VAGLIA Ugo

VAGLIA Ugo

(Nozza, 13 novembre 1909 - Brescia, 21 luglio 1995). Di Marsilio e di Lucia Prandini. Diplomato alla scuola magistrale, iniziò la sua carriera di insegnante fuori ruolo alla scuola elementare di Manerbio (1931-32) e poi di ruolo a Verolanuova dal 1934 al 1937; portato verso gli studi umanistici, si iscrisse alla facoltà di magistero della Cattolica di Milano, laureandosi nel 1936 in storia col prof. Giovanni Soranzi, discutendo la tesi "La guerra di Valtellina e le sue conseguenze nel Bresciano"; divenne in tale modo docente di materie letterarie al collegio Arici di Brescia e all'Arnaldo, al Calini, all'istituto magistrale Gambara, alla scuola media Romanino con l'incarico della vicepresidenza nella sezione staccata di Gardone V.T., all'istituto tecnico Tartaglia (dal 1953 al 1979) quando fu collocato in pensione, con la sola interruzione di un anno per la presidenza dell'istituto tecnico "Battisti" di Salò. Particolare successo riscosse come preside alla scuola media comunale Marconi di Pralboino che, chiusa nel 1942 per gravi deficienze rilevate da un'ispezione ministeriale, gli fu affidata da quel comune: Vaglia eliminò le deficienze lamentate dall'ispettore, ottenne che gli esami fossero svolti in sede, che la scuola fosse inserita nel ruolo delle scuole statali, lasciandola nel 1952.


Militante fin dal 1945 sull'esempio del padre Marsilio (v.) nel Movimento Cattolico e nella Democrazia Cristiana, fu tra i promotori dell'Unione provinciale dell'artigianato (UPA) di Brescia della quale fu presidente dall'8 dicembre 1949 fino al 1989, divenendone presidente onorario. Nell'ambito dell'Unione compì ogni sforzo per la difesa, la promozione legislativa, lo sviluppo della formazione professionale, attraverso scuole e corsi di riqualificazione cui dedicò anche testi di lettura di notevole successo quali "Gioventù verso il lavoro", "Il Paniere. Letture Antologiche". Promosse fiere, manifestazioni di ogni genere e dotò l'Unione della prestigiosa nuova sede di via Milano. Sempre nel settore dell'artigianato, nel 1953 fu nominato delegato provinciale dell'INIASA (Istituto Nazionale per l'Istruzione e l'Addestramento Artigianale) riuscendo in tale veste a organizzare e gestire trecento corsi per apprendisti, in città e provincia; dal 1957 al 1970, sempre rieletto presidente della commissione provinciale per l'artigianato; dal 1957 al '61 e dal 1965 al '70 presidente della commissione regionale per l'artigianato; componente a Roma della giunta confederale della "Confartigianato" dal 1950 al 1969. In rappresentanza degli artigiani fu membro dal 1952 della giunta della Camera di Commercio di Brescia e, dopo la scomparsa del prof. Franco Feroldi, venne nominato presidente f.f. della camera stessa dal 1982 al 1985 e, come tale, membro del consiglio di amministrazione dell'Università degli studi di Brescia dal 1983 al 1985, membro del consiglio dell'Ente provinciale per il turismo dal 1962 al '77; infine ebbe la carica di presidente del consiglio provinciale dell'Unione consumatori dal 1973 alla sua scomparsa.


Notevole la sua presenza sul piano amministrativo politico come Consigliere della DC del comune di Brescia dal 1951 al 1956; fu eletto sindaco di Vestone dal 1961 al 1964 rimanendo poi consigliere fino al 1970 e, nella veste di primo cittadino, sistemò il bilancio in passivo di 50 milioni, provvedendo a opere di particolare impegno. Dal 1961 al 1970 fu presidente del Consorzio del bacino imbrifero montano di valle Sabbia; dal 1970 al '71 del consiglio della Comunità di valle, svolgendo un'attività propulsiva e di impostazione in tutti i settori, da quello zootecnico e caseario alla viabilità, dal turismo alla cultura, all'edilizia pubblica.


