ZAMARA

ZAMARA

Antica famiglia di Palazzolo, poi diramatasi a Chiari, Brescia, nella pianura bresciana, ecc. Secondo quanto scrive Francesco Ghidotti ("Le Famiglie palazzolesi"), il primo che si conosca è Zamarino de Zamaris, vissuto nella seconda metà del sec. XIII. Da Zamarino (1265) discende Giovanni (1295) e da lui Giacomino (1325). In un albero genealogico (redatto dal notaio Clemente Zamara e trovato da Francesco Ghidotti nell'archivio notarile di Brescia, filza 1582) si legge: «1405 - Elegione de la casa di Zamarj / Prima miser Jacomino, miser Franzino fratelli di Zamara da Palazolo. Seconda desende miser Zoanno da Jacomino; da miser Zoano desende miser Delaydino; da miser Delaydino desende miser Francesco; da miser Francesco desende miser Zoano, miser Simeone, miser Matia et miser Hieronimo fratelli; da miser Zoanne desende magistro Clemente jntayador de figure et notaro; da miser Simeone desende Leonardo; da miser Hieronimo desende Antone Maria; da Clemente desende Jo. Pietro et Artemio et Matio; da Leonardo desende Hieronimo et Joane Batista». A Palazzolo Giovanni Zamara, notaio tra la fine del '300 e gli inizi del '400, esercitò l'attività commerciale e la gestione del mulino della Porta.


Come scrive ancora Francesco Ghidotti: «La famiglia, a metà del '300, si suddivise in due rami: quello di Palazzolo e quello di Chiari. Quest'ultimo si estinse verso la metà del '700. A Palazzolo il ramo di Giovanni Gabriele continuò per cinque generazioni e si estinse colle sorelle Eleonora e Francesca, benefattrici della nuova parrocchiale. Tra il '300 ed il '500 sono numerosi gli Zamara uomini di legge, soprattutto notai, per cui si può ipotizzare che da questa professione sia derivata la loro fortuna economica». Continua Ghidotti: «Attraverso matrimoni si imparentarono con molte famiglie nobili bresciane e bergamasche; nell'ambito palazzolese con i Duranti, gli Schilini, i Foresti, i Nassini ed altre famiglie della borghesia: i Marini, i Nazzari, gli Urgnani, i Rondi, i Palazzoli, i Galignani, i Persevalli, ecc.».


Gli Zamara ricoprirono cariche importanti in Palazzolo e nel 1444 Francesco Zamara, sindaco di Palazzolo, era tra i promotori di una maggiore autonomia del territorio dalla città. Nel 1469, come informa Paolo Guerrini, Francesco qd. Battista fu creato conte palatino dall'imperatore Federico III. Nobili bresciani sono anche segnalati, assieme ai Duranti, da Giovanni Da Lezze nel Catastico del 1609. Nel 1636 furono ammessi ai Consigli della Città di Brescia e a tutte le dignità e uffici della stessa. A Palazzolo continuarono a ricoprire cariche pubbliche. Nel 1772 il nob. Francesco era deputato del Comune e cariche ricopriva anche il nob. Girolamo. Nel 1796 un Francesco qd. Lanfranco era nel Nobile Consiglio di Brescia. Fra gli ecclesiastici che si distinsero si ricordano alla fine del '300 l'arciprete di Palazzolo Giovanni e ai primi dell'800 il canonico Luigi. Nel 1459 i fratelli Cristoforo e Giovanni Gabriele Zamara, figli del nob. Antonio qd. Giovanni Battista che avevano forti aderenze nella corte pontificia, ottenevano dal papa Pio II, durante una sua sosta in Mantova, il diritto di patronato sulla chiesa di S. Giovanni in Mura di Palazzolo. Inoltre assieme ai Rodengo gli Zamara detennero il giuspatronato sulla chiesa di S. Giacomo di Cologne. Fin dal '300 abitarono una casa sulla "platea inferiore" di Palazzolo, edificio poi abbattuto sul quale ora sorge la Cassa di Risparmio e, come scrive Francesco Ghidotti, «probabilmente anche tutti gli altri casamenti adiacenti fino all'attuale proprietà Ricci e oltre. Ebbero anche case a Mura e nella "platea magna" e quello che fu poi il palazzo Grange, eretto presumibilmente nella metà del '500, che presenta un magnifico loggiato prospiciente il cortile interno». A Palazzolo inoltre erano proprietari di tutto il gruppo di case anticamente chiamate della Maddalena per il titolo della chiesetta che vi sorgeva. La demolizione di parecchi stabili, grazie alla generosità delle sorelle Eleonora e Francesca Zamara (1743), permise di erigere la grande chiesa nuova di Palazzolo.


