WÜHRER, stabilimenti, società

WÜHRER, stabilimenti, società

Fabbrica di birra, la prima in Italia, aperta a Brescia nel 1829 da Franz Xavier Wührer (1792-1870) in via Battaglie, 12 ("alla Pallata") trasferita in palazzo Sigismondi in corso Magenta e, dal 1838, in via S. Maria Calchera (ora via Trieste) n. 463, nello stabile acquistato nel 1852 e venduto nel 1975 e che fu poi per decenni caserma dei vigili urbani.


È del 24 aprile 1844 il riconoscimento di produttore di birra da parte di una commissione e degli stessi anni una ricetta di fabbricazione di birra presentata da Franz Wührer alla Congregazione Municipale. In concorrenza con altri fabbricanti di birra sorti nel frattempo, vincendo innumerevoli difficoltà imposte dall'assenza quasi assoluta di materie prime e dalle diversità ambientali di gusti e preferenze, l'attività andò sviluppandosi negli anni '40 e '50 con il sostegno del figlio Francesco II, morto a 45 anni nel 1864, e poi in modo determinante del figlio Pietro senior (1849-1912) (v.). Sotto la sua guida, la fabbrica si andò sempre più ampliando e imponendo per qualità. Nel 1871 otteneva riconoscimenti e premi alle Esposizioni di Milano, di Firenze, di Torino e, nel 1884, di Cremona, oltre a menzioni onorevoli, medaglia d'argento del ministero dell'Agricoltura e commercio nel 1888 e al grande diploma d'onore all'Esposizione industriale e operaia di Brescia nel 1889. Nel contempo, da 300 ettolitri nel 1880 la produzione saliva a 3000 ettolitri nel 1889. Fin dal 1878 ampliava la produzione alle gazzose e seltz e a liquori e sciroppi in una fabbrica che ebbe sede in contrada S. Clemente. Apriva almeno d'estate una birreria per la mescita al pubblico che poi si andò sviluppando.


Approfittando dell'abbondanza di acqua, oltremodo necessaria alla produzione, nel 1889 la Wührer acquistava alla Bornata da Giuseppe Ducos Gussago un'ampia area, tra il canale Naviglio Grande e la strada, sulla quale venne edificata una nuova fabbrica "a vapore" con la palazzina d'ingresso costruita secondo lo stile dello chalet e le sale di servizio con elementi decorativi liberty. Il modesto impianto sorgeva con un capitale limitatissimo ed occupava non più di 20 operai con una capacità produttiva di circa 600 ettolitri di birra. Ma proprio in quell'anno la nuova tariffa doganale del 1887 e la guerra commerciale tra Francia e Italia iniziata nel marzo 1888 ebbero la conseguenza dell'adozione, da parte del governo, di un decreto catenaccio che aumentò fortemente la tassa sulla fabbricazione della birra e l'apertura dei mercati italiani alla concorrenza austriaca. I Wührer furono costretti a chiudere il nuovo stabilimento della Bornata già ultimato e a ritornare in contrada S. Maria Calchera. Solo nel 1898 Pietro Wührer junior inaugurava il nuovo impianto rimasto bloccato per quasi un decennio. Non mancarono anche gravi sventure a mettere a dura prova, anche moralmente, l'animo di Pietro Wührer. La più tragica è dell'ottobre 1892 quando, nella notte dal 24 al 25 alle ore 1,30, un gravissimo incendio si sviluppa nella Birreria in via S. Maria Calchera, distruggendo parte del caseggiato e coinvolgendo nelle fiamme il suocero di Pietro Wührer, Francesco Baronio. Pochi mesi dopo, il 30 marzo 1893, un altro incendio, sebbene di più ridotte proporzioni, mette ancora in serio pericolo la Birreria. Nonostante il susseguirsi di crisi economiche e il fatto che la birra venisse ritenuta un genere voluttuario, la Wührer, sotto la guida di Pietro junior, appena diciannovenne, ebbe un rilancio insperato e si impose sempre più. Nel novembre 1899, a sfida delle difficoltà, depositava il marchio di fabbrica. Negli stessi anni venivano migliorati, e portati all'altezza delle grandi fabbriche estere, i processi di decozione e di fermentazione. Ciò portò la ditta a decuplicare, nel giro di pochi anni, la produzione di birra prodotta. Dopo la chiusura, nel 1901, della ditta Poletti e Carminati di Temù, che aveva fino allora coperto tutto il fabbisogno della Valcamonica, la Wührer rimase l'unica fabbrica del genere nel Bresciano. Pietro divenne ben presto il principale responsabile. Grazie alla sua professionalità, acquisita durante un tirocinio all'estero, e alle capacità di manager, egli seppe rilanciare in breve tempo l'azienda, che da 1.500 ettolitri di birra prodotti saliva a 3.112 nel 1899-1900, a 4.950 nel 1903-1904, a 7.009 nel 1905-1906; a 12.733 nel 1907-1908, a 13.904 nel 1909-1910, a 15.826 nel 1910-1911, a 23.689 nel 1912-1913. Di mezzo, il notevole successo della grande Esposizione di Brescia del 1904 nella quale la birra Wührer venne premiata con medaglia d'oro.


