PAGANI Giovanni Battista

PAGANI Giovanni Battista

(Verona, 27 agosto 1784 - 18 febbraio 1864). Del lonatese Francesco, notaio e R. Procuratore, e di Aurora Briani. Nacque a Verona dove il padre svolgeva l'attività notarile. L'esempio dello zio Giangirolamo e del lonatese G.B. Savoldi, lo avvicinarono agli studi. Nel 1797 si trasferì a Milano dove il padre era stato chiamato dal Savoldi come segretario generale nel Direttorio della Cisalpina. Qui entrò nel Collegio Longone di Milano detto dei Nobili. Fu condiscepolo del conte Federico Confalonieri, del Giulini, di G.B. De Cristoforis, del conte Luigi Lechi e di Alessandro Manzoni. Ancora adolescente nel 1801 pubblicò un volumetto dal titolo "Famemoria" narrando gli avvenimenti e i fatti d'arme dalla calata di Napoleone in Italia (1796) alla pace di Luneville (1801). La prima lettera (1803) con la quale si apre, almeno finora, l'epistolario di Alessandro Manzoni, è indirizzata al Pagani, con il quale Manzoni ebbe rapporti di amicizia, testimoniati dal ricco carteggio intercorso con regolarità fino all'anno 1808, e successivamente ripreso nel 1821 e negli ultimi anni di vita del Pagani. Lasciato il Collegio, il Pagani frequentò l'università di Pavia dove incontrò Monti ed il bresciano ab. Giuseppe Zola che attraverso di lui conobbero Alessandro Manzoni. Gli interessi del Pagani furono dapprima soprattutto letterari, ed essendo quasi il segretario del Monti riuscì, dallo stesso, ad avere copia di tutti i suoi scritti, anche inediti e riservati. Durante il soggiorno pavese nel marzo 1807, fu tra i fondatori, e il presidente di un "Accademia scientifico-letteraria ticinese". Di essa fu segretario il Visconti e censori il Mustoxidi e il Calderari. Il Manzoni gli dedicò un Sermone (il Terzo) che iniziava: «Perchè, Pagani de l'assente amico - non immemore vivi». Al Pagani verso la metà del 1805 il Manzoni, proprio nel momento in cui lasciava Milano per raggiungere la madre a Parigi, donava il "Trionfo della Libertà". A lui, ancora, lo stesso Manzoni, affidava l'incarico di far ristampare in Milano i versi in morte di Carlo Imbonati, usciti poi a Parigi e ai quali il Pagani aggiunse una dedica al Monti, dedica che non piacque al Manzoni che il 31 agosto 1808 da Parigi scriveva: «La nostra amicizia, caro Pagani, è troppo vecchia e salda nei nostri cuori, perchè il mio lungo silenzio ti possa parer derivato da dimenticanza...». In questa stessa lettera il Manzoni gli propone l'incarico di patrocinare presso l'editore Bettoni di Brescia la compera del manoscritto del Botta sulla storia delle guerre di America per la sua pubblicazione. La corrispondenza si fa sempre più rada, ma dal 1808 al 1821, vi sono ancora lettere vivamente affettuose, segno di questa grande amicizia, che non si vela nel tempo e che ha sempre freschezza e gioia e confidenza cordiale. In una ripresa epistolare, il 16 ottobre 1821, il Manzoni attesterà verso il bresciano l' "antica inalterabile amicizia". Oltre che con il Manzoni, Pagani, mantenne rapporti epistolari con V. Monti, G.B. De Cristoforis ed il Mustoxidi.


