SCHIOPPETTARI o scopitieri

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SCHIOPPETTARI o scopitieri

Maestri da schioppo cioè lavoranti di schioppi o anche soldati armati di schioppo (dal lat. scloppus), nome dato alle prime armi da fuoco, archibugi portatili, che a poco a poco divennero più facilmente maneggevoli e meno pesanti. Questa voce si cambiò in fucile coll'adozione della pietra focaia e si usò il nome di schioppo solo più per i fucili da caccia. Lo schioppo era di ferro o bronzo, sostenuto da una piccola cassa di legno. La dotazione delle munizioni per gli schioppettari, archibugi, spingarde, ecc., era generalmente di cento pallottole per ciascuna arma. Schioppetta, o Scopetta, era una specie di carabina a pietra focaia, con canna leggermente incampanata, allargata verso la bocca. Come ha scritto Agostino Gaibi: «L'epoca e il luogo dell'invenzione, sia del miscuglio esplosivo, sia dello strumento che dallo scoppio prese il nome, sono tuttora ignoti: la leggenda che attribuisce l'invenzione ai tedeschi non ha serio fondamento». Come ha sottolineato lo stesso Gaibi: «Il termine "scopitieri" quale appare in una cronaca del forlivese Leone Cobelli pubblicata da G. Carducci e di cui ci dà testimonianza anche uno scritto di Bernardino Baldi che da quella attinse, ci rivela l'esistenza dello "scoppietto" (e implicitamente della polvere pirica) già nel 1281; ne erano armati certi fanti di Guido da Montefeltro, durante la difesa di Forlì contro i francesi di Giovanni d'Appia. "Schioppo" (e il diminutivo "schioppetto"), introdotto nella parlata padana direttamente dal latino "scloppus", è dunque il nome più antico, tuttora vivo e vitale, per indicare con proprietà in lingua italiana, l'arma da fuoco portatile in genere». Lo schioppo specie dal sec. XVI venne sempre più usato per la caccia e perciò venne prodotto in sempre maggiore quantità. In un atto notarile del 1628 in una casa di piazza dell'Albera a Brescia abitano ben tre o più "laboratores" o "magistri scloporum" o "a rothis scloporum" (Giacomo Faioni, Tonio Tonni, Antonio Gavazzoli).