Ormai ritornata alla Bornata, l'azienda disponeva di 40 tini di fermentazione, capaci ognuno di 35 ettolitri, e il sistema di refrigerazione, che portava la mistura dai venti ai due gradi centigradi, temperatura che nelle cantine si riusciva a mantenere costante, dove la birra era immagazzinata in 104 botti da 35 ettolitri l'una. In più, attraverso una scuderia di 20 cavalli per le consegne, il mercato si era allargato a nuove province, a Ferrara, Parma, Piacenza, Mantova, Verona, Crema, Cremona, Lecco, Busto Arsizio e fra "le colonie tedesche" del lago di Garda ed era stata avviata una fabbrica a Milano per la produzione della Birra Lombarda diventata Birra Ambrosiana, con stabilimento a Vimercate, poi Birra Italia nel 1931, mentre i Wührer entravano in società con altre industrie quali la Spiess di Rimini.


Nuovi sviluppi vennero impressi nei primi anni del '900. Nel 1908 viene rinnovata completamente la sala cottura, abbandonando le originarie caldaie a fuoco diretto a legna e sostituendole con altre, fornite dalla ditta tedesca Schäfer und Langen di Krefeld, capaci di un lavoro sui 400 ettolitri al giorno. Vengono installati nuovi tini di miscela e di decantazione. Anche il riscaldamento a vapore viene basato sul sistema Schäfer, mentre il mulino per la frantumazione del malto, a quattro cilindri, viene acquistato presso la ditta Seck. La sala cottura, entrata in azione nel 1910, fu allestita nei medesimi ambienti in cui era nata l'originaria. Si trattava del secondo sistema di cottura, dei quattro che si avvicendarono nella storia della fabbrica. Adottando il sistema di fermentazione e di refrigerazione in contenitori chiusi e inoltre basato sull'uso di lievito selezionato e purificato messo a punto da Leopold Natham, grazie a macchinari derivanti dalla fabbrica Spiess di Rimini, la Wührer andò imponendosi sempre più sul mercato con una potenzialità produttiva di 25.000 ettolitri di birra. Nel 1911 la fabbrica impiegava 47 operai e 20 donne per 10 ore giornaliere. Alla morte di Pietro Wührer senior, il 30 aprile 1912, il figlio Pietro diede subito ulteriore impulso all'azienda. Nel 1914, chiusa la birreria di via Trieste (sostituita con il Salone Margherita) la Wührer ne aprì una nuova in corso Magenta, nell'area tra il Liceo "Arnaldo" e il complesso di S. Barnaba in uno chalet denominato "Casina delle rose", costruito in gran parte in legno su progetto dell'ing. Alessandro Briosi nel quale, con orchestre anche all'aperto, esibizioni teatrali ecc. venne attirato un grande pubblico. Contemporaneamente Pietro Wührer affrontava il problema delle materie prime, quasi del tutto importate dall'estero, incrementando la produzione di orzo, sostituendolo in misura del 10-12 per cento con riso e mais e dando impulso alla coltivazione di luppolo (in dial. "loertìs"). Nel 1916 veniva costruita, accanto alla fabbrica di birra, la torre della malteria contraddistinta da una ciminiera, capace di lavorare 100 quintali di malto, esperimentando così come materia prima l'orzo coltivato in Italia, in parte nella campagna di Montichiari. Superati gli anni della prima guerra mondiale senza gravi danni, nonostante il crollo della produzione mondiale della birra, grazie al preferenziale approvvigionamento alle truppe inglesi operanti in Europa, nel 1917 Pietro Wührer junior, col proposito di produrre 150 quintali d malto e 1000 ettolitri di birra al giorno ampliò, su progetto dell'ing. Briosi, lo stabilimento di via Bornata rinnovando le apparecchiature, incrementando la pubblicità e creando una nuova birreria. La produzione passò dai 24.900 ettolitri prodotti nel 1918 ai 74.952 del 1921. Nel 1924 lanciava, ispirandosi, ma innovando, all'esperienza del Liebig, l'estratto di lievito di birra, ampliandosi in seguito ad altri prodotti quali gli estratti di malto, estratti vegetali ed estratti di carne, dadi di pollo e dadi "Solo" vegetali.


