PAOLO VI, Papa

PAOLO VI, Papa (Giovanni Battista Montini)

(Concesio, 26 settembre 1897 - Castelgandolfo Roma, 6 agosto 1978). Figlio di Giorgio e di Giuditta Alghisi, venne battezzato il 30 settembre 1897. Fin dalla prima fanciullezza fu un bambino particolarmente fragile, ma vivace e che sarebbe diventato col tempo sempre più pensoso a causa anche della salute spesso vacillante. Giornate serene passò nei periodi di vacanza a Concesio, Verolavecchia (paese d'origine della madre), a Pezzoro in Valtrompia. Il 24 agosto 1902 era presente all'inaugurazione del Monumento al Redentore sul Guglielmo. Frequentò l'asilo di S. Giuseppe fondato da Giuseppe Tovini e tenuto dalle Ancelle della Carità. Nell'ottobre del 1902 incominciò a frequentare le elementari nel collegio Cesare Arici come esterno. Le sue prime lettere, scritte ai genitori, evidenziano i propositi più fermi di ubbidienza e le espressioni più vive di affetto. Nel collegio ricevette il 6 giugno 1907 la prima Comunione e il 6 giugno 1909 la Cresima. Nel 1907 compì il primo pellegrinaggio a Roma per il Centenario della canonizzazione di S. Angela Merici e prese presto una grande passione per i viaggi. Le prime mete furono Milano e Venezia. Nel frattempo andava nutrendo una vera passione per la bicicletta e gli sport, compresi il calcio e la lotta grecoromana. Ciò senza alcuno scapito per i risultati scolastici che furono sempre ottimi, coronati da premi ed anche dall'esenzione da esami. Risultati non mai seriamente compromessi nemmeno da assenze per incidenti non rari di salute. Ottenne la licenza ginnasiale da privatista nel ginnasio governativo di Chiari, dove, a contatto con la comunità benedettina, cacciata dalla Francia dalla bufera anticlericale, ed ospite nell'ex convento di S. Bernardino sembra abbia per qualche tempo nutrito la vocazione benedettina. Bagolino (1912), l'Aprica (1913) e Borno furono le mete di vacanza estive particolarmente gradite.


Intanto compiva le prime esperienze di scrittore collaborando a "Vita Collegiale" organo del Collegio Arici. E, ancora, si addestrava all'apostolato oltre che nel dare alti esempi di profonda pietà e di grande carità entrando a far parte dal 1908 della Congregazione mariana del collegio Cesare Arici. Nella Congregazione fu sagrestano (1910), poi consigliere (1911) e, in pratica segretario e infine prefetto (1914-1917). Nel 1912 con il fratello Ludovico entrava nella Associazione Studentesca A. Manzoni dove ebbe quali compagni alcuni fra i più impegnati cattolici bresciani: Fausto Minelli, Emilio Bonomelli, ecc. Nel 1914 era socio del Circolo della Gioventù Cattolica. Assidua fu la sua frequenza all'oratorio della Pace, dove assieme ai padri Cottinelli e Carli entrò in profonda amicizia con i padri Giulio Bevilacqua, Paolo Caresana, Ottorino Marcolini e del giovane Carlo Manziana. Numerosi fin dalla fanciullezza i suoi estimatori fra i quali don Francesco Galloni, curato di Concesio, gli on. Luigi Bazoli, Giovanni Maria Longinotti e Carlo Bresciani. Attiva fu la sua presenza nelle conferenze di S. Vincenzo de' Paoli della parrocchia di S. Giovanni e S. Agata, nelle Cucine Economiche, nella Compagnia di S. Luigi. Collaborò inoltre attivamente alla vita parrocchiale di S. Giovanni anche come segretario del vicario Economo p. Caresana. Legami vivi instaurò con don G.B. Zuaboni, fondatore dell'Istituto Pro Familia e con le sorelle Girelli, fondatrici della compagnia S. Angela. Si iscrisse inoltre all'Unione Popolare dei Cattolici. Si interessò alla stampa cattolica e collaborò a «Voce del Popolo». Fin dal 1912 fu attivo nella Associazione studentesca A. Manzoni, nella quale si impegnò