VAIARINI (2)

VAIARINI (o Vajarini) Gherardo

(Concesio, 8 settembre 1891 - El Alamein, 17 luglio 1942). Del dott. Giovanni Battista (ricordato come il medico dei poveri) e di Angela Pedersini. Studiò a Brescia e, ottenuta la licenza liceale, passò all'Accademia militare dalla quale uscì assegnato al 77° Fanteria. Con questo Reggimento partecipò a tutte le operazioni di guerra, distinguendosi particolarmente sul Monte Sabotino ove si guadagnò la medaglia d'argento al V.M. con la seguente motivazione «Durante un combattimento, essendo rimasti feriti gli ufficiali superiori del reggimento, egli ne assumeva il comando continuando l'azione e portandola a compimento con ardire, calma e sagacia». M. Sabotino, 7 agosto 1916. Ancora nelle successive battaglie sul Veliki, Kribach, Faiti Krib (1-3 novembre 1916) con perspicacia e valore combatté meritandosi un'altra medaglia di bronzo al V.M. In innumerevoli altri combattimenti egli fu sempre fra i primi ed il suo corpo fu segnato da molte ferite, le quali però non ne intaccarono né il fisico né il morale. Promosso maggiore nel 1927, passò alla Divisione Montenero. Ritornò nel 1935, come tenente colonnello, ancora a Brescia nel 77° Fanteria. Promosso colonnello nel 1939, prese il comando del 65° Fanteria Motorizzato che era di stanza a Piacenza.


All'inizio della II guerra era sul fronte francese dove sfondò la resistenza nemica avanzando, col suo Reggimento, di ben 38 chilometri, dal Colle Piccolo S. Bernardo al fondovalle Isère. In questi combattimenti, guadagnò la nomina a cavaliere dell'Ordine militare di Savoia con la motivazione: «Colonnello comandante di reggimento fanteria motorizzato, visto cadere il comandante di un suo battaglione, ne assumeva personalmente il comando, portandolo con magnifico ardire, attraverso passaggi obbligati, sotto l'intenso fuoco di artiglieria e di mitragliatrici, per vie ritenute impossibili dal nemico, all'attacco di posizioni di un campo trincerato, creando così una situazione determinante nello schieramento avversario. Per tutto il periodo della lunga azione è stato esempio al suo reggimento di non comune valore personale, di sprezzo del pericolo e di elevate qualità militari». (Colle Piccolo S. Bernardo - Fondovalle Isère, 21-24 giugno 1940).


Nell'agosto '41 veniva trasferito in Libia, ma, durante la traversata, gran parte del Reggimento e dei suoi mezzi veniva affondata, per cui dovette provvedere a ricostruirlo con altro personale ed altri mezzi. Il 26 maggio 1942, iniziava, con la Divisione "Trieste", l'avanzata che portò le armi italiane fino ad El Alamein. Fu in quei cinquanta giorni di offensiva che egli maggiormente si distinse, guidando con perizia e valore i suoi battaglioni in molteplici e sanguinosi combattimenti fino alla morte sul campo che gli valse la medaglia d'oro al V.M. "alla memoria" con la motivazione: «In cinquanta giorni di vittoriosa offensiva per la riconquista della Cirenaica e l'occupazione dell'Egitto occidentale, guidava con perizia e valore i suoi battaglioni in molteplici sanguinosi combattimenti. Nel corso di un violento contrattacco, durante il quale il suo reggimento, pur decimato da gravissime perdite, riconquistava una importante posizione, veniva mortalmente ferito al volto da una raffica di mitragliatrice. Conscio della sua prossima fine, prima di spirare, non potendo più parlare, vergava le seguenti nobili parole: "Raccomando il mio 65! Viva il mio 65! Non importa se muoio. Viva l'Italia! Vincere! ! !"». (Marmarica, Deserto Occidentale Egiziano (A.S.), 26 maggio-17 luglio 1942).