La minaccia fu sventata dagli esponenti della vicinia, i quali si assunsero l'impegno di dimettere l'Avogadro sostituendolo con Giuseppe Redolfi. In seguito il revisore nominato dalla curia doveva constatare che, grazie al Redolfi, la chiesa aveva aumentato i capitali e si era arricchita di arredi e paramenti. A sue spese il Redolfi aveva provvisto la chiesa dell'organo e della cantoria. Tra i cappellani non mancano figure di spicco come don Paolo Simoni di Bione (1713), sacerdote molto stimato ed amato per il suo zelo; don Francesco Maccarinelli (1747), colto, studioso di cose d'arte, autore del volume "Le glorie di Brescia" (1751), una preziosa guida alle chiese della diocesi.


Non mancano, durante il secolo XVIII, disordini amministrativi con interventi degli Avogadro i quali, ancora il 28 gennaio 1779, ribadiscono il diritto di approvazione del cappellano eletto dagli abitanti. Diritti di nuovo ribaditi dalla Imperial Regia Prefettura con decreto 9 aprile 1812. Il clima religioso di Zanano esprime, durante il sec. XVIII-XIX, figure di grande spicco come il "servo di Dio" p. Fortunato Redolfi (v.), infaticabile fondatore di oratori, e Gerolamo Archetti (v.) (1773-1851), un fabbro proclamato "servo di Dio" e suo diretto collaboratore. I due sono fra l'altro fondatori degli oratori di Sarezzo e di Zanano; di questo, l'Archetti è direttore fino alla morte. Nell'oratorio di Zanano cresce un altro grande apostolo degli oratori bresciani, mons. Lorenzo Pintozzi (v.) (Ponte Zanano, 1820 - Brescia, 1892).


Durante il sec. XIX lo sviluppo demografico e l'aiuto degli ultimi fra gli Avogadro, tra i quali spiccano la figura del conte Orazio e dei figli padre Vincenzo, filippino della Pace, e don Giacomo, prevosto a Rovato, sospingono ad ampliare attività religiosa. Nel 1852 il cappellano don Luigi Torri, sub-economo dei benefici vacanti del distretto di Gardone Val Trompia, promuove la sistemazione della chiesa. Ristruttura le pareti e le cappelle laterali, rifà l'intera copertura e innalza il campanile sul quale, nel 1854, viene collocato un nuovo concerto di cinque campane fuse dalla ditta Innocenzo Maggi di Brescia.


A Martina Avogadro (1829-1876) si deve la fondazione dell'oratorio femminile. Nel 1890 i due fratelli, padre Vincenzo e don Giacomo Avogadro, fondano nel palazzo di Zanano un "ricovero di orfanelle" che affidano alle Ancelle della Carità; con testamento del 13 febbraio 1899 di don Giacomo, le Ancelle entrano in possesso dell'eredità nella quale è compresa anche la chiesa di S. Martino, ceduta in uso pro tempore alla popolazione di Zanano. Ma proprio mentre l'orizzonte si allarga a sostegno dell'assistenza alla popolazione povera, la vita religiosa di Zanano si trova di fronte a situazioni sempre più difficili. L'industrializzazione, la nascita di una classe operaia in condizioni economiche e sociali difficili, le organizzazioni sindacali e politiche dominate dal socialismo in espansione creano sempre maggiori difficoltà alla vita religiosa. Il carattere anticlericale dell'accennata presenza è avvertito sempre più. Corrispondenze da Zanano a "La Voce del Popolo" dell'ottobre 1908 accennano addirittura a "Missioni socialiste in piazza". 


Come si è accennato il socialismo domina la vita almeno per un quindicennio. A contrastarlo non mancano sforzi e tentativi. Nel gennaio 1909 il settimanale cattolico esalta Felice Peli, medaglia d'oro e d'argento, coppa d'inverno della palla elastica ("La baia"), come «sportman dai garretti d'acciaio e dal cuore di credente» « che non gli impediscono di lanciarsi nel campo delle gare sportive e di acquistarsi le palme»; ma ben poco può essere contrapposto all'organizzazione socialista.


