SONVICO (2)

SONVICO (in dial. Sonvic, in lat. Summi Vici)

Fraz. di Pisogne, parrocchia autonoma (di S. Martino nella IV Zona Sebino), sorge nella valle di S. Martino a NE di Pisogne sulle pendici del monte Regina a m. 563 s.l.m. Dista 6 km. da Pisogne e 49,3 km. da Brescia. Dall'ottima posizione si vede un ampio panorama dalla foce dell'Oglio nel lago d'Iseo fino alla bassa Val Camonica, le alture della Val di Scalve, Val Borlezza e Val Cavallina.




ABITANTI (sonvichesi): 150 nel 1562; 200 nel 1573; 80 nel 1646; 80 nel 1652; 80 nel 1658; 56 nel 1667; 70 nel 1672; 74 nel 1702; 73 nel 1727; 83 nel 1729; 59 nel 1775; 59 nel 1791; 60 nel 1819; 60 nel 1835; 60 nel 1848; 82 nel 1858; 92 nel 1868; 102 nel 1875; 108 nel 1887; 120 nel 1898; 120 nel 1908; 120 nel 1913; 165 nel 1926; 150 nel 1939; 132 nel 1949; 114 nel 1963; 100 nel 1971; 73 nel 1981; 66 nel 1991; 58 nel 1997; 64 nel 2001.




Il paese è costituito oggi da due gruppi di case, posti uno sopra l'altro a notevole dislivello, e dalla parrocchiale isolata e distante sia dall'uno che dall'altro, ma alla stessa altezza di Sonvico inferiore e in vicinanza della strada che porta a Fraine per la Val Palot. Altra piccola fraz. è Fraine. Tutti gli studiosi sono d'accordo a derivare il nome dal lat. "summus vicus" cioè il vico più alto della comunità di Pisogne, anche se, come opina Alessandro Sina, nei più antichi documenti il paese ha il nome di Zinzezio, nome peraltro distinto da quello di Sumvico nelle carte del sec. XIII. Ciò farebbe pensare ad una piccola comunità che comprendeva Sonvico, poi scomparsa. Fin dalla preistoria il territorio doveva essere percorso da uno dei due sentieri o mulattiere che, scendendo dal colle di S. Zeno per la Val Palot verso Fraine, si dividono uno su Sonvico, l'altro su Solato. Per uno di questi sentieri o per tutti e due si crede siano scese le legioni romane alla conquista della Valle dei Camuni. Si ritiene perciò che esistessero fortificazioni fin da tempi antichi. Gabriele Rosa scrive di una torre romana. Come osservano G. Panazza - Bertolini: «La chiesa di S. Martino è indizio sicuro di molta antichità e di collegamento con istituti monastici, ma potrebbe essere anteriore anche all'età franca per l'esistenza pure di una chiesa dedicata a S. Michele testimoniata dagli atti della visita pastorale del 1573 e oggi scomparsa; questa fa pensare all'esistenza di fortificazioni o stanziamenti bizantini o longobardi». Alessandro Sina, sottolineando come in documenti fino al sec. XVII si chiamasse Zinzezio o Zinza, ha avanzato l'ipotesi che tale nome possa derivare da una cappella dedicata a S. Genesio, culto proveniente dal monastero di Bobbio o di Fulda che potevano avere avuto anche possedimenti e collegamenti in Val Camonica. È plausibile poi l'ipotesi che la contrada abbia fatto parte della corte di Wuassaningo (attualmente Siniga) di proprietà nel 875-906 del Monastero di S. Giulia in Brescia, beni che potrebbero essere stati ceduti a questo Monastero dal vescovo Anfrido (790-806) dal Monastero di Nonantola che aveva possedimenti in Valcamonica. Bernardo Sina