Impegni così importanti non lo distolsero mai dalla ricerca, dall'organizzazione culturale. Socio effettivo dell'Ateneo di Brescia il 31 dicembre 1945, ne divenne vicesegretario l'1 gennaio 1947 e segretario nel 1952, carica che rivestì fino al maggio 1995. Fu, come ha detto Gaetano Panazza nella commemorazione all'Ateneo, «cultore della storia nei suoi diversi filoni; dalla civile e politica, all'economica, alla letteraria, alla religiosa e alla militare con un particolarissimo interesse per la storia locale, sia bresciana che dell'amata Valsabbia, di cui conosceva le vicende di ogni borgo, di ogni personaggio e di istituzioni, fatti conoscere in centinaia di scritti sparsi su bollettini parrocchiali, su numeri unici, su giornali quotidiani, ugualmente preziosi per novità di dati, per documenti inediti, per intelligenti ipotesi».


La sua bibliografia, pubblicata a cura di Ornello Valetti, nel volume in suo onore, comprende oltre 500 contributi. Gaetano Panazza li ha comunque così riassunti con chiarezza: «I primi lavori di una certa consistenza sono relativi alla sua valle con IL RISORGIMENTO VALSABBINO NELLA EPIGRAFIA LOCALE (1940), ROCCHE E CASTELLI DELLA VAL SABBIA (1942), I CAPITOLI DELLA VICINIA DI ANFO (1945), CURIOSITÀ E LEGGENDE VALSABBINE (1947), DIZIONARIO DEGLI ARTISTI E DEGLI ARTIGIANI VALSABBINI (1948).


Per il centenario degli avvenimenti gloriosi del 1848-49, quattro suoi contributi importanti escono nei "Commentari dell'Ateneo" e nelle "Memorie Storiche della Diocesi di Brescia" del 1948 e del 1949, mentre, negli anni successivi, i suoi interessi superano l'ambito bresciano anche se il punto di partenza rimane sempre la nostra città, con la presentazione di un inedito manzoniano, con gli studi sul grande geografo Vincenzo Coronelli e con il catalogo dei globi terrestri conservati nel Bresciano, nel 1953 I CONTI CALINI DELLA COMPAGNIA DI GESÙ, pubblicato nei "Commentari" mentre, per l'Ateneo di Salò, nel 1954, dà alle stampe FABIO GLISENTI E LA SUA OPERA LETTERARIA.


È del 1955 il suo primo, fondamentale contributo sulla storia della sua valle con il volume VICENDE STORICHE DAL 1580 AL 1915, che poi integrerà nel 1964 con i due volumi, uno di testo e l'altro di documenti, della STORIA DELLA VALLE SABBIA che ebbe successiva edizione nel 1970 e che purtroppo non è riuscito ad ampliare con una terza, cui stava lavorando, ma che costituisce fino ad ora l'unica e ben condotta sintesi delle vicende fortunose di quella plaga.


Si susseguono a ritmo serrato scritti di notevole valore sui "Commentari", sugli "Atti" dell'Ateneo di Salò, su "Brixia Sacra", sulla "Rivista Araldica", sull'"Archivio Storico Lombardo"; le ricorrenze centenarie del 1859, del 1860, del 1866 sono motivo di numerosi studi; ma gli interessi di Ugo Vaglia si indirizzano pure, con altri lavori, in settori che per la novità degli argomenti costituiscono l'unica fonte di conoscenza, e sono il punto di partenza per successivi studi: ecco nel 1956 il volume DELLA TRAGEDIA BRESCIANA, L'ARTE DEL FERRO IN VALLE SABBIA e LA FAMIGLIA GLISENTI del 1959, il contributo MERCATI DELLA VALLE SABBIA per l'archivio storico lombardo e quello sugli USI, COSTUMI E TRADIZIONI (della provincia di Brescia) per la "Storia di Brescia" voluta dal sen. Giovanni Treccani degli Alfieri (1964), i diversi studi sugli importanti personaggi della famiglia Calini, basati sempre su documenti inediti e che troveranno poi nel volume I CALINI NOBILE FAMIGLIA BRESCIANA, nel 1989, il lavoro conclusivo.