Laureatosi in legge il 14 giugno 1804 superando a pieni voti gli esami, venne ammesso in Brescia all'esercizio dell'avvocatura. Svolse il tirocinio a Milano presso il celebre Squadretti e presso la Pretura Urbana. Nel frattempo ricorreva al Monti per chiedergli di intercedere per lui presso il Ministro della Giustizia al fine di ottenere il posto di sostituto del Regio Procuratore presso la Corte di prima istanza in Brescia. Diversamente dalla richiesta ottenne l'incarico di Conservatore delle ipoteche di Brescia, dove tornò definitivamente nel 1806. Nel 1807 sposò la lonatese Marianna Gerardi. Probabilmente già iniziato alla Massoneria a Pavia o a Milano, nel 1806 entrò fin dalla sua fondazione nella Loggia bresciana "Amalia Augusta" dove fu tra i più attivi come attestano i documenti ritrovati e pubblicati da Paolo Guerrini nel 1924. Nel 1808 ne era già, infatti, segretario e collaborava con l'oratore aggiunto Capponi nella stesura di nuovi ordinamenti locali o "Discipline". Nel 1808 indirizzava al ven. Pederzoli uno "Slancio fantastico". Nella Loggia bresciana il Pagani recitò parecchi discorsi e tavole. Nel 1807 lesse un "Salmo ebraico"; nel 1809 l' "Elogio del Re filosofo" in lode di Giuseppe Bonaparte "salvatore della Spagna". Nel gennaio 1809, venne nominato segretario della Loggia, dove, come afferma Paolo Guerrini, fu "diligente e attivo". Promosse varie iniziative, feste e commemorazioni massoniche e tenne numerosi discorsi in perfetto stile simbolico nei quali esaltò frequentemente Napoleone. Trattò dell'utilità della riforma della Massoneria, fu oratore nei discorsi funebri di Jacopo Pederzoli, di Antonio Sabatti, della vice regina Amalia di Beauharnais. Fu ancora Pagani a tenere rapporti particolari con le Logge Aurora di Cremona e Arena di Verona. Lo stesso Paolo Guerrini ha rilevato come egli fu "il primo a proporre nelle assemblee massoniche di Brescia, l'idea dell'unità italiana pur se sottomessa al governo di uno straniero, il Beauharnais". Più tardi si orienterà verso l'unificazione nazionale sotto casa Savoia sostenendo la politica di Cavour e di Vittorio Emanuele II. Con il sopravvento dell'Austria cessò anche l'attività massonica del Pagani, come fu per quella di molti altri. Il Pagani però pur persistendo negli stessi principi come si evince dalla prolusione commemorativa nel 1824 del Salfi, deprecato dal governo austriaco, si conquistò la stima dei funzionari di governo. Un funzionario infatti, il Torresani, lo definì "ineccepibile come galantuomo" anche se la polizia gli contesterà, oltre al "fanatismo per i francesi", uno sfacciato disprezzo per l'Austria per l'essersi, ancora nel 1824, professato "ammiratore del pessimo rivoluzionario abate Salvi". Nel 1806 iniziò una sempre più intensa attività pubblicistica, traducendo assieme all'avv. G.M. Febbrari e per incarico del ministro Luosi cinque volumi dello "Spirito del codice Napoleone" del Locré. Ancora nel 1806 venne nominato socio onorario dell'Ateneo di Brescia, dove fu ammesso come ordinario il 27 febbraio 1809 con Cesare Arici e Luigi Lechi. Nello stesso anno Giuseppe Colpani gli dedicava le stanze del "Passeggio".


All'Accademia fu uno dei più operosi; non soltanto per i suoi studi, ma anche per la sollecitudine da lui mostrata per l'incremento dell'Istituto. Fece per ben otto volte (quante nessun altro degli altri soci) parte della censura a partire dal 7 gennaio 1816, e dell'amministrazione contribuendo a tenere in vita l'Accademia insidiata dall'Austria specie negli anni che intercorsero dal marzo 1855 all'agosto 1859; e già prima dal 1846 al 1848 era stato assunto alla vice-presidenza.