Come scrive Francesco Ghidotti, «pur essendo proprietari di grandi estensioni di terre e di case, dalla seconda metà del '700 si dedicarono all'industria della seta con una filanda attiva nel 1788 nel loro casamento in contrada della Maddalena e un'altra nel palazzo Grange. Sul finire del '700 i fratelli Camillo, Giuseppe e Lanfranco acquistarono il filatoio ex Nassini, in via Cortevazzo, che poi vendettero nel 1804 a Bartolomeo Piccioli; nel 1819 passò a Pietro Cicogna fu Francesco».


A BOTTICINO. Con il matrimonio del nob. Francesco Zamara (Palazzolo, 1782 - Brescia, 1879) con Giulia qd. Giacomo Castelli gli Zamara ereditarono parecchi beni a Botticino, compresa una casa di villeggiatura con cappella dedicata a S. Gaetano. Francesco qd. Camillo apre nella prima metà dell'800 una filanda (v. Zamara Francesco, filanda) con filatoio.


A CHIARI. Ricerche di Giovanni Battista Rota e Luigi Rivetti hanno appurato la presenza nell'estimo del comune di Chiari del 1418 di un Delaydinus de Zamaris de Palazolo, che ricompare nell'estimo del 1422 come possessore di campi e case, senza la specificazione "de Palazzolo". Nel 1456-1472 viene nominato Jacobinus qd. Delaydini de Zamaris. Poi la famiglia si allarga e nel libro dell'estimo del 1493 sono registrati «in contrada di Zeveto case e fondi con diritti d'acqua di Martino de Zamaris, in contrada Malarengo case e campi di Giovanni de Zamaris e campi di Gerolamo de Zamaris e case con orti e campi Magistri Antonii de Zamaris pictoris. Nell'estimo del 1494 si ripetono: bona Martini de Zamaris; bona Joannis Zamarae e bona Magistri Antonii Zamarae pictoris; bona Mathiae qd. Francisci de Zamaris. Nell'estimo del 1513 troviamo: bona Pauli Zamare; bona Martini Zamare; bona de Johannis Zamare; bona Magistri Mathei». Questo Matteo o Mattia Zamara (n. 1452) che si dichiara «pintor» con cinque figlie viene citato come "conte" col nipote conte Antonio Maria (n. 1489) sposo di Chiara (n. 1511) i quali chiedono «di non esser estimati perché Conti privilegiati et esenti da ogni cargo ordinario et extraordinario». Sia Antonio che Matteo (v. Zamara Antonio e Matteo) sono pittori e intagliatori in legno, arti esercitate anche da Clemente (v.), Francesco (v.). Nel 1568 e nel 1588 vivono ancora a Chiari Gerolamo (n. 1538) e Mattia (n. 1548) qd. Antonio Maria qd. Gerolamo «conte et palatino (sic) et privilegiato» con casa e 15 piò in contrada Zeveto a Chiari. Infine nel 1637 vi è sempre a Chiari un Clemente (n. 1617) qd. Geronimo qd. Geronimo «che fa la spetiaria» ed ha tre sorelle. Del titolo e dei privilegi non si parla più. Appaiono ancora negli estimi seguenti sino al 1687, poi questa famiglia sparisce. Nel sec. XIX la famiglia era estinta mentre continuarono ad esservi alcune famiglie con il soprannome di Zamara (probabilmente per discendenza femminile).


