XILOGRAFIA o silografia

XILOGRAFIA o silografia

È definita l'arte di incidere il legno al fine di ottenere una matrice per la stampa. Come sottolinea Carlo Pasero, «Brescia fu centro attivissimo di commercio di legni, stampe, carta e di libri. A Brescia confluivano tipografi e incisori da molte parti: l'opera xilografica che in essa si svolse, racchiude in sé, collega, sintetizza, trasforma correnti artistiche confluite da Venezia e da Milano, dal Nord e dal Sud».


La xilografia si esprime agli inizi nelle iniziali che decorano i primi volumi stampati quali i "Sermones" di S. Agostino, stampato nel 1486 circa da Giacomo Britannico, seguito da altri, tanto che fin dagli inizi del '500, come rileva C. Pasero ("La Xilografia nei libri bresciani" in Comm. Ateneo Brescia, 1926, p. 79) «si può dire che a Brescia ogni tipografo usasse di proprie personali iniziali decorate». Iniziali decorate usano Giovanni Battista Pontano, Giacomo Britannico, Bernardino Misinta, Bonino de' Bonini, Giovanni Antonio, Aronte degli Aronti. Come rileva lo stesso Pasero, «dopo il 1500 il commercio dei legni intagliati per usi decorativi tipografici assume uno sviluppo tale da presentarci, verso il 1525, un vero e proprio monopolio a favore di Venezia, con pochissimi tipi fissi di decorazione».


Salvo l'utilizzo nel 1493, da parte di Tomaso Ferando, di una iniziale già usata dal Farfengo, le prime iniziali decorate di libri bresciani vengono fissate intorno al 1490 e si sviluppano in due correnti principali: una autoctona locale e una da Venezia, che poi prevarrà. Alla prima appartengono le iniziali utilizzate da Battista da Farfengo (1489-1500), che si servì anche di legni presi dai Britannico. Con i Da Sabbio e i Turlini entra in Brescia un nuovo tipo di iniziali decorate venete. Continuarono l'uso di iniziali xilografiche i Bonola, i Bozzola, i Marchetti, i Taglietti, i Borella ecc.


Relativamente usata per qualche tempo l'inquadratura, specie nei frontespizi, con bordi e fregi decorativi particolarmente nelle edizioni di Bonino Bonini. Diffuso nell'ultimo decennio del '400 l'uso di marche tipografiche. Xilografie vere e proprie sia originali da parte del Bonini, dei Turlini, dei Da Sabbio, sia attraverso l'utilizzo di legni già altrimenti sfruttati, danno consistenza a quella che uno studioso, Paul Kristeller, chiama "xilografia bresciana", alla quale egli fa rimontare, quasi fosse una corrente artistica predominante, cospicua e caratteristica, moltissime vignette in legno di libri lombardi del sec. XV. Essa si riallaccia, come ha rilevato il Pasero, ad una corrente artistica foppesca, nata presso il Mantegna, sviluppatasi a Milano, emigrata in Liguria, tornata in Lombardia e approdata, alla fine, a Brescia dove dà origine alla scuola pittorica locale. Essa si sviluppa presso i conventi carmelitani in una cerchia di artisti religiosi e laici dei quali i più noti furono fra' Giovanni Maria (v. Giovanni Maria da Brescia), Giovanni Antonio da Brescia, che lavorò nei primi decenni del sec. XVI, Girolamo e il figlio di questi, Antonio, pittori, incisori e xilografi tutti legati all'arte foppesca. Al tipografo Bonini fa riferimento una corrente lombardo-mantegnesca, specie nella "Divina Commedia" (1487), nell'"Esopo" (1487) e in altre edizioni. Isolati sono alcuni xilografi identificati nell'autore dei "Miracoli della Madonna" (1496), nel "Marco Polo" del 1500 e in altri illustratori di Messali, o in edizioni musicali.


La xilografia si allarga e si universalizza, come presenza nei secoli seguenti con lo sviluppo della stampa. Editori e stampatori come Gian Maria Rizzardi (v.), Giuseppe Pasini (v. Pasini Tipografia), Pietro Antonio Pianta (v.) ecc. si avvalgono delle incisioni di xilografi per illustrare con raffigurazioni semplici e ingenue, con immagini di presepi, santi, Madonne, croci miracolose, ecc. libri popolari destinati ai fedeli delle campagne, ai pastori, ai montanari delle valli. È stato scritto che «le stampe tratte dagli antichi legni restano una documentazione commovente di espressione primitiva, ma sensibile, rozza, ma efficace».


Tra gli xilografi bresciani o operanti in Brescia si possono ricordare: Bartolomeo de L'Olmo da Brescia, detto Lolmo, Olmo (tra il 1506 e il 1518, v. Bartolomeo da Brescia), Pietro Antonio Maccanelli (fine sec. XVIII - inizi sec. XIX, v.), Giovanni Battista Zambelli (II metà dell'Ottocento, v.) di Crema, ma a lungo operante a Brescia. Più recenti o viventi: Giuseppe Ramorino (Milano, 1894 - Brescia, 1978) (v.), Angelo Berardi di Chiari, Laura Berlucchi di Brescia, Torquato Borsoni (S. Maria Nuova, Ancona, 1897 - Brescia, 1972), Franca Ghitti di Erbanno, Davide Moretti di Gardone Val Trompia, ecc.