VALANGHE

VALANGHE

Fenomeno ricorrente, difficilmente prevedibile, sempre attuale, la valanga è dovuta all'instabilità di una massa nevosa il cui equilibrio peso-attrito subisce una brusca variazione o con le prime abbondanti nevicate di inizio inverno o con l'aumento della temperatura nei primi mesi primaverili o per l'accumulo provocato dal vento di neve fresca più pesante su strati meno compatti, capace di alterare quell'equilibrio peso-attrito anche al semplice passaggio di uno sciatore.


Tra le valanghe cadute in passato si ricordano una "fortuna di gran neve" che il 15 gennaio 1620 travolge e uccide due persone di Cerveno sui monti di Loveno; quella che il 19 gennaio 1871 si abbatte su Lozio danneggiando alcune case e provocando la morte di un giovanetto che sta attingendo acqua. Catastrofica quella che il 5-6 gennaio 1920 si abbatte a Campellio, in Valsaviore, seppellendo 16 lavoratori addetti agli impianti idroelettrici. Le zone più colpite da valanghe sono in alta Valcamonica, dal comune di Sonico, dove nel 1959 una grossa valanga ha causato la morte di una persona alla malga Baitone, ai pressi dell'abitato di Galleno (fraz. di Corteno Golgi) dove nel 1978 in un canalone che scende dal monte Palio una valanga eccezionale ha distrutto diverse baite causando la morte di tre persone. Pericolosa è pure la val Paghera, a Vezza d'Oglio, e le valli di Campovecchio e Brandet (frequenti distacchi presso le malghe Casazza, Torsolazzo e Bondone). Molto colpita è la val di Viso. Periodicità abituale hanno poi le valanghe della val Grande in località Omacciolo, e quella di Monno che si abbatte abitualmente da Cima Cadì lungo il canalone che termina in val Mortirolo. Nella media e bassa val Camonica valanghe ricorrenti si segnalano in località Zucchi di Cedegolo, in valle Nicol, val Solit e nella località "Falissù" a Cimbergo dove nel 1977 sono andate distrutte un migliaio di piante resinose.


In Valsabbia valanghe ricorrenti sono segnalate dalle parti di Bagolino, sulla strada del Gaver all'altezza delle località ponte Dorizzo, Canal Rotto e Pale-Misa e nelle località Valleuga, Monte Matto, Corno Torre e Casinone Misa. In Val Trompia frequenti sono dal Dosso alto, in comune di Collio.


Nel 1986 in Val Camonica sono state registrate, dalle dieci stazioni forestali della valle, 172 valanghe (10 dalla stazione di Pisogne, 4 da Darfo, 7 da Borno, 19 da Breno, 34 da Capodiponte, 19 da Cedegolo, 6 da Edolo, 32 da Corteno, 22 da Vezza d'Oglio, 19 da Ponte di Legno) cadute quasi tutte nelle prime due settimane di febbraio e nelle ultime due di aprile e causando, oltre alla morte di tre sciatori (due in val Calò e uno sopra Pisogne), la distruzione di 100 ettari di bosco, danneggiando 2500 mc di legname, trenta strutture abitative, strutture elettriche e strade. Nel 1978 la regione Lombardia ha istituito il "catasto delle valanghe" formato da una cartografia, in scala 1:100.000 composta da 12 fogli dove sono raffigurate 1300 valanghe, e dal registro delle valanghe che riporta, tra l'altro, le caratteristiche principali di ciascuna valanga, il comune nel quale cade, la data dell'ultima caduta, la periodicità, eventuali danni provocati. Nell'ottobre 1990 si è tenuto a Boario Terme, a cura dell'Assessorato all'energia e protezione civile della Regione Lombardia, il corso su "Prevenzione e difesa dalle valanghe", primo di questo tipo in Lombardia.