TAMBURINI Pietro

TAMBURINI Pietro

(Brescia, parrocchia di S. Agata, 1 gennaio 1737 - Pavia, 14 marzo 1827). Di Giovanni Battista e di Giulia Longhena. Figlio di un agiato negoziante caduto in povertà, fu mantenuto agli studi in una scuola gestita da tre sacerdoti di Collio, ma soprattutto da don Pietro Pizzamiglio di Corticelle manifestando sveglio ingegno e felicissima memoria. Compiuto a 15 anni il corso di Retorica, intraprende quello di Filosofia sotto la guida del domenicano Vincenzo Pavoni nelle scuole pubbliche presso i Padri della Pace. Continua, sempre sotto la guida di p. Pavoni, gli studi di Teologia secondo l'indirizzo tomista dando subito preferenza al trattato "De Gratia". Una pubblica difesa di alcuni trattati gli accaparra molta ammirazione specialmente dal canonico Pietro Bocca, già orientato verso il Giansenismo, mentre un'altra analoga disputa tenuta un po' più tardi, nella chiesa di S. Domenico, gli procura la protezione del can. Pietro Valotti che lo introduce nella simpatia del vescovo card. Molino. Compiuto a 20 anni il corso Teologico sempre sull'orientamento tomistico si orienta poi sempre più, a contatto dei Padri della Pace (Almici, Veronesi) e benedettini (Rottigli, Vertoa, Caleppio) e con il somasco p. Pujati, verso la dottrina di S. Agostino e "il fedel interprete di essa Giansenio", cambiando inoltre parere, attraverso la lettura di Bossuet e Van Espen, in materia giurisdizionale. Ma, come scrive Giovanni Mantese, decisivo nella formazione religioso-culturale del Tamburini fu l'abbandono che diede al «pessimo sistema scolastico» in seguito allo studio delle opere di Bacone, Arnaldo e Loke, nonché di Malebranche, Leibnitz ed altri. «Si dava la pena di leggere l'Elvezio, il Marchese d'Argent, Rousseau, ecc.», che serviranno a dare al suo Giansenismo un'intonazione largamente illuministica.


Contrariamente all'indirizzo giansenista il Tamburini si segnala in questi anni per devozioni, mortificazioni con digiuni e penitenza. Nel 1760 viene consacrato sacerdote e celebra la sua prima messa nella chiesa di S. Giulia. Nello stesso anno il vescovo card. Molino lo chiama ad insegnare in seminario Metafisica e Fisica e, dopo quattro anni, Teologia come successore di don Baldassare Zamboni. Nel frattempo si è rinsaldata l'amicizia che diventerà consonanza di idee con Giuseppe Zola, che durerà tutta la vita. Pur sforzandosi di non compromettersi, Tamburini continua ad approfondire lo studio di S. Agostino e Giansenio facendo esporre ad uno scolaro, alla presenza del Capitolo della Cattedrale, delle «Theses de variis humanae naturae statibus et de Gratia Christi» difeso pubblicamente dal chierico Giovanni Battista Marini di Gottolengo poi pubblicate con il suo nome in una famosa dissertazione «De Summa catholicae de Gratia Christi doctrinae praestantia utilitate ac necessitate», più volte stampata a Firenze, Pavia, e che venne poi tradotta e pubblicata a Lisbona dall'oratoriano A. Pereira; operetta fondamentale per individuare il suo pensiero sulla Grazia. Poco dopo, l' "Analisi del Libro delle Prescrizioni di Tertulliano" orientata decisamente verso l'Illuminismo, gli procura l'ostilità dei Gesuiti dei due fiorenti collegi dei Nobili a S. Antonio e al santuario delle Grazie e di un crescente gruppo di parroci. Uno di essi che si definisce "curato di campagna" gli oppone un opuscolo. Ciò porta il vescovo card. Molino, dopo avergli chiesto la ritrattazione assieme all'ab. Giuseppe Zola, nell'estate 1772 a licenziarlo dal Seminario suscitando grandi clamori e vive reazioni da parte degli ambienti filogiansenisti ed antigesuiti fra i quali la maggioranza dei canonici del Duomo, e molti fra i Benedettini, Filippini, Cappuccini e Domenicani solidarizzarono con i due. Il Capitolo della Cattedrale sollecitato dal can. Pietro Bocca, il più acceso fra i giansenisti bresciani, firmò un ordine del giorno nel quale si chiedeva al vescovo il reintegro dei due professori.


