PALAZZI (2)

PALAZZI (marmorai)

Bottega di marmisti di Rezzato attiva soprattutto nei sec. XVIII e XIX. Come ha scritto Renata Massa, «I Palazzi come gli Ogna e i Bombastoni, che fino oltre la metà del secolo XVIII diffondono in provincia altari sfarzosamente barocchi, a partire dal terzo decennio lavorano nei cantieri cittadini, soprattutto come intagliatori, e la loro abilità di commettitori è qui richiesta prevalentemente per l'opera di rivestimento esterno degli elementi architettonici. Dalla seconda metà del secolo l'uso sempre più generalizzato di legno e stucco "marmorizzati" negli arredi interni sia profani che ecclesiastici segnerà l'inizio di una lenta decadenza delle botteghe rezzatesi contro la quale si opposero, mosse da una intelligente volontà di recupero di uno degli aspetti più significativi della produzione bresciana, la istituzione a Brescia di un opificio delle pietre dure presso il Pio Luogo della Misericordia (1793) e, nel cuore stesso di Rezzato, della scuola del Vantini, di ben maggior portata e risonanza». Sembra che siano venuti da Desenzano nel sec. XVI e si chiamassero Pistocchi. Fra le opere non attribuite a singoli artigiani si possono ricordare (con i Biasio) l'altare del SS. Sacramento (1757), l'altare di S. Giuseppe del Duomo di Montichiari (1764), l'altare maggiore della chiesa di S. Lorenzo in Brescia. Un Palazzi realizzava nel 1814 il tabernacolo per la conservazione della reliquia della S. Croce nella chiesa parrocchiale di Verolavecchia. Nel 1842 l'altare (in marmo di Botticino) della chiesa parrocchiale di Castenedolo. La bottega allineò dal sec. XVI a quasi tutto il sec. XIX una lunga serie di artigiani fra i quali: Andrea, Antonio, Domenico, Enrico, Faustino, Francesco, Gaetano, Giovanni, Giovanni Maria, Giovanni Rizzerio, Girolamo, Giulio, Ilario, Lorenzo, Paolo, Pietro, Santo, Vincenzo (per i quali v. i singoli nomi).