PALAZZOLI (2)

PALAZZOLI (Federico) S.p.A.

Fondata nel 1904 come Società Elettrotecnica Lucini e Palazzoli si attrezzò via via di un magazzino di materiale elettrico, servizio impianti e motori con sede in via Broletto, 17 ed officine per costruzione di quadri di distribuzione, apparecchi ad alta tensione e riparazioni, collocate in via N. Tartaglia 20. Soprattutto per impulso del Palazzoli la Società Elettrotecnica si trasforma nel 1912, trasferendosi a Borgo Trento, in Società Federico Palazzoli e C., abbandona i due precedenti rami di attività per dedicare mezzi ed energie alla produzione; questa abbraccia, inizialmente, un campo abbastanza eterogeneo che, un successivo processo di specializzazione, provvede però a restringere al settore degli apparecchi ed accessori elettrici di sicurezza a bassa tensione, di maggior impiego negli impianti industriali. Durante la prima guerra mondiale la Società affrontò la costruzione per la Marina di apparecchi elettrici per uso di bordo, sviluppando, successivamente, la produzione di una completa e moderna apparecchiatura per impianti di bordo, approvata dai tecnici della Marina e dei Cantieri navali. Nel 1923 l'azienda con sede e magazzini in via Solferino, 45 e lo stabilimento in via Cremona, 4 occupava 16 impiegati e 80 operai.


Abbandonati gli impianti e in seguito il commercio di materiali la ditta si dedicava completamente alla produzione di apparecchiature ed accessori per impianti elettrici a bassa tensione e si faceva conoscere anche sui mercati internazionali partecipando nel 1929 alla Terza fiera campionaria di Tripolitania. Avendo allargato la sua produzione al campo industriale e navale, nel 1930, quando la Marina Italiana decise il rinnovamento della propria flotta, la Ditta Palazzoli, chiamata in gara dal Ministero per la creazione di nuove apparecchiature elettriche adatte alle esigenze, fu in grado di presentare suoi tipi che vennero accolti; e da allora, in stretta collaborazione con i tecnici della Marina, ideò apparecchi che riscossero l'approvazione degli organi tecnici e del personale navigante, apparecchi che a distanza di oltre vent'anni erano ancora di prescrizione, trovando largo impiego anche su navi mercantili per le loro buone caratteristiche, nonchè su unità militari e mercantili costruite da cantieri italiani per altri Paesi. Parallelamente a ciò non veniva trascurato il problema delle apparecchiature per gli impianti industriali, oltrechè il perfezionamento e potenziamento dei servizi produttivi in ogni settore, in modo da realizzare la quasi totale indipendenza dalle industrie sussidiarie. Ciò dava modo all'azienda di espandere sempre più i suoi reparti, dalla fonderia allo stampaggio delle resine sintetiche, dalla galvanica all'attrezzeria.


I 4 mila mq. occupati (su un'area di 11 mila mq.) del 1936 salivano nel 1939 a 6 mila. La completezza dei servizi e la conseguente duttilità nell'affrontare i vari programmi, consentiva alla ditta di superare i disagi economici della guerra e del dopoguerra, e di attuare prontamente un piano di riconversione della propria produzione, sviluppandola verso le nuove esigenze dei mercati, compresi quelli di esportazione, con i quali già anteguerra si erano stabiliti proficui rapporti di lavoro. Dal 1951 l'Azienda, che disponeva di un complesso produttivo tale da occupare oltre 500 dipendenti, venne trasformata in «Società per Azioni Federico Palazzoli e C.», allo scopo soprattutto di attuare un programma di più ampio respiro destinato ad assicurare un'efficiente continuità di vita e di sviluppo all'industria. La produzione andò sempre più allargandosi alle apparecchiature elettriche di sicurezza protette e stagne a bassa tensione (fino a 500 V) conformi alle vigenti disposizioni di legge, adatte per impianti industriali, civili, navali, agricoli, previste per installazione in ambienti polverosi, umidi; in capannoni industriali in genere; esposizione agli agenti atmosferici. Derivazioni, apparecchi di comando, valvole, prese e spine, contenitori in metallo o materiale isolante, fanaleria varia, lampade spia, batterie stagne di comando e distribuzione energia, quadretti stagni per cantieri, suonerie e sirene; il trend è in continua ascesa; gli utili dagli 8 milioni del 1951 salgono ai 41 milioni del 1963, il fatturato dai 630 milioni del 1958, in un solo anno sale a 659. Vengono ammodernati gli impianti ed aumentato il capitale sociale. Nei primi anni '60, tuttavia, una concorrenza crescente, squilibri produttivi, la riduzione degli investimenti ed altre ragioni imposero nel giro di qualche anno mutamenti decisivi che maturarono il 24 gennaio 1967 quando la ditta fu rilevata, dopo il ritiro del Palazzoli, grazie alla mediazione di Bruno Boni, da un gruppo di industriali che divisero il pacchetto azionario: 20% ai Gnutti (Umberto, Giorgio e Damiano), 20% ai Lanfranchi (Gaetano, Tina, Emanuela Caratti e Ida Rizzi), 20% ai Pasotti (Adamo, Luisa Pisa e Ornella Mancinelli); 15,5% ai Becchetti di Lumezzane (Giacinto, Luigi, Egidio, Veniero e Piero), 7% ai Palazzoli (Paolo, Carlo e M. Rosa Rivetta), 7% ai Lucini (Carlo e Chiara Pè), 5% ai Massardi (Angelo, Annarita Moretti, M. Grazia Luraghi e Amelia Pisoni Ercoli) e un altro 5% a Nera Bertelli.


Sotto la presidenza di Umberto Gnutti, Gaetano Lanfranchi, Giacinto Becchetti ecc. la ristrutturazione aziendale venne accelerata, con investimenti, eliminazione di reparti non più economici, ridimensionamento del personale, miglioramento dell'organizzazione commerciale. Nel 1970 entrava in funzione il nuovo grande stabilimento su un'area di 182.600 mq. di cui 31.000 coperti (con l'aggiunta nel 1977 di un nuovo capannone magazzino). Ciò segnò un rilancio che portò gli utili da 40 milioni nel 1967 a 696 milioni nel 1977, con la crescita del 22 per cento del fatturato.


Nel 1980 la ditta occupava 250 dipendenti ed esportava in Grecia, Medio Oriente, Venezuela e Panama. Ma la crisi si ripresentava nel 1982 quando la ditta dovette ricorrere alla cassa integrazione, riprendendo tuttavia quota sotto la guida di Giacinto Becchetti, aumentando nel 1986 il fatturato del 12 per cento e sfidando in seguito nel 1990-1991 le avversità del mercato e la concorrenza. Nel dicembre 1993 passava alla Palazzoli I' 11 per cento della Eredi Gnutti mentre alla presidenza saliva l'ing. Arnaldo Abba.