La pubblicazione della dissertazione sul tema della grazia e sulla predestinazione in ripetute edizioni italiane e in francese, olandese e in tedesco, portò ad una vasta ribalta nazionale il caso, procurando ai due un'aureola di martiri. Di ciò convinto, dietro vive sollecitazioni di p. Pujati e altri, il card. Marefoschi, protettore dei giansenisti romani, ottenne da papa Clemente XIV, che stava già pensando alla soppressione della Compagnia di Gesù, d'invitare i due bresciani a Roma. Più restio il Tamburini, entusiasta invece lo Zola, partirono e passando per diverse città, alloggiati da simpatizzanti giansenisti, giunsero a Roma nella settimana santa del 1773 prendendo alloggio, a spese del papa, presso i padri Battisti il cui superiore p. Marcello del Mare era di orientamento giansenista. Dopo pochi mesi, per intervento del card. Marefoschi, il Tamburini veniva nominato prefetto agli studi del Collegio Irlandese, entrando presto a far parte del circolo giansenista detto "dell'Archetto" che si riuniva in case ospitali e presso i Padri Filippini della Chiesa Nuova in contatto e sotto la protezione di alcuni "fra i più rappresentativi cardinali" e di una serie di personalità quali il Bottari, il Foggini, il Caraffa de Calabrano, il vescovo di Pistoia e di Prato Scipione de' Ricci, il generale degli agostiniani Vasquez e il commissario del S. Ufficio Maccarinelli. E tale fu il prestigio che acquisì che il card. Marefoschi e molti altri lo acclamarono presto come "il patriarca dei giansenisti".


Il diffondersi di opere e di opinioni, il ripetersi della polemica suscitata dalle "Lettere di un curato di campagna" largamente diffuse dai gesuiti, alle cui cento pagine Tamburini rispose con due tomi, la soppressione della Compagnia di Gesù (16 agosto 1773), la partenza di Zola per Pavia, chiamato alla cattedra di storia ecclesiastica, segnarono profondamente alcuni mesi della vita romana del Tamburini, peraltro allietati da gite, riposi nella campagna romana. Senonchè con la morte di Clemente XIV (attribuita da alcune voci ad avvelenamento) la sua situazione si rovesciò. Prevalse la corrente antigiansenistica e Tamburini perdette diverse protezioni e si trovò allo sbaraglio. Chiese protezione all'ambasciatore di Venezia, Pietro Ranieri, e per lui si mosse anche l'ambasciatore spagnolo. Ma crescendo il desiderio di lasciare Roma, scartato l'invito di insegnare all'Università di Siena e il posto di teologo sostituto della repubblica di Venezia, Tamburini accettò di coprire la cattedra di teologia morale all'Università di Pavia che gli venne conferita il 28 ottobre 1778 e che venne occupata agli inizi del 1779, cattedra che tenne fino al 1786, pubblicando le lezioni in quattro volumi dal 1783 al 1788, passando dal 1786 al 1794 a quella, da poco istituita, "de locis theologicis" cioè delle fonti della teologia, pubblicandone le lezioni nel 1787.


La pubblicazione fin dagli anni 1780-1781 delle operette controversiste su Giustino, Origene e Tertulliano composte a Roma, riattizzarono soprattutto a Brescia e a Roma gli attacchi degli ambienti gesuitici e antigiansenisti. A Brescia la polemica fu soprattutto impersonata dal rettore del Seminario, don Paolo Collini, con la "Lettera di un cattolico romano a Pietro Tamburini". A Roma scesero in campo Gianvincenzo Bolgeri, Luigi Mozzi, Clemente Biagi, Francesco Eugenio, Giacomo Guasco e la redazione del Giornale ecclesiastico di Roma. A tutti Tamburini rispose con le tre "Lettere di un teologo piacentino" indirizzate al vescovo di Brescia mons. Nani. Alla fine del 1781 Tamburini veniva nominato prefetto agli studi con accanto Zola come direttore del Collegio Austro-Ungarico o Germanico, trasferito da Giuseppe II da Roma a Pavia. I due bresciani ripagavano la fiducia dell'imperatore sostenendo con l'opuscolo "Della tolleranza ecclesiastica e civile" il decreto sulla libertà di culti da lui pubblicato nel dicembre 1781. Il favore dell'imperatore e la fama acquisita assieme alla simpatia per il suo modo di fare portarono nel 1783 il Tamburini, con voto quasi unanime del corpo degli studenti, all'elezione di rettore dell'Università di Pavia. Ciò servì a rinfocolare ancor più la sua audacia che lo spinse nel 1784 a pubblicare un opuscolo dal titolo "Della vera idea della Santa Sede" al quale seguì quasi subito un altro "Cos'è un appellante" nel quale esaltava il potere dei vescovi e dei parroci nei confronti delle Congregazioni romane e il diritto del cristiano di appellarsi al Concilio dichiarato superiore al Papa. Diventato un punto di riferimento