PAROLA Filippo

PAROLA Filippo (Pippo)

(Pavone M., 4 gennaio 1925 - 5 aprile 1987). Di distinta famiglia del luogo. Figlio di Battista. Costretto nell'autunno 1944 ad arruolarsi nella R.S.I. destinato a Sarzana, con quattro amici si diede alla latitanza. Mentre gli amici venivano catturati e passati per le armi, egli riuscì a fuggire e a raggiungere i partigiani della Val di Magra. Per questo veniva condannato a morte in contumacia. Tornato, sempre nella clandestinità, a Pavone Mella, assieme ad Angelo Regosa, di Leno, operò a creare la brigata "Tita Secchi" delle Fiamme Verdi attraverso contatti segreti e pericolosi. Nei giorni della Liberazione comandò uno dei gruppi di insorti operanti tra Pavone e Cigole per arrestare o catturare i reparti tedeschi. Dopo la Liberazione, mentre il fratello Fausto diventava sindaco di Pavone, egli si dedicò ad organizzare il partito della D.C. a Pavone e nella zona. Nel 1950 entrava nell'Organizzazione Gladio. Nel frattempo, mentre studiava lingue e letterature straniere e si preparava alla laurea alla Bocconi di Milano si dedicava nei primi anni del '50 al calcio. Fece parte, mediocentro o mediano, con Luciano Fusati e con «Binda» Vincenzi, della Bagnolese di Gianluigi Rizzi e Carlo Franzoni, che ottenne la promozione in serie C. Per ragioni di stretta amicizia esistente tra il mecenate Carlo Franzoni, diventato proprietario dell'Italghisa, e Alberto Cucchi, divenuto presidente del Brescia quando la Bagnolese rinunciò alla serie C, Parola con altri entrò nella squadra delle Rondinelle e per tre campionati si distinse nel ruolo di mediano destro: nella stagione di mezzo (1950-51) i suoi gettoni-partita risultarono ben 30. Laureatosi, fu per anni insegnante in parecchie scuole della Bassa e fu preside nelle scuole medie di Pralboino, Gottolengo e Pavone. Abbandonando il calcio, come giocatore, tornò alla vita pubblica. Nel 1956 venne eletto sindaco di Pavone, carica che coprì con serio impegno. Fu inoltre apprezzato consigliere e poi assessore al personale della Provincia di Brescia e membro del Comitato regionale di Controllo. Ritornò quindi a dirigere il Comune a Pavone Mella con le elezioni del '75 e fu confermato in quelle dell'80. L'esperienza acquisita di amministratore gli fu valido supporto e incentivo. Lasciato l'incarico di sindaco di Pavone si dedicò come presidente dell'USL 43 di Leno, Manerbio, dove ottenne larghi riconoscimenti. Ammalatosi di tumore nel novembre 1979 resistette con coraggio al male.