Nel 1820 lesse all'Ateneo un "Discorso critico sulla tragedia Il Carmagnola" del Manzoni, mettendone in rilievo la bontà dei caratteri, i fatti, la condotta, l'elocuzione, il costume, suscitando la reazione dell'abate Antonio Bianchi che contestò al Manzoni la scelta del personaggio contadino e traditore. Nel 1823 il Pagani all'Ateneo tenne una prolusione sull"'Adelchi" presentandola come una tragedia di gusto e di metodo italiano, suscitando nuovamente la reazione dell'abate Bianchi che anche in quella tornata sostenne che l'Italia doveva imitare il teatro tedesco o inglese, lodando l'Alfieri, il quale seppe ottenere la perfezione greca nel genere tragico; mentre il Manzoni, con una infinità di accessori, sempre secondo il parere dell'abate, faceva perdere il filo del discorso. Il Bianchi contrappose all'Adelchi il «Germanico» del Gambara perchè condotto con molta maestria, grazie alle belle situazioni che tengono viva ed animata l'azione ed il verso nobile e sostenuto.


Il nome di Pagani compare negli elenchi dei federati bresciani del 1821, mentre la polizia austriaca segnalava come egli frequentasse il compaesano Angelo Zambelli, casa Monti, il nob. Rossa, Vincenzo Martinengo e come fosse stato amico di detenuti e di fuggitivi come Filippo Ugoni e Panigada.


Il 28 agosto 1823 il suo nome era di nuovo nei rapporti della polizia austriaca nei quali si affermava come le sue opinioni politiche «sono certamente poco favorevoli all'attuale governo tenendo egli a sostenere le massime così dette liberali; prudente però nei suoi discorsi, specialmente in pubblico, non ha richiamato censura. Le sue relazioni non sono troppo estese; diverse però si riferiscono a persone di pregiudicata politica opinione». In questo stesso rapporto si rilevava che il Pagani era procuratore dell'ex colonnello Moretti, detenuto nelle carceri austriache.


A partire dal 1831 abbandonato l'ufficio, intensificò l'attività pubblicistica, stampando nel 1833 un "Repertorio legale intorno ai diritti reali" ampiamente lodato da Giuseppe Poerio, e nel 1835 un "Quadro topografico statistico della provincia di Brescia", un volume "Sulle rendite giuridiche" e diversi altri articoli. In questi stessi anni fu nominato presidente della Biblioteca Queriniana, carica che ricoprì per circa trent'anni. Nel 1848 fu chiamato a far parte del Governo Provvisorio che difese dagli attacchi estremistici del repubblicano e duumviro delle Dieci Giornate Carlo Cassola. In tale anno pubblicò in lode della Monarchia costituzionale un'istruzione popolare dal titolo "Repubblica e monarchia".


Al ritorno degli Austriaci si dedicò completamente agli studi, collaborando a giornali e riviste con articoli su argomenti legali ed agricoli, fornendo consulenze legali richieste anche fuori Brescia, da Parma e da altre città. Dopo le Dieci Giornate con l'avv. Giuseppe Porcelli stese un ricorso alle autorità austriache che fu interpretato come atto di servilismo, tanto che il Tosoni definirà il Pagani come "noto austriacante" . Eppure nel 1850 il Pagani collaborò al "Cenomano", e per il suo patriottismo venne perseguitato «con rara costanza e colle armi più sleali e triviali del ridicolo e della calunnia». A sua difesa il Pagani scrisse e pubblicò, a Milano, nel 1853, un "Trattatello delle ingiurie e delle calunnie secondo il diritto comune e l'austriaco". La liberazione della Lombardia dall'Austria non gli procurò né favori o riconoscimenti particolari né il superamento di preoccupazioni economiche, tanto che nel 1859 era costretto a chiedere al nuovo Governo italiano, che lo aveva insignito dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro, o una modesta pensione o un impiego. Aspirando ancora nel 1859 al posto di corrispondente del Regio Istituto lombardo di scienze e lettere si rivolse al Manzoni che era stato nominato, dal nuovo governo, presidente, per avere da lui un appoggio. Il "grande lombardo" pur riconoscendo il "merito", la "illibatezza" e la "fama" dell'amico, promise «che non ne avrebbe lasciata sfuggire l'occasione, ma dichiarava che la sua carica era "affatto in partibus" dato che "balbettone ed impacciato" come era, non si sentiva in grado di reggere la carica» se non per titolo onorifico. Ottenne, invece, il riconoscimento di avvocato patrocinante. Ma nel 1863 era ancora in cerca di un impiego aspirando ad essere nominato "avvocato dei poveri".