durante la guerra a sostenere la "Casa del Soldato", a provvedere libri e riviste ai militari. Quando nel 1918 nacque "La Fionda" ne fu sostenitore entusiasta addetto alla propaganda. Partecipò alle più diverse iniziative e collaborò con intensità pubblicando una quarantina di pezzi giornalistici formativi, biografici. Ai primi di settembre del 1919 partecipò al convegno di ripresa della F.U.C.I. presso l'Abbazia di Montecassino. Nel 1914 aveva lasciato per ragioni di salute il Collegio Arici, ma aveva proseguito gli studi da privato. Nel giugno del 1916 conseguì la maturità presso il liceo statale «Arnaldo da Brescia». Intanto fin dal 1913 aveva manifestato i segni della vocazione sacerdotale nella quale ebbe, tra gli altri, un'influenza rilevante un santo giovane: Lionello Nardini morto poi in un ospedale da campo. Il giovane Montini finì con il maturare la sua vocazione negli esercizi spirituali presso l'eremo brianzolo di Genesio dei Padri Camaldolesi nell'agosto del 1915. Vocazione che manifestò nel settembre 1916 durante un viaggio a Roma. Dall'ottobre dello stesso anno frequentò i corsi teologici presso il Seminario come esterno, dando tuttavia esempio a tutti di impegno spirituale e culturale nonostante la malferma salute che aveva fatto dire al vescovo di Brescia: "Lo ordineremo per il Paradiso". Il 21 novembre 1919 riceveva la veste clericale, il 14 dicembre i primi ordini minori e via via l'8 marzo 1920 e il 29 maggio 1920 veniva ordinato sacerdote in Duomo nuovo dal vescovo mons. Gaggia. Il giorno appresso celebrava la prima Messa. Indossava una Pianeta ricavata da quello che era stato l'abito da sposa della madre. Mentre andava sognando la vita di parrocchia il vescovo lo mandò a Roma, ospite dal 10 novembre 1920 del Collegio Lombardo, col programma di una laurea in filosofia all'Università Gregoriana e in lettere alla Sapienza di Roma. Intanto manteneva rapporti vivi con Brescia, continuando a collaborare alla "Fionda" e incominciando a collaborare anche a "Madre cattolica". Nel contempo collaborava con un santo sacerdote, don Piero Scavizzi, nella parrocchia di S. Eustacchio di via Argentina specie nella sezione giovanile cattolica. Ma a distanza nemmeno di un anno, preoccupato delle condizioni di salute di don Montini, l'amico di famiglia on. Giovanni Maria Longinotti, decise di raccomandarlo al card. Pietro Gasparri perché gli procurasse un posto alla Pontificia Accademia dei Nobili, nella quale venivano preparati i diplomatici del Vaticano. L'accettazione da parte di Mons. Pizzardo lo costrinse ad abbandonare gli studi di filosofia (avrà la laurea dei Protomotori Apostolici, allora abilitati a conferirla) e di lettere per intraprendere il corso di laurea di Diritto Canonico, presso l'Università Gregoriana. Conseguì tale laurea il 9 dicembre 1922 presso la Facoltà Giuridica del Seminario di Milano. Due anni dopo, il 3 luglio, conseguiva presso l'Università Lateranense la laurea in Diritto civile.


Nel giugno 1923 veniva destinato come addetto alla Nunziatura Apostolica di Varsavia, accanto al Nunzio mons. Lorenzo Lauri e all'uditore mons. Carlo Chiari. Dopo pochi mesi difficili anche per la salute cagionevole, su pressione di p. Gnocchi veniva richiamato nell'ottobre a Roma, dopo una sosta a Brescia. Oltre che riprendere gli studi all'Accademia dei Nobili nel dicembre 1923 veniva nominato assistente ecclesiastico del Circolo Universitario Cattolico romano, appartenente alla Fuci. In tale ruolo visse come un dramma l'ascesa del fascismo e la crisi del P.P.I. Nell'estate del 1924 frequentava corsi di lingua e di letteratura francese a Parigi, mentre a Roma si decideva per la sua