Particolare attenzione ha rivolto con numerosi scritti alla vita culturale bresciana nei secoli XVII e XVIII e all'inizio dell'800, con ricerche sulle accademie, sui salotti, sui teatri e opere drammatiche, su poeti e poetesse, su incisori e intagliatori, su nobili e borghesi itineranti per le corti d'Europa e autori di gustosi diari o di interessanti epistolari, senza tuttavia trascurare modi di dire, proverbi, componimenti poetici nel nostro aspro dialetto; lavori fondamentali infine sono STAMPATORI E EDITORI BRESCIANI E BENACENSI NEI SECOLI XVII E XVIII del 1984 ed EDITORI E TIPOGRAFI A BRESCIA NELL'OTTOCENTO, negli atti di un convegno di studi su Lodovico Pavoni nel 1985 dove raccolse non pochi riconoscimenti da bibliofili e bibliotecari italiani e stranieri per aver affrontato ricerche su tipografi e editori di secoli fino ad allora quasi non studiati».


Come ha ancora sottolineato Gaetano Panazza: «Sembra impossibile che la persona che ha svolto una tale attività nel campo della vita politica, amministrativa, economica pure guidata sempre da una visione alta di compiti da svolgere e da una totale disponibilità di servizio, avesse anche le qualità dello studioso, del ricercatore appassionato di documenti; fosse dotato di una spiccata vena poetica che lo portava a una particolare simpatia per la scioltezza e la musicalità di autori quali Ariosto, Metastasio, Giusti e Aleardi, sapesse essere conciso ed essenziale autore di epigrafi sparse in città e provincia, soprattutto dedicate a ricordare episodi e figure del nostro Risorgimento».


Determinante, dopo anni di stanca e di difficoltà, fu il suo apporto alla vita e allo sviluppo dell'Ateneo di Brescia come «impareggiabile» (l'aggettivo è del presidente Panazza). Si deve a lui, come ha rilevato Luigi Levi Sandri, nei quarantaquattro anni di segretario l'aver fatto prosperare l'attività culturale dell'Ateneo con decine e decine di pubblicazioni, ma anche di averne arricchito il patrimonio convincendo facoltosi amici a ricordarsi dell'accademia bresciana, col risultato, tra l'altro, di ottenere che ben tre edifici cittadini venissero lasciati in morte all'Ateneo da generosi amici e benefattori. Si deve a lui lo sviluppo, la catalogazione e la sistemazione della biblioteca; la pubblicazione, accanto ai "Commentari", dei "Supplementi", affiancati dalle fonti artistiche di Camillo Boselli, dei "Monumenta Brixiae Historica", dei primi volumi delle opere di N. Tartaglia e in buona parte anche a lui l'avvio dell'Opera omnia di Giuseppe Cesare Abba, il "Glossario delle armi bianche antiche di difesa e di offesa", le "Giornate di studi sulla legislazione delle armi".


Altrettanto incisivo fu l'apporto recato da Vaglia alla fondazione Ugo Da Como di Lonato come consigliere dal 1968 al 1975, in qualità di segretario dal 1975 al 1981 e di vice presidente dal 1981 al 1995. Tante attività gli portarono la nomina di Ispettore regionale, per la Valle Sabbia, alle Gallerie, alle Antichità, alla Bibliografia fino all'istituzione del Ministero per i beni culturali; di deputato della Società Storica di Milano e per quattro anni consigliere; di membro del Collegio Araldico; di socio corrispondente delle Accademie di Salò, Bergamo, Rovereto, Udine, Trento, dell'Accademia Araldica di Roma. Fra i numerosi riconoscimenti: medaglia d'oro con diploma di prima classe per i benemeriti della cultura e dell'arte; Grand'Ufficiale al merito della Repubblica, Commendatore Pontificio dell'Ordine di S. Silvestro (da Paolo VI). Solenni le commemorazioni. Nel 1998 gli veniva dedicata la Biblioteca di Vestone.