La vecchiaia gli fu rattristata da nuove angustie e negli ultimi giorni di vita, già agonizzante, perse la figlia Francesca (Fanny), morta dopo una lunga malattia. La figlia Silvia superstite, scrisse della morte del padre al Manzoni che le rispose ricordando «un'antica amicizia, che molti anni di lontananza m'impedirono di coltivare come avrei vivamente desiderato ma di cui conservava sempre care e onorate ricordanze».


Intensa fu la sua attività pubblicistica. Collaborò infatti attivamente al "Giornale di giurisprudenza pratica" di Venezia, al "Giornale delle scienze politiche legali" di Milano (dal 1851), a "Il Comune italiano" di Milano (dal 1850), a "Temi" di Firenze (dal 1848), a "Il poligrafo, giornale di scienze, lettere ed arti" di Verona, agli "Annali universali di statistica, pubblica economia e storia" di Milano, al "Raccoglitore italiano e straniero" di Milano (dal 1853), a "La scienza e la letteratura" di Palermo (1848-1849), al "Giornale agrario lombardo-veneto", a "Letture di famiglia" di Trieste. Collaborò attivamente anche al "Cenomano" con articoli anonimi e con "Uno sguardo all'autorità comunale".


PUBBLICÒ: "Spirito del Codice Napoleone; Opera di G.G. Locré, volgarizzata dagli Avvocati Febrari e Pagani" (Brescia, Bettoni e Franzoni, 1806 e segg. vol. 5 in 4° ed in 8°); "Considerazioni sul valore della morte" (in "Annuario univers. di statistica", 1832, pp. 95-112); "Repertorio legale intorno ai diritti reali" (Brescia, Tip. Venturini, 1832-1833, 3 vol.); "Alcune idee sul lusso dell'avv. Pagani di Brescia. Con annotazioni di G.D. Romagnosi" ("Annuario di statistica universale", 1832, pp. 27-41); "Trattato delle rendite giuridiche dell'avv. G.B. Pagani di Brescia" (Brescia, Venturini, 1834, 508 pp.); "Quadro topografico-statistico della Provincia bresciana nell'anno 1835" (Brescia, 1835); "Discorso sulla solennità delle SS. Croci di Brescia nel maggio 1837" (Brescia, Quadri, 1837); "Intorno al sistema penitenziale delle carceri" (Padova, 1844, in 8); "Sui sovesci di lu pino, di trifoglio e specialmente di segale, dell'avvocato Giambattista Pagani di Brescia" (con appendice di Angelo Bellani, Giorn. agr. lomb. ven., s. II, 1844, vol. II, pp. 260-273); "Discorso sulla mendicità" (Verona, 1845); "Sulla legittima; trattato secondo il diritto romano, francese ed austriaco" (Milano, tip. Vivai, 1846); "Repubblica e monarchia. Istruzione popolare" (Brescia, Quadri, 1848, pp. 20, n. 32); "Della vita e delle opere di Vincenzo Gioberti" (Brescia, 11 maggio 1848), (Brescia, N. Romiglia, 1848 in fol.) "Dell'ingiurie e calunnie secondo il diritto penale. Trattatello" (Milano, Vivai, 1853); "Trattato dei possessi secondo il codice romano, francese ed austriaco" (Venezia, tip. Gatti Teresa, 1855); "Pietro il Grande" (in Momento della Carità, album scientifico-letterario - Trieste, Weiss, 1857); "Ai morti per la indipendenza italiana. Esequie del clero di Brescia nel giorno 13 luglio 1859" (Brescia, Apollonio, 1859, 7 pp.); "Alcune parole agli elettori nel rinnovato ed ampliato parlamento dell'alta Italia" (Milano, Tip. de' Classici it., 1859).


