PAGUS Farraticanus

PAGUS Farraticanus

Documentato in una lapide romana trovata a Pedergnaga nei pressi della chiesa parrocchiale nel 1824 e fatta pervenire dal parroco don Giacomo Lazzaroni al Museo romano di Brescia. La denominazione si riferiva probabilmente alla particolare coltivazione del "farrum", una specie di frumento selvatico, usato nei sacrifici e di cui si faceva abbondante produzione e mercato. La iscrizione a Giove suona: «JOVI / M. POMPONIUS M.F. PRIMI / ET C. POMPONIUS M.F. / ARAS SEPTEM POSUERUNT / PAGANICAS PAGI FARRATICANI / EX SCITU PAGI PAGANORUM / FARRATICANORUM ET PERMISSU / PROPTER MAGISTERIUM PAGI / ET VOCATIONEM IN PERPETUUM / SIBI ET FILIO / FINIBUS CREMONENSIUM / DE PECUNIA SUA». L'iscrizione è stata particolarmente studiata dal Torri, dall'Aragonese, dal Rossi, dal Muratori, dal Gnocchi, dal Brunati e, soprattutto, dal Mommsen e da Giovanni Labus. Mirabella Roberti e il Panazza hanno messo in relazione il pagus con la porta Paganora, cioè la "porta dei contadini" della città, che ricorda un termine analogo a Pola.