SONCINI Lelio (2): differenze tra le versioni

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SONCINI Lelio

(Brescia, 25 dicembre 1736 - 16 febbraio 1806). Del nob. Virginio e della nob. Girolama Rampinelli. Consigliato dallo zio Giulio Rampinelli, gesuita, nell'ottobre 1751 entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù a Bologna dove rimase due anni; poi studiò due anni la rettorica a Piacenza (1754-1755) e tre anni la filosofia (logica, fisica e metafisica) nel Collegio di S.Lucia a Bologna (1755-1757). Insegnò poi le belle lettere per sei anni, durante i quali diresse sempre la congregazione mariana dei suoi alunni: 4 anni nel Collegio di Mantova (1758-1761), dove insegnò grammatica e greco, 1 anno a Piacenza (1762) dove insegnò rettorica ed il sesto (1763) a S. Donnino dove insegnò la poesia. Frequentò poi per 4 anni (1764-1767) gli studi di teologia nel collegio di S. Lucia a Bologna e fu ordinato sacerdote prima del secondo anno forse a causa della lunghezza del periodo di magistero. Dal 1768 fu ministro e confessore nel Collegio dei Nobili di Brescia, a S.Maria delle Grazie, dove rimase sino all'anno della soppressione della Compagnia. Dal 1773 visse coi fratelli don Ercole ed Antonio, esercitando il suo ministero sacerdortale presso le parrocchie di S. Giovanni e S. Nazaro, nelle quali rimase ricordato per le sue opere di carità e come predicatore.


Fu buon letterato ed amico di letterati fra i quali il Morcelli che gli dedicò il "Sermo Roma missus" (in "Componimenti poetici offerti a S.E. Giovanni Grassi Capitanio di Brescia dai deputati pubblici", Brescia, Berlendis, 1784, p.25) ed il Sermo IV ("De utili praesidium pietate/Ad Laelium Soncinum sodalem veterem" in "Sermonum lib.II", 1783, pag. 23); nella stessa raccolta in onore del Capitano di Brescia vi sono del Soncini una anacreontica (pp. 35-42) e nove sonetti (pp. 6-24-32-43-68-73-75-80) dei quali uno (p.81) in dialetto bresciano. Una chiusa dialettale è pure in una lettera con sonetto del Soncini da Provezze datata 24 settembre 1786 (ms. queriniano Fè 58, M. 31). Un sonetto è in "Il governo di S.E. Mario Soranzo", Salò, 1784; un altro è in "Per le nozze del nob. s. conte Gianbatista Cigola con S.E. Caterina Albrizzi", Brescia, 1785, p.8; un terzo sonetto è in "Alla nobile e gentile donna Lucrezia cont. De Vecchy nata Pesenti nella professione religiosa della sua amatissima sorella suor Maria Aurelia", Bergamo, Locatelli, 1788. Nel 1803 il Soncini pubblicò 103 sonetti in un volumetto dal titolo "Sonetti sopra argomenti dell'Antico Testamento", Verona, tip.Giuliari, 1803; il libretto ebbe diffusione nelle scuole e fu lodato da Giannantonio Moschini ("Della letteratura veneziana del sec. XVIII fino a' nostri giorni", Venezia, 1806, vol.I, pp.95-96) e da Girolamo Dandolo ("La caduta della Repubblica di Venezia ed i suoi ultimi cinquant'anni", Venezia, 1855, p.177) "per la facilità del verso e la lindura dello stile". Non rientrò più nella Compagnia di Gesù, ma fu sempre fedele, come il fratello Ercole, alla regola e praticò le consuetudini dell'Ordine. Significativa della condizione e del numero degli ex gesuiti a Brescia è una lettera di condoglianze datata Brescia 7 dicembre 1805 (presso la Biblioteca Comunale di Verona) indirizzata all'editore Bartolomeo Giuliari per la morte dello zio Eriprando Giuliari già gesuita ed amico del Soncini; così don Lelio scriveva: "Farò nota la sua mancanza anche agli altri pochi ex gesuiti che restano in Brescia, dove abbiamo sempre sostenuto dopo la soppressione, di fare ai soggetti, che venivan mancando, anche non precettati a farli, i soliti suffragi della Religione".