Tuttavia deve essere rimasto al fondo un substrato religioso pronto a emergere. Quietate, infatti, le lotte politiche nel clima della Conciliazione, il 2 marzo 1929 tre fabbricieri (Bortolo Livella, Angelo Cabassi e Biagio Vignoli) tornano a chiedere la più completa indipendenza parrocchiale mettendo in rilievo la vastità del territorio, il "voto" di tutti gli abitanti e garantendo, al contempo, la volontà di un deciso risveglio religioso. Si oppone l'arciprete di Sarezzo facendo presente che l'erezione della nuova parrocchia costituirebbe la diminuzione di un terzo degli incerti per la già povera parrocchia di Sarezzo, l'insufficienza delle entrate della chiesa di Zanano e la mancanza di un proprio cimitero. Tuttavia l'arciprete, di fronte alla constatazione che ormai Zanano era praticamente indipendente e che poteva benissimo gestirsi da sola, il 27 luglio 1931 dà il proprio assenso sia pure a irrilevanti condizioni. Segue il 17 settembre 1931 il voto favorevole del capitolo della Cattedrale subordinato al consenso degli abitanti di Ponte Zanano e della Valle di Gombio. Sottoscritte nel giro di due giornate le garanzie richieste, la fabbriceria di Zanano risolve il problema della costituzione del beneficio fissato in una casa già esistente per l'abitazione del sacerdote, in un capitale di lire 76.000 per il mantenimento del sacerdote e l'esercizio del culto, realizzato con la vendita di un immobile da poco ereditato e attraverso legati e offerte. Tre giorni ancora e il 26 settembre 1931 il vescovo Gaggia firma il decreto di erezione della chiesa di Zanano in parrocchia indipendente. Erezione che verrà riconosciuta agli effetti civili il 22 maggio 1933. Lo stesso giorno il curato, don Mansueto Contessa, viene nominato vicario economo e il 17 agosto seguente parroco. Grazie anche all'apporto, dal 24 novembre 1933, di attività pastorale e di mezzi economici del curato don Felice Bonomi, nel 1937 la nuova parrocchia è in grado di acquistare una rilevante area per le opere parrocchiali, costruire la casa del curato e avviare la fondazione dell'oratorio. Per il nuovo parroco, don Salvatore Marchese, che fa il suo ingresso il 20 febbraio 1944, è nell'ottobre già restaurata la canonica. L'11 febbraio 1945 viene fondata la Congregazione del Terz'Ordine francescano. Nell'aprile 1945 vengono recuperate le campane asportate due anni prima e per l'occasione vengono restaurati il campanile e l'orologio. È subito intensa anche l'attività della parrocchia in campo sociale. L'1 luglio 1945, infatti, rinverdendo l'esistenza di un'analoga cooperativa liquidata nel 1943, don Marchese promuove la cooperativa "Ritrovo Operaio Avogadro" con sede in via Colombaro, e da subito si impegna in una attività ricreativa, compreso il gioco della "bala". Ma significative sono, d'altro lato, le crescenti vocazioni sacerdotali fra le quali quelle pavoniane dei p. Virgilio Salvinelli e Mario Poli.


Nel dopoguerra si affronta il problema della nuova chiesa. Abbandonata l'area prima scelta perché periferica allo sviluppo urbanistico del paese, dopo molti dubbi dovuti alle difficoltà di acquisire un'area vicino alla strada (i proprietari dei terreni non cedettero o pretesero cifre troppo alte), viene definitivamente scelta l'area attuale, il cui primo lotto viene ceduto a prezzo molto modesto da Ambrogio Dallera, che a ragione è stato considerato il primo benefattore. Pur tra le perplessità di alcuni a proposito della nuova ubicazione (a fianco di un'arteria come quella Valtrumplina ad intenso movimento), viene presa una decisione definitiva. Viene però data la precedenza alla costruzione dell'oratorio, la cui prima pietra viene posta nel 1947, e del salone parrocchiale, inaugurato nel 1950. Ad esso viene aggiunta, nel 1952, la sede ed il bar delle Acli; segue nel 1953 l'acquisto di un secondo lotto di terreno per il campo sportivo. Nel 1956 ha inizio la costruzione della nuova chiesa per i lavori della Cooperativa Edile Valtrumplina di S. Vigilio. Il 26 e 27 settembre 1959 la chiesa viene benedetta dal vescovo di Brescia mons. Tredici. Nel frattempo su iniziativa della parrocchia sorge negli stessi anni il cimitero, benedetto il 6 settembre 1952. La vita dell'oratorio si anima attraverso la filodrammatica "Ars e Labor"; nel 1949 era stata fondata la squadra di calcio "L'Intrepida"; assieme a numerose attività sportive nasce, per impulso di Giovanni Pedretti, la banda musicale (1961) e, nel 1968, la biblioteca parrocchiale.