sostiene che Sonvico e altre contrade di Pisogne siano state ripopolate verso il 1000. Il nome tuttavia ricompare poi nel 1299: troviamo infatti Giovanni Isuardi da Sonvico tra gli altri "sapientes homines" di Pisogne ai quali il vicario vescovile si rivolge per il riordino dei beni feudali vescovili voluto da Berardo Maggi. Nel successivo "designamentum" dei beni vescovili, ordinato dal vicario del podestà di Brescia, viene invece eletto il 29 maggio 1382 "Antoniolum qui dicitur Cosinum de Sonvico"; in collegamento con questa notizia è l'altra del 4 giugno dello stesso anno relativa all'affittanza di terreni vescovili a Pisogne a Oberto fu Giovanni dei Vitali di Sonvico. Gli scrittori dell'ottocento accennano a costruzioni antiche nel piccolo centro: G. Maironi da Ponte (1820) ricorda un «forte castello che ora è in parte diroccato» e la notizia è ripetuta da Cantù (1858). Mentre, come si è accennato, G. Rosa parla della base di una torre romana (1875), P. Biazzi, G. Colfi e P. Prudenzini tornano a parlare di un castello in parte diroccato, di cui non rimangono tracce e infine A. Bettoni e D. Silini scrivono di «tracce di mura visibili tuttora in Sonvico Superiore». Oggigiorno non sono più rintracciabili. Il Favallini accenna alle distruzioni causate da frane, che avrebbero salvato solo alcune case delle quali Panazza e Bertolini scrivono che «pur rifatte in epoca recente e gravemente alterate, tuttavia rimangono alcune tracce di antiche costruzioni». Nei secoli XIV-XV gran parte dei beni del Monastero di S. Giulia e del vescovo passarono a famiglie già feudali fra le quali erano presenti anche i Federici. Proprietà vi ebbero nel sec. XVI i Luzzago ed altre famiglie.


Lo sviluppo più recente del paese è stato incentrato sulla costruzione di una strada sempre più ampia e praticabile e sulla costruzione (nel 1973) di una nuova scuola; l'edificio è però ora adibito ad abitazione civile. Panazza-Bertolini segnalano a Sonvico Inferiore ancora visibili resti medioevali, mozzati, con la facciata verso SE, cioè a valle; una di queste costruzioni è dotata di rustica scala esterna che immette a due porte collocate a livello leggermente diverso, ambedue con archi a pieno centro, una delle quali con ghiera in mattoni, l'altra invece costituita da conci di arenaria porosa (come si ritrova nelle case di Anfurro). Varie altre case, oggi mozzate o trasformate, presentano ancora, nei muri di sostegno a scarpata o nelle forme delle aperture, tracce dell'epoca medioevale di modo che le testimonianze degli antichi scrittori hanno una loro ragione d'essere. Di notevole interesse è la casa-torre che, a quanto scrivono Panazza e Bertolini, potrebbe essere uno degli edifici dei sec. XII-XIII ai quali accennava Gabriele Rosa nel 1874 e il cui esterno venne sistemato nel 1989-1990. Nel 1867 lungo la via del cimitero sono state estratte, da due buchi, due urne di terracotta ritenute sepolcrali. Secondo Bortolo Rizzi (1870) «l'agricoltura nel paese è povera, ma in altri tempi, castagneti, vigneti e la col tura dei gelsi bastavano al mantenimento della sua popolazione».