del giansenismo italiano, nel 1786 Tamburini era fra i promotori ed animatori del sinodo di Pistoia tenutosi dal 19 al 28 settembre, organizzato dal vescovo Scipione de' Ricci, i cui decreti vennero considerati la "summa del giansenismo" militante. Al ritorno a Pavia ricevette la visita dell'Imperatore e del Granduca ai quali donò tutte le sue opere ricevendo in cambio una medaglia d'oro con l'effige dell'imperatore. Eletto il 5 dicembre 1790 di nuovo rettore magnifico dell'Università di Pavia gli fu dedicata una raccolta di "Poesie" (Pavia, presso Giuseppe Bolzani), con parecchi versi di studenti firmati con iniziali ad eccezione di Giovanni Nava, don Antonio Drexl, Santo Fattori, Pio Magenta. L'autorevolezza di cui godeva lo spinse ad approvare il cosiddetto "matrimonio in inclinazione" fra lo scienziato Alessandro Volta e la cantante romana Maria Anna Paris.


Il clima intorno a lui cambiò con la morte, nel 1790, dell'imperatore Giuseppe II e la nomina del più cauto Leopoldo e soprattutto, dopo solo due anni nel 1792, con il successore di questi Francesco. Il riavvicinamento di questi a Roma, un'aspra polemica del Tamburini con il siciliano Nicolò Spedalieri sull'autorità, lo scoppio della Rivoluzione francese, finirono con indebolire la posizione del Tamburini il quale pur avendo rifiutato la protezione della Massoneria e pubblicato quattro volumi delle "Lettere teologico-politiche" nei quali negava il ruolo del giansenismo nello scatenarsi della rivoluzione e difendeva il potere assoluto dei principi basato, secondo lui, non sul contratto sociale ma sulla costituzione naturale dell'uomo, finì con l'essere nel 1794 allontanato, con lo Zola, dall'Università e con l'essere posto in pensione. Tornati nel 1794 a Brescia, i due vennero sospesi dalla celebrazione della Messa, mentre quasi contemporaneamente la bolla "Auctorem fidei" condannava il sinodo di Pistoia e implicitamente il giansenismo tamburiniano. Con la calata, nel 1796, in Italia di Napoleone, gli venne decurtata la pensione e dovette faticare per ristabilirla. Tornato a Pavia fu nel maggio 1796 che riuscì ad impedire l'atterramento della statua di Pio V fondatore del collegio Ghislieri. Nel gennaio del 1797 riprese le lezioni universitarie a Pavia nella cattedra di filosofia morale e diritto naturale. Considerato nonostante tutto un moderato, incontrò nell'ambiente universitario avversioni che portarono alla soppressione della cattedra e ad una nuova riduzione della pensione.


Instaurato a Brescia nel marzo 1797 il Governo Provvisorio, svolse un'azione prudente fino a difendere il vescovo mons. Nani e a rifiutare di attaccare il celibato ecclesiastico. Del nuovo governo della Cisalpina divenne consulente della politica ecclesiastica mentre si adoperava a convincere i suoi vecchi amici, come il can. Bocca, ad appoggiare il governo filo francese per spingerlo alla moderazione ed evitare eccessi e disordini. Infatti se può essere vera l'affermazione del Bocca nel suo diario, il Tamburini si sarebbe rifiutato di "mischiarsi coi bricconi" della Sala Patriottica, concentramento di accesi rivoluzionari, augurandosi, anzi, che sarebbe stato meglio che fosse chiusa. Nonostante ciò, convinto della moderazione dei bresciani, nel 1798 accettò non solo l'insegnamento ma anche di assumere la carica di rettore del Liceo del Mella, una specie di Università bresciana, e di preparare il piano degli studi e l'organizzazione scolastica con il diritto di conferire gradi accademici, laurea, ecc. Accettò comunque, come lo Zola per le lettere classiche e storia, di insegnare Diritto morale civile nell'Università appena istituita aprendo le lezioni alla Pace l'8 febbraio 1798 con un "Discorso preliminare", pubblicato poco dopo, con numeroso uditorio che poi andò sempre più diradando, tanto che un sacerdote rivoluzionario come don Ridolfi di Bovegno si sentì in dovere di deprecare pubblicamente lo scarso pubblico che avevano le "due stelle illuminatrici del nostro paese". La calata su Brescia degli Austro-Russi nell'aprile 1799 lo convinse a rifugiarsi nella casa di campagna della Barona, nel pavese, dove visse mesi di strettezze economiche, privato dello stipendio e in balìa degli avvenimenti. Qui fu raggiunto con un manipolo di armati dal prete don Filippi, di Barghe, capo degli insorti antigiacobini della Valsabbia e fu salvato dal nipote Marabelli e dagli abitanti del luogo che tennero a bada i facinorosi, messi poi al bando dal comune di Pavia. Ad aggravare la situazione nel maggio 1800 assieme allo Zola veniva sospeso "a divinis".