Negli anni '50 le suore Ancelle ristrutturano l'oratorio femminile mentre la parrocchia si allarga assorbendo, per decreto vescovile del 25 ottobre 1954, la frazione di Noboli smembrata dalla parrocchia di Sarezzo, mentre l'anno seguente, il 14 ottobre 1955, a sua volta Zanano perde la frazione di Ponte Zanano eretta in parrocchia autonoma con il titolo di Cristo Re. Nel 1962, su progetto dell'ing. Vittorio Montini, sorge la nuova canonica; nel 1964 viene ammodernato il teatro. L'anno appresso nuove opere abbelliscono la parrocchiale attraverso la pavimentazione nuova, gli affreschi dell'abside di Oscar Di Prata, nuovi banchi ecc. Con l'intronizzazione, nel 1968, della statua della Regina Pacis, sulla facciata della chiesa parrocchiale, si conclude il ciclo delle grandi opere parrocchiali volute da don Marchese. Una lapide sull'atrio del tempio porta epigrafe: «Questo sacro tempio, iniziato nel 1957, auspice don Salvatore Marchese, su disegno dell'ing. Vittorio Montini, benedetto da mons. Giacinto Tredici il 27 settembre 1959, è sorto per la pietà e con le offerte del popolo di Zanano, ad onore di Maria SS. della Pace. Benedetta la effige marmorea, da mons. Luigi Morstabilini, il 26 maggio 1968». A don Marchese, che il 31 agosto dello stesso anno rassegna le dimissioni per ragione di salute e il cui ricordo rimarrà a lungo, fissato in un busto inaugurato sulla sua tomba nel 1976, succede, il 10 novembre 1968, don Lino Bertoni il quale provvede nel giro di pochi mesi, a finire, accanto alla canonica, la casa del curato (1969); promuove nello stesso anno il restauro della chiesa di S. Bernardino a Noboli e arreda la chiesa di nuovi confessionali, provvede ad una sala ritrovo per giovani nel sottochiesa (1970), inaugura il nuovo organo elettronico e i restauri dell'oratorio (1971). Anche la chiesa parrocchiale si arricchisce di opere. Nel 1984 trovano spazio le stazioni della Via Crucis di Gianni Alberti. Nel 1991 nasce, per iniziativa del maestro Angelo Belleri, il coro "Gennanates" che ottiene numerosi successi. Il 15 marzo 1997 mons. Foresti benedice il vecchio oratorio restaurato e il nuovo sagrato della chiesa parrocchiale. L'oratorio è andato intanto articolandosi nel Gruppo sportivo Intrepida, in due circoli ANSPI, nel GTO (Gruppo teatro oratorio) e nel 2001 è stato completamente rinnovato.




CHIESA PARROCCHIALE "REGINA DELLA PACE". Costruita tra il 1957 e il 1959 su progetto dell'ing. Vittorio Montini, porta sulla facciata una grande statua della Regina Pacis, in marmo bianco, scolpita da Domenico Lusetti (1968). Le porte sono state costruite dalla ditta fratelli Fisogni di Codolazza, i vetri sono opera della Cooperativa Vetrai di Brescia. Nell'abside Oscar di Prata ha dipinto dal 1959 la Regina Pacis tra due gruppi di persone in contemplazione. Ai lati del presbiterio lo stesso pittore ha dipinto nel 1964-1965, a destra, la Madonna con S. Rocco e devoti tra i quali si intravede la fisionomia di Pietro Rizzini che si adoperò intensamente per la realizzazione della chiesa; a sinistra, i SS. Martino e Bernardino e, ancora, una folla di devoti. Nella controfacciata lo stesso pittore ha raffigurato "l'umanità che si redime", con papa Paolo VI e l'assemblea conciliare. Le decorazioni sono di Giuseppe Casari. L'altare maggiore è opera della ditta Venturini di Goito. Nel 1967 Vittorio Trainini dipinse il battistero.




