VOLCIANO

VOLCIANO (in dial. Olsà, Ulsà o Volsà, in lat. Volciani)

Antica terra (m.238 s.l.m.) che si estende sulla sinistra del fiume Chiese, tra le pendici del gruppo montuoso di Selvapiana nel solco vallivo della Valsabbia e, sul versante opposto, in un ampia conca digradante verso il golfo di Salò, in un anfiteatro morenico a cui fanno corona i rilievi montuosi valsabbini e gardesani. Come è stato rilevato (AA.VV., "Valle Sabbia. L'ambiente, le vicende storiche ecc.", p. 89), «i pendii dolci e ondulati di questo versante sono stati scavati da alcuni torrenti, che hanno originato profondi solchi detti "valù", dove permangono delle aree a bosco. Il rio di Cassiniga scorre ai margini della piana di Pargone, ai piedi dei rilievi di Soprazocco che chiudono a sud-est la conca volcianese. Il rio del "valù de le Quadre" scorre all'interno, fra gli abitati di Volciano e quelli di Liano, Rucco e Trobiolo. Un ultimo torrente, scorrendo a valle di Agneto, segna il confine con il comune di Salò. I tre torrenti si uniscono in un unico tratto nel territorio salodiano per poi confluire nel Garda». Volciano, a 32 km a E da Brescia, a 8 km a NO da Salò, è l'antico capoluogo di un comune, ora a Roè, e di una parrocchia (S. Pietro in Vincoli a Liano), comprendenti: Liano (v. Liano di Volciano), Rucco (v.), Trobiolo (v.), Agneto (v.), Roè (v.), Gazzane (v.). Il territorio è delimitato dai comuni di Vobarno, Salò, Gavardo e Villanuova sul Clisi.




ABITANTI (VOLCIANESI): 1332 nel 1493; 1200 nel 1574 e nel 1580; 813 nel 1684; 878 nel 1702; 813 nel 1711; 811 nel 1727; 959 nel 1819; 1004 nel 1834; 1037 nel 1848; 1000 c. nel 1850; 1110 nel 1858; 1200 nel 1868; 1150 nel 1875; 1251 nel 1880; 1300 nel 1887; 1400 nel 1890; 1400 nel 1908; 2299 nel 1913; 2300 nel 1926.




Quanto al toponimo, compare come "comune de Vulzano" o "illi de Vulzano" o "communis Vulzani" in documenti del 1300. Quanto al significato si fa riferimento al nome gentilizio romano "Vultius", e il suffisso "anus" dovrebbe indicare la proprietà di una "gens Vultia", o al "fundus Volusianus" o ad una proprietà fondiaria di un "Vultius" o di una "Volusia" (C. Volusio Rufiniano e Volusia Calliope sono ricordati in una bellissima stele funeraria scoperta a Brescia sotto il Canton Mombello, sulla strada mantovana per Castenedolo). O, ancora, ad un "Volca". Il nome di Quinto Rustio Volca si trova in una lapide romana nel Museo di Brescia. P. Guerrini ha rimandato per Volciano alla "vo" iniziale dal latino "vadum", cioè di guado sul fiume Chiese, molto diffusa sul Garda e altrove. Nel 1100 si trova citata "in curte de Vociano", nel 1288 Vulciana, nel 1603 Volca. Oltre che nel nome di Volciano e di Liano (da Aelianus), l'antichità del luogo è provata dal rinvenimento, nel 1973 in località Castelpena, di strutture murarie, materiali ceramici e di industria litica che l'archeologo G.P. Brogiolo ritiene riferibili a edifici databili tra la preistoria e l'altomedioevo. Resti di strada romana, strutture murarie con tracce di pavimenti e mosaici riferibili ad una villa romana vennero segnalati fin dal 1893 e ancora nel 1968. Embrici romani sono ancor oggi reperibili in località Missano e Castello di Gazzane. Datata alla fine del I sec. a.C. è la stele funeraria in calcare locale che si trova murata all'esterno della chiesa di S. Pietro di Liano, dedicata a «Quinta, figlia di Marcello e a Seconda, figlia di Balbo» con due volti scolpiti che il Garzetti ritiene di marito e moglie, nei quali la credulità del popolo individuò addirittura i fondatori della chiesa. Di rilievo il cippo funerario in calcare locale dedicato a "Caio Vibio Secondo figlio di Caio (pose) al padre Caio Vibio Verdavo ed al nonno Caio figlio di Caio e alla moglie Prima". In "Verdavus" il Garzetti fa rilevare un cognome di origine gallica (è un'ulteriore prova della preesistenza dei Galli in valle, assorbiti lentamente dai romani e latinizzati), manca del nome del padre e contrariamente ad altre interpretazioni, afferma che G.V. Verdavo è (sine dubio) il nonno e G.V. Gaii filius è il padre e che Prima (senza nome) possa essere la moglie, una schiava liberata. Inoltre indica come databile probabilmente al IV-V sec. d.C. il cippo che reca scritto: «quando gli indigeni arricchiti e latinizzati ambirono porre le loro tombe accanto a quelle di coloro che conquistandoli, li avevano fatti partecipi della loro civiltà». Il nome di "Vibius" ricorre spesso nell'epigrafia bresciana; lo si ritrova più frequentemente a Brescia, ma è attestato anche a Bedizzole, Bovegno, Verolavecchia. Di frammenti di statuette venuti alla luce verso il 1914 vi è traccia in una corrispondenza della Sovrintendenza delle Gallerie di Milano con la Fabbriceria di Volciano. Francesco Gambara accenna alla tradizione che vi sia esistito un tempio di Diana «venerato da quelle genti sotto il nome di Delia, dal quale titolo venne forse la denominazione di Liano».


Il V sec. già indica un termine dell'espansione del cristianesimo nella zona, dei primi "loca sanctorum" e cappelle anche se la dedicazione della chiesa di Volciano a S. Pietro può far pensare ad una fondazione monastica sulla quale insiste Paolo Guerrini, ma che finora non trova riscontri nei documenti pubblicati. La "curta de Volciano" è menzionata in documenti dell'anno 1100. Vi possiede beni anche il vescovo di Cremona che nel 1196 ne investe Alberto Cagnola.


