ZAINA Italo

ZAINA Italo

(Virle Treponti, 14 gennaio 1892 - Brescia, 17 febbraio 1982). È noto soprattutto come studioso di geologia bresciana e come scrittore e divulgatore di geografia e geologia, ma i suoi interessi e la sua attività di poligrafo si estendono anche ad altri campi: letteratura e trattatistica militare, paletnologia, narrativa per ragazzi, alla conservazione dei beni culturali e promozione didattica delle scienze. Compie studi regolari, prima nel Seminario minore di S. Cristo, poi al Liceo-Ginnasio Arnaldo che però è costretto a lasciare, per esigenze famigliari, dopo la licenza ginnasiale; animatore della gioventù di Virle Treponti, promuove la filodrammatica dell'oratorio, attività turistico-sportive: escursioni ciclistiche ed arrampicate in montagna, sempre continuando a coltivare la passione per la letteratura (era in grado di recitare a memoria interi canti della Divina Commedia), la geografia e la storia; appassionandosi, anche, per il suo lavoro in industrie del marmo, alla geologia. Compie il servizio militare come ufficiale di complemento nella prima guerra mondiale, impiegato nel battaglione "Vestone" e quindi nello "Spluga", combattendo a Passo Nota, sugli Altipiani d'Asiago e all'Ortigara, sul Piave e nella battaglia finale di Vittorio Veneto, guadagnandosi numerose onorificenze (croce di guerra francese al merito, medaglia di bronzo al valor militare), e iniziando la sua opera di memorialista e scrittore delle vicende militari ed umane dei campi di battaglia.


Nel 1919, per l'editrice Queriniana pubblica il suo primo libro, "La guerra di ieri e la guerra di domani", con alcuni scritti sulla realtà della prima guerra mondiale e un breve testo teatrale tragicomico. Suoi scritti sulla prima guerra mondiale seguono tra il 1919 e il 1933 su riviste militari e alcuni vengono tradotti anche in Austria. Ancora nel 1965 nei commentari dell'Ateneo scrive su "Determinanti geografiche nelle operazioni della guerra italo-austriaca 1915-18".


Nel primo dopoguerra a Virle Treponti continua il suo impiego in aziende della lavorazione del marmo, e da autodidatta le ricerche personali anche in campo preistorico-paletnologico. Dà vita alla locale sezione Ana (1926); nel 1928 diviene dirigente amministrativo alla "Tessili" di Sale Marasino, pur continuando le sue ricerche geologiche e promuovendo al contempo corsi di istruzione popolare per il locale Dopolavoro, tenendo relazioni di carattere storico e geologico-geografico. Nel 1936 entra nel "Gruppo Naturalistico Ragazzoni" dell'Ateneo di Brescia, come esperto di geologia e paletnologia e qualche anno dopo inizia la collaborazione con l'editrice La Scuola pubblicandovi articoli su "Scuola Italiana Moderna" e, nel 1937, "Vette", una serie di racconti parzialmente autobiografici ambientati nella prima guerra mondiale, supportati in alcuni casi da una documentazione precisa e animati da un sincero affiato di condivisione dei drammi umani dei combattenti di entrambe le parti.


Alla fine del 1938 si sposa con Elisabetta Ottolini, da cui ha due figli. Dal 1941 inizia la sua attività all'editrice La Scuola come dirigente amministrativo, ma nel contempo continua i suoi studi e la sua attività di scrittore e di studioso. Nel 1942 pubblica il suo primo libro sulla geografia dell'Italia "La Terra degli Italiani", che amplierà nel dopoguerra e avrà numerose edizioni (dal 1946 al 1953): supportato dalle più moderne concezioni dello studio della geografia (e in particolare quelle del Biasutti) fornisce un quadro dell'Italia nei suoi valori storici, paesaggistici ed economici, con un particolare rilievo alle risorse offerte dal turismo e dall'arte. L'impostazione sarà ripresa con "L'Italia e le sue risorse" (1973). È socio dell'Ateneo di Brescia (dal 1945), di cui diventa anche componente del Consiglio Direttivo (dal 1948 al 1964), e direttore del Gruppo Naturalistico Giuseppe Ragazzoni dal 1960 al 1964, continuando le sue ricerche in campo paletnologico e geologico del Bresciano, guidando escursioni naturalistico-scientifiche e pubblicando articoli sulle rocce ornamentali bresciane e sulle relative formazioni geologiche (nel 1948 "Marmi e pietre nel centro cittadino", "Note sulla Corna", "Il pliocenico di Castenedolo", "I colli morenici di Lonato") e sulla paletnologia del Bresciano ("La palafitta di Molina di Ledro", 1947, "Ancora sui petroglifi camuni", 1951).


Sviluppa anche l'attività di divulgazione scientifica con pubblicazioni dell'editrice "La Scuola" dove, oltre all'attività amministrativa (da sottolineare la sua opera nel campo della organizzazione di una rete commerciale) collabora con contributi su riviste della editrice, in particolare "Scuola Italiana Moderna" (per gli insegnanti elementari), riviste per l'attività scientifica ed espressiva dei ragazzi ("Cantiere", "Esploriamo", attive negli anni '50-'60) offrendo anche qualche contributo di teoria didattica ("Cultura geografica ed insegnamento", 1951; "Globalismo e Geografia", 1952). Di particolare rilievo il suo apporto a "Scienza e Lavoro" diretta da monsignor Zammarchi, con articoli e con volumetti monografici a carattere geografico ("Risorse d'Italia sulla bilancia del Mondo", 1952; "Pianure d'Italia", 1957; "Montagne d'Italia", 1960), geologico ("Le rocce ornamentali", 1952; "Perché l'Italia è fatta così", 1955), paletnologico ("Popoli della Preistoria", 1954). Collaborò attivamente anche al settore didattico degli audiovisivi, testi per proiezioni fisse (serie di diapositive e filmini) e per due sceneggiature di film a 16 mm. dell'Istituto Lumen de La Scuola ("La lavorazione dei marmi", "Il fiume") diretti da Achille Rizzi.