entrata per l'ottobre alla Segreteria di Stato vaticana, nella quale, nell'aprile del 1925, venne promosso Minutante. Al lavoro burocratico accompagnava, con sempre maggiore impegno, l'apostolato giovanile universitario. Nell'ottobre 1925 (mentre veniva nominato cameriere segreto cioè monsignore) fu infatti nominato assistente universitario della Fuci accanto al nuovo presidente Igino Righetti. Con lui avrebbe formato un binomio per anni vincente. Superando le prime titubanze dei fucini, si impose per capacità organizzativa, per intensa azione culturale e religiosa e per la decisa opposizione alle persecuzioni sferrate dal fascismo che non esitava al congresso di Macerata ad usare il manganello. Nel contempo visse le vicende bresciane degli assalti a Palazzo S. Paolo (1925) e più tardi l'esilio di p. Bevilacqua (1928) che egli ospitò. Si prodigò in quel periodo nelle visite alle associazioni, nelle conferenze ai corsi religiosi (che verranno in parte pubblicate) nelle collaborazioni a pubblicazioni periodiche. Inoltre nel 1926 riuscì a far riaprire la chiesa di S. Ivo alla Sapienza. Per impulso suo e di Igino Righetti la Fuci assunse la redazione della rivista "Studium". Nel 1926 viene fondato il foglio "La Sapienza" e nel 1925 "Azione fucina", i periodici ai quali collaborò intensamente. Fu tra i promotori nel 1927, dell'Editrice "Studium" presso la quale pubblicò i volumetti "Coscienza Universitaria", "La via di Crito", "Introduzione al dogma cattolico", ecc. Nel luglio 1931 fu tra i sottoscrittori della rivista "Arte sacra". Nel 1931 affrontò con coraggio lo scioglimento dei circoli cattolici, e quasi a premio della multiforme e instancabile attività, l'8 luglio veniva nominato Prelato domestico. Ma difficoltà, divergenze, incomprensioni crescenti lo costringevano nel febbraio 1933 a lasciare la Fuci. Fin dal 1930 aveva frattanto intrapreso al Pontificio Istituto Utriusque Iuris a S. Apollinare l'insegnamento della storia della diplomazia pontificia che avrebbe continuato fino al 1937 alternando il lavoro durante le estati, con viaggi di studio in tutta Europa. Intensa fu la sua attività pastorale specie fra i popolani a Porta Metronia a S. Anna presso il Vaticano.


Decisiva per la carriera diplomatica la nomina il 13 dicembre 1937 a Sostituto e segretario della Cifra e, poco dopo, a consultore delle Congregazioni del S. Ufficio e della Concistoriale assieme a quella, il 10 maggio 1938, a Protonotario apostolico. Incarichi che lo portarono ad abitare in Seminario. Confermato sostituto di Segreteria di Stato da Papa Pio XII gli fu accanto in momenti decisivi a partire dal celebre appello per la pace del 24 agosto 1939. Diede tutto se stesso all'Opera diplomatica volta ad evitare danni e avvenimenti sempre più drammatici e soprattutto rifulse nell'attività assistenziale. Preso di mira da Farinacci e da altri esponenti fascisti, indagato quale nemico del regime, si dedicò con grande intelligenza e capacità organizzativa alla ricerca di notizie relative a dispersi di guerra e civili attraverso l'Ufficio Informazioni da lui personalmente diretto, promuovendo la rivista "Ecclesia" e le opere di carità del Papa, raggruppate nella Pontificia Opera di Assistenza. Gli innumerevoli e vari suoi interventi trovano un riscontro preciso sugli "Actes et documents du Saint Sieges relatifs à la seconde guerre mondiale". Nell'agosto 1943 con l'on. Longinotti, De Gasperi ed altri fissava "le linee di una sempre più decisa organizzazione dei cattolici". Nel 1944 si adoperava direttamente per la fondazione delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (ACLI) e del Centro Italiano Femminile (C.I.F.).