I primi accenni al Comune si riscontrano in documenti del 1200 quando ad un patteggiamento davanti al vescovo si trovano i sindaci della comunità "de Vulzano" da una parte e i sindaci "plebis" di Salò dall'altra; un importante e chiaro riferimento al comune è l'ordinanza fatta dal vescovo Berardo Maggi nel 1300 ai paesi della riviera per la manutenzione del ponte di Gavardo da lui fatto costruire: tra i vari Comuni del Garda è elencato anche Volciano. Il Comune si confronta con la presenza feudale del vescovo nella zona di Gazzane dove proprio nel 1300 il delegato del vescovo, Cazoino di Capriolo, precisa beni, «onori, giurisdizioni, consuetudini». Nel 1344 e oltre il vescovo di Brescia continuerà a riscuotere dai consoli di Volciano il quarto delle decime del comune. In un processo del 1350 compaiono, come rappresentanti per la comunità di Volciano, Nicolino fu Pollini Coraje di Volciano e Gerardino fu Boni Blavadini di Agneto di Volciano «... sindaci et sindacario nomine comunis et hominum de Vulzano..». Hanno il pieno mandato della comunità come risulta anche da documento scritto e firmato dal notaio Pietro fu Giacomo Mafei da Cisano. Tutte le discussioni, le richieste e le decisioni avvengono tra i sindaci procuratori del Comune e degli uomini di Volciano «... sindaci et procuratores comunis et hominum de Vultiano». Nel 1344-1356 Volciano entra in causa con Salò per le spese del campanile. Nel 1353 nella contesa che continua, i rappresentanti del comune sono Contrino Blavadini di Agneto e Martino Belotti di Volciano. Il notaio che testifica è Domenico Bertoni di Gazzane.


Nel sec. XIV Volciano è già attivamente membro della comunità della Riviera; nel 1384 un Giovanella di Gazzane fa parte della commissione che rivede gli Statuti e nel 1385 un Benedetto da Volciano fa parte della ambasceria che si presenta a Gian Galeazzo Visconti per ottenere la ratifica dei vecchi privilegi e l'integrità del territorio. Nel 1386 Giovanni da Volciano è presente, accanto al vicario visconteo Antonio Bassignano, all'emanazione degli statuti benacensi, nei quali è citata la festa di San Pietro in Vincoli a Liano di Volciano. Sotto i Visconti Volciano diventa capitale della Quadra di Campagna anche se da una statistica dell'anno dopo, 1387, risulta formato da 54 fuochi (o famiglie). Nel 1388 Benedetto da Volciano è fra gli ambasciatori della Riviera che si presentano a Gian Galeazzo Visconti per chiedere l'autonomia della Riviera, ma nel 1426, entrato nell'ambito della dominazione di Venezia, viene assorbito, con Salò e Cacavero, nella Quadra del Benaco e poi nella Magnifica Patria. L'indipendenza civile da Salò viene sanzionata nel 1457 quando i volcianesi, guidati dal prevosto, vanno a chiedere al vescovo di Brescia la separazione, che viene concessa entro il secolo, nonostante le proteste del consiglio comunale di Salò. La comunità locale si va strutturando anche sotto l'aspetto sociale per cui nel 1493 esiste a Volciano un Istituto elemosiniere.


Coinvolto nelle guerre e guerriglie del sec. XV, il nome di Volciano compare in un documento del 1438 con il quale il Comune di Salò chiede a Nicolò Piccinino di poter costruire una seriola dal fiume Chiese attraverso il territorio di Volciano, nelle campagne di Salò. Tra vicende che si susseguono, nelle quali il paese segue la Riviera, Volciano è impegnato in duri contrasti con processi, diffide e condanne. In un documento del 1445, mentre vengono rimessi in discussione i vecchi diritti e doveri, sono anche definiti i confini tra i comuni di Campoverde (al tempo Cacavero) e di Volciano e ciò senza alcuno spirito di contesa, ma anzi colla massima vicendevole disponibilità. Nel documento compaiono i nomi dei Bonzanini, Recugliani, Zilioli ecc. come quelli di alcune località come Trobiolo, il "fiume de la veza", il "ponte di camera", la contrada Consarga, il torrente del Vallone, Polpenazze, Cassiniga. Nello stesso anno 1445 vengono definiti gli Statuti di Trobiolo, Rucco e Agneto (Volciano aveva già statuti propri), la cui esistenza fa pensare al comune e comunità di Volciano come ad una specie di federazione di microscopiche comunità o più che altro vicinie con proprie regole. Meritano menzione alcuni articoli: quello che prescrive l'esazione della "Pistoria de Rucho", che forniva il pane ai comuni dell'alta Valle, Anfo compreso; quelli riguardanti il Sacro Monte di Pietà di Gazzane, già ricco di beni; quelli della "Rassega del legname", e della "Macina delli vinazzoli". Tali statuti verranno revisionati e riconfermati nel 1485. Secondo gli ordini del comune risalenti al secolo XV il comune era governato da una vicinia costituita da 36 uomini; tra di essi erano elette dodici persone che costituivano il consiglio speciale, ciascuna delle quali svolgeva per un mese le funzioni di console del comune. Gli ufficiali del comune di maggior importanza erano, oltre al console, i ragionati, il notaio, il ministrale, il massaro e i campari ("Ordini di Volciano", sec. XV, cc. 4-8). La vicinia eleggeva anche due giusdicenti detti "giudici delle appellazioni" che duravano in carica un mese e avevano il compito di giudicare in seconda istanza ("Ordini di Volciano", c. 13v). Va segnalata una particolarità nell'organizzazione del comune: all'inizio del XVII secolo il comune di Volciano era formato da "comunelli" (così come risulta per la Pertica), come testimoniato dalle deliberazioni delle vicinie di Trobiolo, Agneto e Rucco.