Con il ritorno nel giugno 1800 delle truppe francesi veniva reintegrato nella pensione e, avendo rifiutato le lezioni a Brescia, accettò di riprendere le lezioni di filosofia morale e di diritto naturale e pubblico a Pavia. Né gli mancarono nuovi onori: nel 1802 venne nominato nel Corpo dei Dotti ai comizi di Lione e nel 1805 fu tra gli invitati all'incoronazione di Napoleone re d'Italia. Nello stesso anno trasformato il Collegio Nazionale in Scuola Militare, ne dovette lasciare la reggenza pur rimanendo nell'amministrazione dello stesso. Nel 1806 veniva nominato delegato in Pavia per la revisione della stampa e dei libri. Mentre pubblicava, tra il 1806 e il 1808, quattro volumi delle lezioni di filosofia morale e di diritto naturale, ebbe nuove polemiche suscitate dagli attacchi di un suo seguace, don Moladori, contro il vescovo di Brescia, che provocarono un clamoroso processo. Anche nella vecchiaia, pur lontano non dimenticò Brescia. Socio onorario dell'Ateneo, nel 1821 pubblicò nei Commentari un "Soliloquio poetico" e nel 1824 un Carme dal titolo "La verità sempre combattuta e sempre trionfante". Rieletto nel 1811 rettore dell'Università, il 13 dicembre 1817 veniva nominato direttore della facoltà legale, carica che tenne fino alla morte. Nel frattempo continuava a pubblicare lezioni, composizioni poetiche tra cui un "Inno alla vecchiaia", un "Dialogo dell'uomo con la morte" e nel 1821 un "Soliloquio" composizione poetica di rivisitazione della sua vita, abbandonando invece ogni pubblicazione polemica, anche per il continuo declino del movimento giansenista. Moriva in Pavia cristianamente, a quanto è stato testimoniato, di tifo senile il 14 marzo 1827 e il 16 marzo ebbe solenni funerali.


A tenerne viva la memoria a Brescia fu soprattutto l'avv. Giuseppe Salvi che scrisse ampiamente di lui. Il suo nome ricomparve poi nella polemica anticlericale che arrivò perfino a farne una vittima dell'Inquisizione. Dopo anni di lunghi silenzi, a Brescia ne rievocò la figura Paolo Guerrini, ripubblicando interessanti carteggi; Mantese e Mariano Comini gli dedicarono ampi studi pubblicati rispettivamente nel 1942 e nel 1992, fino a quando il Comune di Brescia gli dedicò un articolato e ampio convegno nel 1989. Famoso ai suoi tempi, tanto che la "Gazzetta Privilegiata di Milano" (12 settembre 1839), lo indicava come uno dei più sapienti dottori del suo tempo è ancora considerato come il cervello, l'anima e il capo intellettuale del giansenismo italiano, soprattutto per il suo continuo impegno di polemista più che per il pensiero teologico. In filosofia fu tra i primi in Italia a rinnegare "il pessimo sistema della Scolastica", e a leggere e consigliare la lettura di Rousseau, Voltaire, Montesquieu, mostrandosi non indifferente al sensismo di Locke e Condillac e alle teorie dello Hobbes.