Nel 1951 esce in duplice veste (di cui una con litografie artistiche e tiratura limitata) "Luoghi e città", una raccolta di una serie di articoli di "impressioni di viaggio" nell'Italia, scritta con raffinato stile da elzevirista, in cui i vari "quadri geografici", dove la bellezza delle forme naturali dell'arte viene vivificata dal ricordo del passato geologico e storico della penisola, compongono una galleria di "ritratti di paesaggi" particolarmente intensa. La prosa di Italo Zaina, elegante e limpida, che sottilmente lascia sempre trasparire l'informazione e la nozione, senza annoiare, trova riscontro in vari racconti e brevi romanzi per ragazzi, dove emergono soprattutto le ambientazioni nel mondo preistorico e dell'ambiente naturalistico ("Al tempo dei mammuth" e "Al tempo delle Palafitte", editi nel 1953, "Prigionieri negli Abissi", 1956, "Scene della Preistoria", 1959, "I Dinosauri a convegno", 1968), in cui non è difficile scorgere talvolta ambientazioni bresciane; volumi di grande successo, alcuni ancora in catalogo. Dal 1953 si distingue anche come autore di testi scolastici di geografia: "Viaggiare" (per la scuola media) e "Uomini e Terre" (per l'Avviamento), inizialmente in collaborazione con G. Assereto, con varie edizioni (dal 1962 per la scuola media unica) fino all'inizio degli anni '70 a cui affianca una nutrita serie di volumetti sulle regioni d'Italia.


L'attività scientifico-didattica di Italo Zaina venne riconosciuta anche con la richiesta di collaborazione del Touring Club Italiano per il quale scrisse uno dei nove capitoli ("Le rocce e i minerali") del primo volume ("L'Italia Fisica", 1957) della prestigiosa collana "Conosci l'Italia", e con scritti didattici e d'avventure per "Marco Polo", rivista del TCI per i ragazzi.


Della passione civile e dell'impegno per la conservazione del patrimonio ambientale e naturale sono testimonianza la sua fattiva collaborazione al Museo di Scienze naturali di Brescia, prima come componente del Gruppo "Ragazzoni" e quindi come conservatore onorario quando, anche con il suo contributo, divenne Museo Civico. Da segnalare la proposta, avanzata nel 1950 insieme allo scopritore dei graffiti camuni, Gualtiero Laeng, dell'istituzione di un Parco delle incisioni rupestri della Valcamonica.


Tra gli anni del dopoguerra e fin quasi alle soglie della morte produsse studi geologici su molte parti del territorio bresciano, pubblicati sui Commentari dell'Ateneo di Brescia e sulla rivista del Museo di scienze "Natura Bresciana", alcuni di notevole ampiezza e significato soprattutto circa il Sebino, la Valsabbia, il Quaternario padano ("Sulle origini della Conca sebina", 1958; "Dal Passo del Termine a Gavardo attraverso la Val Caffaro, l'Idro e la Valsabbia"; "Il glacialismo bresciano e le aree di rifugio", 1961; "La padania sepolta nel territorio bresciano", 1969; "Le dolomiti bresciane", 1964; "Assetto geologico e litologico della Valtrompia", 1969; "Geologia dell'iseano", 1974; "Tra Eridio e Val Giudicarie", 1977). Sua è la prima sintesi geologica del territorio "Il suolo bresciano", pubblicata nella "Storia di Brescia" (1963) e, ancora, "Nel centenario della nascita del geologo Arturo Cozzaglio" (1962).


Innumerevoli sono gli articoli divulgativi di geografia e geologia su pubblicazioni bresciane e nazionali: una serie, scritti per il "Giornale di Brescia" tra il 1965 e il 1977, costituisce un ampio panorama di paesaggi geografici ed orizzonti geologici del Bresciano nonché una traccia per la valorizzazione ambientale e turistica del territorio, ma non sono da dimenticare le numerose altre collaborazioni a: "L'Italia", "La Voce del Popolo", "Terra Nostra", "L'Adamello". Notevole anche la collaborazione alla rivista "Didattica delle Scienze", con serie di articoli dedicati ai paesaggi geologici italiani e ai Musei di scienze della Penisola.


Ad Italo Zaina nel 1974 fu conferito il premio per la Cultura della presidenza del Consiglio dei Ministri, e nel 1978 il Premio Bertelli dell'Ateneo di Brescia per la narrativa per ragazzi. Dei suoi oltre 350 titoli si veda la bibliografia completa nei Commentari dell'Ateneo di Brescia per il 2002, curata dal figlio Alberto, che ha ordinato in apposito archivio i suoi documenti, con gli originali degli scritti, alcuni dei quali inediti, e con una interessante corrispondenza con uomini di scienza e cultura e con memorialisti della prima guerra mondiale.