Circa il sec. XVI D. Venturini e V. Dusi ("Roè Volciano nella storia", p. 54) hanno scritto: «Il secolo XVI non è solo tempo da ricordare per disordini, guerre e pestilenze, ma in particolare per il nostro territorio è stato uno dei secoli più luminosi della sua storia, sia per alcuni personaggi che in quegli anni ebbero i natali, sia per alcuni avvenimenti determinanti: nel 1500 nasce a Gazzane Jacopo Bonfadio, grande umanista e poeta; tra il 1530 e il 1535, pure a Gazzane, i fratelli Paolo e Mattia Bellintani, due famosi e benemeriti cappuccini. Nel primo decennio del secolo nasce a Volciano lo stampatore Sembinino che per primo porta l'arte tipografica in Sardegna. Dopo la metà del secolo nasce ancora a Gazzane un altro grande e famoso stampatore: Bernardino Lantoni. Di qualche anno posteriore (secondo decennio del 1600) è la nascita a Volciano di quello che è considerato un genio della ritrattistica: Piero Bellotti. E ancora: intorno al 1500 viene realizzata la nuova chiesa di S. Pietro, consacrata solennemente nel 1525. Negli anni 1519 e 1540, Zenon Veronese dipinge le due pale di S. Pietro. Nel 1580 viene dipinta la tavola della Confraternita del SS. Sacramento, di scuola tizianesca, nella chiesa dell'Ascensione a Volciano. Nel 1578 e nel 1580 vi sono le due visite pastorali del vescovo Bollani e del card. Carlo Borromeo. Lungo il corso del secolo vengono costruite tutte le chiese del territorio con pregevoli opere d'arte. Viene inoltre realizzato il Monte di Pietà». Citato fra i comuni della riviera di Salò nel 1493 Volciano all'inizio del '600 apparteneva alla quadra di Salò, ed era formato dalle terre di Trobiolo, Navone, Gazzane, Liano, Ruca o Rucco e Agneto (Da Lezze, 1610).


Crudele la peste del 1630 che registra, come si legge in un documento, «morta la maggior parte di questa vicinia» compresi i sacerdoti, tanto che viene incaricato certo Orazio Pace di «ritrovare un sacerdote per questa terra». A sopperire a tante disgrazie interviene il Monte di Pietà che nel 1644 compare arricchito di pezze di terra. Momenti agitati Volciano vive nel dicembre 1704: durante la guerra di successione è invaso da truppe tedesche che occupano la casa della Comunità requisendo legna, vino, olive, ecc. e danneggiando beni. Con la calata, nel maggio 1796, dall'armata napoleonica in Italia, viene occupato dalle truppe del gen. Rusca. Necessariamente anche il territorio di Volciano diventa zona militare: un presidio di soldati francesi (circa mille uomini) si sistema sull'altura della chiesetta dei Tormini e altri 500 prendono posizione nella strettoia della Corona a difesa della strada che attraverso la valle Sabbia porta al Tirolo, da dove è prevista una probabile discesa degli imperiali (austriaci e tedeschi). Una prima battaglia tra Francesi e Imperiali si combatte sul Mincio al di sotto di Peschiera. Verso la fine di luglio un secondo esercito austriaco (circa 40 mila uomini) scende dal Tirolo e dopo aver percorso la valle, il 30 mattina s'imbatte nel presidio francese della Corona e subito divampa una battaglia che dura più di tre ore. Accorrono a sostenere l'urto anche i presidi di Salò e Tormini. Nel combattimento rimane ferito e fatto prigioniero il gen. Rusca e i francesi sono costretti a ritirarsi sulle alture che da Tormini alla Valtenesi fanno corona a Salò. Pochi giorni dopo i francesi, ricevuti rinforzi, riprendono il sopravvento sugli imperiali costringendoli a ritirarsi. Per alcuni giorni si combatte attorno a Salò, sulle alture circostanti, ai Tormini, con centinaia di morti e danni incalcolabili alle contrade («a ferro e a ruba») e alle campagne. Finalmente l'esercito imperiale è costretto a riparare in Tirolo (sempre attraverso la valle Sabbia). Scoppiata la rivoluzione bresciana (17 marzo 1797) Volciano viene coinvolto nella accesa lotta tra le truppe rivoluzionarie bresciane, presto appoggiate da quelle francesi, e le truppe insorgenti pro Venezia della Riviera e della Valsabbia. Nelle alterne vicende, il 3 maggio le truppe francesi del gen. Chevalier, dopo una furiosa sparatoria con i controrivoluzionari, convengono su Volciano e, come scrive P. Riccobelli ("Memorie storiche", p. 170), «giunti alla chiesa parrocchiale, ne atterrano le porte, ne derubano, fra le profanazioni, tutte le argenterie e i sacri arredi». Nel frattempo «i paesani armati in buon numero e vantaggiosamente appostati (alla Corona) fanno nuova prova di resistere, ma come innanzi vengono in breve sbaragliati, e volti in precipitosa fuga». Ai Tormini soldati francesi improvvisano un grande mercato durato parecchi giorni nel quale si vendono ori, argenti, e preziosi rubati nelle chiese e nelle molte case.


In seguito Volciano entra a far parte del Cantone del Benaco con capoluogo a Salò. Vivace anche la fronda simpatizzante per la rivoluzione bresciana che si distingue nei primi mesi della Repubblica Cisalpina e che ha come esponenti quattro cittadini di Volciano: Giovan Battista Fabri "possidente", Giovan Battista Fondrieschi "legale e possidente", Lazzaro Lazzarini di Gazzane, Terzio Polotti "legale" di Volciano, «giovane di buona indole e studi di aderenze nella gioventù bresciana avversa al governo veneto». ll Fabri (come registrano D. Venturini e V. Dusi, ib. p. 82) è anche protagonista di un fatto clamoroso. Dopo la vittoria napoleonica di Marengo (giugno 1800) i prigionieri cisalpini speravano di essere liberati. Sono invece deportati in Ungheria a Sirmio (mese di settembre) tra i maltrattamenti della sbirraglia. Durante il viaggio, il Fabri con altri sette (tra i quali anche un certo G. Turrina calzolaio di Salò) si ribellano e tentano una fuga, che purtroppo fallisce, causando ai prigionieri ulteriori oppressioni e sevizie. La liberazione arriva solo nel febbraio del 1801, e appena ai primi di aprile essi possono rientrare in patria, accolti con feste, discorsi e poesie. Sotto Napoleone, Volciano entra a far parte del Cantone di Salò nel Distretto omonimo.