ARCIVESCOVO DI MILANO. Illuminata fu la sua azione negli anni della ripresa democratica in Italia, anche fra polemiche ed incomprensioni. Ruolo di rilievo ebbe nell'agosto del 1951 il viaggio in U.S.A. e Canada. Il fedele servizio alla Chiesa gli valse la nomina il 29 novembre 1952 a pro-segretario di Stato per gli affari ordinari. Sembra che anche per incomprensioni e contestazioni della linea di apertura da lui adottata, abbia provocato la propria elezione l'1 novembre 1952 ad Arcivescovo di Milano. Consacrato nella basilica di S. Pietro il 12 dicembre 1954 fece l'ingresso in Milano la festa dell'Epifania del 1955. Il 15 febbraio 1955 pubblicava la sua prima Lettera pastorale per la Quaresima dal titolo "Omnia nobis est Christus" a cui seguirono sempre nel periodo della quaresima altre otto pastorali e cioè "Osservazioni su l'ora presente" 19 febbraio 1956; "Sul senso religioso", 24 febbraio 1957; "Su l'educazione liturgica", 7 febbraio 1958; "La nostra Pasqua", 10 febbraio 1959; "Per famiglia cristiana", 27 febbraio 1960; "Sul senso morale" , 11 febbraio 1961; "Pensiamo al Concilio", 22 febbraio 1962; "Il cristiano e il benessere temporale", 24 febbraio 1963. Vasta eco ebbero i suoi discorsi per le più diverse circostanze, le sue prese di posizione in difesa del mondo del lavoro, contro la violenza, specie in Spagna, per il mondo giovanile di orientamento per gli intellettuali e gli artisti, per la questione scolastica. Il 5 settembre 1955 iniziava la visita pastorale, visitando in otto anni e mezzo, 126 delle 146 parrocchie di città e 649 delle 822 parrocchie della diocesi. Dal 5 al 24 novembre 1957 organizzò la grande "Missione di Milano" sul tema: "Dio Padre". Il 15 dicembre 1958 veniva da Papa Giovanni XXIII creato cardinale. Il 3-16 giugno 1960 compiva un importante viaggio negli U.S.A. e in Brasile e dal 19 luglio al 20 agosto 1962 un viaggio in Africa (Zambesi, Rhodesia, Sud Africa, Nigeria e Ghana). Di rilievo, dopo perplessità iniziali, la sua partecipazione, dal 12 ottobre 1962, al Concilio Vaticano II di cui diventò protagonista per coraggio e, assieme, per equilibrio.


SOMMO PONTEFICE. Eletto pontefice al quinto scrutinio il 21 giugno 1963, venne incoronato il 30 giugno. Il 13 luglio concedeva la prima udienza generale. 11 29 settembre 1963 apriva il secondo periodo del Concilio Ecumenico Vaticano II, concluso il 4 dicembre, cui seguirono il terzo periodo (14 settembre 1964 - 21 novembre 1966) e il quarto e conclusivo (14 settembre 1965 - 8 dicembre 1965) durante i quali, attraverso un travaglio profondamente sentito, pronunciò discorsi, tenne solenni e pie cerimonie e promulgò decreti, dichiarazioni e soprattutto costituzioni di basilare importanza come quelle sulla liturgia, sulla Chiesa, sull'Ecumenismo, sui doveri dei vescovi, sul Rinnovamento della vita religiosa, sulla formazione del clero, sulla Divina rivelazione, sulla libertà religiosa, ecc. Emanò magistrali encicliche quali: "Ecclesiam suam" (6 agosto 1964); "Mense Mai" (29 aprile 1965), "Mysterium fidei" sull'Eucaristia (3 settembre 1965); "Christi Matri" per impetrare dalla Vergine la pace nel mondo (15 settembre 1966), "Populorum progressio" sullo sviluppo dei popoli e la pace nel mondo (26 marzo 1964); "Sacerdotali caelibatus" (24 giugno 1967), "Humanae vitae" (25 luglio 1968). Procedette a 45 fra canonizzazioni e beatificazioni. Proclamò S. Teresa di Gesù (24 settembre 1971) e S. Caterina da Siena (4 ottobre 1971), dottori della Chiesa. Celebrò (26 settembre - 29 ottobre 1968) il I Sinodo dei vescovi, presiedette la I assemblea straordinaria dei Sinodi dei vescovi (11 - 12 ottobre 1969).