S. MARTINO. Antica cappella gentilizia dei nobili Avogadro forse eretta nel sec. XV su una cappella preesistente i cui avanzi sono indicati in un'absidiola conglobata nell'edificio successivo, in affreschi raffiguranti uno la Madonna con il Bambino e angeli, ancora di intonazione tardo-quattrocentesca, e un altro una Madonna col Bambino, coeva. Venne ampliata nel 1496 e, come si legge su un architrave, di nuovo ampliata nel 1604. Un nuovo intervento venne compiuto nel 1852-1860 per iniziativa del curato don Luigi Torri, come indica un'iscrizione che si legge sulla porta laterale e che suona «Templum S. Martino, episcopo dicatum, vetusto squalente fere everso, Zananenses laeti lurentes, strenus laboribus, infensis que suis, condere inchoarunt, anno MDCCLII, aequali pietate ac magnificentia, perfecerunt escornarunt + anno MDCCCLX, opera et labore adm Torre Aloysii curati». Fu di nuovo restaurata nel 1971-1972 sotto la direzione dell'ing. Vittorio Montini e decorata da Giacomo Prandelli di Dello. Nell'occasione riapparvero alla luce i due affreschi votivi con la Madonna ed il Bambino. Nuovi restauri vennero compiuti per iniziativa delle suore Ancelle della Carità nel 2004/2005. Adorna l'altare maggiore una pala raffigurante la Madonna col Bambino fra un santo vescovo e Rocco e, nella zona inferiore, S. Martino che divide il mantello al povero. Datata 1609 ed attribuita da L. Anelli a Grazio Cossali, viene ritenuta da Sandro Guerrini dell'ambito di Cristoforo Rosa, allievo di Tiziano, e da Enrico Maria Guzzo e P.V. Begni Redona a Camillo Rama. Sull'altare di destra sta una pala raffigurante la Madonna col Bambino, S. Rocco e S. Nicola da Tolentino che Carlo Sabatti definisce la pala della peste del 1630. Le tele furono restaurate nel 1993 dallo studio gardonese di Adriano Ansaldi, per conto delle Ancelle della Carità. Nel 1993 Romeo Seccamani provvide al restauro degli affreschi.


Come ha scritto Carlo Sabatti ("Viaggio in Valtrompia"), «interessante è la Santa Trinità con l'Immacolata, opera del secolo XVII, grata nelle cromie e nel lume, appesa ad una parete del presbiterio, attribuita a Pompeo Ghitti. A Pietro Rosa o a Pietro Marone è attribuito l'Ecce Homo, copia molto fedele del dipinto che Tiziano nel 1547 realizzò per Carlo V e successivamente replicò per Pietro Aretino. Rispetto all'originale le ombreggiature sono più forti ed i lineamenti del Cristo sono un po' più duri, "ma la qualità della pittura è comunque alta ed affascinante", scrive Sandro Guerrini, proponendo una datazione al 1570-80». L'organo ad una tastiera venne costruito dal Tonoli. Ubicato sulla bussola, ha una cassa in legno verniciata a chiazze con fregi scolpiti e dipinti. In occasione del restauro del campanile, seguito dall'arch. Cesare Archetti per conto delle Ancelle, è emersa la decorazione ad affresco, riproducente un antico orologio ed il leone di S. Marco. L'orologio ha un quadrante a 24 tacche in numeri romani ed il mezzodì non in asse. Le 5 campane, fuse nel 1854, tolte nel 1942 per ordine governativo, vennero restituite nel 1945. Nel 1962 venne rifusa la campana maggiore e nel 1964 la seconda.


A Zanano per la festa patronale di S. Martino (11 novembre) convenivano venditori ambulanti di nespole (molto diffuse sulle montagne valtrumpline) e di frutti autunnali; si svolgeva anche la fiera dei maiali.




S. ROCCO. Cappella esistente, a quanto sembra, di fronte alla chiesa di S. Martino nel sec. XVI ma già scomparsa nel secolo seguente.




SANTELLA DELLA PIETÀ. Eretta, secondo l'opinione di Carlo Sabatti, sul lazzaretto della peste del 1630 quando Zanano fu decimato dall'epidemia. Di notevole fattura l'affresco raffigurante la Pietà. Per interessamento del Sabatti nel 1981 venne spostata di qualche metro per allargare la strada. Il dipinto è stato restaurato di recente insieme alla sua santella.