Vicende diverse subirono le varie piccole comunità. Il Comune di Volciano, inserito nel cantone del Benaco con la legge del 1 maggio 1797, passa nel distretto dei Golfi di Benaco per effetto della legge del 1° marzo 1798; fa poi parte del cantone I di Salò del distretto IV di Salò con la legge dell'8 giugno 1805. Sul piano istituzionale, in osservanza della legge del 24 luglio 1802 ed in virtù degli 828 abitanti, viene classificato nella terza classe della citata legge 8 giugno 1805. Non risulta invece citato nelle leggi del 12 ottobre 1798 e del 1801; forse è da ritenersi coincidente col comune di Liano con Gazzane, Trobiolo, Agneto e Rucco, che scompare nel 1805, quando ricompare il nome di Volciano; ancora oggi queste località fanno parte del comune di Roè Volciano. Il Comune di Gazzane viene inserito nel cantone del Benaco con la legge del 1° maggio 1797 e passa nel distretto dei Golfi di Benaco per effetto della legge del 1° marzo 1798. Nel 1797 è citato solo come Gazzane; dal 12 ottobre 1798 viene unito a Liano. Il Comune di Trobiolo viene incluso nel distretto dei Golfi di Benaco per effetto della legge 1° marzo 1798; viene unito a Liano con legge 12 ottobre 1798. Il Comune di Liano, con Gazzane, Trobiolo, Agneto e Rucco, è inserito nel distretto XII degli Ulivi con la legge del 12 ottobre 1798; passa probabilmente nel distretto degli Ulivi ridefinito per effetto della legge del 5 febbraio 1799; fa parte poi del distretto IV di Salò a datare dal 13 maggio 1801. Forse viene unito a Volciano a partire dall'8 giugno 1805. Infine il Comune di Volciano viene incluso nel distretto XIV di Salò per effetto della legge del 12 febbraio 1816. Non si registrano grosse novità: nel 1802 viene aperta la strada tra Tormini e Salò e intorno al 1810 si provvede ad un nuovo cimitero.


Entrato, sotto il dominio austriaco (1815), nel mandamento di Salò, Volciano registra l'impianto di una vera scuola; viene realizzata nel 1821 e inaugurata nel 1823 la strada Tormini-Volciano-Vobarno. Nel gennaio 1835 il parroco è sotto inchiesta per non avere celebrato solenni funzioni funebri per la morte dell'imperatore Francesco I. Non mancano fermenti di patriottismo dei quali sono particolari interpreti Giovanni Battista e Michele Tonni Bazza in contatto con altri patrioti fra i quali il col. Silvio Moretti. Nel 1849 compare nell'elenco dei profughi in Piemonte un Polotti Ghidini di Volciano.


Nel 1859 Garibaldi di passaggio a Volciano trascina con sé tra gli altri Pietro Tonoli (Peo Bernardi), Giuseppe Gobbini (Galupì), Antonio Belloni (Tunì Bascia), Giov. B. Poli, Giovanni Scarpellini, Achille Tonni Bazza. Quest'ultimo seguirà nel 1860 Garibaldi anche nel impresa dei Mille e quando morirà, nel 1863, appena venticinquenne, il generale scriverà una lettera di cordoglio al dott. Bonetto Bonetti, capitano della Guardia Nazionale. Nel giugno 1866 a Gazzane, Liano e nella chiesa di S. Pietro vengono acquartierate le truppe garibaldine in marcia verso la Valsabbia e la Riviera. Del suo soggiorno, lo scrittore Anton Giulio Barrili scrive gustose pagine nel suo volume "Con Garibaldi alle porte di Roma". Impegnati nelle campagne risorgimentali sono Tomaso Ghirardi (1840-1897), Domenico Talenti, Ghidini, Polotti.


Pochi i segni di risveglio sociale nei primi anni di unità nazionale fra i quali quello dell'istituzione nel 1875 circa del corpo bandistico. Al Trobiolo muore nel 1870 un illustre personaggio del Risorgimento, lo storico e politico Luigi Cibrario. Compromettono la tranquillità del paese le gravi alluvioni del 1879. La pacifica vita di Volciano viene scossa nel 1882 quando l'industriale Pietro Pozzi di Busto Arsizio erige, in località Rovè, poi Roè, lungo la riva sinistra del Chiese, un opificio per la filatura e torcitura del cotone che sviluppa assieme a Giovanni Alfredo Streiff cedendolo poi nel 1884 alla ditta svizzera Hefti e C. (v.) che completa lo stabilimento avviandolo a grandi successi. Nello stabilimento si rimarcano presto segni di solidarietà che si concretano in un "Consorzio di mutuo soccorso" fra gli addetti. Nello stesso anno (1882) nel quale viene avviato lo stabilimento viene realizzata, da una società belga, la tranvia Brescia-Tormini, prolungata poi nel 1887 fino a Salò e nel 1922 a Gargnano.


Con la costruzione dello stabilimento (1882) il clima politico di Volciano cambia. La rapida industrializzazione imposta dalla grande fabbrica vede la parrocchia, arroccata su posizioni tradizionali, subire un rapido e greve scacco. Sulla fine dell'800 e agli inizi del '900 si diffonde rapidamente un socialismo accentuatamente anticlericale se non ateo. Si arriva perfino, da parte dei "rossi", a ostacolare il sacerdote nell'amministrazione degli ultimi sacramenti. Frena l'improvviso sviluppo, per qualche mese, un terremoto che il 5 gennaio 1892 provoca seri danni, che vengono presto cancellati. Nello stesso anno nasce la Cooperativa di consumo fra gli operai e agricoltori che ha breve vita. Nel marzo 1894 compare la Cooperativa di consumo fra gli addetti allo stabilimento Hefti. Nell'ultimo decennio dell'800 viene approntata in località Rucco, con la ristrutturazione di una bella palazzina, una nuova sede il Municipio e delle scuole elementari. Una scuola mista viene avviata in Volciano. Contestata è la posa di una lapide a Garibaldi che, destinata dapprima all'esterno della chiesa di S. Pietro, viene posta su casa Bonetti a Volciano. L'episodio è un segno del clima politico che segna profondamente la vita di Volciano. Prima dell'impianto dello stabilimento il clima è dato da un liberalismo moderato nel quale dominano gli Odorici e specialmente lo storico e deputato parlamentare Federico. Agli Odorici si affiancano i conti Tracagni mentre, sempre liberali e più a sinistra nel solco garibaldino-zanardelliano, si distinguono i Tonni-Bazza, trapiantati da Preseglie a Gazzane, e particolarmente Achille che, come si è detto, partecipa all'impresa dei Mille, Giovanni Antonio, sindaco di Volciano, e Vincenzo (1878-1920) presente, benché trapiantato a Roma, nelle vicende di Volciano e della vicina Vobarno.