NEI "COMMENTARI DELL'ATENEO DI BRESCIA" PUBBLICÒ: "Sull'utilità delle belle lettere nello studio della giurisprudenza" (1809, p. 26); "Se offre più vantaggi il sistema di collocare per regola generale nelle pubbliche cariche i nobili e doviziosi, o gli uomini forniti di soli meriti personali" (1812, p. 43); "Discorso critico intorno alla tragedia di Alessandro Manzoni, intitolata «Carmagnola»" (1820, p. 63); "Istruzione agraria ai possidenti della provincia bresciana" (1820, p. 116); "Sul pregio degli studi legali e sulle opere criminali del sig. co. Francesco Virgilio Barbacovi" (1821, p. 41); "Sul sovescio dei lupini, del trifoglio e specialmente su quello del segale" (1821, p. 68); "Sul sovescio del segale, memoria II" (1822, p. 61); "Sulla tragedia romantica di Alessandro Manzoni, intitolata «Adelchi»" (1823, p. 14); "Saggio sui vigneti e sui vini, in confutazione di un opuscolo del sig. Carlo Raja, milanese" (1824, p. 93); "Sulla coltivazione de' boschi per accrescere i legnami da opera e da fuoco, e sui modi ed incoraggiamenti opportuni" (1824, p. 95); "Sulla mendicità e sulle case di ricovero" (1825, p. 98); "Sulle siepi" (1825, p. 125); "Epilogo economico politico sul lusso" (1826, p. 76); "Sul maritaggio delle viti coi gelsi" (1826, p. 104); "Sull'incertezza della storia" (1829, p. 130); "Della libertà del commercio dei grani" (1829, p. 151); "Considerazioni sul linguaggio filosofico" (1830, p. 37); "Della piantagione delle viti" (1830, p. 42); "Della frequenza dei furti nei paesi cattolici, e del valore abusivo delle monete" (1831, p. 63); "Disegno d'un opera legale e saggio sulla «legittima»" (1832, p. 86); "Elogio dell'ab. Alessandro Gualtieri, arciprete di Manerba, ossia il modello dei parrochi" (1832, p. 134, e Brescia, Bettoni, 1832, 24 pp.); "Sul rendere popolare lo studio delle leggi: brano del repertorio legale" (1833, p. 92); "Elogio del cav. Gaudenzio De Pagave, R. Delegato della provincia di Brescia" (1833, p. 130); "Delle lodi di Giorgio Ravelli" (1830, p. 161); "Vita dell'arciprete Bernardino Rodolfi di Bogliaco" (1839, p. 116); "Apologia delle ipoteche giudiziali austriache, dette prenotazioni" (1844, p. 105); "Intorno al sistema penitenziale delle carceri" (1844, p. 108); "Proposta della elezione di un cronista in ciascuna provincia d'Italia" (1844, p. 139); "Relazione sopra un libro dell'ing. Luigi Saccardo, spettante alla malattia del calcino nei bachi da seta" (1845-1846, p. 116); "Vita di Alessandro Sala, pittore e scienziato di Brescia" (1845-1846, p. 181); "Sull'industria serica bresciana nel 1846" (1845-1846, p. 261); "Sul commercio dei grani" (1847, p. 90); "Dell'egoismo e della mollezza, se dominino nei tempi nostri, e come rintuzzarli" (1847, p. 91); "Intorno alla legge 4 agosto 1849 sul corso forzato dei biglietti del tesoro" (1848-50, p. 96); "Illustrazioni sulla giurisprudenza austriaca nel tema delle lesioni d'onore, e particolarmente in relazione alla libertà della stampa" (1851, p. 42); "Cenno intorno ai mercati dei grani" (1851, p. 55); "La morale e Socrate" (1852-57, p. 132).