Quanto alla Sacra Scrittura egli fu assertore del valore assoluto della Bibbia. Nella dottrina teologica egli punta il suo pensiero sulla Grazia, sostenendo che non si dà altra Grazia attuale che quella efficace, e che Cristo patì e morì solo per i giusti che perseverano fino alla fine, e che tutte le opere degli infedeli sono peccati. Poste queste tesi, egli passa ad inveire, nella sua dissertazione sull'importanza della Grazia, contro i Molinisti. Nessuna dottrina, egli dice, è più importante di quella della Grazia, e le nuove dottrine ne hanno rovesciate le massime più essenziali. Il silenzio della Chiesa su queste nuove opinioni non vale a confondere la verità con l'errore. Per conoscere l'insegnamento della Chiesa, bisogna ricorrere sempre alle fonti perenni, cioè la Scrittura e la Tradizione. Le nuove dottrine hanno la loro radice, quantunque sottile ed alle menti volgari non percettibile, negli errori dei primi secoli. Esse con le naturali loro conseguenze del sistema dello stato di natura pura, con l'equilibrio delle forze per la morale imputazione, della scusa dalla colpa per inavvertenza o per ignoranza, hanno in modo singolare aperta la strada al lassismo, onde la Religione cadde in discredito. In teologia morale e, soprattutto, nella prassi sacramentaria è rigorista e si schiera decisamente contro l'attrizionismo, il probabilismo, negando l'esistenza del limbo per i bambini morti senza Battesimo. Ma è soprattutto nella dottrina giurisdizionalista che è ritenuto maestro e capo intellettuale del giansenismo italiano. Ispiratosi largamente al gallicanesimo, specialmente nella "Vera idea della Santa Sede" (1784) comparso anonimo, si presenta come difensore di un'ampia autonomia dei vescovi nei confronti del papa in un contesto decisamente anticurialista e giuseppinista sostenendo un ampio diritto anche nelle questioni e pratica da parte dell'autorità civile e politica. Sostanzialmente, come ebbe a sottolineare Benvenuto Matteucci, fu "divulgatore, non pensatore originale: in teologia e in diritto canonico, riferendosi agli appellanti ed ai giurisdizionalisti francesi e olandesi, aggiungendovi solo rilievi liturgici e pratici derivanti da controversie avventizie".


OPERE: "De Summa Catholicae de Gratia Christi doctrinae praestantia utilitate ac necessitate dissertatio" ( I ed. Brixiae, M. Rizzardi, 1771, p.208; II ed., Vindobonae, 1771; III ed., Pisae, 1771, ristampata Florentiae, 1776; IV ed., Romae, 1773; V ed., Parisiis, 1774; VI ed., Ticini, 1786; VII ed., Ticini, 1790); "Osservazioni di un Teologo ad un Conte, nelle quali si risponde alle difficoltà prodotte nelle quattro lettere del Curato Campestre contro la dissertazione del Dott. Tamburini De summa catholicae de gratia doctrinae praestantia e si prende occasione di viepiù mostrare la connessione che hanno le Dottrine della Grazia colla Religione"( Firenze, MDCCLXXVI, Stamperia Granducale, a spese di Gaetano Cambiagi e Francesco Pironi, di pp. XX-435, in 8°; "Volume I", contenente le Osservazioni sulla I, II e III Lettera: Osservazioni alla I lettera con la data di Brescia 10 maggio 1773; Osservazioni alla II lettera con la data di Brescia 27 Giugno 1773; Osservazioni alla III lettera con la data di Brescia 14 Luglio 1773; "Volume II" contenente le Osservazioni sulla IV lettera, Firenze, c.s., pp. 451, in 8°). Opera dedicata dall'editore a Mons. D. Matteo Gennaro Testa Arcivescovo di Cartagine, Cappellano M. di S. M. Ferdinando IV re dello Due Sicilie, ecc. Il Conte probabilmente è il Conte Filippo Mazzucchelli, figlio del Conte Giammaria celebre letterato. Messa all'Indice con decr. 2 agosto 1790 (Index pag. 349); "Analisi delle Apologie di S. Giustino martire, con alcune riflessioni"( in Brescia, MDCCLXXX, per Daniele