Su Volciano puntano subito i propagandisti dell'appena nato Partito Socialista italiano. Fin dal 12 agosto 1893 il giornale "Il Lavoratore Bresciano" avverte che «che nelle elezioni amministrative la sfruttata classe lavoratrice diede prova lucente come l'operaio e l'agricoltore, coscienti de' propri diritti, vanno emancipandosi dalla tirannide capitalistica». A Volciano nasce una delle prime leghe socialiste del Bresciano e, sulla fine del 1893, ad un comizio socialista tenuto da Pietro Riva, Ercole Paroli e Giovanni Landini sull'aia di una casa colonica sono presenti 500 contadini. Mentre i liberali cercano di arginare l'espandersi del socialismo fondando nel 1895 una Società cooperativa di Mutuo Credito a sorteggio di indirizzo neutro, che ha tra i promotori il sindaco Giovanni Viani, Santo Florioli, Angelo Ferrari, Luigi Vedovati, Pietro Salvatori, i cattolici promuovono nel 1898 la Società operaia Cattolica di Mutuo Soccorso, alla quale nel 1902 si affianca la Cassa Rurale di depositi e prestiti con sede a Tormini.


Il socialismo penetra soprattutto fra le masse operaie favorite al massimo dal segretario comunale Stefano Costa, presente dal 1900 al 1910, che, secondo una testimonianza, «con una propaganda capillare, rese quasi tutta la popolazione socialista e atea», salvo quella delle frazioni rimaste contadine. Influenza determinante ha il sindacalista rivoluzionario Gino Müller, che fa di Roè il campo sperimentale della sua attività sindacale e politica, sempre più dissidente dal socialismo "ufficiale" e che, come scrive "Brescia Nuova", «per racimolare i suoi voti e per rafforzare la sua popolarità all'interno della Camera del Lavoro, in polemica coi socialisti "ufficiali" era ricorso ad un curioso sistema di moltiplicazione delle leghe; a Volciano seminò tre sindacati, a Gazzane due leghe, a Villanuova tre leghe e così via». «In questi paesi - sottolinea ancora "Brescia Nuova" - vi sono più leghe che camini». Notevole sviluppo il movimento e l'associazionismo cattolico hanno dall'opera del curato don Giovanni Battista Zuaboni presente in Volciano dal 1906 al 1912. Oltre che al ceto operaio, l'attività cooperativa si allarga quello contadino. Nel 1902 è organizzata una Cooperativa di consumo fra operai e agricoltori; nel 1907 viene allestita nel cotonificio una cucina economica. Nel 1906 viene organizzata la Distilleria agraria della Valtenesi con sede a Volciano e nel 1910 fanno la loro comparsa la Soc. An. Cooperativa di consumo e il Circolo cooperativo di Gazzane. Nel 1913 nasce a Volciano, come a Campoverde, un consorzio antifilosserico e si amplia l'attività di sostegno alla viticoltura. Sono segni di evoluzione la nascita di un corpo musicale e gli inizi di una squadra di pallamano che si impone e che ha il suo eroe nel battitore Tagliaferri. Il terremoto del 1901 provoca gravi danni e rende inabitabili una settantina di abitazioni fra le quali 40 a Gazzane, 10 ad Agneto, 10 a Trobiolo, 3 a Liano, 6 a Volciano e altre sparse nella campagna mentre reca gravi danni alla chiesa di S. Pietro dichiarata inagibile. Oltre che la riparazione dei danni, nel primo decennio del sec. XX, Volciano vede l'arrivo dell'illuminazione pubblica e privata e dell'acquedotto comunale allacciato ad un'abbondante sorgente in località Collio di Vobarno. La I guerra mondiale miete 29 giovani vite alle quali vengono eretti nel cimitero una cappella e sul colle di S. Pietro un monumento progettato dallo scultore Serri di Salò ed eseguito dalla ditta Gamba. Tra i combattenti, il paese conta ben quattro medaglie d'argento al V.M.: Maurizio Baccaglioni, Lorenzo Cella, Felice Colombo e Pietro Pavoni. L'attività socio-economica riprende nel 1919 con una Cooperativa di consumo. Nelle elezioni amministrative del 1920 prevale il Partito socialista che porta alla carica di sindaco Battista Pelizzari di Gazzane detto "Tito de la Madona", un modesto operaio «di non grande cultura». Viene installato il telefono, ampliato il cimitero, istituita in località Tormini una scuola pluriclasse. Fin dal 1920, contro quello che è considerato un "covo rosso", si scatena la reazione fascista che compie azioni "di contrasto" con i socialisti del luogo, che si intensificano nel 1922 e particolarmente nel 1923. Sebbene i socialisti volcianesi si pronuncino per una difesa a oltranza e per una opposizione intransigente al fascismo, nell'ottobre del 1923 la maggioranza socialista deve lasciare il posto ad un commissario prefettizio, nella persona del nob. Arturo Pontoglio al quale spetta, il 13 novembre 1923, il compito di inaugurare il cimitero rinnovato e il Parco della Rimembranza. A sua volta il Pontoglio verrà sostituito nel 1924 dal cav. Luca E. Cuccia, il quale il 24 giugno 1924 con elezioni ormai quasi plebiscitarie cederà il posto al gen. Giovanni Battista Ligasacchi. Al podestà Pietro Viani, nominato il 5 giugno 1926, toccherà deliberare il 5 novembre 1927 il trasferimento della sede municipale dalla sede di Rucco al palazzo appositamente costruito dal Cotonificio in località Biolca in frazione di Roè. Il 30 marzo 1928 il comune assume la denominazione di Roè Volciano (v.).