A BRESCIA. Da Palazzolo o da Chiari un altro ramo si trasferiva nella prima metà del sec. XV abitando, secondo Fausto Lechi ("Le dimore bresciane", III, p. 149), nella VI quadra di S. Faustino. Sebbene il Nassino annotasse nel 1517 che «veneno da Palazzolo el sono de bassa conditione» troviamo un Antonio dottore e cavaliere, Cristoforo e Gabriele figli di Giovanni qd. Beniamino i quali l'11 giugno 1454 vennero ammessi al Consiglio Generale della nobiltà bresciana. Il Lodrini ritiene che discendente da Antonio dovette essere Matteo o Mattia, i cui figli Antonio (n. 1563) e Francesco (n. 1585) abbiano edificato il palazzo di via Grazie, 21. Morti senza figli, secondo F. Lechi, avrebbero lasciato la casa a Costanzo o a suo padre Gio. Battista di un ramo collaterale. Questo Gio. Battista (n. 1548) era figlio di Costantino e Giulia Savallo. Il padre di Costantino era Lanfranchino (n. 1478) che viveva a Brescia in contrada dell'Olmo, ed era figlio di Cristoforo già ricordato, fratello di Antonio. Il nuovo proprietario Costanzo si sposò due volte ma da Giulia Palazzi non ebbe figli e da Laura Durante ebbe soltanto due figlie: Ippolita (n. 1624) e Lelia (n. 1626). Non si conoscono i successivi proprietari del palazzo, che attorno alla metà del '700 fu acquistato dai Suardi. Degli Zamara che continuano ad abitare in città, nel 1636 sono ricordate tre sorelle monache, viventi nel monastero di S. Chiara vecchia: Gertrude, Teresa e Maria Maddalena, e nel 1649 si cita un legato di 1400 lire della defunta Grandilia Zamara per la celebrazione di due messe alla settimana in S. Chiara vecchia. Un mons. Zamara il 17 marzo 1600 viene sepolto in S. Faustino Maggiore. Il 29 settembre 1806 muore in Brescia mons. Luigi Zamara di Palazzolo, l'ultimo canonico "cantore" del capitolo della cattedrale e poi 1° canonico al posto di mons. Pietro Pulusella, eletto abate di Pontevico. Gli Zamara possedettero molti fondi in Cogozzo, compresa la bella casa, poi dei Calini, sulla quale rimase il loro stemma. Nel sec. XVI rilevarono anche il beneficio di Villa in Valtrompia, del quale nel 1532 venne investito don Giulio Zamara assieme a quello di Cailina e altri chiericati e benefici minori, con una rendita di circa 60 ducati annui; beneficio che cedette nel 1567 al nipote don Stefano Zamara il quale mantenne anche quello della parrocchia di Cellatica attirandosi le riprensioni del card. Carlo Borromeo il quale, il 20 agosto 1580, dichiarò surrettizia l'unione dei due benefici e obbligò don Zamara a restituire i frutti indebitamente percepiti. Don Stefano morì poi nel marzo 1600. Instauratosi il governo dell'Austria nel 1815 venne riconosciuto il titolo di nobili ai discendenti di Francesco qd. Lanfranco nei due rami: uno continuato in Camillo detto Giuseppe, in Antonio detto Giacomo e in Giuseppe; l'altro in Camillo detto Lanfranco, in Francesco e in Camillo, con la conferma dell'arma di famiglia: «Spaccato, nel capo d'oro alla testa di leone color naturale, in punta d'azzurro a due scimitarre d'argento poste in croce di S. Andrea. Per concessione di Federico imperatore nel 1469 avevano aggiunto il cimiero coll'aquila nera coronata».