Nel 1929 veniva ampliato lo chalet della Bornata e nel 1930, 1934, 1937 i fabbricati dello stabilimento. Tra crisi economiche e ritorni di proibizionismo, la Wührer continuò ad imporsi come una delle principali fabbriche d'Italia assorbendo nel 1935 la ditta Carlo Paszkowski di Firenze con la "Birra Roma" ("La Papalina") di Roma, con stabilimento in via degli Apuli. Nel 1938 le esigenze sempre più pressanti dell'industria degli alimentari indussero Pietro junior a completare il ciclo degli allestimenti con l'installazione di una vetreria destinata a produrre bicchieri, bottiglie e vasi. Né venne dimenticata la produzione del malto, nei suoi naturali sviluppi, ed ai prodotti Wührer si aggiunse l'estratto diastatico per la panificazione.


Negli anni '40 lo stabilimento della Bornata, ora viale Venezia 102, si estendeva su 25.000 mq.; 500 operai e 50 impiegati erano occupati nei tre stabilimenti di Brescia, Firenze e Roma, oltre a quello di Battipaglia, e contava depositi in Firenze, via Arnolfo 25, in Roma, via Apuli 3 (già stabilimento della "Birra Roma") ed in Milano, via Fontane 18, inoltre stabilimenti per la lavorazione del vetro bianco, in Brescia, via Zara 14, ed in viale Venezia 102 un reparto per la confezionatura di scatole di cartone. Le sedi di Firenze e Roma coincidevano con gli stabilimenti ex Paszkowski.


La guerra del 1940-1943 lasciò segni pesanti nell'attività della Wührer . Nel dicembre del 1944 i bombardamenti anglo-americani distrussero la vetreria, che interruppe per sempre la propria attività. Nel 1943 fu pesantemente bombardata anche la fabbrica di birra ex Paszkowski di Roma, che fu ricostruita. Nel 1944 la fabbrica della Bornata fu sostanzialmente requisita dai militari tedeschi, che assunsero la gestione della fabbrica assorbendone quasi tutta la produzione. La stessa villa di via Boifava 17 fu requisita da un comando germanico. Dopo la Liberazione (25 aprile 1945) ospitò il principe Umberto di Savoia con il generale Bono.


Immediata fu la ripresa nel dopoguerra. I 3.963 ettolitri di birra prodotti a Brescia nel 1944-1945 e 18.556 prodotti nel 1945-1946 divennero già l'anno successivo 27.665, saliti a 79.933 nel 1950-1951. Nel 1947 veniva lanciato a uso cucina un sale sodico dell'acido glutammico e avviato il commercio, assieme ai propri prodotti, di bibite gassate Colombo e Alpori e Fratelli Vergani con proprie etichettature. Nel 1949 fu iniziata la produzione in proprio di tali bibite, come l'aranciata, la "spuma", la cedrata e anche, fornita in piccole bottiglie, la cosiddetta "gazosa". Tutte le bevande andarono sotto il nome commerciale di "Cin Cin", salvo la spuma, per la quale fu ipotizzato il nome di Spuma del Garda, marchio invece ceduto ad un concessionario. Per lanciare questa linea di prodotti, oltre che per reclamizzare l'intera gamma della produzione Wührer , venne pubblicato un periodico aziendale dal titolo "Cin-Cin - Rivista di vita serena e gaia", mentre venne dato sempre più spazio a pubblicità sulla stampa, in televisione, con manifesti stradali e vennero reclamizzati gli anniversari della fondazione della ditta.