ECCLESIASTICAMENTE. Volciano nasce nell'alveo della pieve di Salò intorno alla chiesa di S. Pietro de Lucyano (Liano) forse di fondazione longobarda o, come pensa P. Guerrini, monastica e precisamente una filiazione del monastero di Salò. Il titolo di "praepositus" dato al parroco di Volciano confermerebbe tale origini, come l'esistenza nel sec. XII di un "Collegium confratrum", cioè di una piccola collegiata presieduta dal preposito e ne sanzionerebbe l'importanza. Quando S. Pietro di Liano compare in documenti nel 1153, è già in aperta contesa con la pieve di Salò dalla cui giurisdizione tenta di separarsi. La contesa continuerà a lungo particolarmente dopo il 1253, quando la Chiesa di S. Pietro verrà consacrata dal vescovo Cavalcano Sala. Nel 1283 il vescovo Berardo Maggi interviene a rintuzzare il rinnovato tentativo da parte del clero di S. Pietro di distaccarsi dalla pieve di Salò. Nonostante una sentenza che nel 1344 dà torto a Volciano, altri processi con Salò si ripetono nel 1350, nel 1353 e poi ancora nel 1457. Nel frattempo sono sorte altre chiese e cappelle fra le quali, eretta in seguito a testamento del 1395 di Zambellino Bolzani, quella di S. Antonio "in Villa Crispiano", località individuata da D. Venturini e V. Dusi (ib. p. 37) come esistente nell'attuale via Ziliani, e già scomparsa nel sec. XVI, di S. Anna, in località Trobiolo, della Visitazione ai Tormini, dell'Ascensione, a Volciano. L'oratorio della SS. Trinità segnalato a Trobiolo potrebbe significare l'esistenza di uno xenodochio cioè, ospizio per pellegrini, in viaggio da o per la Riviera del Garda.


Nel sec. XVI la parrocchia si è affermata in piena autonomia. Il vescovo Bollani nella visita pastorale del 18 settembre 1566 trova la chiesa di S. Pietro dotata annualmente di 60 ducati, consacrata con l'altare maggiore e gli altri altari, eccetto quelli della Concezione e di S. Antonio. Esiste la "Società del Corpo di Cristo". Nell'ambito della parrocchia vi sono la chiesa di S. Giovanni di Gazzane dove si celebra ogni giorno, e della SS. Trinità a Trobiolo dove esiste il patronato e un legato della famiglia Pasys, la chiesa dell'Ascensione in Volciano, della Visitazione ai Tormini. Le disposizioni del vescovo riguardano solo paramenti e vasi sacri, oltre che l'ordine di chiudere l'oratorio di S. Macario e di togliere l'altare che si trova fuori della chiesa di S. Pietro o di chiuderlo con una cancellata. Circa la parrocchiale, il vescovo ordina che sia portata a compimento non sappiamo se nella costruzione o nella sistemazione. Si finisca di fabbricare la chiesa di Gazzane, già incominciata. Segue nel 1570 un'importante operazione di permuta di beni della chiesa con beni privati di certo Domenico Belotti di Volciano. Nel 1572 nasce un vivace contrasto sulla nomina del parroco. A don Antonio Martinoni, che alla morte di don Giovanni Battista Scuderi occupa praticamente la parrocchia, si oppone don Battista de Pasys, cappellano di Trobiolo, che ottiene la bolla di nomina da Pio V. La controversia finisce davanti al vescovo mons. Bollani, di fronte al quale il 17 luglio il legale del Martinoni, in una lunga esposizione, respinge le accuse contro il suo difeso. Dimostra la legittima possessione della parrocchia da parte del Martinoni; confuta le accuse di simonia, di irregolarità e di incapacità, e riversa sul de Pasys le accuse di calunnia e di litigiosità («caluniose et litigiose in presbiterum Antonium Martinoni»), ottenendo addirittura la condanna alla multa di 50 fiorini d'oro.


Dalla visita di mons. Pilati (1574) sappiamo che da tempo la chiesa di Volciano è completamente staccata da quella di Salò, tanto che gli oli santi vengono ritirati alla cattedrale di Brescia e ciò «da vecchia data». La chiesa stessa gode di diversi legati, ha un reddito di 20 libbre da tre pezze di terra e il suo mantenimento è a carico della vicinia. La chiesa di S. Giovanni di Gazzane abbisogna di riparazioni, quella di Trobiolo dev'essere coperta con tegole, e inoltre devono essere terminati la sagrestia e il campanile. Lo stesso mons. Pilati, ritornando nel 1578, conferma le prescrizioni precedenti. Nel 1576 viene eseguito un nuovo inventario dei beni parrocchiali dal quale risulta che la chiesa di S. Pietro è proprietaria di oltre 4000 tavole di terreno in gran parte coltivato a vite o a prato. Possiede anche un pezzo di bosco sopra Prandaglio, un pezzo di monte nel comune di Vobarno e un terreno vitato nel territorio di Soprazocco. C'è anche una descrizione particolareggiata della casa canonica che si trova in località Liano, con orto e cortile chiusi da muro. La casa fiancheggia per un lato la strada comunale, per gli altri lati confina con i vicini: Angelo Francini, Stefanino Marenda e Domenico Crescimbeni. I confinanti dei terreni, sparsi un po' per tutto il territorio, sono diversi, ma alcuni sono nominati più volte e quindi si può pensare che potessero essere i benestanti del tempo: i Francini, i Molinari, i Dusini, i Girardi, i Bonetti, i Crescimbeni, i Merenda, i Pasys o Pace...