Nel 1975 indisse l'Anno Santo. Dal 26 al 29 ottobre 1966 convocò il Sinodo romano. Con la Costituzione apostolica "Regimini Ecclesiae" trattante la riforma della Curia romana (15 maggio 1967), perseguì con coraggio la riforma della Curia, istituendo la Consulta dello Stato della Città del Vaticano. Il 14 settembre 1970 aboliva i corpi armati pontifici, ad eccezione della Guardia Svizzera. Con "Altissimi cantus" volle solennizzare il VII centenario della nascita di Dante Alighieri (7 dicembre 1965); scrisse "Finis Concilio", per l'istituzione di commissioni post-conciliari (3 gennaio 1966); "Romanae Urbis" per un nuovo ordinamento della diocesi di Roma (2 febbraio 1966); "Catholicam Christi Ecclesiam" per l'Istituzione del Pontificio Consiglio per i laici e per la Commissione Iustitia et Pax (6 gennaio 1967). "Sacrum diaconatum ordinem" per il ripristino del diaconato (18 giugno 1967), "Pontificalis domus" sulla riforma della corte pontificia (28 marzo 1968), "Una struttura particolare" per istituire la Consulta dello Stato della Città del Vaticano (28 marzo 1968); "Ingravescentem aetatem" sull'età dei cardinali (21 novembre 1971). Tra l'altro istituì il Segretariato per i non cristiani (17 maggio 1964); dichiarò senza più valore di legge ecclesiastica l'Indice dei libri proibiti (14 giugno 1966), volle la Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali (7 maggio 1967), la Giornata della pace (1 gennaio 1968), il Comitato per la famiglia; il Consiglio dei laici e la Pontificia Commissione Iustitia et Pax. Vivo fu in lui l'interesse per la situazione del mondo e specie dei punti deboli della pace e lo dimostrò presso le organizzazioni internazionali sia attraverso viaggi (all'O.N.U., a Ginevra), sia attraverso numerosi discorsi, udienze. Fin dal telegramma del 5 agosto 1963 ai capi delle massime potenze mondiali (U.S.A., Gran Bretagna, U.R.S.S. e Segretario generale ONU) implorante la firma del trattato per l'interdizione degli esperimenti nucleari, i suoi discorsi, i suoi appelli, i suoi messaggi si ripeterono con insistente caparbietà per appianare contrasti, per patti di pace, di disarmo e per accordi a tutti i livelli. Intensa fu in lui l'attenzione ai problemi economici e alle istituzioni sociali (Acli, artigianato, formazione personale). Attenzione appassionata manifestò per i problemi missionari a tutti i livelli. Uguale attenzione dedicò all'apostolato cattolico e alle sue istituzioni, a movimenti e ad ogni forma di associazionismo. Ampio fu pure il respiro ecumenico manifestato in occasione di visite di esponenti del mondo religioso in tutte le sue espressioni. Tappe fondamentali l'incontro con il patriarca Atenagora I e con gli esponenti di dottrine e religioni le più diverse. Vasto il suo sguardo sui problemi del mondo anche verso i paesi più lontani, che manifestò nell'occasione di ricevimenti di personalità della politica mondiale, assieme ad un'azione attenta e continua per il mantenimento della pace con richiami insistenti agli organismi internazionali (ONU, UNESCO, ecc.). Proficua l'azione diplomatica svolta per accordi e convenzioni internazionali. Fu il primo Papa che percorse il mondo con viaggi e pellegrinaggi: in Terra Santa (4-6 gennaio 1964); a Orvieto (11 agosto 1964); in India (2-5 dicembre 1964); a Pisa per il XVII Congresso eucaristico internazionale (10 gennaio 1965); a New York, visita all'Assemblea generale dell'ONU (3-5 ottobre 1965); a Firenze (25 dicembre 1966); Pellegrinaggio a Fatima (13 maggio 1967); in Turchia (25-26 luglio 1967); a Bogotà e in Colombia (22-25 agosto 1968); a Taranto per i lavoratori (25 dicembre 1968); a Ginevra, all'organizzazione internazionale del lavoro (10 giugno 1969); in Uganda (31 luglio - 2 agosto 1969); in Asia, Australia e Oceania (20 novembre - 5 dicembre 1971); in Sardegna (24 aprile 1970); a Udine, per il XVIII Congresso eucaristico nazionale (16 settembre 1972); a Bolsena (8 agosto 1976); a Pescara, per il Congresso eucaristico nazionale (11 settembre 1977). Viva fu in Lui la sollecitudine per Roma, manifestatasi con diversi incontri con le amministrazioni comunali e provinciali. Tenne discorsi spesso magistrali sui più svariati argomenti come quelli scientifici, medici, sanitari, economici. Attenzione particolare, con discorsi, incontri, rapporti anche personali, ebbe con letterati, artisti, artigiani.


