SONCINI Virginio (2): differenze tra le versioni

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SONCINI Virginio

(m. nella primavera 1835). Del nob. Lodovico e della nob. Caterina Monti. Letterato di valore fu profondo conoscitore non solo delle letterature italiana e latina, ma anche di quelle europee; ebbe il merito di diffondere a Brescia ed in Italia la nuova cultura europea attraverso le traduzioni di opere straniere. Divulgò in particolare i libri di Walter Scott volgendone in italiano il romanzo "Waverley" che apparve nel 1824 presso il celebre editore milanese Vincenzo Ferrario il futuro editore della prima stampa dei "Promessi Sposi". Se pensiamo che presso lo stesso Ferrario era da appena tre anni apparso il primo romanzo dello Scott tradotto in italiano, il "Kenilworth", ad opera di Gaetano Barbieri, possiamo ben dire che la traduzione del Soncini, dal punto di vista geografico come da quello cronologico si colloca proprio all'origine della fortuna in Italia del grande romanziere inglese. La traduzione del "Kenilworth" apparve poi in collaborazione tra il Soncini e Vittore Calnetti. Nel 1831 l'editore Truffi di Milano presentò sotto il titolo "Il Castello di Kenilworth" la traduzione esclusiva del Soncini. Sempre di Scott tradusse "Le cronache della Canongate" ed il "Monastero" presentati a Milano rispettivamente dal Ferrario nel 1825 (e poi, dato il successo, nel 1829) e da Crespi nel 1832. Notevole era il suo interesse per la cultura europea, perché tradusse anche il "Paul et Virginie" di Bernardin de Saint-Pierre, l'esotico e rousseauniano romanzo del Settecento francese, ed infine 12 commedie di Molière pubblicate a Milano negli anni 1823 e 1824 nel "Repertorio scelto ad uso dei teatri italiani"; la traduzione del "Tartuffe" venne pubblicata anche nel 1829 a Livorno; quella del "Le Misanthrope" uscì ancora a Milano nel 1829 per Nicolò Bettoni nel "Teatro portatile economico".


Non fu solo un traduttore: scrisse anche una "Storia della Scandinavia ossia Svezia, Danimarca e Norvegia" uscita nel 1825 presso un altro famoso editore milanese, lo Stella, che in quegli stessi anni andava pubblicando le poesie del Leopardi; questo lavoro storico e divulgativo fu anche stampato a Torino nel 1833 ed a Napoli nel 1839-1840. Nel 1827 tradusse l'opera di Antoine Caillot col titolo "Compendio di viaggi moderni in cui si contiene tutto quello che vi ha di più curioso". La "Storia della Scandinavia", la traduzione del Caillot e le altre sue traduzioni contribuirono in modo determinante, anche per la larga diffusione che ebbero, a far conoscere le varie culture nazionali nella consapevolezza che la letteratura italiana andasse vista e collocata nel più vasto ed articolato quadro delle varie civiltà europee contemporanee. Dimorò con prevalenza a Milano, ma rimase sempre in contatto con l'ambiente letterario bresciano, con l'Ateneo, con coloro che erano stati soci, come lui, dell'Accademia dei Pantomofreni; conosciuta è la corrispondenza epistolare con Cesare Arici, Paolo Tosio e Rodolfo Vantini.


Pubblicò inoltre numerose composizioni in versi; otto odi: "Il globo aereostatico", "La musica", "Le acque termali", "Le Nozze", "La Magistratura", "La Costanza", "Brescia Armata", "La vita rustica", tutte stampate in Brescia in fogli volanti dal 1809 al 1815. Un'ode (a p.29) è in "Versi per le nozze de' Signori Gaetano Maggi e Lavinia Calini", Brescia, 1808; un'altra ode (pp.14-20) è in "Carmi della riconoscenza: il Commendatore Barone Giuseppe Tornielli", Brescia, Nicolò Bettoni, 1812; giambi stanno in "Serti poetici per le nozze dei Sig.Lucrezia Soncini ed Alessandro Cigola", Brescia, 1812; un sonetto venne stampato su foglio volante "Alla bell'anima del defunto ab. Ercole Soncini il suo nipote V.S.", Brescia, per Bettoni e Socj, 1820 ed altri in archivio Soncini per eventi familiari; un sonetto sta in "Rime per le nozze del co.Giuseppe Brebbia colla nob. Sig.ra Teresa Folperti", Brescia, 1821. Scrisse infine una "Appendice alla proposta di alcune correzioni ed aggiunte al vocabolario della Crusca", Milano, Stamperia reale, 1826; "Note alle opere di Cicerone", Milano, Stella, 1826; "Francesco Scaramuzzu illustratore di Dante" (una copia alla Biblioteca Ambrosiana); "La Pallade bresciana, lavoro di nobile scarpello eretta sul pubblico passeggio l'anniversario dell'incoronazione in re d'Italia, della Maestà Napoleone I Imperatore de' Francesi. Ode" in 4° Brescia, 1813. Lasciò inedito un romanzo intitolato "Canal".