Il visitatore che accompagna S. Carlo nella sua visita apostolica del 1580 annota che «la chiesa è costruita sopra un colle, è bella, è però distante dalle abitazioni della gente, si pensa sia consacrata». Il battistero è inadatto e in luogo non conveniente. La chiesa ha sei altari. Vi sono due Confraternite, quella del Santissimo e quella del S. Rosario. C'è un legato fatto da Eustocchio Bonfadini che lascia 50 denari una tantum, perché sia costruito un nuovo altare dopo la sua morte. Si constata che la sagrestia è troppo angusta e in precarie condizioni, che il cimitero è ampio e chiuso con portici. Contrariamente a quanto avviene spesso, il santo cardinale, il 1° agosto 1580, si porta di persona a Volciano per risolvere una questione che riguarda un'arca o sarcofago che si trova nel cimitero e che la gente crede contenga ossa di santi, dalle quali emana in certi giorni un'acqua miracolosa che i fedeli bevono e portano anche alle proprie case per cura degli infermi. Il presunto miracolo avveniva soprattutto nella notte della vigilia della festa patronale o sagra di S. Pietro in Vincoli, con molti abusi e con facili degenerazioni superstiziose, che l'ignoranza religiosa del popolo e del clero tramutava in venerande e intangibili tradizioni di pietà cristiana. Il cardinale Borromeo, resosi personalmente conto di questo fenomeno di esaltazione collettiva, dopo averlo analizzato anche con l'aiuto dei suoi collaboratori, il 5 agosto manda degli incaricati di fiducia che controllano scrupolosamente e arrivano alla determinazione di isolare l'arca, toglierne l'acqua e impedire alla gente di poterle avvicinarsi. Il controllo dura più di un anno e si deve constatare alla fine che di acqua non ne sgorga più, la pietra è completamente asciutta. Allora S. Carlo dà ordine che le ossa siano sepolte sotto il pavimento della chiesa e che l'arca sia fatta sparire.


Molti e minuti sono gli ordini del cardinale. Per il culto eucaristico comanda di fare il tabernacolo di legno, perché il Sacramento era conservato in una piccola nicchia a lato dell'altare; di acquistare un ostensorio d'argento e un baldacchino di seta; ordina di erigere la cappella del Battistero, di togliere alcune pitture cimiteriali (una Danza macabra ?) nel fondo interno della chiesa, di sistemare gli altari, cioè l'altar maggiore e quelli laterali della B.V. del S. Rosario, della Scuola del SS. Sacramento, di S. Antonio, della Madonna, di erigere un porticato dinnanzi alla porta maggiore e di dipingervi le immagini della Madonna e degli apostoli Pietro e Paolo, di costruire una nuova sacrestia, di vendere la vecchia casa canonica in Liano per edificarne una nuova presso la chiesa parrocchiale entro due anni, con i mezzi ottenuti dalla vendita della casa attuale. Tre laici eletti dal popolo si occuperanno della costruzione secondo il piano approvato dal vescovo.


Come altrove il santo visitatore lascia un'orma viva del suo passaggio: quattro anni dopo la canonizzazione (1620) gli viene eretta nella chiesa parrocchiale una cappella e il Comune indice il 4 novembre una festa con processione. S. Carlo ha avuto, però, a ridire sulla condotta del parroco don Marinoni che, pur ritenuto di una certa cultura sacerdotale, risulta negligente nell'amministrazione dei sacramenti e nella celebrazione della messa. Scarse le opere compiute durante il parrocchiato Marinoni, fra le quali la sistemazione del cimitero e di S. Pietro vecchio. Tragica la sua fine: muore il 2 febbraio 1598 annegato nel torrente che scorre tra Liano e Volciano. Seguono almeno due decenni di incertezze, successioni, permute di benefici durante i quali tuttavia vengono erette cappellanie, compiute opere di conservazione e abbellimento della chiesa parrocchiale, introdotte feste in onore di S. Carlo, acquisite reliquie, tra le quali nel 1625 il corpo intero di S. Mauro martire. Di mezzo, nel 1622, sotto il parrocchiato di don Orazio Medici (16211624) c'è il tentativo di secessione da parte di Volciano da S. Pietro di Liano, con appelli al vescovo e strascichi giudiziari che però non hanno seguito. In compenso, essendo i parroci Ferrari e Medici "prevosti" in precedenti residenze, portano con loro il titolo che rimarrà poi sempre al titolare della chiesa di S. Pietro.


Di alto livello il parrocchiato di don Angelo Petroboni (1630-1649). «Diligentissimo nella predicazione e scrupoloso in tutto quello che riguarda il suo ministero». Come riconosce il vescovo Morosini nella visita pastorale del settembre 1646, fa funzionare perfettamente la dottrina cristiana. Don Petroboni istituisce nel 1633 la "Residenza" che altro non è che una specie di Collegiata o Capitolo nel quale quotidianamente i sacerdoti si riuniscono nella chiesa parrocchiale per la recita corale dell'Ufficio divino, confermata nel 1646 dal vescovo Morosini. A testimonianza della stima goduta è l'iscrizione che ancor oggi si legge sulla porta laterale della chiesa di S. Pietro nella quale è ricordato come prevosto «zelantissimo» e per aver lasciato «ai posteri grandi esempi di virtù e dottrina». Il prevosto Petroboni lasciò in morte tutti i suoi beni indistintamente alle due parrocchie di Volciano e Vobarno.


Durante la prima metà del sec. XVII la chiesa di S. Pietro è andata arricchendosi di tre nuove confraternite: di S. Domenico, di S. Carlo e del SS. Rosario. È sorto inoltre un Monte di Pietà. Il visitatore mons. Avoltori nel febbraio 1657, a nome del card. Pietro Ottoboni, riscontra una situazione altamente positiva. Non può infatti non registrare «recte optima» per la situazione della parrocchia e dei sacerdoti. Inoltre funziona bene la Dottrina cristiana, non vi sono «inconfessi». Altrettanto positivo è il parrocchiato di don Bartolomeo Corsetti (1660-1690). Colto, autore di opere di teologia, di liturgia, di storia, don Corsetti regge la parrocchia con zelo. All'atto della visita del vescovo Gradenigo (1684) le Compagnie della Dottrina Cristiana sono addirittura quattro per le singole frazioni (Gazzane, Volciano, Trobiolo, Liano). Un legato di don G.B. Belotti ha permesso l'istituzione di una scuola di Grammatica e di Lettere. Si sono moltiplicati i legati per le messe. In parrocchia non vi sono inconfessi, né sospetti di eresia, né bestemmiatori. Vi esercitano numerosi sacerdoti che insieme al prevosto «formano il corpo della Residenza» con l'obbligo di recitare tutte le feste e "l'hore" canoniche.