Berlendis, pp. VIII 149, in 8°); "Analisi del libro delle Prescrizioni di Tertulliano con alcune osservazioni" (in Pavia, 1781, nella Stamperia del R.I. Monastero di S. Salvatore, con permissione, pp. XXIV - 376, in 8°); "Lettere di un Teologo Piacentino a Monsignor Nani vescovo di Brescia. Sul rumore eccitato da alcuni suoi Teologi contro l'Analisi del Libro delle Prescrizioni di Tertulliano. Lettera I. Sulla condotta da lui tenuta in questo affare" ( in Piacenza, MDCCLXXXII, con permissione, pp. 124, in 8°); "Lettera II. Il Credo dell'ab. Collini e Compagni, colla spiegazione del medesimo e di quello di Fra Marco" (in Piacenza, MDCCLXXXII, pp. VI-215, in 8°); "Prelectionum de Justitia Christiana et Sacramentis, "Vol. I" (Ticini, ex tip. Petri Galeatii, MDCCLXXXIII, pp. XII-400, in 8°, dedicato a mons. Spaur vescovo e Principe di Bressanone); "Volume II" "Praelectionum de Justitia Christiana et Sacramentis" (Ticini ut supra, MDCCLXXXIV, pp. VII-392, in 8°, dedicato a mons. Giovanni Morosini vescovo di Verona, Benedettino e giansenista); "Volume III" "Praelectionum de ultimo hominis fine deque virtutibus Theologicis ac Cardinalibus" (Ticini, ut supra, MDCCLXXXV, pp. XIV-448, in 8°, dedicato a S.A. Girolamo di Colloredo arcivescovo di Salisburgo e Primate di Germania); "Volume IV" "Praelectionum de Ethica Christiana" (Ticini, ut supra, MDCCLXXXVIII, pp. XXII-50, in 8°, posta all'Indice coi Decreti 5 febbraio e 2 agosto 1790,Index pag. 458); "Thaddei, S.R.I. Comitis de Trautmansdorf Metropolitane Ecclesia Olomucensis canonici, Imperialis Collegii Germanici et Huntgarici Ticinensis alumni; tollerantia ecclesiastica et civili ad Iosephum secundum Augustum" (Ticini, in Tipographeo Petri Galeatii, 1783, pp. 387, in 8°); "Riflessioni del Teologo Piacentino sul libro dell'abate Luigi Cuccagni: De mutuis ecclesiae et imperii officiis, stampato in Roma contro l'opera del conte di Traumansforf De tolerantia ecclesiastica et civili" (Pavia, 1783, in 8°, messa all'Indice con decr. 4 giugno 1787, Index p. 410); "Cos'è un appellante? Trattato teologico in cui si rischiarano le principali questioni sulla autorità della Chiesa e del Papa, conservate in vari scritti usciti contro l'Analisi delle Prescrizioni di Tertulliano" (in Piacenza, MDCCLXXXIV, pp. IV-383, in 8°); "Continuazione dell'appellante. Caratteri de' giudizi dommatici della Chiesa" (in Piacenza, MDCCLXXXIV, pp. 112, in 8°). "Vera idea della Santa Sede e delle Congregazioni di Roma, operetta divisa in due parti" (in Pavia, appresso Pietro Galeazzi, 1784, pp. XXII-343, in 8°, di quest'opera messa all'Indice con Decreto 7 agosto 1786, Index pag. 229, se ne fecero varie edizioni e traduzioni. L'ultima edizione italiana è quella di Milano del 1850): "Vera idea della Santa Sede, dell'abate Pietro Tamburini bresciano" (Milano, tipografia Truffi, 1850) ; "Dissertatio de ethicae christianae prestantia eiusque necessitate tam ad privatam quam ad publicam felicitatem advesus Liberiores aetatis nostrae philosophos" (Ticini, typ. Galeassi, 1785, pp. 74, in 8°; "Lettere di un teologo piacentino a Monsignor Nani Vescovo di Brescia sul rumore eccitato da alcuni suoi teologi contro l'analisi del Libro delle Prescrizioni di Tertulliano. Lettera III sulla logica dei Teologi di Monsignor Nani" (in Piacenza, MDCCLXXXVI, di pp. IV-213, in 8°, la lettera è datata da Piacenza agosto 1785); "Dissertazione intorno all'eccellenza dell'etica cristiana e alla sua necessità sì per la privata come per la pubblica felicità, contro gli increduli de' nostri giorni", di Pietro Tamburini professore pubblico di Teologia Morale e Direttore degli Studi del Regio Imperiale Collegio Germanico Ungarico di Pavia, tradotta dalla latina nella lingua volgare dal Canonico L. R. Valsisio Accademico Agiato (in Brescia, MDCCLXXXVI, per Pietro Vescovi, con permissione, pp. 99, in 8°, autore della versione italiana è il canonico di Chiari D. Lodovico Ricci, socio dell'Accademia degli Agiati di Rovereto); Ragionamenti sul Primo Libro di Origene contro Celso recitati in Roma l'anno 1777 in una letteraria adunanza" (in Pavia, MDCCLXXXVI, per Pietro Galeazzi, pp. 248, in 8°; "Praelectiones quas habuit in Accademia Ticinesi antequam explicare aggrederetur Tractatum De locis Theologicis" (Ticini, ex tipographeo Petri Galeatii, Presid. rei letter. permitt., anno MDCCLXXXVII, in 8°, di pp. XVI-459, dedicato al conte Giambattista Munnerini ministro del duca di Modena e messo all'Indice con decreto 11 gennaio 1796); "De fontibus sacrae Theologiae deque constitutione ed indole ecclesiae christianae eiusque regimine. De verbo Dei scripto et tradito", Vol. III (Ticini, Ioseph Bulzanius, MDCCLXXXIX, pp. XXXVI-374, pp. XXVIII-428 e pp. XX-406, in 8°, (messa all'Indice con decr. 11 gennaio 1796]; "Risposta di Frate Tiburzio M. R. allievo della regia Università di Pavia ai dubbj proposti alli signori professori della facoltà teologica della medesima (in Pavia, 1790, appresso Pietro Galeazzi, con permissione, pp. XV-414, in 8°. (Opera di Pietro Tamburini messa all'Indice con decreto 5 dicembre 1791, Index pag. 465). Risponde all'Oblato milanese Locatelli e alla sua Esposizione della dottrina cristiana per la diocesi milanese]; "Esame e confutazione di un Libro che ha per titolo Notizie storiche sulla persona e sul Libro della Frequente Comunione di Antonio Arnaldo ex Dottore ecc.in Biblioteca ecclesiastica vol. III (Pavia, Bolzani, 1792, pp. 1-224); "Lettere teologico-politiche sulla presente situazione delle cose ecclesiastiche", Tomo I, di pp. 213, in 8°, s.i.t., Tomo II, eguale il frontespizio a quello del I, e di più (Pavia, MDCCXCIV, nella Stamperia di Baldassare Comino, in 8°, di pp. 144, furono messe all'Indice con decr. I luglio 1797 (Index, pag. 270). La I edizione è quella in due volumi, di Lugano (presso Agnelli, 1794) e questa di Pavia è una ristampa]; "Introduzione allo studio della Filosofia morale, con prospetto di un corso della medesima e dei diritti dell'uomo e della società" (Pavia, Galeazzi, 1797, in 8°); "Della necessità della morale cristiana per la privata e pubblica felicità. Dissertazione latina ed italiana contro l'autore della morale universale e contro il Freret" (Pavia e Brescia, 1797); "Del diritto della civil Podestà sul contratto del matrimonio" (Brescia, 1 settembre 1797, per Vescovi, di p. 30, in 8°); "Della vana pretensione di alcuni filosofi di separare la religione dal sistema politico, e delle necessità di conservare l'istruzione pubblica ecclesiastica sotto l'immediata ispezione del governo. Lettere due" (Pavia, 1797, pp. 95, in 16°; 2 ed., Italia (Pavia), 1798); "Libertà, Virtù, eguaglianza. Lettere d'un cittadino Prete che prende in esame il Decreto 17 Giugno 1797 v.s. del governo Provvisorio di Brescia che decide di competenza civile le cause matrimoniali" (Brescia, 1797 v.s. Anno I della Libertà italiana, Cittadino Bendiscioli, pp. 16 in 8°); Discorso preliminare recitato in Brescia dal cittad. Abate Pietro Tamburini Professore emerito della Università di Pavia, ed ora Professore dei diritti, e doveri dell'uomo, e del Cittadino, del diritto Costituzionale, e Pubblico nel Dipartimento del Mella"( Brescia, dalla stamperia nazionale, s.a. (1798) pp. 29, in 16°); "Introduzione allo studio della Filosofia morale col prospetto di un Corso della medesima dei diritti dell'Uomo e delle Società del cittadino ab. Pietro Tamburini Professore sulla Università di Pavia, membro del Collegio elettorale dei dotti e Direttore del Collegio Nazionale. Tomo I contenente la introduzione e la I