PALAZZO AVOGADRO. Gaetano Panazza e Fausto Lechi indicano risalente al sec. XIII la casa torre poi inglobata nel palazzo sorto nel sec. XV. Si erge, come scrive il Lechi, ("Le dimore bresciane", I, p. 351) «a non grande altezza e presenta su due lati i bolognini a vista e sul prospetto verso strada una grande finestra a ogiva con balconcino e in alto, quasi sotto la gronda, un leggero coronamento in cotto». Legato alla casa torre è il palazzo formato da due corpi autonomi: uno del sec. XV a monte, l'altro del sec. XVIII verso mezzodì, congiunti fra loro da un grande portale barocco in pietra bugnata, con lo stemma della famiglia nello scudo in ghiera e sormontato da tre obelischi. Nell'architrave di pietra del portale si legge: «Et solus eodem invictus fortis in bello illustriss. comes Scipio Advocatus a partu Virginis MDCXI». Sopra l'architrave è lo stemma degli Avogadro: «D'argento, a tre bande contromerlate di rosso».


Una Crocifissione trecentesca, secondo Gaetano Panazza, oltre ad affreschi decorativi a scacchi bianchi e neri, si trova nella sala della torre del palazzo.


Documento di grande suggestione del tempo, assegnato al '300 o agli inizi del '400, è il grande affresco scoperto nel 1963 della battaglia fra orsi (altri hanno visto cani o topi e gatti) neri e bianchi nei quali si sono volute vedere le lotte fra guelfi e ghibellini coinvolti, secondo qualcuno, in uno scontro sui monti circostanti di Polaveno, dove gli Avogadro ebbero forse a guerreggiare con gli Averoldi, antichi feudatari della valle di Polaveno e sui quali furono vittoriosi ottenendo, dai Visconti, in feudo la zona. Infatti gli orsi neri (o gatti o topi) con giglio, stemma guelfo della Valtrompia, escono da un castello (che potrebbe essere quello di Testaforte) dopo un assedio fallito degli avversari. Sono inoltre raffigurati una raffinata Madonna con Santi e devoti del 1430 e S. Gerolamo, assegnato dai critici al Maestro della Crocifissione di S. Agata a Brescia.


Come suggerisce il Lechi, «la costruzione del quattrocento in facciata ha la pianta rotonda sullo spigolo ed un affresco con la Beata Vergine e santi molto deteriorato. Vi è ancora il vecchio ingresso con portale in muratura. A pian terreno finestre strombate. Al primo piano due finestre con cornice in cotto ogivale ed una con arco trilobato nell'intradosso. Nell'interno vi è, sito a monte del cortile, in corrispondenza della torre esterna, un piccolo edificio con una finestra a pian terreno strombata ed una al di sopra, bellissima, incorniciata da una ricca modanatura in cotto. Verso mezzodì si stende un portico a due arcate con colonne a capitelli fogliati (di cui quello centrale porta lo stemma Avogadro). Sopra di esso una loggetta di sei arcatelle con colonnine simili recentemente "simmetrizzate"». Sul lato verso mattina si stendono due archi di portico e di loggia in cotto. Il pian terreno a grandi volti a botte del '400 e del '300 è l'androne del vecchio ingresso.




SANTELLA. Singolare la santella della Madonna degli Alpini in via Piave 5 voluta dalla famiglia Pietro Pedrotti dove è raffigurata la Madonna con il cappello alpino.




PERSONAGGI. Tra gli uomini che si segnalarono a Zanano ricorderemo il gesuita Bernardino Redolfi che, fra l'altro, stese un racconto delle apparizioni di Bovegno; P. Fortunato Redolfi (v.) e Gerolamo Archetti (v.), ambedue "servi di Dio"; don Lodovico Redolfi, parroco per 30 anni di Adro, il filippino della Pace di Brescia, p. Vincenzo Avogadro (v.), e don Giacomo Avogadro (v.), prevosto di Rovato.




PARROCI. Mansueto Contessa di Marcheno (1931-1944); Salvatore Marchese di Brescia (1944-1968); Lino Bertoni di S. Gervasio Bresciano (1968-1979); Angelo Gazzina di Montichiari (1979-1990); Carlo Consolati di Lograto (1991-2006); Cesare Cancarini di Gardone Val Trompia (15/1/2006).