Nei primi anni del '700 compaiono due nuove cappelle, quella di S. Antonio di P. in Rugo (Rucco) e della Madonna del Rosario in Cassiniga. Quieta è la vita religiosa nel '700, come confermano gli atti delle visite pastorali che non contengono rimarchi di rilievo, mentre i sacerdoti presenti salgono addirittura ad una ventina, ma la tranquillità finisce però con il parrocchiato di don Giovanni Battista Sander (1786-1810). Dopo un inizio tranquillo costui viene incolpato dal clero locale, che è sempre numeroso, di negligenza, e poi, come lo stesso scriverà «di ladro, di spergiuro, di sacrilegio, di empietà...» particolarmente dal dott. Terzio Polotti, tanto che egli stesso chiede di essere sostituito da un vicario. Tornato e nuovamente osteggiato e accusato di gravi negligenze, mal sostituito da un vicario da lui stesso scelto, ne deve accettare uno scelto dai superiori. Escluso dal ministero, rimane nominalmente prevosto fino alla morte avvenuta nel 1812. Vicaria di se stessa, caso unico in diocesi, Volciano vive i decenni dell'800 senza particolari avvenimenti. Mentre diminuisce di molto il numero dei sacerdoti presenti (nel 1855 sono quattro) emerge sempre di più la figura del prevosto e dal 1882 si trasforma completamente l'assetto economico, sociale, religioso del paese con la fondazione del grande stabilimento tessile. «Uomo di preghiera, di carità e di zelo per il decoro della chiesa» (che restaura dopo un incendio e che dota di un nuovo concerto di cinque campane) don Giovanni Monticelli (1881-1991) deve registrare una profonda penetrazione, tra le nuove masse operaie, del socialismo e dell'anticlericalismo. Pur diligente e attento al suo ministero e alla sua chiesa don Monticelli non affronta con una pastorale adeguata la nuova situazione economico e sociale. Vi pensano i suoi curati, specialmente don Felice Massardi, don Antonio Rizzi e don Giovanni Battista Zuaboni che creano un vero movimento cattolico e animano la vita parrocchiale di opere, iniziative e associazioni. Il primo dirige l'oratorio maschile S. Luigi, il secondo cerca, a partire dal 1901, di tamponare con l'azione sociale le prime falle nella vita parrocchiale promuovendo nel 1902 la Cassa Rurale con sede a Tormini. Più vasta e a fondo l'azione di don Zuaboni che dal 1906 incentra la sua attività pastorale, oltre che sull'azione sociale, nella formazione della gioventù. Oltre che rimettere in sesto la Società operaia, egli apre una scuola serale e una biblioteca circolante, riorganizza l'Oratorio. Fin dal 1907 fonda, al Circolo giovanile "Silvio Pellico", la Schola Cantorum, nel 1908 la Compagnia filodrammatica, nel 1909 la "Giovane Volciano" e una "Cassa operaia", una scuola di religione. Promuove una nutrita serie di conferenze, e sviluppa un'intensa attività sportiva. Per le ragazze nascono il Patronato femminile dell'Immacolata (1912) che funge da oratorio e una scuola di cucito. Nel 1910 viene fondata la Compagnia delle Madri Cattoliche. Fra i primi impegni del prevosto don Felice Massardi (1912-1943) vi è quello di dare una sistemazione alla parrocchia con la costruzione a Liano nel 1915-1916 della nuova canonica e nel 1915-1918 la ristrutturazione, compresi la facciata e il coro, della parrocchiale di S. Pietro, consacrata nel 1930.


Negli stessi anni e specialmente dal 1924, prende consistenza l'oratorio femminile che nel 1926 si arricchisce di una cappella, sussidiata dal conte Lombardi, che verrà benedetta il 30 maggio 1929 da mons. Bongiorni. Non mancano negli anni '20 contrasti con il fascismo locale e nel settembre 1927 il Circolo Cattolico registra un'incursione fascista che ha echi agli inizi degli anni '30. Dal 1927 Volciano, anche come parrocchia, si chiama come il Comune, Roè Volciano (v.).




PER LE CHIESE v. ROÈ VOLCIANO.




Tra i personaggi illustri di Volciano non si devono dimenticare i fratelli cappuccini Bellintani (Mattia, Paolo, Giovanni) e lo storico Federico Odorici.




ECONOMIA. Predominanti fin dai tempi più antichi la selva e il bosco, presenti il carpino, il nocciolo, il castagno, il frassino con i loro rilevanti prodotti, legna e castagne. Attivi fin dal sec. XVI un "Rassega del Comune" a Droè (Roè) e pubblici incanti "a far asse" e a produrre carbone. Fra le prime attività la caccia al cinghiale, cervo, orso, capriolo, ecc. esercitata almeno fino al sec. XV. Presente fin dall'età romana, o forse etrusca, l'ulivo, la cui coltivazione si estese particolarmente dal sec. XVI, come indicano i numerosi torcoli presenti nel 1598 in località Piazza, Trobiolo, Dossolo, Gazzane, Savarolo. Parallela la produzione di vino che fu, fino a non molti anni fa, una delle principali attività. Particolare la produzione di trebbiano e di albamat. Principali produttori furono, nell'800, gli Odorici, i Tracagni, i Bina, i Ghirardi, i Ronchi, i Dusi, i Laude, i Gobbini, ecc. Attivo l'allevamento del bestiame supportato dal mercato dei Tormini. Diffuso fino agli anni '50 l'allevamento del baco da seta. Giunta ultima, ma in sviluppo specie per merito di Virgilio Vezzola, la coltura del tartufo.


Un maglio di ferro è attivo a Roè alla fine del sec. XVIII. Di proprietà comunale viene venduto ai fratelli Mazzini di Brescia che a loro volta lo rivendono a Giovanni Battista Viani di Degagna. Gli eredi di questi nel 1882 vendono il tutto all'industriale Pietro Pozzi di Busto Arsizio, il quale, in società con Giovanni Alfredo Streiff, dà il via ad un grande cotonificio. Dopo due anni (1884), per mancanza di capitale, la fabbrica viene ceduta alla società svizzera Hefti e C. (v.) che diviene via via la spina dorsale dell'industria locale. Agli inizi del sec. XX si registra anche un risveglio dell'agricoltura che nel 1906 trova riscontro nel mercato di bestiame ai Tormini.