SOLARO d'ASTI Nicola

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SOLARO d'ASTI Nicola

(Brescia, 1496 - 1573). Nobile, medico e benefattore insigne della Congregazione dei Padri della Pace e delle Dimesse di S. Orsola. P. Saraceno, storico della Congregazione dei Padri della Pace «alle lodi dell'ingegno per cui si avvantaggiò negli studi fino ad ottenere presto la laurea dottorale in medicina, aggiunge un vivo elogio per la bontà della vita e le eminenti virtù di cui era adorno». Rimasto vedovo di Teodora Chizzola, prese per moglie in secondo voto una modesta ottima signorina di nome Giulia, ma di cognome ignoto, dalla quale ebbe quattro figli, Drusilla, Callisto, Tiburzio, Rosanna; il primogenito, figlio della prima moglie, morì Cistercense a Roma nell'abazia di S. Vincenzo alle Tre Fontane, col nome di P. Desiderio. Diventato fedele discepolo spirituale di p. Cabrino, il fondatore dei Padri della Pace, abbracciò una vita ascetica di alto grado e diventò anche, con uno scritto, apostolo della confessione frequente. Ben presto i figli e le figlie tutti si consacrarono al Signore col voto di verginità, anzi uno che in tutto assomigliava al padre e aveva il nome Tiburzio si fece sacerdote nella Congregazione del Cabrino, ove, giovane ancora, vi lasciava la vita nel 1570, perdita per il padre dolorosissima, alla quale seguì quella di tutti i suoi figli e della moglie. Aderendo al desiderio del figlio p. Tiburzio morente, aveva acquistato, nel 1570, 80 tavole per fabbricare la casa e la chiesa della Congregazione della Pace. Quando morì con testamento del 25 febbraio 1572 non avendo ancora la Congregazione della Pace configurazione giuridica, lasciò i suoi beni alla famiglia Usupini i cui membri erano quasi tutti religiosi, disponendo che ad essa passassero il suo stabile di Carpenedolo e il ronco di Cellatica, e che con la vendita dei suoi mobili si incominciasse la fabbrica del convento e della chiesa della Congregazione, detta poi di S. Gaetano. Considerato poi che le Dimesse erano costrette a radunarsi or qua or là, e avendo in sua casa la nipote Antonia Asti e due nipoti Emili (della nobile famiglia) ascritte alla Compagnia, ad esse lasciò la maggior parte dei suoi beni, la sua casa e quell'attigua ortaglia con giardino in contrada di S. Croce, dove furono erette più tardi la Chiesa di S. Orsola e la casa delle Dimesse, perchè la Compagnia da lui prediletta avesse finalmente una sua sede stabile. Moriva in Brescia l'anno 1573, e la sua casa a S. Croce, dove abitavano già le tre nipoti Dimesse, diveniva il rifugio di povere consorelle della Compagnia, per diventare più tardi la casa centrale di Brescia e della Diocesi. Di lui resta l'opuscolo ascetico "Della Grande utilità e sicurezza che acquista l'anima a confessarsi spesso e del gravissimo pericolo ch'ella incorre confessandosi rare volte". (In Brescia, appresso Vincentio Sabbio 1571, in-8).