PAOLO VI E BRESCIA. Sebbene immerso nei problemi della chiesa universale, da Papa accolse sempre con particolare calore i bresciani e rivolse loro parole affettuose e commosse, senza trascurare i gruppi sociali e le rappresentanze di enti o di comunità parrocchiali. Le occasioni più solenni e più importanti furono i grandi pellegrinaggi del 1963 e del 1970 e la nomina cardinalizia di p. Giulio Bevilacqua. Non trascurò poi di ricordare Brescia e i bresciani negli incontri quasi casuali con singoli gruppi di pellegrini, come avvenne in Terra Santa e nell'udienza dei bresciani residenti in Roma (15 febbraio 1964), dei dirigenti della Pia opera da essi costituita nella città eterna (14 febbraio 1965) o dei pellegrini delle singole parrocchie, come quella di S. Antonio (Brescia) (18 marzo 1968), di Isola della Scala (Verona) con i quali prese spunto per esaltare la figura del cardinale Giulio Bevilacqua. Ricchi di ampi ricordi e di commosse ed affettuose attestazioni furono i discorsi rivolti ad istituzioni cattoliche bresciane come la Società Editrice "La Scuola" (28 giugno 1965), l'Editrice Morcelliana (15 giugno 1964), il settimanale "La Voce del Popolo" (18 settembre 1965 e 20 settembre 1969), l'Istituto "Pro Familia" (6 settembre 1965). Non mancarono spunti di memorie bresciane negli incontri con i lavoratori, gli sportivi bresciani (31 maggio 1965), e specialmente con i dipendenti del Comune di Brescia (4 novembre 1968). Il 21 agosto 1963 ricevette i sacerdoti bresciani ordinati con lui nel 1920. Il 15 settembre ricevette lavoratori e giovani della «Pace» di Brescia; il 23 ottobre, ricevette un pellegrinaggio della diocesi natale. Il 10 giugno, ricevette un pellegrinaggio di Concesio. Nel 1965, l' 11 giugno destinò alla sua città d'origine, salutata da un poeta «leonessa d'Italia», due leoncini, avuti in dono dall'India. Nel 1966, il 27 agosto, rivolse un discorso alle Compagnie di S. Angela Merici, storica istituzione bresciana. Il 21 aprile 1969 ricevette la squadra di calcio «Brescia», il 20 settembre, parlò ai redattori e collaboratori del settimanale cattolico «La Voce del Popolo», nel 75° della fondazione; il 12 novembre parlò a gruppi di concittadini, nel 4° centenario della Pia. Opera dei Bresciani di Roma. Nel 1970, il 2 maggio, parlò ai pellegrini della sua parrocchia di origine, S. Giovanni Evangelista in Brescia, il 26 settembre diede udienza al pellegrinaggio bresciano, per il 50° di sacerdozio; il 1° ottobre, a seminaristi bresciani. Il 22 settembre 1971, concesse udienza ai sacerdoti della diocesi celebranti il 25° di ordinazione sacerdotale, presente il p. Paolo Caresana, novantenne, celebrante il suo 65° di sacerdozio. Il 16 marzo 1972, diede udienza ai redattori e collaboratori del volume Paolo VI e Brescia, Insegnamenti; il 24 aprile, concesse udienza ai soci della "Famia Bagossa" di Bagolino. Il 23 maggio 1973, accolse in udienza i sacerdoti di Brescia; il 17 novembre, concesse udienza al pellegrinaggio diocesano, in occasione del decennio di pontificato. Il 29 maggio 1974, inviava telegramma per la strage di piazza della Loggia; il 19 giugno diede udienza a un gruppo di nuovi sacerdoti. Il 25 ottobre 1975 accolse il pellegrinaggio diocesano giubilare. Il 24 novembre 1976, diede udienza a un gruppo di sacerdoti bresciani, nel 25° di ordinazione. L'1 ottobre 1977, ricevette un pellegrinaggio della diocesi in occasione del suo 80° genetliaco; il 10 dicembre, ricevette il sindaco Cesare Trebeschi e la giunta comunale di Brescia. Il 26 agosto 1978, in udienza generale, ricevette il pellegrinaggio del periodico bresciano «Madre» nel 90° di fondazione.


