ZACCARIA Francesco Antonio

ZACCARIA Francesco Antonio

(Venezia, 1714 - Roma, 1795). Entrato a 18 anni nella Compagnia di Gesù, fece il noviziato a Vienna. Dopo un anno era già professore di latino e greco a Gorizia. Nel 1738 si recò a Roma per gli studi teologici. Oratore brillante, si dedicò alla predicazione. Nel 1754 fu Conservatore della Biblioteca Estense a Modena, carica già tenuta da Muratori. Ritornato a Roma nel 1768 si dedicò alla pubblicazione di numerose opere. Fu colpito dal decreto di soppressione della Congregazione, ma gli venne concessa l'alta stima di Pio VI che lo volle nominare professore di eloquenza alla Sapienza e Direttore, all'Accademia dei Nobili Ecclesiastici, degli studi di storia della chiesa. Si cimentò in una storia letteraria d'Italia che poi abbandonò e polemizzò vivacemente in difesa dell'Ordine. Il suo epistolario ci testimonia lo stretto rapporto che egli ebbe con i rappresentanti più prestigiosi della cultura bresciana; è amico del conte Mazzucchelli, del Sambuca, del Gradenigo e del Sanvitali, ma soprattutto è legato da profonda amicizia con il card. Querini.


Nel 1755, in procinto di recarsi a Brescia per predicare la quaresima, lo raggiunse la notizia della morte del cardinal Querini, avvenuta il 6 gennaio; a lui fu affidata l'orazione funebre, che tenne in Duomo. Nel 1763, chiamato a Crema a predicarvi la Quaresima «in quel Duomo dell'Ill. mo e Rev.mo Mons. Lombardi Vescovo di quella città, e Abate commendatario di Leno, ebbe agio di conoscere quella massa di libri» accorgendosi che all'opera del P. Luchi poteva far qualche aggiunta e correzione. Nasceva così la storia "Dell'Antichissima Badia di Leno", libri tre, stampata in Venezia nel 1767 per Pietro Marcuzzi. Come scrive Angelo Baronio: «In essa lo Zaccaria dimostra una notevole capacità d'analisi delle fonti, dedicandosi soprattutto alla trascrizione dei "monumenta" più significativi che confermano i rapporti con Papi ed imperatori della comunità monastica leonense, non trascurando peraltro l'analisi degli atti privati che testimoniano nei secoli la crescita all'ombra dell'abbazia di una comunità rurale dalle caratteristiche peculiari. Lo Zaccaria aveva in verità coltivato un disegno più ambizioso, quello di stendere una storia monastica che desse testimonianza della dimensione di civiltà che la storia dell'esperienza monastica racchiude. Resosi conto dell'immane mole del lavoro, aveva tuttavia voluto, con questa monografia, individuare un metodo ed indicare un progetto».