ECCLESIASTICAMENTE Sonvico appartenne, agli inizi, alla pieve di Rogno, dalla quale si staccò passando a quella di Pisogne quando il suo territorio venne donato al vescovo di Brescia che vi eresse una curia ed una gastaldia feudale. Per un "designamentum" del 1430 la cappella di S. Martino da Tours apparteneva ancora alla pieve, costituendo con essa un solo ente, del quale l'arciprete godeva fondi e censi. Egli era tuttavia obbligato alla cura d'anime e a particolari prestazioni di culto. A distanza tuttavia di poco più di vent'anni, nel 1463, un nuovo "designamentum" non accenna più a beni e censi in Sonvico come a Toline, Pontasio, Grignaghe ecc., autorizzando con ciò l'ipotesi che, come scrive Paolo Guerrini, Sonvico con Grignaghe e Toline fosse già stata smembrata tra il 1430 e il 1463 dalla pieve ed eretta in parrocchia autonoma. Il Guerrini avanza, anzi, l'ipotesi che ciò sia forse dovuto al vescovo Pietro del Monte (1442-1457) il quale nel 1447 compiva la visita pastorale in Valcamonica. Tuttavia il primo parroco di cui si conosca il nome è Giovanni Armandi di Albino già parroco nel 1520 al quale succede poi, per rinuncia, il nipote Girolamo Armandi che compare in documenti del 1554 e 1556 e che morì probabilmente nel 1567. Nel 1562 è presente, oltre al rettore Armandi, anche un curato, che il visitatore definisce «huomo da bene, ma di poche lettere». Nel 1567, il vescovo Bollani non vi trova presente un sacerdote e invita gli abitanti a chiamarne uno. Trova inoltre l'altare maggiore disadorno e ordina che si tolgano gli altri altari. L'azione energica del vescovo Bollani è evidente dalla visita di mons. Pilati l'8 settembre 1573. Il visitatore rimarca che S. Martino è sempre una cappella della pieve di Pisogne, ma che ha un reddito di 22 ducati, ai quali la vicinia aggiunge altri sussidi per mantenere il curato (che al momento è Giacomo Pastelli di Milano) e provvedendo alle cose necessarie per il culto. Vi esiste la "Carità" con un livello proprio di 25 quarti di frumento e che dispensa pane a Natale. L'evoluzione verso una parrocchia autonoma è evidente negli atti della visita di S. Carlo B., nel 1580. Recentemente, con decreto del vescovo mons. Bruno Foresti in data 1 novembre 1992 è stata annessa alla parrocchia di Sonvico la località "Dossello", una vasta zona appartenente fino ad allora alla parrocchia di Pisogne.




CHIESA PARROCCHIALE di S. MARTINO. La prima chiesa viene ritenuta molto antica, legata probabilmente, come si è ricordato, a istituzioni monastiche e particolarmente a S. Giulia. È però ricordata la prima volta nel 1430, come dipendente dalla pieve di Pisogne, mentre è già elencata come parrocchiale nel 1463. Per questo, Panazza e Bertolini ritengono che ciò sia dovuto al vescovo Pietro del Monte fra il 1430-1436 circa. Alla chiesa dedica attenzione il visitatore G. Pandolfi che nel 1562 prescrive che «sia fatta quella parte del muro presso la fazada di S. Christoforo per serar il cimitero». Cinque anni dopo il vescovo Bollani prescrive che l'altare maggiore sia ornato del necessario e siano tolti invece gli altri altari, dispone che si faccia il tetto in legno sulla navata e si apra la porta del campanile; invece dagli atti della visita del Pilati (1573) si accenna alla chiesa di s. Michele, oltre a dare prescrizioni sugli arredi e paramenti. G. Celeri, nel 1578, descrive la chiesa con la navata coperta a tegole e il presbiterio coperto da volta dipinta. Due gli altari: il maggiore, con ancona lignea dipinta e quello della Madonna con una bella icona "ex voto" e con statue dorate raffiguranti la B.V., il Bambino e angeli. Due porte, una finestra e la sagrestia completavano l'edificio. San Carlo, oltre che decretare che la chiesa venga imbiancata e si chiuda il presbiterio con cancelli, ordina pure che alla navata sia fatto il soffitto ligneo, che il battistero venga collocato in una cappella da erigere a sinistra