Indiscusso è stato l'attaccamento di Giovanni Battista Montini e poi Paolo VI alla sua terra d'origine, tanto da fargli scrivere nel 1932 di essere "sempre molto onorato di rendere qualche servizio alla [sua] diocesi" . Durante il periodo dell'impegno a diplomatico si ricordano oltre le presenze a Brescia in diverse circostanze, le sue frequenti vacanze a Verolavecchia e a Pontedilegno. Da Arcivescovo di Milano non rifiutò appena gli fu possibile l'invito a convegni o a solenni celebrazioni. Fu presente a Brescia alle festività straordinarie in onore di S. Angela Merici, di S. Maria Crocifissa di Rosa e alle ricorrenze sacerdotali ed episcopali del Vescovo, mons. Giacinto Tredici. Partecipò al Congresso Eucaristico diocesano del 1948. Nel 1959 tenne al piccolo sinodo del clero bresciano un discorso sul Santo Curato d'Ars. Il 15 agosto 1959 fu tra i minatori della Val Trompia e presiedette le solenni festività in onore della Madonna della Misericordia di Bovegno. Il 20 settembre 1959 chiuse a Verolanuova il Congresso Eucaristico della zona, visitando anche Verolavecchia. Naturalmente furono numerosi i soggiorni estivi e le visite in famiglia, durante i quali non mancò di visitare località care alla sua fanciullezza, a chiese ed istituzioni bresciane. Tre specialmente i luoghi della sua felice e grata memoria: Concesio (25 giugno 1963), Verolavecchia (28 giugno 1969) e Brescia (29 giugno 1963 - 15 giugno 1969). Forte il richiamo alla brescianità (28 ottobre 1963 e 26 settembre 1970). La tradizione bresciana ebbe per Papa Paolo il più alto significato nei suoi santi. Ricorrono nelle parole sue i nomi di Faustino e Giovita, i fratelli martiri (14 febbraio 1965), dei santi Gaudenzio e Filastrio (28 giugno 1966), di S. Angela Merici (27 agosto 1967), di S. Maria Crocifissa di Rosa, del B. Innocenzo da Berzo, del Ven. Lodovico Pavoni (6 marzo 1967), di p. Giovanni Piamarta (settembre 1963), ecc. Tra le istituzioni bresciane da lui ricordate sono l'Azione Cattolica, "La Scuola editrice" , la Banca S. Paolo, la Scuola di vita famigliare, il Collegio Cesare Arici e la Congregazione mariana, la "Pace" con il suo Oratorio, la Compagnia di S. Angela, l'Editrice Morcelliana, "La Voce del Popolo", l'Istituto Pro Familia, la Pia Opera dei bresciani a Roma. Fra le personalità bresciane ricorrono nei suoi discorsi i vescovi di Brescia Giacinto Gaggia, Giacomo Corna-Pellegrini e Giacinto Tredici. Pure ricordati sono i vescovi di origine bresciana Daniele Comboni, Egisto Melchiori, Domenico Menna, Emilio Bongiorni, Carlo Manziana. Fra gli ecclesiastici il più ricordato e rievocato è P. Giulio Bevilacqua. Vivi ricordi sono per mons. Defendente Salvetti, Mosè Tovini, Giovanni Marcoli, Angelo Zammarchi, Pietro Raggi, G.B. Pè, G.B. Zuaboni, P. Paolo Caresana, p. Ottorino Marcolini, don Peppino Tedeschi. Del laicato cattolico bresciano ebbe a ricordare particolarmente le figure di Giuseppe Tovini, Luigi Bazoli, G.M. Longinotti, Felice Gattamelata, Elisabetta e Maddalena Girelli, Angela Bianchini, ecc.


PUBBLICAZIONI. Riflessioni su "La luce nelle tenebre" di P. Bevilacqua, Brescia, Scuola tip. Figli di Maria Imm., 1922, 23 p.); "Coscienza universitaria" (Roma, 1930); "La via di Cristo. Schemi di lezioni sui precetti della morale cattolica per gli studenti in scuole superiori", Roma, Editrice "Studium", 1934, 123 p.; "Introduzione allo studio di Cristo. Schemi di lezioni di religione per studenti di scuole superiori"; Roma, Editrice "Studium", 1934, 173 p.; "Introduzione al dogma cattolico. Schemi delle lezioni di Esposizione della dottrina cattolica tenute nel I semestre dell'anno acc. 1934-1935 dal sac. Battista Montini alla Facoltà Giuridica dell'Apollinare. Roma", Roma, Editrice "Studium", 1935 "Prove di stampa per uso privato". Tradusse dal francese con introduzioni e pubblicò presso l'Editrice Morcelliana di Brescia: "Jacques Maritain"; "Tre riformatori: Lutero Cartesio Rousseau" (1928; ristampa, a cura e con introduzione di A. Pavan, 1964) e L. De Grandmaison, "La religione personale" (1934; ristampa, 1948).