Parte del Prospetto". Nuova edizione ritoccata ed accresciuta dall'autore (MDCCCIII, in Pavia, per gli eredi di Pietro Galeazzi, pp. VII-228, in 8° e dedicata al cittadino Melzi Vice Presidente della Repubblica Italiana). Tutta l'opera, che comprende alcune pubblicazioni precedenti stampate a parte, fu messa all'Indice con Decreto 6 settembre 1819, Index pag. 458); "Continuazione del prospetto di un Corso di Filosofia morale e dei diritti dell'uomo e delle Società, del citt. ab. Pietro Tamburini Professore sulla Università di Pavia, Tomo II contenente la Parte II e III del Prospetto" (in Pavia, Eredi di Pietro Galeazzi (tip. Sirtori), MDCCCIIII, pp. 184, in 8°); "Lezioni di Filosofia morale. Sulle tracce del Prospetto di un Corso della medesima, e dei Diritti dell'Uomo, e della Società delineato nei due antecedenti volumi, del citt. ab. Pietro Tamburini ecc. Tomo III" (Pavia, eredi Pietro Galeazzi, MDCCCIV, pp. VI-268, in 8°); "Lezioni di Filosofia morale e di naturale diritto, sulle tracce del Prospetto delineato nel I e II volume, dell'ab. Pietro Tamburini Regio Professore sulla Università di Pavia, Membro del Corpo elettorale dei Dotti e R. Delegato in Pavia per la revisione delle Stampe e de' Libri. Tomo IV" (in Pavia, eredi di Pietro Galeazzi (tip. Sirtori), MDCCCVI, pp. XVI-240, in 8°. "Tomo V" (in Pavia, Eredi di Pietro Galeazzi (tip. Sirtori), MDCCCVI, pp. XV-246, in 8°. "Tomo VI" (Pavia, 1808, eredi di Pietro Galeazzi, pp. XX-263, in 8°. "Tomo VII" ed ultimo: "Continuazione delle Lezioni di Filosofia morale e di naturale e sociale diritto", dell'abate Pietro Tamburini ecc. (in Pavia, per gli eredi Galeazzi, MDCCCXII, pp. X-319, in 8°); "Sulla vera definizione del fanatismo", parte prima, nelle "Memorie dell'Istituto Lombardo-Veneto", vol. 2 (1814-1815) parte seconda, pag. 7-16. (Milano, R. Stamperia, 1821, in 4°); "Elementa juris naturae quae ab eo in eodem Athaeneo exponuntur ac declarantur cum prospectu universae jurisprudentiae", Vol. I (Mediolani, apud Maspero et Boucher Impressores Galeatii, 1815, pp. 218, in 8°; Vol. II (Ticini, apud Hered. Petri Galeatii, 1816, pp. 239, in 8°). "Cenni sulla perfettibilità della umana famiglia" (Milano, Vincenzo Ferrario, MDCCCXXIII, pp. 65, in 12°). "Saggio di alcune poesie composte oltre l'ottantesimo anno dell'età sua, dall'abate Pietro Tamburini Professore emerito e direttore della Facoltà Politico Legale nell'I. R. Università di Pavia, Cavaliere del Reale Ordine della Corona di Ferro Membro dell'I.R. Istituto di arti e scienze, ecc." (Milano, Per Vincenzo Ferrario, MDCCCXXIV, pp. 104, in 8° e messo all'Indice con Decreto 5 settembre 1825, Index pag. 458). "Praelectiones de Ecclesia Christi quas habuit in Academia Ticinensi clar. Petrus Tamburini Brixianus S. Theol. P.P. ac Studiorum praefectus in Collegio Germanico-Hungarico" (Coloniae Agrippinae, apud Du Mont Schauber, 1839, in 18°, opera postuma messa all'Indice con decr. 29 novembre 1847, Index p. 458).


Fra le OPERE INEDITE: A) Biblioteca privata di Mons. P. Guerrini in Brescia "Della costanza con cui si deve difendere la verità"; "Regole di S. Bernardo e di altri Padri per comporre l'ubbidienza e il rispetto dovuto ai superiori colla difesa della verità; "Risposta alle osservazioni di Gaetano da Brescia"; "Sentimenti di Mattia Ugoni Canonico della Cattedrale di Brescia e Vescovo di Famagosta sull'autorità de' Concili e del Papa"; "Risposta alla risposta di un teologo a un amico"; B) Biblioteca privata Fornasini in Brescia "Plico di manoscritti di P. Tamburini"; C) Biblioteca del Seminario in Mantova "Plico di manoscritti di P. Tamburini"; D) Archivio della Curia Vescovile in Pavia "Lettere di P. Tamburini"; E) Biblioteca Universitaria in Pavia. "Lettere e manoscritti vari di P. Tamburini".