dell'ingresso presso la porta maggiore, che sia eseguita una nuova acquasantiera. Nei decenni che seguono il Faino (1658) scrive che la chiesa ha un solo altare; p. Gregorio (1698) che «è bella e divota». Iniziata la ricostruzione dopo il 1658, la chiesa non era ancora finita agli inizi del '700. Nel 1712-13 i Fantoni costruiscono il tabernacolo, e la chiesa è inoltre dotata di altare e di soasa poi scomparsa. Maironi Da Ponte, nel 1820, avvertiva dell'esistenza di due quadri antichi di buon pennello raffiguranti S. Bernardo l'uno e S. Benedetto l'altro. In quell'anno la parrocchia dipende dalla vicaria di Pisogne. Lavori di sistemazione all'esterno della sagrestia si ebbero nel 1973 e la sistemazione del tetto della chiesa nel 1984 da parte degli abitanti del luogo. Purtroppo, di recente (1960 e 1974), la chiesa è stata oggetto di gravi furti che l'hanno depauperata dell'antica pala dell'altare maggiore, di altri dipinti e di oggetti di culto. Ad opera di Alessandro Albini di Pontoglio la chiesa venne affrescata all'interno, tinteggiata all'esterno. Inoltre venne eretto un nuovo altare, e il tutto fu inaugurato il 17 novembre 1985. Nel 1987 vennero eseguiti altri interventi, fra i quali gli affreschi del battistero, sempre ad opera dell'Albini. Nel 2000, in occasione del Giubileo, l'interno della chiesa ha beneficiato di un ulteriore radicale restauro. All'esterno come scrivono Panazza e Bertolini: «La chiesa si presenta in forme architettoniche assai semplici, di impianto seicentesco, ma con forti caratteri, soprattutto nella navata, improntati allo stile neoclassico che indicano come nel sec. XIX l'edificio abbia assunto restauri che non risultano fino ad ora documentati. La facciata è a due ordini con arcata cieca nel mezzo, incassata e a pieno centro. Due larghe lesene in muratura fanno da spalla e sostengono una cornice fortemente modanata che taglia orizzontalmente in due la facciata, facendo da capitello alle lesene, e insieme trasformando l'arcata cieca in due parti distinte: in basso lo scomparto rettangolare contenente la porta architravata dalla modesta cornice modanata, in muratura; sopra, la lunetta con un finestrone semicircolare. La facciata si conclude con timpano triangolare. L'interno è ad un'unica navata di tre campate con volta a botte e con presbiterio rialzato più ristretto, a cui si accede per mezzo dell'arco santo sostenuto da lesene. Il presbiterio è coperto da finta cupola con pennacchi e con la cornice modanata circolare e sporgente su cui si imposta la finta calotta ribassata. Un altro arco traverso su lesene collega il presbiterio con il coro semicircolare dotato di calotta semisferica. Lungo le pareti della navata ampie lesene finiscono nella cornice così da apparire tre grossi pilastri i quali sostengono tre archi a pieno centro che dividono la navata in campate. Sui due lati si aprono due cappellette a botte. Le pareti e le volte sono affrescate con elementi decorativi di carattere geometrico e floreale in parte ottocentesche in parte ripresi nel 1985 dal decoratore Albini, autore pure dei quattro tondi ad affresco con gli Evangelisti e della figura di Cristo crocefisso, nel presbiterio. Due eleganti acquasantiere sono, l'una in marmo nero a fianco dell'ingresso principale e l'altra accanto alla porta posta sul fianco destro dell'edificio sacro. La chiesa ha tre altari. In quello di destra dedicato a S. Giuseppe, una statua di gesso ha sostituito una pala raffigurante il santo. Segue la sagrestia con porta d'ingresso in sarnico adorna di motivi con rami a girali e fiori. Come sottolineano Panazza-Bertolini: «Altare maggiore: è notevole con i due gradini della predella ad andamento mistilineo, in marmo e con decorazione ad intarsio. Funge da predel la un riquadro in marmo nero con girali colorati, contrapposti, sempre in commesso marmoreo. Anche il paliotto è notevole, del sec. XVII, rettangolare, fiancheggiato da due riquadri