SONCINI Pietro Antonio

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SONCINI Pietro Antonio

(Brescia, 27 gennaio 1539 - 19 luglio 1587). Del nob. Giov.Battista e della nob. Maddalena Foresti. Seguì il "cursus honorum" nel Consiglio Generale della Città al quale venne ammesso nel 1570; fu prima Vicario a Salò, poi in Valcamonica ed infine venne eletto nel 1577 Sindaco della Città con 174 voti favorevoli e 58 contrari. Dottore "in utroque iure" esercitò l'avvocatura e venne ritenuto un sostenitore dei mercanti "forestieri" in antagonismo all'esclusivismo della Mercanzia; a questo scopo cercò di agevolare l'ammissione della famiglia Anselmi al Consiglio Generale e per ciò subì un processo per falso in atto pubblico che suscitò vaste polemiche in città fra "originari" e "forestieri". Godette però della fiducia dei Rettori veneti che lo designarono, dopo la morte dell'Avvocato Fiscale Fausto Tracagni, nella stessa carica a capo della Camera Ducale di Brescia (lettere patenti del 28 febbraio 1582) e Soprintendente per l'esecuzione di opere pubbliche (lettere patenti del 30 aprile 1582). Fu membro dell'Accademia degli Occulti col nome di Adombrato; suoi versi si trovano a p.11 de "Il Sepolcro de la ill. sign. Beatrice di Dorimbergo", in Brescia, appresso Vincenzo di Sabbio, 1568 ed a p.52 de "Lagrime di diversi poeti volgari per la morte dell'illustriss. et eccellentiss. madama Leonora d' Este", Vicenza, 1585; scrisse anche 14 sonetti, 3 madrigali e due canzoni pubblicate nelle "Rime de gli Academici Occulti", in Brescia, appresso Vincenzo di Sabbio, 1568; gli dedicarono versi il Taglietti, l'Arnigio, Girolamo Bornati ed il Grattarolo. Cenni biografici sulla sua vita scrissero Ottavio Rossi, il Cozzando, il Querini, il Peroni ed il Valentini, che per un errore del primo estensore considerarono il Soncini morto assassinato nel 1560, confondendolo con Paolo Soncini pure Avvocato Fiscale ed in realtà ferito a morte da Antonio Nassino nel 1566. Scrisse infine una cronaca di casa dal 1570 al 1587 pubblicata in parte dal Guerrini. Dimorò anche a Pievedizio dove i suoi discendenti ebbero signorile dimora sino alla fine del sec. XVII; sposò nel 1575 la nob. Ippolita Cazzago q. Giuliano dalla quale ebbe soltanto Giov. Battista (1577-1630) e coi figli di quest'ultimo si estinse la sua discendenza.