Molte le prefazioni da lui dettate a volumi. Gli atti e i discorsi più importanti degli anni di governo dell'arcidiocesi di Milano vennero pubblicati nella "Rivista Diocesana Milanese". Dei discorsi è stata fatta una raccolta, per gruppi di argomenti, a cura dell'Ufficio Studi arcivescovile: "Discorsi dell'Arcivescovo di Milano", Arcivescovado di Milano, 1961-65. I cinque volumi pubblicati contengono: 1. "Per il Natale e l'Epifania", 1955-1961; 2. "Per la Settimana santa e per la Pasqua di Risurrezione", 1955-1961; 3. "La Chiesa", 1957-1962. 4. "Al Clero", 1957-1963; 5. "Su la Madonna e sui santi", 1955-1962. Inoltre, come appendice al volume "La Chiesa", è stato pubblicato il fascicolo: "Roma e il Concilio. Lettere dal Concilio". Documenti, scelta di discorsi, atti di governo durante il pontificato sono stati raccolti nel testo originale in "Acta Apostolicae Sedis", commentarium officiale (LV, 1963; LVI, 1964; LVII, 1965; LVIII, 1966; LIX, 1967; LX, 1968; LXI, 1969; LXII, 1970; LXIII, 1971; LXIV, 1972; LXV, 1973; LXVI, 1974; LXVII, 1975; LXVIII, 1976; LXIX, 1977; LXX, 1988). La raccolta dei discorsi e di alcuni documenti, nella lingua in cui sono stati espressi, e tavolta anche in versione italiana, sono stati pubblicati annualmente, dalla Libreria Vaticana, Città del Vaticano, con il titolo Insegnamenti di Paolo VI (1, 1963; II, 1964; III, 1965; IV, 1966; V, 1967; VI, 1968; VII, 1969; VIII, 1970; IX, 1971; X, 1972; XI, 1973; XII, 1974; XIII, 1975; XIV, 1976; XV, 1977). Scritti e discorsi sono stati raccolti in molte pubblicazioni e in edizioni critiche dall'Istituto Paolo VI di Brescia sia in volumi come nel bollettino omonimo pubblicato dall'Istituto. Con celebrazioni di rilievo la Diocesi di Brescia lo ricordò dal 28 al 31 maggio 1963; dal 24 al 25 giugno 1970 con un pellegrinaggio a Roma venne ricordato il suo 50° di Messa. Il 21 novembre 1971 veniva inaugurato al Santuario della Madonna della Stella a Cellatica un busto raffigurante Paolo VI; il 6 novembre 1974 fu inaugurato il Centro pastorale diocesano a Brescia in via Gezio Calini, intitolato a Paolo VI. Il 23 dicembre 1975 veniva inaugurata nel salone dell'Episcopio di Brescia una statua dello scultore Enrico Manfrini di Milano con la scritta: "Paulo VI Ecclesia brixiensis". Nel 1978 veniva costituito a Brescia per iniziativa dell'Opera per l'Educazione cristiana l'Istituto Paolo VI per la raccolta del materiale documentario sulla figura e sull'opera del Papa bresciano. Nel 1978, a Concesio, venne istituito il premio Paolo VI. Il 26 settembre 1984 veniva inaugurato in Duomo Nuovo un monumento dello scultore Raffaello Scorzelli. Il 14 dicembre 1982 gli venne intitolata a Brescia la piazza del Duomo. Nel settembre 1991 un busto scolpito da Anna Cantarelli venne inaugurato nella Chiesa di S. Rocco di Concesio. Omaggio particolare alla figura e all'opera di Paolo VI fu, il 26 settembre 1982, la visita a Concesio e a Brescia di Giovanni Paolo II. Per l'occasione venne coniata su progetto del prof. Mainetti Gambera una medaglia ufficiale con l'effigie dei S.S. Filastrio e Gaudenzio ed una scritta rievocativa della visita. Un'altra medaglia, opera dello scultore Francesco Medici, venne per l'occasione fatta eseguire dalle Edizioni Moretto. Oltre alle medaglie dedicategli dalla Città del Vaticano, a Brescia, nel 1963, ne venne coniata una per ricordare la sua elezione al pontificato del diam. di mm. 50, il cui magnifico diritto è opera dello scultore concittadino Mario Gatti, essa presenta i profili del Pontefice e di Mons. Giacinto Tredici, vescovo di Brescia; la dicitura riporta «Brixia fidelis - Petro et Episcopo - MCMLXIII»; al rovescio vi sono scritte dedicatorie in onore del Vescovo per i suoi trent'anni di episcopato bresciano. Lo stemma, esemplato sull'insegna della famiglia, è così descritto araldicamente: Di rosso il monte di sei cime all'italiana uscente dalla punta dello scudo, accompagnato in capo da tre gigli male ordinati; il tutto d'argento. Motto: «In nomine Domini». Già auspicata in diverse circostanze (tra le quali l'assemblea dei vescovi italiani del maggio 1992) l'11 maggio 1993 veniva aperta ufficialmente nel palazzo del Laterano la causa di canonizzazione di Papa Paolo VI. Il 28 febbraio 1994 veniva aperta la parte diocesana milanese del processo.