SPAGNOLA, febbre o grippe

SPAGNOLA, febbre o grippe

Pandemia di influenza chiamata spagnola o grippe, "spagnola" per una sua supposta origine dalla Spagna o meglio dal Marocco Spagnolo (mentre in realtà i primi casi sporadici si erano manifestati in Germania alla fine del 1917). La malattia si presentò sempre più minacciosa nel settembre 1918 e si diffuse fra le truppe belligeranti stanziate nella Francia settentrionale. Dell'epidemia come "nuova influenza", classificata da qualcuno come "febbre da trincea", da altri come "febbre balcanica", da altri e poi sempre più frequentemente come "spagnola", incomincia a scrivere il 16 giugno 1918 il "vecchio cronista" del "Cittadino di Brescia" rifiutando l'idea avanzata dall'"Idea Nazionale" che fosse stata diffusa da uno stato neutrale. Mentre i giornali cittadini si premuravano di rassicurare che la situazione non era allarmante, le vittime si moltiplicavano di giorno in giorno, così da costringere il prefetto a diramare il 14 settembre 1918 un decreto che rendeva obbligatoria la denuncia della malattia. In base a ciò (ma senza riscontro con la verità), l'Ufficio d'igiene l'1 ottobre dichiarava la presenza di 573 casi (senza contare i casi lievi e le forme abortive) di cui 48 mortali. "Purtroppo, confessa la "Sentinella Bresciana" del 2 ottobre, l'epidemia c'è; non è possibile sottrarvisi, né vi sono rimedi speciali...". Circolari del medico provinciale, riunioni in prefettura, proibizioni di adire ai cimiteri anche il 2 novembre, una lettera alla diocesi del vescovo mons. Gaggia (24 ottobre) diedero ulteriori motivi di allarme, fino alla fine di novembre quando l'epidemia andò scemando per scomparire soltanto nei primi mesi dell'anno seguente. Difficile calcolare il numero dei casi di malattia e di morte, per la mancata denuncia degli stessi. Un'idea della pericolosità dell'epidemia si può avere riferendosi ai 22 milioni di vittime nel mondo, alle 375mila (secondo alcuni 600mila) nella sola Italia. Quanto al Bresciano, per fare alcuni esempi, a Capriolo le vittime furono 125, a Caino 19, a Torbole oltre 500, a Travagliato, dove il primo decesso si verificò l'1 ottobre, si contarono 117 morti dei quali 88 nel giro di soli 20 giorni. Tra i sacerdoti bresciani si ebbero 22 decessi.