Alla fine degli anni '60 la Wührer raggiungeva la sua massima espansione e alla famiglia faceva capo uno dei maggiori complessi italiani per la produzione di birra suddiviso nelle seguenti società (alcune delle quali poi incorporate sotto l'unica ragione sociale di Birra Wührer spa): "Birra Wührer", con stabilimenti di Firenze e Roma (capacità produttiva di oltre 160 mila hl.); "Birra Wührer Bologna", già Birra Ronzani, con stabilimento a Casalecchio di Reno e assorbita nel 1962 (produzione 180.000 hl. e 961 milioni di fatturato annuo); "Birra Wührer Nord", già Birra Leone, con stabilimento a San Cipriano Po (capacità produttiva 450.000 hl., 1 miliardo e 320 milioni di fatturato annuo); "Birra Wührer Sud", con stabilimento a Battipaglia (300.000 hl. e 722 milioni di fatturato annuo); "Pietro Wührer spa" (stabilimento di Brescia), che produceva annualmente 470.000 hl. di birra per un fatturato di poco meno di due miliardi. L'assetto aziendale, dopo la scomparsa nel 1967 di Pietro junior, faceva capo ai figli Francesco (v.), presidente di tutte le società del gruppo, Walter (n. nel 1919), vicepresidente e consigliere delegato, e Cesare (n. nel 1923), consigliere delegato.


Nel 1974 difficoltà obbligarono i Wührer a ricorrere a nuovi capitali portati dal milanese Giovanni Santambrogio, proprietario della birra Sempione e della birra Italia, e dai bresciani Mario Dora, Antonio Spada e Luigi Lucchini. Seguirono anni di rilancio durante i quali la Società Birra Wührer (con 477 dipendenti) ebbe come presidente Francesco Wührer, vicepresidenti Luigi Lucchini e Walter Wührer e consigliere delegato dapprima Giovanni Santambrogio, poi Gregorio Gregori, comprendendo la società per azioni Birra Wührer Sud, cioè lo stabilimento di Battipaglia e annessi e, fra le società controllate, la "Birra Sempione Spa", la "Bibital Spa", con sede in Lissone, la "B.A.L.T.A. Birra-Aranciata-Liquori-Torrone-Alimentari Srl", in liquidazione, con sede in Milano, la Srl "Carlo Lazzaroni - Imbottigliamento Bibite Milano Srl", di Milano, e la Wührer International Srl", di Milano, per la progettazione di intere fabbriche di birra fra le quali, in Iran e in Nigeria, la "Wührer Iran Brewery Co." di Teheran e la "Société de brasserie Wührer shush, Par actions Privée (Sherkat Abejousazi)", con sede in Teheran. Altra società collegata era la Bevirex Srl, con sede in Milano.


Ma ripresentatesi nuove difficoltà nel 1979 entrava a far parte nella società, con il 29 per cento, la multinazionale alimentare francese BSN Gervais Danone attraverso la Brasseries Kronenbourg di Strasburgo, produttrice della omonima birra, in confronto al 29 per cento di Luigi Lucchini, 29 per cento della famiglia Wührer, 6 per cento di Mario Dora e Antonio Spada e 7 per cento destinata alla borsa (azioni quotate alla borsa di Firenze). Nel 1981 nella holding Birra Wührer venne costituita la Wührer S.p.A. alla quale venne affidato l'intero settore delle fabbriche.


La scomparsa, nel novembre 1981, di Francesco Wührer segnò la graduale uscita della famiglia dall'azienda. Crescenti manovre di acquisizioni e concentrazioni del settore birrario, innovazioni tecnologiche portarono a nuovi cambiamenti societari che finirono col ridurre nel 1982 la presenza della famiglia Wührer al 10 per cento. Tre anni dopo, sottrattisi dalla società i bresciani, la quota della BSN Danone saliva al 90 per cento e, a seguito di una Opa lanciata nel 1988, si aggiudicava il 100 per cento. La società Wührer veniva inglobata in una nuova società di gestioni patrimoniali, la Sogepa, nella quale, già collegata con la Danone e con la finanziaria IFIL dell'area FIAT, entrava la maggiore industria birraria italiana, la Peroni, la quale in breve raggiungeva il 75 per cento, e nel 1989 decideva la chiusura di tutti gli stabilimenti della ex Wührer a partire da quello della Bornata e l'acquisizione del marchio Birra Wührer. Il complesso della Bornata, che occupava 100 mila mq., passò nel 1999 al gruppo Mascialino che, a partire dal 2001 col supporto della famiglia Pisa e della sua impresa edile, con imponente opera di trasformazione realizzò il Borgo Wührer.