PALAZZI Agostino

PALAZZI Agostino

(Brescia, 24 novembre 1725 - 26 dicembre 1806). All'età di 18 anni, il 21 ottobre 1743, entrò nella Compagnia di Gesù a Novellara e, dopo i due anni regolari di noviziato, insegnò due anni Grammatica nel collegio di Modena e negli anni che vanno dal 1747 al '49 lo troviamo nel Collegio di S. Lucia a Bologna, studente del secondo e terzo anno di filosofia, poi a Modena, professore di Umanità e Rettorica. Durante questi anni di insegnamento ebbe qualche mansione di catechista degli alunni nella Chiesa del Collegio. Ritornò quindi agli studi a Parma dove risiede, nei primi tre anni, nel Collegio dei nobili, come ripetitore e studente di Teologia (1754-57), nel quarto, già ordinato Sacerdote, nel Collegio di S. Rocco. A Piacenza, il 2 febbraio 1760, celebra la solenne professione dei quattro voti, dopo aver superato l'anno regolare di terza probazione a Busseto. Dal 1759-60 al 1763-64 è nel Collegio di Piacenza, professore di Rettorica dei giovani studenti gesuiti; dal 1764-65 risiede nel Collegio dei Gesuiti a S. Maria delle Grazie in Brescia, come confessore "alla porta" e dei convittori e soprattutto come predicatore di Missioni, facendo coppia con p. Soncini. Innumerevoli le Missioni predicate in Diocesi di Brescia con più o meno successo, tanto che nel 1773 gli abitanti di Edolo chiesero di poterle ripetere con altri predicatori. La soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773 lo privò di ogni possibilità di insegnamento, mortificando la sua attività culturale. Il Palazzi intensificò allora la vita di "dedizione a pie e benefiche occupazioni" che pure l'avevano visto solerte in tutta la vita. Fu per tredici anni Superiore della Compagnia di S. Angela e assieme delle Penitenti del convento del Buon Pastore, dove venne sepolto con una meritata iscrizione del celebre epigrafista Morcelli che suona: «MONUMENTUM / JOAN. AUGUSTINI AUREL. F. PALAZZI / VIRI CLARISSIMI / QUEM SOCIETAS JESU ALUMNUM HABUIT / VIRTUTIS ET DOCTRINAE LAUDE FLORENTEM / PATRIA REDUCEM IN ANIMORUM CULTURA NAVUM INDUSTRIUM / MIRATA EST PIUS VIX. ANN. LXXXI M. I. D. IIII / DECESSIT V KAL. IAN. ANNO MDCCCVI / QUUM SODALITATIS URSULANAE MAGISTERIUM / GERERET / COLLEGIOQ. FEMINARUM CARITATIS / ANNOS XIII PRAEFUISSET / HUIC VII VIRI COLLEGIO REGUNDO / CUI PATRIMONIUM SUUM TESTAMENTO / TRANSMISIT / LOCUM SEPULTURAE ET TITULUM / DECREVERUNT».


Il Palazzi scrisse: «Eustachio», tragedia. In Brescia presso Giammaria Rizzardi nel 1753 in 8°, con dedica alla Duchessa di Modena, seguita da una brevissima e saggia prefazione intorno alla storia ed al carattere dell'Imperatore Adriano, con alcune osservazioni sulle regole tragiche (altre edizioni: Brescia, Rizzardi 1758; Venezia 1763 in 8°; Brescia, Berlendis 1786; venne poi inserita nell'Anno Teatrale in continuazione del Teatro moderno, anno secondo to. 2° a Venezia, 1805 in 8.). La tragedia ebbe edizioni anche nell'Ottocento e particolarmente: "Eustachio. Tragedia" (Milano, Tip. Pietro Agnelli, 1823, 84 p.); "Eustachio. Tragedia" (Ediz. tratta dall'ultima riveduta e corretta dall'autore, Bergamo, Mazzoleni, 1824, 110 p.). Del Palazzi si hanno inoltre: "Tavole due Cronologiche". Stampate in Parma. Nella prima dà un prospetto cronologico dal principio del mondo fino all'era Cristiana; nella seconda dalla nascita di N.S. Gesù Cristo fino al 1700. "Poesie" diverse stampate in Raccolte ed in fogli volanti e in "Componimenti poetici offerti a S. Ecc. Giovanni Grassi" (Brescia 1784). Molte poesie latine ed italiane, scrive il Peroni, si sono conservate manoscritte presso Giuseppe Compagnoni: "fu suo distinto amorevole, a cui lasciò pure porzione de' suoi libri".


L' "Eustachio" rimane l'opera della quale abbiamo il maggior numero di notizie. Afferma G.J. Gussago: «fu per tante volte nei Collegi dei Gesuiti recitata, applaudita e celebrata dai suoi confratelli, più volte impressa e rendette chiarissimo il suo autore, a cui assicurò non manchevole gloria tra i tragici poeti». Nell'"Eustachio", composta in endecasillabi sciolti, le tre unità aristoteliche sono perfettamente osservate; l'azione semplicissima, forse troppo, manca di peripezie e lascia intravedere fin dall'inizio l'andamento della vicenda e la catastrofe finale; tragedia di argomento sacro che non ammette né amori né la presenza di donne, in coerenza con la tematica tragica di tutto il teatro gesuita, trae ispirazione, come dice lo stesso autore nella prefazione all'opera, dalle notizie storiche che in merito lasciò il Cardinale Cesare Baronio. Nell'avvertenza al lettore, il Palazzi delinea i tempi e la figura di S. Eustachio, quindi palesa di avere inseriti i fatti verosimili di Flavio e di Tito, il giovanetto figlio di Eustachio, giustificando l'anacronismo storico col precetto di Corneille «che non pure si può ma si dee talvolta l'historia alterare, quando o la filosofia delle passioni, di che bisogna occupare gli spettatori, od altra ragion tragica persuadano al Poeta, che ciò torni meglio».