minori che fungono da lesena e dalle volute esterne; è ricco di intarsi marmorei e nel centro ha un medaglione in marmo entro cui è incisa la figura di S. Martino che adora l'Ostensorio, mentre un angioletto gli tiene il pastorale. Il ciborio è di sobrie linee architettoniche con la figura del pellicano nella cimasa sovrastante; il gradino che sta dietro la mensa ha basamento concavo, con volute ai lati completando in modo elegante l'altare dalle belle forme tardo seicentesche o dell'inizio del XVIII sec. Nell'archivio della Fondazione Fantoni a Rovetta esiste la documentazione, per l'altare maggiore da parte di Andrea Fantoni del 1712 e per la fattura di un tabernacolo nel 1713 non eseguiti o presto scomparsi. L'originaria pala dell'altare raffigurante S. Martino venne rubata nel 1974 e sostituita da modestissima copia del dipinto con S. Martino di F. Maffei nella chiesa di S. Maria delle Grazie a Brescia, dovuta ad Albino Ranesi (1977). Sul lato di sinistra, nella cappella, l'altare è dedicato alla Madonna con ciborio settecentesco in legno marmorizzato. Sopra la porta laterale, esiste il pulpito «discreta opera di epoca neoclassica». Un confessionale, completamente restaurato nel 2001, è pure in stile neoclassico. Pregevole un'acquasantiera del sec. XVII. La sagrestia è a volta, con al centro un medaglione raffigurante la consegna delle chiavi a S. Pietro e possiede un bel mobile a cassettoni e cassetti con cornici e maniglie in ferro battuto. La chiesa possiede buoni lavori di artigianato locale: un paradisino per l'esposizione del SS. Sacramento del '600, un tronetto per triduo del '700; una croce astile del '400; un'altra del '700; reliquiari, lampioni processionali, suppellettili varie, paramenti e anche libri liturgici di un certo pregio, tra cui un "Missale Romanum" del 1572, una delle prime edizioni dopo il Concilio di Trento (vedere "Le edizioni dei Secoli XV-XVI della Diocesi di Brescia", 1998, p. 113-114). Nell'archivio parrocchiale è conservato un voluminoso registro, curato da don Angelo Vogini (parroco dal 1899 al 1940) che ricostruisce i movimenti anagrafici a Sonvico dal 1640.




PARROCI: Giovanni Armandi di Albino (1520); Girolamo Armandi di Albino (1524, m. probabilmente 1567); Gabriele Gurdi di S. Eufemia (1567 o 1568 - m. marzo 1570); Giacomo Pastelli di Milano (1573); fra Bonifacio de Amatoribus del Terz'Ordine di S. Francesco (1578, 1580); Giacomo Giroldi (23 agosto 1605, rin. 1621); Pietro Vescovi di Vione (1 marzo 1622, rin. 20 giugno 1629); Pietro Gresseri di Pontedilegno (1630); Simone Giordani di Pisogne (?) (13 luglio 1635 - m. 14 luglio 1668); Pietro Sossio di Pontedilegno (18 agosto 1668 - m. 1 giugno 1698); Giacomo Battaino di Pisogne (24 dicembre 1698 - m. 10 aprile 1745); Giacomo Contessi di Qualino (23 giugno 1745 - m. 16 luglio 1768); Pietro Voltolini di Iseo (19 settembre 1768 - rin. 1769); Pietro Bertagna di Pisogne (9 gennaio 1771 - m. 17 febbraio 1777); Andrea Tommasi di Monticelli d'Oglio (14 aprile 1777 - m. 7 settembre 1796); Francesco Baiguini di Qualino (6 ottobre 1796 - rin. 15 novembre 1830); Giov. Maria Tempini di Toline (16 dicembre 1830 - m. 24 febbraio 1849); Omobono Maggioni di Piancamuno (dicembre 1850 - rin. 24 agosto 1858); Costanzo Valverti di Pisogne (28 aprile 1859 m. 30 novembre 1883); Pietro Pedersoli di Gianico (20 settembre 1883 - m. 15 aprile 1887); Battista Menici di Grevo (18 ottobre 1887 - rinuncia); Angelo Vogini di Losine (31 gennaio 1899 - m. 8 settembre 1940); Lorenzo Zanardi di Adro (20 dicembre 1940 - rin. 1951); Agostino Figaroli di Costa Volpino (6 gennaio 1952 - rin. 1957); Gaudenzio Ruggeri di Paspardo (15 agosto 1957 - 1973); senza parroco fino al 1978; Carlo Feltre di Lovere (1978 - 1982); nel 1982-83 la parrocchia fu retta dal delegato Camillo Zentilini di Cemmo; Giacomo Salvetti di Esine (2 luglio 1983 - giugno 1986); Renato Faliselli di Cividate Camuno (dal I aprile 1987).